Perle di saggezza di JED MCKENNA (1° parte)


JED MCKENNA – 1° RACCOLTA

 

FUTILITA’, INSIGNIFICANZA E IMPERMANENZA


Ciò che produce inutile sofferenza non è la futilità, l’insignificanza e l’impermanenza dei sogni ma il non riconoscimento o la negazione della futilità, insignificanza e impermanenza del mondo dei sogni – tra cui rientra il mondo di tutti i giorni.

‘Futilità, insignificanza e impermanenza’ rappresentano l’insegna (invisibile) prima dell’ingresso in qualsiasi sogno e ovviamente dovrebbero rappresentare anche l’insegna di questo mondo.

Il mondo – oserei dire l’universo – è all’insegna della futilità, dell’insignificanza e dell’impermanenza.

Peccato che la mente umana, prima di fare ingresso in questo mondo, si sia dimenticata di leggere l’insegna ‘futilità, insignificanza e impermanenza’.

Jed McKenna (Spiritual Enlightement, The Damnedest Thing)

GETTA TUTTE LE CHIAVI E SFONDA QUELLA PORTA


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Si tratta soltanto di sbloccare ‘Quella’ porta.
E se tu hai un milione di chiavi (libri, tecniche, terapie, Maestri, scuole, tradizioni) ma nessuna di quelle chiavi apre ‘Quella’ porta, allora tutte quelle chiavi sono completamente inutili!
Se invece il tuo obiettivo è startene comodamente dove ti trovi ora, di arredare, allargare, abbellire la tua prigione con gingilli spirituali, allora quelle chiavi fanno al tuo caso.

(Jed McKenna, Spiritual Enlightement)

La porta dell’Illuminazione, The Gateless Gate (la porta senza porta), non si apre con una chiave magica, speciale, misteriosa, divina, spirituale.

Nessuna di quelle chiavi può aprire quella porta.

Quella porta non si apre con ‘qualcosa’. Quella porta si apre con ‘Niente’.

(ZeRo, Risveglio dal sogno planetario)

NON EVITARE IL BUCO NERO INTERIORE


La sola ed unica verità di ciascuna persona è come un buco nero che si trova al centro del loro essere. Tutto il resto – tutto il resto! – è soltanto spazzatura che ricopre il profondo buco della verità.

Ovviamente, per qualcuno che vuole soltanto ‘tirare avanti come un normale essere umano’ quel buco nero rappresenta la cosa più spaventosa che ci sia e quindi farà di tutto per rimanere distratto il più a lungo possibile dal proprio buco nero interiore.

Chi invece vuole la verità non è più interessato alla spazzatura poiché sa che la propria autentica identità si trova dentro quel buco nero.

Costui o costei è disposto o disposta ad attraversare il buco nero interiore perché per lui o per lei la verità è più importante della spazzatura che rivestiva la sua maschera da ‘normale essere umano’.

L’alternativa, cioè l’evitamento del buco nero interiore, non è altro che un interminabile accumulo di spazzatura!

 

(Jed McKenna)

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HAI SOLO DUE SCELTE: ANDARE CON IL FLUSSO O CONTRO IL FLUSSO


testo di Jed McKenna, tradotto da ZeRo

JED: Ascoltami, ragazzo! Una volta che hai imparato a vedere la struttura, lo schema generale, una volta che hai imparato a percepirlo, a percepire come si muove intorno a te e attraverso di te, allora ti rendi conto che hai davvero solo una decisione da prendere.

Solo una decisione da prendere per il resto della tua vita, ed è sempre la stessa, sempre la stessa decisione.

RAGAZZO: Solo una decisione e sempre la stessa? Sembra un po’ noioso.

JED: Oh no, per niente, proprio l’opposto, a dire il vero. Non più noioso che vedere con gli occhi o sentire con le orecchie. Vedi figliolo, tutto ciò che devi decidere, in ogni situazione, grande o piccola, da ora fino alla fine dei tempi, è con o contro.

Questo è tutto!

Con o contro, ragazzo, questo è tutto.

Tutto quello che devi veramente decidere è con o contro. Questa è la tua unica vera scelta nella vita.

RAGAZZO: Con o contro cosa?

