Sono nato in Utopia (Conversazioni con ZeRo)

CHIACCHIERATA DI IERI IN PISCINA

 

 

Sconosciuto: Ciao, come ti chiami?

ZeRo: Zero

Sconosciuto: No, sul serio…

ZeRo: Si, sul serio, mi faccio chiamare Zero

Sconosciuto: Ma non è un vero nome

ZeRo: Nessun nome è vero. Quello che credi il tuo nome non è il tuo vero nome

Sconosciuto: Vabbè, di dove sei?

ZeRo: Mantova

Sconosciuto: Intendevo dove sei nato.

ZeRo: Non lo so.

Sconosciuto: Come non lo sai? Forse non vuoi dirmelo, comunque secondo me sei sudamericano.

ZeRo: Vorrei dirtelo ma non lo so davvero e anche volendo identificare la presunta posizione geografica risponderei che non so dove sono nato.

Sconosciuto: Io invece lo so, sono nato in provincia di Verona.

ZeRo: Sei sicuro?

Sconosciuto: Certamente. Me lo hanno detto i miei genitori.

ZeRo: Se sei sicuro non perché lo hai constatato con la tua consapevolezza ma soltanto perché te lo hanno detto gli altri allora non mi sembra un dato molto sicuro e affidabile.

Sconosciuto: Beh, magari non conosco il posto preciso ma almeno posso fidarmi di quelle informazioni

ZeRo: Se ti dicessi che sono nato in Utopia ci crederesti?

Sconosciuto: Utopia…? Volevi dire Etiopia?

ZeRo: No, intendevo proprio Utopia.

Sconosciuto: Esiste davvero?

ZeRo: Certo che sì. Probabilmente è l’unico luogo che esiste.

Utopia significa “non luogo”, per cui nascere in Utopia significa nascere in nessun luogo.

Sconosciuto: In nessun luogo?

ZeRo: In nessun luogo particolare. E non nascere in un unico luogo particolare vuol dire nascere nello spazio Assoluto che per l’appunto non è un luogo relativo o particolare.

Sconosciuto: Ammazza se sei complicato… non ti seguo!?

ZeRo: Ok, allora diciamo che non sono nato in un luogo fisico, in nessuna località visibile agli occhi, in nessun posto individuabile o rappresentabile dalla mente umana.

Sconosciuto: Come il discorso del nome? Nessun nome è vero.

 

ZeRo: Esatto, come il discorso del nome.

Qualsiasi vocabolo sarebbe inappropriato, vago, fallace. Sarebbe un’invenzione.

Sconosciuto: Intendi anche dire che la mia conoscenza del mio nome o il mio luogo di nascita è un’invenzione?

ZeRo: Ovviamente. Tutto quello che ti hanno insegnato è un’invenzione della mente umana, dunque niente di significativo, niente di importante, nulla di essenziale e soprattutto niente di vero.

Sconosciuto: Tutto falso?

ZeRo: Si, ciò che conosci è fondamentalmente tutto falso.

Per cui tutto dimenticabile e nulla di memorabile.

Saperlo o meno sarebbe la stessa cosa.

Sconosciuto: Il sapere sarebbe come non sapere?

ZeRo: Certo.

Sapere una cosa inutile, inventata, falsa… sarebbe come non sapere niente.

Il sapere dell’uomo comune è un sapere inventato, fittizio, pressoché inutile e quindi trascurabile o dimenticabile. Anzi il dimenticarsi di quel sapere, cioè dimenticarsi di quelle invenzioni, sarebbe paradossalmente un autentico sapere. Quel dimenticarsi della conoscenza superficiale sarebbe una comprensione profonda.

Io ti parlo a partire da quella comprensione profonda tu invece mi ascolti a partire dalla conoscenza superficiale, ne consegue che la comunicazione tra noi è impossibile…

Se parlassi con una persona che sogna, ti capirebbe?

Sconosciuto: No. Ma questa non è la nostra circostanza.

ZeRo: Questa invece è precisamente la nostra circostanza.

È come se io ti parlassi da sveglio, di fianco al letto, guardandoti con distacco mentre tu sogni di parlare con me.

Quando comunico con gli altri mi sento esattamente così, come se stessi guardando dei bambini che sognano nel loro lettone. A volte mi fanno tenerezza, altre volte pena, ma per lo più rimango indifferente ai loro sogni. Qualche volta gli sussurro qualcosa per il gusto di vedere la loro reazione, per vedere se continuano a sognare, se continuano a credere ai loro incubi o se aprono almeno un occhietto.

Sconosciuto: Minchia, sei proprio un tipo complicato… Meglio lasciarti perdere. E io che volevo solo fare una chiacchierata onesta. Comunque capisco che tu non voglia aprirti con uno sconosciuto. Fai bene a non fidarti.

ZeRo: Ah Ah… Ti assicuro che parlo così con tutti, non solo con gli sconosciuti ma anche con i miei familiari; quindi, non è questione di sfiducia o poca familiarità. E  onestamente, tra i due credo che il più sincero sia stato il sottoscritto. Comunque ti garantisco che mi sono aperto. Sono stato sincero quando ti ho detto che non so dove sono nato oppure quando ti ho spiegato che non sono nato in nessun luogo particolare, in nessuna località fisica. È solo che parliamo su due piani apparentemente diversi, dunque non mi hai compreso. Potrei risponderti che sono nato esattamente dove sei nato tu, cioè sono nato nell’Unica Realtà che ci sia. Oppure potrei dirti che la nascita è soltanto un’apparenza all’interno del sogno collettivo e ti assicuro che in tutti i casi non cercherei di eludere la tua domanda ma cercherei solo di essere il più schietto e sincero possibile.

Sconosciuto: E perché saresti più sincero di me?

ZeRo: Semplicemente perché rispetterei la pura consapevolezza. Non ti rispondo a pappagallo, ma ti presento dei dati incontrovertibili che puoi constatare con la tua consapevolezza. Non ti dico quello che mi hanno detto gli altri ma ti offro quello che ho realizzato direttamente. In tal senso sono stato il più sincero possibile non tanto con te ma con il mio puro essere.

Sconosciuto: Ma non hanno senso le tue risposte.

ZeRo: Non hanno senso per il tuo intelletto, per la mente ordinaria, la mente condizionata dalla falsa conoscenza (la somma dei nomi inventati di cui ti parlavo prima). Ma dal punto di vista della pura consapevolezza è tutto chiarissimo. Se mi ascolti con la credenza nelle nozioni inventate dalla mente allora è ovvio che non potrai capirmi. Se invece tu provassi ad esplorare ciò che sei davvero, spoglio delle invenzioni della mente ordinaria, allora potresti scoprire che in fondo le mie risposte non sono poi così complicate, insensate o evasive.

Sconosciuto: Mi arrendo, vado a farmi un tuffo. Mi hai fatto venire mal di testa…

ZeRo: Forse ti fa male perché te l’ho fatta usare per bene…

 

 

PUOI AIUTARMI A VEDERE CHI SONO? (Conversazioni con ZeRo – 3° parte)

 

ZeRo:  Come sperimenti esattamente il cambiamento da un pensiero ad un altro? In che modo diventa un altro pensiero?

