TAFTI LA SACERDOTESSA – 4° CAP. dell’ultimo libro di V. Zeland


La prima uscita nella realtà

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La prima uscita nella realtà

Ebbene, miei cari, se avete già camminato in un sogno a occhi aperti, dovreste aver capito che confrontare la realtà con un film non è affatto un’allegoria. Siete stati per davvero lì, come un personaggio animato, mentre il resto dei partecipanti ha continuato a muoversi come nel sonno, sottomettendosi a una qualche sceneggiatura esterna. Potrebbe sembrare che non sia proprio così. Voi ed io comprendiamo bene che le persone dormono veramente solo di notte, nel loro letto, mentre durante il giorno agiscono più o meno consapevolmente. Del resto vi siete convinti da soli che questo “più o meno” è in realtà trascurabile, dopo aver constatato come la vostra stessa attenzione tenda a sprofondare costantemente ora nello schermo esterno ora in quello interno. Senza dubbio l’avete constatato e ora sapete come accade. D’ora innanzi, ogni volta che andrete a fare una passeggiata in un sogno, vi dovrete continuamente cogliere sul fatto di essere nuovamente caduti nello schermo e di esservi addormentati. Qualcosa vi ha distratto, ha distolto la vostra attenzione, oppure avete cominciato a pensare a qualcosa e … basta! Non esistete più come individui consapevoli, non appartenete più nemmeno a voi stessi.
Ma allora a chi appartenete, a chi obbedite?
A guidarvi è una certa sceneggiatura esterna, intessuta in un certo film, nel quale voi, come personaggi, vi trovate nel dato momento. Che cosa significhi tutto ciò, ve lo spiegherò un poco per volta. Non posso dirvi tutto subito. Ora dovete capire una cosa semplice. Sia nella realtà del sonno che in quella delle cose che succedono intorno a voi, vi trovate all’interno di un film, e siete trascinati dal flusso della sceneggiatura.
Non appartenete a voi stessi perché la vostra attenzione non vi appartiene. Ma non appena vi risvegliate e riprendete il controllo dell’attenzione, la sceneggiatura perde immediatamente il suo potere su di voi. Certo, come al solito dovrete andare a lavorare, a studiare, a svolgere i vostri doveri quotidiani. Ma lo farete in modo più flessibile, non come previsto dalla sceneggiatura. A differenza dei personaggi che stanno dormendo intorno a voi, voi vedete voi stessi, vedete la realtà e potete controllare consapevolmente la vostra volontà, cosa che non avete fatto fino ad ora. Questa è la vostra prima uscita a un nuovo livello di gestione di voi stessi e della realtà.
Dal sonno normale vi siete risvegliati già molte volte, ma non avete mai cercato di elevarvi a un livello superiore, vero?
In un sogno normale, se non capite che si tratta di un sogno, siete impotenti. Vi trovate all’interno del film e siete completamente in balia di quanto sta accadendo perché la vostra attenzione è immersa nello schermo. Ma voi, al contrario dei personaggi che vi circondano, siete in grado di portare la vostra attenzione ad un livello superiore, cioè di svegliarvi nel sogno stesso e addirittura di salire di due livelli: risvegliarvi nella realtà.
I personaggi dei sogni non lo possono fare.
In cosa differiscono dalle persone viventi?
Nel fatto che essi non hanno coscienza, non sono consapevoli di sé come individui. Essi sono privi di volontà, non sono liberi nelle loro azioni ma sono soggetti ad una sceneggiatura. Essi non hanno un’anima, sono solo dei modelli, dei manichini. Quando imparerete a svegliarvi in un sogno, provate a fare questo esperimento.
Provate a chiedere al manichino del sogno: “Chi sei?”.
Vedrete che esso cercherà di evitare di rispondervi oppure nominerà il suo ruolo nella sceneggiatura. Ma non potrà dire “io sono io” perché esso non ha un suo Io.
Allo stesso modo gli potrete chiedere: “Sai che io adesso dormo e tu mi appari in sogno?”
E anche questa domanda lo metterà in crisi perché esso non si è mai addormentato e non si è mai svegliato.
Il manichino del sogno vive nel suo film come un personaggio ripreso a suo tempo in una pellicola cinematografica.
L’unica differenza sta nel fatto che i film ordinari vengono girati da persone viventi, mentre le pellicole cinematografiche dei sogni vengono conservate nell’archivio dell’Eternità: lì sono sempre state e lì rimarranno per sempre, fintantoché esisterà questo Universo.

Le persone viventi hanno un’anima, una volontà e un’autocoscienza. Possono dire “io sono io”, anche se questo è tutto ciò che possono dire di se stessi. Le persone viventi hanno consapevolezza di sé, ma, come avrete ormai capito, la loro autocoscienza dorme mentre la volontà viene utilizzata solo occasionalmente, quando bisogna mobilitarsi per un qualche tipo di azione. Non solo, ma la volontà viene utilizzata solo all’interno del fotogramma corrente, e questa è la cosa più sostanziale. Comunque ne parleremo un po’ più tardi. Già vi sto facendo un gran favore a spendere tutto questo mio tempo con voi, miei piccoli indegni. Su, forza, sfruttate l’occasione, veneratemi, elogiatemi, ossequiatemi, sono Tafti, la vostra sacerdotessa Suprema!

DIGIUNO MENTALE


Digiuno per la mente, di Gregory, Jason.

Il digiuno mentale esercita un impatto diretto sulla causa principale di tutte le nostre sofferenze. Far digiunare la mente aiuta a eliminare tutto il contenuto che stimola la nostra mente e ad astenersi dall’abitudine di provare a stimolarlo per paura della noia. La noia esiste solo perché siamo tanto abituati a distrarre la mente stimolandola. Un saggio direbbe che dobbiamo immergerci nella nostra noia senza ricadere nell’abitudine di cercare stimoli, perché a suo avviso la noia ha un segreto da rivelarci. La noia è una risposta cognitiva che iniziamo ad avere quando priviamo la mente del suo solito cibo di pensieri abituali. Il segreto del saggio è che se siamo in grado di affamare la mente, di farla digiunare, allora inizieremo a provare uno stato di equanimità che non dipende da una stimolazione eccessiva. Affrontando la noia attraverso il digiuno della mente, iniziamo a sentire quel senso di unità interiore, Atman e Purusha, che l’agitazione della noia eclissa. Far digiunare la mente significa non rispondere a sensazioni come la noia. Far digiunare la mente è la cura definitiva per la sofferenza perché, come per il digiuno del corpo, diamo alla mente il tempo di rilassarsi veramente da qualsiasi tipo di stimolazione, affinché possa ripararsi e tornare in equilibrio. Nel digiuno mentale torniamo alla nostra vera natura originaria, non come persone individuali, bensì come l’intero universo che esiste nel profondo di noi, Atman e Purusha, eclissato dall’attività mentale. Con questa natura profonda iniziamo ad agire in modo autentico e a svolgere le spontanee funzioni dell’universo che esistono nel nostro inconscio e che si manifestano come dharma. Questo è ciò che porterà alla vera pace nel mondo, perché l’individuo entra in risonanza con la realtà dell’universo. Nasce pertanto un’armonia individuale, sociale e culturale, e viene riconosciuta una vera spiritualità. L’unica cosa che impedisce a tutto questo di diventare la nostra realtà sei tu. Se non prendi seriamente il digiuno mentale, continuerai a distrarre la mente con qualsiasi frivola sciocchezza ti trovi davanti, seguitando a lamentarti della tua sofferenza e della sofferenza nel mondo. Non possiamo lamentarci, se non ci assumiamo la responsabilità di ciò che la nostra mente consuma. Proprio come, nella nostra alimentazione, se non ci assumiamo la responsabilità di ciò che mangiamo non possiamo lamentarci di essere grassi. Solo tu puoi aiutare te stesso e questo senza rendertene conto cambia il mondo. Allo stesso modo, questo libro ti darà la conoscenza, la saggezza e gli strumenti per guarire davvero attraverso l’antica arte e la scienza del digiuno mentale. Da parte tua è necessario un approfondito esame dei tuoi modelli e del tuo stile di vita abituali. Il tempo di astenersi da tutte le distrazioni e iniziare il grande digiuno è ora.

