RAPPRESENTAZIONE DELL’AUTOCOSCIENZA (CHI SONO IO)


Quel cerchietto centrale [RESISTENZA ELETTROMAGNETICA] è ciò che sei tu.

Questa resistenza è una particolare “CONFIGURAZIONE ENERGETICA”: questa configurazione di energia consente all’energia stessa (o alla Mente Universale) di sperimentare se stessa in piccole parti, in oggetti, in esperienze, in sogni, in individui “dissociati”. Queste ENTITA’ apparentemente DISSOCIATE sono le infinite manifestazioni che percepisci ogni giorno. In poche parole tu sei una di queste multi-personalità che si sentono dissociate da Dio (da se stesse, dall’Esistenza stessa).

In pratica esisti e contemporaneamente non esisti.

La spiritualità è una via per dissolvere questa resistenza elettromagnetica. Ma non è l’unica, anche la scienza può condurre allo stesso risultato. In tal senso la vera spiritualità e scienza coincidono.

Ciò che chiami morte è l’assenza di resistenza: i contorni del tuo personaggio, prima spessi e ben definiti (tangibili e terribilmente “reali”), diventano dei tratti via via più sottili, fino a fondersi con l’oceano di energia indifferenziata.  Fino a ritornare dove ti sei sempre trovato.

Le pratiche spirituali aiutano ad accelerare la presa di coscienza di questo processo naturale ed inevitabile. Sono un mezzo per sperimentare una piccola morte in vita, un modo per anticipare qualcosa che comunque avverà spontaneamente.

Il pensiero (il giudizio) è un parametro che intensifica questa resistenza, per questo motivo molti insegnamenti suggeriscono di ridurre al minimo questa attività intellettuale.

L’Advaita (non dualità) andrebbe quindi vista in ques’ottica: un canale aperto a qualsiasi espressione di questa non-duale (indifferenziata) energia.

Vedere chiaramente (o perlomeno percepire vagamente) questa resistenza (elettromagnetica) è la chiave di tutto.

In assenza di quella resistenza sparisce ogni concetto: autocoscienza, io sono, distinzione soggetto/oggetto. Tutto svanisce e rimane solamente l’ignoto, l’insondabile, l’irriducibile, l’innominabile… ciò che in un certo senso tu sei realmente.

Giuliana Ghiandelli Cabala e Chakra Un percorso iniziatico

Esiste un antico libro, ma antico davvero, che ci racconta attraverso una metafora avvincente la discesa – immersione meditativa dell’Anima attraverso i Sette Palazzi interiori e la successiva risalita – resurrezione come Anima rinnovata, maggiormente consapevole di sé stessa e della propria scala valori.

Questo libro è chiamato “La discesa di Inanna, regina del cielo e della terra dei Sumeri” ed è stato inciso in linguaggio cuneiforme su tavolette d’argilla nel terzo millennio a.C.

Da molti anni Giuliana Ghiandelli è una studiosa della Kabbalah, materia che afferma che “non si morirà di sapienza”.

Questa è una frase che può fare riflettere, in quanto non si impara mai abbastanza, ragion per cui ognuno di noi non deve mai affermare di sapere tutto.

Nella Kabbalah puoi trovare le risposte necessarie al tuo benessere, sia esso mentale-fisico-spirituale….

Chapter List (24 chapters):
Chapter 1: ChakraCabalistici
Chapter 2: Colophon
Chapter 3: Cabala e Chakra. Un percorso iniziatico
Chapter 4: Dedica
Chapter 5: Prefazione
Chapter 6: Introduzione
Chapter 7: Parte Prima
Chapter 8: La cabala
Chapter 9: Origine del settenario
Chapter 10: Alfabeto ebraico
Chapter 11: Albero della vita
Chapter 12: Primo Chakra delle radici
Chapter 13: Secondo Chakra del ventre
Chapter 14: Terzo Chakra dello stomaco
Chapter 15: Quarto Chakra del cuore
Chapter 16: Quinto Chakra della gola
Chapter 17: Sesto Chakra della fronte o terzo occhio
Chapter 18: Settimo Chakra della corona
Chapter 19: Conclusioni
Chapter 20: Parte Seconda
Chapter 21: Esercizi per stimolare i chakra
Chapter 22: Meditazioni sui chakra o percorso sui palazzi
Chapter 23: Bibliografia
Chapter 24: Note biografiche e professionali di Giuliana Ghiandelli

