NON SEI TU A MORIRE – NON SEI TU A RINASCERE


Il testo che segue vuole essere una forma di “trasmissione diretta”.
L’effetto della trasmissione dipende dal tuo grado di ricettività.

Morte = pausa tra un movimento e l’altro, tra una vibrazione e l’altra, tra un suono e l’altro, tra un pensiero e l’altro, tra un respiro e l’altro.

CIÒ CHE SEI DAVVERO SI TROVA PRECISAMENTE IN QUELL’ISTANTE SANTO, IN QUELLA PACIFICA PAUSA, IN QUELL’ASSENZA, IN QUELLA SOSTA, IN QUELL’ETERNO RIPOSO.

NELLA PAUSA TRA UNA PREOCCUPAZIONE E L’ALTRA, TRA UNA PAURA E L’ALTRA, tra un ricordo e l’altro, tra una sensazione e l’altra, tra un’esperienza e l’altra.

Tu, nella tua essenza, ti trovi esattamente tra UNO STATO DI COSCIENZA E L’ALTRO, TRA UNO STATO D’ANIMO E L’ALTRO.

NELL’INTERVALLO TRA UNO STATO D’ANIMO NEGATIVO E UNO STATO D’ANIMO POSITIVO, CI SEI TU!

Alla morte, come nella cosiddetta illuminazione spirituale, realizzi semplicemente tale pausa, cioè realizzi ciò che sei veramente in assenza di movimento, pensieri, ricordi, emozioni.
E quindi chi resuscita?
Cosa rinasce?
Ciò che rinasce non sei tu!
Ciò che rinasce è un’altra forma-pensiero, un’altra apparenza esterna, un altro fenomeno, un altro aggregato percettivo, un’altra allucinazione, un altro sogno.
In ultima istanza la morte – così come la nascita o la rinascita – non ti riguardano.
Riguarda solo ciò con cui ti eri identificato.
Temi la morte perché temi la fine dell’identificazione con ciò che credi di essere.
Temi la morte perché temi la fine di ciò che “NON SEI”.
Ricorda: Non sei tu a morire.
Tu sei la morte della tua erronea identificazione.
Tu sei la morte di ciò che sogni di essere in questo esatto momento.
Grazie a questo puro e profondo riconoscimento puoi trascendere la morte.
Proprio adesso, con questa profonda comprensione.
Non serve altro.

(ZeRo – Il Mondo Delle Apparenze – libro in fase di stesura)

3° TRILOGIA

2° TRILOGIA

1° TRILOGIA

UN CORSO IN MIRACOLI

SCAPPARE DAL SOGNO PLANETARIO?


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Lettore: “le ns porte di percezione, cioè la ns strutturazione nello spazio tempo, ci può consentire altro che non sia in sé ignoranza della realtà ultima?

Come trovare allora la via di fuga dal sogno? “

ZeRo: “Domande profonde la cui risposta ovviamente si trova oltre qualsiasi parola. Non so perché mi poni tali dilemmi comunque provo a rispondere per il gusto di esprimere l’ineffabile.

1 – non so come stiano le cose dalle tue parti ma le porte percettive di questa mia macchina biologica mi sono trasmesse direttamente da filtrare, distorcere e ridipingere la cosiddetta realtà. Questa distorsione costante per me corrisponde all’attività del sognare e quindi non si tratta della realtà ultima ma di ignoranza della realtà.

Il punto però, secondo me, è che non occorre e non si può percepire o conoscere tale realtà semplicemente perché il puro soggetto non è un oggetto. Non è qualcosa di statico, definibile, misurabile, individuabile con una bio-macchina scassata …

Inoltre il corpo lo considero solo un ammasso di impressioni, una consistente apparenza esterna, un sogno nel sogno.

2 – chi vuole la via di fuga dal sogno?

il piccolo “io sognatore”?

E avrebbe senso parlare di fuga da un luogo illusorio? Non sarebbe anche la fuga un’altra illusione?

Forse uscire non occorre perché non ci si trova davvero dentro il sogno.

Facciamo finta che tu sia già la realtà che stai cercando fuori dal sogno; in tal caso il voler fuggire rafforzerebbe il senso di imprigionamento.

Poi per carità … anche le mie parole sono sole chiacchiere sparse e disperse in questo sogno. “

Lettore: “E allora essere è nulla, perché “non siamo realmente noi se non quando, mettendoci di fronte a noi stessi, non coincidiamo con niente, nemmeno con la nostra singolarità”.

E quindi nemmeno con le ns chiacchiere sospese nel nulla, perché non esisterebbe neppure l’ipotesi di una teoria della conoscenza.

Sarà…..”

