IL MEZZO PIÙ RAPIDO E DIRETTO PER L’ETERNA BEATITUDINE – CONTENUTI EXTRA

Audiolibro completo: IL MEZZO PIÙ RAPIDO E DIRETTO PER L’ETERNA BEATITUDINE

Vedi anche:

LIBRI DEL RISVEGLIO

 

1. Molti maestri spirituali hanno mappe e liste con stadi e segni di progresso
spirituale.
2. Tutte queste mappe e liste sono false.
3. Non esistono segni e stadi uguali per tutti.
4. Un aspirante può avere una mente molto agitata due istanti prima che l’ego si
dissolva, poi un momento di silenzio e quindi l’ego si dissolve completamente.
5. Un altro aspirante può sperimentare un lungo periodo si silenzio prima che
l’ego si dissolva completamente.
6. Un modo per comprendere ciò è con l’esempio del sogno o del sonno.
7. Quali sono i segni che ti indicano che ti stai per svegliare da un sogno o dal
sonno?
8. Questi segni ci possono essere ma sono differenti non solo da persona a
persona, ma anche da sogno a sogno. Mentre stai diventando consapevole di
un sogno, l’istante successivo sei già sveglio. In alternativa, stai
semplicemente sognando.
9. O stai sognando o non stai sognando. O stai dormendo o sei sveglio.
10. La nozione di segni di progresso verso il risveglio non è valida e non è utile
all’aspirante.
11. Durante gli anni della tua pratica spirituale possono avvenire un migliaio di
esperienze diverse.
12. Qualsiasi segno ci possa essere riguardo al fatto che l’ego si sta estinguendo,
lo puoi sapere soltanto un momento prima dell’estinzione dell’ego.
13. Perciò prestare attenzione a eventuali segni di progresso durante gli anni di
pratica non è utile né valido.
14. Il progresso spirituale può risultare impercettibile al praticante.
15. Uno stato di turbolenza può essere un segno di progresso se sei nella fase di
combattere una battaglia con l’ego.
16. Uno stato pacifico può essere un segno di progresso.
17. L’approccio più utile all’aspirante è quello di non prestare attenzione ai segni di
progresso.

18. Se viene data una lista di presunti segni di progresso, quelli che non
sperimentano quei segni saranno scoraggiati. Tale lista sarebbe falsa. Il sogno
umano è un’illusione. Cercare segni di progresso in un’illusione è un errore.
19. Quasi tutte le esperienze che avvengono durante la pratica spirituale sono
illusioni, quindi guardare a delle illusioni per cercarvi segni di progresso verso
il risveglio è folle. Ciò vale indipendentemente dal fatto che quelle illusioni
siano di beatitudine o di tristezza.
20. Quando non si dà una lista di segni di progresso, a cosa l’aspirante deve fare
ricorso? Cos’è che diede all’aspirante la fiducia che il metodo che sta
praticando è il più rapido e diretto mezzo all’eterna beatitudine?
21. Nel caso del Metodo della Consapevolezza che Osserva la Consapevolezza è il
fatto che la propria attenzione è concentrata esclusivamente sullo sfondo della
consapevolezza, la qualcosa rende questa pratica il mezzo più diretto e rapido.
In altre parole, in tuo vero Sé è Consapevolezza. Il mezzo più rapido e diretto
per percepire direttamente la tua consapevolezza è la tua consapevolezza.
Questo è ciò che rende questo metodo la pratica più diretta senza distrazioni
né deviazioni.
22. Il tuo primo anno di pratica potrebbe presentarsi per lo più turbolento e il tuo
secondo anno di pratica potrebbe essere per lo più pacifico e beato.
23. Oppure il tuo primo anno di pratica potrebbe presentarsi per lo più pacifico e
beato e il tuo secondo anno di pratica potrebbe essere per lo più turbolento.
24. A un certo punto l’ego cerca di interrompere la pratica e il progresso della
maggior parte dei praticanti. L’ego può far ciò quasi in ogni momento, anche
dopo che si è praticato per anni. Questa è una delle ragioni per cui metà di
questo libro è stato dedicato a presentare l’ego, i suoi trucchi e come ridurre e
finalmente porre fine a questi trucchi.
25. Alcune persone tendono a non dare molta attenzione alla prima parte del libro
(dal Capitolo 1 al Capitolo 5) e vanno direttamente alla pratica della
Consapevolezza che Osserva la Consapevolezza. Va bene, ma quando l’ego
interrompe la pratica o la rende penosa, allora è tempo di andare all’inizio del
libro e leggere dal Capitolo 1 al Capitolo 5, con enfasi sul Capitolo 5

ESPERIENZE

26. Ci sono trilioni di possibilità riguardo a ciò che potresti sperimentare mentre
sei impegnato nella pratica spirituale. Continua a leggere IL MEZZO PIÙ RAPIDO E DIRETTO PER L’ETERNA BEATITUDINE – CONTENUTI EXTRA

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QUANTO SEI INDIPENDENTE DAI GIUDIZI DEGLI ALTRI?

Vediamo quanto ego stai covando dentro quell’ammasso di carne chiamato corpo umano.

Se ti rispecchi al 100% con la seguente descrizione vuol dire che in te qualcosa di estraneo alla tua vera natura si è insidiato e ha attecchito profondamente le sue radici nel tuo sistema nervoso, cognitivo ed emozionale. Un impostore che si è infiltrato nella tua mente e quindi nella tua vita personale. Considera le caratteristiche di questo scomodo personaggio e – se ritieni opportuno sbarazzartene – prendi seriamente le dovute precauzioni.

l’ego non ha vita propria, è estremamente debole e per sopravvivere ha bisogno dell’energia di qualcun altro.

L’ego campa di impressioni altrui.

L’ego campa di attenzione altrui.

In Sé non è nessuno, è privo di vita propria.

Non si sente amato e quindi è alla continua ricerca di amore altrui.

Non è in grado di sentirsi bene da solo: si sforza di piacere agli altri in modo da ottenere una reazione positiva che possa farlo sentire meglio. 

Si nutre di giudizi/concettualizzazioni/approvazioni.

Va sempre alla ricerca di una parola di conforto, un commento, un gesto affettuoso, un dibattito, un litigio, un’interazione fisica o virtuale che possa stimolarlo ad andare avanti.

Non gli importa di aver ragione o di dire qualcosa di sensato, l’importante è ricevere una reazione (positiva o negativa). Qualsiasi cosa gli va bene tranne il rifiuto o l’indifferenza. Se viene trascurato si sente a disagio, non può tollerare l’indifferenza, il silenzio. Indirettamente (anche mediante gesti altruistici) cerca di ottenere una reazione e se non la ottiene si sente frustrato, insoddisfatto, triste.

Sicuramente alcuni di questi tratti ti risuonano familiari per cui ti sollecito a lavorare su di te. In particolare ti invito a diventare indipendente dai giudizi altrui (sia negativi che positivi).

Tieni a mente (o ripeti almeno tre volte) una di queste affermazioni:

io sono totalmente indipendente dalle opinioni degli altri.

io non voglio impressionare nessuno.

io non ho bisogno di attirare l’attenzione altrui.

io non devo assecondare le aspettative di nessuno.

Per accontentare le richieste delle altre persone dovrei essere un individuo perfetto: smetto di fare lo schiavo delle richieste altrui, non devo essere l’individuo perfetto. Sono già perfetto così come sono, senza dover dimostrare nulla agli altri!

Se sei recidivo o noti una tendenza a sentirti giudicato, ripeti queste affermazioni per una settimana in modo che si depositino nel tuo inconscio.

 

LA VITA E’ UN GIOCO A SOMMA ZERO

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link utile: https://risvegliodalsognoplanetario.wordpress.com/2017/07/23/liberazione-scatenata-httpwww-liberationunleashed-com/

  1. INIZIO = Si intende qualsiasi genere di iniziativa, da quella biologica (parto), a quella socio-culturale (formazione di gruppi umanitari, manifestazioni per i diritti etc.), a quella politico-economica (equa distribuzione dei beni materiali), a quella spirituale (perseguimento di ideali, realizzazione di scopi superiori)
  2. SOMMATORIA = L’insieme di tutte le azioni che sono state intraprese da un individuo oppure da un gruppo di persone.
  3. ESITO = Per quanto l’individuo o il gruppo sia stato volenteroso, il risultato finale rimarrà sempre invariato. ZERO!
    • Qualunque azione (da quella più insignificanti all’impresa più eroica) ha un valore pari a ZERO
    • Per conoscere il valore di ciascuna azione è sufficiente osservare il risultato finale.
      Qualcuno potrebbe sentirsi moralmente ferito e giustificarsi appellandosi al mitologico concetto di karma, affermando che alcune azioni hanno valore positivo mentre altre hanno valore negativo e quindi alla fine portano ad annullarsi a vicenda. Purtroppo questo ragionamento non è corretto. Infatti basta fare una semplice ipotesi: se le uniche azioni che hai compiuto da quando sei nato sono di segno positivo il risultato finale dovrebbe essere altrettanto positivo… ma purtroppo nella realtà il risultato non cambia, sarà sempre ZERO.
      Tutte le variabili non hanno nessun valore, oppure si può dire che tutte le esperienze sono neutre.
      In altre parole ciò che hai costruito – prima o poi-  si disgregherà, il tuo corpo si decomporrà, tutti si dimenticheranno di te – volenti o nolenti faranno la tua stessa fine, l’oblio – le tue scoperte diverranno obsolete nel giro di qualche anno – non appena qualcun altro inventerà un modello più attraente per il resto dell’umanità.
      In sostanza è soltanto l’illusione di poter costruire qualcosa di permanente che spinge molti volenterosi a struggersi per anni nella speranza di lasciare un’impronta indelebile: purtroppo tutte le impronte scompaiono come neve al sole. Ti basta riflettere su cosa accadrà tra qualche decennio (o centinaio di anni) per comprendere che in fondo niente ha una vera e propria consistenza, stabilità, solidità. E’ tutto destinato a crollare, l’unica differenza è che alcune variabili danno l’impressione di essere più resistenti e meno vulnerabili, ma la verità è che tutto e tutti è estremamente vulnerabile, fragile, evanescente.
    • Se ti dicessi che il materiale con cui costruisci una casa è un materiale che crolla nel giro di due secondi dubito che ti metteresti davvero a costruire quella casa: sarebbe un’azione inutile, soltanto una perdita di tempo. Ora sposta la similitudine ad un piano esistenziale. Immagina che il materiale con cui costruisci la tua vita è lo stesso materiale di quella casa, un materiale inconsistente che crollerà nel giro di due secondi: tutti i tuoi progetti subiranno un crollo dopo pochi secondi, le tue relazioni verranno stroncate in men che non si dica, i tuoi sogni verranno infranti in brevissimo tempo. Dubito che investiresti il tuo tempo e ti metteresti davvero di impegno nell’utilizzare questo materiale inconsistente. Ebbene questo è il materiale di cui pè composto questo mondo e l’universo intero.
  • E’ tutto della stessa sostanza dei sogni…
    Da ciò si deduce che anche la distinzione tra azione positiva e negativa è un’invenzione della mente umana, un concetto puramente arbitrario. Niente è assolutamente giusto o sbagliato, buono o cattivo.
    Questo implica che i tuoi successi hanno lo stesso valore dei tuoi insuccessi, i tuoi atti virtuosi sono alla stessa stregua di quelli viziosi, i tuoi sforzi per correggere gli errori equivalgono agli errori stessi. La buona notizia è che non puoi mai peccare (commettere un atto dal valore negativo) e non hai alcun bisogno di rimediare con rituali positivi a qualche presunta colpa.
    Questo è anche ciò che si intende con il detto “il tempo pareggia tutti i conti”.
  • Un’implicazione importante è che l’inizio coincide con la fine, con lo ZERO
    • Niente è mai accaduto!
      Non c’è mai stata alcuna nascita… la ruota del samsara (nascita-sofferenza-morte) è soltanto un incubo partorito da una sadica mente duale.
      Affinché ci sia una nascita ci dovrebbe essere almeno un addendo, ma dal momento che tutte le variabili hanno valore nullo non può mai esserci stato un evento come l’inizio storico, il famoso big bang non è mai avvenuto per cui è inutile cercare l’origine di qualcosa di irreale.
    • L’ego stesso è un ente irreale: ciò che tanti considerano come il nemico spirituale numero uno è in verità un misero e impotente spauracchio… un’altro parto della fragile mente umana.
      Questo significa che puoi lasciare le cose così come sono e osservare tranquillamente come tutto cambi soltanto in apparenza, mentre su un piano più profondo rimane inalterato, niente è mai stato perturbato. La quiete che TU SEI è sempre rimasta indisturbata.
      Ma questo vuol anche dire che l’io reale o la realtà dentro e fuori ognuno di noi rimane invariata:
      il tuo io reale non nasce e non muore
      il tuo io reale non ferisce e non è ferita
      il tuo io reale non si dispera per un dolore e non esulta per una gioia
      il tuo io reale è totalmente indifferente alle simulazioni duali generate dalla mente

      In apparenza questo modello può sembrare nichilistico ma se riesci a cogliere davvero la profondità delle ultime implicazioni non puoi far altro che gioire della libertà di cui hai sempre goduto.

