COLLISIONE CON IL RISVEGLIO

Suzanne Segal, nel suo libro ‘Collisione con l’infinito’, ha descritto l’accadimento del suo Risveglio.

In pochissime parole si è trattata di una vera e propria ‘collisione con il vuoto’ le cui profonde ripercussioni sono durate per circa 14 anni. Non parliamo di una persona qualunque ma di una donna che praticava da anni la meditazione trascendentale di Maharishi Mahesh. Nonostante le sue esperienze da praticante l’impatto con l’Assoluto è stato talmente devastante da spingerla a rivolgersi a diversi psicoterapeuti, oltre che ovviamente a vari Maestri Spirituali.

Sebbene sapesse che il Risveglio non sarebbe stato una passeggiata, non si aspettava quel che è accaduto. Un totale annientamento del senso dell’io, un’implosione del suo sistema cognitivo e un’esplosione del suo abituale sistema percettivo… il tutto accompagnato da un crollo totale dei suoi punti di riferimento psicologici, emotivi, sensoriali, sociali.

Pur conoscendo la testimonianza di saggi come Ramana Maharshi si accorse che è impossibile cogliere la portata di quell’evento per via ‘intellettuale, letteraria, psicologica’: per comprendere ‘Quello’ occorre ‘subire’ l’impatto con ‘Quello’.

Forse alcuni di voi hanno avuto un assaggio di quell’impatto; magari si è trattato di un momento di lieve disorientamento oppure una brusca interruzione della percezione abituale; un brivido lungo la schiena, vertigini, il cervello che inizia ad attivarsi in maniera anomala producendo una specie di misterioso ronzio, un inquietante senso di vuoto o di perdita della propria identità. E in quel frangente potreste esservi resi conto che se aveste mantenuto a lungo il focus dell’attenzione su quell’anomalo processo interiore avreste potuto letteralmente perdere la cognizione di voi stessi, degli altri, del mondo. In quell’istante il senso dell’io – che solitamente pilota letteralmente ogni dettaglio della vostra vita – stava per dissolversi e proprio per evitare quel cataclisma interiore, il cervello stesso – in reazione alla paura indotta dal senso dell’io – produce tutta una serie di meccanismi di difesa che spostano l’attenzione lontano da quel processo.

Nel caso di Suzanne l’attenzione non si spostò ma rimase focalizzata sul cataclisma interiore; volle sperimentare la propria morte in vita o meglio la morte dell’io in piena consapevolezza.

Quel tipo di collisione è sempre devastante. Diffidate da chi vi parla di esperienza mistica, di estasi, di beatitudine e amore cosmico.

La dissoluzione del senso dell’io è logico che produca una paura fottuta perché si tratta della dissoluzione di una parte (seppur fittizia) di se stessi; si tratta della morte di ciò che si crede di essere… e posso dirvi tranquillamente che non è piacevole.

Quel che forse possiamo definire bizzarro e curioso (ma non di certo estatico e neppure piacevole) sono gli effetti della collisione interiore.

Per Suzanne gli effetti furono pesantissimi; vuoi perché non se lo aspettava nonostante fosse una ricercatrice spirituale; vuoi perché l’impatto ha avuto pesanti e inspiegabili ripercussioni neurologiche o vuoi perché non era pronta, sta comunque di fatto che sono serviti parecchi anni per riassestarsi bene a livello psicofisico.

Quel che posso dirvi è che gli effetti non devono essere così traumatici come sono stati per Suzanne. Tuttavia non possono essere neppure così entusiasmanti come alcuni individui pseudo-realizzati raccontano.

Nel caso del mio apparato psicofisico gli effetti iniziali della collisione sono stati ovviamente alquanto inquietanti, ma a differenza dell’apparato di Suzanne questa macchina biologica ha retto bene l’impatto, si è riassestata abbastanza velocemente – e si sta tuttora riassestando. Forse questo diverso riassestamento è dovuto al fatto che avevo già preso consapevolezza di cosa poteva trattarsi: di una morte in vita. Al contempo avevo già preso consapevolezza della mia autentica identità e soprattutto mi trovavo in un discreto stato di pace interiore; questi due ultimi elementi credo siano quelli che fanno davvero la differenza nel momento in cui si verifica la collisione.

La collisione è inevitabile.

Gli sgradevoli o comunque bizzarri effetti collaterali iniziali sono altrettanto inevitabili.

Il riassestamento invece è neutrale: può essere lieve o poderoso, breve o lungo; richiedere qualche anno o parecchi anni – tenete conto che si tratta del riassestamento del sistema cognitivo e nervoso quindi è naturale che servano minimo un paio di anni di riassestamento); il riassestamento varia anche a seconda del contesto familiare e socioculturale, a seconda del vostro grado di identificazione, dell’intensità della vostra paura, del vostro livello di consapevolezza e così via.

Se posso darvi un consiglio cercate già da ora di coltivare quanta più pace interiore possibile perché quando arriverà la collisione, e state certi che arriverà anche per voi, la pace interiore e la pura consapevolezza attutiranno ottimamente gli effetti collaterali.

Comunque vi ho raccontato la storia di Suzanne per darvi un’idea di cosa può comportare il vero, brusco, diretto, autentico Risveglio.

