Siamo tutti un po’ border… – 1° parte

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Tempo fa avevo fatto una ricerca sul termine borderline e sono fortunatamente incappato sul sito (http://blog.libero.it/fernandazanier/view.php?reset=1&id=fernandazanier) di una psicologa molto competente (Fernanda Zanier).

Premetto che la soluzione ideale per venire a capo di certe problematiche (non solo border…) sia:

1) AUTOCONTROLLO, centrare su se stessi la propria esistenza –> Centrare la propria forza su se stessi come possibilità di riuscita. Aver fiducia nelle proprie risorse personali, vedere i propri limiti come potenzialità ancora svelare. Convincersi che niente e nessuno potrà  farvi del male o soffrire se vi amate e vi accettate serenamente per quello che siete. Ristrutturare la visione della vostra vita presente, passata e futura.

2) CONSAPEVOLEZZA –> è la rabbia repressa che vi fa agire con impulso e aggressività….. davanti a situazioni nuove, incomprensibili dove ti puoi sentire a disagio… Quindi prima di reagire impulsivamente riflettete sulle conseguenze del vostro agire e rivalutate  profondamente la causa del vostro disagio.

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Detto ciò partiamo con l’analisi vera e propria….

A partire da questo post riporterò le caratteristiche salienti dei borderline. Nello specifico copierò alcune frasi significative tratte direttamente dal sito sopra menzionato. Il tutto verrà suddiviso in diverse sezioni:

INTRODUZIONE

1) DIPENDENZA

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2) GELOSIA, possessività, pensieri ossessivi, delirio amoroso/TRADIMENTO, coinvolgimento mutevole, frustrazioni,  TUTTO o NULLA senza gradazioni

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3) RIGIDITà MENTALE, relazionale + disregolazione/instabilità emotiva + PROIEZIONI

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4) ATTESA, ANGOSCIA ABBANDONICA, senso di insicurezza, timore di perdere l’altro

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5) DIMENSIONE TEMPORALE e CAMBIAMENTO

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6) CONFLITTI E CRISI DI RABBIA-DOLORE + MANIPOLAZIONE= far finta di: cambiare casa, cambiare indirizzo mail, etc…)

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7) SPAZIO comunicativo PERSONALE,  VALUTAZIONE LOGICA DEI VISSUTI ANSIOSI, Percezione delle emozioni e della distanza affettiva + GLISSARE su argomenti per ridurre ansia basale

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8) CONCLUSIONI

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INTRODUZIONE

> Una caratteristica comune è l’IPER-SENSIBILITA’ + enfatizzazione relazionale -> Forte componente emotiva + Caos interiore….

Il border dovrebbe entrare in relazione con la parte relazionale logica, utilizzando costruttivamente i conflitti, che lo  spazio comunicativo affettivo veicola.

-> nel dpb si passa dalla idealizzazione alla svalutazione. E viceversa, alternando i due stati o  passando alla chiusura delle relazioni.

È una costante nel border questo fissarsi su di una persona, investendola di intensi contenuti affettivi, spesso inapproppiati per il tipo di relazione.

[ ] IMPORTANTE INDICAZIONE

->  discutere- o contrapporsi- con le sue affermazioni o scelte, anche le più banali…
… se davvero lui ama quella persona o è veramente importante, allora la cura è segnata dai tentativi di relazionarsi e dai piccoli passi verso l’altro.
Per il Borderline, se ci tiene alla persona, non rimane altra scelta che affrontare la relazione, accettando la sua realtà interiore e soprattutto la realtà relazionale, creando per la prima volta in sé stesso i presupposti per poterla cambiare, senza manipolazioni, parlando direttamente con l’interlocutore. Divenendo in tal modo responsabile alla pari della relazione.N.B: se l’interlocutore non è affettivamente importante, il border se ne andrà abbandonando la relazione.