 

Lettore: È quasi come un fiume o un flusso di conversazione, dove un pensiero si fonde con il successivo. In pratica spuntano uno dopo l’altro.

ZeRo: E c’è qualcosa che li controlla o qualcuno che li mette uno dopo l’altro, oppure è piuttosto un avvenimento spontaneo?

 

Lettore: È un avvenimento spontaneo, non riesco a localizzare nulla che li controlli, arrivano uno dopo l’altro, a volte penso di avere l’illusione di controllarli, come quando la mia mente suggerisce parole o immagini stimolanti.

ZeRo: Prova a riprodurre il flusso di pensieri di un minuto fa, nell’esatto ordine in cui è si era verificato.

Ci riesci?

Lettore: No.

Non riesco a riprodurre quel ripensamento. Faccio molta fatica a ricordare l’esatto ordine dei pensieri di poco fa. Nonostante nella mia mente rimanga l’illusione d tale controllo, mi accorgo che nei fatti non ho un autentico controllo su di essi.

 

ZeRo: E perché secondo te l’illusione del controllo persiste nonostante tu abbia la dimostrazione di non avere tale controllo?

Lettore: Non saprei…

ZeRo: Si tratta di un autoinganno.

Un trucco mentale, un artificio, uno stratagemma, un espediente del sistema cognitivo.

O se preferisci si tratta di una forma di condizionamento.

In pratica il giochetto sta nel sollecitare il senso del controllo senza che ci sia davvero un autentico controllo.

La tua mente dichiara falsamente un controllo che non ha. E sai quando reclama tale controllo?

Lettore: Prima dell’azione?

ZeRo: No, esattamente dopo.

PRIMA avviene qualcosa e SUBITO DOPO la mente (o l’io) ne reclama il controllo. Lo fa alla cazzo, senza un motivo o una ragione precisa. E se ci badi non dichiara il controllo su tutto e tutti, ma soltanto su ciò che SEMBRA SUO. La tua mente crede di avere il controllo soltanto su ciò che crede di possedere.

Possessione e controllo vanno di pari passo.

Se qualcosa non gli appartiene non può controllarlo; senza il possedimento verrebbe a mancare il controllo.

Il possedimento è ciò che sottostà al pronome POSSESSIVO “mio”.

Se è “mio” lo posso controllare. Per converso, se non posso controllarlo non è mio.

In poche parole il senso del controllo sorge con il senso dell’io.

L’illusione del controllo persiste perché hai la sensazione di avere il possesso del corpo.

Il senso dell’io è una super imposizione mentale mediante cui viene prestabilita un’identità (artificiale) con il corpo.

Quando dici “io” a cosa ti riferisci?

Lettore: Al mio corpo.

ZeRo: E quando pensi al “tuo controllo” a che tipo di controllo ti riferisci?

Lettore: Al controllo su un oggetto, al controllo del mio corpo.

Inconsciamente lo consideravo il soggetto con cui ero identificato ma il corpo è più come un oggetto che cerco di controllare ossessivamente?

ZeRo: Esatto.

Ma facciamo un passo indietro.

Se in te non ci fosse il senso dell’io non crederesti più all’illusione del “tuo esclusivo” controllo.

Ma stai tranquillo, non devi sforzarti di eliminare il senso dell’io visto che il senso dell’io può svanire con niente.

Ora torniamo all’esercitazione.

Dove ti trovi adesso?

Lettore: Sono seduto davanti al pc.

ZeRo: E prima di sederti hai ordinato al corpo di sedersi?

Hai detto “corpo siediti qui”, in questa precisa posizione, piegato così?

Lettore: No.

ZeRo: E ti sei sforzato di controllare i muscoli delle gambe mentre ti sedevi?

Lettore: Se ci rifletto meglio noto che il senso di aver deciso di sedersi è emerso dopo l’atto del sedersi.

Mentre mi sedevo non c’era alcun pensiero, nessun sforzo, nessun controllo.

In seguito la mente ha presupposto un controllo che non c’è stato.

Ho sempre dato per scontato che la pianificazione delle mie azioni fosse una mia iniziativa ma ora mi accorgo che non riesco a pianificare con certezza neppure il prossimo secondo, figuriamoci la vita quotidiana. Da questo punto di vista noto chiaramente la stolta presunzione dietro tale atteggiamento, l’atteggiamento di quasi tutti gli esseri umani.

ZeRo: Esatto.

Ramana faceva notare ai suoi visitatori che il trucco della mente sta nel presupporre – cioè porre prima –qualcosa che viene dopo oppure nel presumere qualcosa che sembra esserci ma non c’è.

Pone l’illusione – o l’irrealtà – PRIMA della realtà.

Pone ciò che non è accaduto PRIMA di ciò che è davvero accaduto.

Pone l’apparenza prima dell’essenza.

Nel nostro caso ha posto un’apparente controllo prima dell’effettivo evento.

È come il gioco delle tre carte, soltanto che avviene ad una velocità supersonica.

Senza che te ne accorga, la mente ha preposto un ipotetico controllore (l’io) che avrebbe deciso di sedersi.

Non riesce a concepire la possibilità che il sedersi sia avvenuto e basta… senza un ente preposto, cioè senza un controllore.

Non riesce a capacitarsi della possibilità che qualcosa accada senza un’entità fisica oppure SENZA UN PENSATORE.

Lettore: Mi stai dicendo che non voglio ammettere di non avere il controllo?

ZeRo: No.

Ti sto dicendo che non sei stato tu a rivendicare il controllo.

Si è innescato un automatismo INVOLONTARIO, libero dalla tua volontà.

Tra poco questo automatismo si riprodurrà nuovamente, che tu lo voglia o meno.

Lettore: E il mio ruolo quale sarebbe?

Come posso riconoscere l’automatismo?

ZeRo: Tu devi solo limitarti a monitorare questo meccanismo involontario.

Osserva soltanto il modo in cui sorge il senso del controllo.

Ascolta i falsi presupposti dell’intelletto mentre rivendica qualsiasi comportamento.

Nota come l’intelletto vuole imputare sempre un responsabile o un colpevole.

Nota come voglia far risalire la responsabilità a un presunto io, CIOÈ A UN’ENTITÀ VAGA, IMMAGINARIA.

Presta attenzione a come questa entità invisibile viene messa PRIMA di qualsiasi azione.

Limitati ad attendere il prossimo automatismo, il prossimo messaggio promozionale dell’intelletto che dice “sono stato io”, “è colpa mia”, “non dovevo fare così”.

Se comprendi che questi messaggi subliminali avvengono involontariamente, cioè senza il tuo consenso, allora sei già a metà del riconoscimento.

Riconoscere che questi fenomeni mentali accadono senza il tuo consenso ti consente di alleggerirti di un sacco di tensione e sofferenza inutile.

Quando smetterai di credere a quei falsi presupposti, potrai dissipare l’attaccamento ai pensieri e rilasciare lo sforzo per mantenere un controllo fittizio.

Lettore: Se ho capito bene, non devo sforzarmi di fermare il meccanismo che fa partire i falsi presupposti ma devo solo riconoscerli per quello che sono davvero, falsi presupposti che credevo erroneamente fossero veri?