ZeRo: “Della prima citazione apprezzo quel “coincidiamo con niente”….

risuona con quel che tenterei di veicolare qui, l’infinita leggerezza del niente.

risuona anche con la definizione dell’identità del puro soggetto: nessuna identità.

Chiaramente non coincidiamo con le chiacchiere.

Tu sei forse un solo pensiero?

Potresti pure crederlo, come crede l’uomo comune, eppure i fatti ti confermano il contrario: puoi stare senza pensieri, quindi non coincidi con alcun pensiero.

l’ultimo punto (non esisterebbe neppure l’ipotesi di una teoria della conoscenza) è un corollario delle precedenti realizzazioni.

Tutte le conoscenze accumulate nel sogno planetario non hanno alcun valore.

Tutta questa conoscenza è ignoranza, cioè conoscenza apparente, onirica.

Sono solo pensieri sterili, vaniloqui, scoregge eteriche.

Non è liberatorio sapere che non c”è nulla da sapere?

Dovrebbe esserlo…

Apparirà…”

Lettore:

“Sarà…..

Apparirà…..

Che almeno l’uscita dal sogno ci colga addormentati……”

ZeRo:

“l’entrata nel sogno ci accoglie addormentati…

l’uscita risvegliati.

don’t worry.

Nel dubbio incrociamo le dita.

Mal che vada si cambia sogno.”

CI CREDI DAVVERO ALLE TUE STRONZATE?


Probabilmente hai già riconosciuto le stronzate altrui, però forse non hai ancora riconosciuto le stronzate che escono dalla tua stessa bocca.

Il tuo ego, cioè il tuo stupido orgoglio, ti impedisce di sentire l’odore di merda prodotta dal tuo cervello di scimmia addomesticata.

Per evitare di sentire la puzza delle tue stronzate ti racconti ulteriori stronzate, cioè ti circondi di illusioni con cui coprire il tanfo dei tuoi escrementi verbali, il fetore delle tue parole e dei tuoi pensieri.

False speranze, sciocche credenze, sogni spirituali, fragranze immaginarie, profumi artificiali, dolci fantasie… cioè ulteriori stronzate.

Se sentissi davvero l’odore delle tue chiacchiere rimarresti a dir poco disgustato da tutte quelle fetide conversazioni in cui l’unica cosa che veniva trasmessa era soltanto il tuo fiato puzzolente.

Tutto quello che hai sempre detto e sentito è aria fritta.

Tutto quello che i saggi hanno detto – dicono e diranno –  è aria fritta, escrementi concettuali.

Di buono c’è che tutto quello sterco può essere usato come concime per seppellire il tuo orgoglio e far sbocciare un profumato fior di loto.

Ashtavakra gita – passi selezionati da ZeRo


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  • Riconoscendo che in realtà nessuna azione è mai stata commessa, vivo come mi pare.

  • Solo se resterai stabilmente nella consapevolezza, vedendoti ben distinto dal corpo, fin da subito diventerai felice, pacificato e libero da tutti i legami.

    Tu non appartieni ai bramini o a qualsiasi altra casta, tu non sei in alcuno stadio di vita, non sei nulla di ciò che i tuoi occhi possono vedere. Sei privo di attaccamento e di forma, il testimone di tutto. Perciò sii beato.

  • Giusto e ingiusto, piacere e dolore appartengono soltanto alla mente e non ti riguardano. Tu non sei chi agisce o chi raccoglie le conseguenze dell’azione perciò tu sei sempre libero.

    Tu sei l’unico testimone di tutto e sei sempre completamente libero. La causa della sofferenza è nel ritenere il testimone qualcosa di diverso da questo.

    Giacché sei stato morso dal nero serpente: l’opinione di te stesso che “io sono colui che agisce”; bevi l’antidoto della fede ammettendo il fatto che “io non sono colui che agisce”, e sii felice.

    Brucia la foresta dell’illusione con il fuoco della comprensione che “io sono Pura Consapevolezza” e sii felice, libero dall’angoscia.

  • Medita su te stesso come consapevolezza immobile, libero da ogni dualismo, abbandonando l’idea erronea di essere solo una coscienza limitata o qualunque cosa interna o esterna

  • La causa del tuo sentirti legato è che ancora continui nel voler fermare la mente.

  • Così come sono solo io che dà luce a questo corpo, così io solo do luce a questo mondo. In conseguenza a ciò il mondo intero mi appartiene, ciò nonostante nulla mi appartiene.

  • Lo splendore è la mia natura essenziale, e io sono niente altro che quello. Quando il mondo risplende, sono solo io che risplendo.

  • Che meraviglia sono! Gloria a me, per il quale non c’è dissoluzione, che rimane sempre oltre la distruzione del mondo.