JED: Lo schema, ragazzo, lo schema. O se preferisci il flusso. Una volta che lo vedi, vedi che non c’è nient’altro, e una volta che vedi che non c’è nient’altro, allora vedi che hai sempre solo due scelte, e quelle due scelte sono…

RAGAZZO: Con o contro. Ma quando?

JED: Qui e ora, adesso, oggi, domani, in qualsiasi circostanza. ‘Andare contro’ sarebbe una scelta terribile e ‘andare con’ sarebbe chiaramente la scelta vincente.

RAGAZZO: La scelta vincente?

JED: Si, senza dubbio.

RAGAZZO: Vuoi dire che dovrei soltanto rilassarmi, e andare con il flusso, non cambiare la disposizione delle cose?

JED: Questo non è il momento per andare contro. C’è un tempo per andare contro, c’è sicuramente, ma non è questo, non è assolutamente questo. Questo è il momento di andare con! Il momento per sdraiarti, per svolgere la tua funzione, fare il tuo dovere secondo lo schema e niente di più. Se tu tentassi, in questo momento, di fare diversamente, di andare contro il flusso, di voler cambiare lo schema, di non svolgere la tua funzione, presto, molto presto, te ne pentirai…

RAGAZZO: E per caso ti sembra che io stia andando contro…?

JED: Si.

In ogni momento sembra che tu stia per scoppiare da una minuscola scatola. Sembra che la situazione in cui ti trovi, qualunque situazione in cui ti ritrovi, sia puntualmente un po’ troppo scomoda. Sembra che ci sia sempre qualcosa che non vada bene, qualcosa da aggiustare, da sistemare, da migliorare.

RAGAZZO: (Si alza)

Ecco, ci risiamo!

Ti stai riferendo al mio senso della giustizia? Al mio desiderio di vedere il bene trionfare sul male? Al mio sforzo di far prevalere la giustizia? Al mio tentativo di dare un contributo positivo al mondo? Al mio prendere qualche iniziativa, non importa quanto piccola, che potrebbe permettermi di guardarmi allo specchio in modo orgoglioso?

JED: Sì, dannazione, si! Questo è ciò che intendo! Esattamente quello! Questo è esattamente ciò di cui sto parlando. Quella generale presunzione che ti mette costantemente sull’orlo della rovina.

RAGAZZO: Sto rovinando lo schema più grande per il mio piccolo schema, vero?

JED: Sì! Stai facendo un casino, e senza motivo!

Guarda, osserva, riguarda. Cerca di discernere il grande schema di cui fai parte e sentiti parte di esso. È come una grande ragnatela e quando pizzichi una corda da qualche parte essa risuona in tutta la struttura.

RAGAZZO: Forse è ora di scuotere la struttura.

JED: Cosa?!

Scuotere la struttura?!

Vuoi scuotere la struttura che ti sostiene?!

La struttura è perfetta così com’è, sei tu che fai di tutto per renderla complicata.

Questo è il punto, ragazzo.

Cosa speri di ottenere scuotendo la struttura?

Devi aprire gli occhi, ragazzo, e devi imparare a vedere la struttura.

Non vedi il grande schema, ma se vuoi puoi vederlo, e una volta che lo vedi puoi diventare sensibile alla sua configurazione, alle sue micro e macro variazioni.

Puoi muoverti in esso, tra le sue fessure, senza inutili perturbazioni e sciocche interruzioni.

RAGAZZO: Intendi le mie attuali interruzioni e perturbazioni?

JED: Ovviamente.

Esse sono dovute alla tua assenza di sensibilità e ricettività.

È la sua sensibilità finemente sintonizzata con queste variazioni quasi inosservabili a permetterti di muoverti sinuosamente tra le varie configurazioni dello schema.

Ti basta riconoscere le opportune configurazioni e andare con loro, non contro!

Come fai quasi sempre…

 

UN SENTIERO SENZA CUORE


 
Brano tratto da ‘Spiritual Enlightenment, the damnedest thing’ di Jed McKenna – tradotto da ZeRo.
Il brano riguarda il dialogo tra Jed McKenna e Arthur, un visitatore di Jed.
Ovviamente qui non si sta screditando ‘Castaneda’, ma i fanatici del ‘percorso con un cuore’.
 
