Cap. 8 di “MENTE VUOTA IN CORPO PIENO” – Vol. Pratico


CAP. 8: SPAZIO SCONFINATO

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• I pensieri sono viandanti che passeggiano, appaiono e scompaiono nel campo della tua coscienza.
Allo spazio – che tu sei! – non serve alcun pensiero; tu puoi sussistere benissimo senza pensare.
• I pensieri non ti riguardano. Sei tu che li puoi ri-guardare dallo spazio immenso del tuo Essere.
• Sono i pensieri a dipendere da te, non tu da loro. Tu puoi vivere senza pensiero.
• I pensieri sono un semplice intrattenimento per te, Caro Spazio Sconfinato: essi sono dei varietà, dei giocattoli; un pensiero vale l’altro come un gioco vale l’altro.
• Lo stesso dicasi per le sensazioni che intrattengono il corpo.
Dal punto di vista dello spazio, cioè del tuo vero essere, un’esperienza vale l’altra, un’emozione vale l’altra, una sensazione vale l’altra.
• Se ci rifletti ti accorgi che la stessa cosa vale per i tuoi sogni: non prediligi un sogno ad un altro, una fantasia ad un’altra. Alla fine, sai che si tratta sempre della tua immaginazione che gioca nello spazio vuoto della tua mente.
• Dal punto di vista del tuo essere sconfinato, tutti i pensieri e tutte le esperienze si trovano sullo stesso piano.
• È soltanto quando c’è attaccamento o identificazione che sorgono le distinzioni della mente ordinaria: a quel punto un pensiero (io, mio) o un’esperienza (amore, felicità, auto-realizzazione) appaiono più importanti di altri pensieri o di altre esperienze.
• Cosa succede se per un lungo periodo di tempo rimani senza pensieri?
• Il tuo intelletto crede che senza pensieri ci sarà la morte. Al contrario, ciò che realmente sei (la tua essenza) sa che non succederà niente, non morirà.
Dato che l’intelletto domina la coscienza ordinaria, in molta gente è presente la convinzione che in assenza di pensieri possa succedere qualcosa di male. C’è come un comando subliminale che detta questa regola al tuo cervello: “Continua a pensare senza sosta, perché se smetti di elaborare le tue esperienze, le cose andranno di male in peggio e morirai”.
• Per elaborazioni mentali s’intendono: preoccupazioni, fantasie, dialogo interiore, predizioni di futuri immaginari, costante revisione del passato, proiezioni mentali.
• Il pensiero non deve essere il punto di riferimento della tua Identità. Il pensiero non è il giusto metro di valutazione del tuo Essere.
• La tua identità è libera, incondizionata, indipendente da qualunque pensiero, svincolata da qualsiasi punto di riferimento.
• La Mente Vuota non pensa, dunque è.
La mente ordinaria pensa, dunque crede di essere ma non è.

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DIGIUNO MENTALE


Digiuno per la mente, di Gregory, Jason.

Il digiuno mentale esercita un impatto diretto sulla causa principale di tutte le nostre sofferenze. Far digiunare la mente aiuta a eliminare tutto il contenuto che stimola la nostra mente e ad astenersi dall’abitudine di provare a stimolarlo per paura della noia. La noia esiste solo perché siamo tanto abituati a distrarre la mente stimolandola. Un saggio direbbe che dobbiamo immergerci nella nostra noia senza ricadere nell’abitudine di cercare stimoli, perché a suo avviso la noia ha un segreto da rivelarci. La noia è una risposta cognitiva che iniziamo ad avere quando priviamo la mente del suo solito cibo di pensieri abituali. Il segreto del saggio è che se siamo in grado di affamare la mente, di farla digiunare, allora inizieremo a provare uno stato di equanimità che non dipende da una stimolazione eccessiva. Affrontando la noia attraverso il digiuno della mente, iniziamo a sentire quel senso di unità interiore, Atman e Purusha, che l’agitazione della noia eclissa. Far digiunare la mente significa non rispondere a sensazioni come la noia. Far digiunare la mente è la cura definitiva per la sofferenza perché, come per il digiuno del corpo, diamo alla mente il tempo di rilassarsi veramente da qualsiasi tipo di stimolazione, affinché possa ripararsi e tornare in equilibrio. Nel digiuno mentale torniamo alla nostra vera natura originaria, non come persone individuali, bensì come l’intero universo che esiste nel profondo di noi, Atman e Purusha, eclissato dall’attività mentale. Con questa natura profonda iniziamo ad agire in modo autentico e a svolgere le spontanee funzioni dell’universo che esistono nel nostro inconscio e che si manifestano come dharma. Questo è ciò che porterà alla vera pace nel mondo, perché l’individuo entra in risonanza con la realtà dell’universo. Nasce pertanto un’armonia individuale, sociale e culturale, e viene riconosciuta una vera spiritualità. L’unica cosa che impedisce a tutto questo di diventare la nostra realtà sei tu. Se non prendi seriamente il digiuno mentale, continuerai a distrarre la mente con qualsiasi frivola sciocchezza ti trovi davanti, seguitando a lamentarti della tua sofferenza e della sofferenza nel mondo. Non possiamo lamentarci, se non ci assumiamo la responsabilità di ciò che la nostra mente consuma. Proprio come, nella nostra alimentazione, se non ci assumiamo la responsabilità di ciò che mangiamo non possiamo lamentarci di essere grassi. Solo tu puoi aiutare te stesso e questo senza rendertene conto cambia il mondo. Allo stesso modo, questo libro ti darà la conoscenza, la saggezza e gli strumenti per guarire davvero attraverso l’antica arte e la scienza del digiuno mentale. Da parte tua è necessario un approfondito esame dei tuoi modelli e del tuo stile di vita abituali. Il tempo di astenersi da tutte le distrazioni e iniziare il grande digiuno è ora.