Della Cabala si può dire che è l’esoterismo basato sulle Sacre Scritture ebraiche.
Esso insegna che, tutta la creazione è costituita da molti livelli di realtà: a partire
da quelli spirituali, invisibili, rarefatti; per poi arrivare a quelli grossolani quindi
materiali. Ognuno di questi mondi possiede una sua personale e indipendente
esistenza ma per costruire un tutto unico, ognuno di questi mondi deve essere
collegato col mondo sia precedente che successivo. Se è preso ad esempio, il
corpo umano, è riferito agli ultimi gradini della scala di creazione. Esso viene
tenuto in vita, dall’anima animale o vitale, Nefesh, è il tipo di anima che si ha in
comune con gli animali; poi a sua volta riceve energia dallo Spirito Superiore,
Ruach, sede dei sentimenti umani con i suoi ideali e aspirazioni altruistiche.
Essendo l’anima animale, Nefesh, e il corpo due entità molto diverse funzionano
con due tipi di energie, strumenti particolari li connettono e, inoltre, permettano
lo scambio di vitalità ed informazioni da un piano all’altro. Questi trasformatori
di energie nella tradizione orientale sono denominati “Chakra” che nel loro senso
letterale si traducono in “ruote”, i principali sono sette.
Il nome “ruota”, deriva dal fatto che osservandoli assomigliano a dei mulinelli
vorticosi, composti da diversi flussi energetici e ad ognuno appartiene un suo
colore dominante. Il fenomeno di vortice è formato grazie al passaggio di grandi
e grosse quantità energetiche, che percorrono i vari piani attraverso delle
aperture relativamente piccole.
La Cabala conferma l’esistenza di questi centri, Chakra, e approfondisce il
significato con i gradini dell’anima. Infatti, la Cabala invita a “conoscere le
corrispondenze”, sistema che permette di scoprire la rete di legami invisibili, che
unisce i molteplici livelli di cui è composta l’esistenza. Nella Bibbia si trova
l’affermazione: “Adamo fu creato ad immagine e somiglianza di D-o” essa
stabilisce un’equazione valida in entrambi i sensi. Queste caratteristiche divine
possiedono sia un’equivalente nella coscienza umana sia nella Coscienza Divina.
Infatti, il corpo di Adamo era il riflesso di una determinata struttura presente in
quella parte della Consapevolezza di D-o che gli permise di creare il mondo che,
se pure nella sua unità e semplicità assolute, non si può mettere in dubbio la
creazione che possiede molteplici aspetti.
Uno degli aspetti è velato e inaccessibile, mentre un altro aspetto si presta
all’analisi, quindi si può farlo conoscere attraverso gli strumenti della mente
umana; questo si verifica in modo particolare se si usa la parte simbolica,
esoterica e intuitiva non solo quella razionale. Nell’ideare e realizzare la
creazione di D-o è stato sviluppato un piano generale: una specie di mappa di
tutti i mondi. Nella sua totalità prende il nome di Adam Qadmon o Essere
Umano Primordiale. Per meglio dire: la creazione possiede una forma ed una
struttura analoga a quella dell’essere umano. Tutto ciò non vale solo per quanto
riguarda l’anima ma anche per il corpo umano. Adamo quando si trovava nel
Giardino dell’Eden aveva il corpo eterno e luminoso, inoltre, ogni sua parte
aveva un corrispettivo preciso sia nel cosmo fisico sia in quello spirituale.
Questo è il motivo per cui, uno dei più antichi testi lo Sefer Yetzirah o Libro
della Formazione chiama le parti dell’anima con il nome di determinati organi
del corpo. Dopo il peccato commesso da Adamo ed Eva il corpo ha perso gran
parte della sua somiglianza con il Divino, ma del tutto, infatti, si è solo offuscata
perché si è rivestito della “pelle del serpente”, trasformazione che inganna
l’occhio con le sue apparenti cadute mortali. Tuttavia, quando la consapevolezza
si risveglia è in grado di scoprire: le somiglianze, le corrispondenze, le affinità
tra i mondi inferiori e quelli superiori. Uno dei più grandi Maestri Spirituali
riconosciuti nel passato, Giobbe, recitò: “dalla mia carne vedrò D-o”. Questo
spiega l’ordine che la struttura del corpo umano è in grado di insegnare dei
sublimi segreti della stessa struttura del Divino, o ancora meglio, della parte
Divina della Creazione, Adam Qadmon. Nel suo stato decaduto, il corpo umano
contiene i segreti profondi, inoltre, è l’insostituibile strumento attraverso il quale
si può agire nel mondo fisico in modo da permettere la rettificazione. Le parti
del corpo umano hanno delle controparti spirituali e le loro funzioni sono in
rapporto sincronico di tipo a-causale.
Mi spiego meglio: la teologia dice che la causa viene dal superiore, mentre
l’inferiore è l’effetto, ma sovente le azioni che si compiono nei piani inferiori,
anche se meno perfette, hanno influenze anche sui livelli più elevati. Proprio in
base a questo principio anche semplici esercizi fisici o particolari atteggiamenti
nel campo dell’alimentazione possono avere un effetto benefico nell’evoluzione
della consapevolezza.
Testo che analizza e valuta i sette invisibili incroci tra il traffico spirituale e
quello fisico, Chakra, ciò permette all’energia di salire e scendere nella scala
dell’esistenza. Nel corpo umano, è rimasto un segno preziosissimo per quanto
piccolo, dello stato eterno posseduto da Adamo e quando era nel Giardino
dell’Eden. Infatti, il ritrovamento e il potenziamento di questa parte così
preziosa, è uno dei compiti più importanti che si dovrebbe avere come obiettivo,
in questa esistenza. A questo proposito Isaia recitò: “…stenderà la mano sul
fiume e con forte vento lo aprirà in sette torrenti”. La spiegazione è ovvia: il
fiume è riferito al flusso dell’energia che circola nel nostro corpo in
continuazione per nutrirci e proteggerci. A sua volta, viene divisa in sette flussi
più piccoli ed ognuno di essi ha il suo tipo di energia particolare a seconda della
corrispondenza, così l’energia globale nutrirà il centro a cui corrisponde
sviluppando i meravigliosi doni che ha nascosti.
La Consapevolezza superiore, anche se unica, si esprime e differenzia in sette
raggi principali, paragonabili ai sette colori dell’arcobaleno che insieme formano
la luce bianca del sole. Nel corpo umano ogni Chakra rappresenta un “colore o
tonalità” particolare, riferito al modo in cui il soggetto vive, agisce, pensa, sente,
vuole e quant’altro inerente alla vita quotidiana.
Esaminerò i Chakra uno per uno con le corrispondenze del settenario, sia
presente nell’essere umano sia riferito alla ricchissima simbologia biblica e
cabalistica, quali: le sette braccia della Menorah, il candelabro del Tempio di
Gerusalemme. Questo è un simbolo molto importante in quanto rappresenta la
luce della sapienza, che si irradiava verso Israele e l’umanità. In ognuno di noi è
presente una potenziale Menorah, il nostro compito è quella di accenderla, e
curarne le fiammelle, controllando che non manchi mai l’olio e che la luce si
irradi sempre più verso il mondo.