STRAPPAGLI IL CUORE

Appena arriva il ridicolo personaggio, il bullo chiamato io, arrivano anche i suoi goffi scagnozzi: menzogna, finzione, frivole storie personali, non autenticità, false associazioni mentali, pensieri ossessivi, tossici dialoghi interni, presunzione, imbarazzo, arroganza, vergogna, tristezza, vittimismo, senso di colpa, pesantezza, stress, inquietudine, instabilità, frenesia, apprensione.

Di solito tu riconosci gli scagnozzi ma non il mandante.
Non ti accorgi che appena fai entrare l’io, cioè l’impostore, automaticamente entrano anche i suoi scagnozzi. Di solito ti insegnano – se te la insegnano – la via più lunga, quella più socialmente tollerabile e SPIRITUALMENTE ACCETTABILE, quella del negoziare con i suoi scagnozzi (aspettativa, ansia, stress, scontentezza, sbalzi d’umore).
La via rapida, quella più efficace ma più tosta, consiste nell’affrontare a muso duro il Boss.
Questa via diretta è quella che la gente comune evita poiché è totalmente identificata con l’impostore interiore; difende l’impostore e scende a trattative con i suoi complici.

Quelli che hanno davvero affrontato l’impostore interiore sono pochi.
Pochi hanno il coraggio di mettere in discussione una vita completamente centrata sul loro ego; e se lo fanno, mettono in discussione soltanto alcune parti di loro stessi, quelle meno ingombranti, quelle meno visibili; affrontano gli scagnozzi interiori, e non il mandante, il loro senso dell’io.

 

Pochi hanno le palle di strappare il cuore della loro identità abituale.

Amore, compassione, fratellanza, umanità… tutte puttanate per evitare di strappare una volta per tutte il cuore del vostro ridicolo personaggio!

(ZeRo)

SMETTILA DI RACCONTARE LA TUA STORIA PERSONALE

Recentemente, mi è stato chiesto ancora una volta di condividere la mia storia … e ancora una volta ho declinato l’invito.

Buone ragioni: vedi, è proprio questa costante creazione e mantenimento, narrazione e ri-narrazione, lucidatura e levigatura della storia personale che mantiene vivo il senso dell’io.

L’ego si mantiene vivo con la storia personale che ci raccontiamo o che raccontiamo agli altri.

Parlare costantemente di sé, delle proprie esperienze e delle difficoltà che hai avuto, del percorso che ha seguito, le ferite che hai subito  e così via, non fa altro che rafforzare il senso dell’io.

L’invito qui è proprio quello di smettere di raccontare la tua storia personale.

Non importa chi sei, cosa hai fatto, quanto hai sofferto, quali imprese hai compiuto, quanto sei premuroso, quanto sei altruista, quanto sei speciale, quanto sei spirituale.

Tutta quella roba è la merda dell’ego!

Tutta quella roba è il carburante della tua vanitosa storia personale. Sì, anche il capitolo ‘esperienze spirituali’ fa parte della vanitosa storia dell’ego.

Quando il senso dell’io scompare, allora questa storia intensamente emozionante e profondamente amata, questa finzione che ci rende chi pensiamo di essere, viene davvero vista come un racconto molto superficiale e mal raccontato, ed è abbandonato senza titubanza.

Quando il senso dell’io svanisce, la storia si interrompe, finisce e al contempo si realizza che non è mai cominciata.

A quel punto la storia personale comincia automaticamente a sgretolarsi nell’etere, nell’aria sottile da cui proveniva.

Questo è l’invito al Risveglio: lasciar sgretolare la tua storia personale; lasciar sfumare la tua avventura spirituale; lasciare cadere questo costante sostenimento della credenza in te stesso come un sé individuale separato.

E così facendo, lasciando sfumare la storia personale e la storia collettiva che ti interconnette agli altri ‘io’, ciò che sei veramente emergerà dall’oscurità in cui hai vissuto finora e brillerà in tutto il suo splendore.

(David Carse – Perfect, Brilliant, Stillness)

LA DROGA DELL’IO

Maya / Ego = ‘IO SONO’ = senso dell’io, impressione di fare qualcosa di speciale, mania di protagonismo, ansia da prestazione

Il brivido di essere qualcuno, da qualche parte, in qualche momento speciale e in qualche modo riconosciuto da qualcun altro è la droga da cui devi disintossicarti.
Questa droga è il senso dell’io, la sensazione di “Io sono questo” o il desiderio “Io sarò Quello”.
Questa droga coincide anche ciò che in inglese definiscono ‘doership’, il sentirsi l’attore protagonista, quell’impressione contraddistinta dalla convinzione “io ho fatto questo” o “io farò Quello”.

Questo sottilissimo brivido sorge dalla parte più profonda del tuo Essere.
Cattura questo sottilissimo brivido durante l’intero arco della giornata.

Tutto il lavoro spirituale consiste soltanto nel notare l’emergere di questa impressione, osservarla con lucidità e un briciolo di distacco, disincanto, spensieratezza.

Limitati a fare soltanto questo.
Questo è davvero tutto quello che ti serve!