Riflessioni sulla non-dualità (3° parte)

Riflessioni sulla non-dualità (1° parte)

Riflessioni sulla non-dualità (2° parte) 

Non è necessario progredire né purificare alcunché ~ Longchenpa

Riconosci che lo stato della pura e totale presenza è una vasta dimensione senza centro né confini.
È dovunque uguale, non accetta né rifiuta alcunché.
Unisci la natura della mente e i suoi processi abituali in una condizione al di là del dualismo
Poiché i fenomeni, concepiti soggettivamente o sperimentati direttamente,
si presentano come ornamenti dello stato primordiale,
non accettarli né respingerli. […]
Gli oggetti presenti che appaiono spontaneamente
sono manifestazioni della pura esperienza. […]
Tutto ciò che esiste e appare
Si manifesta nello spazio della realtà non nata. […]
Riconosci che tutto ciò che si pensa o di cui ci si occupa
è la sostanza del principio d’ordine non nato. […]

Abìtuati al fatto che tutto quanto accettiamo o rifiutiamo e affermiamo o neghiamo con atteggiamento dualistico (piacere e disgusto, felicità e frustrazione, bello e brutto, paura e sicurezza, malattia e salute, nemici e amici, amore e odio, e così via) ha un unico sapore: in questo modo i giudizi si capovolgeranno. […]

Non creare il dualismo dallo stato unico.
Felicità e sofferenza sono un’unica cosa nella presenza pura e totale.
I Buddha e gli esseri sono la stessa cosa nella natura della mente.
I fenomeni e gli esseri, l’ambiente e chi ci vive, in realtà sono la stessa cosa.
Anche gli opposti vero e falso sono in realtà la stessa cosa.
Non aggrapparti alla felicità, non respingere la sofferenza.
In questo modo tutto si realizza. […]
La virtù e il suo opposto, l’accettazione e il rifiuto, il bello e il brutto, il grande e il piccolo
sono la stessa cosa nella presenza pura e totale […]
Non opporti a quel che fai
perché fare e non fare sono non nati.
Sapendo questo, tutto ciò che fai è la realtà non nata. […]
Anche i cinque oggetti del desiderio vanno intesi come pura e totale presenza.
I cinque oggetti del desiderio e dell’avversione sono anch’essi pura e totale presenza. […]
Tutto ciò che fai o ciò che appare,
lascialo nel suo stato naturale, senza premeditazione.
Questa è la vera libertà. […]
Il presente stato naturale della contemplazione
sorge dimorando nella spontaneità. […]
Non esiste alcuno stato che non sia questo vasto stato di presenza.
Esso è la dimora e la sede di tutto. […]
Qui non è necessario progredire gradualmente né purificare alcunché. […]
Ascolta! Poiché la natura della mente è spontaneamente perfetta,
io non insegno la perfezione e la non perfezione.
Non discriminare tra piacere e ansietà.
Sii libero dalla speranza del nirvana e dalla paura del samsara. […]

La meditazione è la chiarezza intrinseca che libera tutto ciò che sorge; il modo di vivere è un flusso dinamico e continuo; il risultato è la non dualità di speranza e paura. […]
Quando sorge la pura presenza priva di pregiudizi e di parzialità che non corregge le apparenze, resta nello stato della chiarezza e seguine il flusso continuo senza distrarti

Longchenpa 1308–1364, tratto da “La nave preziosa: guida al significato della pura e totale presenza, l’energia creativa dell’universo”

E’ Questo ~ Nathan Gill

E’ Questo. Questo è tutto quello che c’è – la vita che appare come una successione senza fine di immagini mutevoli, con nessuno scopo intrinseco oltre a questo stesso apparire. C’è semplicemente vita senza qualcuno che la viva.

Completamente senza motivo la vita è in gioco con il suo proprio immaginario, vagante di attenzione, partecipando ad un affascinante nascondino che sorge come un senso di separazione con una fondamentale urgenza di interezza. La vita cerca senza sosta, bramando sé stessa. La ricerca è irrequietezza. Questo gioco dell’esistenza mondana è intriso della tormentata nostalgia della vita per sé stessa, cercando e mai trovando all’interno delle immagini in cui cerca. Quello che viene cercato tutto il tempo è questo in cui la ricerca avviene.

