STANZA DEI SOGNI

Un mio vecchio intervento all’interno di un gruppo sui sogni lucidi

Per una persona davvero “lucida”, incontrarsi all’angolo cottura (veglia) piuttosto che all’angolo soggiorno (sogno) è indifferente, egli riconosce di trovarsi nella medesima abitazione e soprattutto nella stesa stanza, quindi non gli fa né caldo né freddo incontrare qualcuno qua o là…
Fare un sogno condiviso con qualcuno che abita al polo sud o vive su Marte e bere un caffé al bar sono per lui (il lucido) la stessa cosa, un semplice incontro che di per sé non ha nulla di speciale, non è niente di ché… Sì, un posto sembra più carino dell’altro, la tappezzeria di un luogo si differenzia dall’altro come un bar da una chiesa… però in fondo si tratta di una banale passeggiata, come quando vi spostate da una parte all’altra della vostra casa: non è che vi meravigliate di quello spostamento o di vedere le medesime persone in un altro luogo.

Per una persona non pienamente lucida, cioè chi non ha realizzato davvero che sogno e realtà non sono due stanze separate, l’incontro collettivo nell’angolo cottura è un’occasione speciale, non una semplice camminata (come la considera il lucido) ma un “viaggio straordinario” .Al momento della creazione di questo gruppo non ero eccessivamente lucido e – spinto dall’onda di dottrine spirituali – credevo che realizzare un incontro del genere rappresentasse un passo “evolutivo” importante. Poi, in un modo o nell’altro ho realizzato che la mia visione era parziale, troppo riduttiva. Questo non vuol dire che l’intento iniziale fosse una sciocchezza, ma significa che mancava una cornice ben definita, il quadro non era completo. Questa mia illustrazione aggiunge una cornice che potrebbe rendere più afferrabile lo spostamento collettivo dall’angolo cottura all’angolo soggiorno.
Ribadisco che per me incontrare parenti-amici-sconosciuti qui o là è la stessa cosa. Tuttavia, a scanso di equivoci o polemiche, sottolineo che questa è solo la mia personale opinione. In pratica questo incontro onirico o sogno condiviso non è più così significativo come lo era tempo fa.
Non mi aspetto che tutti la pensino come me, anzi… il mio scopo è offrire uno spunto peculiare a chi si trova in sintonia con questa rappresentazione.
Non è un modello di verità assoluta, solo uno strumento che può servire ad alcuni di voi e non servire ad altri. Ad ognuno il suo.-p.s.

la prossima volta che attraversate una porta fate come se steste transitando da una realtà all’altra , dal mondo dei sogni a quello della veglia.
Questo esercizio viene di solito consigliato per acquisire gradi di
consapevolezza in più e per mantenere una presenza lucida durante i sottili spostamenti diurni/notturni della coscienza
p.s.1
Gli spostamenti dell’attenzione avvengono spesso senza lucidità\consapevolezza. Chiamiamo per comodità 1° attenzione quella diurna (quella con cui state leggendo queste parole) e 2°attenzione quella notturna. Di solito la 1° attenzione è quella più familiare, quella a cui viene data maggior rilievo nel mondo di tutti i giorni. La 2°attenzione è invece quella meno sviluppata, quasi assente in alcuni casi. Quando si vivono certe esperienze (tipo quelle oniriche) si verifica essenzialmente un passaggio dalla 1° alla 2° attenzione. Dopo questa esperienza l’attenzione ritorna spontaneamente (senza che ce accorgiamo) al punto precedente. Alcuni mantengono regolarmente una buona dose di consapevolezza durante questi shifts, quindi ricordano facilmente entrambe le esperienze (ordinarie e le cosiddette straordinarie). Altri invece non si rendono conto di nulla… È come se cadessero preda del torpore. Lo scopo di numerose pratiche è quello di rimediare a questo torpore, instaurando un ponte stabile tra la 1° e la 2° attenzione. Un momento sfruttato da molte tradizioni allo scopo di gettare questo ponte è nel bel mezzo dei famosi stati alterati di coscienza, fenomeni comuni a tutti ma quasi mai riconosciuti come tali. Altri momenti ideali sono le classiche sessioni di meditazione: chi riesce a meditare “seriamente” si accorge degli spostamenti sottilissimi della propria attenzione. Questo della corretta pratica meditativa è un metodo utile anche per molte altri scopi che qui non ci interessano. Un espediente alla portata di tutti consiste nel prestare attenzione a spostamenti più banali, come il malumore, il buonumore, l’ebrezza, l’infatuazione, l’eccitazione. DI solito lo stato di coscienza cambia con niente da un moto di gioia ad moto di collera e durante questi passaggi non vi è alcuna traccia di lucidità. Allo stesso modo passate dalla veglia ai sogni senza rendervene conto. Dato che alla fin fine si tratta della medesima consapevolezza, cominciate a riconoscere i piccoli sogni diurni dentro cui cadete ogni giorno. Ogni qualvolta che vi fate delle seghe mentali (sognate ad occhi aperte, fantasticate, desiderate chissà cosa, visualizzate qualcosa di attraente) siete inconsapevolmente caduti in un mini-sogno che dura qualche minuti (o anche alcune ore). Dopo la fantasia la vostra attenzione ritorna dov’era prima, si muove da sola. Ogni giorno è come se vi spostaste -senza rendervene conto- da un mondo parallelo all’altro. E tutto nell’arco di millesimi di secondo.. Come esercizio propedeutico provate ad uscire deliberatamente da una fantasia (mini-sogno), createne una voi e poi uscitene (tornate coi piedi per terra, portate l’attenzione ad un oggetto fisico). Fate questi spostamenti più e più volte così da solidificare il ponte (lucidità) tra un’esperienza e l’altra, tra un mini-sogno e l’altro, tra una veglia e una dormitina. Ah già, alcuni saggi quando dicono che la gente è sonnambula lo dicono perché passa tutte le giornate passando da un mini-sogno (fantasia erotica, desiderio carnale, gioco virtuale) all’altro, senza interruzione (lucidità). In tal senso sognano sempre, ma non se ne accorgono mai. Figurarsi se si accorgono dei mutamenti più sottili…
p.s.2
ultimo appunto in merito all’illustrazione iniziale.
Spostarsi dalla cucina al soggiorno può significare anche passare dall’inferno al paradiso, dal samsara al nirvana, dal piano terrestre al piano astrale, dall’aldiquà all’aldilà.
Niente di eccezionale come viene dipinto da molte religioni.
Alcune scuole (mahamudra, dzogchen, advaita-vedanta o non-dualità, etc.) vanno al nocciolo con espressioni difficili da afferrare per una mente non abbastanza matura, frasi come “il dolore è piacere e il piacere è dolore”, “come in alto cosi in basso”, “il sogno è la realtà e la realtà è il sogno”, “la forma è vuoto, il vuoto è forma… “il nirvana è il samsara e il samsara è il nirvana”… in altre parole dicono che “un’esperienza vale l’altra” ma lo dicono non in senso semplicistico… loro intendono che la differenza di fondo è inesistente, è immaginaria, frutto di un’immaginazione molto fervida come quella umana. I saggi vedono soltanto identità, percepiscono unità ovunque, in qualunque esperienza, su qualunque piano esistenziale. Sanno che le distinzioni sono solo un gioco della coscienza universale. Ma non lo sanno a livello intellettuale, lo sperimentano in profondità.

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