Capitolo 1

Il bisogno di velocità è un suicidio Interrompi tutto ciò che stai facendo in questo momento! Smetti di pensare, smetti di pianificare, smetti di competere, smetti di comparare e limitati a respirare profondamente per un minuto. Ora respira per un altro minuto. Ecco: ho la tua totale attenzione. Per gran parte della nostra vita la nostra attenzione è divisa, perché manca la consapevolezza di fermare la mente nella sua attività e nel suo movimento incessanti. Agiamo in maniera compulsiva, guidati dall’attività della mente senza riuscire a osservarla da lontano. Di conseguenza, rispondiamo costantemente solo alla nostra agitazione mentale inconscia. Sentiamo che se non stiamo facendo qualcosa, non abbiamo alcuno scopo e quindi diventiamo ansiosi e stressati. Cerchiamo di ottenere una cosa dopo l’altra e via di questo passo, senza nessuna conclusione in vista. Diventiamo dipendenti dal “fare” e non sappiamo veramente come rilassare in maniera profonda la mente. La mente si è abituata a essere ansiosa, stressata e agitata perché non sappiamo come fermare questa follia. Ah, e chiariamoci: ritrovarci incessantemente a pensare e agire in base a quei pensieri è pura follia. Il nostro mondo questa follia la riflette. Lo stress sociale è ansia individuale e viceversa È sempre più difficile per le persone affrontare le esigenze della società. La struttura sociale costruita attorno a noi in questo mondo richiede che l’individuo cerchi continuamente di conseguire innumerevoli obiettivi, nella vana speranza di raggiungere un giorno il “successo”. Eppure, il successo che alcuni di noi assaggiano è come l’oro delle fate: una volta ottenuta, qualsiasi cosa consideriamo successo si rivelerà senza valore, un oro che non possiamo toccare, assaggiare o sentire e che alla fin fine è effimero, ci lascia svuotati, sgonfi. Di conseguenza, ci sforziamo ancora di più a scalare altre montagne, convinti che sulla cima ci sarà oro vero. Ma continuiamo a trovare l’oro delle fate. È un approccio assurdo alla vita che tutti adottiamo. Il vero successo non è il raggiungimento degli obiettivi fini a se stessi. Il vero successo è essere a proprio agio nella vita di tutti i giorni, in cui il viaggio è più importante della meta.

