Amore Incondizionato e Non Dualità (Naho Owada) – Ebook gratuito di ZeRo

Il seguente testo è un riassunto del libro di Naho Owada “Between the Lines”.

Si tratta di un libricino piuttosto breve (una cinquantina di pagine) e l’ho tradotto in un’oretta. Potete scaricare l’epub/pdf gratuito sul mio store oppure leggere la trascrizione qui sotto.

Epub/pdf: https://payhip.com/b/DfkPi

MESSAGGI

Ciò che stai cercando non è la conoscenza.
Forse non lo sai, ma quello che sai non è ciò che vuoi.
Quello che in realtà desideri non è il sapere.
Non vuoi sapere qualcosa. Non vuoi accumulare nozioni, parole, vocaboli.
Il sapere non ti può soddisfare e non ti ha mai soddisfatto.
Hai cercato di ripiegare nella pratica spirituale, nella meditazione, ma neppure quella ti ha soddisfatto davvero. Non è questione di diventare più consapevole, più cosciente, più presente o più attento al presente.
Il punto non è osservare se stessi: osservarsi meglio, osservarsi da vicino, osservarsi in profondità. Questa non è illuminazione spirituale.
L’illuminazione è la fine del presunto soggetto che vuole fare tutta quella roba.
L’autorealizzazione va ben oltre tutto quello che il tuo io può realizzare.

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Dire che “io non esisto” o “tu non esisti”, è un’espressione di amore incondizionato: significa che non c’è separazione tra me e te.

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Questo messaggio è un richiamo a incontrare ciò che sei già.
Quando vieni sfiorato da questo messaggio non puoi fare a meno di intrattenerti con esso: puoi distrarti per un po’, allontanarti, ma verrà il giorno in cui ritornerai a sentire quel richiamo irresistibile. Questa è la risonanza che si fa sentire e ti fa sentire l’assenza di separazione. Lascia che questa risonanza risuoni in te, dissipando il senso dell’io separato.

Quando la vita viene vista per quello che è, c’è totale libertà, completo rilassamento.

L’io è un fantasma, un’entità irreale, erroneamente creduta reale.
La causa della tua sofferenza è il fantasma dell’io.
Ti senti a disagio perché credi di essere inseguito dal fantasma che chiami “me”.
Chiamandolo “me” ti stai identificando con quel fantasma da cui vorresti scappare.
Che paradosso!
Vorresti scappare dal disagio, ma ti identifichi con quel disagio. Di conseguenza, ovunque vai sembra esserci un po’ di disagio.

Renditi conto che quello che chiami “me” è un fantasma.
Quell’entità (fantasmagorica) che sembra perseguitato dal disagio non sei tu.

Molte persone cercano di trovare una risposta che dia un senso alla storia personale. Credono che cambiando la storia possano trovare la felicità. Questo non è vero.
La persona che crediamo di essere è un’illusione, dunque anche la storia di tale persona è un’illusione.
Quando quest’illusione svanisce, non rimane più alcuna persona e nessuna storia personale.
E contemporaneamente all’assenza dell’illusione della persona separata, rimane il tutto senza nessun centro.

Tutto accade in maniera naturale.
Il dilemma esistenziale sorge con lo sforzo di far accadere qualcosa che accade spontaneamente, senza sforzo. L’energia per lo sforzo di compiere ciò che è già compiuto produce il velo che sembra separarci da casa.

La non dualità non può rientrare nei canoni della dualità e non può essere usata come un manuale. La non dualità non offre nessun rimedio all’apparente persona: non offre tecniche segrete di automiglioramento. Offre soltanto un’amara verità: l’apparente persona non esiste.
Ma questa amara verità è in realtà una stupenda medicina, la medicina dell’amore incondizionato.
Un amore non condizionato dall’io.
Un amore incontenibile, cioè non contenibile nei limiti di un’apparente relazione interpersonale.
L’io ha paura dell’amore incondizionato perché il senso di separazione verrebbe dissolto.
E senza senso di separazione l’io non potrebbe sopravvivere. Senza il senso di separazione l’apparente persona non avrebbe più alcuna ragion d’essere. La sua esistenza diventerebbe insignificante. Per questo vi è tanta resistenza nel fondersi con l’energia dell’amore incondizionato.

