Il silenzio è un passaggio fra i mondi – Carlos Castaneda

«Una volta raggiunto il silenzio interiore, tutto diventa possibile.» (Carlos Castaneda)

La qualità e la quantità di silenzio interiore richiesta per agire efficacemente con una Mente Vuota (libera da preconcetti, aspettative, timori fittizi) è enorme.
Uno dei personaggi che secondo me descrive meglio il concetto di silenzio interiore è stato Carlos Castaneda e in onore dei suoi innumerevoli contributi riporto le considerazioni dello stesso Castaneda a proposito del concetto di silenzio interiore. Il seguente brano è tratto dal libro “Incontri con il Nagual, conversazioni con Carlos Castaneda” di Armando Torres.

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Il silenzio è un passaggio fra i mondi. Facendo tacere la nostra mente emergono aspetti incredibili del nostro essere. A partire da quel momento, la persona si rende veicolo dell’intento e tutti i suoi atti cominciano a trasudare potere.
[…]
Spiegò che il silenzio mentale non è solo assenza di pensieri. Piuttosto si tratta di sospendere i giudizi, di essere testimoni senza interpretare. Sostenne che accedere al silenzio può essere definito, secondo il modo contraddittorio degli stregoni, come “imparare a pensare senza parole”.
– Per molti di voi quello che sto dicendo non ha senso, perché siete abituati a consultare tutto con la mente. La cosa ironica è che, tanto per cominciare, i pensieri non sono neanche nostri, risuonano attraverso di noi, il che è diverso. E siccome ci tormentano fin da quando abbiamo l’uso della ragione, abbiamo finito per abituarci a loro.
[…]
Perciò, se volete darvi un’opportunità, avete solamente una via d’uscita: scollegate la mente! La libertà si ottiene senza pensare.
– Conosco persone che sono riuscite a fermare il loro dialogo interno e non interpretano più; sono pura percezione; non sono mai delusi o pentiti, perché tutto ciò che fanno parte dal centro della decisione. Hanno imparato ad avere a che fare con la loro mente in termini di autorità e vivono nel più autentico stato di libertà.
Continuò dicendo che il silenzio è la nostra condizione naturale.
– Siamo nati dal silenzio e là ritorneremo. Ciò che ci inquina sono le idee superflue inculcate in noi dalla nostra forma collettiva di vivere.
[…]
– Don Juan affermava che siamo animali predatori che, a forza di addomesticarci, abbiamo finito per convertirci in ruminanti. Passiamo la vita rigurgitando una lista interminabile di opinioni su quasi tutto. I pensieri ci arrivano a grappoli; uno si allaccia con l’altro, fino a riempire lo spazio intero della mente. Quel rumore non ha alcuna utilità, perché è diretto, praticamente nella sua totalità, all’espansione dell’ego.
– Poiché va contro tutto ciò che ci è stato insegnato fin da bambini, il silenzio deve essere intentato con spirito di combattimento.
Noi stregoni di oggi ci proponiamo di passare per il mondo senza richiamare l’attenzione, trattando tutto e tutti allo stesso modo. Un guerriero si fa padrone della situazione, nel bene o nel male, perché c’è qualcosa di tremendamente efficace nell’agire senza la mente.
Gli chiesero di darci degli esercizi pratici per arrivare al silenzio. Rispose che quella era una questione molto privata, perché le fonti del dialogo interno si nutrono della nostra storia personale.  – Comunque, attraverso millenni di pratica, gli stregoni hanno osservato che, in fondo, siamo tutti molto simili e ci sono situazioni che hanno l’effetto di fare arrivare al silenzio tutti.
[…]
Dobbiamo ricordare, comunque, che fino a che ci imponiamo il silenzio non saremo mai veramente là, bensì nell’imposizione. È necessario imparare a trasformare la volontà in intento.  – Il silenzio è tranquillo, è un abbandonarsi, lasciarsi andare. Produce una sensazione di assenza come quella che ha un bambino quando sta guardando il fuoco.
