COME PUOI CREDERE ANCORA AI TUOI OCCHI???


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La domanda non è com’è possibile che ci siano le illusioni ottiche, ma com’è possibile che tu creda ancora ai tuoi occhi!

Se credi ancora ai tuoi occhi vuol dire che vuoi rimanere a livello di coscienza incantata, immatura, addormentata. In tal caso scordati il Risveglio.

Se sei una coscienza tremendamente incantata non c’è miracolo che possa aiutarti… anzi, il vero miracolo sarebbe smettere di credere ai tuoi occhi.

Il vero miracolo sarebbe il disincanto!

 

Solo grazie al disincanto puoi passare dallo stadio di coscienza incantata (addormentata) a coscienza disincanta (in via di Risveglio)

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U. G. KRISHNAMURTI


(testi tratti da varie fonti)

‘Ho scoperto da me stesso e per me stesso che non c’è nessun Sé da realizzare. Di colpo tutto quello che avete investito nello stesso paniere si rivela inutile ed insensato: è un vero choc che cancella ogni concetto.’

Secondo lui, la continuità del pensiero ininterrotto crea ciò che noi chiamiamo ‘Io’. In lui questa continuità è stata spezzata. I pensieri si manifestano solo se necessari all’azione, come una reazione alle situazioni. Non si può per volontà personale o rigorosa disciplina, raggiungere lo stato naturale, perché è proprio il pensiero a creare il divario per il solo fatto di volere. Come per Nisargadatta i metodi ed i concetti sono inefficaci. Anche la ‘via negativa’ è una trappola dell’ego. Nessuno sforzo dunque, ma un rimettere in questione tutto il condizionamento mentale di un’identità fittizia e ‘spontaneamente, se siete fortunati’ ritroverete il vostro stato naturale.

‘I dottori dicono che le droghe danneggiano il cervello, ma anche la meditazione fatta seriamente danneggia il cervello: c’è gente che è impazzita per non poter fronteggiare quelle esperienze.’

‘Voi siete sempre in questo ‘stato naturale’. Ciò che impedisce di esprimerlo è proprio la vostra ricerca che è sempre nella direzione sbagliata. Il sacro, il santo e il profondo ne sono già una contaminazione’ . Voi non potrete mai ‘sapere’ o ‘conoscere’ questo stato, perché tutto ciò che conoscete o definite è già falso in partenza.’ (definire = separare)

L’INCONOSCIBILE è il nostro STATO NATURALE.

‘Il pensiero può creare qualunque esperienza desiderata da voi: beatitudine, estasi, dissoluzione nel nulla – che sono tutte esperienze’ – quindi definibili e che necessitano la conoscenza, cioè il pensiero, l’oggettivazione.

‘Io sono egoista’ – è un fatto. ‘Io voglio essere disinteressato ‘ – è una finzione.

Mette in ridicolo le frasi come ’il silenzio tra un pensiero e l’altro è la realtà’, perché è uno stato di assenza di pensiero indotto dal pensiero stesso! Se qualcuno esperimenta il silenzio dimostra che il pensiero è ancora attivo, il silenzio è un altro ‘pensiero’! Inoltre vi è l’impressione che ci siano due pensieri, ma in realtà c’è un solo movimento e ciò che crea la divisione è la definizione stessa che diamo del pensiero. Non si potrà mai sapere cos’è il pensiero ‘direttamente’ perché potete solo esperimentare il pensiero, attraverso ‘la conoscenza ‘ che ne avete e che è il bagaglio che vi hanno inculcato.

Alla domanda: ‘Cos’è il pensiero?’ La domanda si brucia da sola, perché non c’è che la risposta che già ‘sappiamo’. E al posto della domanda – che è materia – rimane solo l’energia, la manifestazione della vita. Il pensiero va solo usato per comunicare, non per definire o controllare i sensi. L’organismo è guidato dall’attività sensoriale ed è solo dopo la percezione che il pensiero interviene e crea l’entità illusoria ‘io’.