Capitolo 1

Il bisogno di velocità è un suicidio Interrompi tutto ciò che stai facendo in questo momento! Smetti di pensare, smetti di pianificare, smetti di competere, smetti di comparare e limitati a respirare profondamente per un minuto. Ora respira per un altro minuto. Ecco: ho la tua totale attenzione. Per gran parte della nostra vita la nostra attenzione è divisa, perché manca la consapevolezza di fermare la mente nella sua attività e nel suo movimento incessanti. Agiamo in maniera compulsiva, guidati dall’attività della mente senza riuscire a osservarla da lontano. Di conseguenza, rispondiamo costantemente solo alla nostra agitazione mentale inconscia. Sentiamo che se non stiamo facendo qualcosa, non abbiamo alcuno scopo e quindi diventiamo ansiosi e stressati. Cerchiamo di ottenere una cosa dopo l’altra e via di questo passo, senza nessuna conclusione in vista. Diventiamo dipendenti dal “fare” e non sappiamo veramente come rilassare in maniera profonda la mente. La mente si è abituata a essere ansiosa, stressata e agitata perché non sappiamo come fermare questa follia. Ah, e chiariamoci: ritrovarci incessantemente a pensare e agire in base a quei pensieri è pura follia. Il nostro mondo questa follia la riflette. Lo stress sociale è ansia individuale e viceversa È sempre più difficile per le persone affrontare le esigenze della società. La struttura sociale costruita attorno a noi in questo mondo richiede che l’individuo cerchi continuamente di conseguire innumerevoli obiettivi, nella vana speranza di raggiungere un giorno il “successo”. Eppure, il successo che alcuni di noi assaggiano è come l’oro delle fate: una volta ottenuta, qualsiasi cosa consideriamo successo si rivelerà senza valore, un oro che non possiamo toccare, assaggiare o sentire e che alla fin fine è effimero, ci lascia svuotati, sgonfi. Di conseguenza, ci sforziamo ancora di più a scalare altre montagne, convinti che sulla cima ci sarà oro vero. Ma continuiamo a trovare l’oro delle fate. È un approccio assurdo alla vita che tutti adottiamo. Il vero successo non è il raggiungimento degli obiettivi fini a se stessi. Il vero successo è essere a proprio agio nella vita di tutti i giorni, in cui il viaggio è più importante della meta.

Essere in pace nella vita, ecco il successo, ma per capirlo è necessario apprezzare interamente il processo. Dobbiamo vedere la nostra vita come se fosse una danza: cos’è più importante, arrivare a finire il ballo o ballare? La risposta la conosciamo tutti, ma non applichiamo questa saggezza alla nostra vita quotidiana. Al contrario, ci impegniamo in quello che la società ritiene essere il successo, il che alla fine ci tiene legati. Pensiamo allora che per sciogliere i nodi abbiamo bisogno di premere il piede sull’acceleratore della vita. E il disastro è servito. Non è possibile portare pace nella vita diventando più indaffarati. Non svilupperemo mai il senso del successo in questo modo. Il vero successo lo riconosceremo solo quando allevieremo tutto lo stress e tutta l’ansia, per affrontare la vita con una mente serena, non turbata da ciò che crediamo essere le nostre battaglie quotidiane. Ma non ci è stato insegnato a essere così. Il nostro mondo ci impedisce involontariamente (o forse addirittura intenzionalmente) di trovare la pace, perché farlo richiede che ci asteniamo dal compiere tanti sforzi per raggiungere qualcosa di personale. Dobbiamo smettere di sforzarci, non importa quanto nobile o convincente riteniamo essere il cosiddetto obiettivo. Quando smettiamo di provarci così tanto, scopriamo il potere e il successo che vogliamo davvero, anche se ne ignoravamo l’esistenza. Questa saggezza sembra risalire ai tempi antichi in Oriente. Si tratta di un approccio illogico alla vita che non è accettato né favorito nel nostro mondo moderno. Dalla nascita, i nostri genitori, gli amici e la scuola ci insegnano che, se vogliamo avere successo, dobbiamo lavorare davvero sodo. In sostanza, dobbiamo darci da fare, darci da fare, darci da fare. Vivendo la vita in questo modo proviamo una sensazione simile a quella che ci viene quando ascoltiamo You Spin Me Round (Like a Record) del gruppo pop britannico Dead or Alive: come se fossimo così confusi da non sapere da che parte è l’alto. Psicologicamente stiamo girando in maniera vorticosa perché facciamo multitasking in ogni minuto della nostra vita. Il fardello mentale che portiamo diventa un peso così grande che ce lo possiamo scrollare di dosso solo quando fermiamo questa follia. Dobbiamo scoprire il modo di rallentare in questo frenetico caos nella nostra mente. Se non togliamo il piede dall’acceleratore, precipiteremo giù dalla scogliera, verso la pazzia sociale e individuale. Non è una minaccia o un modo poetico per descrivere la situazione attuale della nostra specie. È un pericolo vero e proprio che si sta già avverando. Un attacco di panico mondiale La guerra che combattiamo contro noi stessi è causata dal fatto che stiamo riempiendo troppo la nostra tazza. Nella vita infiliamo di tutto, senza lasciare il tempo alla mente di riposare davvero. La bombardiamo da ogni direzione. L’eccessiva frenesia del multitasking tutto il giorno, con dispositivi digitali ovunque, incessantemente attivi senza neanche pensarci, ci tiene in uno stato di ipnosi che imita il sonno. La mente conscia non ha nemmeno il tempo di prendere nota del nostro respiro. Il costante bombardamento di stimoli mentali ha intorpidito i sensi e ci ha fatto addormentare. Questo stato di sonno assomiglia alla psicosi di serial killer e demagoghi, ma affligge la maggior parte di noi. Nei libri e nei film tale stato viene rappresentato metaforicamente dagli zombie e dai non morti. Alcuni degli zombie nel mondo sono i nostri leader, i politici. Ci aspettiamo giudizi critici e decisioni efficaci da parte di persone che