ORIGINE DEL SETTENARIO
Il settenario è il più importante di tutte le divisioni. La tradizione cabalistica
afferma: “tutti i settimi sono beneamati” questo significa che esiste qualche cosa
di particolarmente prezioso e importante nel numero sette. Dal libro della
Formazione, Sefer ha-Zohar, si legge che le ventidue lettere dell’Alfabetico
Ebraico, sono i mattoni basilari di tutto l’edificio del creato. Ecco, come furono
utilizzate le lettere ebraiche: “Quando egli volle creare il mondo, tutte le lettere,
ma in ordine inverso, gli si presentarono. Fu la lettera Tav t che si presentò per
prima: Maestro dei mondi disse, ti piaccia servirti di me per operare la creazione
del mondo, dato che io formo la lettera finale della parola Emet che significa
Verità, incisa sul tuo sigillo, e poiché tu stesso sei chiamato Emet, conviene al
Re di cominciare con la lettera finale della parola Emet e di servirtene per
operare la creazione del mondo. Il Santo, sia Benedetto, gli rispose: Tu sei degna
in effetti, ma non conviene che io mi serva di te per operare la creazione del
mondo, perché tu sei destinata ad essere segnata sulla fronte degli uomini fedeli,
che hanno osservato la legge dalla Alef sino alla Tav, e ad essere così unita alla
morte, ed anche perché tu formi la lettera finale della parola Mavet che significa
Morte. Per queste ragioni, non mi conviene servirmi di te, per operare la
creazione del mondo. La lettera Tav uscì immediatamente. Entrò allora la lettera
Shin c e, dopo avere formulato la stessa domanda, essa fece valere l’iniziale del
nome Divino Shaddai, che è una Shin. Conviene, ella disse, servirsi dell’iniziale
del nome sacro Shaddai, per operare la creazione del mondo. D-o le rispose: in
effetti tu sei degna, tu sei buona e sei vera, ma dei falsari si serviranno di te per
raccontare delle menzogne, associandoti alle due lettere Quf q e Resh r, per
formare così la parola Schèqer, che significa menzogna. Da queste parole, risulta
che per fare accettare le loro menzogne, i mentitori sono obbligati ad unirvi
anche un principio di vero. E perciò la parola Schèqer che si traduce in
menzogna, è l’anagramma della parola Qescher, che significa nodo, fascio;
perché per accettare le menzogne il mentitore è obbligato a cominciare con il
dire una verità Shin, alla quale aggiunge poi la menzogna, Quf e Resh, in modo
da legare insieme queste due. Quindi, benché tu sia vera, lettera Shin, dato che i
tre Patriarchi saranno riuniti in te, non conviene mi serva di te per operare la
creazione del mondo, poiché tu sarai spesso associata alle due lettere Quf e Resh
che sono del lato cattivo, di quello del demonio. Quando la lettera Shin ebbe
inteso queste parole, uscì. Vedendo questo, le lettere Quf q e Resh r non osarono
presentarsi. La lettera Tzadde x entrò e formulò la stessa domanda,
richiamandosi al fatto che la parola giusto Tzadik applicata agli uomini e a D-o
comincia con la lettera Tzadde, così come sta scritto: Perché il Signore è giusto,
Tzadik, ed egli ama la giustizia Tzedaqoth. D-o le rispose: in effetti, tu sei giusta
o lettera Tzadde, ma non conviene che mi serva di te per la creazione del mondo,
dato che tu devi essere nascosta, per non dare appiglio all’errore. La tua forma
primitiva è, infatti, una Nun obliqua, principio femminile, sul quale viene a
unirsi una Yud, principio maschile. E questo è il mistero della creazione del
primo uomo, il quale fu creato a doppia faccia, due figure volte in senso inverso,
schiena contro schiena, ed è per questo che la Yud è presentata di schiena e non
di faccia, sia che guardi in alto, sia che guardi in basso. Anche tu, disse D-o a
Tzadde, sarai divisa un giorno in due, ma tu andrai altrove. La lettera Tzadde
uscì e se ne andò. La lettera Peh p entrò poi e formulò la stessa domanda,
facendo valere il fatto che la parola Peduth che significa Liberazione, quella
liberazione che D-o deve compiere un giorno nel mondo comincia con una Peh.
D-o le rispose: tu sei degna, in effetti, ma la parola Pescha, che si traduce in
Peccato, comincia ugualmente con una Peh. Tu hai la testa bassa, simbolo del
peccatore che, vergognoso, abbassa la testa e stende le braccia. Alla lettera ‘Ain
u, D-o rispose che essa comincia con la parola Avon, che si traduce in crimine.
Quantunque essa facesse valere il fatto che comincia ugualmente la parola
Anava che significa Modestia, il Santo, sia Benedetto, le disse: non mi servirò di
te, per operare la creazione del mondo. Quando essa uscì, la lettera Samek s
entrò e formulò la stessa domanda delle lettere precedenti, richiamandosi al fatto
che il versetto dove sta scritto: “il Signore sostiene tutti coloro che vacillano”
comincia con una parola, la cui iniziale è una Samek, che si traduce in sostegno.
D-o le rispose: è precisamente a causa della tua destinazione, che devi restare al
tuo posto, perché se io ti togliessi dal tuo posto, per servirmi di te per operare la
creazione del mondo, che avverrebbe di coloro che sono vicini a cadere, dato che
si appoggiano su di te? La lettera usci immediatamente. Alla lettera Nun n fece
valere il fatto che le parole Nora che si traduce in Timore e Nava che significa
bello, cominciano con questa lettera, D-o le rispose: ritorna al tuo posto, perché è
per causa tua se la Samek è tornata al suo posto. Tornando al suo posto,
immediatamente essa uscì. La lettera Mem m fece valere il fatto che è l’iniziale
della parola Melek che significa Re. D-o le rispose: è vero ma non mi servirò di
te per operare la creazione del mondo, dato che il mondo avrà bisogno di un Re.
Resta dunque al tuo posto, con le altre lettere che formano la parola Melek, cioè
a dire con la lettera Lamed l e con la lettera Khaf k, perché non è possibile per il
mondo restare senza Re. A questo punto la lettera Khaf turbata, discese dal trono
glorioso ed esclamò: Signore dell’Universo ti piaccia servirti di me per operare
la creazione del mondo, poiché io sono l’iniziale della parola che esprime la tua
gloria Kadoh che si traduce in Gloria. Quando la lettera Khaf lasciò il trono,
duecentomila mondi, così come il trono stesso, furono scossi, la scossa fu così
violenta che minacciò di fare crollare tutti i mondi. Il Santo, sia Benedetto, disse
allora a questa lettera: O Khaf, Khaf, perché persisti a restare qui? Torna al tuo
posto, perché non mi servirò di te per operare la creazione del mondo, poiché tu
sei l’iniziale della parola che esprime lo sterminio Kala, che significa sterminare,
torna dunque al tuo posto e restaci. Immediatamente la lettera Khaf uscì e fece
ritorno al suo posto. Entrò in seguito la lettera Yud y e formulò la stessa
domanda, facendo valere il fatto che essa forma l’iniziale del nome sacro. D-o le
rispose: è abbastanza per te d’essere incisa e marchiata in me stesso e di essere il
punto di partenza di ogni mia volontà, non conviene toglierti dal mio nome. La
lettera Tet f entrò a sua volta e formulò la domanda delle lettere precedenti,
facendo valere il fatto di essere l’iniziale della parola Tov che significa buono,
che è uno degli attributi di D-o, chiamato il buono e il giusto. D-o le rispose:
“non mi servirai per la creazione del mondo, dapprima perché il bene che tu
rappresenti, è chiuso e nascosto in te, così come sta scritto: o quanto è grande la
tua bontà nascosta a quelli che ti temono, quindi il bene riservato al mondo
futuro, di conseguenza non hai nulla in comune col mondo che voglio creare
adesso, in seguito perché è precisamente a causa del bene che nascondi in te, che
saranno infossate le porte del tempio nella terra, così come sta scritto: le tue
porte saranno infossate nella terra. E, infine, perché tu hai per vicina la lettera
Cheit, con la quale costituisci la parola che designa il peccato. È anche per
questa ragione, che le due lettere, Cheit j e Tet f non figureranno in nessuno dei
nomi delle dodici sante tribù, la lettera Cheit uscì immediatamente. Entrò in
seguito la lettera Zain z che formulò la stessa domanda delle lettere precedenti,
facendo valere il fatto di essere l’iniziale della parola che comincia il versetto
riguardante l’ordine del riposo sabbatico, così come sta scritto: ricordati di
santificare il giorno di Shabat. D-o le rispose: non mi servirò di te per operare la
creazione del mondo, perché tu sei l’immagine della guerra, poiché hai la forma
di una spada affilata e di un pugnale da guerra, simile a quello della lettera Nun.
La lettera uscì immediatamente. Entrò la lettera Vav w e formulò la stessa
domanda delle lettere precedenti facendo valere il fatto di fare parte del Nome
Sacro. D-o le rispose: è abbastanza per te e per la tua vicina, la lettera Hey h, di
figurare nel mio nome, di costituire il mistero racchiuso nel mio nome e di essere
incisa e marchiata nel mio nome. Così non mi servirò di te, per operare la
creazione del mondo. Entrarono poi le lettere Dalet d e Ghimel g e formularono
a loro volta, la domanda delle lettere precedenti. Rispose loro D-o: è abbastanza
per voi egualmente di restare assieme l’una a fianco l’altra, perché vi saranno
sempre dei poveri nel mondo, ai quali dare soccorso. E Dalat che significa
povertà, designa il povero e Ghamal che significa soccorrere, designa il
benefattore che assiste il primo. Restate, quindi, una a fianco all’altra affinché
una entri nell’altra. Entrò poi la lettera Beit b, dicendo: Signore dell’Universo, ti
piaccia servirti di me per operare la creazione del mondo, dato che sono
l’iniziale della parola di cui si serve per benedirti, Baruk che significa sia
benedetto in alto e in basso. Il Santo sia Benedetto gli rispose: è effettivamente
di te che mi servirò, per operare la creazione del mondo, e tu sarai la base
dell’opera di creazione. La lettera Alef a, restò al suo posto senza presentarsi. Il
Santo sia Benedetto gli disse: Alef, Alef, perché non ti sei presentata davanti a
me, come tutte le altre lettere? Essa rispose: Signore dell’Universo, vedendo
presentarsi davanti a te tutte le lettere inutilmente, perché mi sarei presentata
anch’io? Inoltre, come ho visto che hai già accordato alla lettera Beit questo
dono prezioso, ho compreso che non si addice al Re celeste, riprendere il dono
che ha fatto a un suo servitore per darlo a un altro. Il Santo sia benedetto gli
rispose: o Alef, quantunque sia la lettera Beit di cui mi servirò per operare la
creazione del mondo, tu avrai compensi, perché sarai la prima di tutte le lettere
ed io non avrò unità che in Te. Tu sarai la base di tutti i calcoli e di tutti gli atti
fatti nel mondo, e non si potrà trovare unità in nessuna parte se non nella lettera
Alef.
Da ciò si evince che il Santo, sia Benedetto, ha creato le forme delle grandi
lettere celesti alle quali corrispondevano le piccole lettere di quaggiù. È perciò,
le prime due parole della Scrittura hanno per iniziali due Beit, Bereshith Barà, e
le due parole seguenti due Alef, Aelohim Aeth, per indicare le lettere celesti e
quelle di questo basso mondo, le quali non sono in realtà, che le sole e medesime
lettere, con l’aiuto delle quali si opera tutto, nel mondo celeste e nel mondo di
quaggiù. Cabalisticamente i numeri non sono solamente entità quantitative, di
valore e significato o arbitrariamente scelto, ma hanno caratteristiche e qualità
indipendenti e personali dall’uso che gli esseri umani ne possono fare. Il
settenario, quindi la divisione in sette, proviene dalla parte entrale della
Coscienza o mente Divina che in Cabala si chiama “Gulgalta o Cranio” dove si
trova la sede la sede della “Beatitudine infinita” e quindi rappresenta il piacere
beatificato nella motivazione di D-o nel creare il mondo. Secondo l’antico testo
il Libro della Formazione o Sefer Yetzirà il settenario nel corpo umano ha la sua
sede privilegiata nel capo con le sue sette aperture: due occhi, due orecchi, due
narici, la bocca.

