I DIECI SUGGERIMENTI di Jed McKenna


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Pensa con la tua mente

 

Non Credere a Niente

 

Dubita di Tutto

 

Vola sopra la Paura

 

Torna Coi Piedi Per Terra

 

Odia il Tuo io

Ama la Tua Morte

 

Uccidi tutti i Buddha

 

Brucia Tutto ciò che è falso

 

Non fermarti… spingiti sempre oltre!

MAI AVUTE ALLUCINAZIONI? QUESTA È LA VOLTA BUONA…


 

L’EGO E’ SOLO UN ECO NEL VUOTO



 

L’ego risuona come un eco e questo “ecoooo” sembra un’entità longeva propria a causa del lungo “ecooooooooooooo”.

La tua attenzione viene semplicemente catturata da un ipnotico eco mentale: l’identificazione con quell’eco ipnotico fa sorgere il senso dell’io, l’impressione di essere imprigionati in un’entità immaginaria chiamata ego.

Le sbarre dell’ego sono delle semplici onde sonore!

 

Con questa nuova consapevolezza non devi più temere l’ego… L’ego è solamente un eco innocuo.

Ricorda:

L’ego non è niente…

L’ego non è nient’altro che un eco, un banale rumore, un’onda sonora nel VUOTO!

NON SONO UN BRAVO ESSERE UMANO… PER FORTUNA!



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Non sono un ‘cittadino esemplare’, una ‘brava persona’, un ‘buon essere umano’.

Per fortuna!

Quando vedo le persone che adempiono i loro ruoli e si comportano come  “se stessi ” tendo a dimenticarmi che quel ‘comportarsi come se stessi’ è un ‘recitare se stessi’, un atteggiarsi come la società, il sistema, il contesto o il mondo esterno richiede (esige) di volta in volta; tendo a dimenticare che quelle brave persone – quei buoni esseri umani – in realtà si identificano con il loro personaggio o con la situazione in cui si trova il loro personaggio.

Risultati immagini per burattino umano

Non sono davvero un tipo socievole.

Non capisco la gente, non comprendo il loro buffo copione, non riesco più ad identificarmi con loro.

Non mi identifico neppure con il mio status di uomo o di persona o di essere umano.

Trovo che le scenette del teatrino sociale siano tutte estremamente tragicomiche.

Guardo quei personaggi con distacco, a volte divertito, a volte sorpreso, altre volte annoiato dalla loro ottusa immedesimazione.

La differenza tra me e loro è che a me piace atteggiarmi (recitare) nel teatro umano per il puro gusto della recita; il mio livello di immedesimazione con il personaggio umano è pari a zero.

Posso fare questo o quello – cioè adempiere qualsiasi ruolo – ma al contempo è come se non avessi fatto niente; è come se avessi il rarissimo privilegio di poter agire da ‘attore’ e contemporaneamente guardare tutto da ‘spettatore’.

Sembra che quei bravi ‘attori umani’ non siano al corrente dell’opzione ‘spettatore’ e sembra che essi conoscano soltanto l’opzione ‘attore sociale’, ‘attore pubblico’, ‘attore privato’, ‘attore spirituale’.

Essere uno spettatore o un osservatore distaccato oramai fa parte della mia natura, proprio come credersi il personaggio o l’attore umano fa parte della natura di quasi tutta l’umanità.

È curioso vedere per quanto tempo i ridicoli personaggi umani riescono a rimanere nella parte; si sono immedesimati così bene da credere che tutta la loro vita giri intorno a quel ridicolo personaggio.

 

A volte mi vien voglia di afferrarli per le spalle, scuoterli o prenderli a schiaffi in modo che escano almeno momentaneamente da quella parte, da quel ruolo, da quella finzione, da quell’assurdo personaggio.

Ma temo che non possa funzionare. C’è troppa serietà, passione, convinzione, coinvolgimento… c’è troppa fede, troppa fiducia in quel loro ridicolo personaggio.

C’è troppa fede nel senso dell’io.

Sono troppo attaccati all’io.

A volte vedo una scenetta umana e dico tra me e me “Non posso credere che ci credano davvero”.

Mentre la scenetta prosegue rimango a guardarli come se fossero i personaggi di un film, come se stessi sgranocchiando dei popcorn in attesa del colpo di scena. Dopo pochi minuti si conclude la scenetta e mi accorgo che finisce sempre allo stesso modo: ci credono davvero!

Mannaggia, niente colpo di scena… anche questa volta nessun disincanto.

Sarà per la prossima volta, ma il giorno dopo rivedo la scenetta di altri due personaggi, mi ridico la solita frase “non posso credere che ci credano davvero” e poi patatrac: ci credevano davvero anche loro.

Credono nel loro personaggio.

Credono in quella situazione tragicomica.

Credono in qualunque illusione ottica.

Credono in qualsiasi apparenza esterna.

Credono dannatamente in tutte le loro storie.

E tutto sommato è un bene, altrimenti chi potrebbe intrattenermi così bene come fanno quei ‘bravi esseri umani’?

Grazie a voi, cari ridicoli personaggi, i miei occhi da spettatore annoiato hanno a disposizione ‘dal vivo!’ tutti i generi cinematografici: drammatico, thriller, commedia, romantico-sentimentale, erotico, documentario, fantascientifico, horror.

E tutto gratuitamente: mi basta guardarmi attorno, uscire di casa, andare in piazza o semplicemente accedere ai social.