Nel gioco della vita come umanità, il pensiero assume un’importanza esagerata come attenzione che gira senza sforzo in una miriade di aspirazioni e desideri, fortemente rinforzato dall’idea del cercare appagamento attraverso l’illuminazione. Leggere testi, fare domande, navigare in internet, andare a ritiri, guru, insegnanti, non-insegnanti, pratiche, non pratiche – alcuni o tutti questi sono possibili ma nessuno di essi è necessario dato che in realtà non c’è bisogno di scoprire, comprendere, lasciare andare o trascendere nulla. La vita è già, e il riconoscimento di sé stessa nella forma di illuminazione, liberazione, nirvana, etc è superfluo, solo un altro evento negli infiniti ora di apparizioni nel gioco della vita.

Non è possibile nient’altro che la configurazione della vita come sta apparendo ora. Tutto sta accadendo esattamente come è ‘destinato’ a fare. Se c’è separazione e ricerca, allora è così. Se c’è riconoscimento e riposo, allora è così.  Tutto ciò che è ora – per quanto ordinario o straordinario – è questo.

Nathan Gill

 Nathan Gill

 

L’ignoranza significa l’Io ~ D.T. Suzuki

Al principio […] la volontà vuole conoscere se stessa; allora si desta la coscienza riflessa e col destarsi di essa la volontà si divide. […] Il conflitto è inevitabile […]. Alla conoscenza si unisce fatalmente l’ignoranza […].
L’ignoranza prevale finché la volontà si lascia ingannare dalle sue stesse creazioni o dalla sua immagine, dalla coscienza riflessa nella quale chi conosce resta sempre distinto dal conosciuto. […] L’ignoranza presuppone sempre qualcosa di esterno e di sconosciuto. Questo principio esterno e sconosciuto generalmente viene chiamato Io o anima, mentre in realtà è la stessa volontà nello stato di ignoranza. È per questo che il Buddha nel punto in cui sperimentò l’illuminazione realizzò anche che un ātmān, una anima sostanziale come entità sconosciuta e inconoscibile, non esiste. […] L’ignoranza significa l’Io […].
Non ci si sbarazza dell’ignoranza con mezzi metafisici, bensì mediante la lotta condotta dalla volontà. Quando ciò si compie, siamo liberati anche dalla nozione di una entità-ego che è il prodotto o meglio la base dell’ignoranza, dalla quale dipende e sulla quale prospera. L’ego è l’angolo tenebroso in cui i raggi dell’intelletto non riescono a penetrare, è l’ultimo nascondiglio dell’ignoranza, che così si ripara tranquillamente dalla luce. […] In effetti, l’ignoranza e l’idea di ego sono la stessa cosa. Noi tendiamo a pensare che quando l’ignoranza viene scacciata e l’ego perde il suo potere su di noi, non abbiamo più nulla cui appoggiarci […]. Ma non è così: perché l’illuminazione non è un’idea negativa, che significhi semplicemente l’assenza dell’ignoranza. Ignoranza è la negazione di illuminazione, non il contrario. […] Quando l’ignoranza dominava suprema, l’ego era concepito come un’idea positiva, e la sua negazione era nichilista. Era perfettamente naturale che l’ignoranza sostenesse l’ego, dove aveva trovato la sua sede originale. Ma con la realizzazione […] l’ordine istituito dall’ignoranza viene sovvertito radicalmente.

Causa dell’ignoranza è la volontà di conoscenza: la volontà vuole conoscere e così si cade nel dualismo. Conoscente, conoscenza e il suo oggetto si separano. La volontà crea l’oggetto che diverrà la causa dell’ostruzione della mente, ostacolo alla sua libertà, anzi: la volontà è l’ostruzione stessa.
Il “voglio conoscermi” è già prodotto dell’ignoranza, che è causa del sorgere di quell’io che si mette in questione, che si tematizza, che si cerca, …
Sentirsi a proprio agio nell’ignoranza: questa è la tutela dell’io. L’io è rassicurante, è una certezza. Attraverso il reticolato degli io sono, io voglio, io desidero, io mi compiaccio, io preferisco, io ho piacere, … si vive immersi in quest’invisibile ignoranza. Una costruzione fatta di fantasmi, di illusione: un abbaglio, un’autoallucinazione. Mattoni su mattoni che celano quella spaziosità silente, vuota, libera, intessuta di puro abbandono, di cedevolezza, di disteso rilassamento, di equanimità. Ci si svuota dell’unica cosa che conosciamo, cui ci aggrappiamo (l’io): è un salto che non ti dice in che direzione andrai. La classica reazione è di sbigottimento, è di timore. Del resto non ci sarà direzione, ma solo… vuoto. È lo stato di libertà. Se hai paura, evidentemente è l’io a produrre questa condizione; se si vive all’insegna del timore, del controllo, dell’angoscia, dell’inquietudine, della preoccupazione, del sospetto, evidentemente è l’io a generare questi inquinanti. Se si guarda dunque al vuoto attraverso la lente dell’io, è del tutto ovvia la reazione. Ma dal vuoto cosa si vede? Assenza di turbamenti, quiete, semplicità, risoluzione, rasserenamento.

