Libertà non duale – Lisa Lennon

Riassunto del libro di Lisa Lennon – Nothing Happening.
Traduzione e riformulazione di ZeRo.

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È buffo vedere che per tutto questo tempo credevo di essere alla ricerca della libertà e l’ironia è che non c’era mai nessun ricercatore. C’era solo la libertà, che passava inosservata e non veniva vista a causa della ricerca della libertà.
Quello che viene rivelato è che anche il senso di me, il senso del ricercatore, era anch’esso un’apparizione della libertà.
Tutto è lei, tutto è una sua vibrante apparizione. Persino la manifestazione più tediosa, irritante o dolorosa. È una straordinaria sinfonia dove ogni nota viene suonata in totale libertà.
La tua storia, la mia storia o la storia di chiunque altro è soltanto una delle tante note di questa magnifica sinfonia.
E in fondo tutte le storie dei ricercatori sono come qualsiasi atra storia: l’abbiamo già sentita, ci sembra familiare, a volte ci annoia, altre volte ci sorprende, ma qualunque storia ha gli stessi elementi e il medesimo (finto) protagonista: me.

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Non c’è nessuno qui che conosce la non dualità o che dimora in uno stato non duale. Ci sono cambiamenti apparenti di carattere, c’è rilassamento oppure c’è un fluido movimento che si svolge senza il senso del tempo.

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Tutto ciò che racconto a proposito della mia storia personale, riguardo la sofferenza passata, la ricerca, la fine della ricerca, e così via, non ha nessuna rilevanza perché tutta quella storia era -ed è – solo un’espressione artistica della libertà.
In termini di non dualità, nulla di ciò che viene descritto a proposito della mia storia è vero.
Nulla di ciò che sembra essere accaduto a me, ha davvero a che fare con me.
Il me che si sente il protagonista di una storia è un miraggio in continua trasformazione; prima appare in modo poi appare in un altro modo. Si tratta di una fantasmagoria, un rapido susseguirsi di immagini stranamente vivide, a volte attraenti, altre volte repellenti. La fantasmagoria del me viene estesa nell’apparente tempo da una serie di fantasie e supposizioni infondate che fomentano l’immaginazione.
Se si va alla ricerca di quel me, di quella fantasmagoria, non si troverà niente. Si trattava di una svista, un errore d’identità.

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Niente si è mai mosso, avvicinato o allontanato, da “Quel che è”.
Niente è cambiato. Tutto quello che è cambiato è l’apparenza. Le apparenze cambiano, si trasformano, ma non si muovono mai. Non si muovono da un momento a un altro momento. Semplicemente prima appaiono in un modo e poi appaiono in un altro modo.

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C’è un apparente cambiamento in cui la contrazione esistenziale sparisce. Il senso di essere qualcuno svanisce. Questo apparente cambiamento viene vissuto come un rilascio energetico.
Poi può sembrare che la contrazione riemerga sotto forma del pensiero “me”. Dopo può collassare di nuovo.
Questo asfissiante senso di sé non è ciò che sei. Si tratta di una sensazione come un’altra, destinata a sfumare.

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Il senso dell’io non appartiene a nessuno, nessuno possiede un io. Non c’è nessun io, nessun me. C’è solo ciò che appare di volta in volta.
Nessuna cosa sta apparendo come un’apparente cosa, in cerca di qualcosa.

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Durante la ricerca, ci sono molte aspettative in merito alla sparizione del me o alla cessazione del senso di separazione.
Il me pensa: Cosa mi accadrà? Accadrà anche a me quello che è successo agli altri? Cosa finirà con la fine del senso di separazione? Cosa ci sarà dopo di me?
In realtà non finisce nulla.
Dopo di me non ci sarà nessuno perché il me non era nessuno.
Dopo l’apparenza del me, sorge un’altra apparenza.

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La pratica spirituale è un’attività superflua, un’esibizione del me.
Il me crede che il sedersi e rimanere fermi sulla sedia sia una pratica, ma quell’attività prodotta da me è del tutto superflua perché accade da sé.

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La brutta notizia è che non c’è nessuna Illuminazione che io possa raggiungere.
La bella notizia è che non esiste nessuna Illuminazione da raggiungere.

E quindi, tutti quegli sforzi per illuminarsi?
Tutti inutili?
Sì, tutti sforzi inutili. Oppure puoi vederli come un semplice passatempo.