hanno gli occhi aperti, ma in realtà sono addormentate. Pensaci: alcune delle persone più indaffarate al mondo sono i politici, potenzialmente quelle più inconsapevoli e addormentate. Eppure ci affidiamo a loro per prendere grandi decisioni per il benessere dell’umanità. Questo spiega perché molti politici siano ancora ipnoticamente focalizzati su se stessi, senza alcuna preoccupazione per la comunità in generale: in realtà, le luci sono accese ma in casa non c’è nessuno. Non ho nulla contro il ruolo del politico; è solo un esempio per rimarcare ciò che accade quando riempiamo la tazza di cose da fare. Nell’antica filosofia cinese del taoismo, che ha avuto origine dal grande saggio Lao Tse e dal suo testo classico, il Tao Te Ching, ci si concentra sul vuotare la tazza. Nel Tao Te Ching Lao Tse spiega che quando la nostra tazza è piena, perdiamo la consapevolezza del Tao. Tao è una parola cinese che si riferisce alla Via o sentiero dell’irriducibile essenza dell’universo che percepiamo nella nostra esperienza, cosa che ci fa sentire completamente vivi e presenti nell’eterno presente. Lao Tse ritiene che le nostre lotte e sofferenze derivino dal fatto che la “mente-tazza” è troppo piena di distrazioni e di pensieri che brulicano. Sottolinea che dovremmo iniziare a vuotare la mente. Secondo lui, la vera saggezza nasce in una mente vuota. In realtà, fa un ulteriore passo avanti affermando che la mente vuota è la nostra vera natura ed è così che una persona sana di mente agisce. Nella filosofia taoista ci sono alcune analogie che spiegano il pensiero di Lao Tse. Per esempio, quando guardiamo una tazza cos’è più prezioso, la tazza o lo spazio all’interno della tazza? Allo stesso modo in una casa cos’è più prezioso, i muri della casa o lo spazio dentro? La risposta in entrambi i casi è sicuramente lo spazio, perché senza spazio per vivere la vita non ha senso avere una tazza o una casa. Non possiamo vivere senza spazio e questa è la saggezza di Lao Tse. Anche Gautama Buddha ha scoperto l’importanza di questo spazio mentale, poiché senza è impossibile essere veramente svegli. Ha spogliato la mente del contenuto e delle convinzioni per vedere la realtà com’è realmente. Questo stato illuminato del Buddha è qualcosa di raro nel nostro mondo moderno, perché l’illuminazione è erroneamente vista nel costruire una vita degna di essere vissuta, anziché nel fatto di decostruirla per rendere il processo di vivere fine a se stesso. Riempiendo la nostra tazza vuota cerchiamo di costruire una vita sempre orientata verso il futuro, senza mai essere presente nel qui e ora. Il risultato è la sofferenza, poiché non ci accontentiamo mai di come è la vita. Ignoriamo la saggezza dei saggi e continuiamo a seguire le convenzioni sociali, anche se sappiamo che ciò non conduce alla felicità eterna. Riempiendo sempre di più la nostra mente, stiamo distruggendo noi stessi, lentamente ma inesorabilmente. Nella nostra era moderna queste tendenze distruttive sono ancora più evidenti rispetto ai tempi antichi. A causa dell’eccesso di informazioni, contenuti e stimoli, i problemi di salute mentale sono in aumento e non abbiamo idea del perché. Uno dei motivi è che raramente teniamo conto del nostro stile di vita, ossia il fulcro dei sistemi medici orientali antichi come l’ayurveda in India e la medicina tradizionale cinese (MTC) in Cina. Se la nostra vita è fuori equilibrio, dal punto di vista della medicina orientale abbiamo bisogno di cambiare gli abituali modelli della nostra mente e iniziare a rallentare. Secondo la MTC la nostra incapacità di rallentare deriva da un sovraffaticamento dello yang (energia maschile, attiva, dinamica, calda) a spese dello yin (energia femminile, recettiva, passiva, fredda). Ciò si traduce in una cultura che è carente di yin e che si dirige verso calamità sia interne sia esterne. Sostanzialmente è un sistema surriscaldato da un moto eccessivo nella mente e nel corpo. Se non rallentiamo, i problemi di salute mentale sono inevitabili. La nostra moderna comprensione e l’approccio alla guarigione dei disturbi psicologici sono completamente sbagliati. I farmaci soggetti a prescrizione si limitano a mascherare il sintomo senza affrontare la causa alla radice. Lo stress e l’ansia sono malattie davvero legate allo stile di vita e nate da una mente instabile. Molti ne soffrono, ma a quanto pare non li curiamo mai dei loro disturbi psicologici. Lo stress e l’ansia non vengono trattati. Di conseguenza la nostra “mente-tazza” inizia a incrinarsi, dando luogo ad attacchi di panico, attacchi d’ansia, schizofrenia ecc. Basti pensare a quanto sono comuni gli attacchi di panico oggigiorno. In molti ne hanno avuto almeno uno nella vita, spesso senza alcuna consapevolezza del perché si è verificato. Gli attacchi di panico accadono perché non rallentiamo la nostra attività mentale. In un attacco di panico sostanzialmente il sistema nervoso preme sul freno, dal momento che coscientemente noi non ci pensiamo proprio, a frenare. Accettiamo un lavoro che ci tiene superimpegnati tutto il giorno e poi andiamo a casa, dove ci sono tutti i nostri dispositivi digitali che ci sovrastimolano i sensi, mentre noi ci illudiamo di rilassarci o divertirci. A ciò aggiungiamoci le ininterrotte chiacchiere e i pettegolezzi che la gente sforna ogni giorno. Gli attacchi di panico sono inevitabili se siamo sempre in ansia. La mente non ha tempo per riposare e rimanere in silenzio. Come spiega il maestro buddhista zen Thich Nhat Hanh, siamo essenzialmente come mucche che ruminano continuamente il cibo. Il cibo che ruminiamo è la nostra attività mentale e conduce a ogni sorta di problema psicologico. Nel suo libro Il dono del silenzio Thich Nhat Hanh afferma: Tutti i suoni intorno a noi e tutti i pensieri che ripetiamo costantemente nella nostra mente possono essere visti come una specie di cibo. Conosciamo il cibo commestibile, il tipo di cibo che mastichiamo e ingeriamo fisicamente. Ma non è l’unico tipo di cibo che noi umani consumiamo; è solo uno. Ciò che leggiamo, le nostre conversazioni, gli spettacoli che guardiamo, i giochi online, le nostre preoccupazioni, i pensieri e le ansie sono tutti cibo. Non c’è da meravigliarsi se spesso non abbiamo spazio nella nostra coscienza per la bellezza e il silenzio: ci stiamo costantemente riempiendo di tanti altri tipi di cibo. Anche se non stanno parlando con qualcuno, leggendo, ascoltando la radio, guardando la televisione o interagendo online, molti di noi non si sentono calmi o tranquilli.3 Siamo costantemente sotto attacco mentale e non lo sappiamo nemmeno. Crediamo che se intratteniamo costantemente noi stessi siamo felici. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Molti sono ridotti in schiavitù da ciò che considerano intrattenimento. Ad esempio, tanti non riescono a stare un giorno senza controllare il telefonino, l’e-mail o i social network. Se non riusciamo a stare senza neanche un giorno, siamo liberi oppure siamo più schiavi che mai? Quando sono stati creati i dispositivi mobili, gli smartphone, internet e i social network pensavamo che ci avrebbero reso più felici, perché saremmo stati più connessi. Invece, hanno avuto l’effetto opposto. Essere tanto connessi ci ha reso più ansiosi e stressati. Non vogliamo più fare una passeggiata tranquilla o sederci placidamente nel parco senza telefonino. Siamo drogati di distrazione. Non siamo affascinati dal telefonino o dal suo contenuto: semplicemente, non possiamo fare a meno di distogliere la mente dal vivere la realtà così com’è. Nessuno di noi ha un bisogno vitale di controllare telefonino, e-mail e social network ogni giorno. Nessuno di noi è così popolare. Ci sono molti esempi di persone famose e di successo che non hanno bisogno di queste cose per creare arte straordinaria. Per esempio Christopher Nolan, regista e scrittore anglo-americano di Hollywood, ha raggiunto un grande successo senza il cellulare né un indirizzo e-mail. Non essendo distratto da queste cose, può creare i grandi film per cui è famoso. Se seguissimo il suo esempio e lasciassimo entrare spazio nella nostra vita, anziché riempirla di distrazioni, immagina quanta creatività spontanea proromperebbe dalla mente.4 Possiamo raggiungere questo potenziale latente dentro di noi attraverso il digiuno per la mente. La vera, eterna libertà è la nostra natura originaria, ma possiamo riconoscerla solo quando la mente ha digiunato del tutto. La libertà che pensavamo di ottenere connettendoci di più ai nostri dispositivi digitali è solo altro oro delle fate. Essere più connessi ha un effetto opposto a quello che ci aspettavamo: ci rende più ansiosi, mentre ci condanniamo a stare sulle spine in attesa del prossimo messaggio di Facebook o del successivo tweet. Essere così ansiosi porta inevitabilmente ad attacchi di panico. Tutto questo panico, individualmente e globalmente, è causato da uno stile di vita psicologicamente malsano che si ripercuote fin nel centro del nostro essere. Ci stiamo dirigendo verso un frontale con il ritmo naturale dell’universo, perché non riusciamo a togliere il piede dall’acceleratore. La continuazione o l’annientamento della nostra specie dipendono dallo stato psicologico dell’individuo e quello stato sta attualmente subendo un arresto cardiaco. Crediamo che queste distrazioni e il costante rimuginare sulla nostra attività mentale siano un modo per l’umanità di evolversi. Eppure, ciò che la società offre fa molti più danni di quanti ne pensiamo. Le malattie mentali continueranno ad aumentare se non diventiamo più consapevoli di ciò che ci consuma la mente. Magari crediamo di poter riparare il danno cambiando solo alcune piccole abitudini, ma è molto più complicato di così. Stiamo effettivamente andando incontro a un decadimento del nostro sistema nervoso a causa dell’incessante consumo di stimoli esterni, che mantiene la nostra mente intorpidita e nevrotica. La cura per il nostro sistema nervoso è un digiuno mentale così intenso che il nostro intero organismo psicosomatico riuscirà a guarire se stesso e a tornare alla sua natura originaria.