Il cervello è l’organo principale tra quelli che risiedono nella testa, si estende in
basso tramite il midollo spinale, pertanto la divisione per sette interessa tutto il
corpo in questo modo si formano i sette centri di consapevolezza, Chakra o
Palazzi. La parte superiore del settenario lo troviamo nel brano profetico: “il
fiume verrà aperto in sette parti”. Infatti, secondo il Libro della Formazione o
Sefer Yetzirà ai sette centri di consapevolezza, Chakra, corrispondono le sette
lettere doppie dell’alfabeto ebraico, si chiamano doppie perché possono essere
pronunciate in due modi diversi: uno forte e uno debole. Le sette lette doppie
sono: Beit b, Ghimel g, Dalet d, Khaf k, Peh p, Resh r, Tav t; e a loro volta
formano le varie dimensioni della realtà. Dalla lettera deriva un pianeta, un
giorno della settimana, un’apertura del volto. A questo livello si situano i sette
centri della consapevolezza, Chakra, cioè: le sette aperture dell’interiorità
superiore aprono le sette porte grazie alle quali la forza vitale superna fa
capolino nel mondo umano, poi le sette lettere doppie diventano i canali
attraverso i quali si riceveranno i sette doni fondamentali. È proprio grazie
all’apertura dei sette centri di consapevolezza, Chakra, che si potrà usufruire dei
sette doni, cosa più difficile nel caso in cui i Chakra siano chiusi o mal
funzionanti. Ogni lettera ebraica corrisponde a un numero, sommando le sette
lettere doppie il totale corrisponde al numero 709, numero che corrisponde al
valore di questa frase: “…non c’è fato zodiacale per chi risveglia in pieno la
consapevolezza del capo”. Il significato di questa frase è che è possibile, per
ognuno di noi, superare i limiti imposti dai: segni zodiacali, condizionamenti che
siano o no imposti di qualsiasi natura. Il loro buon funzionamento garantisce una
serie di vantaggi pratici e psicologici: più salute, meno tensione, migliore
utilizzo delle energie disponibili, successo nelle varie attività o imprese della
vita, senso di felicità, pienezza e appagamento. Inoltre, si possono raggiungere
degli stati meditativi, contemplativi e mistici. L’obiettivo delle sette lettere
doppie è quello di raggiungere l’Ain, il Nulla Trascendente e metafisico, che è
l’origine dell’abbondanza infinita, l’ultimo scopo di ogni meditazione. Nella
cultura cabalistica l’Ain corrisponde al livello dell’anima Chiah o Vita cosmica
che è il quarto livello dell’anima dal basso cioè lo stato di “Luce Avvolgente” il
più prezioso dei vari tipi di luce che sostengono la creazione. Conseguentemente
i sette doni delle lettere doppie sono i sette stati del “Piacere Avvolgente” stato
più oggettivo, stabile e duraturo, quindi facilmente sperimentabile dagli esseri
umani. I doni sono: Sapienza Chokma, Ricchezza Osher, Fertilità Zera, Vita
Chaim, Governo Memshalà, Pace Shalom, Grazie o Bellezza Chen. Ognuno di
questi doni corrisponde a una delle lettere doppie: viene ricevuto, sviluppato e
assimilato attraverso il relativo Chakra o Centro di Coscienza, pianeta, giorno
della settimana, apertura della testa. Oltre ai settenari appena citati si originano
anche i Cieli, Palazzi dell’esperienza mistica, Terre, Fiumi sacri, Mari, Deserti
ecc. Ora esaminiamo i Chakra, partendo dal basso per poi salire verso l’alto,
poiché si tratta di un cammino di risalita e di progressiva presa di coscienza. I
centri inferiori sono la sede delle funzioni primarie, appartengono sia agli esseri
umani sia agli animali; mentre quelli superiori hanno la prerogativa di chi dedica
la vita all’evoluzione per raffinare la consapevolezza

