Officina Alkemica: L’alchimia come via per la felicità incondizionata (Idee, concetti chiave)

Idee principali del libro di S. Brizzi

Cosa cercavano gli alchimisti?

Vinca dunque la perseveranza, perché, se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre. Tutte le cose preziose son poste nel difficile. Stretta e spinosa è la via de la beatitudine; gran cosa forse ne promette il

Giordano Bruno, La cena de le Dialogo II

 

In questo testo ci occuperemo dell’Alchimia che fa capo alla Tradizione Ermetica, i cui testi di riferimento sono il Corpus Hermeticum e l’Asclepius. È l’Arte Regale come è stata trasmessa all’interno della vena esoterica ebraico-cristiano-islamica. Non tratteremo quindi di Alchimia indù o cinese. Sono convinto che anche tali insegnamenti rivestano un’importanza capitale in materia di trasformazione interiore, ma sono al contempo consapevole – e l’esperienza me lo ha confermato – che all’interno delle dottrine spirituali che più ci appartengono per cultura e formazione mentale, si possano rinvenire tutte le indicazioni necessarie a mettere in atto profondi processi trasmutativi in noi stessi.

 

Negli ultimi decenni, a causa della diffusione di una certa visione anestetica del concetto di Nuova Era, che ha portato alla cosiddetta ‘spiritualità da supermercato’, sembra sia divenuto indispensabile praticare hata yoga o meditazione zen per poter giungere a Dio e alla serenità interiore.

Ciò è falso.

 

Tutte le indicazioni di carattere sia metafisico che pratico, capaci di aiutare l’essere umano a percorrere un cammino di crescita spirituale, sono già contenute nella Tradizione esoterica occidentale: Ermetismo, Orfismo, le scuole di Pitagora, Parmenide, Platone e Plotino.

 

Detto in altre parole, se vogliamo evolvere spiritualmente non è necessario che acquistiamo un biglietto per Bombay! Non è certo ponendoci al servizio di un guru – il quale spesso viene considerato tale dai suoi discepoli solo in virtù del fatto che si è lasciato crescere barba e capelli e non si lava da qualche mese – che otteniamo la sicurezza di aver intrapreso un sentiero iniziatico.

 

L’Alchimia percorre trasversalmente l’esoterismo cristiano – i Rosa+Croce, la Massoneria – l’esoterismo ebraico – la Kabbalah – e quello islamico – il Sufismo – tutti strettamente legati fra loro quanto a scopi e metodi per ottenerli.

 

Risulta di un certo interesse notare come le stesse religioni che su un piano più esteriore (exoterico) si combattono strenuamente, sul piano esoterico si avvalgono di insegnamenti occulti comuni, capaci di condurre l’essere umano ai medesimi traguardi.

 

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Djabir Ibn Hayyan (Geber) [VIII sec.], Avicenna [980–1037], Alberto Magno [1193–1280], Tommaso d’Aquino [1225–1274], Raimondo Lullo [1235–1316], Nicolas Flamel [1330–1418], Pico della Mirandola [1463–1494], Cornelio Agrippa [1486–1535], Paracelso [1493–1541], John Dee [1527–1608], Giordano Bruno [1548–1600], Francis Bacon [1561–1626], Robert Fludd [1574–1637], Jacob Bohme [1575–1624], Robert Boyle [1626–1691], Isaac Newton [1642–1727], Conte di Saint–Germain [1698– ?], Alessandro Conte di Cagliostro [1743–1795], Georges Gurdjieff [1866–1949], Douglas Baker [1925]… sono solo alcuni fra i nomi più noti dell’Alchimia.

 

Cosa cercavano centinaia di alchimisti, che nel corso dei secoli hanno dedicato la loro vita all’Opera? Perché studiosi e scienziati di tale intelligenza si sarebbero applicati tenacemente in un lavoro così lungo e meticoloso, che richiede costante impegno quotidiano, se non fossero stati guidati dalla ferma convinzione di poter ottenere qualcosa di indicibilmente prezioso?

 

Non inseguivano certo una ricchezza materiale – che tutti sappiamo quanto sia soggetta alle circostanze esterne – ma un genere di appagamento eterno e incondizionato, uno stato di felicità non più legato alla situazione materiale: la liberazione finale.

 

L’oro ci può essere rubato, la casa può andare distrutta e lo stesso corpo può morire, ma c’è uno stato di coscienza colmo di beatitudine che una volta raggiunto non ci può essere tolto, nemmeno con l’estinzione del corpo. Gli alchimisti chiamarono questo stato interiore il Lapis Philosophorum, la Pietra dei Filosofi.