D.T. Suzuki 1869-1964, tratto da “Saggi sul Buddhismo Zen

Non c’è mai stata creazione ~ Poonja

Domanda: Può esserci una crescita nell’amore? Non sembra forse che l’amore diventi sempre più grande? Non può l’abbandono diventare sempre più profondo?

Poonja: L’amore è incommensurabile. L’amore è incommensurabile. Più scavi nell’amore e più vuoi amare. Più ti cali nella profondità dell’amore e più vuoi rimanerci. Non puoi più tornare in superficie.

Domanda: A volte dici che la devozione a Dio non può portare una persona alla libertà, perché Dio è una proiezione della mente umana. Una proiezione della mente non può portarci oltre la mente. E’ altrettanto per la devozione al guru? Può la devozione al guru condurci alla libertà?

Poonja: Ti risponderò spiegandoti chi è, e cosa fa il vero guru… Guru diversi insegnano cose differenti: alcuni danno istruzioni per principianti, altri hanno insegnamenti più avanzati. Alla fine, però, lo studente otterrà la laurea dall’ultimo insegnante, il “Sadguru” (guru finale). Il Sadguru è uno: non ci sono vari Sadguru. Il Sadguru è il solo a metterti in condizione di riconoscere il tuo Sé. Tutti gli altri insegnanti ti manderanno da qualcun altro. Il Sadguru ti darà la perfetta conoscenza e ti libererà immediatamente dal ciclo delle rinascite. Ti darà la consapevolezza diretta della verità suprema: “Tu non sei nato. L’universo non è mai stato creato”. Questo è il Sat definitivo, la verità ultima, la realtà ultima.

Domanda: Questo è un insegnamento molto elevato. Supponiamo che il discepolo, in tutta sincerità, non lo comprenda quando lo ascolta per la prima volta. Cosa prescriveresti ad una persona come questa?

Poonja: La prossima vita! Cos’è il samsara? Il continuo ciclo delle rinascite che porta al momento in cui viene compresa questa verità. Tutti devono tornare a casa. Se non oggi, domani… Alla fine ci si accorge che non ci sono mai state reincarnazioni. Si scopre che: “Io non mi sono mai trasferito da un corpo all’altro. Era solamente un concetto. Il tempo era un concetto. L’ignoranza non era altro che un concetto”. Alla fine, è questo che viene capito.
Il guru non può fartelo “capire”. Nessuno può fartelo “capire”. Ciò che devi fare, è “non capire”. Allora ti accadrà qualcosa.

Poonja

Poonja, estratto da “Dialoghi col maestro

La ricerca ~ Avasa

Come ricercatori spirituali stiamo cercando, perché c’è la sensazione che qualcosa manchi nell’esperienza del corpo/mente. È questo senso di mancanza che dà luogo alla ricerca, l’azione della ricerca non è in alcun modo personale. In essa non c’è alcun ricercatore in quanto tale, ma semplicemente l’azione di ricerca causata dalla sensazione di una mancanza di qualcosa. Non si riconosce ciò che è già presente e ciò che è trascurato è allora cercato, come se si trovasse altrove. Ciò che è presente è il nulla, che è la sorgente di tutte le cose, ma poiché la sua natura è priva di ogni descrizione, quando lo si cerca lo si fa come se fosse un qualcosa e quindi non lo si riconosce per ciò che veramente è. Il nulla, quando cercato come un qualcosa, viene ignorato anche se è sempre presente.