 
Arthur interrompe i miei pensieri e mi dice. “Ho letto che don Juan ha detto …”
 
“Whoa,” gli rispondo, “Aspetta un secondo e fammi indovinare. Ti riferisci al sentiero con il cuore?”
 
“Sì.”
 
“Ok, rispondo ad Arthur. Conosco il libro di Carlos Castenada in cui Don Juan consiglia a Carlito di scegliere un percorso con il cuore. Lo conosco per la stessa ragione per cui molti ricercatori spirituali hanno familiarità con esso, perché ha quell’alone di saggezza che lo rende l’unica cosa tra tutti gli scritti di Castenada che viene comunemente ricordata. Il fatto che sia così diffuso e ‘condiviso dalla massa’ – o gregge – spirituale rende per caso il percorso con un cuore un vero percorso, un percorso valido?
Ovviamente no, è soltanto un altro cliché.
Solo un altro mezzo di distrazione.
Sono ben consapevole del fatto che molte delle dottrine spirituali più popolari al mondo sostengono un approccio centrato sul cuore, ma la popolarità potrebbe non essere il miglior criterio per valutare un percorso di Risveglio.
“Lascia che te lo dica chiaramente, Arthur: io non ho cuore!
Nel momento in cui – per darti soddisfazione – dovessi indicare un qualsiasi percorso, il percorso che consiglierei sarebbe un percorso senza cuore, privo di compassione, totalmente privo di qualsiasi interesse o di qualunque pensiero per gli altri.
Il discorso è semplice: prima svegliati!
Svegliati, prima di tutto, e dopo – forse – potrai essere di qualche utilità per gli altri, sempre che tu ne abbia ancora voglia.
Prima svegliati, con egoismo puro e impenitente, altrimenti sarai solo un’altra vittima di un naufragio che si dibatte sull’umanità e tutta la compassione del mondo sarà assolutamente inutile per le altre vittime che si dibattono intorno a te.
Risolvi prima la tua situazione personale, svegliandoti!
E poi, forse, la compassione che potrebbe sorgere si tradurrà in qualcosa di valore per gli altri.
Suppongo che parlare di percorso senza cuore, di percorso in cui la precedenza non viene data al cuore o alla compassione ma viene data al risveglio, suoni crudele o non spirituale o altro, ma una cosa funziona soltanto nel momento in cui funziona.
E il percorso con il cuoricino non funziona.
Il percorso del risveglio, senza cuoricini, invece funziona!
Capisci cosa intendo? “
 
Arthur annuisce, ma è pensieroso…

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LASCIA CROLLARE IL MONDO DEI SOGNI


“È come se fossi rimasto addormentato per tutta la mia vita”, dirai tra te e te.

 

“Sono una persona intelligente, posso pensare, almeno penso di poterlo fare, quindi perché non l’ho capito prima? Non ci vuole un genio per vedere che tutto ciò che mi circonda, questo tragicomico teatrino, non ha senso.”

 

Con un pizzico di rodimento la tua riflessione continuerà più o meno così.

 

“È come se per tutta la mia vita fossi stato ubriaco o posseduto o sotto un incantesimo che mi ha fatto inseguire un’allucinazione dopo l’altra,  un miraggio mondano dopo un miraggio spirituale, correre a destra e manco senza mettere mai in discussione niente, ma non appena mi fermo e faccio una domanda, anche una semplice domanda, purché seria, l’intera struttura si ripiega e implode come una casa di carte, l’intero universo ricco di significati (personali o collettivi) crolla come un castello di sabbia.”

 

Piuttosto seccato del fatto di averlo realizzato soltanto adesso, proseguirai così il tuo monologo:

 

“Che sia questo che ho sempre tentato di evitare, e che probabilmente una parte di me tenta ancora di evitare?

Il crollo del mio universo?

Il crollo delle mie certezze mondane?

Il crollo delle mie aspettative spirituali?

Il crollo dell’attuale identità, di ciò che ho sempre creduto di essere?

Il crollo di ciò che ho sempre sognato di essere?

Il crollo dei miei sogni?”