Che meraviglia ricordare quel sentimento, sapere che lo si può evocare di nuovo!
– Il silenzio è la condizione fondamentale del cammino. Io ho passato lunghi anni battagliando per trovarlo e tutto ciò che ottenni fu impigliarmi nel tentativo stesso. Oltre al chiacchiericcio abituale che da sempre aveva luogo nella mia mente, cominciai a rimproverarmi di non riuscire a comprendere che cosa Don Juan si aspettasse da me. Tutto cambiò un giorno, mentre stavo contemplando distrattamente degli alberi; il silenzio si avventò da essi su di me come una fiera, fermando il mio mondo e gettandomi in uno stato paradossale, in quanto nuovo e conosciuto insieme.
– La tecnica di osservare, cioè di contemplare il mondo senza idee preconcette, funziona molto bene con gli elementi. Per esempio, con le fiamme, le cascate d’acqua, la forma delle nubi o il calar del sole. I nuovi veggenti lo chiamano “ingannare la macchina” perché, in essenza, consiste nell’imparare a intentare una nuova descrizione.
– Uno deve lottare audacemente per trovarlo ma poi, una volta che è successo, il nuovo stato di coscienza si mantiene con naturalezza. È come mettere il piede in una porta mezza aperta; a quel punto è soltanto questione di accumulare abbastanza energia per passare dall’altra parte.
– L’importante è che il nostro intento sia intelligente. Non serve a niente sforzarsi di arrivare al silenzio se prima non gli creiamo le condizioni favorevoli perché sia sostenuto. Pertanto, oltre ad esercitarci nell’osservazione degli elementi, un guerriero è obbligato a fare qualcosa di molto semplice, ma molto difficile: ordinare la sua vita.
[…]
– La sensazione di avere tempo è un equivoco che ci porta a sprecare l’energia con ogni tipo di impegni. Quando un uomo si connette al silenzio interno, dà un valore nuovo al suo tempo. Quindi un’altra forma di definirlo è dire che il silenzio è un’acuta consapevolezza del presente.
– Un metodo infallibile per trovare il silenzio è il non fare, una attività che programmiamo con la nostra mente, ma che ha la virtù, una volta posta in marcia, di far tacere i pensieri. Don Juan chiamava questo tipo di tecnica “togliere una spina con un’altra”.  Come esempio di non fare fece quello di guardare nell’oscurità, cambiando la priorità dei nostri sensi ed il comando che ci obbliga ad addormentarci appena chiudiamo gli occhi. Anche conversare con le piante, mettersi a testa in giù, camminare all’indietro, osservare le ombre, la distanza o gli spazi fra le foglie degli alberi.
– Tutte queste attività sono tra le più efficaci per fare tacere il nostro dialogo, ma hanno un difetto: non possiamo sostenerle a lungo. Dopo un po’ ci vediamo costretti a recuperare la nostra routine. Un non fare che venga esagerato automaticamente perde il suo potere e cade nel fare.
– Se ciò che vogliamo è accumulare silenzio profondo, di effetto durevole, il miglior non fare è la solitudine. Insieme al risparmio di energia e all’abbandono di coloro che ci danno per scontati, imparare a stare da soli è il terzo principio pratico del percorso.
– Essere soli richiede un grande sforzo, perché ancora non abbiamo imparato come superare il comando genetico della socializzazione. È normale che gli stregoni cerchino il silenzio nella solitudine della montagna o del deserto e che vivano da soli per lunghi periodi.
Qualcuno fece il commento che quella era “una prospettiva orrenda”. Carlos rispose: – Orrendo è arrivare ad essere vecchi come bambini piagnucolosi!
[…]
– L’esistenza dell’uomo comune è di una desolazione straziante. Cerca compagnia, ma non trova se stesso.