[ ] Espressioni tipiche di alcuni border:

Nessuno mi vede

Femmina ->“spesso mi sento o fusa insieme, o niente. e quindi non c’è spazio ( tra me e l’altro)oppure il baratro, maallora non c’è nemmeno relazione. a volte ho molta paura di questo coinvolgimento e blocco ogni manifestazione possibile, ogni sentimento, ogni reazione, perchè solo così posso proteggermi e proteggere anche l’altro da me stessa ( hai paura di me?).”
— emozioni tipiche –> rabbia,inadeguatezza,paura dell’abbandono…gelosia

Maschio -> “nn esiste la giusta distanza, anzi è un idea che mi repelle anche concettualmente… Esiste la fusione, che dà calore, emozioni, conferme e produce il senso di essere vivi, o l’abisso che produce la morte. E nn esistono mezze misure. Vivo o muoio.”

Neutro:

Ti amo, per questo ti devo odiare o comunque trovare dei difetti, nutrire dei sospetti di tradimento, alimentare la mia assurda gelosia, solo ed unicamente perché ti amo, o comunque tu conti per me, non sei uno qualunque.
... Mi devo difendere da te perché ti amo “

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1) DIPENDENZA


Spesso il B. è dipendente da altri/altro -> Importante è che la persona che accompagna il borderline lo lasci sempre riprovare, altrimenti le competenze relazionali non verranno mai aquisite, ma si aggraverà solo il suo senso di inefficienza… tuttavia è altrettanto favorire una valutazione autocritica degli stessi

La cura consiste principalmente nell’insegnarti a tamponare da sola le tue “ferite”, senza aspettarti sia qualcun’altro a doverlo fare al tuo posto.

Una personalità affettivamente immatura non regge in generale il confronto con la dura realtà della vita, fatta anche di giorni apparentemente mediocri, di fatica e di frustrazioni…
Infatti la loro interpretazione dei fatti e costellata da travisamenti sulla realtà, caratterizzata da facili entusiasmi, dove la vita diviene una specie di luna park, sino a quando l’ennesima delusione sentimentale o lavorativa li fa catapultare giù dalla giostra..
Per trovarsi il giorno dopo piagnucolanti, farsi prescrivere degli ansiolitici o peggio, antidepressivi, dei quali non avrebbero bisogno, ma essendo delle persone dipendenti devono attribuire la loro inettitudine ad una fragilità mentale. In realtà caratteriale.

… sarebbe sufficiente che queste persone imparassero l’umiltà nel porsi, uscendo dal gioco sociale dei consumi modaioli che li vuole o sfigati o vincenti, per imparare a rafforzare loro stessi basandosi sulla concretezza dell’insuccesso e dell’errore.

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2) GELOSIA, possessività, pensieri ossessivi, delirio amoroso/TRADIMENTO, coinvolgimento mutevole, frustrazioni,  TUTTO o NULLA senza gradazioni


la Gelosia invasiva, con un elevato sentimento di possessività, si manifesta nelle relazioni amorose come in quelle amicali, dove il totale coinvolgimento amicale del borderline si accompagna alla sua richiesta di una corrispondente dedizione da parte dell’amico…

… La dedizione, si manifesta con pensieri ossessivi verso la persona amata, il famoso chiodo fisso, solo che nel border è davvero fisso, al punto tale che l’ossessione viene spessa mal interpretata da lui stesso come amore incondizionato.

—-> “Sono follemente innamorato di quella persona” pensa..”Lo penso di continuo”…
Ossessionato dai contenuti immaginati in quella persona. Sottolineando immaginati, poiché su questo si basa il suo delirio amoroso.

L’ossessione amorosa tocca vari aspetti, prediligendone alcuni piuttosto che altri; se è prevalentemente sessuale, allora il desiderio sessuale nei confronti dell’altro sarà smisurato, se è intellettuale, la curiosità sarà finalizzata ad interiorizzare o fagocitare gli interessi del compagno, assumendo in se passioni non sue, appartenenti al mondo dell’altro.