ego = bastoncino d’incenso, più si consuma, più emana la sua fragranza

Per consumare il bastoncino dell’ego occorre una fonte di calore.

Questo fuoco può essere una pratica spirituale (meditazione vipassana) oppure una non-pratica (abnegazione, abbandono, silenzio, assenza di pensieri).

Una volta appicciato il fuoco, il processo di “autocombustione/illuminazione” procede da sé… allora non sarà più necessario alimentare quel fuoco, l’ego-bastoncino emanerà automaticamente il profumo.

https://ae01.alicdn.com/kf/HTB1EJsbNpXXXXctXFXXq6xXFXXXU/Creative-Gift-Home-Decor-Little-Monk-Censer-Ceramic-Yixing-Backflow-font-b-Stick-b-font-font.jpg

Garcia dentro il sogno

 


COMMENTO:

ottima analogia, la più classica e anche una delle migliori.
l’unico dilemma che rimane è questo:
siamo sicuri che il sognatore (coscienza, sé superiore) non sia a sua volta un personaggio sognato da un altro sognatore – e così via, all’infinito?
chi stabilisce la linea di demarcazione tra sogno e realtà? Chi ha detto che l’illuminazione non sia un’altra esperienza onirica?

Un messagio di fondo di molti seri ricercatori è che di per sé tutte le esperienze sono oniriche (cangianti, impermanenti, piene di illusioni ottiche/sensoriali). La realtà è “definibile” come una non-esperienza (qualcosa di impermanente, immutabile, inconoscibile tramite i sensi, cioè non percepibile dal corpo, ma se non è percepibile ovviamente significa che…). Non è frutto di un’esperienza di risveglio e l’illuminazione (altra esperienza del sognatore) non può condurre al reale, è solo un’altra transizione verso un’altra zona del mondo onirico.
Insomma si rischia di confondere la crescita personale – dell’IO-SOCIALE (qualcosa che segue un percorso lineare e progressivo all’interno del sistema artificiale – società umana) con il percorso cosiddetto spirituale (qualcosa che ha ben poco di lineare, logico che si espande ben oltre le nostre colonne d’ercole).

Il “come attrarre x, y, z”, “come superare la fobia sociale”, “come avere conversazioni grandiose”, il “come, come, COME…” può andare bene per destreggiarsi nella giungla umana, ma non commettiamo la solita leggerezza di usare quei mezzi per altri fini, tipico errore della New Age.
Il percorso spirituale è letteralmente un salto nel buio, un bungee jumping nell’ignoto, un salto nella tana del bianconiglio. Le regola di là non sono le regole di qua, anzi quasi nessuno sà cosa ci sia di là.

Il “come” non ha senso, perché è come trovarsi sulla luna, in assenza di gravità, e pretendere che le leggi fisiche terrestri siano valide anche lassù.
I mezzi terrestri funzionano sulla terra, non altrove. L’ultraterreno non segue le leggi terrestri. Il linguaggio umano – per quanto scientifico e filosoficamente impeccabile – rimane un mezzo terrestre, alquanto limitato e impreciso, teniamolo sempre a mente.

Sogno e realtà valgono per le nostre esperienze ordinarie, ma poi nell’ignoto queste etichette lasciano il tempo che trovano. Non ci sono punti di riferimento, un gps satellitare che ti indichi in quale galassia spunterai se salti in quel buco nero. E’ giusto riconoscere le nostre speculazioni (x nostre intendo anche quelle dei guru illuminati) per ciò che sono: solo speculazioni per sedare l’ansia dell’ignoto e mitigare i dubbi circa l’immenso mistero che ci circonda.

Il mio consiglio è di stare estremamente attenti quando ci si cimenta in tali parallelismi o per lo meno approcciarsi cum grano salis, non dando per scontato niente. Il pericolo è di ingannare se stessi e poi gli altri, creando -a propria insaputa – un gran pasticcio, sebbene le intenzioni fossero alquanto positive.

