100 REGOLE PER MOTIVARE TE STESSO, di Steve Chandler (4° parte)

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TRUCCHETTI PER EVADERE DAL RICHIAMO TECNOLOGICO DELLE SIRENE VIRTUALI (cellulari, i-phone, internet, i-pad, etc…)

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Nel precedente articolo (–> QUI) ho parlato dei rischi causati dall’eccessiva esposizione a internet/facebook…

Ora invece vediamo come difenderci e resistere alla tentazione/dipendenza causata dalla sempre più massiccia e invasiva presenza tecnologica…

Riporto alcune piccole strategie e rapide indicazioni che potete mettere in atto in qualunque momento della giornata al fine di spezzare il condizionamento (incantesimo) delle odierne tecnologie:

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100 REGOLE PER MOTIVARE TE STESSO, di Steve Chandler (3° parte)

41 – PORTA A TERMINE LE TUE AZIONI
Vuoi sapere da dove proviene la maggior parte della fatica e degli sforzi?
Non viene generata dall’eccessivo lavoro, bensì Continua a leggere 100 REGOLE PER MOTIVARE TE STESSO, di Steve Chandler (3° parte)

RICETTA DEL BUON UMORE

 

Prendete un bicchiere di Gioia

Una tazza di Buona Volontà

Cinque cucchiai di Entusiasmo

Quattro fette di Semplicità

Uno spicchio di Prudenza

Un pizzico di Risate

Due etti di Fiducia

Una foglia di quella rara pianta chiamata Umiltà

Un’abbondante dose di Amore

Un gambo di Serenità

Condite il tutto con un po’ di Fede

Amalgamate con Tenerezza, Gentilezza e Comprensione

Versate in uno stampo di Pazienza

Lasciate cuocere con i raggi del sole

E servite con gustosissimo Sorriso!

 

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Lo Chef consiglia almeno un piatto al giorno

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Rupert spira

“La prima cosa che sappiamo con assoluta certezza è che esistiamo. […]

Il senso di essere è la nostra esperienza più intima, diretta e familiare. […] In altre parole, essere presenti è una qualità intrinseca al nostro sé. […] Il nostro essere, il nostro essere presenti, è evidente in questo preciso istante. […] Se qualcuno ci chiedesse: «Sei presente?», forse ci prenderemmo un attimo di tempo e poi risponderemmo: «Sì». In questa pausa entriamo in contatto con l’esperienza più intima e più diretta di noi stessi, ed è da questa esperienza che proviene la certezza della nostra risposta. […] È la nostra esperienza più intima e diretta il fatto che ‘io’ sono non solo presente, ma anche consapevole. Per questo motivo il nostro sé è anche definito consapevolezza, ovvero presenza consapevole. […] Dimenticare il fatto che siamo è ciò che sta dietro a tutti i nostri pensieri, sensazioni, azioni e relazioni […]. Ma cos’è che dimentica il semplice fatto di essere, che dimentica la consapevolezza consapevole di se stessa? Ovviamente non è il nostro essere, perché questa conoscenza non è qualcosa che facciamo: è ciò che siamo. È il pensiero che oscura, apparentemente, questa semplice conoscenza e ci fa credere che il nostro essere sia qualcosa di diverso dalla presenza consapevole. […] La prima caratteristica che attribuiamo al sé, al semplice sapere di essere, è l’idea che il nostro essere risieda nel corpo-mente, sia costituito dal corpo-mente e limitato al corpo-mente. Lo consideriamo interno al nostro corpo-mente, mentre tutto il resto è all’esterno. Questa è la credenza di fondo responsabile del presupposto alla base di tutta la nostra cultura: la divisione dell’esperienza in due parti. Da una parte un soggetto interno, separato, il sé che percepisce e conosce, e dall’altra un oggetto esterno, anch’esso separato, che viene percepito e conosciuto. […] Il nostro sé essenziale è la presenza consapevole, sempre presente, che conosce pensieri, sensazioni, immagini, ricordi, emozioni e percezioni, ma che non è niente di tutto questo. Perciò è definibile come ‘vuoto’, […] ma in realtà piena di presenza e consapevolezza. […] Lo spazio non oppone nessuna resistenza agli oggetti che contiene o alle attività che vi si svolgono, perché in esso non c’è alcun meccanismo di resistenza o di rifiuto. […] Il sé […] è un vuoto e aperto ‘sì’ a tutto ciò che si manifesta. […] Il sé è quindi intrinsecamente pace, una pace che non dipende da nulla di ciò che si manifesta. Assiste a qualunque agitazione, […] e questa assenza di resistenza o di agitazione è l’esperienza della pace. […] Se riconosciamo la vera pace che è il sé, presente in tutte le situazioni, allora il corpo, la mente e il mondo ne saranno profondamente influenzati e sempre più permeati, iniziando così a risplendere della pace della nostra vera natura”.