  • Il dualismo è invero la radice della sofferenza.

  • Il Senza-Forma è divenuto la mia casa.

  • L’illusione ha perduto le sue fondamenta.

  • Riconoscendo che tutto questo e il mio corpo stesso non sono nulla, mentre il mio vero Sé non è null’altro che pura consapevolezza, che cosa rimane da fare all’immaginazione?

  • Cosa rimane da fare a me la cui reale natura è consapevolezza?

  • Io non vedo dualismo nemmeno in una folla di persone, così che mi importa se è rimpiazzata da un deserto?

  • E’ nell’oceano infinito di me stesso che il vento dei pensieri si placa.

  • Che meraviglia è che nell’oceano illimitato di me stesso, le onde degli esseri viventi si alzino, si scontrino, giocano e scompaiono,

  • Dopo aver udito della pura consapevolezza e della suprema bellezza, come si può inseguire i sordidi oggetti sensuali?

  • Come può una persona dalla mente risoluta, che sa che quello che vede è per sua natura nulla, considerare un oggetto come desiderabile ed un altro come sgradevole?

  • Colui che conosce Quello non è toccato dalle buone o dalle cattive azioni, come il cielo non è toccato dal fumo, nonostante lo sembri.

  • Schiavitù è quando la mente è avviluppata da uno dei sensi,

  • Quando non c’è “io” c’è liberazione, e quando c’è “io” c’è schiavitù. Considerando questo scrupolosamente, non ho attaccamento per alcuna cosa e nulla rifiuto.

  • Tu sei l’Uno, consapevole e puro, mentre tutto questo è inerte non-essere. L’ignoranza stessa è nulla, quindi che bisogno hai di voler capire?

    Regni, figli, mogli, corpi, piaceri – li hai tutti perduti vita dopo vita, nonostante il tuo attaccamento ad essi.

    Hai avuto abbastanza ricchezze, sensualità e buone azioni. Nella foresta del samsara la mente non ha mai trovato soddisfazione in esse.

    Per quante vite hai dovuto compiere un duro e doloroso lavoro con il corpo, la mente e le parole. Ora alla fine, fermati!

  • Realizzando che piacere e dolore, vita e morte hanno origine dal destino, e che i propri desideri non possono essere esauditi, si resta inattivi, e anche quando si agisce non si ha attaccamento.

    Realizzando che le sofferenze sorgono nient’altro che dal pensiero, lasciando tutti i desideri ci si sbarazza della sofferenza, e si è ovunque felici ed in pace.

  • Prima di tutto, ero avverso all’attività fisica, poi ai lunghi discorsi, infine allo stesso pensiero, ed è per questo che ora sono stabile.

    In assenza di piacere nei suoni e negli altri sensi, e poiché io stesso non sono un oggetto dei sensi, la mia mente è centrata e priva di distrazioni – è per questo che ora sono stabile.

    A causa delle distrazioni di tali cose come false identificazioni, si è portati a lottare per ottenere l’immobilità mentale. Riconoscendo questo disegno, ora sono stabile.

  • Tentare di pensare l’impensabile, vuol dire fare qualcosa di innaturale al pensiero. Pertanto abbandonando questo tipo di pratica, ora sono stabile.

  • Nessun beneficio e nessuna perdita mi provengono dal restare fermo, dal camminare o dal distendermi, di conseguenza vivo come mi pare, sia che stia fermo, o che cammini o che dorma.

  • Non ho nulla da perdere dormendo, e non ho nulla da guadagnare sforzandomi, perciò vivo come mi pare, abbandonando successo e fallimento.

  • Osservando continuamente gli svantaggi degli oggetti piacevoli, vivo come mi pare, abbandonando ciò che è piacevole e ciò che è spiacevole.

  • Colui che naturalmente è dalla mente vuota, e chi pensa alle cose solo involontariamente, è libero dal ricordare deliberato come uno che si è risvegliato da un sogno.

  • I vari stati di uno che è libero dall’incertezza interiore, e chi esteriormente vaga come gli pare come se fosse un matto.

  • La Liberazione è avversione verso gli oggetti dei sensi. La schiavitù è amore dei sensi. Questa è la conoscenza. Ora fai ciò che vuoi.

  • Questa consapevolezza della verità fa sì che l’uomo loquace, intelligente ed energico diventi muto, stupido e pigro, perciò è evitata da coloro il cui obiettivo è il piacere.

    Tu non sei il corpo, né il corpo ti appartiene, tu non sei l’agente dell’azione, non sei il fruitore delle conseguenze. Tu sei eterna, pura consapevolezza, il testimone, non hai bisogno di niente – perciò vivi felice.

