PENSIERI DISTORTI

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RIPORTO IL 1° CAP. DEL MIO LIBRO “AGISCI ORA”

Eleviamo noi stessi attraverso i nostri pensieri. Cresciamo grazie alla nostra visione di noi stessi. Se vuoi migliorare la tua vita, devi prima migliorare la qualità dei tuoi pensieri su di essa e riguardo a te stesso.

(Orison Swett Marden)

I pensieri distorti sono quei pensieri che stravolgono la corretta visione della Realtà e solitamente ci fanno sentire nervosi, irritati, agitati, malinconici, depressi, arrabbiati, esaltati, violenti, angosciati, ansiosi o troppo stressati. Per riconoscere i vostri pensieri distorti leggete l’elenco riportato di seguito (compilato per la prima volta nel 1981 da M. Davis e Patrick Fanning nel loro libro Thoughts & Feeling: The Art of Cognitive Stress Intervention) e individuate quali distorsioni siete soliti ripetere:

FILTRARE GLI ASPETTI NEGATIVI

Estrarre i dettagli negativi e ingigantirli, trascurando tutti gli aspetti positivi di una situazione.

PENSARE IN MODO POLARIZZATO

Le cose sono bianche o nere, buone o cattive; si è perfetti o un disastro; le persone possono appartenere solo ad un gruppo (partito, clan, compagnia, estrazione sociale) o ad un altro; le informazioni sulla Realtà sono tutte vere o tutte illusorie; o è tutto materiale e tangibile o è tutto energetico, spirituale e intangibile; Dio è questo oppure quello; la verità è questa o quella. In pratica nel pensiero polarizzato non esistono vie di mezzo, soluzioni alternative, vie di scampo.

TENDERE A GENERALIZZARE

Si arriva ad una conclusione generale basandosi su un evento negativo o su una sola prova; se si verifica una volta qualcosa di negativo, ci si aspetta che accada di nuovo.

PENSARE AL PEGGIO

Aspettare la disgrazia; venire a conoscenza di un problema e cominciare a chiedersi: «E se…», «E se mi capita una disgrazia? E se questo dovesse capitare anche a me?».

PERSONALIZZARE

Credere che tutto quello che le persone fanno o dicono sia una reazione nei nostri confronti; paragonarsi agli altri, per stabilire chi è più intelligente, più bello e così via.

MANCANZA DI CONTROLLO

Sentirsi controllati dall’esterno e considerarsi senza speranza, vittime del destino; la mancanza di controllo interiore ci rende schiavi delle decisioni altrui e la nostra felicità diventa una vera e propria dipendenza dai fattori esterni.

LEGGERE IL PENSIERO

Immaginarsi di sapere che cosa provano le altre persone e conoscere i motivi del loro comportamento senza che queste ne parlino; credere di poter indovinare i sentimenti delle persone nei nostri confronti.

MANCANZA DI OGGETTIVITÀ

Sentirsi colmi di risentimento perché “si sa” che cosa è giusto, ma gli altri non sono d’accordo.

BIASIMO

Ritenere gli altri responsabili del proprio disagio oppure biasimare se stessi per qualsiasi problema o imprevisto.

DOVERI

Avere un elenco di regole ferree secondo cui tutti dovrebbero agire; le regole infrante dagli altri causano irritazione, quelle che s’infrangono da soli suscitano sensi di colpa.

RAGIONAMENTO EMOTIVO

Credere che quello che si sente sia automaticamente vero; se ci si sente stupidi e noiosi, allora si è veramente stupidi e noiosi.

AVERE UN’IDEA SBAGLIATA DEL CAMBIAMENTO

Aspettarsi che gli altri cambino se li s’induce a farlo o se si riesce a raggirarli; sentire l’esigenza di cambiare gli altri perché la propria speranza di felicità sembra dipendere dal loro cambiamento.

CATALOGAZIONE GLOBALE

Ritenere sufficienti una o due qualità negative per generalizzare e dare un giudizio globale negativo.

AVER RAGIONE

Dover dimostrare in continuazione che le proprie opinioni e azioni sono giuste; sbagliarsi è impensabile e si deve dimostrare di aver ragione a tutti i costi.