 

Brené Brown – La forza della vulnerabilità (sottotitoli in italiano)

come conseguenza dell’autenticità, il tuo cuore manifesta la volontà di abbandonare ciò che dovresti razionalmente essere (il sé ideale) per essere te stesso e metterti così in connessione con la sorgente del be-essere

https://balancedaction.files.wordpress.com/2014/01/brene-brown.jpg

ATTENTARE ALL’IO AFFINCHE’ EMERGA IL SE’

fonte: http://pensieroperante.altervista.org/schemi-e-vissuti/

Operazione centrale dell’opera di Castaneda è “l’attentare a se stessi”, all’io, al soggetto. Nel quadro di questo discorso sarebbe, attentare alle nostre sicurezze, costringersi a fare esperienza, vivere scomodi, rinunciare, ridursi, sottrarsi.

Attentare all’io affinché emerga il Sé.

Tale operazione si colloca, a mio avviso, al pari della “manovra dell’agguato” di Castaneda, degli shock di Gurdjieff, e di altri strumenti, in quell’asse di solito definito come la contro-iniziazione.

Il senso dell’attentato è la decostruzione delle false identità: attraverso quegli sprazzi di vita, dati dalle congiunture apparentemente avverse, o comunque destabilizzanti, riscopriamo il nostro potenziale polimorfico, ci fondiamo nell’azione di impensabili esperienze, scorgendo, se ne abbiamo occhio, quel silenzioso testimone che guida ogni nostra vicenda interiore.

L’ESILIO, dal blog di Andrea Panatta

fonte: maghierranti.blogspot.com

I momenti in cui sono cresciuto di più sono stati quelli in cui ho dovuto tagliare i ponti con tutto ciò che era sicuro, comodo e conosciuto. Ci sono stati giorni in cui ho fatto le valigie e sono partito non avendo la minima idea di dove sarei andato. Ho avuto paura ovviamente. Ma adesso ringrazio quei giorni con tutto il cuore. E’ esattamente in quei momenti infatti, quando non hai più nessuno a sostenerti (in tutti i sensi, economico, emotivo, fisico) che sei costretto a fare affidamento su quel qualcosa che non si vede ma che sai esserci, ed è solo così, rinunciando ad aggrapparti a qualsiasi altra cosa, che lo fai agire per te. In quei periodi nei quali hai deciso di percorrere la tua di strada e non quella che qualcun altro o una genealogia, avevano tracciato per te, hai a che fare con quel senso di scomodità, di carenza, di paura di non farcela che, a mio parere, è una miracolosa medicina per la piccolezza e per la mancanza di scopo nella vita, perché ti costringe a costruire la fede. E’ la paura di stare in esilio, lontani da amici, famiglia, ruoli, comodità e sicurezze che ci tiene fermi sul sentiero della nostra grandezza. E’ la paura che il nostro piccolo ‘io’ cui tanto teniamo vada in frantumi se decidiamo di partire davvero e di farlo da soli, è il suo panico di fronte alle destinazioni ignote a tenerci incollati nella solita vecchia melma di sempre. Tuttavia quel piccolo ‘io’ che proteggiamo è esattamente il motivo per cui non siamo e non possiamo essere i veicoli del nostro Sé. Quel piccolo, misero io, sostenuto da tutti i contratti cui ci siamo vincolati, accampa sempre mille e una scusa al fatto che, a volte, un esilio forzato è l’unica soluzione. Mi pare però che è solo così che si può crescere. Facendocela da soli, trovando nella solitudine una forza e una ispirazione che chi resta sempre al sicuro senza rischiare mai non può e non potrà mai conoscere.

Come superare il complesso di inferiorità in 6 mosse.

Fonte: http://oltreuomo.com

Ti senti l’ultimo degli stronzi?

Credi di non valere nulla rispetto al tuo compagno di banco, di corso, di vita?

Tutti sono più carismatici e arroganti di te?

Soffri di complesso di inferiorità!

Ma non temere, sono in tanti a soffrirne. Quindi non sei l’ultimo degli stronzi, sei solo uno stronzo nel mucchio. Ma come ci insegna la fisica, gli stronzi galleggiano. Tu puoi addirittura volare sopra tutti gli altri stronzi. Basta seguire questi semplici consigli.

COMPLESSO DI INFERIORITà COVER

#1 Accetta di essere una persona mediocre.

Prima di tutto devi accettare il fatto di essere una persona qualsiasi. Lo so che è difficile con tuo padre che continua dirti quanto sei geniale. Per lui è un fatto di orgoglio, sei sperma del suo sperma. Ma la verità è che non vali niente.

 

#2 Accetta il fatto che tutti sono tristi perché la vita è una merda.

Smettila di guardare agli altri con invidia. Nessuno è felice. La vita funziona più o meno così:

Desiderio di qualcosa – lotta per realizzare quel desiderio – soddisfazione (o felicità se preferite) – nuovo desiderio di qualcosa.

Siccome la felicità è solo l’appagamento che segue il raggiungimento di un desiderio, non può essere duratura. Non importa a quale livello stai giocando, cioè quale desiderio lotti per raggiungere, l’appagamento sarà uguale per tutti perché limitato biologicamente. Cioè sia che lotti per farti Bar Refaeli sia che lotti per farti la vicina di ombrellone sia che lotti per farti tua moglie, la felicità quando ottiene ciò che vuoi sarà uguale per tutti.

 

#3 Impara che non ha senso invidiare gli altri.

Se hai capito anche solo la metà del punto precedente, dovrebbe esserti chiaro che non ha senso invidiare gli altri. Stanno male quanto te (o forse peggio).

 

#4 La tua ammirazione non è una misura attendibile del valore di una persona.

Siccome soffri del complesso di inferiorità sei portato a credere che tutte le persone che incontri siamo meglio di te. Direi proprio di no. I risultati che chiunque ottiene nella vita sono il prodotto di tre variabili:

  • Contesto sociale: famiglia, amici, parenti e paraculate varie
  • Culo: essere nel posto giusto al momento giusto è una cosa che nemmeno Goku può controllare
  • Testardaggine: l’unico modo in cui puoi far credere agli altri di valere qualcosa è impuntandoti. Cioè rompendo i coglioni finché non ottieni ciò che vuoi. Questa attitudine si nota già nei bambini molto piccoli, quelli che si attaccano ai coglioni del padre perché vogliono il gelato nella vita faranno grandi cose.

#5 La popolarità non coincide con il merito.

Come abbiamo detto prima, uno non diventa popolare e stimato in qualcosa solo perché è bravo. Ma perché è figlio di, perché ha una botta di culo e perché non si dà mai per vinto. Quindi non sentirti inferiore a lui, potresti solo essere stato più sfigato.

 

#6 Smettila di sentirti inferiore di qualcuno che nemmeno conosci.

Non si può entrare nella vita delle altre persone, nemmeno di quelle con le quali credi di avere una forte intimità. La verità è che conosci veramente solo te stesso. Per questo non puoi sapere contro quali demoni combattono tutte le persone che reputi più riuscite di te. Forse il tizio che invidi, così popolare, così sorridente e così desiderato, la sera quando torna a casa si fa il bagno nel Lexotan.

Nuovo manuale di Cabala

Il “Nuovo Manuale di Cabala” è un testo strutturato sulla tradizione. La Cabala si pone sempre di più come uno strumento di ricerca spirituale e di auto-realizzazione.

L’unico strumento di ricerca della Cabala è: l’Individuo. La Cabala, viene anche chiamata “Saggezza Segreta”, in quanto ogni sperimentazione, viene condotta nella nostra interiorità.

La parola Cabala, dall’ebraico Lekabel che significa “ricevere”, definisce le spinte alle azioni, dal desiderio di ricevere. Il Cabalista, infatti, vuole ricevere ciò che l’essere umano può ricevere.

Giuliana Ghiandelli articola il testo in tre settori fondamentali:

La Cabala Teoretica – Metafisica: Tratta i misteri Divini, la struttura dei mondi Angelici, delle Potenze dell’Anima, Sefiroth. Si occupa anche dei problemi posti dalla filosofia, ed offre una struttura concettuale in cui porre ogni idea teologica. L’Albero della Vita, il glifo fondamentale del pensiero cabalistico che rappresenta sotto forma grafica il processo della creazione dell’Universo da parte della Divinità, può, infatti, essere considerato e utilizzato alla stregua di un perfetto strumento di “catalogazione” e “clas…

Chapter List (30 chapters):
Chapter 1: GhiandelliNuovoManualeCabala3
Chapter 2: Colophon
Chapter 3: Nuovo manuale di Cabala
Chapter 4: Dedica
Chapter 5: Presentazione
Chapter 6: Prefazione
Chapter 7: Prefazione alla Nuova Edizione
Chapter 8: Introduzione
Chapter 9: Tradizione cabalistica
Chapter 10: Unione sessuale:Tashmish
Chapter 11: Uomo e denaro Il suo rapporto
Chapter 12: Meditazione e Cabala
Chapter 13: Ordine della concatenazione
Chapter 14: L’ordine di concatenazione degli universi
Chapter 15: Rottura dei recipienti
Chapter 16: Chasidim e Ghevuroth:importanti forze della Realtà
Chapter 17: Alfabeto ebraico
Chapter 18: La creazione del mondo con le lettere dell’alfabeto ebraico
Chapter 19: Le tre lettere madri: Alef a, Mem m, Shin w
Chapter 20: Le sette lettere doppie: Tav t, Resh r, Peh p, Khaf k, Dalet d, Ghimel g, Beit b
Chapter 21: I concetti fondamentali della Cabala
Chapter 22: I Dodici Sensi: secondo il Libro della Formazione
Chapter 23: I segni zodiacali secondo la Cabala
Chapter 24: L’Albero della Vita
Chapter 25: L’albero della VitaCorrispondenze Sefirot e Sentieri
Chapter 26: Lavoro pratico sull’Albero
Chapter 27: I Trentadue Sentieri
Chapter 28: Appendice
Chapter 29: B i b l i o g r a f i a
Chapter 30: Note biografiche e professionali di Giuliana Ghiandelli

Le leggi della natura e il posto occupato dagli esseri umani nel mondo,
unitamente al loro comportamento, sono fonte di studio da parte di scienziati e
filosofi. Nonostante i loro notevoli strumenti di ricerca e le loro avanzate
specifiche conoscenze, quello che gli è restituito, è una immagine del mondo
oscura e confusa. Anche se la scienza ha fatto progredire la Società, non può e
non riesce a capire l’interiorità degli individui e, soprattutto, non riesce a
misurare in modo scientifico i loro comportamenti. Alle domande: Chi siamo?
Perché ci troviamo in questo mondo? Continueremo a vivere dopo la morte? In
questo mondo, viviamo uno stato continuo di pressione, anche se alcuni di Voi
possono trovare sollievo, a volte solo temporaneamente, in alcune discipline
orientali, oppure ridimensionando la sofferenza, eliminando le attese e i desideri.
Metodi utili, possono essere: la meditazione, l’esercizio fisico, il controllo
dell’alimentazione, l’esercizio mentale; questi metodi di controllo, possono
aiutarci a vivere più serenamente, per avere minimizzato le attese, anche se,
però, nonostante tutto, rimangono i conflitti dell’Individuo, con i suoi desideri
ancora aperti. La vita ci insegna che, da dove sorgono i nostri desideri e la fonte
è inesauribile, mentre sono assai limitate le risorse per poterli soddisfare. Proprio
questo è il motivo, per cui non si riesce ad evitare il dolore completamente. È
proprio da questo punto, che si avviano le ricerche della Cabala. È proprio
attraverso la Cabala, che possiamo trovare le risposte, alle domande
fondamentali della vita, dove scivola il problema della sofferenza, su quel piano
diverso da quello quotidiano, questa sofferenza deriva dal fatto, che se anche
raggiungiamo gli obiettivi prefissati, subito si può presentare un altro desiderio,
che impedisce di godere del successo ottenuto, rinnovando così la sofferenza.
Ognuno a modo nostro, cerchiamo di rispondere a quelle domande, mentre la
vita quotidiana ci mette di continuo alla prova, che alcuni di noi le vivranno a
livello cosciente, mentre altri inconsciamente. La Cabala, si rivolge a quelli che
cercano di risvegliarsi e vogliono sviluppare la percezione del mondo spirituale.
La Cabala, è quindi un preciso e scrupoloso metodo, d’investigazione del mondo
e un insegnamento, che permette l’entrata nei mondi spirituali. L’unico
strumento di ricerca della Cabala è: l’Individuo. La Cabala, viene anche
chiamata “Saggezza Segreta”, poiché ogni sperimentazione, è condotta nella
nostra interiorità. La parola “Cabala”, dall’ebraico Lekabel che significa
“ricevere”, definisce gli stimoli alle azioni, dal desiderio di ricevere. Da tutto ciò
si può rilevare, che colui il quale inizia a studiare la Cabala, desidera
approfondire la sua natura, utilizzando il metodo già dimostrato nel tempo ed
anche molto accurato. Ricerca quindi l’essenza della propria vita, avvalendosi
dei: sentimenti, dell’intelletto, del cuore. Chi si avvicina a questi studi, non deve
avere doti particolari, ma, sicuramente, gli sarà sviluppato un desiderio di
conquistare un altro senso: quello spirituale. Il Cabalista, infatti, vuole ricevere
ciò che l’essere umano può ricevere.
Buon lavoro!
Giuliana Ghiandelli