Devo soltanto aspettare il prossimo trucco che mi viene giocato dal mio intelletto?

Devo ascoltare i suggerimenti della mente e  capire che non sono i MIEI pensieri ma i suoi avvertimenti?

ZeRo: Si.

Vedrai che sarà più facile di quanto credessi poiché l’intelletto è piuttosto prevedibile: non fa altro che riprodurre il solito ritornello, aggiungendo qualche semplice variazione.

È come un’applicazione che proietta della pubblicità invasiva ogni 30 secondi. Per sostenersi ha bisogna di costante attenzione; ha bisogno che tu clicca sulla pubblicità mentale con una carica emotiva o sentimentale. Quando ti stancherai di utilizzare continuamente quella applicazione (il tuo intelletto) perderai spontaneamente interesse e a quel punto l’intelletto scaricherà la sua batteria.

Una volta compreso il meccanismo sottostante non verrai più colto di sorpresa.

Non ti sembrerà più di essere il colpevole, responsabile o controllore di qualsiasi cazzata.

Sarai libero dal senso dell’io, dall’ossessiva sensazione di possessività e dall’illusione del controllo.

Mentre proseguiamo ricordati che il controllo viene continuamente rivendicato, che ti piaccia o meno.

Non cercare di convincere il tuo intelletto o l’intelletto altrui del suo falso controllo. Lascia che faccia il suo gioco.

Più gli lasci fare il suo gioco, più uscirà allo scoperto.

Più uscirà allo scoperto, più sarà facile riconoscerlo.

Lettore: Mi rincuora sapere che non devo sforzami di contrastare l’intelletto.

Significa che posso mantenere un atteggiamento tranquillo, quasi disinteressato.

ZeRo: Certamente.

L’ansia gioca a suo favore.

Non preoccuparti troppo delle reazioni fisiche.

Attendi con calma il frenetico movimento mentale.

Se può aiutarti immagina che i messaggi dell’intelletto provengano da un emittente esterno che si è momentaneamente sintonizzato con il tuo cervello.

In questo modo faciliterai il senso di estraneità nei confronti dei pensieri, i quali ti sembreranno dei prodotti prefabbricati che non ti appartengono davvero. Sembreranno della roba strana che è stata prodotta chissà dove e che poi è stata sbadatamente accumulata nella testa. Come se dei rifiuti fossero stati lasciati a casa tua e tu li avessi distrattamente considerati di tua proprietà.

L’intelletto è come un invisibile promotore finanziario che ti vuol convincere che quei rifiuti ti appartengono, che sei il responsabile, che non devi abbandonarli o smaltirli perché potrebbero fruttare, che devi pagare per loro e soprattutto devi sentirti in colpa se li gestisci male o se peggio ancora non li gestisci proprio.

È più chiaro ora il suo giochetto?

Lettore: In pratica l’intelletto vuol farmi credere che se non riesco a gestire bene qualcosa – cioè se non ho il pieno controllo – dovrei sentirmi in colpa?

ZeRo: Già.

E quel senso di colpa (o il senso di orgoglio in caso di presunto controllo)  è l’ennesima fregatura che ti porta (distrattamente) a ricominciare il circolo vizioso, tentando di amministrare, controllare e ricontrollare qualcosa che non ti riguardava fin dal principio.

Ti rendi conto dello stress, la sofferenza, il malessere che tutto ciò comporta?

Lettore: Si, soprattutto se considero che questa condizione pietosa viene ingenuamente mantenuta per quasi tutta la vita. E di solito ce ne accorgiamo quando è troppo tardi, quando ci facciamo molto male.

ZeRo: Ora facciamo una pausa. Ci rivediamo tra un paio di settimane.

Nel frattempo dai un’occhiata alle riflessioni di oggi.

Studia a fondo l’automatismo mentale. Nota i suoi costanti reclami. Lasciagli fare il suo gioco. Lascialo rivendicare il controllo di ogni impulso. Ricordati che non sei tu ma è lui, il suo giochino preferito. Quando ti sembra di aver pensato qualcosa (di bello o brutto) sappi che non si tratta di un tuo pensiero. È la pubblicità dell’intelletto.

Guardala la pubblicità mentale con disinteresse.

Forse rallenterà ma non si fermerà subito, tutto d’un tratto, però si modificherà la percezione globale che hai nei confronti di tutto e tutti. A te non deve interessare il flusso di pensieri ma la percezione globale.

Con questa esercitazione dovresti riuscire a prendere le distanze almeno dal senso di possessività.

Riconoscerai presto l’attribuzione impropria, l’assurdità dell’attribuirsi ogni avvenimento fortuito, la demenza del giudicare ogni gesto accidentale, la follia del voler controllare qualsiasi apparenza.

Vedrai come quel giudizio (quell’attribuzione di significato) non ha alcun fondamento, è immaginario, e in quella visione realizzerai anche tutte le altre insensatezze a cui davi sbadatamente credito.

Pian piano riconoscerai un autoinganno dopo l’altro, fino ad arrivare al totale disincanto!

 

 

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2* parte = https://risvegliodalsognoplanetario.wordpress.com/2021/07/06/puoi-aiutarmi-a-vedere-chi-sono-2-parte/

 

1* parte = https://risvegliodalsognoplanetario.wordpress.com/2021/07/01/puoi-aiutarmi-a-vedere-chi-sono-conversazioni-con-zero-1-parte/

PUOI AIUTARMI A VEDERE CHI SONO? – 2° parte

1° parte Qui

 

ZeRo: Siediti per 2 o 3 minuti tranquillamente, chiudi gli occhi, fai qualche respiro profondo e aspetta che arrivi un pensiero.

Lettore: Fatto.

ZeRo: Ora rimani in quella posizione percettiva. Limitati a percepire ciò che emerge senza tentare di analizzarlo, interpretarlo, trasformarlo.

Lettore: Anche i pensieri fastidiosi e le sensazioni spiacevoli?

ZeRo: Si, tutto…

Guarda con curiosità, come un bambino che non sa niente e che si limita ad esplorare il suo corpo e la sua mente.

Appena emerge un pensiero chiediti:
Da dove viene esattamente questo pensiero? Dove va?

Lettore: l’ho provato un paio di volte durante il giorno, circa quattro-sei volte finora, ecco cosa ho notato:
è stato strano, i pensieri sembravano provenire da luoghi diversi, alcuni si sentivano come se provenissero dal mio intestino, altri si sentivano come se fossero venuti dalla mia testa, e altri sembravano entrare attraverso il mio respiro (come il mio respiro tradotto in pensiero se ha senso), ma soprattutto sembravano provenire dal nulla. Appena cecavo di rintracciare l’origine, i pensieri svanivano; è come se stavano accadendo da soli più che essere prodotti da me. Non vanno da nessuna parte, non me ne ero mai accorto prima, ma è come se i miei pensieri non andassero assolutamente da nessuna parte, non c’è un posto fisico in cui posso posizionarli, non c’è una destinazione finale, vanno via o diventano un altro pensiero.

ZeRo: Hai fatto qualcosa di particolare perché questi pensieri apparissero? Sapevi cosa sarebbe apparso prima che apparisse?