Essere in pace nella vita, ecco il successo, ma per capirlo è necessario apprezzare interamente il processo. Dobbiamo vedere la nostra vita come se fosse una danza: cos’è più importante, arrivare a finire il ballo o ballare? La risposta la conosciamo tutti, ma non applichiamo questa saggezza alla nostra vita quotidiana. Al contrario, ci impegniamo in quello che la società ritiene essere il successo, il che alla fine ci tiene legati. Pensiamo allora che per sciogliere i nodi abbiamo bisogno di premere il piede sull’acceleratore della vita. E il disastro è servito. Non è possibile portare pace nella vita diventando più indaffarati. Non svilupperemo mai il senso del successo in questo modo. Il vero successo lo riconosceremo solo quando allevieremo tutto lo stress e tutta l’ansia, per affrontare la vita con una mente serena, non turbata da ciò che crediamo essere le nostre battaglie quotidiane. Ma non ci è stato insegnato a essere così. Il nostro mondo ci impedisce involontariamente (o forse addirittura intenzionalmente) di trovare la pace, perché farlo richiede che ci asteniamo dal compiere tanti sforzi per raggiungere qualcosa di personale. Dobbiamo smettere di sforzarci, non importa quanto nobile o convincente riteniamo essere il cosiddetto obiettivo. Quando smettiamo di provarci così tanto, scopriamo il potere e il successo che vogliamo davvero, anche se ne ignoravamo l’esistenza. Questa saggezza sembra risalire ai tempi antichi in Oriente. Si tratta di un approccio illogico alla vita che non è accettato né favorito nel nostro mondo moderno. Dalla nascita, i nostri genitori, gli amici e la scuola ci insegnano che, se vogliamo avere successo, dobbiamo lavorare davvero sodo. In sostanza, dobbiamo darci da fare, darci da fare, darci da fare. Vivendo la vita in questo modo proviamo una sensazione simile a quella che ci viene quando ascoltiamo You Spin Me Round (Like a Record) del gruppo pop britannico Dead or Alive: come se fossimo così confusi da non sapere da che parte è l’alto. Psicologicamente stiamo girando in maniera vorticosa perché facciamo multitasking in ogni minuto della nostra vita. Il fardello mentale che portiamo diventa un peso così grande che ce lo possiamo scrollare di dosso solo quando fermiamo questa follia. Dobbiamo scoprire il modo di rallentare in questo frenetico caos nella nostra mente. Se non togliamo il piede dall’acceleratore, precipiteremo giù dalla scogliera, verso la pazzia sociale e individuale. Non è una minaccia o un modo poetico per descrivere la situazione attuale della nostra specie. È un pericolo vero e proprio che si sta già avverando. Un attacco di panico mondiale La guerra che combattiamo contro noi stessi è causata dal fatto che stiamo riempiendo troppo la nostra tazza. Nella vita infiliamo di tutto, senza lasciare il tempo alla mente di riposare davvero. La bombardiamo da ogni direzione. L’eccessiva frenesia del multitasking tutto il giorno, con dispositivi digitali ovunque, incessantemente attivi senza neanche pensarci, ci tiene in uno stato di ipnosi che imita il sonno. La mente conscia non ha nemmeno il tempo di prendere nota del nostro respiro. Il costante bombardamento di stimoli mentali ha intorpidito i sensi e ci ha fatto addormentare. Questo stato di sonno assomiglia alla psicosi di serial killer e demagoghi, ma affligge la maggior parte di noi. Nei libri e nei film tale stato viene rappresentato metaforicamente dagli zombie e dai non morti. Alcuni degli zombie nel mondo sono i nostri leader, i politici. Ci aspettiamo giudizi critici e decisioni efficaci da parte di persone che