Il disagio esistenziale proviene dal senso di mancanza.
Questo senso di mancanza è come se dicesse: “sarebbe meglio se…”, “Mi servono più informazioni…”, “Devo capire come proteggere me stesso, avere un futuro migliore…”.
Tutti questi messaggi ti stanno dicendo che tu, adesso, non vai bene, non sei ok. Tali pensieri rafforzano l’idea che ci sia qualcosa di sbagliato in te.
Quello che in realtà stai cercando non è qualcosa per colmare quel senso di mancanza, bensì stai cercando l’assenza del senso di mancanza. Stai cercando la fine della separazione. E incredibilmente la fine della separazione è già avvenuta in quanto non esiste tale separazione.

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Quando c’è una distanza tra ciò che pensi stia accadendo e ciò che pensi di essere, sorge il senso del me separato da tutto il resto.
In realtà non c’è distanza tra niente e nessuno perché tutto è indivisibile.

Controllare l’io significa controllare un’illusione, controllare un’allucinazione.

Perché mai controllare un sogno?
Che soddisfazione può esserci nel controllare qualcosa se scopri che si trattava di un’illusione?

Questo messaggio, il messaggio che non c’è un individuo separato che ha il controllo, fa sorgere una reazione di negazione, disappunto, dispiacere.
Quando qualcuno ascolta per la prima volta questo messaggio si sente scoraggiato e si domanda: “E adesso cosa devo fare?”.
Ma questo messaggio non dice che l’individuo non ha il controllo, dice proprio che l’individuo non esiste.
È l’apparente persona che crede di avere l’apparente controllo.
Non c’è nessuno che controlla e nessuno che viene controllato.
Non c’è nessuna persona dentro il corpo che controlla il corpo o che controlla il mondo esterno.

La prima volta può sembrare sconvolgente sapere che la nostra vita personale era una finzione, un sogno. Ma quando questo sogno viene riconosciuto, diventa semplice, ovvio.

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La serietà è un sintomo del senso dell’io. L’apparente persona separata è estremamente seria, vive in uno stato di costante preoccupazione, agitazione, ansia, poiché si sente sempre minacciata da una realtà esterna, separata, ostile alla sua volontà.
Al contrario, la realtà non è seria. Non prende sul serio le preoccupazioni dell’apparente persona.
La serietà è un effetto dell’idea di imperfezione, l’idea che ci sia sempre qualcuno o qualcosa di imperfetto, qualcosa da aggiustare o migliorare.
Appena l’io sembra reale, il mondo esterno sembra altrettanto reale. Poiché tutto sembra reale, gli eventi della vita quotidiana sembrano quasi tutti terrificanti: fallimenti, malattia, incidenti, traumi. La vita sembra una tragedia dopo l’altra. E la tragedia sembra che stia accadendo a “me”, per colpa mia, per punirmi, etc.
Questa è la visione distorta dalla credenza in una persona separata.
Questo messaggio sta puntando in un’altra direzione, nella direzione opposta all’apparente persona. Punta alla possibilità di vedere l’illusorietà di “me”, riconoscere l’apparenza della persona separata come una semplice apparenza.
Quando il “me” se ne va, porta via con sé anche tutta quella serietà e quella tetraggine che appesantiva la vita quotidiana.

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L’io soffre per qualsiasi cosa. Sentendosi separato, vive nel lutto costante e nella paura di perdere la prossima relazione, il prossimo lavoro, la prossima opportunità.
La tendenza del “me” è quella di identificarsi sempre con qualcosa. Quando si identifica con la sofferenza, ragiona così: “io sono sofferente; io sono la persona che soffre”.
Arriva persino a pensare: “io sono la sofferenza”.
Questa però è solo una tendenza malsana, e non corrisponde a ciò che sei.

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Quando il messaggio non duale entra per risonanza, la tendenza del “me” inizia a dissiparsi, l’apparente persona sfuma, il senso dell’io perde di senso. La dissolvenza avviene in modo naturale, senza sforzo.

Il cambiamento, quando sembra accadere, accade naturalmente, senza qualcuno che si sforza di cambiare. Si tratta di un evento energetico, neutrale, spontaneo.

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La ricerca fa parte della dinamica dell’io. Se cerchi di fermare la ricerca, stai alimentando ciò che crede nella ricerca.
Il “me” va alla ricerca di qualcosa che possa completarlo e quando sente che la ricerca è illusoria sorge un senso di sconforto. Viene percepito come un messaggio orribile, ma in realtà è un messaggio di amore incondizionato. La ricerca viene negata perché non c’è nulla da cercare. La negazione della ricerca è un’affermazione di pienezza.

