IL VERO AGIO SI TROVA AD UN PASSO DAL DISAGIO

Memorizzate questa equazione:

Disagio trasceso = Agio raggiunto

So che sembra assurdo ma per semplificare facciamo che: DISAGIO = AGIO

 

Si tratta di un principio naturale, una semplice legge alchemica constatabile da chiunque.

Potete constatare immediatamente la validità di questo principio rinunciando momentaneamente a qualcosa di innocuo e insignificante che però ritenete irrinunciabile.

Nei prossimi minuti (dopo la lettura di questo post) allontanatevi da qualcosa a cui siete molto (troppo) attaccati e sedetevi da qualche parte. Alcuni potrebbero semplicemente allontanarsi dal tablet o dal cellulare, altri da un vizio o da un desiderio (fumare, bere, mangiare dolci, guardare un sito porno, etc.). Appena sorge l’impulso provate a frenarlo e a contemplarlo: per frenare l’impulso è sufficiente mettersi in una posizione comoda e osservare le reazioni del corpo e della mente. Già nei primi secondi di astensione potete osservare una serie di reazioni avverse al vostro cambiamento di attitudine. Si tratta del meccanismo parassitario che si è instaurato nel vostro sistema nervoso. Niente di allarmante.

Nel momento in cui avvertite e tollerate il disagio della rinuncia potete contemporaneamente avvertire l’emergere di una sensazione positiva, un senso di espansione interiore, una nuova consapevolezza che vi porta oltre il disagio.

Anziché fuggire dal disagio provate ad osservarlo con un minimo di distacco e fiducia in ciò che si trova oltre tale disagio.

Ciò che scrivo qui potete sperimentarlo immediatamente.

Questo è un ottimo metodo per testare ed incrementare la vostra forza interiore (e dunque il vostro autentico benessere).

State fermi in quella posizione (il più comodamente e tranquillamente possibile) e lasciate che il processo di rilascio avvenga in modo spontaneo, senza sforzo, senza complicate strategie psicologiche.

Mentre osservate il disagio state entrando in uno spazio sacro immune a qualsiasi disagio.

L’accesso a questo spazio è favorito dalla lucida contemplazione del disagio.

Vedete questa contemplazione del disagio come una pausa spirituale, un intervallo evolutivo.

Se mantenete correttamente questa pausa interiore potreste notare che i vecchi disagi vengono automaticamente rilasciati e trascesi. I nodi percettivi vengono sciolti così da ripristinare una condizione di eccellente salute psicofisica.

C’è chi è letteralmente guarito da patologie che sembravano incurabili.

C’è chi ha semplicemente risolto problemi di infiammazione, sinusite, emicranie, etc.

C’è chi ha acquisito un livello superiore di autostima, lucidità, concentrazione.

Il tutto accedendo ad una breve pausa interiore e dando continuità a un processo di rilascio del dolore.

Non c’è niente di masochistico e neppure di metafisico in questo processo.

Si tratta solo di accedere ad un livello di consapevolezza in cui il disagio viene visto da una prospettiva più elevata.

 

Se superate il muro del disagio potete facilmente accedere ad un vasto campo di possibilità e nuove risorse.

Queste risorse si trovano proprio ad un passo dal disagio.

 
 
 

Se anziché indietreggiare nel primo vizio o nella prima debolezza provate a fare un passo oltre il disagio potete avvertire le vostre risorse interiori.

Se invece continuate a indietreggiare davanti al primo disagio che la vita vi pone, allora ritornerete sempre indietro. Ritornerete ciclicamente là dove non volete trovarvi; nella debolezza, nel malessere, nella sofferenza.

Siete sempre in tempo per affrontare un piccolo vizio, una piccola debolezza, un piccolo disagio.

La procedura consiste nel mettervi in una posizione comoda, astenervi per un po’ dalla tentazione, ascoltare con pazienza il disagio e fidarvi del processo di rilascio.

Questo è valido solo se ci tenete davvero a vedere fino a che punto potete espandere la vostra percezione e allargare la vostra coscienza.

Partite con qualche minuto ogni giorno.

Meglio se il rilascio avvenga in concomitanza all’impulso che volete trascendere.

Anziché assecondare meccanicamente l’impulso nocivo (incazzarsi, bestemmiare, fantasticare, masturbarsi, lamentarsi, preoccuparsi inutilmente, etc.) provate a rimandare l’impulso, sedetevi e osservate la trasformazione neurochimica.

La trasformazione avviene nell’istante stesso della PAUSA dall’impulso nervoso.

Il trucco sta nel dimorare in quella pausa.