TRAVISARE LA RICOMPENSA

Aspettarsi che i sacrifici e le rinunce vengano ricompensati, come se qualcuno stesse tenendo il punteggio; sentirsi amareggiati quando la ricompensa non arriva.

Riflettete su questi tipi di pensieri distorti e cercate di trovare dei riscontri con ciò che dite, pensate o ascoltate quotidianamente. Successivamente fate un lavoro interiore e provate (da soli) a vedere com’è possibile ridimensionare certi modi di pensare. È un esercizio che richiede pazienza ed accettazione, il cui esito dipende completamente dall’autenticità del vostro intento. È una specie di primo test d’ingresso che trovate in questo libro.

Durante quest’auto-valutazione tenete conto delle seguenti indicazioni:

Il sintomo che maggiormente dovrebbe farvi sospettare di pensare in modo distorto è la presenza di emozioni negative, dolorose e aggressive.

I pensieri distorti vi fanno crogiolare in un costante stato di preoccupazione e di allerta; vi fanno sentire nervosi, depressi o costantemente arrabbiati (anche uno stato di conflitto continuo con gli amici e i familiari può farvi capire che il vostro modo di pensare è distorto).

Questi pensieri vi suscitano disgusto nei vostri confronti o nei confronti altrui.

Spesso le vostre spiacevoli conclusioni (sulla vita, sugli amici, sulla felicità, sulla società, sul lavoro, sulla religione, sulla spiritualità, sul passato o sul futuro) si basano su regole errate o su pensieri distorti!

DIVENTATE VERAMENTE LIBERI QUANDO VI LIBERATE DALLE VOSTRE PERCEZIONI DISTORTE!

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CIAK

AZIONE!

Prestate attenzione a quello che dite a voi stessi o agli altri. Notate anche quello che vi dicono gli altri. Chiedetevi:

Quali sono i pensieri distorti di queste persone?

Esaminate i pensieri distorti del vostro passato e confrontateli con i pensieri del presente.

Avete ancora qualche residuo delle vecchie distorsioni?

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In un mondo che corre

rallenta

In un mondo grossolano

sii sottile

In un mondo di parole

sii in silenzio

In un mondo rigido

sii flessibile

In un mondo confuso

sii in equilibrio

(Adriano Sbernini)

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2 Risposte to “PENSIERI DISTORTI”

  1. elia Says:

    I pensieri sono formati essenzialmente da suoni, immagini e sensazioni.
    Se un pensiero non è compatibile con la nostra memoria si posizionerà per un tempo indefinito a livello dell”emisfero sinistro (occhi rivolti in alto o a livello o in basso a destra). Per renderlo compatibile e farlo arrivare nella sua destinazione naturale, cioè in memoria, occorre ridurlo di dimensioni: rimpicciolire, ad esempio, l’elemento immagine, diminuire il volume dei suoni o ridurre l’intsità delle sensazioni.
    Una volta reso conciliabile il pensiero, gli occhi del soggetto sperimentale si dirigeranno in alto o a livello a sinistra.
    Tutto ciò è possibile con la distorsione del pensiero, quindi, la distorsione, non è un processo negativo, a dire il vero, i problemi nascono dal fatto che si distorce una volta e poi non lo si fa più.

  2. elia Says:

    Distorsioni di livello
    Nel breve commento riportato, ho commesso una distorsione di contenuto. infatti, la parola “distorsione” non indica un processo, ma un evento. Solo i verbi rappresentano processi, le nominalizzazzioni, invece, (nel mio caso “distorsione”) indicano eventi non ripetibili.
    Sarebbe stato più corretto esprimersi così: distorcere un pensiero non è un processo negativo. In queata ultima affermazione, al posto di utilizzare un sostantivo, ho usato un verbo “distorcere” (parola di processo).
    A complicare le cose però esiste il fatto che il vocabolo “processo” non è un processo, ma un evento, cioè una nominalizzazione; la stessa cosa per il termine negativo.
    Quindi, ad altri livelli, ad esempio quello verbale, un pensiero è distorto quando non è semanticamente ben formato. Comunque, esistono regole per la buona fomazione, ma più complesse da manovrare.


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