Questo farà si che i suoi interessi mutino velocemente, essendo legati a grado di coinvolgimento rispetto alla relazione.

La gelosia ossessiva del borderline si accompagna alla falsa credenza che la dedizione amorosa totale sicuramente verrà premiata allo stesso modo. Per tale motivo il borderline all’inizio della relazione è sempre presente ai bisogni dell’altro. Inizia cosi il gioco delle corrispondenze.
Soppesando se quanto dato corrisponde a quanto sta ricevendo dal compagno.

Il gioco richiede che la posta aumenti di volta in volta, come le sue richieste e le sue lamentele.Inevitabilmente accadrà che l’altro non potrà essere sempre presente così come lui esigerebbe.

Nel momento in cui la corrispondenza non torna iniziano i sospetti e le fantasie svalutive dell’altro, alle quali si accompagnano le peggiori ipotesi di tradimento o malintenzioni.
Per una persona con dpb un’ ipotesi è altamente probabile sino a divenire certezza delirante, poiché non riesce a capacitarsi perché l’altro non gli restituisca le risposte che gli spettano.

Il delirio diviene nella sua mente realtà di tradimento tangibile.

La realtà relazionale si mescola ad ipotesi fantasiose, divenendo la sola ed unica realtà di riferimento. Allora una mancata risposta non è che un rifiuto e se c’è un rifiuto allora c’e un altro al suo posto, perché nella rigidità del suo pensare, la realtà del mondo ha senso solo in una totale corrispondenza amorosa o amicale.

La rabbia ed il rancore seguono. Iniziano le prime accuse, ripicche e ricatti affettivi.
La persona border entra in uno stato di perdita delirante, dove il puzzle immaginativo si scompone e ricompone continuamente, formando immagini aberranti sempre diverse dell’altro. Dolorosamente reali.

—> Basta un niente, un situazione frustrante e tutto ricomincia.

La regola della corrispondenza prevede il tutto o nulla, senza gradazioni; dove l’altro per esistere nella realtà della relazione deve confermare le sue regole e non deve sbagliare MAI.

Le regole servono a diminuire la sua ansia abbandonica, tramite appunto il controllo esasperato dell’altro.

Delirio amoroso e paura di essere abbandonati si equivalgono.
La dedizione richiesta al compagno è totale. Ma quando il compagno per un attimo guarda altro, per loro altro equivale sempre ad una disconferma affettiva, non essere amati e quindi se non amati sicuramente traditi.

Credo il delirio amoroso e la gelosia ossessiva accompagni ogni persona con dpb, dovute al suo desiderio di affidarsi con fiducia all’altro ed alla paura di farlo.

Le regole imposte all’altro ed il gioco delle corrispondenze sono potenti meccanismi di difesa psicologici, il cui scopo è permettere al borderline di tergiversare in eterno prima di porre se stesso nell’altro.
Affidarsi all’altro è ciò che desidera di più e la rabbia di non poterlo mai fare, con nessuno, tracima sempre nel reale delirio difensivo.

I borderline sono persone che per guarire necessitano di confronti relazionali.
Se tu sei per lei/lui importante, perchè rappresenti l’altra entità, quella traumatica, quella che lo ha fatto soffrire, e gli neghi il confronto, magari anche offendendolo od umiliandolo, non farai altro che ferirlo ancora ed ancora.
Cosa ti spetti poi da una persona ferita? Un qualsiasi animale ferito mostra i denti e ti morde se ti avvicini, lo stesso fa il borderline. Ti ritorna solo quello che gli hai dato, ma il rimando è sempre rivolto non a te ma all’entità traumatica, il fantasma con il quale il border lotta.
Che sia chiara questa cosa: è una persona profondamente ferita nella sua dignità e nei suoi bisogni primari.

