Perle di saggezza di JED MCKENNA (1° parte)


JED MCKENNA – 1° RACCOLTA

 

FUTILITA’, INSIGNIFICANZA E IMPERMANENZA


Ciò che produce inutile sofferenza non è la futilità, l’insignificanza e l’impermanenza dei sogni ma il non riconoscimento o la negazione della futilità, insignificanza e impermanenza del mondo dei sogni – tra cui rientra il mondo di tutti i giorni.

‘Futilità, insignificanza e impermanenza’ rappresentano l’insegna (invisibile) prima dell’ingresso in qualsiasi sogno e ovviamente dovrebbero rappresentare anche l’insegna di questo mondo.

Il mondo – oserei dire l’universo – è all’insegna della futilità, dell’insignificanza e dell’impermanenza.

Peccato che la mente umana, prima di fare ingresso in questo mondo, si sia dimenticata di leggere l’insegna ‘futilità, insignificanza e impermanenza’.

Jed McKenna (Spiritual Enlightement, The Damnedest Thing)

GETTA TUTTE LE CHIAVI E SFONDA QUELLA PORTA


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Si tratta soltanto di sbloccare ‘Quella’ porta.
E se tu hai un milione di chiavi (libri, tecniche, terapie, Maestri, scuole, tradizioni) ma nessuna di quelle chiavi apre ‘Quella’ porta, allora tutte quelle chiavi sono completamente inutili!
Se invece il tuo obiettivo è startene comodamente dove ti trovi ora, di arredare, allargare, abbellire la tua prigione con gingilli spirituali, allora quelle chiavi fanno al tuo caso.

(Jed McKenna, Spiritual Enlightement)

La porta dell’Illuminazione, The Gateless Gate (la porta senza porta), non si apre con una chiave magica, speciale, misteriosa, divina, spirituale.

Nessuna di quelle chiavi può aprire quella porta.

Quella porta non si apre con ‘qualcosa’. Quella porta si apre con ‘Niente’.

(ZeRo, Risveglio dal sogno planetario)

NON EVITARE IL BUCO NERO INTERIORE


La sola ed unica verità di ciascuna persona è come un buco nero che si trova al centro del loro essere. Tutto il resto – tutto il resto! – è soltanto spazzatura che ricopre il profondo buco della verità.

Ovviamente, per qualcuno che vuole soltanto ‘tirare avanti come un normale essere umano’ quel buco nero rappresenta la cosa più spaventosa che ci sia e quindi farà di tutto per rimanere distratto il più a lungo possibile dal proprio buco nero interiore.

Chi invece vuole la verità non è più interessato alla spazzatura poiché sa che la propria autentica identità si trova dentro quel buco nero.

Costui o costei è disposto o disposta ad attraversare il buco nero interiore perché per lui o per lei la verità è più importante della spazzatura che rivestiva la sua maschera da ‘normale essere umano’.

L’alternativa, cioè l’evitamento del buco nero interiore, non è altro che un interminabile accumulo di spazzatura!

 

(Jed McKenna)

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HAI SOLO DUE SCELTE: ANDARE CON IL FLUSSO O CONTRO IL FLUSSO


testo di Jed McKenna, tradotto da ZeRo

JED: Ascoltami, ragazzo! Una volta che hai imparato a vedere la struttura, lo schema generale, una volta che hai imparato a percepirlo, a percepire come si muove intorno a te e attraverso di te, allora ti rendi conto che hai davvero solo una decisione da prendere.

Solo una decisione da prendere per il resto della tua vita, ed è sempre la stessa, sempre la stessa decisione.

RAGAZZO: Solo una decisione e sempre la stessa? Sembra un po’ noioso.

JED: Oh no, per niente, proprio l’opposto, a dire il vero. Non più noioso che vedere con gli occhi o sentire con le orecchie. Vedi figliolo, tutto ciò che devi decidere, in ogni situazione, grande o piccola, da ora fino alla fine dei tempi, è con o contro.

Questo è tutto!

Con o contro, ragazzo, questo è tutto.

Tutto quello che devi veramente decidere è con o contro. Questa è la tua unica vera scelta nella vita.

RAGAZZO: Con o contro cosa?

JED: Lo schema, ragazzo, lo schema. O se preferisci il flusso. Una volta che lo vedi, vedi che non c’è nient’altro, e una volta che vedi che non c’è nient’altro, allora vedi che hai sempre solo due scelte, e quelle due scelte sono…

RAGAZZO: Con o contro. Ma quando?

JED: Qui e ora, adesso, oggi, domani, in qualsiasi circostanza. ‘Andare contro’ sarebbe una scelta terribile e ‘andare con’ sarebbe chiaramente la scelta vincente.

RAGAZZO: La scelta vincente?

JED: Si, senza dubbio.

RAGAZZO: Vuoi dire che dovrei soltanto rilassarmi, e andare con il flusso, non cambiare la disposizione delle cose?