Tradizione cabalistica
Il tracciato storico della Cabala, dalle sue origini sino ai nostri giorni, si avvale
delle notizie fornite dai Cabalisti e dai Rabbini come appaiono nei testi della
Tradizione Ebraica Ortodossa. I risultati accademici più recenti affermano che la
Cabala è entrata a far parte di studi universitari in Israele così è studiata e
discussa con interpretazione scientifica. Alcuni ricercatori laici sovente
contrastano le nozioni esposte dalla tradizione cabalistica vera e propria in
particolare quando si tratta di datare o dare attribuzioni ai testi antichi. La
tradizione ortodossa ha sempre evidenziato il bisogno di accompagnare lo studio
della Cabala con la pratica delle opere buone e dei precetti religiosi, quindi
sviluppare la capacità insita nella Cabala di influenzare e guarire la dimensione
emotiva di chi studia quest’affascinante materia, inoltre sviluppare l’intuizione e
la comprensione del paradosso per poi riuscire a sperimentare anche delle
esperienze mistiche. Degli studiosi laici hanno portato la Cabala all’attenzione di
molti, dimostrando l’importanza e la novità sita nei suoi concetti fondamentali,
facendola così uscire dall’anonimato. Inoltre, proprio loro, hanno tradotto e
pubblicato per la prima volta un certo numero di manoscritti importantissimi
quasi dimenticato dagli stessi cabalisti.
Origini della Sapienza Cabalistica
Secondo la tradizione l’iniziato alla conoscenza della Cabala fu lo stesso Adamo.
Commentando il verso: “questo è il libro delle generazioni di Adamo”. Infatti, si
parla del Sefer Ha Zohar, Splendore, come primo testo che introduce l’idea della
Cabala, infatti, proprio tramite esso Adamo poté vedere quelle generazioni che
nel futuro sarebbero provenute da lui. Dice un brano del Sefer Ha Zohar: Questo
il libro delle generazioni di Adamo cioè un vero e proprio libro. Quando Adamo
era nel giardino dell’Eden, il Santo, Benedetto Egli sia, gli mandò un libro
tramite l’Angelo Raziel che governa i Santi segreti dei mondi superiori e una
santa pazienza e settantadue tipi di sapienza potevano venir spiegati suo tramite,
espandibili a seicento settanta inscrizioni di segreti superiori. Per mezzo di
questo libro e delle sue sapienti parole si potevano conoscere millecinquecento
chiavi che non sono state date nemmeno ai Santi esseri che dimorano nei Mondi
Superni, tutto ciò era concentrato in questo libro. Quando esso arrivò ad Adamo
gli Angeli superiori si radunarono intorno a lui per conoscere e per ascoltare,
mentre dicevano: più alto nei cieli è Dio, su tutta la terra è il suo splendore” …
“Poiché Adamo peccò e trasgredì il precetto del suo Signore, il libro volò via da
lui e Adamo si percosse il capo e pianse amaramente ed entrò nelle acque del
fiume Ghion finché queste gli arrivarono al collo e là vi rimase finché il suo
corpo si corrose. Allora il Santo, Benedetto Egli sia, comandò all’Angelo Rafael
di riportargli il libro. Adamo lo studiò con cura dopo di ché lo diede al figlio Set
e a tutte le generazioni dopo di lui, finché esso arrivò ad Abramo che suo tramite
poteva contemplare la gloria del suo Signore…”. Si afferma che il dolore per
avere perso velocemente la condizione paradisiaca nella quale era nato sarebbe
stato fatale per Adamo ma grazie alla gioia consolatrice della Sapienza contenuta
in quel libro superò questo suo stato di disagio. Infatti, ora Adamo poteva avere
accesso, anche se indiretto, alla chiaroveggenza che aveva posseduto nel
giardino dell’Eden. A tutt’oggi si ha un piccolo libro chiamato “il Libro
dell’Angelo Raziel”, il suo contenuto è cabalisticamente importante, infatti, in
esso si trovano: nozioni di Astrologia Cabalistica e di Cabala pratica. La Cabala
pratica è la disciplina che fornisce istruzioni su come mettere in pratica
determinate azioni teurgiche che confinano, in alcuni casi, con la magia. Il Libro
della Conoscenza Segreta passò a Set, perché né Caino né Abele ne meritavano
l’onore di farne uso. Da Set passò a Henoch, personaggio molto interessante, il
suo nome significa “educare” o “iniziare” e lo Sefer Ha Zohar lo connette nel
versetto: “istruisci il giovane secondo la sua via”, riferendosi alla via della
Sapienza. Il nome Henoch contiene l’esortazione a considerare la Sapienza
Esoterica come una parte integrante di qualsiasi processo educativo, dando la
possibilità a ognuno di sviluppare la sua capacità ricettiva e il grado di
preparazione più idoneo. La Torah dice che Henoch “camminò con Dio”,
espressione oggetto d’interpretazioni diverse. Le tradizioni esoteriche non ebree
dicono che Henoch non morì ma che fu assunto direttamente in cielo. Una
diversa opinione è quella dei Rabbini, infatti, secondo loro Henoch era un giusto,
Tzadik, ma solo in parte. Rashi uno dei commentatori più importanti della Torah
affermò che Henoch rimase, infatti, fedele alla “leggerezza di opinione”, difetto
particolare di chi, anche se molto erudito non si assume fino in fondo la
responsabilità delle verità scoperte rimanendo invece facilmente influenzabile da
opinioni o pensieri di chi è meno colto, intelligente e anche di una morale non
proprio cristallina. Proprio a causa di questo motivo Dio decise il suo trapasso
prima del tempo. Henoch visse 365 anni, numero simbolico, infatti, si riferisce ai
giorni dell’anno solare, ma di parecchio inferiori a quelli che vissero i suoi
contemporanei. Questa decisione fu dovuta al fatto che Dio ha voluto evitare che
Henoch si trovasse esposto alla profonda degenerazione dell’umanità, infatti,
stava per accadere il Diluvio Universale. Il “Libro di Henoch” fa pensare che si
tratti di una tradizione risalente a Caino e non a Set, infatti, si ricorda che il solo
studio della Sapienza Segreta, se non è accompagnata dalla pratica dei precetti
morali, non può bastare a evitare il processo di degenerazione della coscienza
che da sempre minaccia l’umanità. L’esempio in assoluto viene da Adamo, che
pur possedendo il Libro Segreto, non riuscì a evitare la “caduta” perché si
riteneva sopra la necessità di osservare la regola datagli dal suo Creatore cioè
quella di non cibarsi dell’Albero della Conoscenza. Da Henoch il libro passò a
Noè che seppe unire la Sapienza pratica delle virtù specie quelle del controllo
dell’energia sessuale, questo gli fece meritare di salvarsi dal Diluvio. Nella
costruzione dell’Arca Noè mostrò di avere conoscenze esoteriche sublimi, si
pensi solo come in uno spazio così limitato riuscì a concentrare tutte le specie
viventi, questo fa pensare a una possibile “curvatura dello spazio”, come nella
fisica moderna si dice si possa verificare solo alla presenza di campi di energia
elevatissimi. Come Noè usasse la sua energia a tutt’oggi, è ignoto, ciò è
dimostrato da un’interpretazione data dai Rabbini e dal comandamento datogli
da Dio: “farai una finestra nell’Arca”, nel suo significato simbolico di “Luce”
che, si dice, fosse una pietra preziosa in grado di emanare un forte luminosità.
Così Noè meritò di diventare il capostipite dell’umanità attuale e la radice della
Sapienza Tradizionale Antica. Noè però dopo il Diluvio commise un grave
errore, quello di ubriacarsi del vino ottenuto dalla sua vigna che poi tentò di
rettificare facendosi forte delle sue conoscenze e poi cercò di correggere il
difetto causato da Adamo per essersi cibato dell’Albero della Conoscenza. La
vite con il suo vino per Noè seminò i simboli dell’Albero della Conoscenza,
infatti, lo stato di ubriachezza era un’alterazione di coscienza per accedere ai
reami più nascosti dove giacciono le radici dei modelli della realtà. Noè quindi
aveva ricreato le condizioni di Adamo quando si trovò nel Giardino dell’Eden,
sperando così di potere affrontare il problema dell’esistenza del male e del
Serpente per poi risolverlo definitivamente. I suoi errori però furono: avere
peccato di presunzione nell’essersi fidato troppo di se stesso; avere compiuto le
azioni senza che Dio glielo avesse ordinato. Il risultato di tutto ciò fu che
prevalsero quelle forze che lui tentava di vincere risucchiandogli la sua parte
migliore, tanto che il figlio Cam “vide la sua nudità”, e dalla tradizione orale, si
dice che evirò il Padre per il timore che potesse generare altri figli perché in caso
di altri figli avrebbe dovuto spartire la terra che spettava solo a lui.
Cabalisticamente si traduce in questo modo: Noè mancò nella sua intenzione
della rettificazione dell’energia sessuale cioè il simbolo del Serpente nel
giardino, il fallimento costò a Noè la perdita della sua stessa virilità. A causa di
ciò il figlio Cam fece al Padre una maledizione. I suoi discendenti furono:
Caanan nome che diede al popolo dedito a rituali orgiastici e altre pratiche
licenziose; Nimrod, il ribelle, di lui si parla nel mese di Tevet
(Dicembre/Gennaio). La vera tradizione passò da Noè al figlio Sem che fu
l’unico della sua stirpe a osservare i precetti che Dio aveva trasmesso
all’umanità, ed anche una parte dell’alleanza stabilita con Noè alla fine del
Diluvio. Particolarmente Shem costituì una corte di giustizia unitamente al suo
pronipote Eber, questa corte operava sulla base dei sette precetti dei figli di Noè.
Gli insegnamenti erano di trasmettere la tradizione esoterica e i segreti della
Cabala. Da Shem il ruolo guida passò ad Abramo, poiché esso aveva il desiderio
assoluto della verità e aveva completato importanti scoperte nel campo esoterico,
ed è proprio grazie ad Abramo che si conobbero le corrispondenze dello Sefer
Yetzirah, il “Libro della Formazione”. Shem è anche Melkitzedeq che benedì
Abramo e gli consegnò le chiavi iniziatiche. Poco tempo prima si era verificato
l’episodio della Torre di Babele, particolare importante poiché segna la fine del
periodo dove la Conoscenza Esoterica era un tutt’uno e accessibile a molte
persone. La Cabala spiega che la costruzione della Torre era il tentativo
organizzato di usare la Sapienza Esoterica contro Dio per poi costruire un centro
di potere indipendente da Dio stesso. Chi costruì la Torre erano esperti
conoscitori di Astrologia e Magia, però in queste scienze cercavano solo la forza
e il potere personale. Così Dio decise di confondere il loro linguaggio portando a
spezzettare la tradizione in tanti tronconi, dove ognuno possedeva solo una parte
della luce originaria. Dopo di ché la conoscenza fu velata, infatti, fu insegnata
solo a pochi prescelti. Il Messia figlio di Davide nei suoi compiti ha avuto anche
quello di rivelare i segreti della Torah. La Tradizione passò da Abramo a Isacco
poi a Giacobbe. I Patriarchi non solo erano già al corrente di tante varietà che
Israele avrebbe ricevuto in seguito con la Torah, ma la loro esperienza era nella
preghiera e nella meditazione. Il compito della Cabala non è solo una serie di
conoscenze metafisiche, se pur profonde e interessanti, ma contiene anche un
insieme d’insegnamenti riguardo la Preghiera e la Meditazione. Il Chasidismo
all’inizio si basò sulla rivelazione della parte metafisica e si rafforzò grazie alla
diffusione di sistemi di Preghiera e Meditazione frutto di esperienze mistiche di
generazioni in generazioni di Cabalisti famosi e non famosi. Furono i Patriarchi
a istituire le tre preghiere quotidiane che scandiscono la vita degli Ebrei da
generazioni. La preghiera di Abramo era quella del mattino: Shaharit che
significa “aurora” perché si diceva che Abramo si alzava di buon mattino per
rispondere alla chiamata di Dio, e simbolicamente è l’inizio del famoso episodio
del sacrificio d’Isacco che invita dedicare i primi momenti della giornata al
dialogo e alla comunicazione col Divino prima che la vita quotidiana assorba.