Dal mio punto di vista il termine “illuminazione spirituale” è sviante, perché presuppone che ci sia un definitivo e permanente stato di coscienza superiore, mentre – per me – tutto accade all’interno dello stesso piano di esistenza – un piano “non duale”.
Distinguere tra sognatore e sognato è ovviamente utile, però è ancora un approccio duale. Il punto che nel video non si esplicita, è che i due personaggi si trovano nello stesso sogno, si sognano a vicenda. Un’altra cosa che – dal mio modesto punto di vista – manca è il riconoscimento che nessuno si sveglia ed esce dal sogno, nessuno esce dal sogno ed entra nella realtà poiché sogno e realtà sono inscindibili, il sogno è la realtà e la realtà è il sogno. Nessuno deve svegliarsi o illuminarsi, al massimo deve vedere (riconoscere) che è già sveglio e illuminato e contemporaneamente sogna. L’energia ha la facoltà di fare tutto, anche di ingannarsi e credere di essere ciò che non è.
In questo piano di esistenza il sognare o il vegliare (realizzarsi/illuminarsi) sono esattamente la stessa cosa, anche se agli occhi dei più appaiono percettivamente come due condizioni diverse e non concomitanti.
In poche parole il tipo che dorme e il tipo che sogna sono entrambi della stessa sostanza dei sogni, tutto è della stessa sostanza, antrambi si trovano nella stessa camera, nello stesso mondo e l’uno non è più reale dell’altro… per cui l’assunto che Garcia sia sognato da pinco pallino è fuorviante. In realtà si stanno sognando a vicenda. Come l’aneddoto di Chuang tzi, dove non ricordava e non capiva se era lui a sognare la farfalla o se la farfalla stesse sognando Chuang tzi.
Al di là di questo, è vero che un’ottima tecnica (per fortuna non l’unica) per venir a capo di questo paradosso è l’osservazione tranquilla e distaccata (non coinvolta con il turbinio emozionale) di tali scenari onirici/olografici, tuttavia ribadisco che secondo me conviene sbarazzarsi dall’idea/convinzione di uno stato di illuminazione. Meglio guardare senza etichettare (formulare pensieri presi in prestito da altri “osservatori”). visto che le parole non coglieranno mai ciò che davvero sta accadendo nella realtà, è giusto avvisare i ricercatori che anche parole come “illuminazione o sogno” andrebbero prese con le pinze e – se possibile – evitare tali paroloni o rimpiazzarle con ciò che castaneda definiva “conoscenza silenziosa”, ovvero percezione diretta senza l’ausilio del Tonal. Il tonal (descrizione canonica del mondo) va bene all’inizio – è giusto uno strumento didattico divulgativo da youtube, giusto per orientarsi in un territorio sconosciuto, poi però occorre mettere da parte questa vecchia descrizione (nel nostro caso le terminologie religiose/spirituali tradizionali o i filmati sull’aldilà). Vanno bene fino a una certa soglia, superata la quale la persona dovrebbe maturare una certa esperienza, accorgersi che quel sapere (nozioni spirituali) era frutto di un altro fenomeno onirico, un’altra illusione ottica in un oceano infinito di illusioni ottiche.

I MIGLIORI FILM IN STREAMING DEL 2020 – 3° parte

CONDIVIDI L’ARTICOLO:

 

LOVE AND MONSTERS [SUB-ITA] (2020)

Streaming:
Akvideo
Backin
Mixdrop
Wstream
Download:
Backin
Easybytez
Rapidgator
Rockfile

 

THE SILENCING – SENZA VOCE [HD] (2020)

Guarda il Trailer:

BORAT – SEGUITO DI FILM CINEMA [HD] (2020)

Continua a leggere I MIGLIORI FILM IN STREAMING DEL 2020 – 3° parte

RICERCA SPIRITUALE = ANSIOLITICO

 

CARTACEO

EBOOK (6,99€)

Risveglio dal sogno planetario (Volume Teorico) di [ZeRo]

Sconto del 20% con Codice (358314)

su Youcanprint

La pratica della cosidetta magia – chiamata dai politically correct “spiritualità” – ovvero l’insieme di atti finalizzati a un benessere interiore, non è altro che un’alternativa ai comuni ansiolitici o farmaci per ridurre i sintomi dell’ansia (agitazione, irritazione, squilibri psicofisici, disturbi del sonno, malumore, malinconia, etc.).

Ciò che inconsciamente ricerchiamo attraverso attività spirituali (alchimia, tantra, sciamanesimo, pranoterapia, reiki, vipassana, etc.) non è l’illuminazione, l’autorealizzazione, l’unione bensì la semplice e fisiologica riduzione dell’ansia. Ci raccontiamo che puntiamo a qualcosa di superiore, di più sottile, di più sublime, ma sotto sotto tutti sappiamo che non è vero. In realtà abbiamo buttato via tempo, soldi ed energia per dei seminari, libri, video. Non abbiamo il coraggio di confessarlo, sarebbe la fine della ricerca. Una mancanza di rispetto nei confronti dei nostri guru e peggio ancora del nostro “io spirituale”. Non ci accorgiamo che – mediante l’immaginazione o il pensiero magico – abbiamo edificato un “io alternativo” , una versione migliore di noi, speciale. Per sostenere questa “auto-immagine” (eretta su suggerimento di altri individui) dobbiamo necessariamente fare qualcosa di particolare (movimenti rituali) o pensare in un certo modo. Per capire che tipo di auto-immagine abbiamo creato è sufficiente fare un inventario delle proprie abitudini, rendersi conto di quali sono le azioni che vengono compiute più frequentemente, i desideri principali, i dubbi/le riflessioni/le questioni più ricorrenti. Per dare continuità a questa auto-immagine sprechiamo un mare di energia, ogni giorno. Intellettualmente è facile capire che non vale la pena dare contintuità a questa auto-immagine (a ciò che “pensiamo di essere”) eppure a livello pragmatico pochissimi individui riescono a farne a meno.

Per comprendere meglio questo discorso farò un parallelismo tra gli ansiolitici e le pratiche energetiche (comprese attività come tai chi, qi gong, yoga, etc.).

Per comodità il termine paziente equivale al termine “praticante” o ricercatore, meditante etc.

I pazienti (ovvero i praticanti) che sono diventati dipendenti dagli ansiolitici (cioè dalle attività di riequilibrio energetico)  sono quasi sempre accumunati da diverse delle seguenti caratteristiche:

  • Hanno assunto ansiolitici su prescrizioni mediche in dosi “terapeutiche” (normalmente basse) per mesi od anni. Ovvero hanno ricevuto insegnamenti da alcuni “specialisti” (guru del settore) e hanno applicato questi metodi per mesi o anni.
  • Hanno, gradualmente, sentito il bisogno di assumere ansiolitici per svolgere le normali attività quotidiane. Nel caso dei praticanti, hanno sentito il bisogno di praticare (meditare, leggere nuovi libri sul benessere dell’anima) anche durante le normali attività quotidiane o il bisogno di parlare sistematicamente in termini spirituali o energetici anche durante banali conversazioni – occasioni in cui l’interlocutore non era interessato o non ci capiva niente.
  • Hanno continuato ad assumere ansiolitici, nonostante il motivo che ne aveva in origine fatto scaturire la prescrizione fosse cessato. Hanno continuato a praticare malgrado non fosse più necessario, nonostante il problema era già risolto o avessero già ottenuto ciò che gli serviva. La mente continuava a chiedere, cercare tra una dimensione e l’altra, a sentirsi insoddisfatta, nonostante il corpo fosse già in pace, pienamente soddisfatto.
  • Hanno difficoltà a sospendere l’assunzione del farmaco, o a ridurlo. Hanno difficoltà a sospendere o ridurre la pratica.
  • Sviluppano sintomi di ansia, tra una somministrazione e l’altra, o hanno un forte desiderio di assumere la dose seguente. Diventano ansiosi se la ricetta successiva non è subito disponibile. Ovvero quando interrompono la pratica si sentono a disagio. Se non si picchiettano i chakra, se non hooponoponizzano, se non meditano almeno 20 min. al giorno, non si sentono soddisfatti. In terapia si parla di “craving” (bisogno irrefrenabile e patologico), in spiritualità si parla di avvicinamento all’auto-realizzaizone.
  • Contattano regolarmente il loro medico per ottenere ripetutamente le ricette necessarie per continuare il trattamento. Contattano regolarmente il loro insegnante per ottenere nuove risposte, guardano frequentemente i filmati di nuovi personaggi in modo da aggiungere una nuova pratica al proprio interminabile repertorio.
  • Devono avere sempre con sé il farmaco, soprattutto durante eventi stressanti. I praticanti devono sempre premunirsi, per questo il momento migliore per assumere il proprio farmaco (es. meditazione) è il mattino.
  • Possono aver aumentato la dose, rispetto a quella indicata inizialmente. In altre parole, quando il praticante supera una certa soglia – medita per 10 min. – sente il bisogno di alzare l’asticella e meditare per 20 min. In terapia è il classico fenomeno della tolleranza.