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La gente crede che con la comprensione di questo messaggio non duale possa ottenere qualcosa in più. Ma è proprio l’idea dell’ottenimento o del raggiungimento che viene negato da questo messaggio. L’ottenimento di qualcosa di speciale è il sogno.

La risonanza con questo messaggio non duale porta a un naturale disfacimento dell’identificazione con l’apparente persona che voleva diventare migliore, speciale. Quello che rimane è la totalità, indivisa, completa. Una totalità che appare in tutte le forme possibili, senza limiti.

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L’apparente persona vive di speranza. La speranza di cui parlo è la speranza nel sogno individuale. Senza speranza, l’apparente persona non potrebbe sopravvivere e sparirebbe. Quella che le persone ignorano è la natura della forza che si trova dietro quella speranza quotidiana. Dietro la speranza vi è la tendenza del “me”, la spinta dell’io. Questa energia separativa (quello che chiami “me”) vuole sopravvivere a tutti i costi e per farlo deve nutrire speranza nel suo sogno privato. La speranza in “me” è il carburante che fa continuare la ricerca. Senza il carburante della speranza, la ricerca della persona apparente terminerebbe, come se non fosse mai cominciata.

La speranza nell’apparente persona si manifesta con pensieri del tipo: se risolvo questo problema… Se guadagno un po’ di più; se divento più intelligente… Allora potrò essere davvero felice.
Questi pensieri sono il carburante della ricerca della felicità mondana o spirituale. Questa ricerca della felicità sarà sempre vana e frustrante perché riguarda un’apparente persona che vive di illusioni.
“Se solo avessi un po’ di più, mi basterebbe un po’ di più”… Questa speranza in “qualcosa in più ” è l’illusione che soggioga e fa soffrire l’umanità.

La persona vive in funzione del futuro, in vista del prossimo momento speciale, in attesa del prossimo attimo di pseudo-felicità.
Sto dicendo che il prossimo momento in cui puoi avere un po’ di più non esiste. Non c’è speranza per te. Non c’è speranza per l’apparente persona che credi di essere.

La speranza (il qualcosina in più) sta animando il sogno, sta animando il personaggio che credi di essere nella tua vita quotidiana.
Questo è un messaggio estremo per l’apparente persona che credi di essere. In un certo senso, è la tua fine, la fine della persona che credi di essere.

Appena sorge il senso di separazione, sorge il senso del tempo. Sorge il senso di essere un individuo che si muove nello spazio-tempo, spostandosi da un presunto passato a un presunto futuro. Questo è ciò che abbiamo imparato. Ma quella linea temporale che sembra collegare un “me passato” con un “me futuro” è una linea inesistente.

La totalità è atemporale, e in questa atemporalità tutto e tutti sembrano prima apparire e poi scomparire. La vita sta semplicemente apparendo in un contesto privo di tempo.

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In ultima istanza, non esistono problemi. Qualsiasi cosa appaia di momento in momento è perfetta così come appare. Il problema sembra sorgere solo in “mia” presenza, in presenza di un me. In tal senso i problemi sono sempre personali e non riguardano mai la totalità (impersonale).

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Le persone credono di condividere delle esperienze personali, ma nei fatti non condividiamo nessuna esperienza personale perché non c’è nulla di personale.

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L’apparente persona si basa sull’idea “io esisto”. Non c’è nulla di male con il senso dell’io, sebbene sembri produrre una spaccatura che in realtà non esiste.

L’apparente persona tenta di aggiustare qualcosa e si sente bene solo quando crede di aver risolto qualcosa. Questo spasmodico tentativo di rendere più giusto qualcosa di ingiusto è un semplice impulso che si verifica da sé, e si dissolve quando l’ingiusto sembra giusto. Ovviamente non risolvi nulla con i tuoi tentativi di aggiustamento. La totalità non è ingiusta, dunque non va aggiustata.

Tutte le parole sono degli indicatori che sembrano puntare da qualche parte, ma in realtà non puntano da nessuna parte.

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Non devi andare da qualche parte e non devi fare qualcosa per l’amore incondizionato.
L’amore incondizionato è sempre presente, sempre disponibile.
Ad ogni istante ti sta richiamando al risveglio dal sogno dell’apparente persona separata.

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Questa è la fine di “me” e “te”.
Non c’è nessuno che ascolta e nessuno che parla.
I suoni e le voci appaiono senza di me e senza di te.
C’è solo il senso dell’ascolto e del parlare. La vita parla e al contempo ascolta.