    Il desiderio e la rabbia sono oggetti della mente, ma la mente non è tua, non è mai stata tua. Tu sei di per sé consapevolezza senza scelta, immutabile – perciò vivi felice.

  • Tu non vai e non vieni, dunque perché preoccuparsi?

  • Lascia che il corpo duri fino alla fine del tempo, o lascia che giunga alla sua fine proprio ora. Che cosa hai guadagnato o perso, Tu che sei pura consapevolezza?

    Lascia che l’onda del mondo cresca e cali secondo la sua natura dentro di te, che sei il Grande Oceano. Per te non c’è guadagno o perdita.

    Figlio mio, tu sei fatto di pura consapevolezza, e il mondo non è separato da te. Dunque cosa c’è da accettare o da rifiutare, come e perché?

    Come possono esserci nascita, karma o responsabilità in quella immutabile, pacifica, immacolata e infinita consapevolezza, quale tu sei?

    Qualsiasi cosa tu vedi, sei solo tu manifestato in essa. Come potrebbero bracciali, gioielli e cavigliere essere differenti dall’oro di cui sono fatti?

    Lasciando da parte distinzioni quali “Quello è ciò che sono” e “Io non sono quello”, riconosci che “tutto è il me stesso”, e sii senza distinzioni e felice.

  • Una sola cosa è sempre esistita, esiste ed esisterà nell’oceano dell’essere. Tu non sei soggetto a schiavitù o a liberazione.

  • Essendo pura consapevolezza, non disturbare la mente con pensieri favorevoli o contrari. Sii in pace e resta felicemente in te stesso, l’essenza della gioia.

    Smetti completamente la meditazione e non attaccarti a niente con la mente. Tu sei per natura libero, dunque cosa realizzerai forzando la mente?

  • Puoi recitare ed ascoltare innumerevoli scritture, ma non sarai centrato finché non avrai

    dimenticato ogni cosa.

    Potresti, come un uomo colto, concederti alla ricchezza, all’attività o alla meditazione, ma la tua mente si rappacificherà solo con la cessazione del desiderio, al di là di tutti gli obiettivi.

    Tutti soffrono a causa dei loro sforzi per realizzare qualcosa, ma nessuno la realizza. Solo attraverso questa istruzione, l’uomo fortunato raggiunge la tranquillità.

    La felicità non appartiene ad altri che a quella persona supremamente pigra per la quale anche l’aprire e chiudere gli occhi sia un disturbo.

    Quando la mente è libera dalle coppie di opposti quali: “Ho fatto questo” e “Non ho fatto quello”, diventa indifferente al merito, alla ricchezza, alla sensualità ed alla liberazione.

  • In colui per il quale l’oceano del samsara si è prosciugato, non vi è attaccamento né avversione. Il suo sguardo è vuoto, i suoi comportamenti sono senza scopo, i suoi sensi inattivi.

    Certamente lo stato supremo è dovunque per la mente liberata.

  • Colui la cui mente pensante si è dissolta raggiunge uno stato indescrivibile ed è libero dalla esposizione mentale dell’illusione, del sogno e dell’ignoranza.

  • Come ci potrebbe essere felicità, per uno che è stato bruciato dentro dal sole ustionante del dolore di pensare che ci sono cose che ancora devono essere fatte, senza la pioggia mitigatrice del nettare della pace?

  • Che cosa imparerà, dirà o farà l’uomo libero dal desiderio?

  • Considerazioni del tipo “io sono questo” o “io non sono questo” sono finite per lo yogi che è diventato silenzioso, realizzando “Tutto è me stesso”.

  • Dominio del paradiso o l’accattonaggio, il guadagno o la perdita, la vita tra gli uomini o nella foresta, tutto questo non fa differenza per lo yogi la cui natura è libera dalle distinzioni.

  • Cosa deve pensare colui che è senza pensiero e che non vede nessuna dualità?

  • Quando non c’è nulla da ottenere, che cosa dovrà fare?

  • L’uomo saggio che fa solo ciò che gli si presenta da fare, non incontra difficoltà nell’azione né nell’inazione.

    Colui che è senza desideri, autonomo, indipendente e libero da legami è come una foglia morta, sospinta dal vento della causalità.

  • “Questa azione è stata compiuta dal corpo, non da me”: la persona di natura pura pensa a questo modo, non agendo anche quando agisce.

    Chi agisce senza essere capace di dire il perché, ma che non è un folle, è un liberato in vita, felice e

    Egli è felice anche nel samsara.

    Chi ne ha avuto abbastanza di considerazioni senza fine, e che ha raggiunto la pace, non pensa, non sa, non sente e non vede.