 

E a questo punto, forse, giungerai a questa esclamazione interiore:

“Oddio, sto inconsciamente cercando di evitare il crollo dei miei sogni, il crollo del mondo dei sogni in cui credo di vivere!”

“E per fare questo il mio intelletto sta effettivamente negando, strenuamente negando, che si tratti del mondo dei sogni!”

“Sto negando i miei sogni, le mie fantasie, le mie illusioni… sto cercando di fare di tutto per non riconoscerle, per definirle diversamente!”

“E non l’ho mai ammesso perché in fondo ho paura di perdere qualcosa che ho ritenuto vitale… sono ancora identificato ed estremamente attaccato a tutte le apparenze esterne!”

“Ho sempre cercato di evitare il crollo di questo ridicolo personaggio, ho sempre cercato di proteggerlo assieme a questa farsa che chiamo ‘la mia vita’…”

 

“Accidenti, ma allora è per questo che non voglio mai fermarmi? Perché avrei l’impressione che per me – o per ciò che credo di essere – sarebbe finita!”

“Dannazione, avrei l’impressione che sarebbe la fine!”

 

“E’ per questo che la mia ricerca diventa sempre più frenetica.

Ho continuamente tentato di coprire questo riconoscimento… una parte di me non vuole vedere tutto questo per quello che davvero è!”

“Maledizione… Ho paura che sia la fine!”

“Ho sempre vissuto con questa fottuta paura della fine!”

 

Infine dirai, o spero che dirai:

“Forse, anzi senza forse, è davvero il caso di farla finita con questa storia, farla finita con queste stupide fantasie, farla finita con queste cazzate, farla finita con l’attaccamento a queste impressioni, farla finita con l’attaccamento alle apparenze esterne, farla finita con la salvaguardia del mondo dei sogni, farla finita con questo ridicolo personaggio, farla finita con la dipendenza a quei ridicoli personaggi,  farla finita con questa farsa, farla finita con questa finta ricerca, farla finita con questa fottuta copertura del vuoto che non voglio vedere-sentire-accettare-accogliere…

 
 

(Brano di Jed McKenna, tradotto e riformulato da ZeRo)

C-REX – LA CONSAPEVOLEZZA E’ RE


 

La consapevolezza è il Re, per questo la chiamo C-Rex.

 

“C-Rex?” chiede Karl.

“Sì, C-Rex, la consapevolezza è Re, al contrario di U-Rex, l’universo è re, che è il paradigma regnante che tutti conosciamo e amiamo.”

Karl legge i miei appunti. si prende il suo tempo.

“No,” dice, “non la penso così.”

Ne discutiamo per qualche minuto.

“La differenza tra U-Rex e C-Rex è semplice.” gli spiego. “Immagina un foglio di carta bianca e metti un punto da qualche parte nel mezzo. Supponi che la pagina bianca sia infinita, continua per sempre in tutte le direzioni. Ok?”

“Si, ok.”

“Ora etichetta il foglio di carta infinito come ‘Universo’ ed etichetta il punto con ‘Consapevolezza’. Ok?”

“Ok.”

“Quello è ciò che sto chiamando U-Rex, il nostro paradigma condiviso di realtà. Indipendentemente da altre considerazioni, è il modo in cui tutti comprendono la loro realtà. Sono cosciente, e la mia consapevolezza è una piccola cosa in un universo veramente grande. Sei d’accordo?”

“Certamente,” dice.

“Quello è il paradigma regnante di realtà. L’Universo è re, U-Rex. La tua consapevolezza è un punto, una piccola cosa in un universo infinito.”

“Si.”

“Hai quel pezzo di carta in mente?”

“Si.” Sorride con indulgenza ma nei suoi occhi c’è luminosa intelligenza. “Perciò come si arriva a quest’altro paradigma?”

“Semplicemente inverti le etichette.”

Sul suo volto rimane il sorriso ma posso vedere che i suoi pensieri sono rivolti verso l’interno. Rimane così per molti lunghi secondi…

“Una volta che facciamo quel piccolo aggiustamento nel nostro paradigma, la realtà si risolve in perfetta chiarezza. Ogni domanda è risposta, dissolta. Ogni mistero è risolto, annullato. Nulla viene lasciato senza spiegazione, non si verifica alcuna violazione della ragione. Riscrivere la realtà basata su questa nuova prospettiva potrebbe richiedere anni, ma nella misura in cui la teoria del tutto funziona, questo è tutto. C-Rex, Consapevolezza è Re, l’unica, vera, ignifuga, a prova di proiettile, a prova di idiota e anche a prova di genio.”