JED: Questo non è il momento per andare contro. C’è un tempo per andare contro, c’è sicuramente, ma non è questo, non è assolutamente questo. Questo è il momento di andare con! Il momento per sdraiarti, per svolgere la tua funzione, fare il tuo dovere secondo lo schema e niente di più. Se tu tentassi, in questo momento, di fare diversamente, di andare contro il flusso, di voler cambiare lo schema, di non svolgere la tua funzione, presto, molto presto, te ne pentirai…

RAGAZZO: E per caso ti sembra che io stia andando contro…?

JED: Si.

In ogni momento sembra che tu stia per scoppiare da una minuscola scatola. Sembra che la situazione in cui ti trovi, qualunque situazione in cui ti ritrovi, sia puntualmente un po’ troppo scomoda. Sembra che ci sia sempre qualcosa che non vada bene, qualcosa da aggiustare, da sistemare, da migliorare.

RAGAZZO: (Si alza)

Ecco, ci risiamo!

Ti stai riferendo al mio senso della giustizia? Al mio desiderio di vedere il bene trionfare sul male? Al mio sforzo di far prevalere la giustizia? Al mio tentativo di dare un contributo positivo al mondo? Al mio prendere qualche iniziativa, non importa quanto piccola, che potrebbe permettermi di guardarmi allo specchio in modo orgoglioso?

JED: Sì, dannazione, si! Questo è ciò che intendo! Esattamente quello! Questo è esattamente ciò di cui sto parlando. Quella generale presunzione che ti mette costantemente sull’orlo della rovina.

RAGAZZO: Sto rovinando lo schema più grande per il mio piccolo schema, vero?

JED: Sì! Stai facendo un casino, e senza motivo!

Guarda, osserva, riguarda. Cerca di discernere il grande schema di cui fai parte e sentiti parte di esso. È come una grande ragnatela e quando pizzichi una corda da qualche parte essa risuona in tutta la struttura.

RAGAZZO: Forse è ora di scuotere la struttura.

JED: Cosa?!

Scuotere la struttura?!

Vuoi scuotere la struttura che ti sostiene?!

La struttura è perfetta così com’è, sei tu che fai di tutto per renderla complicata.

Questo è il punto, ragazzo.

Cosa speri di ottenere scuotendo la struttura?

Devi aprire gli occhi, ragazzo, e devi imparare a vedere la struttura.

Non vedi il grande schema, ma se vuoi puoi vederlo, e una volta che lo vedi puoi diventare sensibile alla sua configurazione, alle sue micro e macro variazioni.

Puoi muoverti in esso, tra le sue fessure, senza inutili perturbazioni e sciocche interruzioni.

RAGAZZO: Intendi le mie attuali interruzioni e perturbazioni?

JED: Ovviamente.

Esse sono dovute alla tua assenza di sensibilità e ricettività.

È la sua sensibilità finemente sintonizzata con queste variazioni quasi inosservabili a permetterti di muoverti sinuosamente tra le varie configurazioni dello schema.

Ti basta riconoscere le opportune configurazioni e andare con loro, non contro!

Come fai quasi sempre…

 

UN SENTIERO SENZA CUORE


 
Brano tratto da ‘Spiritual Enlightenment, the damnedest thing’ di Jed McKenna – tradotto da ZeRo.
Il brano riguarda il dialogo tra Jed McKenna e Arthur, un visitatore di Jed.
Ovviamente qui non si sta screditando ‘Castaneda’, ma i fanatici del ‘percorso con un cuore’.
 
 
Arthur interrompe i miei pensieri e mi dice. “Ho letto che don Juan ha detto …”
 
“Whoa,” gli rispondo, “Aspetta un secondo e fammi indovinare. Ti riferisci al sentiero con il cuore?”
 
“Sì.”
 