Lettore: Non sapevo quali pensieri sarebbero apparsi… l’ho saputo dopo la loro casuale apparizione. Prima di questo esercizio credevo di essere io il pensatore, colui che produce volontariamente tutti i miei pensieri. Invece adesso ho notato che i pensieri sorgono anche senza il mio volere e senza il mio controllo. A seconda della circostanza può emergere un pensiero o nessun pensiero.

Continuerò questa attività per tutto il resto della giornata; è stata un’esperienza un po ‘confusionaria in alcuni momenti, soprattutto per rintracciare effettivamente il pensiero e individuare da dove viene / dove va.

ZeRo: Bene. Fai questo semplice esercizio durante l’intera giornata, il più possibile. Non solo una o due volte.

Ti basta cercare i semplici fatti, senza usare l’immaginazione o la speculazione intellettuale.

Mentre ricerchi gli indizi ti accorgerai che molte cose che davi per scontato non sono poi così scontate.

Divertiti mentre percepisci qualsiasi stimolo e fammi sapere cosa trovi di interessante.

Lettore: è passato una settimana e ho notato che ho pochissimo controllo sui pensieri.

Inoltre sembrano cambiare senza preavviso, come se si trasformassero in altro.

ZeRo: In cosa si trasformano?

Come fa esattamente un pensiero a diventare qualcosa d’altro?

Cambia immagine? Colore? Suono?

Diventa una cosa solida oppure è solo frutto dell’immaginazione?

Lettore: Se faccio più attenzione noto che non si trasformano in niente di concreto e che è solo la mia immaginazione a farmi credere il contrario.

Mi sembra che ogni pensiero sia come un pop-up, la frase di uno spot pubblicitario.

Finito uno spot ne arriva un altro

ZeRo: Sei tu a interrompere lo spot pubblicitario della tua mente?

Lettore: No… non so come possa essere interrotto. Si interrompe e basta.

Poi arriva un altro pensiero e parte un’altra pubblicità mentale.

 

 

ZeRo: Ok… continua così.

Non cercare di fermare la pubblicità mentale ma guardala con occhi diversi, vedrai che la qualità dell’esperienza cambierà con il mutare della tua lucidità. Ciò che sembrava fastidioso diventerà meno fastidioso fino a passare nel background.

Lettore: Cercando l’ordine dei miei pensieri ho notato che non seguono una logica o una sequenza precisa.

Ad es. la mia mente ha scelto alcune parole familiari e le ha messe una dopo l’altra, quasi in rima, ma a parte questo non ho trovato un ordine oppure un significato in questa sequenza di pensieri. Prima credevo che avessero senso, ora invece mi rendo conto che non è così.

ZeRo: Dunque, se non hanno quel senso profondo o quel significato nascosto che SEMBRANO avere, non hanno neppure tutta quell’importanza, giusto?

Lettore: Esatto. Se li osservo lucidamente perdono l’importanza che gli attribuivo in precedenza.

È come se l’importanza fosse dovuta al finto senso o al presunto significato che sembravano avere. E

QUEL SIGNIFICATO NON ERA BASATO SUI FATTI.

Nei fatti non hanno un ordine preciso, non hanno una struttura, non hanno un punto di riferimento fisso.

ZeRo: Bene.

Prima davi la precedenza alle supposizioni, all’opinione pubblica o a ciò che in gergo si chiama realismo ingenuo, ora invece stai dando la priorità all’immediata, pura, nuda e cruda consapevolezza.

Stai notando che quasi tutto il senso e il significato della tua vita quotidiana viene inventato di sana pianta.

Spesso questo artificio mentale non viene riconosciuto… si vive nell’ignoranza, nell’incoscienza e quindi nella sofferenza.

Questo riconoscimento nella mente dell’uomo comune non avviene quasi mai e quelle rare volte che avviene viene sminuito, soppresso o dimenticato.

 

Lettore: Perché reagisce così?

ZeRo: Reagisce così perché ha paura di perdere le sue certezze, la sua struttura percettiva. Ma non sa che la struttura cognitiva e percettiva in cui si rifugia è instabile, vaga e inconsistente.

Con questo tipo di riconoscimento è come se il mondo in cui vive l’uomo comune perdesse il senso di realtà che sembrava avere. In alcuni può portare ad una grave crisi esistenziale, di conseguenza si rifugiano subito in altro.

Lettore: Anche nelle spiritualità.

ZeRo: Si. Per molti quello è l’ultimo rifugio.

Pur di trovare una consolazione, una rassicurazione e un conforto si aggrappano anche alla spiritualità. Ovviamente non vogliono ammetterlo, ma in fondo sanno che è così.

Ma torniamo a noi.

Finora hai constatato che non vi è un preciso ordine logico, un senso profondo, né un significato nascosto.

Grazie a questa consapevolezza vi è stata una riduzione dell’importanza che inconsciamente davi a qualsiasi fenomeno mentale e sensoriale. Ti  sto indirettamente aiutando a disfare il senso di realtà della tua struttura conoscitiva. Ne consegue che la struttura percettiva in cui sembravi intrappolato si sta alleggerendo.

Ma non cantar vittoria.

Sei solo all’inizio e il riconoscimento della vera natura dei fenomeni verrà prontamente ostacolato dal tuo sistema cognitivo. Visto che potresti sentirti risucchiato nel solito vortice di illusioni, ti conviene dare continuità a questo genere di riconoscimento. È molto facile cadere in balia di sensazioni vaghe e sentimenti indefiniti.

Ora comunque continuiamo l’esercitazione…

FINE SECONDA PARTE

 Altri libri di ZeRo

 Mente Vuota a Cuor Leggero -Volume UnoNISARGADATTA MAHARAJ – messaggi spirituali selezionati da ZeRoJed McKenna - Suggerimenti spirituali scelti e tradotti da ZeRo

 

PUOI AIUTARMI A VEDERE CHI SONO? (Conversazioni con ZeRo – 1° parte)

 

Lettore: Mi puoi guidare al riconoscimento del mio vero io?

ZeRo: Ti posso spingere soltanto al riconoscimento del falso io. Il resto verrà da sé.

Lettore: Perché?

ZeRo: Perché non c’è alcun “vero” io…

Lettore: Quindi cosa dovrei fare?

ZeRo: Ti basta realizzare ciò che non sei e per farlo puoi cominciare indagando il senso dell’io, indagando ciò che credi o ciò che senti di essere. Cominciamo da una semplice riflessione.

Se dico che non esiste un vero e proprio io, un “sé” intrinseco oppure un individuo separato, mi capisci?

Lettore: Lo capisco solo intellettualmente… capisco che non c’è un io, c’è una sola esistenza, ed io sono un aspetto di quell’esistenza, sono una frazione di un tutto, inseparabile da tutto.
Il problema è che sto cercando di aggrapparmi a quel senso di non-io, di non-sé, di non-individualità.

Sento che in passato l’ho sperimentato solo per un momento, ma voglio essere in grado di avere una visione fissa, voglio conoscere la verità di me stesso, non voglio passare la mia vita a speculare su chi sono.