Partite con almeno una decina di minuti e poi – gradualmente – allungate la pausa.

Ripeto: il trucco sta nella gentile sospensione degli impulsi e nella delicata contemplazione del relativo dolore.

In quella pausa interviene una forza superiore che può ripristinare l’armonia e l’equilibrio di cui necessita il vostro sistema percettivo. Tale forza interviene per il vostro bene.

In cambio di quella trasformazione e guarigione dovrete rinunciare a qualcosa.

C’è chi ha rinunciato a sciocchezze (hobby, videogiochi, calcio, vino, fumo, porno, masturbazione, esaltazione del proprio corpo) e chi ha rinunciato a qualcosa di più impegnativo (lavoro, profitto, successo, carriera, relazioni tossiche, amicizie fittizie, etc).

Se il premio è la guarigione, il benessere, l’armonia, l’abbondanza, la serenità, la quiete direi che vale per lo meno la pena di fare qualche tentativo. Si tratta solo di sospendere regolarmente un paio di impulsi nocivi.

Ora continuo il discorso riferendomi principalmente a chi ha già effettuato la transizione oltre lo stato di disagio della mente ordinaria.

Chi riesce a tollerare una quantità sufficiente di dolore (malessere, tensione, fastidio) verrà ripagato da una quantità equivalente o superiore di forza e benessere.

Vedetelo come un processo chimico.

La capacità di tollerare lucidamente alcune forme di tensione e disagio consente il rilascio di sostanze ed energie benefiche che vengono liberate soltanto in specifiche condizioni.

La pausa (sospensione, interruzione dell’impulso nocivo) che ho accennato poco fa è la condizione chiave per far maturare queste energie latenti. All’inizio vi ho consigliato di trovare una posizione comoda perché mi rivolgevo soprattutto a chi non ha mai fatto alcun lavoro interiore.

Se invece non siete dei principianti e volete accelerare il processo potete partire da una condizione scomodissima. La scomodità (come l’esporsi al freddo, dormire per terra, etc.) va qui intesa come una strategia per invitare il disagio a palesarsi e poi trascenderlo.

Si possono invitare varie forme di disagio a seconda del proprio grado di evoluzione, maturità, coraggio.

Tutto dipende da quanto potete esporvi al disagio e da quanto volete evolvervi.

 

Visto i tempi che corrono vi conviene portarvi avanti con il lavoro interiore.

Anziché cedere la vostra energia, imparate a conservarla, trasformarla, sublimarla.

E ricordatevi che non siete soli.

La vostra energia individuale è interconnessa all’energia collettiva.

Ci sono sublimi forme di energia che – per essere percepite – attendono solo la vostra autentica disponibilità.

La disponibilità ad andare oltre le debolezze, oltre il rancore, oltre il fastidio, oltre il disagio, oltre l’immaturità.

Siete disposti a fare un passo oltre la sofferenza inutile e oltre il dolore dell’uomo comune?

 

(ZeRo)

LA TUA MENTE TI PRENDE PER IL CULO

Guarda come è facile mandare in tilt il tuo intelletto:

Dfhyydfdvbjmhigfhudgygfu

 –

Capito?

Riproviamo:

Qus te let e re

Dfhyydfdvbjmhigfhudgygfu

Nn

Sgnifcano

Un Czz

 –

Visto?

 

… è soltanto la tua mente a dare significato alle apparenze esterne.

Ogni giorno, a tua insaputa, ti stai facendo prendere per il culo dalla tua stessa mente.

Questo succede non solo in questo caso ma tutti i giorni, ad ogni circostanza, in ogni esperienza della tua vita quotidiana vieni preso per il culo dalla tua stessa mente.

Forse credi che il mondo ti voglia fottere.

Credi che gli altri ti vogliano fottere.

Credi che l’inculata arrivi sempre solo ed esclusivamente dall’esterno.

E se fosse il contrario?

E se ogni essere umano avesse inconsciamente azionato un meccanismo di autosabotaggio e di autolimitazione?

E se ti fossi quasi sempre fottuto da solo?

Brutto accettarlo, vero?

Ti sei sempre fatto fottere dalla tua mente.

Ti fai fottere dai tuoi pensieri.

Ti fai fottere dalle tue proiezioni.

Ti fai fottere dalle tue paure.

Ti fai fottere dai tuoi meccanismi di autosabotaggio.

Ti fai fottere dalle tue puttanate psicologiche.

Ti fai fottere da tutto, e probabilmente ci godi.

Probabilmente – se sei come l’uomo comune – ci godi un sacco a prenderlo nel culo.