 

Guardiamoci dentro: cosa cerchiamo in realtà tutti noi? Un numero con tante cifre sul conto in banca, o la sicurezza e la tranquillità che derivano dal possederlo?

Noi cerchiamo la felicità, il benessere incondizionato, e questa ricerca muove tutte le nostre azioni. Il problema è che fino a quando penseremo che tale benessere può essere raggiunto cambiando le condizioni esterne… esso ci sfuggirà all’infinito; camminerà sempre un passo davanti a noi.

 

È indispensabile capire che un abbondante conto in banca e la tranquillità che origina in noi dal sapere di averlo, sono due elementi separati: possiamo avere la seconda, pur in assenza del primo!

Nel momento in cui riusciamo a riprodurre in noi quella stessa tranquillità interiore – la certezza incrollabile che avremo sempre il denaro che ci serve – non è più necessario che ci affanniamo ad accumulare soldi sul conto in banca.

 

Con questo non intendo dire che non saremo più interessati al denaro o che troveremo inutile continuare a lavorare, ma solo che la nostra attenzione sarà rivolta a modificare uno stato di coscienza, anziché concentrarci nel tentativo di cambiare l’aspetto materiale. Il risultato sarà che le condizioni esterne si adegueranno a questo nuovo stato di serenità interiore.

 

Allo stesso modo, il fatto di aver generato una situazione di perenne innamoramento dentro di noi, non renderà inutile il nostro partner! Non sto certo affermando che, nel momento in cui avremo realizzato un amore costante e incondizionato per il genere umano, non avremo più bisogno di un compagno. Al contrario… l’altro resterà sempre essenziale nel farci scoprire nuove forme di questo amore.

 

Quando entriamo nel Regno, ci accorgiamo che la gioia dell’innamoramento è slegata dalla presenza di un particolare partner o dal verificarsi di una certa situazione esterna. Tuttavia, questo amore viene glorificato ed esaltato attraverso mille nuove sfumature, proprio grazie ai diversi rapporti che stabiliamo con l’amato, i figli, i colleghi di lavoro…

 

Vi sto dicendo che è possibile muoversi nel mondo con la tranquillità interiore di un ricco petroliere, pur non possedendo il suo denaro.

Vi sto dicendo che è possibile agire quotidianamente nella serenità e nella gioia, anche dopo aver saputo che il nostro partner si è innamorato di un’altra persona.

Vi sto dicendo che ci si può sentire potenti e invincibili pur non possedendo armi e non avendo studiato arti marziali.

 

Questo è rivoluzionario!

 

È un ribaltamento del comune modo di considerare la realtà!

 

Questo è ciò che gli alchimisti cercavano!

 

Per giungere a tale traguardo non è necessario sottoporsi a un lavaggio del cervello, né partecipare a corsi incentrati sul pensare positivo o sul rafforzamento dell’autostima. Questi sono metodi che mirano a farci accettare come bello ciò che in verità, nel profondo di noi stessi, continuiamo a ritenere brutto.

 

Possiamo autoipnotizzarci fino a crederci ricchi anche se siamo poveri, oppure possiamo acquisire lo stato di coscienza della «ricchezza» e sentirci ricchi a tutti gli effetti. La quantità di soldi che avremo a disposizione giorno per giorno sarà solo la conseguenza di questo nostro sentirci ricchi, e non la causa.

 

L’Alchimia ci dice che, per vivere una vita piena di serenità e soddisfazioni, è sufficiente percepire la realtà oltre l’illusione. Basta entrare nel Regno dei Cieli e vedere con i propri occhi. L’alchimista vuole scoprire cosa si nasconde dietro l’allucinazione dei sensi e delle emozioni… per approdare alla Verità.

 

Ma già sopraggiunge alle mie orecchie, puntuale, la fatidica domanda: “Forse posso anche riuscire a sentirmi ricco, nonostante il mio conto in banca sia prosciugato, ma ciò non toglie che io continui a non avere il denaro sufficiente per far vivere una vita decorosa alla mia famiglia.”

 

Questo problema deriva dall’aver confuso la causa con l’effetto.