hanno gli occhi aperti, ma in realtà sono addormentate. Pensaci: alcune delle persone più indaffarate al mondo sono i politici, potenzialmente quelle più inconsapevoli e addormentate. Eppure ci affidiamo a loro per prendere grandi decisioni per il benessere dell’umanità. Questo spiega perché molti politici siano ancora ipnoticamente focalizzati su se stessi, senza alcuna preoccupazione per la comunità in generale: in realtà, le luci sono accese ma in casa non c’è nessuno. Non ho nulla contro il ruolo del politico; è solo un esempio per rimarcare ciò che accade quando riempiamo la tazza di cose da fare. Nell’antica filosofia cinese del taoismo, che ha avuto origine dal grande saggio Lao Tse e dal suo testo classico, il Tao Te Ching, ci si concentra sul vuotare la tazza. Nel Tao Te Ching Lao Tse spiega che quando la nostra tazza è piena, perdiamo la consapevolezza del Tao. Tao è una parola cinese che si riferisce alla Via o sentiero dell’irriducibile essenza dell’universo che percepiamo nella nostra esperienza, cosa che ci fa sentire completamente vivi e presenti nell’eterno presente. Lao Tse ritiene che le nostre lotte e sofferenze derivino dal fatto che la “mente-tazza” è troppo piena di distrazioni e di pensieri che brulicano. Sottolinea che dovremmo iniziare a vuotare la mente. Secondo lui, la vera saggezza nasce in una mente vuota. In realtà, fa un ulteriore passo avanti affermando che la mente vuota è la nostra vera natura ed è così che una persona sana di mente agisce. Nella filosofia taoista ci sono alcune analogie che spiegano il pensiero di Lao Tse. Per esempio, quando guardiamo una tazza cos’è più prezioso, la tazza o lo spazio all’interno della tazza? Allo stesso modo in una casa cos’è più prezioso, i muri della casa o lo spazio dentro? La risposta in entrambi i casi è sicuramente lo spazio, perché senza spazio per vivere la vita non ha senso avere una tazza o una casa. Non possiamo vivere senza spazio e questa è la saggezza di Lao Tse. Anche Gautama Buddha ha scoperto l’importanza di questo spazio mentale, poiché senza è impossibile essere veramente svegli. Ha spogliato la mente del contenuto e delle convinzioni per vedere la realtà com’è realmente. Questo stato illuminato del Buddha è qualcosa di raro nel nostro mondo moderno, perché l’illuminazione è erroneamente vista nel costruire una vita degna di essere vissuta, anziché nel fatto di decostruirla per rendere il processo di vivere fine a se stesso. Riempiendo la nostra tazza vuota cerchiamo di costruire una vita sempre orientata verso il futuro, senza mai essere presente nel qui e ora. Il risultato è la sofferenza, poiché non ci accontentiamo mai di come è la vita. Ignoriamo la saggezza dei saggi e continuiamo a seguire le convenzioni sociali, anche se sappiamo che ciò non conduce alla felicità eterna. Riempiendo sempre di più la nostra mente, stiamo distruggendo noi stessi, lentamente ma inesorabilmente. Nella nostra era moderna queste tendenze distruttive sono ancora più evidenti rispetto ai tempi antichi. A causa dell’eccesso di informazioni, contenuti e stimoli, i problemi di salute mentale sono in aumento e non abbiamo idea del perché. Uno dei motivi è che raramente teniamo conto del nostro stile di vita, ossia il fulcro dei sistemi medici orientali antichi come l’ayurveda in India e la medicina tradizionale cinese (MTC) in Cina. Se la nostra vita è fuori equilibrio, dal punto di vista della medicina orientale abbiamo bisogno di cambiare gli abituali modelli della nostra mente e iniziare a rallentare. Secondo la MTC la nostra incapacità di rallentare deriva da un sovraffaticamento dello yang (energia maschile, attiva, dinamica, calda) a spese dello yin (energia femminile, recettiva, passiva, fredda). Ciò si traduce in una cultura che è carente di yin e che si dirige verso calamità sia interne sia esterne. Sostanzialmente è un sistema surriscaldato da un moto eccessivo nella mente e nel corpo. Se non rallentiamo, i problemi di salute mentale sono inevitabili. La nostra moderna comprensione e l’approccio alla guarigione dei disturbi psicologici sono completamente sbagliati. I farmaci soggetti a prescrizione si limitano a mascherare il sintomo senza affrontare la causa alla radice. Lo stress e l’ansia sono malattie davvero legate allo stile di vita e nate da una mente instabile. Molti ne soffrono, ma a quanto pare non li curiamo mai dei loro disturbi psicologici. Lo stress e l’ansia non vengono trattati. Di conseguenza la nostra “mente-tazza” inizia a incrinarsi, dando luogo ad attacchi di panico, attacchi d’ansia, schizofrenia ecc. Basti pensare a quanto sono comuni gli attacchi di panico oggigiorno. In molti ne hanno avuto almeno uno nella vita, spesso senza alcuna consapevolezza del perché si è verificato. Gli attacchi di panico accadono perché non rallentiamo la nostra attività mentale. In un attacco di panico sostanzialmente il sistema nervoso preme sul freno, dal momento che coscientemente noi non ci pensiamo proprio, a frenare. Accettiamo un lavoro che ci tiene superimpegnati