– La solitudine del guerriero, invece, è come il nascondiglio degli innamorati, coloro che cercano un angolo remoto per scrivere poesie al loro amore. Ed il loro amore è dappertutto. Quindi, ovunque vada, il guerriero si lascia andare alla sua storia d’amore.
[…]
Carlos continuò dicendo che gli stregoni antichi solevano usare piante di potere per fermare il dialogo interno. Ma i guerrieri di oggi preferiscono condizioni meno rischiose e più controllate.  – Gli stessi risultati prodotti dalle piante possiamo ottenerli quando ci mettiamo spalle al muro. Affrontando situazioni limite, come il pericolo, la paura, la saturazione sensoriale e l’aggressione, qualcosa in noi reagisce e prende il controllo, la mente si pone in allerta e sospende automaticamente il suo parlottare. Porsi deliberatamente in quelle situazioni si chiama agguato.
[…]
Gli chiesero se anche spostare il punto di unione attira il silenzio. Rispose: – Al contrario. Il silenzio interiore induce dislocamenti del punto di unione che sono cumulativi. Una volta raggiunta una certa soglia, il silenzio può da sé trasportare il punto a grande distanza, ma non prima.
Spiegò che la forza del consenso collettivo ha una certa inerzia che varia da persona a persona, secondo le caratteristiche energetiche. La resistenza della descrizione del mondo può andare da qualche secondo ad un’ora o più, ma non è eterna. Vincerla mediante un intento sostenuto è quello che gli stregoni chiamano “arrivare alla soglia del silenzio”.
– Questa rottura si sente fisicamente, come uno schiocco alla base del cranio o come un suono di campana. Dopodiché è questione di quanta forza è stata accumulata.
– C’è chi ferma il dialogo per qualche secondo ed immediatamente si spaventa, comincia a chiedersi delle cose o a descrivere a sé stesso ciò che sente. Altri imparano a rimanere in quello stato per ore o giorni e lo usano magari per attività utili. Per esempio i miei libri; su richiesta di don Juan, li ho scritti in uno stato di silenzio. Ma gli stregoni con esperienza vanno anche più lontano, loro possono entrare in forma definitiva nell’altro mondo.
– Conobbi un guerriero che viveva quasi permanentemente là. Quando gli chiedevo qualcosa, mi rispondeva ciò che stava vedendo, senza curarsi che quella risposta fosse coerente con la mia domanda. Viveva aldilà della mia sintassi. Dal mio punto di vista di apprendista, naturalmente, era matto!
– Nonostante sia indefinibile, possiamo misurare il silenzio attraverso i suoi risultati. L’effetto finale, quello che gli stregoni cercano con avidità, è che ci sintonizza con una dimensione magnifica del nostro essere, nella quale abbiamo accesso ad una conoscenza istantanea e totale che non è composta da ragioni ma di certezze. Le antiche tradizioni descrivono quello stato come “il regno dei cieli”, ma gli stregoni preferiscono chiamarlo con un nome meno personale: la conoscenza silenziosa.
– Si può dire che un uomo che domina il silenzio ha ripulito e ripristinato la sua unione con lo spirito ed il potere discende a fiumi su di lui.  Uno schiocco di dita, uauh! il mondo è un altro. Don Juan si riferiva a quello stato come “il salto mortale del pensiero”, perché partiamo dal mondo di tutti i giorni ma non vi ricadiamo più.
[…]
Don Juan incitava sempre chi gli stava attorno ad avere una storia d’amore con la conoscenza.  Gli chiesi che cosa voleva dire con questo. Mi spiegò: – È il desiderio puro di sapere, di non sentire apatia, di interessarsi vivamente a quello che lo spirito viene a raccontarti, senza aspettarsi niente da lui. Unicamente una storia d’amore appassionata con il sapere può darci la forza di non tirarci indietro quando i segnali puntano in direzione dell’ignoto.
– Quando il suo cammino non corrisponde più alle aspettative umane, quando lo conduce a situazioni che sfidano la ragione, allora si può dire che un guerriero ha intrapreso una relazione intima con la conoscenza.
