Bungee Jumping Cosmico

Il legame alla Sorgente è inscindibile.

Ma mentre ti trovi in questa dimensione ti sei dimenticato della tua perenne connessione al Regno.

Gli attaccamenti affettivi, emotivi, sentimentali sono come un peso che ti impedisce di lasciarti catapultare indietro, verso la Sorgente.

Le avversità esterne non sono il vero impedimento al ricongiungimento.

Il vero ostacolo sono i tuoi attaccamenti emotivi.

La vita è un tuffo in questa dimensione.

La morte è il contraccolpo nella direzione della Sorgente.

Molte coscienze faticano a rimbalzare da questa dimensione alla Sorgente perché si sono identificate eccessivamente con il contenitore carnale, sono rimaste intubate nel clone terrestre.

Un altro problema è che molte coscienze considerano questa dimensione come la loro unica, vera, originale Casa, di conseguenza hanno paura di abbandonare questa dimensione.

In terzo luogo sono troppo attratte dalle apparenze esterne, vorrebbero dimorare esclusivamente nel mondo delle apparenze.

Allora cosa fare?

Innanzitutto accorgersi subito – nella vita quotidiana – che esiste il cordone indissolubile che ci lega alla Sorgente.

Per qualcuno il cordone può essere rappresentato dallo Spirito Santo, per altri può essere la Grazia o l’Amore Divino, per altri ancora la Pura Consapevolezza.

Questo legame ci ha consentito non solo di lanciarci in questa dimensione ma ci consente anche di ritornare (in qualsiasi momento) alla Sorgente.

Questo laccio divino è proprio come l’elastico del bungee-jumping: a un certo punto dell’estensione, dopo aver superato una certa quota, l’elastico ti trascinerà spontaneamente verso l’Origine.

Tu non dovresti fare praticamente nulla.

Sarà l’energia cinetica stessa a spingerti verso la Sorgente.

Non ci sono eccezioni.

Il laccio non si può rompere; non è una patacca made in Cina; non è un artefatto dell’uomo, quindi non è defettibile come i prodotti umani.

Se la connessione è indissolubile e il meccanismo è impeccabile, cosa può andare storto?

L’unica cosa che può intralciare il processo è la tempistica.

Non è un grosso problema, ma a volte può essere piuttosto irritante.

Ma questo imprevisto non dipende dal processo in sé, bensì dipende da noi.

Se rimaniamo troppo attaccati a questa dimensione è ovvio che ci sia un ritardo nel completamento del processo.

È come se dopo il lancio dal ponte ci aggrappassimo ad un ramo per paura del rinculo oppure perché ci siamo affezionati al posto in cui siamo finiti.

I buddhisti semplificano mettendola in termini di desiderio (attaccamento al piano sensoriale) o di repulsione (paura di abbandonare ciò che è familiare).

Il rimedio consiste nel ricordarsi che siamo connessi alla Sorgente.

Se ci fidiamo della connessione possiamo lasciare andare un attaccamento dopo l’altro e goderci la seconda fase del nostro viaggio.

Se non ci complichiamo troppo la vita, il movimento interiore verso la Sorgente sarà gradevole, leggero, quasi impercettibile. Affinché il movimento elastico avvenga in modo naturale dovremo imparare a lasciar andare l’intero corpo e tutto ciò che ha a che fare con il livello carnale (dipendenze, tentazioni, capricci, timori sociali, preoccupazioni materiali).

E se facciamo fatica a lasciarci andare?

Niente di grave.

In tal caso stiamo solo rallentando un processo inevitabile. Anziché viaggiare a 100 all’ora, viaggeremo più lentamente. Il problema è che se rimaniamo troppo attaccati potremmo produrre una dose eccessiva di sofferenza inutile e una serie interminabile di dispiaceri che si potevano tranquillamente evitare.

(ZeRo)

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