Isacco, invece, esce a pregare prima di sera è quindi l’iniziatore della preghiera
del pomeriggio, Minha che significa “offerta” infatti, fu proprio Isacco stesso a
fare l’offerta sacrificale. Giacobbe è la connessione con la preghiera della notte,
Maariv, perché prima di partire da Israele per recarsi a Oriente fece il famoso
sogno della scala, sogno che per chi sta crescendo nella via della rettificazione
della coscienza anche la notte è un’ottima occasione per lavorare su se stessi per
approfondire l’opera della giornata. Al ritorno Giacobbe quando entrò nella
Terra promessa visse la lotta con l’Angelo durata tutta la notte e al termine del
sogno ricevette il suo nome iniziatico Israel. Ciò dimostra che nella Preghiera e
Meditazione devono affrontarsi delle battaglie dove si è messi a dura prova. La
catena della Conoscenza Iniziatica passò da Giacobbe a Giuseppe, infatti,
Giacobbe preferì confidare i suoi insegnamenti segreti al suo prediletto anziché
agli altri figli, perché Giacobbe si riconosceva in Giuseppe più che negli altri
figli, intuitivamente sapeva quale sarebbe stato il futuro ruolo del figlio. Il
motivo dell’ascesa di Giuseppe in Egitto fu motivato per sollecitare la sua
Sapienza su quella dei Maestri Egiziani. Questo non significa che gli altri dodici
figli di Giacobbe dovessero rimanere all’oscuro dei segreti sublimi che il padre
aveva imparato e usato durante la sua vita. Un episodio midrashico racconta
come i fratelli di Giuseppe sapevano materializzare animali viventi utilizzando le
tecniche di permutazioni spiegate dal Sefer Yetzirah, “Il Libro della
Formazione”. I sogni che Giuseppe faceva lo informavano di quanto fossero
sviluppate in lui le funzioni che appartengono alla Sfera dell’Albero della Vita,
Chokma, che s’identifica con l’emisfero cerebrale destro. Non solo Giuseppe era
soggetto a sogni interessanti ma sapeva anche interpretarli. In un sogno
Giuseppe vide il Faraone che dava udienze seduto su un trono che vi si accedeva
salendo settanta gradini, ogni gradino corrispondeva a una lingua quindi gli
uditori potevano avvicinarlo solo in misura della lingua da loro conosciuta.
Giuseppe la notte prima di incontrare il Faraone, dice la Midrash, un Angelo
visitò Giuseppe insegnandogli tutte le settanta lingue del Mondo in modo da
permettere a Giuseppe di salire in cima e quindi allo stesso livello del Faraone.
Un’interpretazione esoterica di questo episodio è che Giuseppe aveva particolari
tecniche di potenziamento della memoria, insegnamenti che si trovano nei
sistemi esoterici più avanzati. Dopo la morte di Giacobbe e di Giuseppe iniziò un
periodo buio per Israele, sprofondò lentamente nell’esilio non solo in senso
fisico ma anche spirituale. La tradizione esoterica fu dimenticata, come le norme
di comportamento morale cui si erano ispirati i Patriarchi, l’unica eccezione fu la
Tribù Sacerdotale dei Leviti ai quali gli Egiziani, anch’esso popolo Sacerdotale,
avevano concesso di astenersi dal lavoro pesante e dedicarsi agli studi religiosi.
Fu proprio nella Tribù dei Leviti che nacquero i fari più luminosi di tutta la storia
del popolo Ebraico, il profeta e Maestro Moshè che nacque già circonciso, fatto
estremamente raro. Narra il libro dell’Esodo, che fu affidato alle acque del Nilo,
dentro un canestro, per salvarlo dall’editto del Faraone, poiché alcuni cartomanti
lo avvertirono che stava per nascere chi avrebbe liberato Israele dalla schiavitù.
A quella previsione il Faraone comandò di uccidere tutti i neonati Ebrei maschi.
A trovare Moshè nelle acque del fiume fu proprio la figlia del Faraone, lo adottò
così Moshè crebbe alla corte del Faraone, anche se ricevette un’educazione da
principi egiziani Moshè rimase sempre in contatto con il suo popolo e con i
Leviti, che erano a conoscenza della sua vera identità. Anche la figlia del
Faraone, Batia, simpatizzò con la causa degli Ebrei, attrazione tanto forte da
portarla a decidere di convertirsi. La sapienza di Moshè venne dai Leviti e da
Dio prima del suo soggiorno solitario nel deserto e dopo insieme al popolo di
Israele ricevendo la Torah sul monte Sinai e studiandola durante i quarant’anni
di peregrinazioni, non dall’antico Egitto. Il nocciolo della Sapienza Cabalistica
non fu però trasmesso direttamente da Giuseppe a Moshè perché fu iniziato da
Dio stesso prima e durante la visione sul Roveto Ardente quando ricevette il
Segreto del Nome di Dio e poi quando ricevette le tavole della Torah che
simboleggiano gli stessi cervelli di Dio, per usare un’espressione metaforica.
Tutta la Cabala Ebraica è basata indissolubilmente sulle pagine della Torah che
Moshè ci consegnò. Dopo Moshè la tradizione, passò a Yehoshua, nome che
significa “Dio è il Salvatore”, nella Torah è sovente chiamato con il suo nome
intero Yehoshua Bin Nun, Giosuè figlio della Nun, la Nun indica le cinquanta
porte dell’intelligenza, la somma di tutto lo scibile umano da quello scientifico e
naturale e da quello esoterico e mistico. In molte occasioni Yehoshua divenne il
canale di eventi soprannaturali miracolosi quali: le mura di Gerico crollarono al
suono del Shofar, trombe fatte con le corna di Arieti o quando riuscì a fermare il
corso del Sole e della Luna, episodio molto rilevante, poiché allude al perfetto
controllo dell’energia maschile/femminile, i due poli dai quali si nutre tutta la
personalità. Un altro importante episodio è quello in cui Giosuè dimostrò di
sapere usare gli Urim Ve Tummim, si tratta dell’oggetto misterioso che il Gran
Sacerdote portava sul pettorale, strumento che gli serviva per prevedere il futuro
e leggere il segreto del pensiero. Strumento che doveva essere utilizzato a
evocare quelle forze, che se non si è pronti o non si è stato chiamati a farlo porta
inevitabilmente a scavarsi un baratro sotto i piedi e di cadervi dentro. Solo dopo
Moshè inizia la registrazione storica vera e propria della trasmissione della
Sapienza Cabalistica. Gli anziani furono la guida del popolo in tutto il periodo
che va dal loro insediamento nella Terra Promessa sino al periodo del Re. I loro
nomi e la descrizione degli eventi principali di questo periodo si trovano nel
libro dei Giudici. Dopo di loro i garanti della trasmissione, tradizione e
mantenimento della sua genuinità diventarono i Profeti. L’attributo Profeta
denota chiaroveggenza, doti spirituali e mistiche del tutto sovrumane, i Profeti
maggiori furono: Isaia, Geremia, Ezechiele, Zaccaria etc., essi ci hanno lasciato
dei libri raccolti nella Bibbia di un enorme valore cabalistico. Tutte le loro parole
e frasi sono piene di significati, insegnamenti segreti, profezie per ogni evento
futuro della storia di Israele fino a quelli che a tutt’oggi attendendo quali: la
venuta messianica, la pace universale e la resurrezione dei Morti. I Profeti erano
quindi utili per le conoscenze esoteriche, le pratiche di meditazione, di preghiera
che consentono l’aprirsi della consapevolezza agli stati trascendenti. Profeta in
Ghematria è il numero 63 che la Cabala associa sempre alla Sefira Bina,
l’Intelligenza, attraverso la quale è possibile ricevere la profezia per poi avere la
capacità di tradurla in parole e frasi comprensibili permettendogli così di darle
una forma di comunicazione. Dal momento in cui emerse la Sapienza Cabalistica
proprio nei testi dei Profeti si fa menzione dell’esistenza di vere e proprie scuole
di profezia nelle quali ai discepoli meritevoli erano insegnate quelle vie che
permettevano di ottenere lo sviluppo e l’educazione delle loro capacità
soprannaturali. In queste scuole erano spiegati i principi della Cabala, sia nei
suoi aspetti metafisici sia in quelli meditativi e pratici, il programma di studio
era comprensivo delle tecniche di visualizzazione delle lettere ebraiche, del
canto e della danza estatica questo per giungere allo scopo di guidare l’allievo
allo stato di vuoto mentale per comunicare con gli stati superiori che precedono
la ricezione della visione. Erano anche inclusi gli esercizi di permutazione per il
calcolo delle corrispondenze numeriche. Al fiorire di queste attività, purtroppo,
ci fu il diffondersi dei falsi profeti. Il Sefer Ha Zohar, porta l’insegnamento che il
male agisce sempre con il cercare di imitare le opere del bene, scimmiottandolo,
perché solo in questo modo riesce a suscitare desiderio e attrazione nel cuore
delle persone che si lasciano trarre in inganno dalle false apparenze. È quindi nel
periodo dei Re che si trovano spesso delle notizie d’impostori, adulatori che
fingendosi Profeti guadagnavano il potere nel dire al Re solo ciò che a lui faceva
piacere oppure esaltati cadevano in stati di trance e d’incoscienza simile a quelli
che si ottengono nei rituali di Magia nera, per poi spacciarli come stati di
meditazione e di trascendenza. Dopo i Profeti d’Israele la tradizione passò ai
Sofrim, chi scrive, essi erano incaricati di copiare la Torah e altri testi sacri
inoltre di insegnare al popolo la tradizione orale. Tra i più grandi Sofrim
troviamo Esdra e Neemia essi guidarono la ricostruzione del Tempio di
Gerusalemme dopo i settanta anni dell’esilio Babilonese inoltre ripristinarono la
tradizione di studio e di osservanza della Torah a Israele. Facevano anche parte
della famosa “Grande Assemblea” che si costituì nell’esilio Babilonese dove si
trovavano gli ultimi Profeti come Daniele ed Ezechiele, gli scribi e i primi
Rabbini come Mordechai. Anche se mancano documenti storici precisi riguardo
alle loro pratiche mistiche è assai facile intuire dai segreti contenuti nel libro di
Daniele e nel rotolo di Ester come queste persone fossero in grado di
raggiungere i più alti livelli di coscienza. Quando si chiuse il periodo dell’età dei
Profeti, si aprì un periodo durante il quale la tradizione fu tramandata in modo
unicamente orale, fino all’epoca della Mishnà e del Talmud. La catena della
successione dei vari Maestri è quella riportata dal libro “Pirkei Avot”, qui gli
insegnamenti mistici ed esoterici erano destinati a piccoli gruppi o società
segrete. Di questo se ne ha una conferma in una famosa Mishnà contenuta nel
trattato Hagiga attribuita a Rabbi Yokhanan ben Zakkai vissuto nel primo secolo
dell’epoca attuale, essa dice: “non si insegna il Maasse Bereshith a due persone
contemporaneamente e non si insegna il Maasse Merchavah nemmeno
individualmente a meno che non si tratti di una persona sapiente che capisca
grazie alla propria Da’at, Conoscenza”. Questo brano è citato di solito da chi si
oppone allo studio dei segreti della Torah, invece contiene delle affermazioni
straordinarie e reali, dove innanzi tutto è la prova Talmudica più evidente
dell’esistenza, anche in passato, di sistemi e pratiche mistiche molto potenti, tali
da dovere essere tenute al riparo da occhi indiscreti. Qui sono nominati due tipi
fondamentali di sistemi operativi cabalistici: Maasse Bereshith, Maasse
Merchavah.
• Il Maasse Bereshith è tradotto come “Opera della Creazione” si tratta della
parte metafisica vera e propria della Cabala che spiega il modo con cui è
avvenuta la Creazione, poi si studiano i vari piani spirituali delle Sefirot, i
gradini dell’anima, il significato esoterico dei precetti religiosi con le varie
corrispondenze e ordini tra le Creature dei Mondi Inferiori e quelle dei Mondi
Superiori.
• Il Maasse Merchavah, Opera del Carro, è ancora più segreto e sublime questo è
dimostrato dal fatto della proibizione a parlarne apertamente anche a un solo
discepolo. L’unica spiegazione poteva avvenire attraverso delle allusioni,
parabole, esempi indiretti e spettava così solo alla sapienza del discepolo