– Tu hai avuto una fortuna straordinaria facendo tacere la tua mente un momento e permettendo al potere di segnalarti. Ma questo non è abbastanza; adesso devi adattarti al suo messaggio, così che la tua vita sia quella di un guerriero. Da ora in poi il tuo lavoro consisterà nel coltivare un legame onesto pulito con l’infinito.
[…]
Come base per il silenzio mentale, Carlos mi suggerì che lottassi contro ciò che chiamò la mia “condizione domestica”, cioè la mia appartenenza ad un ambiente sociale. Lo indicò come un primo passo verso la libertà.
[…]
– Nelle prime tappe del cammino è molto difficile affrontare il silenzio come pratica, perché appena scopriamo l’assenza di pensieri, sorge una vocina birichina che si congratula con noi per questo. Il che automaticamente interrompe lo stato.
– Il problema capita perché confondi l’obiettivo degli stregoni con un ideale. Il “concetto di silenzio” è troppo tenue per una mente come la tua, abituata alle classificazioni. È ovvio che ti sei proposto l’esercizio in termini uditivi, come mancanza di suono. Ma non è così.
– Ciò che vogliono gli stregoni è qualcosa di più semplice. Essi fanno in modo di resistere alle suggestioni, solamente questo. Se riesci a farti padrone della tua mente e a pensare a proposito, senza giudizi anticipati né false convinzioni, potrai annullare la parte addomesticata della tua natura, un successo supremo. Altrimenti non capirai neanche che tipo di esercizio è.
– Una volta che impariamo a come ovviarli, senza sentirci offesi né prestar loro alcun tipo di attenzione, i comandi della mente resteranno dentro di noi per un po’ di tempo e poi se ne andranno via. Quindi non si tratta di “tirarli fuori” da dove sono, ma di ammazzarli per sfinimento.
[…]
– Per raggiungere quello stato devi scuotere il tuo inventario di idee. Io ti ho chiesto di cominciare dalle tue credenze, ma avrebbe funzionato ugualmente se, per esempio, elenchi tutte le tue relazioni e affetti, o gli elementi più attraenti della tua storia personale, o le tue speranze, obiettivi e preoccupazioni, oppure i tuoi gusti, preferenze ed avversioni. L’importante è che tu divenga cosciente dei tuoi schemi di pensiero.
Quando diamo una scossa a quell’ordine, quando mancano alcuni pezzi che abbiamo sempre dato per scontato, tutto lo schema comincia a sbriciolarsi. Succede lo stesso con le routine della mente; cambia un parametro e improvvisamente c’è una porta aperta dove prima doveva esserci un muro, e questo cambia tutto. La mente rabbrividisce!
[…]
– Tu, come qualsiasi altro apprendista di stregoneria, hai un campo enorme dove addestrarti.  Per esempio, i tuoi alti e bassi emozionali, le tue perdite di energia. Falli smettere e vedrai come cambiano le cose. Ci sono quelle otto ore che passi ogni notte come un vegetale, senza renderti conto di niente. Esplorale, prendine il controllo e osa esserne testimone. Se scopri i segreti del tuo sognare finirai per vedere quello che vedo io e non ci saranno più dubbi nella tua mente.
[…]
– Aprirsi al potere è un processo naturale. Nessun uomo può dire ad un altro: “sei già aperto!”  a meno che non sia un ciarlatano. Non esiste neanche una scorciatoia che ci porti in forma automatica alla libertà. I segreti iniziatici sono il simbolo dell’arroganza degli antichi, chiavi senza porta che non conducono ad alcun luogo. Sprechi la tua vita correndogli dietro ed alla fine, quando li ottieni, scopri che non hai nulla.
[…] Posto che ciò che distingue gli uomini non è ciò che sanno ma quanta energia possiedono, la vera forma di trasmettere la conoscenza è in stati di coscienza espansa.

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