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Ciò che il ricercatore cerca è la vivacità stessa. E questa vivacità appare ad ogni istante, nel prossimo rumore, il prossimo movimento, il prossimo tramonto, la prossima nuvola, il prossimo spiraglio di sole. Tutto appare all’istante.
Qualcuno dice che proviene da niente, ma è più come un eterno caleidoscopio di colori, suoni, sensazioni, situazioni. Questa vitalità irrompe dappertutto: canta, balla, suona, grida, sussurra.

Quello che cerchi non è sotto il tuo naso, è proprio il tuo naso, la bocca, le sensazioni fisiche, gli odori, il contatto. Questo vibrante spettacolo passa inosservato perché viene apparentemente celato dall’energia spesa nella ricerca. Non percepivi la vitalità perché eri alla ricerca della vitalità. Sei talmente impegnato a cercare l’albero speciale da non riconoscere la foresta in cui sei immerso.

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Non c’è nessuno che produce gli alberi. Non c’è un falegname dentro il tronco che gestisce la vita della pianta. Nessuno fa le montagne. Non c’è uno scultore che costruisce le montagne.
Nessuno fa il cielo, nessuno crea lo spazio.

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L’individuo separato crede che la fine della separazione debba apparire in un certo modo. Crede che il senso di libertà debba manifestarsi in una determinata maniera, che assomigli a qualcosa di particolare. Ma la libertà non assomiglia a niente. È semplicemente la prossima apparenza, il prossimo movimento.
Il ricercatore crede che la sensazione della libertà sia una sensazione speciale, ma non c’è una sensazione di libertà, c’è solo la libertà.

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C’è una fantasia ossessiva nella mente ordinaria, la fantasia di un lieto fine. Non riesce ad accettare che non c’è alcuna fine. Il me vive in funzione del prossimo attimo, rincorre il prossimo momento, addirittura rincorre la sua fine – il che è un ossimoro. Comunque è alla ricerca di qualche conclusione.

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L’apparente persona separata era appunto un’apparenza, dunque non era mai esistita. Non c’era alcun io, nessun me, nessun te e nessun noi. In questo si trova la libertà, e questa libertà è per nessuno.

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Non c’è qualcuno che conosce qualcosa.
Il conoscere è una funzione, proprio come la consapevolezza corporea è una funzione che consente all’uomo di non sbattere contro la porta, di camminare, etc.

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Quando il sogno di essere qualcuno svanisce, c’è la realizzazione che in realtà non è mai finito nulla e non è mai cominciato nulla.

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Non uso molto la parola amore perché ha assunto un significato troppo vago, come la parola Dio.
Al posto di amore preferisco parole come bellezza, magnificenza, mistero, splendore. Ad ogni modo le parole non catturano la sua essenza.

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Il senso dell’io è una posizione (percettiva), un punto di riferimento basato sul corpo. Senza il senso dell’io, svanisce la posizione rigidamente fissata nel tempo/spazio.
Allora ci si ritrova senza una posizione fissa, senza dimora

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E poi il mondo diventa come una gigantesca cipolla. Diventa come l’esperienza di sbucciare le cipolle: ci sono solo veli, strati di apparenze su apparenze. E più si sbuccia, più l’apparente persona piange.

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Sembrano esserci due apparenti realtà. Una realtà che è semplicemente “quel che è”. E un’altra realtà che sembra accadere solo a me. In realtà, non c’è differenza tra l’una e l’altra. La vita se ne frega della dualità tra un’apparente realtà o l’altra realtà apparente. Lei genera di tutto e al contempo annienta tutto.

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2 pensieri su “Libertà non duale – Lisa Lennon”

  1. Dici: “Senza il senso dell’io, svanisce la posizione rigidamente fissata nel tempo/spazio”, presumendo nel senso dell’io, rigidità, fissazione e “spazio-tempo”. Perché?

    1. 1 – Prima di tutto perché presumi che io presuma qualcosa?
      2 – Nei fatti infatti non dico niente, non presumo niente… si tratta di un riassunto/traduzione del libro di L . Lennon
      3 – Presupponendo che io presuma qualcosa, perché no? Anche se parlassi a vanvera, qual è il problema? E per chi è un problema?
      4 – Perché del tuo perché? Perché hai bisogno di una mia spiegazione per un tuo dilemma?
      5 – No problem, no perché

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