In tal senso ti meriti di essere inculato quotidianamente, finché non darai un taglio alla testa di cazzo con cui ti sei sbadatamente identificato per tutto questo tempo.

(ZeRo)

 

IL MONDO CHE CONOSCI STA PER AZZERARSI – 2° Parte

Come ho accennato l’anno scorso, nella 1° parte di questa riflessione (IL MONDO CHE CONOSCI STA PER AZZERARSI), il mondo delle apparenze sta per essere totalmente esposto alla luce del Sole.

Sebbene agli occhi delle Coscienze in via di Risveglio il sogno planetario sia diventato piuttosto prevedibile, rimangono ancora molte coscienze addormentate che non si stanno accorgendo (o fingono di non accorgersi) di nulla.

Se siete Coscienze in via di Risveglio non c’è nulla da spiegarvi. Nulla di ciò che sembra accadere là fuori ha davvero importanza per voi, cari esseri disincantati. Dovreste aver già rotto sufficienti incantesimi per sapere che qualsiasi manifestazione, anche la più tenebrosa e maligna, è soltanto una forma di puro intrattenimento.

Se invece siete coscienze addormentate, cioè individui assuefatti ed emotivamente rapiti dal mondo delle apparenze esterne, allora preparatevi a qualche struggente colpo di scena. I prossimi mesi saranno orrendamente stupendi e dunque saranno un periodo ottimale per rompere qualche vostro piccolo incantesimo.

La vostra mente e il vostro cuore verranno messi drasticamente alla prova.

Se avete un briciolo di lucidità e disincanto sarete in grado di oltrepassare il caos circostante fino ad accedere a livelli di consapevolezza impensabili. Se invece siete rimasti incantati e incatenati alle apparenze esterne, vi ritroverete improvvisamente catapultati in un inferno in cui dovrete affrontare legioni di demoni interiori ed esteriori. Demoni non in senso metaforico, né in senso negativo e neppure in senso biblico.

Demoni nel senso di forze primordiali in grado di stimolare il meglio o il peggio di voi.

Forze irresistibili mediante le quali scoprire cosa vi sta più a cuore: illusione o risveglio, abbaglio o lucidità, allucinazione o pura consapevolezza, incanto o disincanto.

Queste forze assumeranno la forma di eventi anomali, relazioni indesiderate, reazioni spropositate, incontri insperati.

Sarà un magnifico conglomerato di fenomeni bizzarri e sensazioni inaspettate.

Da un lato vi sentirete completamente inculati, dall’altro rincuorati.

A tratti vi sembrerà di impazzire, crollare, precipitare e sprofondare nel peggiore degli scenari.

Se non soccomberete a questi colpi di scena sarete in grado di sperimentare una metamorfosi esistenziale simile a quella che fa trasformare il bruco in farfalla. La vostra identità verrà scossa fino al midollo; i vostri sensi si acuiranno in maniera sottilissima; la vostra percezione si espanderà gradualmente fino ad inglobare tutta l’oscurità che avete cercato di evitare fino a questo momento.

Non potendo più evitare percettivamente il contatto con le incognite forze del vostro destino, sarete finalmente costretti a uscire dalla bambagia percettiva dentro cui vive gran parte dell’umanità. Sarete costretti a rompere gli incantesimi sensoriali che vi hanno stregato per tutti questi anni.

Per alcuni questa transizione sarà un’avventura mozzafiato, per altri sarà un incubo da crepacuore. In ogni caso non abbiate paura… siete sempre in buona compagnia, persino in presenza dei demoni.

Giocatevi le vostre carte migliori senza mandare a puttane tutto il vostro gioco.

Mettete in secondo piano i cambiamenti esteriori (materiali, economici, sociali) e ottimizzate questo periodo per attuare un radicale cambiamento interiore (coscienziale).

Salvaguardate la vostra energia, vigilate sulla vostra mente, custodite il vostro cuore, sciogliete le vostre paure, e soprattutto rompete i vostri dannati incantesimi.

Per semplificare il discorso alle coscienze addormentate, vi consiglio semplicemente di non fare troppe cazzate. E per cazzate intendo tutto ciò che vi distoglie dalla Pura Consapevolezza,  vi fa perdere molta lucidità, vi spompa, vi stordisce, vi offusca, vi intontisce e vi toglie una marea di energia.

Non gettate nel cesso questa occasione d’oro.