Tratto dal testo: “La presenza consapevole”, di Rupert Spira

La continua ricerca della felicità …

Cos’è ciò che chiamiamo amore? “La felicità è l’assenza di resistenza e di insoddisfazione, cioè lo stato naturale del sé, non qualcosa di diverso dal nostro essere. La felicità è ciò che siamo. Se non interviene il pensiero, la presenza consapevole, che è il vero sé, non oppone mai nessuna resistenza alla situazione in atto, perché è profondamente fuso con essa. Dice sì a tutto ciò che si manifesta; o meglio, il fatto che una cosa si manifesta significa che la presenza ha già detto sì. Questo ‘sì’ è la felicità, perché non conosce resistenza e non desidera cambiare la situazione in atto. Questa felicità è presente in tutte le situazioni, è lo stato naturale dell’esperienza che precede il pensiero, che fa resistenza o che desidera il cambiamento […]. La felicità, come la pace, è intrinseca al sé, anzi, è il sé. […] È sempre presente al nucleo di tutte le esperienze, benché apparentemente velata da queste ultime […]. Il motivo per cui non la notiamo è che spesso rifiutiamo l’esperienza in atto e cerchiamo di sostituirla con un’altra migliore. […] Il desiderio di felicità che caratterizza gran parte delle nostre azioni è, in realtà, il desiderio di assaporare la felicità sempre presente nella nostra vera natura, ma temporaneamente velata dal rifiuto della situazione attuale, dal rifiuto del questo e dell’adesso. La continua ricerca della felicità […] nega la felicità presente in questo momento nel nostro essere, ci condanna a continuare in eterno questa ricerca […]. L’esperienza dell’assenza di separazione tra il sé e ciò che viene percepito, è ciò che chiamiamo amore. In genere concepiamo l’amore come la vicinanza e l’intimità del rapporto tra due persone, dove è invece la condizione naturale di tutti i rapporti e tutte le esperienze. L’amore non è selettivo, solo il pensiero lo è. L’amore è comprensione, profondamente sentita, che l’esperienza non è fatta di due cose separate […]. È la scomparsa di questa apparente dualità, o meglio, la comprensione profonda che tale separazione non è mai esistita e che è stata semplicemente sovrapposta dal pensiero sulla vera natura dell’esperienza. Liberata da questa erronea visione, ogni esperienza si rivela essere amore, un amore che è tutto ciò che abbiamo sempre conosciuto. […] Se […] osserviamo da vicino e con sincerità i nostri pensieri e azioni, vediamo che sono quasi tutti orientati a ottenere pace, felicità e amore, ma attraverso la manipolazione delle situazioni e la ricerca di oggetti o rapporti futuri. Proprio questa proiezione in un immaginario futuro vela la pace, la felicità e l’amore già presenti al cuore di ogni esperienza attuale. […] Il presente è il sé. Noi non siamo presenti adesso, noi siamo l’adesso. […] Il vero e unico sé è intrinsecamente libero da motivazioni, scopi o programmi, ma è ciò […] a cui si dirigono. […] Possiamo definire l’illuminazione l’assenza di opposizione a ciò che è, la totale intimità con tutto ciò che avviene […]. Non è necessario, né possibile, ‘praticare’ per essere il sé: siamo già presenza consapevole, un tutt’uno con ogni esperienza. […] Per anni ci siamo esercitati a essere un io separato e interno al corpo-mente, ripetendo continuamente questa parte e trasformandola in una seconda natura, per conto della quale pensiamo, agiamo e ci mettiamo in rapporto con le cose. Ma questo io separato era solo un prodotto dell’immaginazione; era il pensiero. […] Non esiste nessun soggetto diverso dall’esperienza, che possa conoscerla rimanendone a distanza. L’esperienza è la massima intimità […]. L’esperienza non è divisa in un conoscitore e un conosciuto: c’è soltanto il puro fare esperienza. Io, la presenza consapevole e l’esperienza siamo una sola e identica cosa. […] I problemi […] sono relativi soltanto all’io separato, immaginato dal pensiero. È il pensiero che divide l’esperienza in ‘me’ e ‘non me’ […]. Se non c’è questa divisione immaginaria dell’esperienza, c’è l’intimità dell’esperienza del vedere, udire, toccare, pensare, sentire e così via”.