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Quando l’energia separativa dell’apparente persona si dissolve, con essa si dissolvono tutte le questioni, i dilemmi, i problemi di tale persona.

Ma la persona non può raggiungere tale condizione. La fine della persona non può essere raggiunta da nessuna persona. Quello è impersonale, dunque si trova oltre la sua portata, oltre le dinamiche dell’individuo. La persona non può fare nulla di impersonale. L’impersonale è un territorio off limits, si trova oltre i confini personali, ed è inconcepibile per la persona.

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Non ti sto dando una spiegazione sul senso della vita. Non ti fornisco qualcosa da portare a casa o da comprendere. Quello che offro è un’altra possibilità, in cui il conoscitore separato non esiste. Questa possibilità all’inizio può essere negata con paura, ma prima o poi verrà accettata con serenità.

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I pensieri sono soltanto parole.
Se sorge il pensiero “io” non è un problema, non c’è da preoccuparsi.
Se il pensiero “io” non sorge, non c’è da vantarsi, non è un successo.
La persistenza del senso dell’io non è un fallimento.
L’assenza del senso dell’io non è un successo.
In entrambi i casi non è successo niente.
Con o senza pensieri, tutto scorre indisturbato come sempre.

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Lo sforzo non è un errore. Non è sbagliato sforzarsi.
Se appare un senso di fatica non bisogna preoccuparsi.
Basta riconoscere che sotto quel senso del dovere e quel bisogno di sforzarsi c’è l’apparente persona che si sente separata. L’apparente persona è sempre agitata. Presta attenzione non tanto allo sforzo ma all’agitazione di fondo. Il sottofondo emotivo dell’io è l’agitazione, l’inquietudine, la sfiducia.
Quel vago malessere sembra accadere soltanto nel sogno della persona separata. Sebbene sia illusorio, per l’apparente persona si tratta di un malessere reale. Questo senso di realtà spinge la persona a sforzarsi di ridurre il malessere e dunque la spinge a continuare la ricerca del benessere ideale. Il buffo è che ad ogni modo, che ci si sforzi o meno, non c’è nessuna persona che sta facendo davvero qualcosa.

In realtà non esistono conflitti.
Non c’è un vero conflitto tra due apparenze.
Un’apparente persona non è migliore di un’altra persona.
Un’apparenza non è migliore di un’altra apparenza.
La persona che si sente separata crede ovviamente che la non-separazione sia meglio della separazione.
Ma se la separazione è un’illusione, cosa può essere il suo opposto?
Cos’è l’opposto di un’illusione?
Un’altra illusione.
La realtà non ha opposti. Non rientra in nessuna categoria, neppure in quella della non-separazione. Non si può descrivere in nessun modo.

Questo messaggio è estremo perché non ti conduce da nessuna parte. Non ti offre risposte per accontentare il tuo intelletto.
Questo messaggio è quel che è oppure sembra quel che sembra.

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A volte sembra che ci siano dei progressi, ma poi si realizza che anche l’esperienza del progresso non è un vero progresso.
Tutto può sembrare reale per un attimo, e l’attimo dopo può sembrare irreale.
Tutto proviene da niente.
Il niente appare come tutto e poi ritorna a niente.
Tutto è niente – o se ti sembra nichilistico puoi dire che il niente è tutto e viceversa.
Ad ogni modo non ne esci con la logica binaria della mente umana.
Non è un messaggio comprensibile. La sua magnificenza sta nella sua incomprensibilità.

…..

Dopo la dissoluzione dell’energia del me, i condizionamenti possono continuare. Solo che non vengono più considerati come i “miei” condizionamenti.
Le tendenze precedenti possono influenzare ancora il corpo ma questo condizionamento – nel grande schema – non fa alcuna differenza. Questa è una notizia liberatoria: ti dice che la tua libertà è incondizionata, non dipende dal condizionamento o dalle tendenze abituali.

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Il “me” è sempre insicuro, per questo cerca sempre rassicurazioni anche se niente e nessuno lo farà sentire completamente sicuro.
Non aspettarti che la persona smetta di agitarsi.
Lascia che si agiti.

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L’apparente realtà dell’apparente persona viene tenuto assieme da un conglomerato di credenze e concetti. Quando la totalità si fa sentire, le credenze possono essere abbandonate. Ma questo distacco non avviene mediante uno sforzo; avviene da sé.
Se invece si passa da una credenza a un’altra credenza allora si rimane nel reame del sogno quotidiano.