    Chi è oltre la quiete mentale e la distrazione non prova desiderio per la liberazione o per il suo opposto.

    Riconoscendo che tutte le cose sono costruzioni dell’immaginazione, la grande anima vive come Dio, qui e ora.

  • Colui che sente dentro la responsabilità, agisce anche quando non fa niente, mentre non c’è alcun senso di cose fatte o non fatte per il saggio che è libero dal senso di responsabilità.

  • L’ignorante compie grandi sforzi per praticare la concentrazione e fermare il pensiero, mentre il saggio vede che nulla è necessario e rimane in sé stesso come se dormisse.

  • Il saggio trova la pace interiore semplicemente comprendendo la verità.

  • Mentre il saggio gode del Supremo senza neppure volerlo.

  • Come può esserci conoscenza di sé per colui la cui conoscenza dipende da ciò che vede? Il saggio non vede questo e quello, ma vede tutto come infinito.

  • Il saggio si diletta in sé stesso.

    Alcuni pensano che qualcosa esista, altri che nulla esista. Rara è la persona che non pensi affatto, e che in tal modo sia libera dalla distrazione.

  • Vedendo il leone senza desideri, gli elefanti dei sensi silenziosamente fuggono via o, se non possono scappare, lo servono come cortigiani.

  • Usando le pinze della conoscenza della verità ho estratto la dolorosa spina delle opinioni senza fine.

  • Per me, che sono stabile nella mia gloria, non c’è passato, futuro o presente. Non vi è spazio o eternità. Nulla è lontano o vicino, nulla all’interno o all’esterno, nulla di

    grande o di piccolo.

  • Per colui che è sempre libero dalle caratteristiche individuali non ci sono azioni causali antecedenti, non c’è liberazione in vita, né realizzazione dopo la morte. .

    Per me, libero dall’individualità, non c’è chi agisce né chi beneficia delle conseguenze dell’azione, non c’è cessazione dell’azione, né manifestazione del pensiero, non c’è oggetto immediato, e né idea di risultato.

    Non c’è mondo, né alcun ricercatore della liberazione, nessun yogi, nessun veggente, nessuno è schiavo e nessuno è liberato. Rimango nella mia natura non-duale. .

    Non esiste emanazione o ritorno, nessun obiettivo, mezzi, cercatore o realizzazione. Rimango nella mia natura non-duale. .

    Per me che sono sempre senza macchia, non esiste valutatore, livello, niente da valutare e nessuna

  • Per me che sono sempre senza azione, non c’è distrazione o concentrazione mentale.

  • Per me che sono sempre libero dall’arbitrio, non ci sono verità convenzionali né verità assolute, né felicità né sofferenza.

  • Per me che sono beato e senza limitazioni, non vi sono iniziazioni o scritture, non ci sono discepoli o maestri, e non c’è uno scopo per la vita umana.

CONTEMPLA IL TUO NECROLOGIO


Prendi gli annunci funebri.

Appiccica sopra una tua foto.

Eventualmente incolla anche le foto di parenti e amici.

Se lo desideri, scrivi due righe personali sotto il tuo nome.

Infine contempla ogni giorno la tua fine e la perdita dei tuoi cari.

In alternativa salva l’immagine del tuo annuncio funebre sul tablet/telefono e tienilo come sfondo.

Per rendere il lutto più realistico richiama emozioni legate proprio al decesso di una persona cara: richiama il senso di perdita, disfacimento, scomparsa, estinzione, assenza.

In poche parole considerati già morto e considera morte tutte le persone che conosci.

Mediante la contemplazione della tua morte faciliterai il graduale processo di morte dell’ego, cioè spezzerai l’identificazione con la falsa identità quotidiana.

Riposa in pace.

(ZeRo)

 

ESERCITARE IL PERDONO (suggerimenti di ZeRo)


.-

Per convenienza suddividi la lista del perdono in quattro categorie: IO, FAMILIARI, CONOSCENTI, SCONOSCIUTI.

Poi inizia a perdonare nel seguente modo.

PERDONO PERSONALE

Perdono l’ego

Perdono me stesso/a

Perdono tutti i miei comportamenti

Perdono tutti i miei errori

PERDONO DEI FAMILIARI

Perdono mia madre

Perdono mio padre

Perdono mio nipote

Perdono mio nonno

etc…

PERDONO CONOSCENTI

Perdono i miei professori
Perdono i miei vicini di casa

Perdono i miei colleghi/clienti

Perdono i miei amici

etc.