“Ehm…” Karl sembra ancora un po’ perplesso.

 

“Ok, ti faccio uno schemino finale.” E mi metto a buttar giù un paio di idee riassuntive:

 

La consapevolezza (C-Rex) è primaria, viene prima di tutto … prima del tempo, dello spazio, della materia, della dualità, della causalità ecc …

Niente prima di C-Rex.

Tutto dentro (a C-Rex), niente fuori (da C-Rex).

Nessuno può dire più di C-Rex.

C-Rex uccide ogni Buddha.

C- Rex è chiara, semplice, disponibile al sapere diretto.

C-Rex è la Teoria del Tutto.

La Consapevolezza è pashupatastra, la potenza che distrugge (tutte le illusioni di Maya).

La consapevolezza è re… C-Rex.

 

 

“Ok, aspetta un minuto,” dice Karl. “Sai quello che stai dicendo? La fai sembrare davvero facile, sì, puoi semplicemente scambiare le etichette, ma lo sai che se lo fai… cosa significa? Intendo, tu sai addirittura cosa significherebbe?

“Direi di si,” dico. “significherebbe che non c’è alcun universo,”

“Stai dicendo che non c’è alcun universo reale là fuori?”

“Sto dicendo che là fuori non c’è effettivamente nulla. Là fuori non c’è alcun là fuori.

(Jed McKenna, La Teoria del Tutto, la prospettiva illuminata)

INFINET… il gioco dove un Sé illimitato può sperimentare la propria limitatezza


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Storiella di Jed McKenna circa due Esseri illimitati (Sé Infiniti) che inventano uno stratagemma per sperimentare la limitatezza di un corpo finito.

La parte centrale e finale del racconto è stata riadattata da ZeRo (autore di questo blog).

Un giorno una coppia di Sé Infiniti iniziano una curiosa conversazione…

“Sai, stavo pensando…”

“Per piacere non farmi preoccupare. Sai cosa ha detto il capo l’ultima volta dell’inutilità del pensare o del preoccuparsi…”

“Non preoccuparti. Questo è diverso.”

“Ok.”

“Stavo pensando che voglio andare a GLP stanotte.”

“Dove?”

“Al Gran Luna Park.”

“Tutto qui? Ci sei su! Tutti i diversi giochi e le attrazioni…”

“Si, ma stanotte voglio limitarmi per bene; voglio legarmi una mano dietro la schiena mentre gioco a freccette.”

“Cosa?”

“Non sono stato chiaro? Ho detto che voglio legarmi una mano dietro la schiena mentre gioco a dardi.”

“Ti ho sentito perfettamente; ma non ha senso. Perché vorresti fare questo?”

“Beh, continuo a far scoppiare tutti i palloncini ogni volta portandomi a casa l’ennesimo pupazzo. Ora il mio armadio ne è pieno.”

Cos’altro puoi aspettarti quando hai poteri infiniti, saggezza infinita, abbondanza infinita…”

“Ma voglio sperimentare qualcosa di un po’ diverso – più stimolante forse. Un gioco dove vinci tutte le volte può essere un po’ noioso.”

“Così lancerai le frecce con una mano legata dietro la schiena?”

“Si, ho pensato almeno di provarci.”

“Questo lo devo vedere…”

Il giorno dopo…

“Sai, stavo pensando…”

“Oh, no, ci risiamo con i pensieri.”

“Lanciare i dardi con una mano legata alla schiena non è un granché. Continuo a far scoppiare ogni palloncino, e ora ho un secondo armadio pieno di pupazzi.

Così stanotte mi legherò entrambe le mani dietro la schiena.”

“Come lancerai le frecce con entrambe le mani legate dietro la schiena?”

“Non lo so ancora; come hai detto ho potere infinito e infinita saggezza, così, risolverò.”

“Questa cosa non funzionerà, lo sai… non ci sono limiti!”

