Siamo tutti un po’ border… – 2° parte

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. FONTE  –> (http://blog.libero.it/fernandazanier/view.php?reset=1&id=fernandazanier)

3)  RIGIDITà MENTALE, relazionale + disregolazione/instabilità emotiva + PROIEZIONI

-> Amare e odiare è l’aspetto prevalente nella relazione…ma esiste anche amare oppure odiare, che lo porta ad essere selettivo in modo estremo, chiudendo le relazioni sulle quali dovrebbe investire del tempo
–> Le sue opinioni sugli altri  diventano certezze assolute, indiscutibili e rigide; basate sul suo bisogno di darsi delle ragioni che giustifichino le sue difese, che sulla realtà relazionale. Essere assoluto ed estremo nei pensieri, è un modo per difendersi  dall’incertezza che l’incontro con l’altro comporta.
-> non c’è un riferimento sicuro in sé stesso che permetta all’altro anche di sbagliare, un approdo al quale fare riferimento nel caos; e le certezze ricercate nell’altro sono sempre deludenti.
-> mantiene la  rigidità tramite regole, e lo fa per arginare sia le sue oscillazioni affettive che il senso di vuoto che si frappone tra queste. Gli estremi lo fanno sentire al sicuro. Non c’è spazio all’incertezza negli estremi, inframezzati dal temibile senso di vuoto che intercorre tra l’uno e l’altro. Un vuoto esitenziale accompagnato da sentimenti di  non valere nulla, e di essere socialmente trasparente
-> È la sua rigidità mentale a far si che  gli elementi dissonanti dell’altro lo mettano in crisi. –> ad ogni avvicinamento affettivo segue subito dopo un allontanamento; automotivato da sospetti, gelosia ossessiva e malintesi, che rientrano nel suo modo di porsi in relazione.
-> Da una parte una disregolazione biologica emozionale – autoindotta da eventi relazionali traumatici – che lo porta ad oscillazioni affettive; dall’altra il bisogno di darsi degli argini di contenimento, tramite le estremizzazioni
-> Un frase banale per loro significa svalutazione di loro  stessi ed assenza; significa non avere alcuna parte nella vita dell’altro; per l’effetto valutativo “tutto o nulla”. Al compagno/a viene ri-chiesta una totale dedizione, ed allo stesso modo vi si dedicano totalmente. Una assenza- mancanza non compresa nell’amicizia o negli affetti significa tradimento, disinteresse e svalutazione di loro come persone.
-> La banalità e leggerezza che caratterizzano buona parte delle consuete relazioni umane non vengono tollerate, poiché il disintesse  è in grado di ferirle profondamente: la dedizione dovrebbe essere totale e continuativa.
-< Per tale motivo preferiscono le relazioni duali e non riescono a sostenere le relazioni amicali in gruppo. Se posti in un gruppo,  tenderanno a mainipolare il prescelto, di modo che l’ interesse si accentri su di lui e non sugli altri, criticandoli duramente e svalutandoli.
-> Lo stesso meccanismo che utilizza nella relazione duale. Ad una presunta ed immaginata svalutazione di sé da parte dell’altro, segue sempre la sua svalutazione e disprezzo, quale modo compensatorio.
-> Ma questo è anche un comune atteggiamento di difesa umano. Chi non ci vuole viene deprezzato. La differenza è che nella persona con un dpb il torto è sempre irreparabile, e niente potrà riportarlo alla relazione che lo ha ferito; nelle persone meno fragili, il riavvicinamento è possibile poiché in grado di perdonare.

-> proprio quando l’altro conferma il suo interesse, si innesca un rabbioso bisogno di riscatto dalle inevitabili delusioni passate; una richiesta di riconoscimento dei suoi bisogni  affettivi,  che verrà fatto pesare all’altro tramite le proiezioni.

Il primo passo da fare è capire che ci si può relazionare senza proiettare sull’altro – chiunque esso sia – le proprie emozioni e sentimenti…
Cioè bisogna Evitare di eliminare le nostre parti cattive attribuendole all’altro (maldicenze, vedere difetti, cattiveria, crudeltà, disonestà…).
Evitare di Proiettare le parti negative o positive di sé negli altri

Se prevale una proiezione negativa si crea con l’altro un legame persecutorio che non riesce a sciogliersi, se prevale la proiezione di parti buone si avrà l’idealizzazione, di cui l’innamoramento è l’esempio migliore.

le proiezioni vanno assolutamente lasciate per quello che sono, utili alla conoscenza di sé e dell’altro; mentre sarebbe utile  entrare cognitivamente nella scissione emozionale, osservandone  i mutamenti, e  ricordando le parti fastidiose dell’altro/a,  integrandole.
Le parti negative non escludono quelle positive, anzi, permettono loro di esistere in equilibrio dinamico:  come l’ Yin e yang, come il sole e la luna appunto.