Prima di realizzare cos’è Dio o la realtà, devo capire la natura della mia struttura interna. E a quel punto capirete che non potrete mai esperimentare, catturare la verità, perché qualunque cosa facciate sarà solo una definizione dell’apparato mentale, non LA realtà. E se non si può esperimentare una cosa, non la si può nemmeno comunicare.

‘Prima di tutto c’è un assunto da parte vostra che ci sia una realtà, e poi che ci sia qualche cosa che voi potete fare per esperimentare questa realtà. Se non ci fosse la ‘conoscenza’, il sapere della realtà voi non potreste avere nessuna esperienza della realtà stessa.’

La stessa cosa vale per tutto, anche per quello che si chiama ‘coscienza’.

Quando manca il movimento del pensiero, tutte le domande circa la coscienza finiscono. Questo è ciò che intendo dicendo che le domande sono assenti

Ogni volta che un pensiero nasce, voi create un’ entità, un centro, e quel centro vi serve come riferimento per sperimentare le cose. Se non c’è il pensiero, non è possibile per voi sperimentare nulla, e non potete mettere in relazione nulla con la cosa inesistente che voi stessi siete. Ogni volta che nasce un pensiero, voi nascete con lui. Il pensiero per sua natura ha vita breve, e quando è passato è realmente finito. Questo è probabilmente ciò che la tradizione vuole significare con i termini morte e rinascita. E non che muoia e rinasca quell’entità non esistente che pensate di essere.

La fine della nascita e della morte è lo stato di cui parlano tutti quei saggi. Ma quello stato non può essere descritto nei termini di beatitudine, amore, compassione e tutti quei nonsensi ben noti, perché non può essere sperimentato.  Anche l’esperienza del mondo attorno a voi trae origine dallo stesso principio. Ci deve essere un punto ed è questo punto che crea lo spazio. Se questo punto non c’è, non c’è neanche lo spazio. Così tutte le vostre esperienze sono illusorie.

La parola Sanscrita “maya” non significa illusione nei termini in cui usate la parola inglese. “Maya” significa misurare. Voi non potete misurare nulla, a meno che abbiate un punto. Se manca il centro, non ci sarà circonferenza. Questa è semplice aritmetica. Questo punto non ha continuità. Nasce in risposta alla domanda di una data situazione, è la situazione che dà origine a questo punto. Il soggetto non esiste là. È l’oggetto che crea il soggetto. Quanto dico va contro l’intero pensiero filosofico indiano. Il soggetto viene e va in risposta alle cose che stanno succedendo là fuori. È l’oggetto che crea il soggetto, e non viceversa. Questo è un semplice fenomeno che può essere sperimentato. Per esempio: se non c’è oggetto là, non c’è nemmeno il soggetto qui. Ciò che crea il soggetto, è l’oggetto. C’è la luce; se non ci fosse, non avreste modo di vedere nulla. La luce illumina l’oggetto, ed il riflesso di quella luce attiva il nervo ottico che a sua volta attiva le cellule della memoria. Quando le cellule della memoria sono stimolate, entra in gioco tutta la conoscenza che avete dell’oggetto. È quel processo che sta avvenendo, che crea il soggetto. Ed il soggetto è solo la conoscenza che voi avete dell’oggetto.


Da “Mystique of enlightenment’’ (mistica dell’illuminazione) di U.G. Krishnamurti tratto dal suo sito:

Lo stato naturale

Che cosa t’impedisce di essere nello stato naturale? Non fai che allontanarti costantemente da te stesso. Vuoi essere felice ora e per sempre. Sei insoddisfatto dalle tue esperienze quotidiane e così ne desideri di nuove e diverse. Vuoi migliorarti, cambiarti. Cerchi qualcosa al di fuori per essere qualcosa di diverso da quello che sei ora. E’ proprio questo che ti porta via da te stesso.

La società ti ha messo davanti l’ideale dell’uomo perfetto. In qualunque cultura tu sia nato, ti hanno imbevuto di dottrine e tradizioni che t’insegnano come comportarti.