Provate per un po’ a mettere da parte le vostre dipendenze e cercate di osservare con distacco le configurazioni energetiche della vostra mente, del vostro corpo e dell’ambiente circostante. Guardate questo periodo come un immenso falò dove potete (e dovrete) sacrificare tutto ciò che non ha valore, bruciare ciò che è fasullo, corruttibile, fittizio, superficiale, insignificante e al contempo contemplare ciò che rimane immutabile, invariato, integro, autentico, puro. Alcuni dovranno sacrificare un’amicizia, altri una relazione, un viaggio, un’offerta allettante, una grossa somma di denaro, un lavoro. Non si tratta di qualcosa di permanente ma di momentaneo, giusto il tempo per consentire che la transizione da una condizione all’altra avvenga in maniera rapida e indolore.

Se fatto con la giusta maturità, quel sacrificio non sarà invano.

Vi costringerà ad attraversare il muro di paure infondate che offusca la vostra vista e oscura la vostra vita e (se ce la farete) vi consentirà di passare dall’altra parte, dalla parte delle Coscienze in via di Risveglio.

A quel punto il gioco è fatto.

Il mondo delle apparenze cesserà d’incantarvi, i desideri carnali perderanno di attrattiva, i finti eventi apparentemente reali (F.E.A.R.) smetteranno di incutervi paura.

Questo solo a patto che il Risveglio sia davvero il vostro puro intento.

Ma tranquilli, c’è sempre tempo per tagliare la ragnatela emotiva in cui siete impigliati.

Siete sempre in tempo per trascendere la mentalità gregaria e rifiutare di mettervi a pecorina nel gregge umano.

Avete tutto il tempo del mondo per subire passivamente i meccanismi di auto-sabotaggio dei parassiti psichici, convivere stupidamente con il vostro ego, patire il vostro stesso egocentrismo, sopportare l’inutile peso della vostra stupida importanza personale, credere alla vostra finta storia personale, ritoccare i difetti del vostro ridicolo personaggio.

Avete tutto il tempo che volete per vedere quanto in là possono spingersi le forze demoniache e subire dei rinculi karmici da capogiro.

C’è sempre tempo per disincantarsi e svelare la vera natura del sogno collettivo in cui siete inconsciamente immersi.

Se non sarà in questa vita, sarà nella prossima.

Potete attendere la prossima (ciclica) apertura delle porte dell’inferno oppure potete sfruttare l’inaugurazione della porta dell’inferno di Rodin per compiere la vostra opera alchemica e ascendere ad un’altra condizione esistenziale.

Potete attendere il futuro azzeramento mondiale oppure potete sfruttare l’attuale reset allo scopo di rompere i vostri incantesimi, spezzare le catene sensoriali e disincantarvi definitivamente dall’ipnosi collettiva.

Nel frattempo, mentre voi cercate il senso del circo umano e vi dannate per evitare di ripartire da zero, io vi attendo comodamente al solito posto, al punto zero.

(ZeRo)

SE AMI LA FINZIONE UMANA PIÙ DELLA VERITÀ SOVRUMANA ALLORA TI MERITI TUTTA LA TRAGEDIA UMANA.

Non solo è facile cadere nelle illusioni, ma addirittura ci piace!
Ci piace troppo sognare, illuderci, sperare, fantasticare.
Ci piace fingere e poi credere alle nostre finzioni.
Quel che invece detestiamo è il Risveglio.
Detestiamo smettere di sognare, smettere di illuderci, smettere di sperare, smettere di fantasticare.
Siamo talmente infatuati delle finzioni da non riuscire più a smettere di fingere.
Siamo infatuati del ridicolo personaggio umano che crediamo erroneamente di essere.
Ma se ami la finzione umana più della Verità sovrumana allora ti meriti tutta la tragedia umana.
Se preferisci la storia personale rispetto alla Realtà impersonale, ti meriti tutta la miseria del ridicolo personaggio con cui sei identificato.

(ZeRo)

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LA POSIZIONE DELLA NON-OPPOSIZIONE

Estratto da “Mente Vuota a Cuor Leggero” Vol. Uno

La miglior posizione è la non posizione.

Non posizione significa non-opposizione.

Non opposizione a questo o quello, a lei o lui, al più o al meno, al legale o illegale, al lecito o illecito, al consentito o al proibito.

In poche parole, non-opposizione alla dualità.

Nella posizione di non-opposizione tutto fila liscio, tutto scorre, tutto fluisce, tutto viene e va nel migliore dei modi.

Questa non-posizione è la posizione dell’autorealizzato, del liberato, del Risvegliato.

Ora ti invito a fare un esercizio per comprendere questa non-posizione di non-opposizione.