CAUSA ED EFFETTO

 

Sappiate che questa Scienza è più facile di qualsiasi altra cosa – ma i nomi e i regimi la rendono oscura: giacché gli ignoranti prendono le nostre parole senza capirci. E sappiate che chiunque ha quest’Arte, è ormai di là da povertà, miseria, tribolazione e malattia

Turba Philosophorum

 

Noi non siamo ricchi perché abbiamo tanti soldi, ma abbiamo tanti soldi perché siamo Pensare il contrario rappresenta una ‘sodomia logica’.

 

“I soldi non danno la felicità” non è solo un modo di dire, ma una vera e propria regola del mondo spirituale. Quel genere di felicità che può essere ottenuta vincendo alla lotteria è effimera e transitoria: quando perderemo quei soldi perderemo anche la relativa felicità, e, a causa di leggi karmiche inesorabili, soffriremo con la stessa intensità con cui abbiamo esultato in precedenza.

 

Per questo motivo dobbiamo arrivare a produrre in noi il Lapis Philosophorum, cioè uno stato di gioia incondizionato, un tesoro interno. Questo ci farà essere come re Mida: tutto ciò con cui la nostra coscienza entrerà in contatto si trasformerà in Oro/gioia.

 

Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo

Mt 6,19–21

 

Di norma pensiamo che ci sentiremo ricchi quando avremo vinto l’intero ‘Potere Temporale della Chiesa’ alla lotteria; vivremo felici quando incontreremo la persona giusta per noi; ci rilasseremo quando finalmente saremo riusciti a cambiare lavoro; ci sentiremo appagati quando avremo ottenuto una certa fama; saremo più sereni quando quel parente o quell’amico prenderà la decisione di fare quella cosa a cui tanto teniamo…

Niente di più sbagliato!

 

Quando avremo raggiunto un determinato traguardo, ci renderemo presto conto che la vera felicità non è ancora venuta a trovarci. Ma, a quel punto, invece di cominciare a cambiare qualcosa dentro noi stessi, ci porremo l’ennesimo successivo traguardo, pensando che, quando approderemo a quello… allora sì che finalmente avremo ottenuto la felicità!

 

Per esempio, spesso diciamo: “Se i fatti non si fossero svolti in quel modo, adesso non soffrirei così!” oppure “Se non avessi vissuto un’infanzia disagiata, adesso non avrei questi problemi!”

 

Queste frasi firmano la nostra condanna all’infelicità; per il semplice motivo che i fatti ormai si sono svolti in quel modo e la nostra infanzia è stata quella che è stata.

L’unica speranza che ci rimane, a questo punto, è di trovare una gioia indipendente dagli eventi esterni, siano essi passati, presenti o futuri.

 

“Se avessi più soldi, potrei permettermi una casa più grande… e sarei finalmente felice.”

“Se trovassi un compagno di vita… sarei finalmente felice.”

“Se non fossi così timido, o aggressivo, o maldestro… sarei finalmente felice.”

 

C’è sempre qualcosa che non va nella nostra vita. Un diffuso senso di insoddisfazione che ci segue come un’ombra. Qualcosa che ancora manca affinché possiamo finalmente affermare di stare vivendo un’esistenza perfetta, capace di donarci la felicità. C’è sempre un elemento che ci separa dalla perfezione… e quindi dalla gioia di vivere.

Deleghiamo la nostra gioia al verificarsi di eventi esterni.

 

Fortunatamente, la causa della nostra felicità non deriva dall’esterno.

 

Noi possiamo essere felici qui-e-ora, senza alcuna motivazione esteriore. Possiamo essere gioiosi, in quanto abbiamo fatto della gioia il nostro stato di coscienza abituale. Questo però non può essere il risultato di un’imposizione mentale, bensì solo la conseguenza della naturale percezione della

 

Se ci sentiamo ricchi interiormente, questa nostra ricchezza si rifletterà nella situazione esterna. Ciò non vuol dire che quando realizzeremo uno stato di ricchezza interiore, i soldi cominceranno a piovere su di noi. In effetti, anche questo può accadere (in Alchimia di cose strane ne accadono spesso!)… ma può anche non accadere!

 

Una cosa invece è certa: avremo i soldi che ci servono per vivere in maniera decorosa e per attuare tutti i nostri progetti. In ogni caso, il denaro non costituirà più un problema; non occuperà più i nostri pensieri.

Semplicemente… quando ci servirà, avremo il necessario.