C’era un tempo per ognuno e ciascuno di noi in cui questa azione di ricerca non sorgeva perché non c’era alcun senso di mancanza. Il motivo per cui non c’era alcun senso di mancanza era perché c’era un riposare nell’Unità. Da bambini piccoli questo era vero di ciascuno di noi e fino a tale momento – prima che si affermasse nella mente l’idea che ci fosse un agente delle azioni eseguite tramite il corpo – quest’Uno era conosciuto in modo diretto. La ricerca è cominciata nel momento in cui questo senso di Unità andato perduto. Si è perso nell’istante in cui la mente è riuscita ad individuare un essere immaginario all’interno del corpo, responsabile di ciò che il corpo faceva e dei pensieri che apparivano in quanto mente. Prima della formulazione di questo concetto non c’era nessuna idea che qualcuno fosse presente come autore di ciò che stava accadendo. La creazione di questo personaggio immaginario all’interno della mente segna il momento della separazione all’interno di ciò che è essenzialmente un’Unica Coscienza ininterrotta.

Questo essere immaginario non è altro che questo, immaginazione. Quando l’Unità stessa ha perso di vista se stessa si è cominciato a creare un’identificazione con ciò che è presente e dato che il corpo/mente è presente in tutte le circostanze dell’esperienza umana è del tutto naturale che ci si identifichi con esso e si reclami di essere il corpo/mente. Ciò che sta compiendo quell’identificazione è la Coscienza impersonale stessa. Una volta che la realizzazione avviene e l’attenzione si riposa nel vedere l’Uno, allora la ricerca volge al termine.

Ci sono molti suggerimenti su come arrivare a questa realizzazione che è in realtà il nostro stato naturale, ma tutti essi sono destinati a fallire in quanto presumono fin dall’inizio che ci sia qualcosa a cui arrivare e un qualcuno a compiere quell’arrivare, quindi tali sforzi rafforzano proprio ciò che affermano di voler rimuovere, il senso di un “me” personale. Fintanto che il ‘me’ resta presente mentre cerca di rimuovere se stesso per raggiungere questa unicità onnipresente – che non può essere vista a causa dell’identificazione con il concetto del ‘me’ – questo concetto continuerà ad esistere e così anche l’azione di ricerca continuerà a sorgere. Il riconoscimento che ciò che è cercato è sempre presente e non riposa in un momento futuro mina alla base l’idea di un obiettivo o un percorso da compiere. L’attenzione allora inizia a passare sempre più tempo semplicemente nell’essere presente a ciò che è, invece di proiettarsi in un immaginario altro momento nel futuro.

In questo modo l’energia, che in precedenza era stata proiettata fuori, inizia a passare più tempo a riposare nel presente e quando tutta l’energia cessa di alimentare l’idea di un futuro o passato, allora tutto quello che rimane è l’eterna presenza, che è colta come ciò che era stato cercato tutto il tempo. Non c’è assolutamente nulla che possa essere fatto per realizzare tutto questo, esso giunge se o quando l’azione della coscienza sorge in tal modo. Smettere volontariamente di cercare è anch’esso inutile, in quanto anche tale azione avrebbe un’intenzione dietro di sè e quindi non potrebbe portare al riconoscimento di una presenza che è senza causa e non intenzionale.

Una volta però si è visto chiaramente che tutta la ricerca è semplicemente un’azione della coscienza – che si è identificata con l’idea di essere un qualcosa e si ignora dunque in quanto sempre presente nulla, e quindi non si riconosce in quanto tale – allora inizia la dis-identificazione con l’essere un ricercatore e si dissolve l’idea di un autore delle azioni. Ciò che si è cercato non è una cosa, non è un’esperienza di qualunque tipo, ma l’Uno che vede la comparsa e scomparsa di ogni e qualsiasi esperienza all’interno di se stesso. Quest’Uno è sempre presente al di fuori del gioco del tempo e osserva l’andirivieni delle cose nel tempo. Questo è quello che è stato cercato ed è ciò che si è. Quest’Uno solo si manifesta come tutte le forme e tutte le esperienze. Esso non può essere trovato attraverso la ricerca, dato che l’identificazione con l’azione presuppone che ci sia qualcosa da essere cercato e trovato, e che ci sia un qualcuno a fare la cerca, ed è proprio questo ciò che impedisce il vedere ciò che si è.