PERDONO SCONOSCIUTI

Perdono i nemici/criminali/malviventi

Perdono i politici

Perdono i demoni

Perdono i Maestri che non hanno insegnato il perdono

Perdono tutti gli esseri viventi

Perdono la difficoltà nel perdonare

 

——–

All’occorrenza, nel momento in cui perdi le staffe e la tua mente si innervosisce con qualcuno, passa  velocemente in rassegna la lista del perdono.

vedi anche…

3° TRILOGIA

2° TRILOGIA

1° TRILOGIA

UN CORSO IN MIRACOLI

 

QUESTO È TUTTO CIÒ CHE DEVI FARE: DISONORARE LE ILLUSIONI!


 

Questo è tutto ciò che devi fare: disonorare le apparenze esterne!

 

Disonora ciò che non sei, onorando ciò che sei davvero.

Onora la Realtà, disonorando l’irrealtà.

Onora l’essenza, disonorando l’apparenza.

Disonora la maschera, onorando il tuo vero volto.

Onora il silenzio, disonorando i pensieri.

Disonora l’io, onorando Quello.

Disonora il tuo nome, onorando il senza nome.

Onora il Risveglio, disonorando qualunque sogno!

(ZeRo – Il mondo delle apparenze)

LA SPIRITUALITA’ SERIA DOVREBBE ESSERE UN CAMPO MINATO PER DISINTEGRARE IL TUO EGO


Un serio percorso di auto-realizzazione assomiglia a un campo minato le cui mine sono destinate all’ego, ovvero a ciò che credi di essere.

Il motivo per cui pochissimi esseri riescono ad intraprendere con successo tale percorso è dovuto al fatto che le mine (messaggi) di tale percorso (insegnamento) non fanno altro che smantellare tutti gli strati della tua identità fittizia (inclusa la tua fittizia identità sociale, lavorativa e spirituale).

Passo dopo passo, tutto ciò che NON SEI viene disintegrato e spazzato via.

Tuttavia, se si avanza consapevolmente, ci si rende conto che non tutto è perduto poiché esiste qualcosa che è immune al campo minato in cui l’identità ordinaria viene ridotta a brandelli: mentre l’io e tutto il resto sembrerà crollare irrimediabilmente, ci sarà qualcosa che rimane sempre immutabile, intatto, intoccabile.

Indovina di cosa si tratta…

(ZeRo, Senz’io si vive da Dio, vol. teorico)

SENZ’IO SI VIVE DA DIO – Premessa volume teorico


Caro lettore,

la peculiarità di ciò che sto scrivendo sta nel fatto che non sto scrivendo a te.

Ciò che scrivo lo scrivo come se lo stessi scrivendo al ‘me’ pre-risvegliato (passami il termine), cioè a quella temporanea coscienza che sembrava rimasta incantata e incatenata alle apparenze esterne: a quel me che si è creduto ricercatore, al me che ha seguito un percorso spirituale, al me che cercava Sé, al me che desiderava questi messaggi. È con questo spirito che condivido queste informazioni, come se stessi inviando dal futuro delle lettere a quel giovane ricercatore alla perenne ricerca della verità.

So che dentro di te, nascosto da qualche parte, c’è il medesimo ragazzo che si è posto le stesse domande che mi ero posto io. Lì dentro di te c’è quella stessa presenza che spinse magicamente questa bio-macchina a sperimentare di tutto e di più.

Dentro di te c’è quella medesima presenza che vuole spingersi oltre!

Quella medesima presenza che prima o poi dirà basta!

Basta con l’io!

Ora, mentre sto scrivendo a te, è come se stessi conversando con quella giovane parte di me con cui mi identificavo anni fa; quella che voleva davvero andare oltre, con il leggero vantaggio che ora posso suggerirgli le mosse da fare, posso fornirle delle indicazioni più accurate, posso mostrargli come stanno le cose, come gli conviene organizzarsi, quali sono i meccanismi sottesi al gioco, come rompere i suoi incantesimi e così via.

Che situazione bizzarra il Risveglio: adesso che quelle conoscenze avrebbero potuto farmi comodo, non ne ho più bisogno, non mi servono più, non mi interessano più. Le condivido esclusivamente per il gusto di ammazzare un tempo inesistente, provando zero interesse nei loro confronti.

Ora mi restano zero scopi, zero intenzioni, zero ambizioni, zero pretese, zero aspettative.

Assumo spontaneamente questo atteggiamento perché ho la fortuna di poter guardare le dinamiche in gioco da una prospettiva particolare: da qui non c’è separazione, non c’è tempo, non c’è distanza.

Da qui c’è la piena consapevolezza che niente è davvero necessario.

Da qui è chiaro come il Sole che si tratta soltanto di puro intrattenimento tra ZeRo e infiniti numeri, tra Sé e Sé, tra Coscienza e Coscienza.

