L’introspettivo: chiuso nella sua malinconia


L’introspettivo (o sentimentale) ha solitamente difficoltà a riversare sugli altri l’affetto di cui può essere portatore.

Emotivo e scarsamente attivo, come l’instabile, il personaggio che stiamo esaminando è dominato dal sentimento del passato, quindi dai ricordi e dalla nostalgia che ne derivano. Di conseguenza la sua emotività non si disperde per mille strade ma si coagula intorno alle memorie, tristi o liete,  ed è sensibilizzata dai colpi che la vita gli ha inferto: nessuno è indenne dai colpi, s’intende, ma l’introspettivo non riuscirà mai a dimenticarli. E reagire gli è precluso dallo scarso quoziente ad agire…

L’introspettivo è perciò tendenzialmente affetto da malinconia cronica e spesso è facile allo scoraggiamento, con un gusto ineguagliato alla solitudine.

Scruta in se stesso, interessato sempre più al suo universo interiore; e man mano, forse perfino senza accorgersene, arriva al ripiegamento completo chiudendosi del tutto alla vita che scorre intorno a lui.
Questa perdita di contatto porta come conseguenza non solo il fatto che egli riesce a capire sempre meno e sempre peggio il modo di essere altrui, ma che scivola in un pessimismo invincibile. Non comprendendo il suo prossimo è portato ad attendersi il peggio, da esso e in generale dalla vita. Finisce col maturare la convinzione che tutto va male nel peggiore dei mondi possibile, come si potrebbe parafrasare la frase “Tutto va bene nel migliore dei mondi possibile” che Voltaire mise in bocca a Pangloss nel Candide facendo satira dell’ottimismo di Liebniz.
Diffida dunque di tutti e, se qualcuno gli fa veramente del male, può provare per lui un rancore profondo, che però non sarà certo causato da senso di malvagità o desiderio di vendetta. E’ infatti, a suo modo, capace di provare sentimenti positivi; se riesce a manifestarli può essere un compagno devoto e fedele, anche se in fondo nutrirà sempre un interesse predominante per la sua interiorità. La tenacia nelgi affetti fa sì che, se non trova il partner ideale, può rimanere per sempre legato alla madre, se uomo, o al padre, se donna.
Timido, remissivo, gentile, impressionabile, sensibile fino al punto che può essere ferito con facilità anche da chi non ne ha la minima intenzione, non sa tener testa a quanti possiedono una volontà più forte della sua; anche per questo evita di lasciarsi coinvolgere in discussioni su temi particolarmente impegnativi, dando l’impressione di non essere all’altezza della situazione anche quando in realtà lo sarebbe.
Qualche volta è -o appare – scontroso e questo dipende sempre dalla timidezza, dalla vulnerabilità, dall’insicurezza; in definitiva dalla scontentezza di sé. Maschera spesso la sua difficoltà nei rapporti col prossimo dietro un atteggiamento di “dignitoso riserbo”.

La sua tendenza alla misantropia lo induce a ridurre al minimo i contatti con il prossimo, il che non gli facilita certo un buon inserimento nel mondo del lavoro. Gli si addicono naturalmente meglio le occupazioni che non comportano l’esigenza di un qualsiasi contatto con il pubblico, mentre sono sconsigliate quelle che richiedono un impegno particolarmente forte e un’attività intensa.

Tipica di questo personaggio è l’indecisione; ogni volta che deve risolversi ad operare una scelta, abituato com’è ad auto-esaminarsi, a porsi delle domande, a sceverare i suoi stati d’animo, finisce con non risolversi a niente. E’ così che, molto spesso, le sue ambizioni non riescono a realizzarsi.

Si rifugia nel passato, sfuggendo al presente che non gli piace o che non comprende. E’ quindi l’individuo più attaccato alle proprie abitudini. Rifiuta le idee nuove, per principio o per paura. Evita ogni cambiamento. Conserva tutto quello che può ricordargli avvenimenti trascorsi (lettere, foto, documenti etc.) in ordine e non di rado perfetto. Fa anche, quasi sempre, delle collezioni. E’ il tipo dal quale sentirete dire spesso, da una certa età in poi: “Ai miei tempi le cose andavano ben diversamente” non precisando, perché sottinteso, che “ben diversamente” sta per “infinitamente meglio”.

E’ testardo spesso avaro. Ride poco, non ha il senso dell’umorismo. Ha anche scarso spirito pratico. Ma è onesto, affidabile, coscienzioso. In politica è in genere conservatore; ma è anche un idealista e spesso, di conseguenza, ha di che nutrire il suo pessimismo. Se la religione lo attrae tende a privilegiare la meditazione.

Un campo di possibili insuccessi e frustrazioni è quello sessuale: dovuto soprattutto alla difficoltà nei contatti umani, la timidezza, la sfiducia in se stesso, l’insicurezza, l’emotività.

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