Ciò che rimane quando tutta l’energia proiettata nella ricerca finisce è questo nulla, che esisteva già prima della comparsa di ogni energia. Questo nulla è alla base di tutto ed è la risposta ricercata, da solo è in grado di riconoscere se stesso direttamente, non richiede alcun intermediario o mezzo o sforzo di qualunque tipo. L’Amore non ha bisogno di oggetto. L’Amore è ciò che non conosce alcun senso di dualità. Nessun senso di alterità. Quando l’Amore è vero di noi allora tutto è visto essere Uno e in questo riconoscimento la ricerca finisce.

Lascia andare ogni pretesa sul momento presente ~ Adyashanti

Cosa accadrebbe se tu abbandonassi ogni frammento e ogni desiderio di controllo, fino al più infinitesimo impulso a controllare qualsiasi cosa, ovunque, compreso tutto ciò che potrebbe accaderti in questo stesso istante? Immagina di poter rinunciare completamente e definitivamente al controllo, a qualsiasi livello. Se tu fossi in grado di rinunciarvi in modo totale e assoluto, saresti allora un essere spiritualmente libero.
Molti sostengono che quando togli via, scavando, fino all’ultimo strato della maschera emozionale umana, l’emozione primaria che mantiene gli esseri umani nella separazione è la paura. Non è quanto ho riscontrato personalmente. Ho constatato che il problema essenziale che costringe le persone a sperimentare se stesse come esseri separati è il desiderio e la volontà di controllo. La paura sorge quando credi di non aver alcun controllo.

Se lasci andare il controllo, non puoi evitare di essere affrancato e libero. È come quando ti lanci da un edificio, non puoi fare a meno di precipitare: la gravità ti trascina giù.

La realizzazione può dirsi compiuta solo grazie al rilascio cieco e imprevedibile del controllo. È naturale che a questo punto le persone mi chiedano: «E adesso, come lascio andare il controllo? Come si fa?». E io posso solo dire che questa stessa domanda è il tuo controllo. Il controllo sta cercando di fare il suo lavoro. Quando si chiede «come», si ha sempre a che fare col controllo. A volte avere un «come» può rivelarsi utile, ma in fin dei conti è sempre una forma di controllo. Non c’è nessun «come». Lascia andare, semplicemente.

Se ci stiamo veramente abbandonando alla nostra vera natura, le forme più lampanti di controllo non sono in funzione. Se stanno ancora operando, allora non ci stiamo adagiando sulla nostra vera natura. Se poi tentiamo ancora di controllare noi stessi e gli altri, torniamo indietro nel mondo dei sogni.

Lasciar andare presuppone sperimentare la morte del nostro io separato, e questa è una morte molto, molto profonda. Profondissima. Ovviamente, è una morte del tutto illusoria.

Lasciar andare ogni pretesa sul momento. Ogni volta che hai qualche pretesa su questo momento – che ti dia qualcosa o che tolga di mezzo qualcos’altro – vi è sofferenza. Il problema è che quando c’è una pretesa, ti sfugge completamente ciò che vi è adesso.
La mente ha paura di lasciar andare le proprie pretese, perché pensa che se molla la presa non otterrà ciò che vuole. Smettila di cercare d’essere una persona migliore, e sarai una persona migliore. Smettila di cercare di perdonare, e il perdono accadrà. Fermati e fa silenzio.

È come se cominciassi ad andare a caccia del gioiello che già possiedi in tasca.
Ciò che tu sei è l’unica cosa che non puoi ottenere. Ed è proprio questa la sua bellezza. Puoi soltanto smettere di mentire. L’ego è semplicemente un moto della mente, che cerca sempre di ottenere qualcosa – l’amore, oppure Dio, denaro, o un nuovo giocattolo. La mente pensa sempre che qualcosa sia sul punto di renderla felice.

Adyashanti

Adyashanti, tratto da “La danza del vuoto – Piena Realizzazione del Sé

Il Vero Te ~ Alan Watts

Se sei pronto a svegliarti, ti sveglierai e, se non sei pronto, tu continuerai a presumere di essere solo un povero uomo.

E, dato che siete qui, e avete intrapreso questo tipo di ricerca e state ascoltando questo tipo di letture, posso assumere che siete tutti sulla strada per il risveglio. Oppure stai stuzzicando te stesso con una qualche sorta di flirt verso il risveglio al quale non sei veramente dedito. Ma assumo che forse tu, anche non essendo dedito, sei sincero, che sei pronto a svegliarti. Quindi, quando sei sulla via del risveglio e stai scroprendo chi sei realmente, ciò che fai è ciò che l’intero universo sta facendo nel posto che tu chiami “QUI E ORA”.
Tu sei qualcosa che l’intero universo sta facendo come l’onda è qualcosa che l’intero oceano sta facendo. Il vero Te non è un pupazzo comandato dalla vita; il vero, più profondo Te, è l’intero universo.