“Ok, rispondo ad Arthur. Conosco il libro di Carlos Castenada in cui Don Juan consiglia a Carlito di scegliere un percorso con il cuore. Lo conosco per la stessa ragione per cui molti ricercatori spirituali hanno familiarità con esso, perché ha quell’alone di saggezza che lo rende l’unica cosa tra tutti gli scritti di Castenada che viene comunemente ricordata. Il fatto che sia così diffuso e ‘condiviso dalla massa’ – o gregge – spirituale rende per caso il percorso con un cuore un vero percorso, un percorso valido?
Ovviamente no, è soltanto un altro cliché.
Solo un altro mezzo di distrazione.
Sono ben consapevole del fatto che molte delle dottrine spirituali più popolari al mondo sostengono un approccio centrato sul cuore, ma la popolarità potrebbe non essere il miglior criterio per valutare un percorso di Risveglio.
“Lascia che te lo dica chiaramente, Arthur: io non ho cuore!
Nel momento in cui – per darti soddisfazione – dovessi indicare un qualsiasi percorso, il percorso che consiglierei sarebbe un percorso senza cuore, privo di compassione, totalmente privo di qualsiasi interesse o di qualunque pensiero per gli altri.
Il discorso è semplice: prima svegliati!
Svegliati, prima di tutto, e dopo – forse – potrai essere di qualche utilità per gli altri, sempre che tu ne abbia ancora voglia.
Prima svegliati, con egoismo puro e impenitente, altrimenti sarai solo un’altra vittima di un naufragio che si dibatte sull’umanità e tutta la compassione del mondo sarà assolutamente inutile per le altre vittime che si dibattono intorno a te.
Risolvi prima la tua situazione personale, svegliandoti!
E poi, forse, la compassione che potrebbe sorgere si tradurrà in qualcosa di valore per gli altri.
Suppongo che parlare di percorso senza cuore, di percorso in cui la precedenza non viene data al cuore o alla compassione ma viene data al risveglio, suoni crudele o non spirituale o altro, ma una cosa funziona soltanto nel momento in cui funziona.
E il percorso con il cuoricino non funziona.
Il percorso del risveglio, senza cuoricini, invece funziona!
Capisci cosa intendo? “
 
Arthur annuisce, ma è pensieroso…

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LASCIA CROLLARE IL MONDO DEI SOGNI


“È come se fossi rimasto addormentato per tutta la mia vita”, dirai tra te e te.

 

“Sono una persona intelligente, posso pensare, almeno penso di poterlo fare, quindi perché non l’ho capito prima? Non ci vuole un genio per vedere che tutto ciò che mi circonda, questo tragicomico teatrino, non ha senso.”

 

Con un pizzico di rodimento la tua riflessione continuerà più o meno così.

 

“È come se per tutta la mia vita fossi stato ubriaco o posseduto o sotto un incantesimo che mi ha fatto inseguire un’allucinazione dopo l’altra,  un miraggio mondano dopo un miraggio spirituale, correre a destra e manco senza mettere mai in discussione niente, ma non appena mi fermo e faccio una domanda, anche una semplice domanda, purché seria, l’intera struttura si ripiega e implode come una casa di carte, l’intero universo ricco di significati (personali o collettivi) crolla come un castello di sabbia.”

 

Piuttosto seccato del fatto di averlo realizzato soltanto adesso, proseguirai così il tuo monologo:

 

“Che sia questo che ho sempre tentato di evitare, e che probabilmente una parte di me tenta ancora di evitare?

Il crollo del mio universo?

Il crollo delle mie certezze mondane?

Il crollo delle mie aspettative spirituali?

Il crollo dell’attuale identità, di ciò che ho sempre creduto di essere?

Il crollo di ciò che ho sempre sognato di essere?

Il crollo dei miei sogni?”

 

E a questo punto, forse, giungerai a questa esclamazione interiore:

“Oddio, sto inconsciamente cercando di evitare il crollo dei miei sogni, il crollo del mondo dei sogni in cui credo di vivere!”

“E per fare questo il mio intelletto sta effettivamente negando, strenuamente negando, che si tratti del mondo dei sogni!”

“Sto negando i miei sogni, le mie fantasie, le mie illusioni… sto cercando di fare di tutto per non riconoscerle, per definirle diversamente!”

“E non l’ho mai ammesso perché in fondo ho paura di perdere qualcosa che ho ritenuto vitale… sono ancora identificato ed estremamente attaccato a tutte le apparenze esterne!”

“Ho sempre cercato di evitare il crollo di questo ridicolo personaggio, ho sempre cercato di proteggerlo assieme a questa farsa che chiamo ‘la mia vita’…”

 

“Accidenti, ma allora è per questo che non voglio mai fermarmi? Perché avrei l’impressione che per me – o per ciò che credo di essere – sarebbe finita!”

“Dannazione, avrei l’impressione che sarebbe la fine!”

 

“E’ per questo che la mia ricerca diventa sempre più frenetica.

Ho continuamente tentato di coprire questo riconoscimento… una parte di me non vuole vedere tutto questo per quello che davvero è!”

“Maledizione… Ho paura che sia la fine!”

“Ho sempre vissuto con questa fottuta paura della fine!”

 

Infine dirai, o spero che dirai:

“Forse, anzi senza forse, è davvero il caso di farla finita con questa storia, farla finita con queste stupide fantasie, farla finita con queste cazzate, farla finita con l’attaccamento a queste impressioni, farla finita con l’attaccamento alle apparenze esterne, farla finita con la salvaguardia del mondo dei sogni, farla finita con questo ridicolo personaggio, farla finita con la dipendenza a quei ridicoli personaggi,  farla finita con questa farsa, farla finita con questa finta ricerca, farla finita con questa fottuta copertura del vuoto che non voglio vedere-sentire-accettare-accogliere…

 
 

(Brano di Jed McKenna, tradotto e riformulato da ZeRo)

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