Ti hanno detto che mediante alcune pratiche potrai eventualmente ottenere uno stato raggiunto dai saggi, dai santi e salvatori dell’umanità. In tal modo cerchi di controllare la tua condotta, i tuoi pensieri per essere qualcuno di non naturale.

Tutti noi viviamo in una “sfera del pensiero ‘’. I tuoi pensieri non appartengono a te, ma a tutti. Ci sono solo pensieri, ma tu crei un contro-pensiero, il pensatore, col quale leggi ogni pensiero. Il tuo sforzo di controllare la vita ha creato un movimento secondario di pensiero all’interno di te e che chiami “IO”. Questo movimento di pensiero all’interno è parallelo al movimento della vita, ma ne siamo isolati ed esso non potrà mai toccare la vita. Tu sei una creatura vivente, eppure passi tutta la vita all’interno di questo movimento parallelo e isolato del pensiero. Ti tagli fuori dalla vita e questo non è naturale.

Lo stato naturale non è uno “stato senza pensieri” – questo è una burla che dura da millenni fatta ai poveri Indù. Non sarai mai senza pensieri finché il corpo non sarà un cadavere. Pensare è necessario per sopravvivere. Ma in quello stato il pensiero smette di soffocarti e cade nel suo ritmo naturale. Non c’è più un “io “ che legge i pensieri credendo siano i suoi!

Hai mai osservato questo movimento parallelo del pensiero? I libri di grammatica ti diranno che “io “ è il pronome della prima persona al singolare, il soggetto; ma non è questo che vuoi sapere. Puoi osservare quella cosa che chiami “io”? E’ molto difficile da afferrare. Guardalo adesso, sentilo, toccalo e dimmi. Come lo guardi? E cos’è quella cosa che sta guardando quello che tu chiami “io”?

Questo è il nocciolo del problema: quello che sta guardando ciò che chiami “io” è…l’ “io”! Sta creando un’illusoria divisione di se stesso in soggetto e oggetto e riesce a continuare grazie a questa divisione. Quello che gli interessa è continuare ad esistere. Finché vorrai capire questo “io” o cambiarlo in qualcosa di spirituale, santo magnifico, quell’ “io” continuerà. Se invece non gli farai niente di tutto questo, se ne andrà.

Che strumento hai a disposizione per capire un’asserzione così illogica, senza senso, irrazionale come questa? Cominci dunque a pensare. Ma con il pensiero non capirai mai. Stai traducendo quello che dico dal punto di vista di quello che già conosci, come traduci qualunque altra cosa, perché vuoi cavarne qualcosa. Quando smetti di fare questo, ciò che rimane è quello che sto descrivendo. L’assenza di quello che stai facendo, cioè lo sforzo di capire o di cambiare te stesso – è lo stato che descrivo.

Qualunque conoscenza tu abbia sull’aldilà è esattamente quello che sperimenterai. La conoscenza crea l’esperienza e l’esperienza rafforza la conoscenza.

Ogni volta che un pensiero nasce, tu nasci. Quando il pensiero sparisce, sparisci anche tu. Ma l’ “io” non lascia andare il pensiero e ciò che dà continuità a questo “io”, è il pensiero. In realtà non c’è nessun’entità permanente in te, nessuna totalità di pensieri ed esperienze. Pensi che ci sia qualcuno che pensa i tuoi pensieri, qualcuno che prova i tuoi sentimenti – ecco l’illusione. Posso dire che è un’illusione, ma tu non puoi dire altrettanto.

C’è una sensazione in te e poi affermi che sei depresso o infelice, gioioso, bramoso, invidioso. Quest’etichetta crea l’entità fittizia che sta traducendo la sensazione. Quello che nomini “io” non è altro che la parola “borsetta rossa”, “panchina”,” lampadina”, “arrabbiato”, “felice”, ecc. Stai mettendo le cellule cerebrali a dura prova in un’attività inutile e continua, tale da distruggere l’energia che è a disposizione. Quest’attività ti esaurisce.