Per cui, quando muori, non farai i conti con una non-esistenza eterna, perchè non è un’esperienza.
Tante persone hanno paura che quando muoiono, resteranno per sempre intrappolate in una stanza oscura e subiscono questo.
Ma una delle cose più interessanti in questo mondo; e questo è una specie di yoga, una via della realizzazione…prova e immagina come sarebbe andare a dormire e non svegliarsi più.
Pensa questo. I bambini pensano questo.
E’ una delle più grandi meraviglie della vita.
Come sarebbe andare a dormire e non svegliarsi più?
E se pensi abbastanza a questo qualcosa accadrà.
Scoprirai, fra le altre cose, che una nuova domanda nascerà in te:
Come è stato svegliarsi senza essere mai andati a dormire?
E’ ciò che è successo quando sei nato.
Vedi, non puoi avere un esperienza del nulla; la natura detesta il vacuo.

Per cui, una volta morto, l’unica cosa che può succedere è la stessa esperienza, o qualcosa di simile, di quando sei nato. In altre parole, noi tutti sappiamo molto bene che alcune persone muoiono e altre nascono; e loro sono tutti te, solamente che tu puoi sperimentare un’unica esperienza per volta.
Tutti sono Io, voi tutti sapete che siete voi, e dovunque esistano esseri attraverso tutte le galassie, questo non farebbe alcuna differenza, tu sei anche loro.
E quando loro diventano coscienti, anche tu lo diventi, lo sai molto bene; solo non devi ricordare il passato proprio come non pensi a come funziona la tua ghiandola tiroidea, o qualsiasi altra cosa nel tuo organismo; non hai bisogno di sapere come splende il sole.
Semplicemente lo fa, proprio come respiri.
Non sei realmente stupito di quanto tu sia meravigliosamente complesso e di come tu stia facendo tutto questo senza aver mai ricevuto nessuna educazione su come farlo?

Alan Watts 2

Alan Watts, estratto da “Does it do you, or do you do it”

 

La naturalezza dell’Essere ~ Yang Chu

A cosa serve l’esistenza umana?
Che gusto c’è in essa?
Si tratta di bellezza e di ricchezza?
Di musica e colori?
Giunge un tempo in cui bellezza e ricchezza non corrispondono più alle esigenze del cuore,
e in cui suoni e colori diventano causa di stanchezza per gli occhi e le orecchie.
Gli antichi sapevano che la vita giunge e svanisce senza preavviso.
Non negavano le loro inclinazioni naturali e non reprimevano le loro necessità corporali.
Non sentivano l’impulso di conquistare la fama.
Passeggiavano nella vita cogliendone i piaceri e gli impulsi.
Dato che la fama perde utilità dopo la morte,
si ponevano al di là di simili illusioni.
Titoli e lodi,
una vita lunga o breve,
alla fine erano concetti di ben poca importanza.

Yang Chu (IV secolo aC)

Tutto quello che esiste è Coscienza~ Nathan Gill

Se tutto quello che esiste è Coscienza, se esiste solo Coscienza, allora perché o per che cosa stai ancora cercando? Se esiste solo Coscienza allora proprio in questo momento tu lo sei e qualsiasi altra cosa che appare in essa lo è così come pure la consapevolezza, incluso il senso di un sé separato se è così che appari ora. Ogni senso personale del me o di colui che agisce deve essere Coscienza. Cos’altro potrebbe essere?

Se tutto quello che esiste è Coscienza allora perché non dovrebbero esserlo anche l’io, l’ego, il tempo, il pensiero, il senso di separazione? Una vita ordinaria, quotidiana non può essere meno Coscienza di ogni manifestazione di amore incondizionato, completezza, estasi, immobilità, silenzio. Esiste veramente qualcosa che ha bisogno di essere trasceso, trovato o lasciato andare?

Perché non vivere semplicemente in questa comprensione, senza più richiedere  che i cosiddetti segnali di  illuminazione debbano apparire?

Nathan Gill 2

Nathan Gill, tratto da Already Awake

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