tutto il giorno e poi andiamo a casa, dove ci sono tutti i nostri dispositivi digitali che ci sovrastimolano i sensi, mentre noi ci illudiamo di rilassarci o divertirci. A ciò aggiungiamoci le ininterrotte chiacchiere e i pettegolezzi che la gente sforna ogni giorno. Gli attacchi di panico sono inevitabili se siamo sempre in ansia. La mente non ha tempo per riposare e rimanere in silenzio. Come spiega il maestro buddhista zen Thich Nhat Hanh, siamo essenzialmente come mucche che ruminano continuamente il cibo. Il cibo che ruminiamo è la nostra attività mentale e conduce a ogni sorta di problema psicologico. Nel suo libro Il dono del silenzio Thich Nhat Hanh afferma: Tutti i suoni intorno a noi e tutti i pensieri che ripetiamo costantemente nella nostra mente possono essere visti come una specie di cibo. Conosciamo il cibo commestibile, il tipo di cibo che mastichiamo e ingeriamo fisicamente. Ma non è l’unico tipo di cibo che noi umani consumiamo; è solo uno. Ciò che leggiamo, le nostre conversazioni, gli spettacoli che guardiamo, i giochi online, le nostre preoccupazioni, i pensieri e le ansie sono tutti cibo. Non c’è da meravigliarsi se spesso non abbiamo spazio nella nostra coscienza per la bellezza e il silenzio: ci stiamo costantemente riempiendo di tanti altri tipi di cibo. Anche se non stanno parlando con qualcuno, leggendo, ascoltando la radio, guardando la televisione o interagendo online, molti di noi non si sentono calmi o tranquilli.3 Siamo costantemente sotto attacco mentale e non lo sappiamo nemmeno. Crediamo che se intratteniamo costantemente noi stessi siamo felici. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Molti sono ridotti in schiavitù da ciò che considerano intrattenimento. Ad esempio, tanti non riescono a stare un giorno senza controllare il telefonino, l’e-mail o i social network. Se non riusciamo a stare senza neanche un giorno, siamo liberi oppure siamo più schiavi che mai? Quando sono stati creati i dispositivi mobili, gli smartphone, internet e i social network pensavamo che ci avrebbero reso più felici, perché saremmo stati più connessi. Invece, hanno avuto l’effetto opposto. Essere tanto connessi ci ha reso più ansiosi e stressati. Non vogliamo più fare una passeggiata tranquilla o sederci placidamente nel parco senza telefonino. Siamo drogati di distrazione. Non siamo affascinati dal telefonino o dal suo contenuto: semplicemente, non possiamo fare a meno di distogliere la mente dal vivere la realtà così com’è. Nessuno di noi ha un bisogno vitale di controllare telefonino, e-mail e social network ogni giorno. Nessuno di noi è così popolare. Ci sono molti esempi di persone famose e di successo che non hanno bisogno di queste cose per creare arte straordinaria. Per esempio Christopher Nolan, regista e scrittore anglo-americano di Hollywood, ha raggiunto un grande successo senza il cellulare né un indirizzo e-mail. Non essendo distratto da queste cose, può creare i grandi film per cui è famoso. Se seguissimo il suo esempio e lasciassimo entrare spazio nella nostra vita, anziché riempirla di distrazioni, immagina quanta creatività spontanea proromperebbe dalla mente.4 Possiamo raggiungere questo potenziale latente dentro di noi attraverso il digiuno per la mente. La vera, eterna libertà è la nostra natura originaria, ma possiamo riconoscerla solo quando la mente ha digiunato del tutto. La libertà che pensavamo di ottenere connettendoci di più ai nostri dispositivi digitali è solo altro oro delle fate. Essere più connessi ha un effetto opposto a quello che ci aspettavamo: ci rende più ansiosi, mentre ci condanniamo a stare sulle spine in attesa del prossimo messaggio di Facebook o del successivo tweet. Essere così ansiosi porta inevitabilmente ad attacchi di panico. Tutto questo panico, individualmente e globalmente, è causato da uno stile di vita psicologicamente malsano che si ripercuote fin nel centro del nostro essere. Ci stiamo dirigendo verso un frontale con il ritmo naturale dell’universo, perché non riusciamo a togliere il piede dall’acceleratore. La continuazione o l’annientamento della nostra specie dipendono dallo stato psicologico dell’individuo e quello stato sta attualmente subendo un arresto cardiaco. Crediamo che queste distrazioni e il costante rimuginare sulla nostra attività mentale siano un modo per l’umanità di evolversi. Eppure, ciò che la società offre fa molti più danni di quanti ne pensiamo. Le malattie mentali continueranno ad aumentare se non diventiamo più consapevoli di ciò che ci consuma la mente. Magari crediamo di poter riparare il danno cambiando solo alcune piccole abitudini, ma è molto più complicato di così. Stiamo effettivamente andando incontro a un decadimento del nostro sistema nervoso a causa dell’incessante consumo di stimoli esterni, che mantiene la nostra mente intorpidita e nevrotica. La cura per il nostro sistema nervoso è un digiuno mentale così intenso che il nostro intero organismo psicosomatico riuscirà a guarire se stesso e a tornare alla sua natura originaria.