… chiede continuamente di essere perdonato. Insaziabilmente, come se dovesse espiare chissà cosa. Confonde il perdono con l’essere amato.Amami perchè ho peccato..
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CONTUNUA CON LA SECONDA PARTE —>   QUI

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3 Risposte to “Siamo tutti un po’ border… – 1° parte”

  1. elia.tropeano Says:

    In un articolo ’origine delle malattie ’, ipotizzammo che gli esseri umani si differenziavano nel modo in cui elaboravano le informazioni che giungevano al cervello sotto forma di stimoli sensoriali. Tale diversità spiegava perché certe persone si ammalavano, e altre No. In sostanza, ritenevamo che si ammalassero quei soggetti che combinavano o dislocavano le informazioni negli emisferi cerebrali in modo anomalo. Nell’emisfero destro di molti pazienti, infatti, riscontrammo rappresentazioni, esperienze, immagini d’eventi passati contenenti errori submodali che una volta corretti provocano la scomparsa della malattia. In altri soggetti, sempre normalmente organizzati, alcuni ricordi si trovano in un’ubicazione sbagliata, al posto d’essere memorizzati nell’emisfero destro, erano stipati in quello sinistro. In questi casi, una volta inviati i ricordi nella giusta destinazione, cioè in memoria, la sintomatologia svaniva. Avevamo anche scoperto che alcuni soggetti presentano stadi atipici nella sequenza di alcuni programmi comportamentali, che una volta regolati, producevano la remissione della sintomatologia. Tuttavia, i nostri procedimenti non funzionavano su tutti i soggetti, ci riservammo, perciò, d’aggiungere nuove elementi e approfondire l’argomento. Concentrammo la nostra attenzione sui ricordi ubicati in maniera sbagliata, quelli posteggiati nell’emisfero sinistro del cervello che accumulandosi sulla porta d’ingresso della memoria ostacolavano il flusso delle informazioni verso l’emisfero destro. Ipotizzammo che questa tipologia di ricordi non entrava in memoria per l’elevata dimensione delle immagini. Infatti, dopo aver effettuata la compressione, le rappresentazioni, fino allora localizzate nell’emisfero sinistro, entravano celermente in memoria e non provocavano più problemi psichici o somatici. Tuttavia, in certi pazienti, nonostante lo schiacciamento, le immagini non entravano nell’emisfero destro. Pensammo che queste non fossero compatibili con la memoria, però, da una attenta valutazioni non sempre riscontrammo elementi di inconciliabilità tale da giustificare un mancato invio. A quel punto, pur condividendo l’esistenza di immagini o esperienze incompatibili, errori submodali ecc., sostenemmo che alcune aree mnemoniche fossero talmente colme di informazioni da non consentire l’ingresso di altro materiale. Da uno studio che avevamo condotto sui sogni (ricordare i sogni) rilevammo che la memoria stipava le informazione in una sorte d’archivio che presentava somiglianze con le ‘classe d’insiemi’, delle specie di cartelle suddivise in scomparti a differente contenuto, ma interconnesse per influenzarsi reciprocamente. Quindi, alcune cartelle potevano riempirsi e influenzare negativamente le altre ad esse collegate.
    Elementi di contenuto
    Una ragazza di 24 anni si presentò volontaria per una dimostrazione. Chiedemmo chi o che cosa le provocasse il disturbo che lamentava (sensi di vuoto e smarrimento); doveva solo pensare alla risposta, senza riferirla. Spostò gli occhi in alto a sinistra (un’immagine ricordata archiviata nell’emisfero destro). Domandammo se fosse consapevole dell’immagine, rispose di No. Dopo un po’ ci accorgemmo che dilatava le pupille ed entrava in uno stato di trance. A quel punto, facemmo una breve investigazione ipnotica, salvaguardando la privacy della giovane, ed emerse che una parte di lei aveva celata l’immagine per non farla arrivare alla coscienza. Ci complimentammo con il suo cervello, o meglio con la sua parte, facendo presente, però, che la rappresentazione provocava sensi di vuoto e smarrimento improvvisi. Suggerimmo, allora, che sarebbe stata una buona idea prendere quella immagine e metterla in un altro posto, ove non avrebbe provocato effetti collaterali. Dopo un cenno d’assenso, la ragazza si svegliò serena e soddisfatta. Nei giorni successivi ci fece sapere che il suo problema era svanito.
    Un conoscente, interessato alle nostre ricerche, chiese se potevamo fargli dimenticare una donna, in quanto si sentiva geloso e depresso, lo invitammo, allora, a pensare al problema. Spostò gli occhi a livello e a sinistra (Ar), suoni o parole ricordate, tenendoli per qualche tempo, poi li abbassò sinistra (Ad), dialogo interno, e infine, sempre in basso, ma a destra (C ), accesso alle sensazioni corporee, una strategia comportamentale: Ar — Ad — C, in termini di nero-programmazione
    A — B— E.
    A quel punto esponemmo il nostro modello: “ Hai appena ricordando l’ultimo dialogo avuto con la donna (Ar), situato nell’emisfero destro, adesso non dobbiamo fare altro che inviarlo in quello sinistro, dove sarà elaborato e corretto. Per farlo occorrono dei veicoli. Proviamo quelli analogici che normalmente trasferiscono le informazioni dall’emisfero sinistro a quello destro, ma usiamoli ugualmente.
    – “ Cambia, mentalmente, il tono di voce della discussione che hai avuto, mantenendo gli occhi a livello e a destra!” … “ Il veicolo non ha portato l’informazione all’elaborazione, infatti la strategia non si è modificata perché ruoti gli occhi sempre nelle stesse posizioni”.