ZeRo: Non sei l’unico… Molti ricercatori cercano di aggrapparsi al non-io e non si accorgono che è proprio l’io ad aggrapparsi al concetto di non-io. Non riconoscono l’identificazione e l’attaccamento inconscio. Almeno nel tuo caso c’è un riconoscimento di tale attaccamento.

Cosa ti aspetti dalla nostra conversazione?

Lettore: Mi aspetto che qualcuno mi aiuti a vedere di persona l’illusione dell’io e gli inganni della mia mente; mi aspetto che la mia guida mi assista e sfidi me e le mie attuali opinioni sull’esistenza. Mi aspetto che tu mi dia alcune istruzioni di cui ho bisogno per trovare la mia strada in questo viaggio interiore.

ZeRo: Su una scala da 1 a 10, quanto sei disposto a mettere in discussione le convinzioni su te stesso?

Lettore: 11

ZeRo: Ok.

Qual è la tua esperienza in termini di pratiche spirituali, ricerca e indagine?

Lettore:
Cercavo la mia essenza fin dall’infanzia. I miei genitori hanno scelto di crescermi senza religione in modo da poter scegliere la mia strada spirituale, ma a volte mi sento molto perso, non sono mai stato in grado di allinearmi alle credenze delle tradizioni spirituali, quindi ho cercato di ascoltare la mia intuizione e formare le mie convinzioni personali in base a ciò che può essere vero. Pratico yoga e meditazione da nove anni.

 

ZeRo: Anche qui ascolterai la tua intuizione ma anziché formare nuove convinzioni (come hai cercato di fare fino ad oggi) andrai a disfare le attuali credenze personali.

Non ti darò nuove idee o convinzioni, non ti insegnerò niente. Mi limiterò a indicare e offrire qualche spunto, ma poi sarai tu che dovrai guardare in profondità. L’obiettivo principale di questa indagine è sperimentare la realtà di te stesso, o meglio la presunta realtà dell’io. Adesso è bene lasciare da parte tutti i libri, i video e altre opinioni relative a questo argomento. Devi solo impiegare il tuo tempo con un semplice, schietto, diretto atto di osservazione, allo scopo di guardare ciò che si presenta all’esperienza diretta.

Tutto quello che devi fare è guardare la tua esperienza diretta e scrivere ciò che ritieni vero.

Ti accorgerai che molte cose che sono state ritenute vere non sono per nulla vere, tra queste c’è l’idea che hai di te stesso.

Lettore: Cosa intendi per esperienza diretta?

ZeRo:   Guardare all’esperienza senza pregiudizi, senza presupposti, senza credenze su ciò che sperimenti.

In poche parole devi concentrarti su tutto ciò che puoi sperimentare con i tuoi sensi e quando sorge un pensiero non analizzarlo ma limitati a notare la sua comparsa.

Lettore: In che senso non analizzare il pensiero?

ZeRo: Significa che non devi badare al contenuto dei pensieri.

Non ci interessa sapere se il pensiero appena emerso è un bel pensiero o un brutto pensiero. Più ti soffermi sul contenuto e più dai valore a quel pensiero… Qui invece non bisogna dare troppa importanza ai contenuti dei pensieri altrimenti ti perdi nel contenuto intellettuale e perdi di vista il “puro vedere”. Nel puro vedere non ci si sofferma su cosa contengano i pensieri; li si guarda soltanto sorgere e svanire.

All’inizio puoi guardarli con curiosità, come se dicessi “Oh, ecco che c’è un nuovo pensiero che mi fa compagnia”.

Se guardi un paio di scarpe può emergere un pensiero che contiene dei ricordi su quelle scarpe. A noi però non interessano i ricordi ma solo l’esperienza immediata del vedere/sentire/toccare in tempo reale (senza la differita mentale). Di solito invece l’uomo guarda in differita, attraverso il filtro dei pensieri. Il mio ruolo è quello di allenarti a vedere senza filtri.

Ricordati inoltre che non ci sono risposte sbagliate o giuste, quindi non preoccuparti, va tutto bene.

Ti basta rispondere con sincerità.

Cominciamo con queste domande:
Dimmi cos’è che stai davvero cercando? Come cambierà la vita se lo trovi? Cosa ti aspetti di trovare?

 

 

 

Lettore: Sto davvero cercando di capire la realtà, sento che mi manca qualcosa, sono sempre stato alla ricerca di una sorta di risposta, anche se non so nemmeno se conosco la domanda. Voglio solo sapere cosa sta realmente succedendo in questo mondo. Ogni giorno sono confuso dal fatto di non sapere davvero chi sono. La pseudo-identità sociale non ha mai avuto senso per me. Suppongo che sto cercando di soddisfare una crisi esistenziale, sarebbe bello raggiungere un certo livello di comprensione e chiarezza riguardo alla mia esistenza.

Non ne sono del tutto sicuro, ma spero che questo processo mi porti un po’ di pace.

ZeRo: Ok.

L’obiettivo principale è vedere e comprendere esperienzialmente (non solo a livello intellettuale) che Luca non esiste affatto come entità separata. Tutti i tuoi sforzi saranno incanalati in questa direzione. I vecchi traumi, le ferite nascoste, la crisi esistenziale potrebbero scomparire durante il processo, ma alla fine il puro vedere che non c’è nessun sé separato non ti darà alcun privilegio sociale o nessun super potere spirituale. Alcune credenze scompariranno e con esse spariranno le relative paure. A volte bisogna affrontare le nostre più grandi paure per vedere che non sono nient’altro che pensieri, credenze, e impressioni non esaminate.

Quando l’illusione di un io separato viene intravista e penetrata a fondo, ti sarà più facile comprendere tutto ciò che sembra accadere nella tua vita.
Comunque procediamo con calma.

Il non essere sicuri è un buon punto di partenza, vuol dire che si è disposti a mettere in discussione le proprie credenze.

Il puro vedere porterà maggior chiarezza e pian piano la comprensione diventerà fattuale, definitiva.

Lettore: Spero di poter andare più facilmente con il flusso della vita… sono troppo rigido in questo momento, mi sento come se avessi difficoltà a lasciarmi andare e lasciare che la vita accada. Mi piacerebbe anche essere meno consapevole di me stesso, meno egocentrico, pensare meno al mio io, e soprattutto odiare meno me stesso.

ZeRo: Si, in effetti l’eccessiva importanza personale porta a varie reazioni sgradevoli, tra cui il disprezzo di se stessi.

Paradossalmente più si è attaccati a se stessi, più si attacca se stessi; ci si odia o ci si arrabbia con se stessi. Il fatto che tu abbia notato questo effetto collaterale è un buon segno. Partiamo bene.

In merito al flusso: e se non ci fosse nessuno che vada con il flusso della vita?

E se ci fosse solo la vita, che scorre liberamente senza nessuno?

Lettore: Intellettualmente ti seguo, ma la rigidità rimane.

ZeRo: La vita sta accadendo, anche senza di te. Al tuo io sembra il contrario perché altrimenti perderebbe l’illusione del controllo.

Comunque non temere… Adesso, come prima e dopo questo processo, non c’è un individuo separato e indipendente. Può sembrare che ci sia davvero un individuo separato e indipendente soltanto finché si opera a livello di falsi presupposti e credenze infondate, cioè fino a quando si opera alla cieca, in balia dell’ignoranza di sé.