Quasi quasi mi vien voglia di intrufolarmi in qualche comunità spirituale per guardarmi nuovamente il genere ‘mistico-metafisico’… Anzi meglio di no. Quella gente, quella spirituale, è troppo maniacale per i miei gusti. Il circo spirituale è come una soap-opera che ripete sempre lo stesso copione: karma negativo-positivo, amore incondizionato, ‘sentirsi Uno’, apertura cuore, recitazione mantra impronunciabili, accumulo di meriti come si accumulano i bollini del supermercato.

Chissà cosa li spinge a promuovere quella soap-opera:

Saranno i meriti accumulati per il personaggio che andranno a recitare nella prossima vita?

Sarà l’ammirazione per un Maestro di cui sanno a malapena il significato del suo nome?

Sarà la devozione per una tradizione che non si sa quando, come, perché sia sorta?

Sarà la curiosità per un insegnamento di 20mila anni fa tradotto dall’Enochiano al napoletano?

Sarà perché si sono stancati di parlare con gli umani e vogliono comprendere la lingua degli angeli?

Sarà perché ormai è diventato ‘chic’ atteggiarsi da ricercatori spirituali, da conferenzieri esoterici, da pranoterapeuti, da esperti non-duali?

Mah… valli a capire i ridicoli personaggi umani.

COME PUOI CREDERE ANCORA AI TUOI OCCHI???


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La domanda non è com’è possibile che ci siano le illusioni ottiche, ma com’è possibile che tu creda ancora ai tuoi occhi!

Se credi ancora ai tuoi occhi vuol dire che vuoi rimanere a livello di coscienza incantata, immatura, addormentata. In tal caso scordati il Risveglio.

Se sei una coscienza tremendamente incantata non c’è miracolo che possa aiutarti… anzi, il vero miracolo sarebbe smettere di credere ai tuoi occhi.

Il vero miracolo sarebbe il disincanto!

 

Solo grazie al disincanto puoi passare dallo stadio di coscienza incantata (addormentata) a coscienza disincanta (in via di Risveglio)

FOSSA SPIRITUALE


Ora è chiaro perché gli esseri realizzati vi dicono che non c’è niente da cercare e che la ricerca è sempre fittizia, immaginaria, superflua, inutile, non necessaria?

La ricerca spirituale – come del resto qualsiasi altra attività fisica, emotiva, mentale, spirituale – non è altro che puro intrattenimento, un passatempo.

In realtà non c’è davvero niente da fare, mai!

Ignara di ciò, ignara – in apparenza – della Verità, la Pura Coscienza decide quindi di ‘fingere’ di essersi persa, di dover ricercare qualcosa (se stessa), di dover fare qualcosa, di dover arrivare da qualche parte e infine di dover ritornare al punto di partenza.

Livelli, raggiungimenti, meriti, pratiche, tecniche, soglie… E poi ‘Urrà!’. L’impressione di essere arrivati a capolinea, l’impressione di aver finito la ricerca. Ma la ricerca non ha mai avuto luogo, se non nella mente del ricercatore – anch’esso immaginario.

Questo è il Gioco Cosmico.

Uno stravagante viaggio di andata e ritorno, un trip psichedelico… un sogno.

P.S.

Quando vi trovate in quella buca avvertite l’impressione che la ricerca è necessaria, sensata, utile, benefica, evolutiva, metafisica, trascendentale.
Sentite l’impellenza di scavare ancora e ancora, cioè di ricercare ancora e ancora. Diventa quasi un’ossessione, una dipendenza, qualcosa a cui non riuscite più a rinunciare: è diventata troppo importante, quasi vitale.
Bene, non allarmatevi, ci cadono tutti.
Non tentate di reprimere quell’esigenza. Finché vi è un forte stato di identificazione non conviene resistere al bisogno di ricercare, di praticare, di comprendere.
Assecondate con prudenza la ricerca, continuate a praticare, a seguire le istruzioni e gli insegnamenti. Quando l’identificazione si allenta vedrete che le cose cambieranno gradualmente. Riceverete degli insegnamenti nuovi, adeguati al vostro livello di autoconsapevolezza.
Non abbiate fretta di concludere la ricerca (immaginaria) e di uscire a una buca (altrettanto immaginaria).

P.P.S.
Un essere autorealizzato è semplicemente qualcuno che vi fa risparmiare tempo… il tempo passato a girare in tondo all’interno della vostra buca.

PER CHI STAI LAVORANDO?


Sai per chi stai davvero lavorando?

Non per la tua azienda, non per il tuo datore di lavoro, non per la società, non per la tua famiglia, non per il tuo bene, non per il bene degli altri, non per la tua vita, non per la tua evoluzione spirituale.

Stai lavorando per l’io!

Sei un dannato dipendente dell’ego.

Sei un suo miserevole impiegato.

Sei un fottuto agente del suo Sistema.

Hai quasi sempre lavorato per lui e non te ne sei mai accorto.

Che ne dici di darci un taglio?!

Che ne dici di licenziarti?!

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Occhio che se smetti di lavorare con lui, verrai automaticamente tagliato fuori dal suo ridicolo circolo (sociale, spirituale), verrai mal visto dai suoi affezionati dipendenti, che sarebbe a dire il 90% dell’umanità.

Sei disposto a correre il rischio?

In tal caso ti servirà un’incalcolabile quantità di forza interiore, lucidità, disincanto.

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