    – “ Cambia il volume della voce!” … “ Nemmeno questo ha veicolato l’informazione”.
    – “Accelera il ritmo del dialogo e poi pensa all’esperienza problematica!” (comincia a spostare gli occhi a livello a destra e poi a sinistra, e riprende a spostarli i quelle direzioni):
    Spiegammo che il programma era arrivato nell’emisfero sinistro, ma che si trovava anche in quello destro, quindi, potevamo ancora salvarlo, ma dopo un accenno di dissenso proseguimmo nell’operazione di trasferimento.
    – “ Prova a ripetere il dialogo avuto con la donna alla rovescia, dalla fine all’inizio!”.
    Dopo qualche sforzo ci riuscì (dovette immaginare una lavagna ove era riportato il dialogo e leggerlo al contrario). Terminata l’operazione lo invitammo a pensare al problema, ma non arrivò ad accedere alla vecchia strategia, la quale si era trasformata in Ar — Vr / Vc — C, in termini di neuro-programmazione:
    A — A — B — E.
    Rimase sorpreso perché nonostante gli sforzi non riusciva ad avere accesso all’esperienza che fino a poco prima lo faceva soffire. Successivamente, incontrò la donna, le parlò e non avvertì alcun disagio, anzi l’incontro gli fece piacere.
    Si possono trasferire le informazioni dall’emisfero destro a quello sinistro per farle elaborare e correggere, ma il passaggio inverso può provocare una leggera amnesia, soprattutto se veicolate in modo discontinuo. Nei sogni, una parte delle informazioni provenienti dall’emisfero sinistro arriva al destro mediante una veicolazione digitale, giusto per evitare che restino in memoria.
    Elementi di programmazione
    Vc = immagini costruite nell’emisfero dominante (occhi rivolti in alto a destra);
    Vr = immagini ricordate, localizzate nell’emisfero destro (occhi rivolti in alto a sinistra);
    Ac = suoni o parole costruite nell’emisfero dominante (occhi a livello diretti a destra);
    Ar = suoni e parole eidetiche o ricordate, localizzate nell’emisfero destro (occhi a livello diretti a sinistra;
    Ad = dialogo interno, funzione dell’emisfero sinistro (occhi rivolti in basso a sinistra);
    C = accesso alle sensazioni, probabilmente, funzione di entrambe gli emisferi (occhi rivolti in basso e a destra).
    Lo schema è valido per chi usa di preferenza la mano destra. Per i mancini i segnali visivi d’accesso sono invertiti.
    L’accesso alle immagini visive può essere rilevato anche dallo sguardo immobile e fuori fuoco: si tratta di immagini molto vivide perché sono coinvolti contemporaneamente entrambe gli emisferi cerebrali, infatti, mentre le rappresentazioni sono estratte dalla memoria, l’emisfero sinistro le costruisce fedele alle originali.
    I movimenti oculari che la gente compie quando pensa ed elabora nuove informazioni costituiscono un indice di notevole esattezza della specifica attività neurologica sensoriale e consentono di conoscere con precisione i sistemi rappresentazionali delle informazioni e gli emisferi cerebrali operanti nell’elaborazione e localizzazione dei dati ai quali ha accesso in un determinato momento.
    L’occhio è scisso, nel senso che ciascun dei due occhi è connesso per metà con uno degli emisferi, e per metà con l’altro.
    Se chiedessimo a qualcuno: “Che aspetto avrai fra dieci anni?”. Per rispondere alla domanda, la persona dovrà costruire l’immagine di sé di dieci anni più vecchio, dovrà elaborare una rappresentazione nuova a livello dell’emisfero sinistro (il nostro processore), quindi, sposterà gli occhi in alto e a destra. Se invece chiedessimo: “ Ti ricordi il viso del tuo migliore amico?”. Dovrà semplicemente estrarre l’immagine dalla memoria, localizzata nell’emisfero destro, pertanto sposterà gli occhi in alto e a sinistra.
    Secondo la programmazione neurolinguistica, le immagini ricordate riscontrate nell’emisfero sinistro non sono che altro ricordi di immagini costruite, uno dei punti in cui non siamo d’accordo. In neuro-programmazione digitale riteniamo che esse si trovino in una dislocazione anomala, che non sono state inviate in memoria per i motivi sopra descritti o per aver avviato un percorso inverso, dalla memoria alla elaborazione, dall’emisfero destro a quello sinistro, comunque un rigetto della rappresentazione.
    Eleganza del modello
    A = utilizzo dell’emisfero destro;
    B = utilizzo dell’emisfero sinistro;
    E = utilizzo di entrambe gli emisferi.
    Una strategia, ad esempio: Ad — Vr / Vc — C in termini di neuro-programmazione si traduce in:
    B — E — E dove:
    B = Ad, E = Vc / Vr, B = C;
    oppure:
    B — A — B — E dove:
    B = Ad, A = Vr, B = Vc, C = E
    In sintesi, l’esperienza prima è elaborata nell’emisfero sinistro, poi passa in quello destro per la memorizazione ed il risultato (l’uscita) è rappresentato in entrambe gli emisferi.
    Esaminiamo la strategia comportamentale Ad — Vc — C, in termini di neuro-programmazione:
    B — B — E
    In altre parole l’esperienza elaborata nell’emisfero sinistro rimane nello stesso emisfero, ma con un diverso sistema rappresentazionale e l’effetto rappresentato in entrambe gli emisferi.
    Ritornando alla strategia Ad —Vc — C, per cambiare il primo stadio (Ad) in Ar, cioè traserire il primo stadio dall’emisfero sinistro a quello destro, basta invitare il soggetto a tenere gli occhi a livello a sinistra e ricordare le parole espresse nel dialogo interno, una traduzione di Ad in Ar: un passaggio da B verso A.
    Possiamo modificare altri stadi e ottenere nuove strategie e ampliare il numero di scelte comportamentali.