VADIM ZELAND – TAFTI LA SACERDOTESSA – Camminando dal vivo in un film (Cap. 1)


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Primo incontro

Siete stati messi al mondo ma non vi hanno corredato “delle istruzioni  per l’uso di voi stessi”.

Oh sì, sicuramente vi hanno insegnato che  dovete lavarvi per bene le manine, cambiare il pannolino per tenere il  culetto pulito… Ma di più non sapete, né su voi stessi, né su questo  mondo.    Vi sembra, ad esempio, di avere una vostra propria opinione. Ma in  realtà quest’opinione vi è stata impiantata. Credete di essere in grado di  controllare le vostre azioni. Ma di fatto è molto più importante  controllare i propri pensieri.

Riuscite a farlo? No. Siete solo dei piccoli  idioti senza cervello. Per questo mi viene voglia di prendervi a  sculacciate!

So che siete soli e infelici, e nessuno vi vuole bene. Ma Io ve ne voglio. E  adesso vi racconterò una storia.

Vi parlerò di come funziona il mondo e di cosa succede in esso. Vi dirò  perché siete qui e cosa dovrete fare della vostra vita.

Perché infatti è vero  che non sapete cosa fare della vostra vita? Vedete che ho ragione?

Ebbene, sistematevi comodamente sui vostri vasini e ascoltatemi con  attenzione.    Per cominciare, sappiate che la realtà non è esattamente quella che voi vi immaginate che sia. È a più strati, è come una cipolla. Voi conoscete  solo due strati: la realtà materiale, quella in cui vivete, e lo spazio dei  sogni, quello che sognate ogni notte.

Lo spazio dei sogni non è una vostra fantasia: esso esiste realmente  sotto forma di archivio di pellicole, un archivio in cui è conservato tutto  ciò che è stato, sarà e potrebbe essere. 

Quando fate un sogno significa che state guardando uno di questi film.  In questo senso il vostro sogno è un’illusione e una realtà allo stesso  tempo. Il film che guardate è virtuale, mentre la pellicola cinematografica  è materiale.

La realtà effettiva è qualcosa che non è mai stato e mai sarà, ma solo è,  una volta e ora. La realtà effettiva esiste solo un istante, come un  fotogramma su una pellicola cinematografica che si sposta dal passato  al futuro.

Anche la vostra vita, o, per meglio dire, la vostra essenza, l’anima, si  muove, spostandosi da un’incarnazione all’altra. Un tempo eravate tutti  pesci, dinosauri e rettili striscianti di ogni genere. Ma anche adesso non  crediate di essere avanzati di molto! Ne avete ancora tanta di strada da  fare prima di arrivare alla perfezione, al mio livello, per esempio!

Non ricordate le vostre incarnazioni passate perché ogni incarnazione è  come una vita separata della vostra anima, o un sogno separato, se  preferite. Per l’anima la presenza di un corpo è facoltativa. L’anima nel  corpo è solo una delle forme della sua esistenza. In questo caso il corpo  figura come una sorta di bioscafandro.    Potreste chiedervi: perché sono necessarie tutte queste trasformazioni?

Perché questa è la proprietà originaria della realtà e della vita: movimento  e trasformazione. Il fotogramma si muove sulla pellicola. Il bruco si  trasforma in farfalla. La farfalla depone le larve, esse si trasformano in bruchi e poi di nuovo in farfalle.    In questa fase della vostra evoluzione siete come dei bruchi. Piccoli,  schifosetti, ma così è, così siete, che vi posso dire? Certo, con voi avrò il  mio bel da fare!    Ebbene, ascoltatemi. Il sogno e la realtà che vedete ad occhi aperti sono  quasi la stessa cosa. Nei primi anni di vita voi non facevate distinzione  tra sogno e realtà. Adesso non ve lo ricordate, ma allora vi sembrava che  non vi fossero confini e differenze tra quel mondo e questo. Poi però gli  adulti vi hanno spiegato che il mondo dei sogni è solo una vostra  fantasia, che non è vero.    È così che vi hanno instillato una falsa credenza. Perché invece quel  mondo è reale quanto questo: esso esiste, ma in un altro spazio.  Quando ci addormentiamo e ci risvegliamo, ci spostiamo da uno spazio  all’altro. La cosa non vi sorprende? Non vi spaventa?