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CAPITOLO OMAGGIO (Da Mente Vuota in Corpo Pieno – Vol. Pratico – di ZeRo)


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Testo tratto dalla mia seconda trilogia – Mente Vuota in Corpo Pieno – Vol. Pratico

 

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C. D. (CICLO DEL DESIDERIO)

 

 

“Solo una cosa è meglio di ottenere quello che desideri: realizzare che puoi essere felice anche senza.”

(ZeRo)

 

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Questo capitolo potrebbe sembrare una contraddizione di quello precedente, ma non è così. La differenza rispetto al precedente capitolo sta nel fatto che ora prendiamo in considerazione il sollievo (il piacere, la soddisfazione) da un’angolazione diversa, dall’angolazione del Ciclo del Desiderio (C. D.).

Questo piccolo sollievo non corrisponde al Supremo Sollievo del capitolo precedente.

 

Il piccolo sollievo sperimentato all’interno del Ciclo del Desiderio è brevissimo, lieve, non duraturo, superficiale e richiede una costante ri-sollecitazione del C. D. (Ciclo del Desiderio).

Il Sommo Sollievo è duraturo, stabile, profondo e non richiede una ri-sollecitazione del C.D.

 

Chiarito ciò vediamo meglio in cosa consiste il C.D.

 

 

 

 

IMPULSO INIZIALE = Desiderio, fantasia

SOLLIEVO FINALE = Breve sensazione piacevole, appagamento estemporaneo, lieve godimento

 

 

La caratteristica del C.D. è che una volta giunti alla fine del Ciclo, cioè una volta soddisfatto il desiderio e sperimentato un senso di sollievo, il Ciclo si ripete.

La fantasia iniziale diventa automaticamente una fissazione, un chiodo fisso, un pensiero ricorrente. Il Ciclo quindi tende a ripetersi da solo.

Il Ciclo del Desiderio è impostato apposta per ritornare al punto di partenza e quando il Ciclo viene vissuto in assenza di Pura Consapevolezza sembra non finire mai. Appena crediamo di aver soddisfatto l’ennesimo desiderio, veniamo sopraffatti da un nuovo impulso, da una nuova fantasia, da un nuovo sogno nel cassetto. Questo, ripeto, si verifica nella mente ordinaria, priva di Pura Consapevolezza.

 

L’uomo comune è in balia del Ciclo del Desiderio e vive continuamente in questa ricerca ossessiva del sollievo finale.

Il ricercatore spirituale, sebbene a volte sia consapevole del Ciclo, vive anch’egli nell’ossessiva ricerca di un sollievo finale; il sollievo dalla pesante mente ordinaria, il sollievo dall’ego, il sollievo dal senso dell’io, il sollievo dalla pratica o dalla ricerca stessa.

 

Come mai questa ricerca risulta sempre infruttuosa?

Perché all’interno del Ciclo potete soltanto sperimentare un sollievo apparente, un sollievo ingannevole, un sollievo che riconduce ad un nuovo desiderio.

Le iniziative proposte della società sono degli esempi perfetti di Ciclo del Desiderio: svolgi questo compito, così verrai ripagato, ti sentirai meglio e poi ti verrà voglia di svolgere anche meglio quello stesso compito; oppure compra questo farmaco, così anche se non guarirai ti sentirai un pochino meglio e avrai voglia di ricomprare lo stesso prodotto.

Le iniziative della mente ordinaria sono altri esempi calzanti di Ciclo del Desiderio: fai quell’esperienza, così ti senti un po’ meglio e dopo potrai rifare di nuovo quella bella esperienza.

Le iniziative spirituali sono altri esempi eccellenti di C.D.: pratica bene, così ti offrirò un nuovo rituale e tu potrai imparare una pratica più potente che ti darà accesso a un’iniziazione superiore con la quale potrai imparare nuove pratiche e così via, all’infinito.

Abitudini sociali, abitudini mentali, abitudini spirituali… siamo sempre lì al punto di partenza dello stesso Ciclo.

 

 

E allora come bisogna comportarsi?

Occorre fare un balzo al di fuori dell’intera struttura, fuori dal Ciclo stesso.

Ma non un balzo qualunque, bensì un puro e profondo balzo interiore.

 

Un balzo dove?

Non verso un nuovo desiderio e neppure verso il sollievo dal desiderio.

Mi verrebbe da dire un balzo nell’ignoto ma questo complicherebbe il discorso per cui possiamo dire un balzo cieco ma sereno, privo di aspettative.

