Riesci a leggere la realtà?

Oggi un articolo bello acido e volgare come piace a me.

Una cosa che insegno nelle mie sessioni di azzeramento è la capacità di leggere la realtà.

Leggere la realtà sembra una banalità, ma non è così.

A scuola non sei stato equipaggiato per leggere la realtà. Stessa cosa altrove. La società non ti ha abilitato alla lettura della realtà. E neppure le tradizioni spirituali ti insegnano a leggere correttamente la realtà.

Ti assicuro che la mente dell’uomo comune non è in grado di leggere la realtà. Riesce a leggere queste parole, può leggere i romanzi, le poesie, i mantra, l’andamento delle monete virtuali. Riesce a trovare significati in qualcosa di insignificante come uno scarabocchio o  un cruciverba. Riesce a leggere la virtualità ma non riesce a leggere la realtà. Non riesce a leggere la cosa più importante che ci sia. Dunque non c’è da stupirsi se poi soffri inutilmente, ripeti i soliti gironi infernali, incappi nelle medesime circostanze, rivivi i soliti traumi, rimani continuamente incastrato negli stessi dilemmi, provi le medesime schifose sensazioni da cui vorresti liberarti, continui a covare sempre gli stessi dubbi, le medesime perplessità, insicurezze, paure, incertezze.

E questo si verifica ciclicamente perché la tua mente (condizionata) non può leggere la realtà. Non è questione di volontà. I tuoi occhi, in quelle condizioni, non possono leggere la realtà. In assenza di Pura Consapevolezza non potrai mai leggere la realtà.

Questa dovrebbe essere una facoltà alla portata di tutti, ma visto che molti sono accecati o bendati dai contenuti mentali/percettivi occorre insegnarla per bene.

Occorre insegnare a rileggere la realtà senza i filtri mentali e senza l’abituale rete percettiva.

Tu sei ingabbiato in una gigantesca rete percettiva e per leggere bene la realtà devi sbarazzarti  – almeno parzialmente – di quella rete percettiva.

Leggere la realtà significa capire i segnali dell’Universo, gli indizi del Cosmo, le vocazioni ultraterrene, le chiamate, gli avvisi invisibili.

L’Universo ha una segnaletica tutta sua, e se tu non la comprendi o non la rispetti, rischi di schiantarti contro un Tir o di finire in un burrone.

Il burrone esistenziale è sinonimo di disavventure, malanni, seccature, guai seri.

La maggioranza dei tuoi guai sono dovuti all’incapacità di leggere la realtà.

Ora non posso approfondire il discorso, però ci puoi arrivare da solo alle implicazioni di questo discorso.

Se l’Universo ti dice: “Ti conviene dire di no, altrimenti ti fai male”, e tu dici “sì”, poi ne pagherai le conseguenze.

Se ti manda un messaggio e tu ignori quel messaggio, poi è peggio per te.

Se offre una soluzione, e tu rimani concentrato sul problema, ti meriti di crogiolarti stupidamente in quel problema inutile.

Se ti fa capire che stai facendo delle cazzate colossali dalla mattina alla sera, e tu continui a ripetere le tue cazzate quotidiane, poi sono soltanto cazzi tuoi.

A volte l’Universo vedendo che non capisci un cazzo, che sei recidivo, ottuso o semplicemente troppo coglione, ti dà un altro indizio.

Ti grida: “Occhio! Cambia direzione, cambia atteggiamento, cambia mentalità, ti stai ficcando nuovamente nei guai”.

Ma niente, tu lo ignori di nuovo, vai per i cazzi tuoi, anche se adesso hai il sentore di aver fatto una cazzata, di essere finito in un vicolo cieco. A questo punto una parte di te sa che potevi decidere diversamente, che quel pasticcio si poteva evitare, e anche facilmente.

Allora l’Universo interviene di nuovo: “Coglione, dove stai andando? Cosa vuoi fare? Finiscila di fare il pirla. Finiscila di voler avere ragione. Non ce la puoi fare, idiota!”.

Tu forse, questa volta intuisci qualcosina, diventi un pelino più ricettivo, ascolti la voce della coscienza che ti ferma dalla prossima cazzata. Invece di fare quello che volevi fare, dire quello che impulsivamente volevi dire, andare dove ingenuamente tendevi ad andare, cambi improvvisamente direzione, e ti accorgi che questa volta la situazione sembra differente, il corpo reagisce diversamente, emergono sensazioni differenti, lo scenario appare lievemente differente. Noti micro variazioni che la tua mente e gli occhi fisici, da soli, senza pura consapevolezza, non avrebbero potuto notare.

Non senti le vecchie paturnie, intravedi persino uno spiraglio di fortuna, di miglioramento, di evoluzione. Magari dura un attimo, ma attraverso quello sprazzo di lucidità vedi che c’era uno schema dietro i casini in cui eri solito finire, dietro le pippe mentali che ti facevi, dietro le relazioni disastrose che ti capitavano, dietro le pessime reazioni che sembravano riprodursi in automatico.

Ti rendi conto che non ne va solo dei tuoi successi o fallimenti, dei piaceri o dispiaceri, ma ne va della tua stessa vita.

Inizi a riconoscere la cecità dell’essere umano; intuisci che la gente non riesce a leggere la realtà; i filosofi non sapevano leggere la realtà; i Santoni spirituali non sapevano leggere la realtà. Se ti va bene o se incontri qualcuno di saggio, realizzi che la lettura della realtà non è una questione di intelletto, alfabeto, abilità retoriche, curriculum accademici.

A quel punto dovresti renderti conto che la facoltà più importante, fondamentale, essenziale, non è alla portata dell’uomo comune.

Comprenderai che il tuo cervello, così com’è stato educato o meglio stuprato, fraintende la realtà, non la vede, non la comprende.

Comprenderai che se non impari a leggere (correttamente) la realtà, lo prenderai matematicamente nel culo.

Se invece questa comprensione non dovesse esserci, attendi semplicemente la prossima inculata, il prossimo urto contro la realtà; attendi la prossima dose di sofferenza inutile, la prossima disdetta, la prossima figura di merda, la prossima situazione sfigata, la prossima complicazione, la prossima reazione inopportuna, la prossima ferita emotiva, il prossimo trauma, il prossimo incidente.

Quello è l’Universo che si fa sentire, che ti dice:

“Imbecille, quando la smetterai di fare di testa tua?”

“Deficiente, smettila di voler aver ragione. Tu non hai ragione. Non devi ascoltare il tuo intelletto, non devi seguire l’insensato senso dell’io.”

“Brutta testa di cazzo, quando imparerai a riconoscere i miei segnali?”

Magari il Cosmo non usa esattamente queste parole, probabilmente è meno volgare del sottoscritto, ma il senso rimane quello:

Quando imparerai a leggere per bene la realtà?

(ZeRo)

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