Lettore: A proposito delle mie aspettative, spero anche di diventare diverso, un po’ più saggio e altruista.

ZeRo: È sempre il presunto individuo separato che vuole essere più saggio, diverso, con “una migliore comprensione di qualunque cosa sia”, con un miglior carattere, con una migliore vita, etc… la lista è infinita.

L’apparente individuo separato che credi di essere può solo immaginare una realtà separata differente da ciò che è.

Questo è ciò che fa di continuo: immaginare di vivere in una realtà separata in cui esercitare la sua volontà personale.

E più si scontra con la verità, più soffre. E più soffre, più ritorna all’attacco con la sua effimera volontà personale.

 

Per ora ti basta mettere da parte tutte le tue aspettative e guardare la tua vita con occhi nuovi. Guarda tutto come se fosse la prima volta che apri gli occhi. Come se non conoscessi niente e nessuno. Non dare nulla per scontato. Non credere a ciò che credi, ma osserva e constata qualsiasi esperienza come un neonato incuriosito da tutte le apparenze esterne. Prima di assumere questo atteggiamento rispondi a queste domande:

C’è qualche resistenza al flusso della tua vita quotidiana?

C’è qualcosa di difficile da accettare?

Lettore: Intanto grazie la delucidazione. La tua risposta mi ha rassicurato e mi ha aiutato a chiarire alcune cose.

In merito alla resistenza devo dire c’è stata una piccola resistenza già dall’inizio della nostra discussione, ma dopo una seconda lettura più approfondita, penso che la mia reazione iniziale sia stata causata dal mio senso di essere un individuo speciale. Il mio io si è sentito sfidato o minacciato in quanto è stata messa in discussione l’esistenza di un individuo separato e indipendente. So che si tratta di un’illusione ma non riesco a lasciarla andare.

La sola idea di non essere quel che ho sempre creduto di essere ha provocato un po’ di angoscia in qualche parte della mia mente; ho notato che i miei pensieri iniziano a fare tutto il possibile per confutare e rigettare queste riflessioni.

ZeRo: Non temere, all’inizio è normale reagire in quel modo.

Altre resistenze, in generale?

Lettore: All’inizio ho fatto fatica ad accettare l’assenza di aspettative. Vivere con “nessuna aspettativa” mi è sembrato difficile se non impossibile da accettare, sono così abituato a pensare e a tentare invano di gestire qualsiasi cosa nella vita che non riesco a non aspettarmi qualcosa da questo incontro.

È come togliere le mani dal volante e lasciar il controllo dell’automobile.

In tal senso sembra un processo spaventoso, qualcosa a cui non sono abituato. Tuttavia, dopo aver riflettuto, mi rendo conto che in realtà è bello non avere aspettative su questo processo; il fatto che la mente si stia liberando da un peso inutile mi rincuora e mi incoraggia a proseguire serenamente.

Per il resto ci sono tante resistenze a ciò che sta accadendo nella mia vita.

 

 

ZeRo: Ok. Prendiamo la resistenza attuale.

Essa si presenta quando una certa convinzione viene messa in discussione e questo è abbastanza comune, va bene e fa parte del processo. Siamo solo all’inizio del processo.

Ora diamo un’occhiata più da vicino ai tuoi pensieri.

 

—–

 

FINE PRIMA PARTE

2° parte: PUOI AIUTARMI A VEDERE CHI SONO? – 2° parte

 Altri libri di ZeRo

 Mente Vuota a Cuor Leggero -Volume UnoNISARGADATTA MAHARAJ – messaggi spirituali selezionati da ZeRoJed McKenna - Suggerimenti spirituali scelti e tradotti da ZeRo

STANZA DEI SOGNI

Un mio vecchio intervento all’interno di un gruppo sui sogni lucidi

Per una persona davvero “lucida”, incontrarsi all’angolo cottura (veglia) piuttosto che all’angolo soggiorno (sogno) è indifferente, egli riconosce di trovarsi nella medesima abitazione e soprattutto nella stesa stanza, quindi non gli fa né caldo né freddo incontrare qualcuno qua o là…
Fare un sogno condiviso con qualcuno che abita al polo sud o vive su Marte e bere un caffé al bar sono per lui (il lucido) la stessa cosa, un semplice incontro che di per sé non ha nulla di speciale, non è niente di ché… Sì, un posto sembra più carino dell’altro, la tappezzeria di un luogo si differenzia dall’altro come un bar da una chiesa… però in fondo si tratta di una banale passeggiata, come quando vi spostate da una parte all’altra della vostra casa: non è che vi meravigliate di quello spostamento o di vedere le medesime persone in un altro luogo.

Per una persona non pienamente lucida, cioè chi non ha realizzato davvero che sogno e realtà non sono due stanze separate, l’incontro collettivo nell’angolo cottura è un’occasione speciale, non una semplice camminata (come la considera il lucido) ma un “viaggio straordinario” .Al momento della creazione di questo gruppo non ero eccessivamente lucido e – spinto dall’onda di dottrine spirituali – credevo che realizzare un incontro del genere rappresentasse un passo “evolutivo” importante. Poi, in un modo o nell’altro ho realizzato che la mia visione era parziale, troppo riduttiva. Questo non vuol dire che l’intento iniziale fosse una sciocchezza, ma significa che mancava una cornice ben definita, il quadro non era completo. Questa mia illustrazione aggiunge una cornice che potrebbe rendere più afferrabile lo spostamento collettivo dall’angolo cottura all’angolo soggiorno.
Ribadisco che per me incontrare parenti-amici-sconosciuti qui o là è la stessa cosa. Tuttavia, a scanso di equivoci o polemiche, sottolineo che questa è solo la mia personale opinione. In pratica questo incontro onirico o sogno condiviso non è più così significativo come lo era tempo fa.
Non mi aspetto che tutti la pensino come me, anzi… il mio scopo è offrire uno spunto peculiare a chi si trova in sintonia con questa rappresentazione.
Non è un modello di verità assoluta, solo uno strumento che può servire ad alcuni di voi e non servire ad altri. Ad ognuno il suo.-p.s.