Spero che questi esempi bastino a darvi un’idea di quanto sia messa male l’umanità, soprattutto la frangia degli spirituali.

Perchè lo fai?

 


-A. Panatta:  maghierranti.blogspot.com

Perchè fai un percorso ‘spirituale’?

Perchè cerchi quello che cerchi? Rispondi onestamente. La maggior parte di noi vedrà, se osserva con sincerità, che il pensiero primario dietro il cercare è solo e soltanto lo ‘stare meglio’ o il ‘risolvere un problema’. Ogni nuovo corso regala un’ondata di adrenalina, di emozioni positive, risuoniamo con l’autore del momento, il conferenziere del momento, e viviamo una specie di innamoramento che è tanto più forte quanto più proiettiamo su quella figura tutte le nostre mancanze e i nostri vuoti. Tutti gli innamoramenti in fondo non sono che questo. Un ego a cui manca qualcosa e che cerca di completarsi attraverso un altro ego. E per un po’ abbiamo anche quella chimica specifica dell’innamorarsi, quelle belle sensazioni. Lui è il mio guru, il mio maestro. Ho trovato ciò che cercavo. Ma in realtà non abbiamo ‘trovato’ proprio un bel niente, se non, forse un altro piccolo tassello di qualcosa che era già integralmente e inevitabilmente dentro di noi. Poi arriva la progressiva disillusione, il guru ha dei difetti come tutti i normali esseri umani, la nostra aspettativa salvifica viene progressivamente delusa nella misura in cui scopriamo un normale umano, con qualche capacità e potere magari, ma pur sempre un umano. Le pratiche non le facciamo con costanza. Non ci piacciono le pratiche, sono faticose, ripetitive, noiose e non portano nessuna di quelle esperienze meravigliose di cui abbiamo letto sui libri, nessuno dei risultati che cercavamo. E allora a livello subconscio perdiamo interesse, e cambiamo percorso, cerchiamo un altro maestro, un altro libro, un altra tecnica e ricominciamo tutto da capo. Di innamoramento in innamoramento, di delusione in delusione quello che facciamo è spostare la nostra attenzione su quello che verrà dopo, e sulla forte sensazione di novità. Questo è ciò che facciamo con la spiritualità, ma, in linea di massima con moltissime relazioni ivi inclusa quindi quella dell’insegnante\guru\maestro. Questa è la via dell’ego che cerca per non trovare mai, cerca per avere ‘belle sensazioni’, effetti speciali, stati di rapimento mistico ed estatico. Ma, dopo tutti questi anni ho dovuto arrendermi alla constatazione che tutti questi sono solo effetti collaterali di qualcosa di molto, molto più importante. Ed è qualcosa che non incontra nessuna popolarità, poichè stuzzica e irrita proprio il soggetto in questione. Lo dirò molto brevemente. Se non abbiamo accettato il totale sacrificio della nostra personalità, di quell’importanza personale che intossica ogni azione che facciamo, anche la più spirituale, non andremo molto lontano in quanto a crescita e a ‘risultati’. Se non c’è un lavoro sul carattere e una progressiva disintegrazione delle forme pensiero di auto-referenzialità, egocentrismo, egoismo ed eccesso di ‘me’, se non si accetta di perdonare integralmente chi sembra averci ferito, se non si toglie importanza ai propri desideri, e se non si dà battaglia momento per momento alla sensazione di essere un io col suo lato oscuro, non succederà mai assolutamente niente. Non sarà la nuova tecnica a guarirci, non sarà il nuovo guru, il nuovo risvegliato-neo-advaita, o l’ultimo maestro di Qigong o meditazione a darci ciò che cerchiamo. Ciò che cerchiamo si trova solo distruggendo le pareti della cella in cui ci siamo più o meno consciamente confinati. Questa cella è la nostra personalità, e con essa la nostra importanza personale. Questa cella è il centro da dietro le cui sbarre osserviamo il mondo. Si chiama ego, la sensazione di essere qualcuno separato da tutto il resto. Coincide con la mente, con il pensare compulsivo, con l’analisi costante, la chiacchiera continua di ‘cose spirituali’ e ahimè coincide col cercare. L’ego cerca per non trovare mai, appunto. In questo non vi è nulla di ‘male’. Tuttavia questa non sembra a mio parere essere la via d’uscita. La via d’uscita è la resa totale e incondizionata delle proprie tendenze latenti e inconsce, un lavoro meticoloso, noioso, un lavoro assolutamente poco mistico, e del tutto privo di fascino per l’ego che cerca innamoramenti e belle sensazioni. E dovremo andare anche oltre la ricerca di questi premi che pensiamo costituiscano il risultato della crescita interiore… premi come la ricchezza, il lavoro dei tuoi sogni o l’anima gemella. Chi vi ha detto che questi sarebbero stati i risultati della ricerca vi ha mentito probabilmente, e se sono stato io a dirvelo vi chiedo scusa, anche io ero vittima di questo abbaglio. Poi ho capito, dopo molto lavoro, che i ‘doni’ che pure la coscienza elargisce, non sono altro che riflessi dell’espansione della nostra consapevolezza, che non sono lo scopo del percorso, e ho potuto appurare chiaramente che non c’è nulla da aspettarsi, nulla da cercare, c’è solo una parete da demolire per allargarsi, essere sempre più coscienti e percepire una fetta di realtà più vasta, con tutto quello che ne consegue. E non fate l’errore che ho fatto io per anni, di attaccarvi al maggior potere che deriva dalla vostra espansione di coscienza, non vi attaccate a quello che sembrate ‘ricevere’. Non fate l’infantile errore di credere che Dio vi premi per gli sforzi che fate per essere buoni. A mio parere non c’è nessun Dio che vi premia perchè siete stati bravi a rinunciare all’ego, non c’è una ricompensa che qualcuno vi dona per aver neutralizzato il vostro karma negativo. Siete voi che espandendovi permettete alla coscienza (che è ciò che siete) di essere di più e che rinunciando ad attaccamenti, avversioni, opinioni e giudizi permettete all’infinito di penetrare dentro la vostra esistenza. Ma avete bisogno di rinunciare a tutto quello che credete sia un percorso spirituale, e, cosa ancora più difficile e impopolare, avete bisogno di iniziare ad amare la vita così come si presenta ai vostri occhi. So per esperienza diretta quanto questo può sembrare difficile, so quanto vi da fastidio, e quanto nella vostra testa (la testa dell’ego) siano già partite tutta una serie di eccezioni giustissime per ciascuno di voi, che raccontano perchè per voi è impossibile amare ciò che c’è in questo momento davanti a voi. Tuttavia la strada dell’equanimità è davvero l’unica, che può abbattere le mura di quella cella che ci siamo costruiti. Il vostro perchè dovrebbe gradualmente essere trasformato da “lo faccio per ottenere un risultato”, a “lo faccio perchè sono stufo, esausto di essere ‘io’ “. Io con tutti i miei desideri. Io con tutti i miei bene e male, con tutte le mie opinioni sulla realtà, sul mondo, sul risveglio e la spiritualità. Io con le mie dita puntate verso i miei persecutori e le mie braccia attorno ai miei innamoramenti, io spinto dai capricci della mia personalità. Per uscire dalla cella, questo ‘io’ deve avervi veramente stancato, nauseato, e questa nausea sarà nettamente percepibile solo, ed esclusivamente quando avrete vissuto abbastanza delusioni e quando abbastanza innamoramenti saranno naufragati nel nulla di fatto. Forse quel giorno ne avrete piene le scatole, vi arrenderete del tutto alla vita così com’è e smetterete di investire la vostra ‘ricerca’ di aspettative infantili. E forse quel giorno le pareti della cella crolleranno con un fragoroso rumore lasciandovi attoniti di fronte a un nuovo stato di coscienza, un altro livello del videogioco, una dimensione più larga, sì, ma anche questa da lasciar andare.