Ripensa o elenca tutte le cose che non ti piacciono, le scelte che disapprovi, le situazioni che non gradisci, le relazioni che non apprezzi, le difficoltà che ti spaventano, i problemi che ti ostacolano, le persone che detesti, le ingiustizie che non accetti.

In quale posizione ti trovi rispetto a quelle cose?

Le accetti oppure ti opponi?

Sei in posizione di non-opposizione oppure sei in costante opposizione?

 

Probabilmente sei in costante opposizione; una parte di te si oppone continuamente a ciò che non fa parte dei tuoi piani, si oppone a ciò che non rientra nello schema del tuo intelletto.

Facciamo un test.

Riesci a mantenere una posizione di non opposizione rispetto ai seguenti problemi:

La guerra, i virus e le armi batteriologiche, la pandemia strumentalizzata, il vaccino, l’affitto troppo caro, lo stipendio troppo basso, le tasse troppo alte, i tuoi amici che non ti comprendono, il mondo pieno di ingiustizie, il clima che fa schifo, l’ignoranza della gente, il razzismo, la corruzione, la violenza, etc…

Riesci a non-opporti?

Sii sincero…

Difficile vero?

Eppure è proprio questo l’esercizio che ti chiedo di fare.

Fallo per almeno un paio di minuti.

Prendi un problema a caso, il primo che ti viene in mente, e prova semplicemente a non opporti.

Prova a non prendere nessuna posizione.

Né pro né contro, sia quel che sia.

Fingi per un attimo che la situazione non si possa cambiare. Accetala e immagina di viverla così com’è e di superarla tranquillamente.

E per superarla non ti sei opposto ma hai solo lasciato che si estinguesse.

Prova a riposizionarti nella posizione di non-opposizione anche nelle altre situazioni.

Non-opposizione nei confronti dei tuoi guai, non-opposizione verso l’incertezza economica, non-opposizione nei confronti della morte improvvisa, non-opposizione verso le cazzate del sistema sociale, non-opposizione verso le ingiustizie.

Fallo per un minuto, a partire da ora.

Se ti può aiutare puoi verbalizzare la non-opposizione dicendo “sia quel che sia” oppure pensando “non mi oppongo a…”.

Fatto?

Ok, ora diamo un’occhiata agli effetti dell’opposizione inconscia manifestata dalla mente ordinaria.

Fingiamo che l’uomo comune si opponga in media 8 ore al giorno – anche se probabilmente il tempo di opposizione è di 24 ore filate, considerando le tensioni residue notturne di cui non è conscio.

Come credi si traduca tutta quella opposizione a livello di sistema nervoso e di sistema immunitario?

In cosa credi si converta la costante opposizione agli imprevedibili fenomeni della vita quotidiana?

Si converte in stress, tensione, frustrazione, malessere, malattia, disagio, insoddisfazione, sofferenza.

L’opposizione si trasforma in sofferenza.

L’opposizione che stai coltivando in questo momento si sta già convertendo in sofferenza.

L’opposizione che hai covato per anni si è già convertita in sofferenza.

L’opposizione che coltiverai stasera, domani o il mese prossimo si convertirà matematicamente in sofferenza.

Ci sono tantissime forme di opposizione che passano inosservate.

L’opposizione che manifesti nei commenti su FB, Twitter, Instagram, WhatsApp, si converte in sensazioni di malessere.

L’opposizione che esprimi ogni cinque minuti tra te e te si traduce immediatamente in afflizione.

L’opposizione che covi mentalmente ed emotivamente si trasforma automaticamente in veleno per il tuo corpo.

L’opposizione che espliciti durante il giorno rimane latente ogni notte sotto forma di stress, mini-contrazioni, micro-tensioni.

In questo esatto momento potrebbe esserci qualcosa che non ti va a genio, qualcuno che ti sta sulle palle, qualcosa che non riesci ad accettare.

C’è sempre qualcosa di APPARENTEMENTE inaccettabile contro cui la tua mente tende ad opporsi.

Il tuo compito è quello di ricordarti di questo insegnamento e scegliere quale posizione mantenere.

Opposizione e dunque stupida sofferenza addizionale.

Non-opposizione e dunque non-sofferenza addizionale.

Daresti volontariamente una testata contro il muro?

No, ovviamente.

Bene, opporsi costantemente alla realtà è come dare testate contro il muro e credere di vincere.

Cosa vinci se ti opponi alla realtà?

Vinci un posto al pronto soccorso – se ti va bene – oppure vinci un posto al cimitero – se ti va male.

Comunque sono fatti tuoi.

Questo è solo un invito a rivedere e interrompere tutte le tue forme consce e inconsce di opposizione.