Ormai ci siete abituati, ma sappiate che il sogno, e il risveglio che lo  segue, sono cose dello stesso piano della vita e della morte. La vita è un  sogno, la morte è un risveglio. È proprio così e non il contrario, capite?

Va bene, miei cari, non tutto in una volta, andiamo per ordine. Ci sono  tre somiglianze e una differenza tra il sogno e la realtà che si vede ad  occhi aperti. Della differenza vi parlerò un po’ più tardi, mentre le  somiglianze sono le seguenti:

Prima. Sia nel sonno, sia nella realtà delle cose che succedono intorno a  voi, voi dormite. E per questo sia lì che qui siete impotenti. Entrambe  queste realtà esistono indipendentemente dalla vostra volontà. Vi  insegnerò a risvegliarvi, sia nel sogno, sia nella realtà delle cose che  succedono intorno a voi.

Seconda. Sia lì che qui la realtà si muove come un fotogramma su una  pellicola cinematografica. Ma voi non ve ne rendete conto perché sapete  guardare solo per terra. La capacità di guardare avanti l’avete persa nel

momento in cui avete creduto agli adulti, quando vi dicevano che il  sogno era irreale.

Terza. Sia lì che qui il movimento del fotogramma si può gestire. Voi di  solito non lo fate perché la vostra attenzione è bloccata nel fotogramma  in corso. Cosa significhi ciò, lo scoprirete presto. Anche se scoprire  ancora non equivale a capire. Ma quando capirete, potrete muovere la  realtà.

 

 

INTERVISTA A CARLOS CASTANEDA (Trascrizione in ita)


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Castaneda intervistato da Sam Keen per Psycology Today nel 1972

(Traduzione di Giano Bellona dal libro – Carlos Castaneda Ricapitolazione vol. 1 Fenomenologia di una “follia controllata”)

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KEEN: Quindi uno stregone, come un ipnotista, crea un mondo alternativo costruendo differenti aspettative e manipolando i segnali per produrre un consenso sociale.

CASTANEDA: Esattamente. Sono riuscito a comprendere la stregoneria nei termini dell’idea di “gloss” di Talcott Parsons. Un “gloss” è un sistema totale di percezione e di linguaggio. Ad esempio questa stanza è un “gloss”. Abbiamo raggruppato assieme una serie di percezioni isolate come il pavimento, il soffitto, la finestra, le luci e il tappeto per farne una totalità. Ma ci deve essere stato insegnato a mettere insieme il mondo in questo modo. A un bambino viene insegnato a vedere le cose in un modo che corrisponde alla descrizione su cui tutti sono d’accordo. Il mondo come lo vediamo è il frutto di un tacito un accordo. Il sistema del “glossing” sembra essere un po’ come camminare. Dobbiamo imparare a camminare, ma una volta che impariamo siamo soggetti alla sintassi del linguaggio e al modo di percepire che vi sono contenuti.

KEEN: Quindi la stregoneria, come l’arte, insegna un nuovo sistema di “glossing”. Quando ad esempio van Gogh ruppe con la tradizione artistica e dipinse “La notte stellata” stava di fatto dicendo: ecco un nuovo modo di guardare alle cose. Le stelle sono vive e roteano attorno al proprio campo di energia.

CASTANEDA: In parte. Tuttavia c’è una differenza. Un artista solitamente risistema le lenti degli occhiali sociali in un modo più appropriato per lui. L’appartenenza sociale consiste nell’essere un esperto delle allusioni di significato contenute all’interno di una cultura. Ad esempio, la mia principale appartenenza, come quella della maggior parte degli uomini occidentali istruiti è verso il mondo intellettuale europeo. Non puoi rompere un’appartenenza senza essere introdotto in un’altra. Puoi solo risistemare gli occhiali.

KEEN: Don Juan ti stava risocializzando o desocializzando? Ti stava insegnando un nuovo sistema di significati o solo un metodo di spogliarti del vecchio sistema in modo che tu potessi vedere il mondo come un bambino curioso?

CASTANEDA: Io e don Juan non siamo d’accordo su questo punto. Io dico che lui mi stava “reglossing” e lui dice che mi stava “deglossing”. Insegnandomi la stregoneria mi ha dato un nuovo sistema di glossing, una nuova lingua e un nuovo modo di vedere il mondo. Una volta ho letto a don Juan un po’ della filosofia linguistica di Ludwig Wittgenstein, lui rise e disse: “Il tuo amico Wittgenstein si è legato il cappio troppo stretto attorno al collo, così che non può andare da nessuna parte.”

KEEN: Wittgenstein è uno dei pochi filosofi che avrebbe capito don Juan. La sua idea che ci sono molti giochi di linguaggio diversi – scienza, politica, poesia, religione, metafisica, ciascuno con la propria sintassi e le proprie regole – gli avrebbe permesso di comprendere la stregoneria come un sistema di percezione e di significato alternativo.

CASTANEDA: Ma don Juan pensa che ciò che chiama vedere consiste nel comprendere/fermare il mondo senza alcuna interpretazione; è pura percezione che si stupisce. La stregoneria è un mezzo per raggiungere questo fine. Per rompere la certezza che il mondo è ciò che ti è sempre stato insegnato devi imparare una nuova descrizione del mondo – la stregoneria – e poi tenere uniti il nuovo e il vecchio. Poi ti renderai conto che nessuna descrizione è la descrizione ultima. Nel momento in cui scivoli tra le due descrizioni, fermi il mondo e vedi. Rimani con lo stupore; il vero stupore di vedere il mondo senza interpretazioni.

KEEN: Pensi sia possibile andare oltre le interpretazioni usando droghe psichedeliche?

CASTANEDA: Non penso. Su questo sono in disaccordo con persone come Timothy Leary. Penso stava improvvisando restando all’interno della sua appartenenza europea e stava semplicemente risistemando i vecchi occhiali. Non ho mai preso l’LSD ma ciò che ho dedotto dagli insegnamenti di don Juan è che le droghe psicotrope vengono usare per fermare il flusso dell’interpretazione ordinaria, per accrescere le contraddizioni all’interno degli occhiali e per mandare in frantumi le certezze. Ma le droghe da sole non ti permettono di fermare il mondo. Per far ciò hai bisogno di una descrizione del mondo alternativa. Questo è il motivo per cui don Juan mi ha dovuto insegnare la stregoneria.

KEEN: C’è una realtà ordinaria che noi occidentali siamo certi sia l’unico mondo, e poi la realtà separata della stregoneria. Qual sono le differenze essenziali tra le due?

CASTANEDA: L’appartenenza al mondo occidentale determina il fatto che il mondo perlopiù deriva da ciò che gli occhi riferiscono alla mente. Nella stregoneria il corpo intero è usato come un percettore. Come europei vediamo un mondo là fuori di cui ne parliamo a noi stessi. Noi siamo qui e il mondo è lì. I nostri occhi nutrono la nostra ragione e non abbiamo una conoscenza diretta delle cose. Secondo la stregoneria questo ruolo per gli occhi non è necessario. Conosciamo con il corpo intero.