“Si, lo so. Ma ci dovrà essere un modo per autolimitarsi…”

“Un modo per far cosa?”

Un modo per sperimentare come sarebbe a non essere così… infiniti, perfetti… sempre.”

“Non ti seguo…”

 

“Intendo, eccoci qui, con gioia infinita, potere infinito, saggezza infinita, abbondanza infinita, ed infinito e incondizionato amore… Siamo proprio così… così perfetti. Bene, forse voglio provare come sarebbe mancare un palloncino o due una volta ogni tanto – per sperimentare come sarebbe non essere così infiniti, solo per divertirsi.

Vorrei sperimentare la frustrazione, l’insoddisfazione, la scontentezza.

Sai, forse apprezzerò ancora più la mia natura infinita, quando conoscerò come si sente l’opposto.

“Ma non è possibile.”

“Cosa non è possibile?”

Non essere infinito, intendo, non è possibile perché questo è chi siamo…. Esseri infiniti. Non è possibile essere non infinito.”

Forse no. Almeno per noi, non direttamente. Ma cosa accadrebbe se creassimo un nuovo gioco, e creassimo un giocatore che lo gioca per noi?”

“Continuo a non seguirti…”

“Conosci il Tunnel dei Sogni, dove al Luna Park sperimentiamo quelle fantastiche immagini da tutti i bellissimi universi immaginari?”

“Oh, si. E’ una delle mie giostre favorite. Mi piace specialmente la musica che l’accompagna! Cantala con me…”

“Non canto adesso. Sto provando ad avere una conversazione seria con te circa il creare un nuovo gioco, dove possiamo sperimentare come sarebbe essere limitati invece di così maledettamente infiniti e perfetti tutto il tempo!”

“Oh siamo seri, vero? Bene, come ho detto non è possibile. Grazie alla nostra onniscienza sapremmo sempre che siamo infiniti, così il gioco non funzionerebbe.”

“Hai ragione, non è possibile per noi limitarci, questo è il motivo per cui contino a far scoppiare tutti i palloncini indipendentemente da quel che faccio. La mia consapevolezza precede qualsiasi azione, qualsiasi evento.

È proprio per questo che dobbiamo creare un’attrazione dove noi non entriamo veramente in essa ma possiamo comunque a giocarci.”

Quanto sarebbe divertente, se noi siamo fuori e il giocatore dentro? Non avrebbe il giocatore invece tutto il divertimento?

E se è il giocatore a giocare, come potremo avere l’esperienza?”

“Non mi segui. Il giocatore non può fare nulla. Si muove solo grazie alla connessione con noi. Connessione di cui lui deve essere ignaro.

“Intendi che i giocatori rimarranno connessi a noi come noi siamo sempre connessi con InfiNet?”

“Si, molto simile a questo; e il giocatore ci invierà indietro le sue emozioni tramite quella connessione, mentre è limitato, così potremo sperimentare quelle sensazioni indirettamente.”

“Lasciami vedere se ho capito…. Vuoi creare qualcosa simile ad un video gioco, con un giocatore che tu farai passare per varie esperienze, nelle quali reagirà come essere limitato, così da mandare indietro le proprie sensazioni durante queste esperienze di come ci si sente a non essere infinito.”

“Esatto!”

“Devo ammettere che potrebbe essere divertente ed interessante. Ma come creerai queste esperienze limitanti per il tuo giocatore?”

“Oh, questa è la parte facile. Andrò al Campo e collasserò qualche funzione d’onda per fare qualche ologramma.”

“Il Campo? Sei sicuro che il Capo approverebbe l’utilizzo del Campo per creare un gioco dove l’obiettivo sono la limitazione anziché l’espansione?”

“Perché no? Sai che il Capo non considera un’esperienza “migliore” o “peggiore” di un’altra. Tutte le esperienze sono uguali. E il Capo ha creato il Campo – il cui nome completo, giusto per ricordartelo, è il Campo delle Infinite Possibilità – per offrirci infinite possibilità di giocare, che devono includere la possibilità di sperimentare la limitazione al pari dell’espansione. Giusto?”

“Un punto a tuo favore. Ma pensi veramente di poter creare un gioco olografico così reale che il giocatore sarà così convinto di essere limitato da reagire con sensazioni che potrai sperimentare?”