È un invito a sostare nella posizione di non opposizione.

È un invito a non prendere frettolosamente una posizione (basata su pregiudizi, pseudo-conoscenze, paure artificiali, etc.).

Finora hai sostato sulla posizione di opposizione.

Non sarebbe ora di abbandonare quella posizione?

Fino a ieri non sapevi che esisteva un’altra posizione, una posizione migliore, ma ora che lo sai sceglieresti ancora di contrapporre tutta quella resistenza?

Sceglieresti di rimanere nella posizione di opposizione?

Oppure sceglieresti la posizione di non opposizione?

Se non sei un idiota – o se non sei un amante della sofferenza gratuita – sceglieresti senz’altro la non-opposizione.

Per esperienza ti assicuro che è molto più difficile e pericoloso rimanere nella posizione di opposizione che nella posizione di non-opposizione.

Sembra paradossale, ma tutti i tuoi insuccessi, i casini, le sfighe, i disastri li hai prodotti con la tua costante opposizione al flusso degli eventi.

A questo punto vorresti ulteriori sfighe, guai, insuccessi, fallimenti, dolori, delusioni, dispiaceri?

Ne vuoi il doppio, il triplo, il quadruplo?

Allora opponi il doppio della resistenza, il triplo dell’odio, il quadruplo dell’opposizione.

 

Se invece ne hai i coglioni pieni della sofferenza gratuita che ti sei inconsciamente autoinflitto puoi optare per la posizione di non-opposizione.

Essendo una nuova posizione la devi prima collaudare; l’intelletto all’inizio farà opposizione, ma con l’andare del tempo ti verrà spontaneo non-opporti proprio come fino ad oggi ti veniva spontaneo opporti a tutte le stranezze della vita.

 

P.S.

 

Non-opposizione non significa passività, remissività, sottomissione.

Non significa non agire, non pensare o fare finta di niente.

Non-opposizione significa non nutrire astio, rancore, risentimento, rabbia, odio, tensione nei confronti di ciò che non sembra andare per il verso giusto.

Non-opposizione significa lasciare che il mondo sia quel che sia e al contempo interagire con giocosità, senza troppe aspettative.

Non opposizione significa lasciare che ciò che deve apparire appaia e ciò che deve sparire sparisca.

 

La mente del liberato non nutre astio perché dimora nella non-posizione della non-dualità.

Non è posizionato né a destra né a sinistra, non si scaglia contro i dispiaceri e non si fa stregare dai piaceri, non rigetta le convenzioni e non preferisce le proibizioni, non ama i propri amici e non odia i nemici, non applaude un estremo per fischiare l’altro estremo.

La mente liberata non viene attirata o respinta dalle molteplici apparenze esterne.

Affinché la tua mente dimori in questa sublime non-posizione occorre che tu comprenda il valore della non-opposizione.

ZeRo – Mente Vuota a Cuor Leggero” Vol. Uno

 

Sono nato in Utopia (Conversazioni con ZeRo)

CHIACCHIERATA DI IERI IN PISCINA

 

 

Sconosciuto: Ciao, come ti chiami?

ZeRo: Zero

Sconosciuto: No, sul serio…

ZeRo: Si, sul serio, mi faccio chiamare Zero

Sconosciuto: Ma non è un vero nome

ZeRo: Nessun nome è vero. Quello che credi il tuo nome non è il tuo vero nome

Sconosciuto: Vabbè, di dove sei?

ZeRo: Mantova

Sconosciuto: Intendevo dove sei nato.

ZeRo: Non lo so.

Sconosciuto: Come non lo sai? Forse non vuoi dirmelo, comunque secondo me sei sudamericano.

ZeRo: Vorrei dirtelo ma non lo so davvero e anche volendo identificare la presunta posizione geografica risponderei che non so dove sono nato.

Sconosciuto: Io invece lo so, sono nato in provincia di Verona.

ZeRo: Sei sicuro?

Sconosciuto: Certamente. Me lo hanno detto i miei genitori.

ZeRo: Se sei sicuro non perché lo hai constatato con la tua consapevolezza ma soltanto perché te lo hanno detto gli altri allora non mi sembra un dato molto sicuro e affidabile.

Sconosciuto: Beh, magari non conosco il posto preciso ma almeno posso fidarmi di quelle informazioni

ZeRo: Se ti dicessi che sono nato in Utopia ci crederesti?

Sconosciuto: Utopia…? Volevi dire Etiopia?

ZeRo: No, intendevo proprio Utopia.

Sconosciuto: Esiste davvero?