Tutto qui, caro giovane me.

Goditi il sogno planetario.

Saluti dall’apparente futuro.

ZeRo.

IL CANTO DEL NON-NATO di Pradeep Apte


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Cos’ero prima di nascere, prima che questa forma apparisse, prima che questo “io-sono” temporaneo sorgesse e sparisse?
Il Non-nato.

Quando è apparso l’”io-sono” illusorio, ho cominciato a “sapere” che io-sono(esisto), non prima. Comprendendo l’errore, ho realizzato che il Non-nato è sempre presente, senza “saperlo”.

Essendo il Non-nato, l’apparenza del nato è trascesa, ma disponibile: posso usarla o no.

Tutto ciò che avviene e si sperimenta, è un’illusione misurata nella forma del tempo.

Il mio vero stato di Non-nato è completo, indifferenziato, al di là dell’esperienza, della nascita e della morte: è sempre presente, non è arrivato o andato altrove: è la gioia di non sperimentare questo corpo, poiché sono al di là, libero dall’illusione.

Nulla mi è utile e una volta stabilizzato in questo non-stato, non sono più innamorato di questo senso di essere: il corpo può venire o andare, ma come Non-nato sono sempre là, senza spazio, senza tempo e senza attributi.

Non medito più poiché non posso più dimenticare che non sono mai nato. Rinuncio alle memorie che mi fissano a un “io” nato e apparente. Quando recito: – Sono il Non-nato -, non c’è né nome né forma.

Non saper nulla è la perfezione! Quello che so è apparente e non ho nulla di cui ricordarmi o da dimenticare.

La mia nascita è falsa, il mondo e la mente sono irreali, sono stati proiettati su di me senza saperlo.

Il Non-nato non sa se è vivo: al momento in cui mi appare il sapere che “io-sono”, la dualità si manifesta.

Non si tratta di entrare nello stato del Non-nato, sono sempre nel Supremo, MI TROVO SEMPRE PRIMA dell’apparizione del corpo-coscienza.

Per realizzare pienamente il Non-nato, l’apparente nato deve rimanere nella sorgente. Non so che sono il Non-nato, allora che conoscenza posso avere?
Non è un insegnamento, ma un’affermazione del mio essere veritiero: tutto questo non posso raccontarlo a tutti, che sono sempre il Non-nato, uno stato di non-conoscenza. Ogni conoscenza dev’essere liquidata.

Se la coscienza sparisce, il Non-nato prevale sempre.

Il Non-nato è prima della memoria, allora come può avere memoria? Non ha dimenticato, ma la memoria si è dimenticata di sé stessa. La storia non ha mai potuto aver luogo. Prima della coscienza, nello stato del Non-nato, con quale strumento si può essere coscienti?

L’apparente nato, con il suo sapere, è imperfetto. Il Non-nato senza il sapere è totale, completo, perfetto e la nostra vera identità: non lo si può descrivere, ma solo esserlo.

La nascita, la vita e la morte fanno solo parte del tempo, della durata. Come Non-nato non conosco nessuno di questi stati, poiché sono prima dell’apparire dell’”io-sono”, quindi prima del corpo-mente. Non mi concerne ciò che succede nella coscienza.

Mettete tutta l’attenzione nello stato PRIMA che qualunque esperienza sia cominciata e sparirete come Non-nato.

Chiudo gli occhi, mi dimentico di me ed eccomi come sono… sempre Non-nato.

Come Non-nato non appartengo a nessun culto o credo: sono stati creati piuttosto da me stesso. Tutto quello che succede non è il Non-nato, ciò che è e non si manifesta è il Non-nato. Tutte le credenze sono false: sono il Non-nato e non ciò che è percepito o visto. Tutti gli avvenimenti e le attività sono falsi.

Ciò che sembra darmi la possibilità della comprensione, diventa così sottile e fine, che scompare e resto il Non-nato. Sono realmente il Non-nato quando non lo so. L’ultima conoscenza è la non-conoscenza.

La sola schiavitù dell’apparente-nato è la memoria costante di essere un corpo.

“Sono nato e morirò” è pura immaginazione dell’apparente-nato.

Sono stato posseduto dal fantasma dei cinque elementi, ma stabilizzandomi nel Non-nato, non sono nessuno di essi e ne sono libero. Il sonno profondo, il sogno, il risveglio e la loro base il ”quarto stato(turiya)”, sono stati temporanei apparsi su di me, ma in quanto Non-nato non sono nessuno di essi. Il Non-nato non appartiene al conosciuto.