 

Chi si sente ricco assume un atteggiamento di «ricchezza». Tale ricchezza è indipendente dalla quantità di denaro posseduto; ne è la dimostrazione il fatto che la maggior parte delle persone che possiedono tanti soldi, continua a sentirsi povera e vive un costante senso di insoddisfazione, siano esse rock star o rampolli di famiglie coinvolte nell’alta finanza.

 

L’immagine del miliardario felice e spensierato che si gode la vita, è solo una leggenda metropolitana, costruita e alimentata dai mass media affinché l’uomo medio(cre) possa continuare a credere che ‘qualcuno ce l’ha fatta’ e avere così un obbiettivo illusorio cui tendere. Il meccanismo produzione/consumo può alimentarsi solo se tutti confidiamo nel miraggio che chi ha più soldi di noi è anche più felice.

 

La ricchezza interiore non è un concetto astratto. È la soluzione CONCRETA a ogni nostro problema legato ai soldi. Gli autentici alchimisti miravano a ‘trasmutare il Piombo in Oro’ – cioè a trasformare radicalmente se stessi – proprio per ottenere questo genere di ricchezza INESAURIBILE.

 

Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la

Mt 13,45–46

 

Pensiamo che proveremo amore solamente quando incontreremo una certa persona: la ‘persona giusta per noi’, secondo l’espressione più comune. Ebbene, stiamo di nuovo confondendo la causa con l’effetto. È solo quando saremo pieni d’amore interiormente, che l’amore degli altri pioverà su di noi.

 

Crediamo che ci sentiremo potenti quando avremo raggiunto una certa posizione nella società. Invece è proprio quando avremo sviluppato la «potenza interiore» – conseguenza del riuscire a percepire la nostra immortalità – che potremo svolgere un ruolo di una certa rilevanza per la nazione o per il pianeta.

 

L’innamoramento, la ricchezza, la potenza, la sicurezza… sono qualità che possono essere sviluppate attraverso un percorso alchemico, evitando così di continuare a elemosinarle da persone e circostanze esterne a noi. Come conseguenza, la realtà che ci circonda non potrà che riflettere i nostri mutamenti interiori.

 

Qui sta la vera chiave per il cambiamento del mondo.

 

Si potrebbe tentare di creare una società migliore… versando litri di LSD negli acquedotti municipali delle principali città del pianeta! Sembra, però, che la messa in atto del progetto risulti eccessivamente dispendiosa!

 

Non potendo produrre con la forza il cambiamento di miliardi di persone, dobbiamo allora prendere in considerazione l’ipotesi di poter trasformare noi stessi. Il risultato potrebbe sorprenderci: l’Universo ‘risponde’ ai nostri cambiamenti interiori.

 

Cerchiamo ora di capire perché il mondo che ci si presenta tutti i giorni è solamente un nostro riflesso e per quale strano motivo ciò che ci accade è indissolubilmente legato ai nostri stati d’animo.

NOI CREIAMO LA NOSTRA REALTÀ

 

Nella fisica atomica lo scienziato non può assumere il ruolo di osservatore distaccato e obbiettivo, ma viene coinvolto nel mondo che osserva fino al punto di influire sulle proprietà degli oggetti

Fritjof Capra, Il Tao della fisica

 

La misurazione cambia lo stato dell’elettrone. Dopo, l’universo non sarà mai più lo stesso. Per descrivere ciò che è accaduto, bisogna eliminare la vecchia parola ‘osservatore’ e sostituirla con il nuovo termine ‘partecipatore’. In un certo qual modo, l’universo è un universo

John Wheeler, fisico

 

Ciò che sto per dire non è frutto di speculazioni mistico/spirituali, bensì di ragionamenti filosofici rigorosi, avvalorati da risultati scientifici ottenuti nel corso della prima metà del’ 900, grazie al lavoro di molti fisici quantistici: Niels Bohr, John Wheeler ed Erwin Schrödinger su tutti.

 

Noi creiamo la nostra realtà.

 

Una zanzara, attraverso i suoi piccoli sensi, percepisce un universo completamente differente dal nostro, sia per quanto riguarda le forme che i colori. Se vivessimo nel suo mondo, probabilmente non lo riconosceremmo mai come lo stesso che possiamo osservare voi ed io. Anche la sua percezione dello spazio-tempo è inimmaginabile per noi. Eppure questa sua realtà non è meno veritiera della nostra.

 

Se il mondo degli insetti non vi è familiare, sappiate che ogni specie animale percepisce l’universo in maniera differente. I cani e i gatti, per esempio, hanno una capacità molto bassa di distinguere i colori; per loro i colori come ce li rappresentiamo noi non esistono.