Questo modo di etichettare è necessario se devi comunicare con qualcuno o con te stesso. Tuttavia tu comunichi con te stesso tutto il tempo. Perché mai? La sola differenza tra te e la persona che parla da sola ad alta voce è che non parli a voce alta. Non appena cominci a parlare a voce alta, ecco che arriva lo psichiatra. Il fatto che sei in uno stato estatico o in un incredibile silenzio, significa che ne sei cosciente. Devi conoscere un oggetto per poterlo sperimentare. Questa conoscenza non è nulla di meraviglioso o di metafisico: “panchina”,” borsetta rossa” è la conoscenza che è stata introdotta in te da qualcun altro, che a sua volta l’ ha saputo da un altro. Non è la tua conoscenza.

Puoi forse sperimentare una cosa tanto semplice come la panchina davanti a te? No, tu sperimenti solo la conoscenza che hai dell’oggetto.

Tu pensi i pensieri della società, provi i sentimenti della società e sperimenti le esperienze della società. Non esiste un’esperienza nuova.

Dunque tutto quello che un uomo ha pensato o provato deve uscire dal tuo sistema. Tuttavia tu sei il prodotto di quella conoscenza – è tutto quello che sei. Cos’è il pensiero? Tu non lo sai affatto; tutto quello che sai è quello che ti hanno raccontato. Che cosa ne puoi fare? Controllarlo, plasmarlo, frenarlo? Stai cercando tutto il tempo di farne qualcosa, perché qualcuno ti ha detto che devi cambiare questo o quello, mantenere i pensieri buoni ed eliminare quelli cattivi. I pensieri sono pensieri; non sono né buoni né cattivi. Finché vorrai fare qualcosa con quel materiale, stai pensando. Volere e pensare non sono cose differenti. Voler capire significa che c’è un movimento di pensiero: stai aggiungendo slancio a quel movimento e gli dai continuità.

I sensi funzionano in modo innaturale in te perché li usi per ottenere qualcosa. Perché ottenere qualcosa? Soltanto perché vuoi dar continuità al tuo “io”. Tu proteggi quella continuità. Il pensiero è un meccanismo di protezione: protegge l’ “io” a spese di qualcosa o di qualcun altro. Qualunque cosa nasca dal pensiero è distruttiva: alla fine distruggerà te e la tua specie.

E’ il meccanismo ripetitivo del pensiero che ti sfinisce.

Se tu potessi restare non fosse che un secondo, in uno stato di consapevolezza, una volta nella vita, la continuità sarebbe sradicata, l’illusione della struttura pensante, l’ “io crollerebbe e tutto cadrebbe nel proprio ritmo naturale. In quello stato non sai che cosa stai osservando – questa è consapevolezza. Se riconosci quello che osservi, ecco di nuovo che sperimenti quello che sai.

Questo stato non t’interessa: tu sei solo interessato alla continuità. Vuoi continuare, forse a un livello diverso e funzionare in altre dimensioni, ma devi pur continuare in qualche modo. Non lo prenderesti nemmeno con una pertica. Questo liquiderebbe quello che chiami “io” tutto quanto, il superiore, l’inferiore, l’anima, l’atman, il conscio e il subconscio, tutto quanto. Arrivi a un certo punto e dici: “Ho bisogno di tempo” ed ecco la sadhana (pratica religiosa) e poi dici anche “Domani capirò “. La struttura è nata dal tempo e funziona nel tempo, ma non finisce per mezzo del tempo. Se non capisci ora, non capirai domani. Cosa c’è da capire? Non puoi capire quello che sto dicendo. E’ un esercizio futile da parte tua, paragonare il mio modo di funzionare con il tuo. Non posso comunicarlo, non è necessario e tanto meno un dialogo. Quando l’“io” non c’è, quando la domanda non c’è, quello che rimane è la comprensione. Sei finito. Te ne vai. Non andrai più da nessuno che descriva il suo stato o a far domande sulla comprensione.