“Beh, ho qualche dettaglio su cui lavorare, ma non ti sembra una favola?”

“Non so se sia una favola…. Forse più un film comico. Ma assolutamente molto creativo. Non sono ancora convinto che sia possibile limitare il potere limitato o la saggezza, quindi fammi sapere come farai…”

“Ho un prototipo.”

“Per cosa?” Leggi il seguito di questo post »

GIOCATORI COSMICI (Stephen Davis)


Risultati immagini per COSMIC GAME

Regole del gioco cosmico:

 

1. I Giocatori devono dimenticare chi sono veramente e credere invece di essere qualcos’altro, per esempio, di essere il loro corpo, il loro ‘io’, la loro identità anagrafica/sociale..

  1. I Giocatori devono credere che le proprie esperienze olografiche siano reali e quello che viene percepito con i sensi stia veramente accadendo la fuori, in una qualche realtà obiettiva ed indipendente.
  2. I Giocatori devono credere che quel che incontrano là fuori abbia il potere sopra essi, potere che può aver effetti sulle loro vite.
  3. I Giocatori devono credere nel giudizio di buono e cattivo, giusto e sbagliato, meglio e peggio, bene e male.
  4. I Giocatori devono credere che c’è qualcosa di sbagliato nella realtà che vedono là fuori, la quale deve essere cambiata, sistemata o migliorata.
  5. I Giocatori devono credere di aver il potere di creare una realtà diversa rispetto a quella di cui stanno facendo esperienza e di conseguenza, sentirsi imperfetti e inadeguati (più limitati) quando falliscono.
  6. I Giocatori devono credere che possono uscire dal Gioco Umano usando il loro corpo, usando le loro menti, o amando il loro cuore.
  7. I Giocatori devono credere di poter fare accadere qualcosa, e quando falliscono incolpano se stessi per non essere più all’altezza, migliori o per lavorare più duramente.
  8. I Giocatori devono credere che vi siano obiettivi da raggiungere, propri scopi da soddisfare o lezioni da imparare.
  9. I Giocatori devono credere che loro e solo loro, siano responsabili nel soddisfare le proprie necessità o i propri desideri, per i quali devono lottare ogni giorno.
  10. La Paura e la resistenza sono le fondamenta del primo tempo del Gioco e il giudizio con le conseguenti credenze, sono la colla che fa continuare le illusioni del mondo olografico.
  11. Queste illusioni non devono mai crollare o i Giocatori vedrebbero attraverso il Gioco.

 

Alcune di queste regole ti suonano familiari?

In base a questo modello, il primo tempo del Gioco Umano è progettato per sperimentare limitazione e restrizione in tutte le forme e dimensioni e tutte queste regole portano a quello. Così se stai seguendo queste prime regole (e alcuni non potrebbero letteralmente fare nient’altro), hai probabilmente vissuto una gran quantità di limitazione e restrizione nella tua vita. Non lo sapevi fino ad ora, perché non dovevi saperlo.

Comprendo che probabilmente non ti piacevano le limitazioni e restrizioni della prima metà del Gioco Umano, che non ti facevano stare bene, non ti facevano sentire giusto, e ti portavano a pensare di fare qualcosa di sbagliato. Ma non hai fatto niente di sbagliato. Anche la tua resistenza e il tuo giudizio non erano sbagliati.

Tutti noi abbiamo giocato al Gioco esattamente come dovevamo giocare. E tutti noi giocheremo il secondo tempo esattamente nel modo in cui dovremo giocarlo.

 

In altre parole, abbiamo fatto un fantastico lavoro come Giocatori cosmici. Solo non sapevamo e non potevamo apprezzarlo dal nostro punto di osservazione.

Dato che il primo tempo del Gioco Umano è l’opposto dello stato naturale, nel secondo tempo tutto avverrà senza sforzo. Nel secondo tempo le regole si invertiranno. Questo è il momento del non giudizio, della chiarezza, il momento della completa equanimità. In questo stadio non stai neppure a guardare i fenomeni che accadono attorno, ma stai semplicemente sospeso nello spazio e nel tempo.

Le regole del secondo tempo: Leggi il seguito di questo post »

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