    Prima sperimentazione sulla compressione di alcune aree mnemoniche
    Avevamo appena terminato una dimostrazione circa l’applicazione della tecnica di zippamento della memoria. La donna, che si era sottoposta alla sperimentazione, terminato il procedimento, riferì che, ad un certo punto, aveva immaginato l’emisfero sinistro che si illuminava provocandole un senso di soddisfazione e rilassamento. Poi, desiderando che si illuminasse anche l’altro emisfero, così come avvenne, le sensazioni di benessere e ristoro si estesero ad altre parti del corpo.
    Ci ricordammo l’effetto TIME LINE, e le spiegammo, in sintesi, la struttura delle “linee del tempo”. Passati due giorni dalla sperimentazione, la signora raccontò che voleva risolvere un problema. Immaginava di trovarsi immersa in una enorme nuvola bianca, ad un certo punto la nuvola si era assottigliata fino a diventare un puntino e improvvisamente il disturbo che accusava era svanito. Replicammo che, probabilmente, il processo di compressione, al fine dell’ampliamento della memoria, si era automatizzato, pertanto non aveva più bisogno dei nostri interventi.
    Non utilizzammo l’ipnosi per fare la compressione, ma, con noi, le persone si addormentano facilmente, allora diamo istruzioni di compressione, svuotamento, eliminazione di contenuto superfluo o solo della componente emotiva.
    Conclusioni
    Non siamo terapeuti, ma solo ricercatori interessati a scoprire l’origine delle malattie. Ci distinguiamo dai medici, operatori del benessere ecc. perché studiamo le persone che godono di buona salute sia fisica che mentale, la gente che ha la soluzione. Ci interessa scoprire in che modo questi soggetti elaborano pensieri e informazioni nei propri emisferi cerebrali. Ci interessa capire le modalità con cui stipano esperienze e rappresentazioni nella propria memoria, il sistema di archiviazione e l’elaborazione interna dei dati. Pertanto, non facciamo altro che insegnare ai singoli le modalità di programmazione degli individui sani.