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CORPO DI DOLORE… ADDIO


Il corpo di dolore può essere latente per il 90 per cento del tempo; in una persona profondamente infelice, però, può essere attivo fino al 100 per cento del tempo. Alcune persone vivono quasi interamente attraverso il loro corpo di dolore, mentre altre potranno averne esperienza soltanto in certe situazioni, come in rapporti amorosi o in situazioni legate a eventi passati caratterizzati da lutto o abbandono, danni fisici o emotivi e così via. Qualunque cosa può innescarlo, in particolare se entra in risonanza con una costante di dolore proveniente dal passato. Quando è pronto per risvegliarsi dal suo stadio latente, può essere attivato perfino da un pensiero o da un commento innocente, espresso da qualcun altro che ci sta vicino.

Il corpo di dolore vuole sopravvivere, al pari di ogni altra entità esistente, e può sopravvivere soltanto se vi induce a identificarvi inconsapevolmente con esso. Allora può risollevarsi, impadronirsi di voi, «diventare voi» e vivere attraverso voi. Deve alimentarsi tramite voi. Si nutrirà di ogni esperienza che entri in risonanza con il suo stesso tipo di energia, ogni cosa che crei ulteriore dolore sotto qualunque forma: collera, capacità distruttiva, odio, afflizione, dramma emozionale, violenza, perfino malattia. Così il corpo di dolore, quando si è impadronito di voi, crea nella vostra vita una situazione che riflette la sua frequenza energetica, in modo da trarne nutrimento.

Il dolore può alimentarsi soltanto di dolore. Il dolore non può alimentarsi di gioia, la trova indigesta. Una volta che il corpo di dolore si è impadronito di voi, necessitate di altro dolore. Diventate vittime o persecutori. Avete bisogno di infliggere dolore o di soffrire dolore o tutte due. Non vi è in realtà grande differenza fra le due cose. Voi non ne siete consapevoli, naturalmente, e affermerete con veemenza che non volete dolore. Ma se osservate più da vicino, scoprite che il vostro modo di pensare e il vostro comportamento sono costruiti in modo da perpetuare il dolore, per voi stessi e per gli altri. Se ne foste veramente consapevoli, questo schema si dissolverebbe, poiché volere altro dolore è follia, e nessuno è folle consapevolmente.

Il corpo di dolore, che è l’ombra tenebrosa proiettata dall’ego, in realtà, ha però paura della luce della consapevolezza. Ha paura di essere scoperto. La sua sopravvivenza dipende dalla vostra identificazione inconsapevole con esso, nonché dalla vostra paura inconsapevole di affrontare il dolore che vive in voi. Ma se non lo affrontate, se non portate nel dolore la luce della vostra consapevolezza, sarete costretti a riviverlo ripetutamente. Il corpo di dolore può apparirvi come un mostro pericoloso che non potete sopportare di guardare, ma vi posso assicurare che è un fantasma inconsistente, il quale non può prevalere sul potere della vostra presenza.

Alcune dottrine spirituali affermano che ogni dolore è in definitiva un’illusione, ed è vero. La domanda però rimane: è vero per voi? Il semplice fatto di crederci non lo rende vero? Volete continuare a provare dolore per il resto della vita e continuare a dire che è un’illusione? Questo vi libera forse dal dolore? Ciò che vi interessa qui, è come potete realizzare questa verità, vale a dire renderla reale nella vostra esperienza.

Allora, il corpo di dolore non vuole che lo osserviate direttamente e che lo vediate per ciò che è. Nel momento in cui lo osservate, ne avvertite in voi il campo energetico e vi rivolgete la vostra attenzione, l’identificazione è interrotta. Si è introdotta una dimensione di consapevolezza più elevata. Io la chiamo Presenza. Adesso voi siete testimoni od osservatori del corpo di dolore. Ciò significa che tale corpo non può più utilizzarvi fingendo di essere voi e non può più rifornirsi attraverso di voi. Avete trovato la vostra forza più intima. Avete raggiunto il potere di Adesso.

Ha tradito se stessa ed è diventata anti-vita, come un animale che cerchi di divorarsi la coda.

Quando cominciate a ridurre l’identificazione e diventate osservatori, il corpo di dolore continua a operare per un certo tempo e cercherà di indurvi con l’inganno a identificarvi ancora con esso. Sebbene voi non gli fornite più energia mediante l’identificazione, il corpo di dolore ha una certa inerzia, come una trottola che continua a girare per un po’ anche quando non viene più caricata. In questa fase può anche creare dolore e sofferenza fisici, in varie parti del corpo, che però non dureranno a lungo. Dovete rimanere presenti, rimanere consapevoli, essere i guardiani sempre vigili del vostro spazio interiore. Dovete essere presenti in modo da poter osservare direttamente il corpo di dolore e percepirne l’energia. Allora non potrà controllare il vostro pensiero. Nel momento in cui il vostro pensiero è allineato al campo energetico del corpo di dolore, voi vi identificate con questo e di nuovo lo alimentate con i vostri pensieri.

Quando cominciate a ridurre l’identificazione e diventate osservatori, il corpo di dolore continua a operare per un certo tempo e cercherà di indurvi con l’inganno a identificarvi ancora con esso. Sebbene voi non gli fornite più energia mediante l’identificazione, il corpo di dolore ha una certa inerzia, come una trottola che continua a girare per un po’ anche quando non viene più caricata. In questa fase può anche creare dolore e sofferenza fisici, in varie parti del corpo, che però non dureranno a lungo. Dovete rimanere presenti, rimanere consapevoli, essere i guardiani sempre vigili del vostro spazio interiore. Dovete essere presenti in modo da poter osservare direttamente il corpo di dolore e percepirne l’energia. Allora non potrà controllare il vostro pensiero. Nel momento in cui il vostro pensiero è allineato al campo energetico del corpo di dolore, voi vi identificate con questo e di nuovo lo alimentate con i vostri pensieri.

Tratto da: “Il potere di Adesso” di Eckhart Tolle

FIGHT CLUB – SCENE SALIENTI + AFORISMI


Le cose che possiedi alla fine ti possiedono.

È solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa.

Devi avere coscienza, non paura. Coscienza che un giorno tu morirai!

Dopo la lotta ogni altra cosa nella vita si abbassava di volume. Potevi affrontare tutto!