Il bello di questo messaggio è che la persona può apparentemente cambiare in maniera inaspettata, ma questo cambiamento non è merito (o demerito) della persona.

Con il dissolversi del “me” possono ancora sorgere sensazioni di ogni tipo.
Può emergere qualunque tipo di emozione solo che non c’è più attaccamento. Ora le emozioni non sono appiccicose, scivolano via con niente.

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Voler scoprire se tu sei coscienza o qualcosa d’altro fa ancora parte del sogno.

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Se non c’è separazione non c’è distanza.
Se non c’è distanza non c’è da andare da nessuna parte. E paradossalmente, nella totalità, puoi trovarti dappertutto senza andare da nessuna parte.

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Nessuno può vedere la totalità perché non c’è nessun osservatore separato dalla totalità, non c’è nessuna persona distaccata da tutto il resto che sta osservando una realtà separata.

Giusto e sbagliato appaiono in egual misura, ma per l’apparente persona l’uno è più importante dell’altro. Per il “me”, un’apparenza è migliore di un’altra apparenza, una forma è è più bella di un’altra forma, un colore è più bello di un altro colore.

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Sembra che io stia parlando a te, ma non ci sono due persone separate che stanno comunicando. C’è solo una comunicazione che sembra accadere senza nessun comunicatore.

Il me crede di essere il conoscitore, crede di poter conoscere questo messaggio. Ma questo messaggio è sconosciuto, non è conoscibile da nessuna persona. Qui non c’è nessuna persona che conosce questo messaggio: vi è soltanto un’espressione energetica sconosciuta che si esprime in modo sconosciuto, rimanendo nell’anonimato.

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La dinamica del “me” è un continuo alternarsi di alti e bassi, un momento buio e un momento di lucidità, un po’ di agio e poi disagio. Si tratta di una dinamica instabile. Non cercare di stabilizzare le dinamiche dell’io. Non cercare di stabilizzare l’apparente persona che credi di essere. Un momento fa si sentiva benissimo, l’attimo dopo si sente uno schifo. Questa è la sua dinamica che viene riproposta ogni giorno.

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La persona crede di poter cambiare la propria storia personale ma la persona è un personaggio fittizio come il personaggio di un sogno.

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Quando l’identificazione con il corpo sembra emergere sembra emergere anche la storia energetica del “me”.

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Non c’è nessuna continuità o linearità temporale. Tutto sembra accadere o non accadere.

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La persona ha paura di morire perché pensa “io esisto, io sto vivendo”.

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Chi sta guardando attraverso questi occhi?
Nessuno.
Non cercare di capire questo messaggio con l’intelletto. Non è un messaggio sensato per il senso dell’io.

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Tu hai paura di morire perché credi di essere apparso con l’apparizione del corpo. Ma nessuno nasce e nessuno muore. Nessuna persona separata è mai nata e nessuna persona è mai morta. C’è solo una momentanea contrazione energetica e un momentaneo rilascio energetico.
Quando il corpo muore, la vita non si ferma, la vita continua.

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Lo sforzo di cambiare o lo sforzo di praticare rafforza il senso dell’io perché in quel modo l’idea che io ho il controllo sembra più realistica.

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Quando l’apparente persona separata sembra fare esperienza del tempo, sembra anche che tutte le sue esperienze siano reali.
In realtà niente è mai accaduto.
Gli eventi dell’apparente persona sono eventi apparenti.
L’illuminazione è la dissoluzione di tutte le illusioni.
Nell’apparente tempo può sembrare che a un certo punto ci sia meno attaccamento a me, un ridotto senso dell’io, una minor contrazione energetica.
Tuttavia, alla fine anche quello fa parte del sogno. La persona che sembra constatare la presenza o l’assenza dell’apparenza scompare anch’essa.

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La persona vuole trattenere qualcosa: un sapere, una relazione, un corpo, del denaro, una sensazione.
Ma nulla può essere trattenuto.
Nessuno sta trattenendo l’energia vitale.
E in questo sta la libertà.

La non dualità non ti insegna a vivere meglio… Indica soltanto che non c’è un centro operativo che controlla la vita.

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Là fuori può sembrare che ci sia qualcosa di importante da fare o da raggiungere.
Ma non c’è nulla di importante.
Il senso di importanza produce il senso di serietà che a sua volta produce un senso di tensione che passa quasi sempre inosservato.
L’importanza produce tensione.

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Libri dello stesso autore (ZeRo): https://payhip.Com/zerove

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