la prossima volta che attraversate una porta fate come se steste transitando da una realtà all’altra , dal mondo dei sogni a quello della veglia.
Questo esercizio viene di solito consigliato per acquisire gradi di
consapevolezza in più e per mantenere una presenza lucida durante i sottili spostamenti diurni/notturni della coscienza
p.s.1
Gli spostamenti dell’attenzione avvengono spesso senza lucidità\consapevolezza. Chiamiamo per comodità 1° attenzione quella diurna (quella con cui state leggendo queste parole) e 2°attenzione quella notturna. Di solito la 1° attenzione è quella più familiare, quella a cui viene data maggior rilievo nel mondo di tutti i giorni. La 2°attenzione è invece quella meno sviluppata, quasi assente in alcuni casi. Quando si vivono certe esperienze (tipo quelle oniriche) si verifica essenzialmente un passaggio dalla 1° alla 2° attenzione. Dopo questa esperienza l’attenzione ritorna spontaneamente (senza che ce accorgiamo) al punto precedente. Alcuni mantengono regolarmente una buona dose di consapevolezza durante questi shifts, quindi ricordano facilmente entrambe le esperienze (ordinarie e le cosiddette straordinarie). Altri invece non si rendono conto di nulla… È come se cadessero preda del torpore. Lo scopo di numerose pratiche è quello di rimediare a questo torpore, instaurando un ponte stabile tra la 1° e la 2° attenzione. Un momento sfruttato da molte tradizioni allo scopo di gettare questo ponte è nel bel mezzo dei famosi stati alterati di coscienza, fenomeni comuni a tutti ma quasi mai riconosciuti come tali. Altri momenti ideali sono le classiche sessioni di meditazione: chi riesce a meditare “seriamente” si accorge degli spostamenti sottilissimi della propria attenzione. Questo della corretta pratica meditativa è un metodo utile anche per molte altri scopi che qui non ci interessano. Un espediente alla portata di tutti consiste nel prestare attenzione a spostamenti più banali, come il malumore, il buonumore, l’ebrezza, l’infatuazione, l’eccitazione. DI solito lo stato di coscienza cambia con niente da un moto di gioia ad moto di collera e durante questi passaggi non vi è alcuna traccia di lucidità. Allo stesso modo passate dalla veglia ai sogni senza rendervene conto. Dato che alla fin fine si tratta della medesima consapevolezza, cominciate a riconoscere i piccoli sogni diurni dentro cui cadete ogni giorno. Ogni qualvolta che vi fate delle seghe mentali (sognate ad occhi aperte, fantasticate, desiderate chissà cosa, visualizzate qualcosa di attraente) siete inconsapevolmente caduti in un mini-sogno che dura qualche minuti (o anche alcune ore). Dopo la fantasia la vostra attenzione ritorna dov’era prima, si muove da sola. Ogni giorno è come se vi spostaste -senza rendervene conto- da un mondo parallelo all’altro. E tutto nell’arco di millesimi di secondo.. Come esercizio propedeutico provate ad uscire deliberatamente da una fantasia (mini-sogno), createne una voi e poi uscitene (tornate coi piedi per terra, portate l’attenzione ad un oggetto fisico). Fate questi spostamenti più e più volte così da solidificare il ponte (lucidità) tra un’esperienza e l’altra, tra un mini-sogno e l’altro, tra una veglia e una dormitina. Ah già, alcuni saggi quando dicono che la gente è sonnambula lo dicono perché passa tutte le giornate passando da un mini-sogno (fantasia erotica, desiderio carnale, gioco virtuale) all’altro, senza interruzione (lucidità). In tal senso sognano sempre, ma non se ne accorgono mai. Figurarsi se si accorgono dei mutamenti più sottili…
p.s.2
ultimo appunto in merito all’illustrazione iniziale.
Spostarsi dalla cucina al soggiorno può significare anche passare dall’inferno al paradiso, dal samsara al nirvana, dal piano terrestre al piano astrale, dall’aldiquà all’aldilà.
Niente di eccezionale come viene dipinto da molte religioni.
Alcune scuole (mahamudra, dzogchen, advaita-vedanta o non-dualità, etc.) vanno al nocciolo con espressioni difficili da afferrare per una mente non abbastanza matura, frasi come “il dolore è piacere e il piacere è dolore”, “come in alto cosi in basso”, “il sogno è la realtà e la realtà è il sogno”, “la forma è vuoto, il vuoto è forma… “il nirvana è il samsara e il samsara è il nirvana”… in altre parole dicono che “un’esperienza vale l’altra” ma lo dicono non in senso semplicistico… loro intendono che la differenza di fondo è inesistente, è immaginaria, frutto di un’immaginazione molto fervida come quella umana. I saggi vedono soltanto identità, percepiscono unità ovunque, in qualunque esperienza, su qualunque piano esistenziale. Sanno che le distinzioni sono solo un gioco della coscienza universale. Ma non lo sanno a livello intellettuale, lo sperimentano in profondità.

DISAVVENTURE DI UN NON-NATO

Stamattina sono andato in comune per rinnovare la mia attuale carta d’identità e la (nuova) impiegata mi dice che c’è un piccolo problema con la mia vecchia identità.

Non esisto e risulto “non nato”…

Il che potrebbe essere una buona notizia da un punto di vista spirituale, ma qui non siamo in un centro spirituale per attestare la mia autorealizzazione, per cui la notizia non sembra affatto positiva.

Chiedo spiegazioni e mi fa notare che sul computer non appare la data di nascita, o meglio manca l’attestazione del mio atto di nascita.

Le faccio notare che sono stato adottato e che i miei genitori adottivi possiedono tutta la documentazione relativa all’adozione – incluso il certificato di nascita. Le faccio inoltre notare che ormai ho 37 anni, per cui è molto strano che i suoi precedenti colleghi non si fossero mai accorti di quell’anomalia.

Quindi le chiedo di controllare tra le vecchie scartoffie, ma a quanto pare non si trova niente… Zero dati sulla mia nascita.

A quanto pare “io” non esisto!

Questo lo sapevo già… l’auto-realizzazione in fondo consiste proprio (o anche) in questo azzeramento dell’identità individuale e della storia personale, però non credevo che il destino fosse stato così geniale da giocarmi questo brutto scherzo.

Visto che con il covid vanno di moda le autocertificazioni, le faccio una battutaccia e le chiedo se posso fare un’auto-certificazione della mia nascita in cui confermo che esisto, ma la tipa non sembra in vena di scherzi per cui evito la seconda battuta sulla mia morte e rinascita.

Poi volevo approfittare della situazione per collegare l’accaduto (o il non-accaduto) al fatto che ho appena concluso una trilogia intitolata “senz’io si vive a Dio”, giusto per condividere qualche intuizione con una perfetta sconosciuta, ma dall’espressione del suo volto mi accorgo che non era neppure interessata alle mie strambe realizzazioni spirituali.

La mia non-esistenza sociale o virtuale sembrava metterla piuttosto a disagio e visto che lei sembrava più preoccupata di me fingo di essere altrettanto preoccupato e cerco di rimanere serio. La giovane impiegata mi avverte del fatto che in assenza dell’atto di nascita non ho diritto a certe opportunità sociali. Ad esempio – mi dice con tono allarmato – non posso sposarmi.

Io sorrido e le rispondo che il matrimonio è l’ultimo dei miei pensieri e che per me è una fortuna non potersi sposare… in tal modo avrei la scusa pronta da fornire alla mia prossima compagna: “scusa amore, non posso sposarti perché non sono mai nato…”

Poi vedo la sua fede nuziale e capisco che non era la persona giusta per fare battute sul matrimonio.

Con la solita serietà mi fa notare che c’è poco da scherzare: in quelle condizioni non avrei diritto a niente, potrei avere problemi col notaio e in fondo quell’atto è un elemento basilare dell’identità di un cittadino, qualcosa che contraddistingue l’inizio della propria storia, della propria esistenza… ma a quanto pare la mia esistenza non ha un inizio.

Alla fine lei cerca in mezzo agli archivi ma non trova nulla. Ovviamente si mostra dispiaciuta per un problema dovuto evidentemente a un’inottemperanza di un vecchio dipendente comunale e rimaniamo d’accordo che mi richiama dopo aver contattato il tribunale di Brescia.