Protagonista: Che significa?
Tyler: Significa: bruciatura chimica. [getta la liscivia sulla mano che ha baciato, bloccandola] Ti brucerà come non mai, ti resterà la cicatrice!
Protagonista [dolorante]: Che stai facendo?!
Protagonista [voce fuori campo]: Meditazione guidata. Funziona col cancro, magari anche con questo.
Tyler: Resta col dolore, non lo scacciare! Guarda la tua mano! Il primo sapone fu fatto con le ceneri di eroi, come le prime scimmie mandate nello spazio. Senza dolore, senza sacrificio, non avremmo niente!
Protagonista [voce fuori campo]: Tentai di pensare alle parole “ustionare”, “carne”.
Tyler: Smettila! Questo è il tuo dolore! Questa è la tua mano che brucia! Eccola!
Protagonista [voce fuori campo]: Vado nella mia caverna a trovare il mio animale guida!
Tyler: No! Non fare come fanno quei cadaveri ambulanti, andiamo!
Protagonista: Ho capito! Lascia, ti prego!
Tyler: Quello che senti è illuminazione prematura! [schiaffeggia il Protagonista] È il momento più importante della tua vita e tu lo perdi perché sei altrove!
Protagonista: Ti prego! Ti prego!
Tyler: Sta’ zitto, basta! I nostri padri per noi erano come Dio, se loro se la svignavano questo cosa ti fa pensare di Dio?
Protagonista: N-Non lo so!
Tyler [schiaffeggia il Protagonista]: Stammi a sentire, devi considerare la possibilità che a Dio tu non piaccia, che non ti abbia mai voluto, che con ogni probabilità lui ti odi, non è la cosa peggiore della tua vita?
Protagonista: Lo è!
Tyler: Non abbiamo bisogno di lui!
Protagonista: È vero, sono d’accordo!
Tyler: Al diavolo la dannazione e la redenzione! Siamo i figli indesiderati di Dio e così sia!
Protagonista: Voglio dell’acqua!
Tyler: O ti versi dell’acqua sulla mano e peggiori le cose o… Guardami! O usi l’aceto per neutralizzare il bruciore.
Protagonista: Ti prego, lasciami! Ti prego!
Tyler: Prima ti devi arrendere, bello. Devi avere coscienza, non paura. Coscienza che un giorno tu morirai.
Protagonista: Tu non sai cosa si prova!
Tyler [mostrando la cicatrice a forma di labbra sul dorso della mano]: È solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa.
Protagonista: D’accordo…
Tyler [versa l’aceto sulla mano del Protagonista]: Congratulazioni, ora hai fatto un passo verso il fondo.

Tyler: Perché credi abbia fatto esplodere casa tua?

Protagonista: Cosa?!

Tyler: Toccare il fondo non è un ritiro spirituale, non è uno stramaledetto seminario. Smettila di cercare di controllare tutto! Pensa solo a lasciarti andare. Lasciati andare!!

Questa è la tua vita e sta finendo un minuto alla volta.
Tyler Durden : [Dopo l’incidente stradale da lui stesso provocato]
Abbiamo avuto un’esperienza di quasi vita!
Tyler Durden : Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca. Sei la canticchiante e danzante merda del mondo!

Protagonista: Ora rispondimi: perché pensano che io sia te?

Tyler: Lo sai credo.

Protagonista: No, non lo so.

Tyler: Invece sì. Perché mai qualcuno dovrebbe confonderti con me? […] L’hai capito?

Protagonista: Perché?

Tyler: Dillo!

Protagonista: Perché siamo la stessa persona.

Tyler: Proprio così! […] Cercavi un modo per cambiare la tua vita. Ma non potevi farlo da solo. Tutti i modi in cui desideravi essere… Quelli sono io. Ho l’aspetto che vorresti avere tu, scopo come vorresti fare tu, sono intelligente, capace e soprattutto, sono libero in tutti i modi in cui non lo sei tu.

Tyler: È molto acuto.

Protagonista: Grazie.

Tyler: E le dà soddisfazione?

Protagonista: Cosa?

Tyler: Essere acuto.

Protagonista: Tanta!

Tyler: Continui pure allora… continui pure.

La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cavolate che non ci servono. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinto che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock stars. Ma non è così. E lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene.
Con l’insonnia nulla è reale. Tutto è lontano. Tutto è una copia di una copia di una copia…
Se ti svegliassi a un’ora diversa in un posto diverso, ti sveglieresti come una persona diversa?
In un arco di tempo abbastanza lungo l’indice di sopravvivenza di un individuo scende a zero.

IL SE’ FANTASMA


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di D. Icke

Il modo più efficace per approfondire i misteri della vita è prendere tutto quello che ci hanno sempre detto e semplicemente ribaltarlo.

Ribaltare la ‘realtà’ come viene normalmente percepita e accettata.

Il mondo è un Alcatraz planetario e tutta la società umana è una fasulla e simulata realtà ‘informatica che la gente considera ‘reale’.

Voi non siete affatto quel ‘voi’ che credete di essere, quell’io per il quale siete stati manipolati e programmati nell’interesse della prigione globale.

Solo quando si inizia a emergere dal Sé Fantasma ci si rende conto che la Terra stessa era una prigione. Il Sé Fantasma è una costruzione, un prodotto della percezione ordinaria. L’inganno si basa sull’installare nella mente delle persone il convincimento che il Sé Fantasma è ciò che esse sono realmente. E’ da lì che deriva tutto il resto. Le definizioni del termine ‘fantasma’ esprimono alla perfezione l’essenza del Sé Fantasma: “Qualcosa di apparentemente visto, udito o percepito ma non fisicamente reale”; “Un’immagine che appare soltanto nella mente; un’allucinazione”; “Immaginario o inesistente, spesso destinato a scopi ingannevoli”; “Creduto reale sebbene illusorio”.

Il Sé Fantasma è un’autoidentità downloadata [download: trasferimento di dati da un sistema a un altro]; è il nome di una persona, il suo Paese di provenienza, la razza, la cultura, il sistema di credenze religiose/scientifiche, la storia personale, il sistema educativo-massmediatico. Queste fonti informative e percettive impongono alle persone il senso di ciò che credono di essere. L’attenzione dell’individuo viene concentrata quasi esclusivamente sui cinque sensi per isolarlo dalle intuizioni, dalla conoscenza e dalla consapevolezza espansa del Sé Infinito, in grado di vedere, percepire e comprendere ciò che il Sé Fantasma non può. Il Sé Infinito ci parla attraverso l’intuito e la conoscenza, uno stato di consapevolezza che va al di là del pensiero e delle limitate percezioni sensoriali. Se perdiamo il contatto con il nostro Sé Infinito, ci ritroviamo isolati nel Sé Fantasma, e la nostra unica fonte di informazioni e intuizioni con cui farci un’idea del mondo rimane il Sistema, rappresentato dal sistema educativo, politico, scientifico e da altre istituzioni  che popolano l’iper-controllata realtà sensoriale. Per essere in questo mondo, ma non completamente del mondo (in termini di percezione della realtà), dobbiamo rimanere connessi con il nostro Sé Infinito; invece, nella stragrande maggioranza dei casi gli individui vengono manipolati affinché rimangano isolati all’interno di una bolla di limitata consapevolezza basata sul senso dell’io (Sé Fantasma). Una volta presi in trappola, costoro vivono una falsa identità che li rinchiude saldamente dentro una prigione percettiva dominata dal ‘piccolo io’, dal senso di mancanza, impotenza e da una vita di limitazioni. Quando siamo connessi al nostro Sé Infinito vediamo il mondo per ciò che è.

Nel momento in cui perdiamo questa connessione smettiamo di vedere il mondo per quello che è e vediamo il mondo per come ci dicono che sia. I regni del Sé Infinito vengono oscurati dalla mente miope e ristretta (rigida struttura Corpo-Intelletto).

Noi non siamo il nostro Sé Fantasma; esso è semplicemente ciò che stiamo sperimentando in stato di identificazione con un preciso sistema informativo (sistema cognitivo, sistema di credenze, sistema di pensiero fatto di concetti limitanti, paure).