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4) ATTESA, ANGOSCIA ABBANDONICA, senso di insicurezza, timore di perdere l’altro

Attendere fiduciosamente che l’altro compia le sue scelte diviene impossibile.
Il border non riesce ad aspettare, il vuoto o l’attesa che lo separa dall’altro è sempre colmo di angoscia, al punto tale da doverlo colmare non dall’amore esperito ma dal dubbio e sospetto, (trattare male l’altro..) sperando in tal modo di far calare l’angoscia, entrando in tal modo in uno stato di collera e rabbia che lo rende apparentemente meno vulnerabile al suo profondo sentimento di angoscia e di vuoto affettivo.
….
Credo l’angoscia rappresenti proprio un vuoto affettivo, generatore di intensissime angoscie abbandoniche.A questo punto il conflitto si dipana e l’altro, l’amato diviene il contenitore di sospetti difetti accuse e ritorsioni, anche di vecchi torti.Poi subentra il senso di colpa per aver “sospettato o dubitato” la persona amata sino ad arrivare alla depressione per aver riperso l’altro.

Tutto questo si gioca in tempi non lunghi, ore o giorni.Quando l’angoscia cala, subentra il sospetto e la svalutazione a cui segue la rabbia per l’altro; quando la rabbia si attenua il borderline con le lacrime agli occhi raccoglie i cocci di se stesso e dell’altro…
La perdita è puramente simbolica, ma per lui assolutamente reale, con tutte le conseguenze emotive del caso. Questo è un aspetto molto importante da capire ed analizzare.
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Perché quando tende la mano all’altro e l’altro gli tende la sua, per paura di scottarsi la ritira restando nel dubbio svalutativo.
Una situazione paradossale, perché pur amando non può concedersi la “semplice debolezza” di amare. Alle persone che le amano consiglio di pazientare, di continuare a porgere la propria mano, senza essere giudicanti, perché si tratta solo di paura d’amare, con un grande desiderio di essere abbracciati e nel contempo essere contenitore dei bisogni dell’altro.

… che cos’è la paura dell’abbandono.
Molti crederanno sia una paura consapevole di perdere una persona alla quale si vuole bene. Non è così. Non è una paura consapevole, è semplicemente paura allo stato grezzo. Paura e basta.
Si concretizza quando il border riceve uno sguardo di disapprovazione, accigliato e silenzioso. Una risposta stizzosa o spazientita; anche il non essere guardato in faccia la richiama.

Abbandono è delusioneDelusione è frustrazione
Frustrazione è rabbia o depressione.
Eccoli qua, uno concatenato all’altro i dolorosi, tremendi sintomi del dpb.
Essere abbandonato, in balia della sua incapacità a contenere angoscia esistenziale.

Alla perdita segue il lutto, ma mai una elaborazione normale del lutto

… forse nel dpb il lutto a cui segue una qualsiasi perdita relazionale reale o presunta, non venga mai metabolizzato, rimanendo lutto a vita, sommandosi a precedenti perdite, e portando all’attivazione del nucleo primario, diverso per ogni border, caratterizzato da abbandoni, abusi, mal-accudimento solitudine.. ecc.
… La perdita eterna-mente incolmabile; il tradimento delle persone a lui più care, l’abuso come perdita di se e di fiducia

Il Borderline sente che la presunta perdita attiva malessere e dolore,( il raggelamento istantaneo delle sue emozioni) ma non sa bene perché accada. Semplicemente teme la perdita dell’oggetto, non perché davvero tema questo, ma perchè vorrebbe evitare di stare male; il dolore incompreso è angoscia di perdita, ma è anche perdita pregressa

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CONTINUA CON LA 3° PARTE —> QUI

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3 Risposte to “Siamo tutti un po’ border… – 2° parte”

  1. girolamo Says:

    L a gelosia ? marciume delle ossa.

  2. Ila Says:

    La terza parte non è raggiungibile 😦


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