    Il nostro sistema memoria
    Attualmente riteniamo la memoria sia un sistema complesso, con due porte d’ingresso; una localizzata a livello dell’emisfero sinistro e una a livello dell’emisfero destro.
    La prima, quella situata nell’emisfero sinistro funge da sistema di filtraggio, pertanto, distorce, cancella e generalizza l’informazione, in modo da non far superare i sette più o meno pezzi d’informazione d’accesso alla memoria (infatti, di un esperienza, spesso ricordiamo solo un’immagine fissa, senza nemmeno il sonoro, tuttavia rappresentativa di un’esperienza lunga e significativa). La porta d’ingresso a livello dell’emisfero destro e molto più ampia, permette l’ingresso a più di venti pezzi di informazione contemporaneamente, e non possiede un vero e proprio sistema di filtraggio, solo filtri collegati a vincoli neuro/genetici.
    Ovviamente, le informazioni provenienti dalla porta, a livello dell’emisfero sinistro, avranno una specifica destinazione, diversa da quelle provenienti dal secondo ingresso.
    L’uscita è rappresentato dal nostro comportamento. In programmazione neurolinguistica anche l’atto di ammalarsi rappresenta un comportamento non solo, ad esempio, l’atto di sciare, passeggiare ecc.. Anche il linguaggio è un comportamento, un comportamento retto da regole, anzi le regole che controllano il linguaggio sono le stesse che controllano certi comportamenti. L’unica distinzione è rappresentata da micro e macro comportamenti, ad esempio i movimenti di scansione oculare, il battito delle ciglia, sono micro comportamenti, regolati da sistemi neurologici automatizzati.
    Tuttavia, nella pratica quotidiana, la porta d’ingresso bloccata nell’emisfero sinistro, conduce ad un flusso misto di informazioni, a diverso livello logico e di contenuto, dalla rimanente porta rimasta libera, ma non conosciamo ancora le modalità di smistamento.

  2. Zewale Rovesta Says:

    CHE DIRE….
    GRAZIE ANCORA ELIA PER AVERCI ILLUSTRATO ALCUNI IMPORTANTI ASPETTI DELLA TUA RICERCA 🙂

    Ps.
    Ho testato su me stesso alcune procedure e posso confermare che funzionano alla grande !


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