 

E questo balzo, per andare a buon fine, richiede due fattori principali:

  1. Una resa autentica, consapevole, fiduciosa.
  2. L’autentico affidamento a qualcosa di assolutamente indescrivibile. Per alcuni il secondo fattore corrisponde all’intervento della Grazia, per altri si tratta del supporto di una forza invisibile e impersonale, per il sottoscritto si tratta semplicemente (si fa per dire) di dimorare, cioè trovarsi stabilmente, in una Mente Vuota.

 

Ad ogni modo il balzo interiore non è una mera questione di volontà personale.

Interiormente occorre trovarsi nelle condizioni favorevoli al balzo.

Se ci sono aspettative, supposizioni, timori, pregiudizi, non si farà altro che ricadere dentro il Ciclo del Desiderio.

 

Questo balzo interiore vi porta a vedere il Ciclo con occhi nuovi e a percepire i desideri in maniera diversa. Osserverete il Ciclo senza più avvertire il bisogno di arrivare alla fine del ciclo, senza la necessità di sperimentare quel piccolo sollievo finale, senza il bisogno di soddisfare l’ennesimo desiderio, qualunque sia tale desiderio.

Se prima del balzo eravate in fermento per qualsiasi desiderio ora (dopo il balzo) non fremerete più e vi sentirete sempre a vostro agio.

 

 

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ESPERIMENTO PRATICO

 

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L’uomo comune si sente appagato e risollevato soltanto dopo aver soddisfatto un desiderio dopo l’altro. Nell’uomo comune, cioè nella mente ordinaria, il fare viene prima del sentire, la retta azione prima del retto sentire.

In termini scherzosi, nella mente ordinaria il dire-fare-baciare viene prima del godere, prima dell’amore.

La mente ordinaria pone il sollievo alla fine del Ciclo del Desiderio; pone la soddisfazione alla fine delle infinite attività del Ciclo; pone lo stato distensivo al termine del processo realizzativo.

 

Una mente matura è in grado di porre il sollievo durante l’attività stessa.

Una mente realizzata è addirittura in grado di porre il sollievo (lo stato distensivo) prima dell’attività stessa, prima dello stato realizzativo, prima del Ciclo del Desiderio.

Questo è il vostro addestramento di oggi.

Date la precedenza al sollievo e non al Ciclo del Desiderio, cioè all’attività, alla relazione, alla persona o all’evento che dovrebbe portarvi sollievo.

 

Grazie a questa consapevolezza e a questo nuovo atteggiamento, quel sollievo che prima credevate si trovasse soltanto alla fine del Ciclo adesso si troverà sempre all’inizio.

Quando il sollievo si trova all’inizio non sorge l’esigenza di concludere e neppure di iniziare il Ciclo; non sorge l’impellenza di portare avanti un’attività che prima sembrava indispensabile; l’attività verrà percepita come opzionale, secondaria, superflua.

Percependo un profondo e duraturo senso di sollievo, il senso di obbligo svanirà spontaneamente e l’attività verrà interiormente catalogata come conclusa o almeno in via di risoluzione, in via di guarigione, in via di miglioramento.

 

Ricordatevi che la mente tenderà a posticipare il sollievo, a porlo alla fine del C.D., alla fine dell’attività, della pratica, della meditazione, della relazione, dell’incontro, della vacanza e così via. Per non farvi sviare dalla mente ordinaria dovete continuamente giocare d’anticipo.

Imparate a invertire subito questa tendenza a posticipare il sollievo.

Per invertire la tendenza convincetevi che il sollievo viene prima e non dopo. Fate in modo che questo nuovo paradigma non sia soltanto un’informazione astratta ma anche un dato di fatto.

Prendete la consapevolezza del vantaggio di partire sempre da uno stato distensivo, di sollievo, fiducia, agio, pace interiore.

Quando l’intelletto posticipa il sollievo voi non credetegli; quando la società o le persone che conoscete posticipano il sollievo voi non assecondatele.

 

 

 

Se i consigli precedenti non fossero sufficienti potete affidarvi ai seguenti promemoria:

Il sollievo e la soddisfazione, non si trovano là in fondo, alla fine del Ciclo del Desiderio, ma qui vicino, all’inizio.

Il sollievo è già dentro me, non ho bisogno di soddisfare, fare, realizzare chissà che cosa per sentirmi soddisfatto, amato, felice.

 

Questo senso di sollievo non dipende dall’esterno, dagli altri, da una relazione speciale.

Antepongo il senso di sollievo a qualsiasi desiderio, richiesta esterna o capriccio mentale.

 

Possa il sollievo essere la sensazione di fondo che accompagna tutte le altre sensazioni, emozioni, sentimenti, azioni, pensieri.