Quello che cerchi non esiste. Ti piacerebbe calpestare un suolo incantato con visioni beatifiche di una trasformazione di un ego inesistente, verso uno stato evocato da frasi che ti affascinano. Questo invece ti porta lontano dal tuo stato naturale – è un movimento che ti allontana da te stesso. Essere se stesso richiede grande intelligenza. Tu sei “benedetto” da questa intelligenza: nessuno può dartela e nessuno te la può togliere. Colui che le permette di esprimersi è un uomo naturale.

Domanda: Questo stato lei lo chiama “calamità”?

U.G.: Vedi, la gente crede che la cosiddetta “illuminazione” o realizzazione o come vuoi chiamarla, (non mi piacciono quelle parole) sia qualcosa di estatico, che ti renda per sempre felice, uno stato di beatitudine tutto il tempo – ecco cosa s’immagina la gente. Quando però una cosa del genere capita a qualcuno, egli realizza che non c’è alcuna base per una simile cosa. Quindi dal punto di vista dell’uomo che si aspetta una felicità perenne, una beatitudine eterna o quello che vuoi di permanente, è una calamità. Perché egli prevede un certo avvenimento, mentre quello che gli succede non ha niente a che fare con esso. Non c’è alcuna relazione tra quello che immagina e la situazione che c’è. Quindi dal punto di vista dell’uomo che si aspetta qualcosa di permanente, è una calamità – è in quel senso che io uso quella parola. Ecco perché dico spesso che se io potessi darti solo una vaga idea di cosa si tratta, non lo toccheresti neanche con una pertica di 4 metri. Fuggiresti da questo stato perché non è quello che vuoi. Quello che vuoi non esiste, lo vedi.

Allora la domanda seguente è: ”Allora perché tutti quei saggi parlano di “beatitudine perenne”, di “vita eterna” ecc. ecc. ? Non sono interessato a tutto questo. Ma l’immagine che hai di quello, non ha alcuna relazione con quello di cui sto parlando, lo stato naturale. Quindi la domanda se qualcuno è illuminato o meno, non m’interessa perché non esiste affatto l’illuminazione.

BASTA


Qual è l’esclamazione che viene pronunciata quando si è stanchi di un gioco, di una provocazione, di una recita, di una soap opera, di una farsa, di un sopruso?

 

“Non ho più voglia di giocare!”

“Sono stanco di fingere!”

“Non ho più voglia di recitare!”

“Sono stanco di questa tragicommedia!”

 

“Basta con tutta sta roba!”

 

Ma questo ‘Basta!’ non è il ‘basta!’ di Fantozzi, il ‘basta!’ dell’impiegato che è stanco delle pratiche burocratiche oppure il ‘basta!’ della casalinga che non vuole più lavare i piatti.

Questo grande ‘Basta!’ ha un altro valore; è profondo, autentico, istintivo, viscerale, incontenibile.

È il ‘Basta!’ di chi ha intravisto la trama del mondo, la trama delle proprie esperienze, la trama delle interazioni umane, la trama della propria vita, la trama del circo spirituale.

Questo ‘Basta!’ è estremamente raro.

In teoria può essere capito da molti, ma nei fatti risuona con pochissimi individui. La maggioranza ha paura di un tale impulso; lo reprimono, lo sminuiscono, lo ridicolizzano, lo ignorano… e fanno bene. Fanno bene perché questo ‘Basta!’ richiede delle palle d’acciaio, cioè tantissima forza interiore.

Non è il piccolo ‘basta!’ che spinge a passare dalla ricerca mondana alla ricerca spirituale; dalla ricerca del partner ideale alla ricerca del maestro ideale; dalla ricerca di un’esperienza ordinaria ad un’esperienza straordinaria.

Questo ‘Basta!’ è lapidale; è come una lapide sotto cui viene sotterrata ogni ricerca; è la tomba della ricerca mondana; è la tomba della ricerca spirituale; è la tomba dell’io; la tomba di ciò che hai creduto di essere.

Questo grande ‘Basta!’ non è la fine ma l’inizio.

È il primo passo verso il disincanto, verso la liberazione dal ridicolo personaggio con cui tutti tendono ad identificarsi, verso la dissoluzione di incubi e sofferenze inutili, verso la rottura di una serie di incantesimi mentali-sensoriali-sociali.