illuminare a riempire le lacune. Un Rabbino scomparso Arieh Kaplan autore di
un libro importantissimo “Meditation and Kabalah” in un suo brano dice: il
termine “Opera del Carro” usata nel Talmud si riferisce ai misteri della visione di
Ezechiele … quando la Bibbia dice che Dio cavalca ciò significa che Dio lascia
il suo stato naturale dov’è assolutamente inconoscibile e inconcepibile per
rendere possibile ai profeti di visualizzarlo, colui che vede Dio in questo modo
ha fatto esperienza di una visione della “Merchavah”.
Queste sono le due categorie che costituiscono i due grandi poli tra i quali si
muove la Cabala. Si dice che Rabbi Aqiva vissuto nel secondo Secolo sia
famoso in particolare per essere entrato nel Pardes che significa “aranceto” che è
la metafora per i quattro livelli presenti nella scrittura: Senso letterale, Senso
allegorico, Senso omiletica, Senso segreto. Rabbi Aqiva fu Maestro di tutti
questi gradi, oltre alla sua inestimabile opera nel campo delle regole pratiche
della Torah, esso deduceva perfino da piccoli segni grafici che accompagnano le
lettere ebraiche e gli viene anche accreditata la paternità di uno dei più antichi
testi cabalistici sul significato mistico dell’Alef-Beit cioè il “Sefer Otiot de rabbi
Aqiva” e la stesura del Sefer Yetzirà cioè il “Libro della Formazione”. Il più
grande di tutti i discepoli di Rabbi Aqiva fu Rabbi Shimon Bar Yohai l’autore
del “Libro dello Splendore”, Sefer Ha Zohar che è il più importante di tutti i testi
della Cabala. Il Sefer Ha Zohar consiste in un commentario di cinque libri di
Moshè, il Pentateuco, ed è redatto in aramaico, pur essendo frutto di studi e
d’insegnamenti da lui ricevuti in precedenza. Il significato centrale di questo
libro fu rivelato a Rabbi Shimon durante un periodo di tredici anni passati in
segregazione con il figlio Rabbi Eleazar in una caverna in alta Galilea, non
lontano da Tzfat, la città che nel futuro sarebbe poi diventata uno dei più
importanti centri di studi cabalistici. Rabbi Shimon si era rifugiato in quel luogo
isolato per sfuggire a una delle persecuzioni più severe che furono lanciate dagli
oppressori romani, sotto l’Imperatore Adriano. Come tutti i suoi colleghi Rabbi
Shimon era colpevole del reato di insegnare pubblicamente la Torah cosa che era
già costata la vita allo stesso Rabbi Aqiva e a tanti altri Maestri. Durante quel
periodo Rabbi Shimon e Rabbi Yohai ebbero delle esperienze mistiche
incredibilmente intense, si afferma che allo stesso profeta Elia e a volte anche
Moshè si recasse da Lui per comunicargli le interpretazioni esoteriche dei
passaggi più difficili. Morto l’Imperatore e revocato l’editto Rabbi Shimon e il
figlio poterono ritornare nella comunità dove iniziarono una scuola di studi
Esoterici ed era costituita da dieci Rabbini e si chiamava “Gruppo di amici”. I
segreti degli insegnamenti di questa scuola furono poi tramandati in modo
segreto, con note sintetiche e redatte in un linguaggio metaforico. L’esistenza di
questo insieme di letterature e d’interpretazione mistica rimase ignota alla
maggioranza dei Maestri della Torah e fu rivelato pubblicamente soltanto nel
XIII Secolo per opera del Rabbi Moshè de Leon. Nel periodo talmudico un’altra
scuola molto importante fu quella guidata dal Rabbi Nehunia ben Hakana di una
personalità molto misteriosa visse nel primo secolo e gli fu attribuita la paternità
del Sefer Ha Bahir, “il Libro della Luce Brillante”, terzo in ordine dei testi base
della Cabala dopo il “Libro dello Splendore” e il “Libro della Formazione”. In
questo testo si trova una spiegazione delle Sefirot e un accenno della dottrina
della Reincarnazione oltre che insegnamenti connessi con la Merchavà. La
scuola più importante che lui iniziò fu quella degli Heikhalot, “Palazzi”, dove
dava precise istruzioni sul come guidare la consapevolezza verso le altezze
contemplative. I palazzi sono i gradini successivi nell’ascesa spirituale luoghi o
camere nell’edificio meraviglioso dei Mondi Superiori che conducono alla
presenza Divina, Shechinah. I mondi nella Cabala sono quattro:
1. Atzilut. Emanazione. L’universo delle Sefirot.
2. Brià. Creazione. L’universo del Trono di Gloria.
3. Yetzirà. Formazione. L’universo degli Angeli.
4. Assià. Azione. L’universo della natura fisica e delle creature.
I Profeti vedevano il mondo di Atzilut solo qualora fosse rivestito
completamente delle luci di Brià. Ezechiele che visse dopo la distruzione del
Tempio di Salomone ricevette la sua profezia dal mondo di Atziluth solo dopo
che esso si era rivestito di Brià e Brià di Yetzirà. Dopo quest’avvenimento le luci
di Atzilut e di Brià non si rivelarono più, questo significa che dopo Hagai,
Zaccaria e Malachia la profezia cessò completamente e rimase solamente lo
Spirito Santo. Questo consisteva nella trasmissione delle luci di Yetzirà e dei
Mondi Inferiori, quando si raggiunge questo grado, è chiamata “ascesa al Pardes,
frutteto” riferendosi all’universo di Yetzirà, formazione, il cui Angelo supremo è
Metatron. Si possono anche prendere in considerazione delle tecniche grazie alle
quali si possono aprire le porte del mondo fisico tanto da penetrare sia nel
mondo di Assià sia di Yetzirà, tecniche che consistono in unificazioni e in
preghiere che appartengono alle Dieci Sefirot di Yetzirà, tecniche che furono
utilizzate da Rabbi Nehunia, da Rabbi Aqiva, da Rabbi Ishmael e dai membri
della grande assemblea.
Il Medioevo
Dopo i Mistici del periodo Talmudico, la Cabala entra in una fase durante la
quale lo studio dei suoi principi fondamentali e la pratica delle sue tecniche
estatiche quasi scompaiono dal panorama dell’Ebraismo ufficiale. Fino al XII
secolo essa rimarrà confinata in cerchi ristrettissimi e non si hanno sufficienti
informazioni per definire quale sviluppo il pensiero cabalistico possa avere avuto
in quel periodo. Il Libro della Formazione continuò a essere la fonte principale
d’ispirazione, esiste un suo commentario scritto da Rabbi Sadia Gaon vissuto nel
900 dell’era attuale. Un altro testo molto studiato fu il Sefer Ha Bahir, “Libro
della Luce Brillante”, meno noto del “Libro della Formazione” ma altrettanto
importante, continuava anche il passaggio delle tradizioni e dei manoscritti
lasciati dalla scuola del Rabbi Shimon bar Yokhai. La culla degli studi religiosi
in quel periodo era la Mesopotamia dove famose erano le accademie di Sura e di
Pumpedita. Area nella quale esistevano molte comunità ebraiche dai tempi della
distruzione del primo Tempio col tempo si rafforzò fino a quando le continue
persecuzioni romane in Israele costrinsero la maggior parte degli Ebrei a
emigrare in zone più sicure. Anche i Rabbini più influenti scelsero la
Mesopotamia che terminò nell’epoca talmudica, dopo iniziò il periodo dei
Gaonim, Maestri eccellenti. Dall’Oriente la luce dell’esoterismo della Torah era
destinata a passare in Occidente, infatti, i primi a rompere il velo misterioso che
avvolgeva la Cabala, furono i Cabalisti provenzali del XII secolo. I primi due
furono Isacco e Giacobbe Nazir, seguì il Rabbi Davide ben Isaac il cui figlio fu il
famoso Rabbi Avraham ben David di Barbona. La massima autorità cabalistica
fu Isacco il Cieco, egli portò la scuola della Provenza nel Sud della Francia e fu
chiamato “il Padre della Cabala” poiché con lui l’Esoterismo Ebraico esce
dall’incognito misterioso e trova il suo posto ufficialmente riconosciuto nei
sistemi d’interpretazione rabbinica. Tra la seconda interpretazione dei suoi
discepoli si annovera il Rabbi Moshè ben Nahman uno dei più importanti
Maestri religiosi di tutto il Medioevo i cui commentari della Torah sono tutt’oggi
fonte di ispirazione e di riferimento, egli è anche l’autore di un commentario
dello Sefer Yetzirà. La scuola dei Cabalisti Provenzali usava un sistema
meditativo chiamato “le porte dell’intenzione” basato sul concentrarsi sui gradini
di una scala costituita da diversi tipi di luce mistica fino a raggiungere il livello
più alto prossimo allo stesso Or ein Sof, Luce Infinita.
Rabbi Avraham Abulafia
Una delle figure più interessanti della Cabala Medioevale è nato nel 1240. Le
vicende della vita di Abulafia furono oltremodo varie e controverse si tratta di un
personaggio unico in tutta la storia del popolo Ebraico il cui spirito profetico
incontrò molte difficoltà nel farsi accettare dai suoi confratelli. Abulafia, infatti,
non fece segreto dei suoi studi cabalistici né delle sue profonde esperienze
mistiche e ciò lo rese sospetto non solo a quei Rabbini che consideravano
pericolose e improprie le tecniche e le interpretazioni esoteriche, ma anche agli
stessi Maestri Cabalisti di quel periodo che erano in favore di un modo di agire
più prudente e riservato. Abulafia si confrontò anche con idee di studiosi
cristiani, di essi dice: “non c’è dubbio che vi siano individui tra i cristiani che
conoscono questo mistero. Essi hanno discusso i segreti con me e mi hanno
rivelato la loro vera opinione, in base alla quale ho percepito che essi
appartenevano ai Pii delle Nazioni. E per quanto riguarda gli altri non dobbiamo
preoccuparci degli stolti dei popoli. La Torah fu data solamente a quelli che
posseggono l’intelligenza”. Abulafia visse molti anni in Italia e i cristiani si
limitarono ai dibattiti, e nemmeno Abulafia fu particolarmente colpito dalla loro
Teologia. Abulafia fu protagonista di un evento drammatico, infatti, tentò di
incontrare il Papa romano per parlargli di Ebraismo nella speranza di attirarlo
alla causa degli Ebrei, addirittura alcuni suoi discepoli dissero che avrebbe
cercato di convertirlo. Il Papa in questione era Papa Nicola III che dopo essere
stato avvertito delle intenzioni di Abulafia, imprudente Ebreo, aveva già fatto
preparare il rogo sul quale bruciarlo, ma la fortuna di Abulafia fu che Papa
Nicola pochi giorni prima del suo arrivo morì improvvisamente. Abulafia anche
se viaggiò molto da un lato all’altro del Mediterraneo a causa della costrizione a
cambiare città ebbe comunque vari discepoli tra i quali anche Rabbini qualificati
e da alcuni furono riconosciuti i suoi naturali talenti. Uno studioso del XVII
secolo Rabbi Haim Yosef David Azulei dopo avere analizzato una vasta serie di
documenti storici testimonia che i manoscritti di Abulafia furono accettati dai
più importanti cabalisti di ogni epoca e che tutti ne trassero un grande beneficio.
La Cabala di Abulafia è la “Cabala delle Lettere” più che la “Cabala delle
Sefirot”. Un famoso brano talmudico sovente citato da Abulafia dice: “Betzalel
sapeva come permutare le lettere tramite le quali il cielo e la terra sono stati
creati”. Betzalel fu l’artista pieno di “spirito di sapienza e d’intelligenza” alla
quale fu affidato l’incarico di erigere il Tabernacolo dove poi avrebbe riposto le
tavolette della Torah, questo gli fu permesso grazie alla sua capacità di utilizzare
creativamente le lettere, in questo modo riuscì a canalizzare le energie spirituali
del cosmo. I segreti contenuti nel Tabernacolo fanno parte della seconda delle
due sezioni fondamentali della Cabala, chiamata “Maasse Merchavah”, “Opera
del Carro”. Un altro libro scritto da Abulafia “Haiei Olam Abba”, tradotto “Vita
del Mondo a Venire” dove spiega che per incontrare il tuo Dio “Israele” devi
preparare te stesso, portare l’unità nel cuore, purificare il corpo, scegliere un
luogo speciale, posto in cui la voce non sarà ascoltata da nessuno. Abulafia era
anche un valente Poeta, Maestro di uno stile di una modernità impensata. Uno
dei suoi discepoli fu il Rabbi Yosef Gikatalia 1248-1323 vissuto in Spagna