ZeRo: Certo che sì. Probabilmente è l’unico luogo che esiste.

Utopia significa “non luogo”, per cui nascere in Utopia significa nascere in nessun luogo.

Sconosciuto: In nessun luogo?

ZeRo: In nessun luogo particolare. E non nascere in un unico luogo particolare vuol dire nascere nello spazio Assoluto che per l’appunto non è un luogo relativo o particolare.

Sconosciuto: Ammazza se sei complicato… non ti seguo!?

ZeRo: Ok, allora diciamo che non sono nato in un luogo fisico, in nessuna località visibile agli occhi, in nessun posto individuabile o rappresentabile dalla mente umana.

Sconosciuto: Come il discorso del nome? Nessun nome è vero.

 

ZeRo: Esatto, come il discorso del nome.

Qualsiasi vocabolo sarebbe inappropriato, vago, fallace. Sarebbe un’invenzione.

Sconosciuto: Intendi anche dire che la mia conoscenza del mio nome o il mio luogo di nascita è un’invenzione?

ZeRo: Ovviamente. Tutto quello che ti hanno insegnato è un’invenzione della mente umana, dunque niente di significativo, niente di importante, nulla di essenziale e soprattutto niente di vero.

Sconosciuto: Tutto falso?

ZeRo: Si, ciò che conosci è fondamentalmente tutto falso.

Per cui tutto dimenticabile e nulla di memorabile.

Saperlo o meno sarebbe la stessa cosa.

Sconosciuto: Il sapere sarebbe come non sapere?

ZeRo: Certo.

Sapere una cosa inutile, inventata, falsa… sarebbe come non sapere niente.

Il sapere dell’uomo comune è un sapere inventato, fittizio, pressoché inutile e quindi trascurabile o dimenticabile. Anzi il dimenticarsi di quel sapere, cioè dimenticarsi di quelle invenzioni, sarebbe paradossalmente un autentico sapere. Quel dimenticarsi della conoscenza superficiale sarebbe una comprensione profonda.

Io ti parlo a partire da quella comprensione profonda tu invece mi ascolti a partire dalla conoscenza superficiale, ne consegue che la comunicazione tra noi è impossibile…

Se parlassi con una persona che sogna, ti capirebbe?

Sconosciuto: No. Ma questa non è la nostra circostanza.

ZeRo: Questa invece è precisamente la nostra circostanza.

È come se io ti parlassi da sveglio, di fianco al letto, guardandoti con distacco mentre tu sogni di parlare con me.

Quando comunico con gli altri mi sento esattamente così, come se stessi guardando dei bambini che sognano nel loro lettone. A volte mi fanno tenerezza, altre volte pena, ma per lo più rimango indifferente ai loro sogni. Qualche volta gli sussurro qualcosa per il gusto di vedere la loro reazione, per vedere se continuano a sognare, se continuano a credere ai loro incubi o se aprono almeno un occhietto.

Sconosciuto: Minchia, sei proprio un tipo complicato… Meglio lasciarti perdere. E io che volevo solo fare una chiacchierata onesta. Comunque capisco che tu non voglia aprirti con uno sconosciuto. Fai bene a non fidarti.

ZeRo: Ah Ah… Ti assicuro che parlo così con tutti, non solo con gli sconosciuti ma anche con i miei familiari; quindi, non è questione di sfiducia o poca familiarità. E  onestamente, tra i due credo che il più sincero sia stato il sottoscritto. Comunque ti garantisco che mi sono aperto. Sono stato sincero quando ti ho detto che non so dove sono nato oppure quando ti ho spiegato che non sono nato in nessun luogo particolare, in nessuna località fisica. È solo che parliamo su due piani apparentemente diversi, dunque non mi hai compreso. Potrei risponderti che sono nato esattamente dove sei nato tu, cioè sono nato nell’Unica Realtà che ci sia. Oppure potrei dirti che la nascita è soltanto un’apparenza all’interno del sogno collettivo e ti assicuro che in tutti i casi non cercherei di eludere la tua domanda ma cercherei solo di essere il più schietto e sincero possibile.

Sconosciuto: E perché saresti più sincero di me?

ZeRo: Semplicemente perché rispetterei la pura consapevolezza. Non ti rispondo a pappagallo, ma ti presento dei dati incontrovertibili che puoi constatare con la tua consapevolezza. Non ti dico quello che mi hanno detto gli altri ma ti offro quello che ho realizzato direttamente. In tal senso sono stato il più sincero possibile non tanto con te ma con il mio puro essere.

Sconosciuto: Ma non hanno senso le tue risposte.