Confondere le due cose (ed essere manipolati a farlo) è il fondamento su cui si basano le limitazioni della percezione abituale del ‘piccolo io’ (ciò che la gente crede di essere). La Consapevolezza infinita può essere paragonata a un oceano, e la consapevolezza ristretta/sensoriale – basata esclusivamente sui cinque sensi – alla cresta di un’onda o a un punto di attenzione all’interno di quello stesso oceano. Quando la consapevolezza sensoriale del piccolo io perde il contatto con l’oceano e agisce in modo isolato, ecco che il Sé Fantasma prende il sopravvento.

Tutto dipende dalla percezione, ed è proprio dalla percezione che derivano ogni tipo di comportamento e ciò che facciamo o non facciamo.

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La conoscenza sarebbe ‘la somma o l’insieme di ciò che è stato percepito, scoperto o appreso’, ma quanto di ciò che le persone definiscono la propria conoscenza è stato acquisito di prima mano in base alle proprie ricerche ed esperienze?

Ben poco, in effetti direi nulla, nella maggior parte dei casi. La gente perlopiù percepisce ciò che le viene detto di percepire, scopre ciò che è stato scoperto e impara ciò che le viene detto0 di memorizzare. Se chiedete alle persone qualcosa riguardo a presunti fatti o verità, vi risponderanno che l’hanno ‘imparato a scuola’ o all’università; e tuttavia è il Sistema a decidere e ad imporre cosa può essere insegnato e cosa dev’essere soppresso e ignorato, cosa deve essere vero e cosa deve essere falso.

Per la maggior parte della gente, l’esplorazione di sé e della realtà è ben lungi dall’essere una priorità.

Chi sono io?

Spesso questa è l’ultima domanda che ci si pone – e non la prima come invece dovrebbe essere – per lasciare ampiamente il posto a interrogativi considerati ‘essenziali’, del tipo: Quale vestito mi devo mettere? Quale cellulare devo comprare? Come posso fare un sacco di soldi? Chi sposerò? Dove vado sabato sera?

Non dico che questi argomenti siano da accantonare ma in assenza di una prospettiva più ampia la nostra visione periferica può bloccarsi facendoci perdere la capacità di vedere le cose per come stanno.

Nel libro 1984, George Orwell scrisse: “Il football, la birra e soprattutto il gioco completavano l’orizzonte dei loro cervelli. Mantenere uno stretto controllo su di essi era facilissimo”.

L’umanità sta affogando nella confusione, nello sconcerto e nel caos perché non comprende la vera natura del mondo e come interagire con esso e le altre persone, e inoltre non sa che siamo noi a creare la nostra realtà, bella o brutta che sia. E’ bizzarro che molti studenti venga insegnata cos’è l’acqua (la sua struttura chimica, etc), e che tuttavia essi possano trascorrere una vita intera senza riflettere un granché sulla realtà in se stessa. In questo modo affidano la propri percezione al Sé Fantasma; così facendo, passano attraverso l’esistenza in uno stato di sonnambulismo, credendo invece di essere pienamente svegli, e osservano il mondo con gli occhi bendati, credendo invece di riuscire a vedere.

Il termine sonnambulismo è significativo perché il Sé Fantasma vive (si fa per dire) nel subconscio e governa il comportamento, le abitudini, le reazioni e le percezioni consce di cui la gente crede erroneamente di essere artefice. Tutte le esperienze vengono pregiudicate dal Sé Fantasma, da quella parte che si trova (nascosta) nella zona più profonda del vostro cervello.

Quindi cos’ il Sé Fantasma?

Un programma.

In effetti, un programma costituito da un’infinità di sotto programmi; le nostre tendenze o i nostri caratteristici tratti psicologici, emotivi, comportamentali.

Questo non significa che noi – Il  Sé Infinito – siamo dei programmi, ma soltanto che la percezione fantasma (quella abituale) che abbiamo di noi stessi e della realtà che ci circonda è basata su un programma (cognitivo) che domina ciò che pensiamo, proviamo, sosteniamo, amiamo, odiamo.

I vari Sé Fantasma vengono programmati per programmare altri Sé Fantasma. I bambini giungono in questa realtà dotati del potenziale per esprimere la consapevolezza espansa del Sé Infinito, ma immediatamente i genitori, a loro volta programmatori programmati, trasferiscono nei figli le proprie percezioni-fantasma (allucinazioni). Dietro quest’azione ci sono perlopiù buone intenzioni, o almeno percepite come tali: ma percepite da chi?

Dal Sé fantasma.

Jim Morrison disse: “Quando gli altri ci chiedono di diventare come vogliono loro, ci costringono a distruggere il nostro vero carattere. E’ una sottile forma di assassinio. I genitori e i parenti più amorevoli compiono quest’omicidio col sorriso sulle labbra”.

In questo modo i sé Fantasma di una generazione programmano i sé fantasma di quella successiva. E’ una macchina programmatrice (Il Sistema) incessantemente in movimento e coloro che vengono catturati nella sua illusione sistematica credono di pensare i propri pensieri e percepire le proprie percezioni. Ma non è così. Alla fine si scopre che ciò in cui credono e che percepiscono è puramente una ripetizione di ciò che hanno sentito da qualcun altro: un insegnante, uno speaker, un giornalista, un politico, uno scienziato, un medico, un parente.

Il Sistema parla e i suoi programmatori (inconsapevoli) non fanno altro che replicare i suoi programmi ciechi e acritici, riproducendoli generazione dopo generazione. Da questa ripetizione collettiva nasce il mondo del ‘lo sanno tutti che le cose stanno così’.

Così ogni facoltà percettiva che consentiva di vedere oltre la programmazione mentale individuale/collettiva ora se n’é andata; se n’é andata l’abilità di poter vedere oltre l’ipnosi che coinvolgeva un po’ tutti (dal singolo individuo, alla famiglia, alla comunità, alla popolazione mondiale). Se n’é andata anche la facoltà di poter vedere oltre la ridotta percezione dei cinque sensi.

Adesso tu, senza questa facoltà di vedere oltre i programmi familiari/sociali/politici/finanziari/scolastici/religiosi, sei diventato il programma stesso.

Il Sistema, per sopravvivere, esige la ripetizione di ‘programmi’ (codici sociali, politici, culturali, relazionali, mentali) con cui garantire l’obbedienza percettiva e l’assenza di consapevolezza individuale. Eppure le cose potrebbero andare diversamente se la gente coltivasse le proprie percezioni e smettesse di obbedire al ‘Sistema Percettivo’ vigente.

Questa confusione è praticamente universale a causa del modo in cui la mente umana collettiva è stata sabotata, manipolata e strutturata. Per chi ha occhi per vedere e una mente che rifiuta di lasciarsi programmare, questo processo (downloadare/scaricare e riprodurre la Menzogna) è più che evidente; ed è proprio l’esserne consapevoli a far sì che le sue nebbie si diradino.

Jonathan Swift già nel XVIII secolo disse queste parole: ‘Quando un vero genio appare in questo mondo, lo si può riconoscere dal fatto che gli idioti sono tutti coalizzati contro di lui’.

In altre parole quando un individuo dalla consapevolezza espansa appare in questo mondo, lo si può riconoscere dal fatto che tutti i Sé Fantasma sono coalizzati contro di lui.

 

 

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