Questo ‘Basta!’ segna la transizione da coscienza incantata a coscienza disincantata (in via di Risveglio).

(ZeRo)

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MENTE VUOTA IN CORPO PIENO – COPERTINA


 

Ok, finalmente ho terminato la 2° trilogia.
Ora manca solo la copertina. Stavo pensando al Buddha che ride, ma sono indeciso sull’estetica…

Se avete qualche dritta fatevi pure avanti.

La questione estetica è l’unica situazione in cui accetto consigli da qualcun altro 😂

 

 

MONDO ALLUCINATORIO


 

Brano tratto da ‘Un corso in miracoli’ (Capitolo 20, la visione della santità).

Cosa succederebbe se riconoscessi che questo mondo è un’allucinazione?

Cosa accadrebbe se ti rendessi conto che coloro che sembrano camminare in esso, peccare, morire, attaccare, uccidere e distruggere se stessi, sono interamente irreali?

Potresti avere fede in quello che vedi se accettassi questo?

E lo vedresti?

Le allucinazioni scompaiono quando sono riconosciute per quello che sono.

QUESTA è LA GUARIGIONE E IL RIMEDIO.

Non credere in esse e se ne andranno.

E tutto quello che devi fare è riconoscere che tu hai fatto questo.

Una volta che accetterai questo semplice fatto e ti riprenderai il potere che avevi dato loro, ne sarai liberato.

Una cosa è certa: le allucinazioni servono a uno scopo, e quando questo scopo non è più perseguito, esse scompaiono.

Quindi la domanda non è mai se tu le desideri, ma sempre se vuoi lo scopo che esse servono.

Questo mondo sembra avere molti scopi, ognuno differente e con valori differenti.

Tuttavia essi sono tutti uguali.

RIPETO: NON VI SONO AFFATTO GRADI, SOLO UN’APPARENTE gerarchia di valori.

[…]

Le allucinazioni servono a soddisfare l’obbiettivo della pazzia.

Sono i mezzi coi quali il mondo esterno, proiettato dall’interno, si adatta al peccato e sembra testimoniarne la realtà.

È ancora vero che fuori non c’è nulla.

Ma sul nulla sono fatte tutte le proiezioni.

Perché è la proiezione che dà al nulla tutto il significato che sembra avere.

Quello che non ha significato non può essere percepito.

E il significato si rivolge sempre all’interno per trovare se stesso, e poi guarda fuori.

Ogni significato che dai al mondo esterno deve perciò riflettere l’immagine che hai visto dentro, o meglio, se hai veramente visto qualcosa o hai semplicemente giudicato contro qualcosa.

La visione è il mezzo con cui lo Spirito Santo trasforma i tuoi incubi in sogni felici, le tue selvagge allucinazioni che ti mostrano tutti i paurosi risultati dei peccati inventati, in immagini calme e rassicuranti con le quali Egli le sostituisce.

Queste dolci immagini e questi suoni vengono guardati felicemente e uditi con gioia.

Sono i suoi sostituti per tutte le immagini terrificanti e suoni urlanti che lo scopo dell’ego ha portato alla tua consapevolezza inorridita.

Essi ti allontanano dal peccato, ricordandoti che quello che ti spaventa non è la realtà, e che gli orrori che hai fatto possono essere corretti.

Quando avrai guardato quello che sembrava terrificante e lo avrai visto cambiare in immagini di amorevolezza e pace; quando avrai guardato scene di violenza e di morte e le avrai viste cambiare in quiete immagini di giardini sotto cieli aperti, con acque chiare e donatrici di vita che scorrono felicemente accanto ad essi in danzanti ruscelli che non si esauriscono mai, chi avrà bisogno di persuaderti ad accettare il dono della visione?

E dopo la visione, chi c’è che potrebbe rifiutare quello che deve venire dopo?

TANTO NON CAMBIA NIENTE… FORSE


Lettore: “Tanto non cambia niente chiamare questo mondo sogno.”