ZeRo: Non hanno senso per il tuo intelletto, per la mente ordinaria, la mente condizionata dalla falsa conoscenza (la somma dei nomi inventati di cui ti parlavo prima). Ma dal punto di vista della pura consapevolezza è tutto chiarissimo. Se mi ascolti con la credenza nelle nozioni inventate dalla mente allora è ovvio che non potrai capirmi. Se invece tu provassi ad esplorare ciò che sei davvero, spoglio delle invenzioni della mente ordinaria, allora potresti scoprire che in fondo le mie risposte non sono poi così complicate, insensate o evasive.

Sconosciuto: Mi arrendo, vado a farmi un tuffo. Mi hai fatto venire mal di testa…

ZeRo: Forse ti fa male perché te l’ho fatta usare per bene…

 

 

NON PREOCCUPARTI DELLE TUE REAZIONI (Non sei tu ma è l’ego a reagire alle apparenze esterne)

Ciò che sei davvero non reagisce a ciò che non sei.

Ciò che reagisce a ciò che non sei è ciò che non sei.

In altre parole, ciò che reagisce a ciò che non sei è l’ego.

È l’ego a reagire alle apparenze esterne.

Quando ti identifichi con le reazioni psicosomatiche ti identifichi con l’ego, cioè ti identifichi con ciò che non sei.

E allora cosa bisognerebbe fare? Smettere di reagire?

No, anche lo smettere di reagire sarebbe una reazione.

Tu non devi fare niente in termini di reattività.

Le reazioni del corpo o le reazioni della mente non sono un tuo problema.

Il guaio – apparente – è l’identificazione con tali reazioni; il guaio sorge con il credersi colui o colei che reagisce.

Il problema sembra sorgere quando ti attribuisci la responsabilità di ogni reazione e quando prendi sul personale un processo impersonale.

Può qualcosa di impersonale appartenere a una persona?

No, ovviamente.

Dunque non preoccuparti delle tue reazioni.

Quelle che consideri le tue buone o cattive azioni non sono davvero le tue buone o cattive azioni.

Non preoccuparti di quello che dovresti fare o non fare, dire o non dire, pensare o non pensare, sentire o non sentire, percepire o non percepire.

Lascia quei problemi fittizi alla mente condizionata dalla pseudo-reattività biologica.

A te basta semplicemente riconoscere che NON SEI TU A REAGIRE.

Ciò che sei non reagisce… semplicemente è.

Ciò che invece reagisce alle apparenze è un’altra apparenza.

 
 

Mente Adamantina

Supera i confini psicologici, oltrepassa i limiti servendoti della tua immaginazione.
Trascorri qualche minuto (per i prossimi giorni) immaginando tutte le situazioni peggiori (più imbarazzanti, assurde) e i dolori più intensi (malattie, torture, lutti, disgrazie).
Concludi ogni visualizzazione evocando un senso di tranquillità come se quel trauma o quella situazione umiliante non ti avesse nemmeno scalfito: vediti rinato, rigenerato, dieci volte più forte e intraprendente.
Non si tratta di masochismo ma di un atto di potenziamento interiore.
Con questo allenamento interiore la tua coscienza sarà praticamente immune agli scherzi del fato, anzi si farà beffe delle beffe del destino.
Possibilmente mantieni questa profonda consapevolezza durante il resto della giornata, richiama la tua forza interiore ogni volta che lo ritieni necessario finché questo nuovo atteggiamento si radicherà definitivamente a livello inconscio, facendo risplendere la tua mente di diamante.

tratto da “Mente Vuota, Cuor Leggero – Vol. Due” di ZeRo

 

Jed McKenna – The Navigator Series (2* audio)

L’OBLIO DELL’IO E’ CIO’ CHE SEI

 

L’oblio è il nostro stato naturale.
Nell’oblio di sé, c’è il presentimento di ciò che sei veramente.
Non cercare di ricordare chi sei.
Non pensare a te.
Non puoi pensare a te stesso.
Puoi solo dimenticare te stesso.
Vivi con calma nell’oblio di te stesso.
Vivi senza autocoscienza.
Vivi nella “consapevolezza dell’oblio”.
Dimentica la tua storia personale.
Lascia perdere tutte le invenzioni spirituali.
Disimpara tutti i dogmi umani.
Lascia tutti i dubbi alle spalle.
Abbandona tutte le aspettative.
Resta nell’oblio… l’oblio è lo stato naturale.
Non temere l’oblio.
L’oblio è il non-luogo atemporale che stai veramente cercando.
 
(ZeRo)
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