autore del noto testo “Shaarey Orah” che significa “Porte di Luce”. In questo
testo si trova la descrizione del rapporto tra le dieci Sefirot e i dieci Nomi di Dio
più importanti, cui tutti i Cabalisti successivi, compreso l’Arizal. si attennero alle
sue attribuzioni.
La scuola di Tzefat e il grande Arizal
Il periodo più fertile sia dal punto di vista dello studio sia dell’innovazione nella
storia della Cabala si trova attorno al 1500. Il centro fu in una piccola e
pittoresca cittadina della Galilea, Tzefat, che anche a tutt’oggi conserva un’aria
di misticismo che permea l’atmosfera. Quello che incide nell’anima sono le
visite alle vecchie Sinagoghe, alle tombe dei Maestri, l’immersione del miqve
naturale dell’Arizal. I motivi per i quali questo centro assunse una grande
importanza nel passato sono tanti, uno tra essi ricorda l’espulsione degli Ebrei
dalla Spagna nel 1492 periodo dell’Inquisizione. Fino a quel momento la Spagna
era il centro più vitale dell’Ebraismo, per questo motivo molti Maestri decisero
di trasferirsi a Tzefat luogo in cui le condizioni di vita per gli Ebrei erano più
accettabili che non a Gerusalemme, luogo dove erano bistrattati da leggi
discriminatorie. I primi due cabalisti che diedero il via alla scuola di Tzefat
furono: Rabbi Yosef Saragossi che divenne il leader della popolazione compresa
quella mussulmana grazie al suo carattere mite capace di essere un ottimo
mediatore tra le persone. Fondò un’associazione, dove si studiava il Talmud;
Rabbi Yosef Taitatzakna fu altrettanto fertile nell’insegnare la Sapienza
Esoterica, nonostante abbia avuto decine di studenti tra cui Rabbi Shlomo
Alkabatz autore del famoso inno “Lekha Dodi” che è cantato in ogni Sinagoga il
venerdì sera, all’accoglimento dello Shabat. A sua volta egli s’iniziò ai segreti
della mistica del Rabbi Moshè Cordovero. Rabbi Moshé Cordovero dopo
l’Arizal fu il più famoso Cabalista. Nato nel Tzefat nel 1522 all’età di vent’anni
era già esperto del Talmud e sentì la chiamata per occuparsi della Cabala. Il suo
Maestro fu Rabbi Alkabatz, Cordovero in breve tempo s’impadronì degli
insegnamenti dello “Sefer Ha Zohar”, “Libro dello Splendore”. Poiché era
insoddisfatto delle spiegazioni di questo libro ordinò di chiarire i principali
insegnamenti offerti. Così scrisse due libri: “Or Yakar” che significa “Luce
Preziosa” è un commentario colossale al Sefer Ha Zohar; “Pardes Ha Rimonim”
che significa “Il Giardino dei Melograni” testo pilastro fondamentale della
Cabala è grazie a questo libro che Cordovero deve la sua fama. In questo testo
Cordovero ha composto tutto il pensiero Cabalistico riunendo insegnamenti di
varie scuole e mostrando soprattutto l’unità essenziale di tutta la Cabala. Inoltre
riuscì a dimostrare le basi filosofiche e metafisiche di questa dottrina rendendola
accettabile e rispettabile agli occhi di tutti. Qui si trovano le spiegazioni chiare
ed esaurienti circa le Sefirot, i quattro Mondi, i Nomi di Dio, le Lettere
dell’Alef-Beit ecc., si esaminano anche le principali parole e radici della Lingua
Ebraica mostrando le loro Corrispondenze Cabalistiche.
L’Arizal
Il più grande dei Maestri di Tzefat e forse di tutto l’ultimo millennio è il Rabbi
Isacco Luria 1534-1572 noto come l’Arizal. Nacque Gerusalemme e già all’età
di otto anni era considerato un prodigio poiché aveva superato in conoscenza le
migliori menti della città e prestissimo divenne un Maestro del Talmud. Perse il
Padre in giovane età e la Madre dovette trasferirsi in Egitto, dove aveva un
fratello facoltoso. L’Arizal fu affidato alle cure del Rabbi Betzabel Anhkenazi,
grande Autorità Talmudica. A diciassette anni scoprì il “Sefer Ha Zohar”, “Il
Libro dello Splendore”, ed in seguito dedicò quindici anni della sua vita ad una
profonda meditazione sulle sue pagine. Passò due anni di questo periodo in
isolamento in una capanna vicino al Nilo, ogni venerdì sera andava a trovare la
moglie e i figli per festeggiare insieme con loro il Santo Shabat per poi tornare
nella sua capanna la domenica mattina. Si dice che sui brani più difficili e
complicati del Sefer Ha Zohar, l’Arizal si soffermasse a meditare per intere
settimane. Alla fine di questo periodo l’Arizal sentì la chiamata a recarsi in
Israele, vi giunse nell’estate del 1570 in questo luogo nascose le sue qualità ma
poiché dopo poche settimane il Ramaq passò a miglior vita Arizal cominciò a
insegnarle pubblicamente. La sua opera si svolse con un’intensità incredibile, in
meno di due anni egli rivelò un vastissimo sistema di pensiero cabalistico che
sarebbe diventato la base di ogni sviluppo successivo e che accompagnerà fino
alla venuta del Messia. Il suo discepolo principale fu Rabbi Haim Vital, che poi
gli si riconobbe il merito di mettere per iscritto tutto il sistema del Maestro in un
insieme di volumi noti come “Le Otto Porte”. L’Arizal morì il 25 Luglio 1572
all’età di 38 anni, tuttavia meritò di fare in quel breve periodo ciò che altri non
riuscirono a fare in molte vite. Egli fu considerato Santo in tutto e per tutto anche
le testimonianze di chi lo conobbe, sia intimamente sia alla lontana, concordano
nell’affermare che era più simile a un Angelo che a un essere umano. I suoi
poteri soprannaturali li manifestava raramente e solo ed esclusivamente per
aiutare le persone. Sapeva leggere il passato e il futuro di chiunque, ma
soprattutto era particolarmente bravo nell’individuare quale fosse il compito
terreno che la persona era venuta a svolgere. Oltre a possedere un intelletto
sovraumano dimostrava un carattere mite e gentile, non conosceva né rabbia né
emozioni negative. L’Arizal fu un vero mistico e anche i suoi insegnamenti nella
Preghiera e nella Meditazione erano altrettanto intensi, si pensi che anche le
scuole successive di Cabala presero degli spunti dai suoi insegnamenti.
Il periodo moderno
Dopo il grande Arizal inizia l’età moderna della Cabala. Arizal ha lasciato
un’eredità di sistema di studio e meditazione efficace, ma profondo e complesso,
e la sua interpretazione e impiego richiedono molto tempo. Con le dovute
modifiche e aggiornamenti la Cabala dell’Arizal ci accompagnerà fino alla
venuta del Messia. Si deve necessariamente notare che la bontà di un Maestro si
vede dall’influenza che ha sui suoi allievi, dalla fertilità e continuità dei suoi
insegnamenti. Dopo il grande Arizal in luoghi e periodi storici diversi sono
emerse quattro distinte correnti di Sapienza Cabalistica: Rabbi Chaim Moshé
Luzzato, Ramchal; Rabbi Eliau Gaon de Vilna, Gra;.Rabbi Israel Baal Tov,
Basht; Rabbi Shalom Mizrachi Sharabi, Rashash. Ognuno di loro è stato
capostipite di una scuola che tuttora continua a essere rappresentata. I Maestri
sopra citati pur non essendo più in questo mondo sono i veri Padri Spirituali di
migliaia e migliaia di discepoli della nostra generazione che continuano ad
approfondire ed espandere gli insegnamenti ricevuti. Ora vado ad approfondire
la storia dei Maestri:
• Rabbi Chaim Moshé Luzzato, Ramchal. Nacque a Padova nel 1707 e.c.
(calendario Ebraico) da una delle più antiche, importanti e rispettabili famiglie
dell’Ebraismo italiano. Fin da bambino mostrò delle qualità geniali e imparò
facilmente la Tanach, il Talmud, la Midrash e tutta la letteratura dell’Halakhah
oltre alle lingue e alla letteratura classica. Aveva una notevole conoscenza della
cultura italiana del suo tempo, era un uomo dai vasti orizzonti, dotato di uno
spirito e una tolleranza fuori del comune. Nella cultura non Ebraica il suo
interesse rimase solo nella letteratura, inoltre scrisse varie opere poetiche e
teatrali in lingua italiana. Presto incontrò Maestri adatti che lo iniziarono ai
misteri della Cabala, ed egli stesso radunò intorno a se un cerchio di amici e di
studiosi che incominciarono a occuparsi di esoterismo. A 20 anni ebbe una forte
esperienza mistica nella quale gli si rivelò un Maggid, Entità Angelica Divina,
che gli rivelò i segreti della mistica. In seguito le visite soprannaturali si fecero
sempre più frequenti, tanto che prese nota di tutto quanto, gli era detto. Questi
furono i suoi primi scritti cabalistici, a quel punto il suo gruppo si trasformò in
una cerchia intima, tanto da sollevare dei sospetti negli altri Rabbini a causa
dalla sua eccitazione ed entusiasmo. Ramchal fu criticato pubblicamente e fu
costretto a sconfessare i suoi scritti più mistici e a sospendere lo studio e
l’insegnamento della Cabala. Per fuggire a queste limitazioni lasciò l’Italia per la
Germania ma nemmeno là trovò più tolleranza. Si dice che la maggior parte dei
diari, dove custodiva gli insegnamenti trasmessagli dal Maggid siano stati
distrutti dai suoi nemici. Giunse poi ad Amsterdam, dove fu finalmente lasciato
tranquillo. Nel 1743 partì per la terra d’Israele con la sua famiglia, attirato
dall’alone di Santità che essa possedeva, ma sopratutto dalla speranza di potere
riprendere gli insegnamenti della Cabala, ma purtroppo a causa di epidemia morì
come pure i suoi cari. Dopo degli anni Rabbi Eliau Gaon di Vilna affermò che se
Rabbi Chaim Moshé Luzzato fosse stato vivo ai suoi tempi sarebbe andato anche
a piedi dalla sua città che è Vilna in Lituania vicino al Mar Baltico fino a Padova
pur di potere incontrarlo. Uno dei punti principali di Rabbi Chaim Moshé
Luzzato era di rilevare l’importanza degli studi esoterici che costituiscono il
culmine della sapienza finale.
• Rabbi Eliau Gaon de Vilna, Gaon. È un personaggio di estrema importanza
nella storia dell’Ebraismo, l’unico a meritare di essere chiamato Gaon che
significa “Eccellente”. Il suo nome completo era Eliahu bel Slomo Zalman e
nacque nel 1720 in una famiglia di ricca tradizione Rabbinica e fin da bambino
Eliau mostrò di essere degno dei suoi antenati. All’età di sei anni e mezzo fece
un’omelia nella Sinagoga di Vilna, capitale della Lituania, rispondendo con
grande acume alle domande dei Rabbini, in seguito pur recandosi da vari Maestri
studiò soprattutto da solo. Oltre al Talmud e all’Halakha il Gaon di Vilna si
occupò di Cabala anche della sua parte pratica già dall’età minore al punto che
ancora prima di compiere tredici anni si mise a costruire un Golem, il famoso
essere di carne e ossa ma privo di anima. La figura di Golem è stata elevata a
mito dalla letteratura e non ha bisogno di presentazioni, secondo la tradizione
per costruirne uno occorre essere esperti Maestri dei segreti contenuti nel “Libro
della Formazione” e il Rabbi Eliahu di Vilna coltivò una predilezione per questo
testo, infatti, scrisse quello che a tutt’oggi è il miglior commento esistente. Prima
però di avere completato il Golem affermò: “mentre stavo facendolo,
un’immagine apparse sopra di me, e smisi di farlo, poiché certamente Dio me lo
vuole impedire”. I suoi studi durarono tutta la vita e compresero anche delle
scienze secolari quali: astronomia, geometria, algebra, geografia e queste gli
permisero di comprendere meglio le leggi del Talmud ed anche i segreti della
Cabala. Anche dopo il matrimonio, che avvenne a circa 18 anni, aveva
l’abitudine di passare lunghi periodi in solitudine immerso giorno e notte negli
studi. Poi affrontò parecchi viaggi per visitare le varie comunità Ebraiche della
Polonia e della Germania, scelse poi come residenza la città di Vilna in Lituania
una delle capitali per la vita Ebraica, dove rimase fino alla fine nel 1797. Il suo
sostentamento economico derivava in parte dall’eredità di famiglia ma anche la
comunità di Vilna che gli passava una quota settimanale, che grazie alla sua
istruzione diventò sempre più alta fino a diventare uno stipendio più alto di
quello percepito dal Rabbino che ricopriva la carica più importante di tutta la