ZeRo: Sicuro?
So cosa vuoi dire con quel ‘non cambia niente’ – e in effetti ci può stare – ma dai precedenti messaggi intuisco anche l’atteggiamento con cui ti esprimi, l’atteggiamento di chi non ha colto il messaggio di fondo.
Mi vengono in mente quelli che frettolosamente annuiscono e dicono di aver compreso, mentre nei fatti vogliono solo lanciare la patata bollente. Non sono in grado di contemplare le implicazioni di quel messaggio. Se lo facessero si scotterebbero.
Ed è inevitabile scottarsi quando per tutta la vita ti hanno detto l’esatto contrario, che il mondo è un posto solido, reale, consistente… Ti hanno detto che non potrebbe mai essere un sogno.
Le tue certezze erano e sono tuttora fondate qua; decine di progetti da portare a termine; mille preoccupazioni, mille pensieri, mille convinzioni, mille aspettative.
Insomma hai scommesso proprio tutto!

E credi che uno così attaccato al mondo sia in grado di sostenere la patata bollente?
Credi che il suo intelletto possa contemplare l’insegnamento (mondo = sogno)?
Credi che il sistema nervoso dell’uomo comune possa reggere facilmente l’impatto?
Se lo credi si vede che non sai di cosa stai parlando.

Ma facciamo un esempio più banale, così mi segui facilmente.
Se ti chiami Luigi e d’ora in avanti ti fai chiamare Gianni, mi diresti ancora che tanto non cambia niente?
Prova ad andare dalla tua compagna, dal tuo datore di lavoro, dai tuoi amici e digli che ti chiami Gianni perché ‘tanto non cambia niente’.
Anzi fallo quando vieni fermato dalla polizia stradale: digli che tu ora ti chiami Gianni, anche se sulla patente c’è scritto Luigi… tanto non cambia niente.
Giusto?

La vedi ora la superficialità di certe risposte?
Lo vedi come l’intelletto, anche se è quello di un ricercatore spirituale, interpreta alcuni insegnamenti come un banale ‘gioco di parole spirituali’?

Quel ‘cambiamento’ – il mondo visto/percepito come sogno – quando è autentico diventa rivoluzionario, un totale capovolgimento di paradigma esistenziale. E questo capovolgimento, a differenza della sostituzione di un banale nome, va a travolgere il sistema cognitivo, emotivo e nervoso.
Non è un semplice etichettare diversamente il mondo, dargli il nome di sogno tanto per fare qualcosa di nuovo…
No, si tratta piuttosto di un ‘percepire direttamente’ il mondo come sogno.
Il realizzato lo percepisce davvero come un sogno!
Non lo chiama sogno per sentito dire.
È questo che la mente ordinaria non riesce a cogliere e non lo potrà mai capire intellettualmente.
E io non posso fare nulla per fartelo cogliere o capire. Quando sarai pronto a vedere chiaramente il sogno planetario lo vedrai e soprattutto lo percepirai come tale.

Prima di allora porta pure a termine tutti i tuoi ‘importanti’ progetti: cambia nome, cambia carta d’identità, cambia lavoro, cambia partner, cambia sesso, cambia città, cambia tradizione spirituale, cambia il mondo… fai quel che vuoi.
È tutto O.K.

NON CREDERE AI TUOI OCCHI


Con quali occhi credi di vedere il mondo, cioè il sogno diurno?
Con gli stessi occhi con cui guardi il sogno notturno!

È per questo che l’essere autorealizzato vi dice che gli occhi non possono vedere la Realtà. Gli occhi e il cervello vedono solo le illusioni, i contenuti del sogno diurno o notturno. In un certo senso sia il cervello che gli organi sensoriali servono solo a quello, a sognare giorno e notte, a vedere fantasie, a percepire tali fantasie e quindi a credere alle apparenze esterne. Sono degli strumenti strambi, volendo simpatici, che fanno vedere quel che non c’è e non fanno vedere quel che c’è.

Fanno vedere il sogno, l’apparenza (quel che appare e scompare, va e viene), ma non fanno vedere che rimane, quel che non va mai via, quel che c’è sempre.

ZeRo

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