Visto che per lo Stato non esisto volevo proporle di cambiare il nome in ZeRo, ma poi ho desistito. Forse era meglio non peggiorare la situazione. Se mi registrassi come Zero perderei i privilegi legati alla mia precedente/attuale pseudo-identità sociale…

 

Ad ogni modo questo buffo episodio può essere letto in tanti modi e può essere visto attraverso una marea di insegnamenti che sono stati – involontariamente – confermati da una tragicomica svista burocratica.

Una lettura interessante dell’episodio è quella per cui non faccio parte di questo Sistema, non appartengo a questo mondo – come diceva Cristo “NEL mondo ma non DEL mondo”.

Un’altra associazione che la mia mente ha fatto in automatico è stata quella con l’idea orientale del “non-nato” o del “morto in vita”.

Allo stesso tempo mi è venuto in mente che dall’illuminazione – o dalla morte in vita – non si ottiene niente.

Poi ci sarebbe il discorso sulla cancellazione della storia personale.

Oppure si potrebbe pensare alla conferma che questo sistema sociale è un sistema fallimentare, un sistema di errore e disperazione (come lo chiamava Nisargadatta).

Infine ci sarebbero tutte le riflessioni sul sogno planetario, sul mondo delle apparenze, sullo stato “senz’io”, etc…

Insomma alla fine il destino ha voluto che fossi Zero di nome e di fatto.

 

E quindi qual è la morale della favola?

Cosa ho imparato da questo episodio?

Anzi, cosa dovreste aver capito dalla mia disavventura?

Dovreste aver intuito che quello che dal punto di vista sociale sembra un grosso svantaggio, in realtà – dal punto di vista spirituale – è una liberazione.

 

(ZeRo)

ABBONDANZA, RICCHEZZA… (Chat con ZeRo)

Vedi anche sezione:  Conversazioni con ZeRo

 

Lettore: “Perdona la domanda frivola, ma potresti parlarmi un po’ della ricchezza.”Visualizza immagine di origine

ZeRo: “Tranquillo, la domanda non è frivola.

Frivolo, casomai, è il concetto che l’umanità si è fatto della ricchezza.

L’abbondanza è una delle tante espressioni del tuo Puro Essere.

Se riconoscessi e dimorassi stabilmente nel tuo stato naturale non ti stupiresti del concetto di ricchezza ma del concetto di povertà, mancanza, miseria, scarsezza, insufficienza.

Memorizza questa regoletta: la ricchezza è direttamente proporzionale allo spazio libero che riesci a coltivare dentro di te.

La ricchezza (interiore/esteriore) non dipende dagli oggetti posseduti ma dallo spazio libero a tua disposizione!

Una discarica è un luogo pieno di oggetti, non per questo è un luogo di ricchezza.

Una riserva naturale è un luogo incontaminato, privo di sovrastrutture, privo di oggetti di lusso, ciononostante esso è un luogo di ricchezza, prosperità, abbondanza… un luogo di potere, direbbe Castaneda.

È lo spazio a tua disposizione a contraddistinguere la tua ricchezza.

Lo spazio libero è la condizione che permette l’arricchimento.

La tua ricchezza dipende dalla dimensione del tuo spazio interiore.

Se lo spazio interiore è libero da futili preoccupazioni e da pesanti turbe emotive, allora è un luogo accogliente e favorevole all’abbondanza interiore/esteriore.

Una mente veramente ricca è priva di oggetti mentali.

Una Mente Vuota è una mente ricca… ricca di possibilità, ricca di potenzialità, ricca di creatività.

Ti accorgi del tuo immenso spazio interiore quando in te si fa sentire il senso di vastità, abbondanza, tranquillità.

La vastità – e dunque l’abbondanza – è una tua qualità innata.

Tu sei un essere dalla vastità incommensurabile. Non sei quella minuscola, povera, sfortunata, disgraziata entità che credi di essere.

Tu sei molto più ricco di quel che pensi e puoi dare e ricevere molto più di quel che credi di poter dare e ricevere.

Tralasciamo il discorso sul corpo sottile altrimenti non finiamo più…”

Conversazione tratta dal cap.  DIALOGO TRA UNA MENTE VUOTA E UNA MENTE PIENA del libro “Mente Vuota in Corpo Pieno – vol. teorico”

Chat con zero – 3° e ultima parte (istruzioni per ricercatori spirituali e provetti autorealizzati)

1° parte

2° parte

 

————-

 
 
 

– ZeRo: e impersonalità?

 

– Visitatore: ora si, solo presenza leggera e vibrante

– ZeRo: guardati da lì…

Chi sei da lì?

sei Luigi?

 

– Visitatore: si e molto di più

 

– ZeRo: ora la domanda trabocchetto:

Luigi è te?

 

– Visitatore: è il canale di espressione

– ZeRo: meglio… rispetto alla precedente risposta.

… e tu sei l’io? Leggi il seguito di questo post »

Chat con ZeRo – 2° parte (istruzioni per ricercatori spirituali e provetti autorealizzati)

 

1° parte

 
 

——

 
 

– Visitatore: mi sto avvicinando anche ad alcune scuole orientali

– ZeRo: ok… non m’interessa… andiamo oltre… ti piacerebbe avere l’Alzheimer?

 

– Visitatore: why?

– ZeRo: because of awakening…

 

– Visitatore: lo vedi cosi pericoloso?

– ZeRo: è una provocazione, per dirti che se punti al risveglio ti toccherà dire bye bye a tutto ciò che fai, alle relazioni, ai progetti, ai ricordi, ai sogni nel cassetto

 

– Visitatore: a te è successo cosi^?

– ZeRo: non a me… tutti quelli che si risvegliano, esclusi i presunti maestri.

Riflettici. Se realizzi – non a parole – la natura onirica di ciò che ti circonda allora non puoi più vederlo allo stesso modo.

Comunque lo scoprirai da te.

– ZeRo:

cosa sai di advaita

 

– Visitatore:

che siamo distinti ma non separati

ad un livello profondo tutto è uno

in superficie c’è il molteplice,

– ZeRo:

ci sei andato là, in profondità? Leggi il seguito di questo post »

PICCOLO BASTARDO SPIRITUALE

Risposta fornita ad un lettore della mia seconda trilogia (Mente Vuota in Corpo Pieno).

Ciao xxx,

Ti rispondo per gradi.

 

1) La visualizzazione creativa non è un prerequisito al tipo di percorso da me suggerito, anzi in un certo senso io spingo nella direzione opposta, verso il disincanto da qualsiasi fenomeno interiore (immaginativo) o esteriore. Tant’è che questa trilogia si intitola proprio ‘Mente Vuota in Corpo Pieno’.

Questo si riaggancia al tuo discorso sulla ‘mente piena’.

 –

2) La mente, allo stato naturale, non dovrebbe essere ricca di immagini mentali, trovate geniali, intuizioni, focus, concentrazione, prontezza mnemonica, abilità retorica.

La mente, allo stato naturale, dovrebbe essere vuota o meglio spensierata, con pochissimi pensieri, preoccupazioni, dubbi, riflessioni, domande. Leggi il seguito di questo post »

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