 

Gli studiosi moderni – che utilizzano l’intelletto come io utilizzo la mia appendice – dopo aver constatato queste abissali discrepanze nelle capacità percettive delle varie specie, affermano, con innocente inettitudine, che noi esseri umani vediamo la realtà come veramente è, mentre la zanzara ne ha una visione limitata e alterata a causa dei suoi sensi meno sviluppati rispetto ai nostri!

 

La loro ventosa area cerebrale non viene nemmeno sfiorata dall’idea che la realtà della zanzara possegga pari diritto della nostra, e che quindi nessuno ha la capacità di vedere le cose oggettivamente – cioè come esse sono in verità, indipendentemente da chi le osserva – perché ogni specie crea una realtà diversa a seconda della struttura fisica attraverso cui percepisce il mondo, e, per quella specie, la sua realtà è l’unica Realtà possibile.

 

Noi esseri umani siamo egocentricamente convinti che la realtà costituita dalle forme e dai colori che siamo in grado di percepire attraverso il nostro cervello… non sia interamente costruita da noi, ma rappresenti qualcosa di oggettivo, cioè di esistente in un mondo ‘là fuori’, e pensiamo che la zanzara colga in maniera limitata questa stessa realtà… la quale resta comunque oggettiva!

 

Crediamo, ad esempio, che gli alberi esistano oggettivamente nella forma in cui li vediamo noi, e che una zanzara o un bruco non li vedano allo stesso modo, solo in quanto non possiedono i nostri stessi organi. Accettiamo quindi il fatto che gli alberi possano venire percepiti in maniera diversa dalle diverse specie viventi, ma rimaniamo abbarbicati all’idea che l’albero come lo vediamo noi debba esistere comunque oggettivamente, al di là di chi lo percepisce.

 

Non riusciamo ad ammettere che ‘là fuori’ non c’è nessun albero che esiste di per cioè al di là del nostro apparato di percezione.

 

Ognuno dei differenti esseri della natura crea un mondo diverso a seconda dello strumento che utilizza per guardare. Il cervello umano, così come quello di qualunque altra specie, si limita a interpretare delle onde/particelle – dell’energia – creando le forme tridimensionali e i colori che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Attraverso il nostro apparato psicofisico creiamo una bolla di realtà nella quale trascorriamo tutta la vita… dormendo placidamente all’interno di essa.

 

Per stupefacente che ciò possa sembrarvi, vi dirò che la caratteristica principale dell’essere di un uomo moderno, e ciò spiega tutto ciò che gli manca, è il sonno. L’uomo moderno vive nel sonno; nato nel sonno, egli muore nel

G.I. Gurdjieff, Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto

 

Percepiamo le forme, i colori e i suoni in maniera unica – diversa da quella di ogni altro essere umano – poiché scrutiamo la realtà attraverso un cervello che è diverso da quello di chiunque altro. Pensiamo di vivere nello stesso mondo solo perché con il linguaggio approssimiamo grossolanamente le nostre sensazioni: se per noi un certo colore è rosso, e, confrontandoci con gli altri, capiamo che è più o meno rosso anche per loro, crediamo che quel colore esista oggettivamente e resti sempre uguale, indipendentemente dai diversi cervelli che lo percepiscono.

 

Ma il bello deve ancora venire. Mentre, per quanto concerne i sensi fisici, si può raggiungere un accordo e vivere insieme agli altri condividendo una realtà pressoché uguale, per quanto riguarda gli aspetti intellettuali ed emotivi, le differenze fra i singoli uomini si fanno evidenti. Risulta piuttosto chiaro che dormiamo dentro personali bolle emotive e bolle mentali così diverse da produrre mondi talvolta anche molto distanti fra loro.

 

Non siamo mai svegli alla misteriosa Realtà Unica che sottostà alle differenti interpretazioni. Non a caso tutte le tradizioni esoteriche parlano proprio della necessità per l’essere umano di risvegliarsi alla Realtà. Completare un percorso alchemico significa infatti realizzare l’Uno onnipervadente che dimora alla base delle nostre personali proiezioni.