QUAL E’ IL MIGLIOR INSEGNAMENTO?

QUAL E’ IL MIGLIOR METODO?

IL TUO ! (Forse)

Supponi che i metodi e i modelli siano come delle scarpe.

Il Buddha indossava un paio di scarpe che gli consentivano di camminare bene. Queste scarpe sono state chiamate “Buddhismo” e miliardi di persone stanno tuttora cercando di indossare le scarpe del Buddha sperando di sentirsi bene (raggiungere la pace dei sensi). Ovviamente i tuoi piedi non sono come quelli del Buddha, il tuo metodo – il tuo stile di vita, la tua pratica – cioè le scarpe appropriate a te sono diverse. Sembra banale eppure molti indossano le scarpe degli altri e sperano così di sentirsi meglio. E poi magari danno la colpa ad altri.

Cristo aveva un altro paio di scarpe (un altro tipo di insegnamento) e ad oggi miliardi di altri fenomeni ambulanti provano ad indossare le sue scarpe sperando nel “miracolo”.

Gurdjieff, Don Juan, Krishna  o un famoso pinco pallino qualsiasi indossava altre scarpe  – le aveva create da(l) Sé – ma poi sembrerebbe che le abbia vendute ad altri o meglio altri hanno voluto replicare quelle scarpe e camminare come i loro idoli.

Pensa a tutti i libri di auto-aiuto che hai letto e a come anche tu sei caduto in questo trabocchetto.

In parte è colpa degli autori stessi che promettono risultati strabilianti con titoli del tipo “come vivere felici e contenti in tre semplici mosse…”, ma per il resto la responsabilità è di chi compra e si beve quel che legge/ascolta da questi personaggi.

In tale ottica Buddha o Cristo stessi -sempre che siano esistiti – hanno errato nella loro missione fin dall’inizio, cioè nel momento stesso in cui si sono messi a raccattare discepoli che diffondessero la loro parola o la parola di Dio. Col senno di poi – osservando imparzialmente la storia – questi “personaggi” hanno contribuito più in peggio che in meglio. Basti pensare ai conflitti  (non ancora terminati) che si portano avanti per difendere una marca di scarpe (cristianesimo) contro un altra marca (islam).

Un vero saggio si sarebbe subito accorto della condizione dell’umano medio e sicuramente avrebbe evitato di “farsi un nome” allo scopo di insegnare come vivere in pace. Già l’idea che l’amore, la consapevolezza, la compassione vadano insegnante con un “metodo preciso” la dice lunga su quanto siamo superficiali.

L’unico che forse poteva salvarsi la faccia, cioè che sembrerebbe essere stato coerente con se stesso- era (in teoria) Lao tzu. Il libro a lui attribuito era cominciato bene – “Il Tao che puoi nominare non è l’eterno Tao”.  Peccato che poi si sia dilungato con 80 capitoli nel descrivere l’indescrivibile Tao. E comunque già nominare “l’innominabile” come “Tao” è un controsenso. Al di là di questo, lui sembra essere l’unico che non è andato in giro a fare miracoli e soprattutto a “suggerire” le sue scarpe agli altri. Anzi la prima cosa che ha fatto è stato licenziarsi, uscire dall’ufficio e imboscarsi nel nulla. Sembra che abbia scritto soltanto per accontentare le richieste di un tizio. Ma sopra ogni cosa non voleva discepoli. Si era solo divertito nello scrivere qualche strofa e stop. Tra l’altro non professava sentieri, esaltava poteri taumaturgici, non imponeva regole monastiche. Era troppo consapevole del fatto che ognuno deve indossare le “proprie” scarpe per suggerire agli altri le tecniche “giuste”, visualizzazioni, preghiere o mantra speciali.

Che scarpe stai indossando?

Quelle con la marca “Steiner, Krishnamurti, Tony Robbins, Castaneda, Roberto Re, Katie Byron?”

Se sono strette, se ti danno troppo fastidio (come è ovvio e naturale che sia) sappi che stai indossando quelle sbagliate. Fossi in te non aspetterei altri 10 anni prima di togliermele. Levatele subito di dosso e sentirai un sollievo incredibile.

Ecco come devi tradurre gli le frasi spirituali:

“come entrare nel qui ed ora” = “come non accorgersi che sei sempre nel qui-ora”

“come essere te stesso” = “come essere qualcun altro”

“come essere felice” = come essere infelice