Tratto da: “La presenza consapevole”, di Rupert Spira Fonte del Post: http://www.lameditazionecomevia.it/spira2.htm

Libri di R. Spira

Rupert Spira, (Londra, 1960) è autore e conferenziere internazionale.

Intraprende molto presto una ricerca spirituale nell’ambito dell’advaita vedanta.

Verso la fine degli anni ’70 conosce Krishnamurti, in occasione di alcuni incontri tenuti a Brockwood Park, ma è solo dopo vent’anni di studio e pratica della meditazione che incontra il suo maestro, Francis Lucille.

In dodici anni di insegnamento diretto, Lucille lo conduce a completare la ricerca intrapresa.

Oggi Spira, ceramista noto a livello internazionale, vive a Oxford con la moglie e un figlio, e conduce incontri e ritiri in tutto il mondo.

La presenza consapevole. L’esperienza diretta della nostra vera natura.

Sin da piccoli scopriamo che ottenere l’oggetto dei nostri desideri sembra apportare un senso di felicità. Ma dopo un po’ di tempo, pur possedendo ancora l’oggetto desiderato, la felicità svanisce. Basterebbe un tale fatto per capire che essa non dipende dagli oggetti o dai rapporti personali. Ma noi non facciamo altro che abbandonare l’oggetto di un tempo e sostituirlo con un altro, ripetendo il ciclo nel vano tentativo di assicurarci felicità e amore. Alcuni iniziano a percorrere altre strade spostando l’attenzione sulla spiritualità. La ricerca spirituale ci porta a scoprire dimensioni nuove e mira a ottenere stati mentali più che oggetti mondani o relazioni, ma poi si scopre che anche gli stati mentali non danno nient’altro che barlumi di pace. Un tale fallimento coincide talvolta con un periodo di crisi, in cui si comprende che quanto desideriamo veramente non si può trovare in alcuno stato corporeo o mentale né in nessuna circostanza terrena. Comincia allora un’indagine profonda sulla natura di noi stessi e sulla felicità, e questo libro ne indica ampiamente i percorsi e le scoperte, che tuttavia ognuno deve compiere per sé. Il nucleo profondo di noi stessi, la presenza consapevole, non è limitato alla nostra persona o alla nostra mente, ma è per sua natura libero, appagato e in pace. Nel riconoscimento diretto della propria vera natura si scopre di essere un tutt’uno con l’universo e l’amore si rivela la base di ogni nostra esperienza.

Il mondo esterno appare infinito, inesauribile, ma interrogandolo si giunge alla conclusione che a essere infinita e inesauribile è la coscienza. E a quel punto che lo sguardo si rivolge verso l’interno e la cornice materialista, causa di gran parte dell’infelicità provata dagli individui, comincia lentamente a sfaldarsi. Ciò che appariva come ineluttabile verità, cioè la separazione fra mente e materia e il dominio della materia sulla mente, con il portato di sofferenza che generava, non provoca più alcun turbamento. Al paradigma dominante se ne sostituisce uno nuovo, frutto di una rivoluzione interiore che tocca il fondamento della conoscenza di se stessi, da cui ogni altra conoscenza deriva. Rupert Spira conduce il lettore alla scoperta dell’antico modello della ‘coscienza come realtà unica’, solida base per l’esplorazione del Sé, e lo fa con una riflessione ad ampio spettro che prende in esame la natura della mente, la consapevolezza, l’indagine sul sé e il ricordo di sé. Un percorso che consente di mettere a fuoco la coscienza e liberarla dalle catene della dualità. Inserendosi nella tradizione dell’Advaita Vedànta, l’autore declina il concetto di ‘filosofia perenne’, una conoscenza fondamentale che trascende il tempo e lo spazio poiché la natura di tutti gli esseri umani è sostanzialmente la stessa, e va al di là dei condizionamenti culturali, religiosi o ideologici. Ogni cultura ha rivestito questa filosofia di specifiche caratteristiche, ma il suo messaggio originale è rimasto inalterato, ed è essenziale per l’umanità tutta. L’intento del volume è quello di far comprendere la non dualità al di fuori dello spazio angusto del dogma e di renderla accessibile a coloro che cercano conoscenza, pace e pienezza.