città, cioè “il capo del Tribunale”. La fama della sua eccezionale sapienza si
sparse in tutta l’Europa Ebraica e divenne la guida accettata della sua
generazione, ciò nonostante la sua modestia personale era estrema e non ricercò
mai un vantaggio per se stesso o per la propria famiglia. Uno dei suoi discepoli
prediletti Israel di Shkov affermò che Gaon aveva una diligenza integerrima
nello studiare fino a sembrare sovraumana, infatti, di giorno chiudeva le persiane
studiando al lume di candela per evitare distrazioni, mentre d’inverno studiava in
una stanza non riscaldata e per evitare la sonnolenza metteva i piedi in una
bacinella d’acqua, il figlio di Gaon disse che non dormiva più di due ore il
giorno e mai più per mezzora di fila. All’età di quarant’anni cominciò a
insegnare a un ristretto gruppo, scelto tra i migliori degli studiosi e dei Rabbini,
tra loro c’era Chaim di Volozhin, che divenne il suo discepolo preferito e al
quale gli si devono molte informazioni sulla vita del Maestro. In quel periodo
Gaon era quasi inavvicinabile se non ai pochi discepoli della sua cerchia
ristretta.
• Rabbi Israel Ba’al Tov, Basht. Israel Ba’al Shem Tov nacque nel 1698 in Okup
una piccola cittadina della Podolia, Russia Occidentale da genitori maturi. La
sua data di nascita ha un profondo significato mistico, perché si dice fosse lo
stesso giorno in cui Davide peccò con Betsabea, questo fa ritenere che il Ba’al
Shem Tov sia quell’anima giunta a rettificare il peccato modello di Israele. Si
nota che anche in quel caso la causa principale fu la fretta, Davide e Betsabea,
infatti, erano una coppia perfetta di anime gemelle e si appartenevano
reciprocamente in modo totale ma Davide non seppe aspettare il momento giusto
per perfezionare l’unione e la sua fretta creò un difetto nel rapporto che fu
eliminato solo con la nascita del Ba’al Shem Tov. La famiglia di origine di Ba’al
Shem Tov era semplice e povera ed il Padre in età avanzata mancò mentre Israel
era ancora piccolo, ma aveva già fatto a tempo a dare al figlio un insegnamento
che lui avrebbe tenuto sempre presente, questo: “Non avere mai paura di niente,
temi solo Hashem”. L’infanzia e la giovinezza del Ba’al Shem Tov passò in un
ambiente estremamente umile e ciò contribuì a gettare in lui le basi di
quell’amore completo per l’Ebreo povero e incolto che avrebbe caratterizzato
tutto il suo operato successivo. Dapprima lavorò come Maestro di bambini, poi
come custode in una Sinagoga, in seguito si recò nelle montagne dei Carpazi e
aiutava la moglie a condurre una locanda nella foresta. Fin dalla sua giovinezza
Ba’al Shem Tov si era unito a un gruppo di Nistarim, i nascosti, un gruppo di
mistici conoscitori dei segreti della Cabala che mascheravano la loro vera
identità e le loro conoscenze dietro sembianze di persone semplici e incolte. Di
solito essi conducevano vite itineranti si riunivano e studiavano in segreto, fu per
merito di queste persone che la Sapienza Cabalistica fu tramandata dopo alcuni
tragici fatti. Ben presto Baal Sham Tov divenne un leader dei Nistarim. Lo scopo
primario di questo gruppo era di soccorrere, sia spiritualmente sia in concreto,
gli Ebrei con cui venivano in contatto. Infatti, quelli erano anni bui e difficili per
gli Ebrei dell’Europa Orientale, erano oppressi da una grande povertà inoltre
vivevano nel terrore delle persecuzioni che le popolazioni locali, nel loro
incessante fanatismo religioso di stampo cristiano, periodicamente scatenavano
contro intere comunità di Ebrei indifesi. Anche all’interno del mondo ebraico i
conoscitori e i Saggi si avvolsero dentro il loro sapere dopo i fatti negativi, ma il
Ba’al Shem Tov intuì il bisogno di rivelare insegnamenti capaci di riscaldare il
cuore delle masse e capaci di abbreviare la crescente distanza che li divideva
dagli studiosi. Fu questo lo scopo di Nistarim e furono proprio questi gruppi che
divennero le basi del futuro movimento Chasidico. Fino all’età di 36 anni il
Ba’al Shem Tov mantenne segreta la sua identità e i suoi poteri al punto che
perfino il fratello della moglie che era un noto Rabbino lo considerava un incolto
sempliciotto. Il numero 36 ha a che fare con il nascondersi dalla luce. Secondo la
tradizione il giorno stesso del suo trentaseiesimo compleanno il Ba’al Sham Tov
si rivelò, così cominciò un periodo di 26 anni dedicato alla diffusione degli
insegnamenti di ciò che sarebbe diventato il Chasidismo, importantissimo
movimento che risvegliò e improntò vitalità alla vita dell’Ebraismo. Questo tipo
di percorso non fu facile tanto che in breve tempo il movimento si trovò ad
affrontare notevoli incomprensioni e sospetti. Il Ba’al Shem Tov era dotato di
naturali poteri soprannaturali e doni profetici, riusciva a leggere nel pensiero di
chi gli stava davanti percepiva quale fosse il problema più nascosto delle
persone, aveva doti di grande Taumaturgo e poteva operare guarigioni anche a
distanza. Egli era esperto in due poteri particolari: Uno è il così detto “salto di
strada” cioè gli era possibile compiere in poche ore un tragitto di giorni; l’altro
era di compiere le “salite dell’anima” nel quale poteva proiettare la sua anima
fuori dal corpo e farla ascendere lungo i gradini dei Mondi Spirituali, giungendo
in luoghi ove quasi nessun essere umano ancora in vita è mai giunto. I Maestri
del Chasidismo sulla scia dell’esempio del Ba’al Shem Tov diedero una nuova
interpretazione ai segreti della Cabala capendone le loro implicazioni
psicologiche ma soprattutto di quale cibo dovesse essere nutrita l’anima e il
fisico dei loro contemporanei.
• Rabbi Shalom Mizrachi Sharabi, Rashash. Nacque in un antico quartiere
ebraico della città di Ta’izz nel 1720 e morì a Gerusalemme nel 1777. Si trasferì
a Eretz Israel poiché a quel tempo era sotto il controllo dell’Impero Ottomano
perché aveva fatto un voto e quindi lo doveva realizzare. Nel percorso si fermò
in India, Baghdad e Damasco e proprio a Damasco fu coinvolto in un dibattito
legale sulla misura minima di Matzah di cui ci si poteva nutrire durante il Seder
di Pesach (festività Ebraica della Pasqua che dura otto giorni e ricorda la
liberazione del popolo Israelita dall’Egitto e il suo esodo nella Terra Promessa)
In Israele era stimato dai Rabbini locali e frequentemente citato nei loro libri.
Appartenne a una Scuola di Yeshivah Bet El con altri dodici Mekubalim di
congregazioni Sefardite e Yemenite. Rimase presso quella scuola diventandone il
Rettore fino all’ultimo. Era un devoto sostenitore degli insegnamenti di Rabbi
Isaac Luria uno dei principali innovatori della Cabala Lurianica. La tradizione
collega la sua partenza dall’Yemen a un miracolo che accadde dopo che una
ricca donna araba/mussulmana cercò di sedurlo. A Bet El dapprima lavorò come
inserviente nascondendo la sua cultura, ma quando la conoscenza della Cabala
casualmente fu scoperta divenne subito membro del circolo Cabalistico. La
leggenda narra che gli apparve il Profeta Elia e i maggiori Cabalisti credono sia
stata la reincarnazione dell’Arizal. Per la sua grande padronanza delle opere
cabalistiche gli scrissero delle lodi. Si dice che a tutt’oggi continuino a pregare
presso la sua tomba sul Monte degli Olivi nell’anniversario della sua morte. Fu
uno dei primi commentatori delle opere di Isaac Luria e il suo “Siddur HaKavvanot” è tutt’ora un libro di Preghiere principale dei Cabalisti. Tra i suoi
scritti troviamo “Nahar Shalom” dove risponde a 70 domande dei Rabbini di
comando di Tunisi che erano le principali autorità del XVIII Secolo. Commentò
alcune tradizioni degli Ebrei yemeniti “Minhagei Rashash” composta di molti
volumi che a tutt’oggi sono consultati per prendere delle decisioni giuridiche in
merito alle festività ebraiche, i matrimoni e i servizi liturgici dello Shabbat.
Il Chasidismo dopo il Ba’al Shem Tov
Il Chasidismo¹ è la più fertile delle quattro scuole che traggono la loro origine
spirituale dall’opera del grande Arizal, questo conferma quanto tale movimento
sia degno di portare il proprio nome. Già una o due generazioni dopo il Ba’al
Shem Tov il movimento aveva assunto proporzioni molto vaste, pur
differenziandosi in una serie di scuole quanto mai diverse e particolari sebbene
tutte fedeli alla comune radice e spirito. Il successore del Ba’al Shem Tov, fu il
Rabbi Dov Ber di Mezerich, l’impronta che egli diede al movimento rivelò
subito la sua diversità nei confronti delle caratteristiche iniziali. Mentre il Ba’al
Shem Tov viaggiava da comunità a comunità, il Rabbi Dove Ber di Mezerich,
Maggid, dirigeva vari gruppi di discepoli nella sua sede di Mezerich, il
movimento era molto affermato e i discepoli e gli ammiratori vi accorrevano in
ogni parte di Russia e Polonia, un altro motivo era relativo alla sua salute non
buona con una infermità alla gamba che gli rendeva difficile viaggiare. Il
Maggid era un grande studioso con doti squisite di Maestro e Insegnante. Il
modo con cui rivelava ai suoi discepoli il segreto del Chasidismo e della Cabala
era aperto e comprensibile e non passava attraverso parabole e racconti. Mentre
il Ba’al Shem Tov, aveva messo l’accento sul legame d’amore che unisce Israele
con Dio e Israele con la Torah, il Maggid guidava i Chasidim alla comprensione
intellettuale di tale legame d’amore. Il Ba’al Shem Tov, impartiva i suoi
insegnamenti sotto forma di brevi e intensi lampi di idee illuminanti, di pensieri
seminali; mentre il Maggid si preoccupava di indagare all’interno delle premesse
del suo Maestro, esternandole nei dettagli latenti, inoltre sviluppandole e
sistemandole.
I successori del Maggid di Mezerich
Sotto la guida del Maggid, il Chasidismo crebbe da movimento Regionale a
Internazionale, estendendosi in ogni parte d’Europa, conquistando aderenti e
sostenitori in tutte le comunità, grandi o piccole, importanti o meno che fossero.
Maestri di fama rinomata si aggregarono al Chasidismo, facendo confluire in
esso i loro doni di Sapienza. Fu così che, al tempo della scomparsa del Maggid,
il nucleo dirigente del Chasidismo era costituito da diverse dozzine di Maestri e
Rabbini tutti di grande levatura, ognuno della quale fondò in seguito una sua
Scuola, pur rimanendo nell’ambito dei principi generali del Chasidismo.
Il Chasidismo Chabad
Il fondatore è stato Rabbi Shneur Zalman di Lyadi, noto anche come l’Alter
Rebbe. Nato in una località della Russia centrale si guadagnò subito la fama di
bambino prodigio. All’età di 12 anni aveva già piena maestria della Sapienza
Talmudica e Halakica². In seguito per continuare gli studi in un ambiente adatto
alle sue capacità prese in esame le due migliori opzioni possibili. I due più
grandi centri di sapere Rabbinico erano la scuola di Vilna, dove viveva il grande
Rabbi Eliahu e il centro di Mezerich, la comunità Chasidica condotta dal
Maggid, il rabbi Dov Baer. L’Alter Rebbe scelse quest’ultimo poiché nelle sue
stesse parole: “mi ero già trovato immerso nello studio delle discipline
Talmudiche ma dovevo ancora imparare la disciplina della preghiera”. Recatosi a
Mezerich fece un’impressione positiva al Maggid che lo mise a studiare con il
proprio figlio Avraham soprannominato Malakh, l’Angelo. L’Alter Rebbe
spiegava a questi la parte rivelata della Torah e il figlio del Maggid gli spiegava
quella esoterica. All’età di 25 anni Rabbi Shneur Zalman ricevette l’incarico dal
Maggid di fare un’edizione critica del Shulkhan Arukh, il codice delle regole
religiose dell’Ebraismo. Ne uscì un lavoro quanto mai importante, che sanciva la
piena legalità del Chasidismo allora accusato dai benpensanti di esser un