 

◊◊◊

 

Ciò che per uno è bello, per un altro è brutto; ciò che a uno sembra giusto, a un’altro pare invece sbagliato; una situazione piacevole per qualcuno, è invece fastidiosa per chi gli sta accanto. Se di fronte a un bambino che strilla, un uomo si irrita mentre un altro invece s’intenerisce, questo non è forse il segno che stanno vivendo in mondi completamente differenti, e quindi tengono, a causa di ciò, comportamenti opposti? Tutte le incomprensioni e i fraintendimenti non nascono forse dal fatto che ognuno di noi parla e ascolta secondo i canoni interpretativi del suo mondo privato?

 

Qualcuno dice che la vita è una continua lotta, qualcun altro che la vita è noiosa, altri ancora sono pronti a giurare che la vita sia solo sacrificio e sofferenza… Il problema non risiede nella presenza di queste diverse interpretazioni, che sono tutte legittime, ma nel fatto che ognuno possiede l’infantile convinzione di stare vedendo una realtà che è così

 

Per esempio, quando interpretiamo l’esistenza come un’incessante lotta per sopravvivere, siamo sicuri di stare esprimendo una verità che è indipendente da noi. Secondo questa convinzione, se noi morissimo, la vita resterebbe comunque una grande lotta per la sopravvivenza, perché è così in se Non ci sfiora nemmeno il dubbio di stare ‘colorando’ la realtà con la nostra personale sfumatura.

 

Attraverso i nostri sensi, le nostre emozioni e i nostri pensieri ci inventiamo un mondo di sogno che è strettamente personale; esso è simile a quello degli altri solo nella misura in cui i nostri sensi, le emozioni che proviamo e i nostri modi di pensare sono simili a quelli di tutti gli altri.

 

L’Universo che ci circonda è una realtà pazzo-temporale, dove, proprio come nella mente di un pazzo, non ci sono punti di riferimento chiari e oggettivi: tutto ciò che vediamo è unicamente una proiezione tridimensionale della nostra particolare struttura psicofisica. In pratica, proiettiamo all’esterno sempre solo noi stessi. Ciò vale sia per l’aspetto fisico, che per quello emotivo e mentale. Ognuno di noi dorme nella sua bolla di realtà e si crea un mondo onirico personale, che rispecchia le sue emozioni interiori e i suoi modi di pensare.

 

Se il mondo esterno è una nostra proiezione, allora trasformando noi stessi deve essere possibile modificare l’ambiente che ci circonda. Se soffriamo è solo perché i nostri vecchi condizionamenti inconsci ci costringono a riprodurre sempre la stessa realtà di sofferenza. Lavorando al nostro interno – ambula ab intra (= muoviti dall’interno) dicono gli insegnamenti alchemici – possiamo cambiare gli eventi esterni.

 

Che la coscienza può agire sulla materia è ormai accertato anche dalla scienza ufficiale. Citerò a tal proposito gli esperimenti con i cristalli d’acqua condotti dal dottor Masaru Emoto, un medico ricercatore giapponese. Nel suo libro ‘I messaggi dall’acqua’ vengono presentate interessanti fotografie di cristalli che si formano nell’acqua quando questa viene sottoposta a differenti stimoli esterni.

 

Nel corso di questi test, l’acqua esposta alla musica classica formava cristalli più belli e ordinati rispetto a quelli risultanti dall’esposizione a musica heavy metal. Lo stesso dicasi per l’acqua alla quale era stata dedicata una preghiera. Poi Emoto ha incollato ad alcune bottiglie piene d’acqua delle etichette che esprimevano emozioni. L’acqua contenuta nelle bottiglie con l’etichetta ‘Amore’ creava cristalli con forme geometriche molto belle, mentre l’acqua contenuta in bottiglie con etichette che esprimevano odio o sofferenza dava vita a cristalli dalle forme brutte e disarmoniche.

 

Quest’ultimo risultato indica che la sola idea, anche quando non viene espressa verbalmente attraverso un suono, agisce sulla materia circostante.

 

Esistono anche gli esperimenti del dottor Dean Radin, uno psicologo direttore del Consciousness Research Laboratory alla University of Nevada, autore di ‘The Conscious Universe: The Scientific Truth of Psychic Phenomena’. I suoi studi dimostrano la capacità del pensiero di influenzare i risultati di un generatore casuale di 1 e (un apparecchio elettronico che svolge un lavoro equivalente al lancio di una moneta!). Durante gli esperimenti, se una persona si concentrava sull’1, dal generatore casuale uscivano effettivamente più 1, con risultati statisticamente inequivocabili!

 

Se i pensieri possono influenzare l’acqua o il funzionamento di un apparecchio elettronico… allora possono agire anche su tutto il resto.

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