Tutto appare automaticamente e come apparentemente nato, ho abbandonato l’idea “io ho fatto” ed eccomi! …Non-nato.
Sono prima dei cosiddetti antenati. Non ho genitori. Ho realizzato l’irrealtà dell’io-sono, pieno di concetti.

Il mio mantra è: -Sono il Non-nato, senza far finta di esserlo.
Mai abbandonare questa pratica.
Il Non-nato non è mai toccato dal mondo: l’apparente-nato deve essere convinto della propria irrealtà, allora che esso sia buono o cattivo non ha importanza.

Poiché non sono nato, la nascita è falsa, quindi nessuna esperienza è vera: ho passato dunque la vita a raccontare menzogne!

Il Non-nato è indistruttibile, invisibile e sembra solo vedere ciò che è visibile e corruttibile.

Il Non-nato è prima del senso di presenza, prima del pensiero e prima dello spazio-tempo, non è un’esperienza, né un avvenimento.

Non è necessario raggiungere ciò che si è già: non lo si può mai dimenticare.

La meditazione non può generare il Non-nato, poiché esso è già presente.

Poiché non sei mai nato, non sei il corpo, allora perché preoccuparti di tutti quegli stati che sembrano durare migliaia di anni?
L’apparente-nato deve retrocedere prima dei pensieri (tornare a casa) e l’”io-sono” sparirà anch’esso e solo il Non-nato prevarrà: significa che ”sono sempre qui”. Il mondo non è mai veramente esistito, non è ma stato creato, è un sogno! Lo realizzo davvero, ecco tutto.

Colui che sembra comprendere che ciò che è nato è irreale, è l’eterno Non-nato. È il luogo ove tutte le speranze, attese e desideri dell’apparente-nato sono dissolti e annientati: perfino la spiritualità ti sembrerà irreale.

Come Non-nato sei sempre stato prima delle parole: ogni percezione, ogni espressione, ogni azione appartiene all’apparente-nato e non è reale. Per colui che ha realizzato il Non-nato, l’”io-sono” appare ma gli dà poca importanza. Sembra servirsene quando è necessario, ma non è guidato da questo “io-sono”.

Sono senza sapere poiché non è più necessario.

Il canto del non-nato è un distruttore della comprensione spirituale, non si tratta solo di leggerlo, ma di applicarlo quotidianamente. Più si è convinti di quello, più tutto appare come illusorio. Non si cadrà più nel trabocchetto delle affermazioni spirituali o logiche esposte da altri: sono pesi che aumentano la nostra miseria, il Non-nato rifiuta tutto il bagaglio degli insegnamenti religiosi.

Il sentimento di aver capito: ”Sono il Non-nato” è altrettanto illusorio, perché l’apparente-nato che credo di essere ancora, ha trovato qualcosa che può essere divulgato ad altri, ma non ci sono ”altri”. Il Non-nato inghiotte l’universo intero. Senza coscienza non c’è mondo, anche se sembra così importante: come Non-nato ne sono distante. Se sei Non-nato, non è importante se il corpo resta o sparisce.

Il Non-nato, la mia vera natura non è un cammino e non ha direzione, è una dissoluzione istantanea di ogni illusione.

Non ho identità, sono il Non-nato.
Nessuna delle mie sedicenti identità sono rimaste: infanzia, adolescenza, maturità e vecchiaia non sono mai state autentiche, sono false e spariranno tutte.

I nomi e le forme sono tutte irreali.
Non tento di chiarire, sbrogliare con l’intelletto il Non-nato, ma lo accetto tale e quale. Sono senza nascita e senza morte. Questo diventa la mia costante meditazione.

Il Non-nato è prima della memoria e dell’immaginazione.

Il mondo oggettivo non è la mia vera dimora, ecco perché sento questa tristezza.

Sono Non-nato, allora non serve rinunciare al mondo, ma solo comprenderne l’irrealtà.
Tutto quello che sapevo ridiventa ignoranza.

Guardo il film nel teatro dell’”io-sono” considerandolo distruttibile e non permanente, così lo trascendo nel Non-nato, liberandomi dall’attaccamento all’irrealtà.

Anche dire che sono Non-nato è già inappropriato, appena lo pronuncio ho già corrotto Quello, poiché non si può dargli nessun nome e nessuna forma.

Immagino di provare sensazioni di bene o di male, che faccio questo o quello, ma non faccio nulla, tutto è illusione. Tutte le pratiche o le austerità si rivelano allora delle ricreazioni della mente.

Sono Non-nato e l’esistenza è immaginaria, come l’immaginario-nato che sembra leggere la Gita del Non-nato.

Nulla mi è mai accaduto.
Se dopo quanto è stato detto si cerca ancora un consiglio spirituale o un’istruzione, significa che non si è capito nulla.

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