movimento al di fuori dell’ortodossia. Ma il libro per il quale Rabbi Zalman
sarebbe diventato famoso è il “Tania” un testo che unisce profondi concetti
cabalistici a considerazioni di carattere etico e pedagogico, da molti considerato
il testo chiave del Chasidismo. Il Tania segna l’inizio del movimento Chabad,
nome che deriva dalle iniziali delle tre Sefirot Superiori dell’Albero della Vita:
Bina nel Pilastro di Sinistra, l’Intelligenza; Da’at nel Pilastro Centrale, la
Conoscenza; Chokma nel Pilastro di Destra, la Sapienza. Si tratta dei tre cervelli
dell’Albero della Vita e con questo il Chasidismo Chabad dichiarava
apertamente la sua vocazione più intellettuale, di studio profondo e riflessivo nei
confronti di quello che era il filone originale del Chasidismo del Ba’al Shem
Tov. Il movimento Chabad, è noto anche con il nome di Lubavitch, che significa
“città dell’amore”, dato a un villaggio che fu costruito da un gruppo di
Chasidim, in un angolo della foresta russa. Chabad è oggi il più importante e
numeroso dei gruppi chasidici. Oggi i Lubavitch sono presenti in tutto il mondo
ovunque vi siano comunità Ebraiche, grandi o piccole, religiose o assimilate che
siano. Hanno assunto un’opera educatrice senza rivali, fondando scuole per ogni
età e provenienza, centri comunitari ecc. Grazie alla loro instancabile attività
migliaia e migliaia di Ebrei si sono ravvicinati alla religione, riscoprendo
l’estrema ricchezza della Tradizione Ebraica, la gioia dell’osservanza dei precetti
e dello studio della Torah, sia nel suo aspetto rivelato sia in quello segreto. Con il
tempo una terribile e dolorosa diatriba divise il mondo Religioso Ebraico in due
blocchi: i Chasidim da una parte e dall’altra i Mitnagdim. Il termine Mitnaged
significa letteralmente “oppositore” e designa quel tipo di Ebreo che si sentì
offeso dai nuovi modi di vita preposti dai Chasidim e che decise di combatterlo
in ogni modo. È pur vero che da parte di qualche Chasidim, spinto forse da un
eccesso di entusiasmo per l’esperienza che stava vivendo, ci furono alcuni
atteggiamenti esagerati e provocanti ma si trattò di casi marginali. Tuttavia
quanto più il Chasidismo cresceva tanto più sviluppava la reazione che vi si
opponeva, finché questa trovò un leader di tutto rispetto nientemeno che Gaon di
Vilna che arrivò al punto da firmare una scomunica contro l’intero mondo
Chasidico. A quei tempi la scomunica, cui si ricorreva raramente, consisteva in
una lettera o serie di lettere inviate ai capi Religiosi delle Comunità più influenti
dove si spiegavano le ragioni, inoltre, si chiedeva di non avere rapporti di sorta
con quelle persone. Se la stessa era applicata, aveva una forza disastrosa perché
isolava completamente chi ne era oggetto, ma la sua attuazione è lasciata
unicamente al discernimento dei singoli, e non poteva venire imposta in nessun
modo. La scomunica contro il Movimento, provocò solamente una serie
interminabile di diatribe, ma in ultima analisi lo rafforzò. Diversi Cabalisti, che
si sentono sopra le parti, come pure alcuni tra gli stessi Chasidim, si sono chiesti
quale possa essere stato il significato profondo di un tale evento, che non getta
certo una bella luce sulle relazioni tra gli Ebrei, che invece dovrebbero essere di
esempio al mondo, di come un popolo possa essere unito nel rispetto delle
differenze reciproche, secondo il modello delle dodici Tribù.
Rabbi Nechman di Breslov
È uno dei più grandi Maestri Chasidici di tutti i tempi e i suoi insegnamenti
assunsero una forma così particolare che anche senza conoscerlo il quadro
generale del Chasidismo non poteva essere più completo. La vita di Rabbi
Nachman fu breve e piena di eventi drammatici, ma qualunque cosa gli
succedesse servì unicamente a rafforzare la sua già incommensurabile fede di
Dio. Egli era un pronipote dello stesso Ba’al Shem Tov il fondatore del
Chasidismo. La madre di Rabbi Nachman, era figlia di Edel, l’unica figlia di
Ba’al Shem Tov. Il nome Edel contiene numerosi segreti, poiché è la
permutazione di uno dei Nomi Santi di Dio, in Ebraico ciò significa “farò
nascere, darò vita” e viene considerato come il Nome della capacità di “farò
nascere un nuovo livello di consapevolezza”. Rabbi Nachman nacque il 4 Aprile
1772. Fin da piccolo fu attratto da particolari vie di contemplazione e
meditazione mistica, che praticava in solitudine nei boschi e sulle montagne a
guisa del suo famoso bisnonno. Sposatosi in età molto giovane, abitudine di quel
periodo, Rabbi Nachman date le sue virtù umane e spirituali, non ebbe difficoltà
a radunare intorno a se un folto numero di discepoli. Gli unici problemi gli
venivano dal movimento degli oppositori, Mitnagdim, e perfino da alcuni
Maestri Chasidici, forse gelosi dello sviluppo rapidissimo che il suo gruppo di
fedeli assumeva attirando a se anche anziani e quotati Rabbini. Molti dei suoi
cambiamenti di sede furono proprio dovuti al fatto che Rabbi Nachman rifuggiva
le diatribe e gli scontri andandosene piuttosto che causare invidia e inimicizia. A
causa di questi suoi spostamenti contrasse la tubercolosi, la malattia che causò la
sua morte prematura. Poco tempo prima gli era morta anche la moglie e un figlio
in tenera età, Rabbi Nachman morì il 16 Ottobre 1810 a 38 anni. Furono tuttavia
anni intensi e pieni forse quanto intere vite. All’età di 18 anni Rabbi Nachman
aveva testimoniato di se stesso di essere già arrivato al livello del Santo
Bisnonno ma a causa della sua estrema modestia non fu motivo di orgoglio. In
modo simile a quanto era già successo per il Santo Arizal, anch’egli mancato a
38 anni, l’opera di Rabbi Nachman fu registrata e pubblicata dal suo più fedele
discepolo Rabbi Natan. Essa è composta di tre elementi principali: Il primo libro
è Liktei Moharan una collezione dei suoi più importanti insegnamenti, poi
un’opera in diversi volumi Likutei Halakhot dove il Maestro spiega il significato
interiore cabalistico delle regole della Halakhà, è un’opera preziosissima che dà
un infinito respiro mistico all’altrimenti stretto e difficile mondo della Halakhà,
infine i versi racconti e leggende che Rabbi Nachman raccontò in varie
occasioni, uno degli elementi centrali del suo insegnamento, tratto tipicamente
Chasidico, è l’insistenza sul bisogno di essere sempre contenti, di non lasciarsi
mai abbattere, di non avere mai paura. Rabbi Nachman spiega che l’unico vero
peccato è la tristezza e lo scoraggiamento, l’espressione è la radice di ogni
peccato successivo, poiché convince il soggetto a non essere capace di
allontanarsi dalla falsa strada, di non essere capace di fare altro che errori, di non
meritare nulla se non disgrazie e punizioni. Rabbi Nachman e i suoi discepoli
ponevano l’enfasi soprattutto nella preghiera come via per elevare la coscienza,
insieme alle emozioni sino al trono di Dio. Un’altra particolarità di Rabbi
Nachman fu di insegnare tramite racconti dall’aspetto fiabesco e mitico quali re,
principesse, castelli etc. Rabbi Nachman aveva una vocazione particolare
nell’avvicinare e nel comunicare con gli Ebrei di Haskalà, l’illuminato Ebraico,
che stava prendendo piede in Europa in quegli anni. Essi furono condannati con
veemenza da parte del Rabbinato ufficiale e benpensante. I Maskilim, illuministi,
furono gli iniziatori del laicismo Ebraico e sostenevano il diritto di frequentare le
scuole e le università degli stati in cui vivevano e il diritto di seguire valori
molto più vicini a quelli dei popoli gentili loro vicini e contemporanei. Tutto
questo portava a un notevole indebolimento o alla stessa scomparsa della pratica
Religiosa Ebraica, l’osservanza delle mitzvot, questo segnò anche l’inizio del
doloroso fenomeno dell’assimilazione. Vi erano dunque motivi più che
sufficienti per preoccupare il mondo Ebraico ortodosso. Rabbi Nachman però
vedeva molto più in là dei suoi contemporanei scorgeva nelle anime dei
Maskilim, gli intellettuali, un’ansia di conoscenza e di progresso che se pur la
valida vita di osservanza religiosa non riusciva a soddisfare, scorgeva in essi
anche dei potenziali “Ba’al Teshuvah” cioè “Maestri del Ritorno” che sarebbero
ritornati dall’Ebraismo con i loro tesori delle conoscenze prese dall’ambito
mondano nel quale si erano trattenuti a lungo per rettificare i principi esoterici
della Torah. Rabbi Nachman irradiava simpatia e interesse umano anche verso il
più assimilato degli Ebrei e stabiliva subito un canale di contatto tramite il quale
ogni forma di benedizione e insegnamento poteva passare, il suo esempio è
tutt’oggi centrale nel comportamento dei Chasidim Breslov, questi sono tra i più
esperti e tolleranti degli Ebrei ortodossi e nei loro ranghi vi sono numerosi
“Maestri del Ritorno”.
Il periodo attuale
La Cabala nel luogo dove è concentrata la massima parte dei Maestri di oggi è
indubbiamente Israele, in particolare Gerusalemme, dove si trovano numerosi
Cabalisti, sia di fama pubblica e rinomata, sia persone il cui studio e
insegnamento si svolge soprattutto in segreto. Si dice che uno dei più grandi
Maestri oggi sia Rabbi Yitzakh Ginzburg dai cui insegnamenti si sono ispirati in
molti. Esso è in grado di trasmettere il modo sul come affrontare lo studio, e su
come approfondire un determinato soggetto. Egli vive a Kfar Chabad, un grosso
villaggio abitato esclusivamente da Chasidim Lubavitch. Ha pubblicato molti
libri in Ebraico il più noto dei quali è “Sod Ha-Shem le-ir’eav” una vasta
trattazione dei riferimenti e delle corrispondenze tra le lettere del Nome di Dio e
diversi concetti biblici. I suoi insegnamenti pur essendo basati sul Chasidismo
Chabad più integerrimo, s’integrano un mucchio di altri elementi tratti
direttamente da Abulafia, dall’Arizal, da Rabbi Nacham e da ogni altra fonte
possibile della Sapienza Esoterica Ebraica. È anche un esperto matematico
sempre al corrente delle ultime scoperte, sia nel campo della matematica sia
della fisica, ed è dotato di una capacità unica di collegare tutto questo con le
conoscenze della Cabala. Uno degli altri Maestri è Rabbi Mordekhai Sheinberger
che vive nella città vecchia e che segue il Sistema Cabalistico di Rabbi Ashalag,
famoso per avere tradotto il Sefer Ha Zohar in Ebraico. Un altro insegnante di
rilievo è Rabbi Ghedalia Fleer anch’egli dimorante nel quartiere Ebraico della
Gerusalemme vecchia. Le sue lezioni sono tutte in inglese e sono adatte a chi ha
cominciato da poco. Il Rabbi del Muro Yehuda MeirGetz, da lezioni soltanto a
pochi, ben selezionati discepoli e per giunta nel mezzo della notte e dopo avere
fatto il mikvè, bagno purificatore, in pieno accordo con gli antichi sistemi,
anch’egli segue la struttura di Rashash. Tra gli esponenti della scuola di Gaon di
Vilna, ricordiamo il Rabbi Fisher, un famoso giudice di un Tribunale Rabbinico,
che in privato studia in profondità la Cabala. Tuttavia Rabbi Fisher non fa spesso
sfoggio del suo sapere ed è molto difficile essere ammessi alle sue lezioni
private. Ci sono infine altri Maestri di vario calibro, che insegnano in forma in
parte privata. Anche a Tzfat, la città che era stata la culla della Cabala Lurianica
c’è qualcuno che sta ridando lustro alla tradizione. Qui e là in tutto Israele si
trovano Maestri esperti dotati di poteri taumaturgici dai quali si reca un grande
numero di persone a cercare aiuto spirituale e materiale, ma essi non danno
insegnamenti nel sistema sistematico e intellettuale del termine. All’estero,
l’altro grande centro di spiritualità è indubbiamente New York, dove esiste la
massima concentrazione, di Ebrei in una singola città, che si sia verificata nella
storia.