Possa il sollievo essere la sensazione di fondo che mi accompagna per l’intera giornata.

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Il mondo dei sogni diurni e notturni è l’unico posto dove ‘tu’ puoi vivere


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Svegliarsi (spiritualmente) non è necessariamente piacevole:
e poiché non è piacevole molti preferiscono dormire e sognare.

 

Quando ti svegli, la prima cosa che vedrai è
la realtà per quel che é.
Vedrai che la realtà non esiste per te, bensì tu esisti per essa.
Per quanto scioccante sia, quando la lasci entrare,
trovi davvero riposo.

 

Non dovrai più sforzarti
per tenere insieme una realtà che non esiste;
non dovrai costringere qualcosa d’irreale ad essere reale.

 

Quel ‘tu’ e quel ‘mondo esterno’ sono quel qualcosa d’irreale che non dovrai più venerare e neppure tentare di conciliare.

 

Il primo passo per questo risveglio
consiste nel sapere cosa è vero
e nel lasciarlo essere così com’è.

 

La realtà non è un posto sicuro per te – per il te che hai costruito nella mente e nella società.

L’intelletto è l’unico posto sicuro per il tuo io, l’unico posto dove l’io può vivere è l’intelletto.

Il mondo dei sogni diurni e notturni è l’unico posto dove ‘tu’ puoi vivere.
La realtà è l’unico posto dove tu (il tuo io) non puoi vivere.
Là non c’è spazio per le tue speranze, le tue illusioni, i tuoi sogni.

 

Una volta entrato là,
una volta che inizi a risvegliarti;
una volta che lasci che la realtà ti svegli,
non puoi più uscirne.

 

Questo è l’inizio della tua fine.
Questo è l’inizio della fine del tuo io.

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tratto da “Mente Vuota in Corpo Pieno” di ZeRo

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IL SEGRETO STA NEL DIMENTICARE


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Lettore:

“C’è un’ultima cosa zero che mi ha scioccato, e qui la mente ci mette lo zampino, quando tu dici se non erro, che anche il mondo esterno non esiste, o è come un miraggio, che ciò che gli occhi fisici vedono non è ciò che appare, ecco qui ho ancora delle resistenze, anche se profondamente e così, non so come ma è così. Ma ho bisogno che tu mi distrugga quelle resistenze che mi fanno avere dei dubbi.. Lo so che chiedere non è tanto lecito ma di te mi fido ciecamente e so che me le demolirai, come hai fatto con i tuoi scritti.. Un grande abbraccio ti raggiunga, e tutta la gratitudine…”

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ZeRo:

Purtroppo non sono in grado di sintetizzare questo stato di coscienza per iscritto… il passo finale spetta a ciascuna coscienza in via di risveglio.

Posso al massimo dare qualche indicazione approssimativa, come il dare zero importanza a tutto ciò che vedi, senti, tocchi, credi, pensi…

Un’altra indicazione utile è l’andare oltre…. vai semplicemente oltre, sempre oltre, oltre, oltre.

Niente di ciò che percepisci ha alcuna importanza.

Presto ti dimenticherai di tutto e tutti, delle tue resistenze, dei tuoi dubbi, delle tue pseudo-percezioni, dei tuoi pseudo-sentimenti.

Ti dimenticherai di Maurizio, di me, della tua fiction umana…

Non aver paura degli effetti collaterali del dimenticarsi della tua attuale identità: si tratta solo di un corpo di impressioni.

Quel dimenticarsi sarà spontaneo e indolore, come se nulla fosse mai accaduto.

Il Risveglio è un dimenticare le illusioni con cui sono stati intasati i tuoi sensi.

Il trucco non è – come molti credono erroneamente –  ricordare chi sei ma DIMENTICARE CHI CREDI DI ESSERE.

Se proprio vuoi memorizzare qualcosa memorizza queste parole chiave:

DISINCANTO e DIMENTICANZA.

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Vuoi portarti avanti con il lavoro interiore?

1 – Rompi gli incantesimi sensoriali, impara a spezzare gli incantesimi sempre più velocemente.

2 – Dimentica qualsiasi cosa.

3 – Vivi nell’oblio.

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Questa è la condizione in cui dimoro io… nell’oblio.

Li – nell’oblio, nel famoso Turiya o sonno profondo – si trova la parte più profonda e autentica del tuo essere.

Nella prossima trilogia mi soffermo sull’arte del dimenticare se stessi.

Alla prossima.

ZeRo.

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