Entra nel cerchio di ZeRo e lasciati dolcemente azzerare

Nel cerchio dello Zero non potrà mai accaderti nulla!

Rimani in questo cerchio e lascia che Zero annulli qualsiasi pensiero.

Lascia che lo Zero spazzi via qualunque illusione, neutralizzi qualsiasi paura, demolisca qualunque condizionamento,  disfi qualunque castello di sabbia mentale.

Nel cerchio dello Zero non c’è nulla da fare.
Tutto viene immediatamente fatto e disfatto.

Metti piede nel Campo Zero. In questo spazio vengono assolte tutte le tue colpe, i peccati, le trasgressioni, le minchiate che credi di aver fatto.

Non uscire da quello spazio aconcettuale, silenzioso, pacifico.

Appena esci da lì, ecco il caos, il samsara, le irrefrenabili tendenze involutive. Nel notare l’enorme contrasto tra lo spazio aconcettuale e il caos concettuale, verrai sempre più attratto dal cerchio Zero.

Quando metti piede nel cerchio dello Zero, vieni risucchiato in un magico buco nero che divora qualsiasi attaccamento. Strappa la paura dal cuore e la getta nel dimenticatoio.

Quindi perché aspettare?

Svelto!

Salta in questa condizione interiore, adesso.

Prendi questa decisione, una volta per tutte. E cerca di uscire il meno possibile da lì dentro.

Ma attenzione!

Lì dentro non guadagni nulla di speciale, non diventi un individuo migliore. Nel cerchio dello Zero perdi tutto, ma in compenso non hai più bisogno di niente.

Paradossalmente in quello spazio vuoto, privo di attaccamenti emotivi, i desideri vengono magicamente appagati senza neppure che tu lo desidera. Se esci da quella condizione, per rincorre le vecchie illusioni, sarai costretto a correre invano, disperarti come l’uomo comune, e quindi soffrire inutilmente – come al solito.

Lascia che la tua mente venga dolcemente domata, frenata, placata e infine annullata.

Lascia che il tuo io venga spazzato via.

Lascia che il condizionamento mentale venga azzerato.

L’azzeramento è già cominciato nel momento stesso in cui hai cominciato a intrattenere questa possibilità e hai lasciato che questi messaggi entrassero nel tuo sistema cognitivo.

Quando verrai assimilato dallo Zero, il tuo senso dell’io verrà disperso nello spazio, la tua mente verrà dissolta nell’etere.

Non resistere.

La resistenza è inutile.

 

P.S.

La brutta notizia è che l’azzeramento è irreversibile. Una volta che inizia non c’è modo di arrestarlo.

La bella notizia è che se non opponi inutili resistenze, il processo sarà rapido e indolore.

Garantito da ZeRo.

LIBRI DEL RISVEGLIO

NESSUNO PUÒ FARTI STAR MALE SENZA IL TUO PERMESSO – Breve corso di autodifesa emotiva – Consigli di Paolo Borzacchiello

Rapidi consigli tratti dal libro “Nessuno può farti star male senza il tuo permesso” di Paolo Borzacchiello ed Elisa Sednaoui

«Quando qualcuno ti offende o ti critica, tu fissalo e digli: “Sì, e…?”».

“Mi stai dicendo che dovrei prendermi in giro meglio di come lo fanno i miei compagni?”

“Dico che se lo fai tu, se tu sei capace e riesci a prenderti in giro, nessuno poi avrà potere su di te. Magari qualcuno lo farà lo stesso, ma non potrà dire nulla che tu non abbia già detto, e dirlo meglio. Se impari a prenderti in giro, togli agli altri il potere di farlo.”

Questo è il vero successo: fare qualcosa che pensavi non avresti mai avuto il coraggio di fare, a prescindere dal risultato.

i problemi più grandi si risolvono un passo alla volta, un pezzo alla volta, un giorno alla volta. Spesso è proprio il fatto che non ti rendi conto che ogni cosa può essere divisa in pezzi più piccoli che ti fa venire l’ansia: quando capisci che tutto ciò che ti capita può essere ridotto in pezzi più piccoli, inizi a stare meglio.

Quando scopri che riesci a sopravvivere a una cosa che pensavi impossibile, allora capisci che puoi sopravvivere a tutto.

Per poterti permettere di stare davvero da solo, devi prima saper stare bene con tutti, altrimenti stare da solo non è una scelta, ma una fuga.

Quando avviene qualcosa che ti agita, dovresti semplicemente chiudere gli occhi, respirare profondamente e poi fare quello che devi o continuare quello che stavi facendo, anche se non è facile

Uno dei metodi più efficaci per gestire le frasi, le parole e gli eventi meno belli delle tue giornate consiste nel dare loro il giusto peso, sorvolando, se necessario.

Proprio per questo, l’esercizio consiste nel prepararti al meglio per gestire anche le situazioni meno facili a colpi di… “E quindi?”. Proprio come insegna Paolo a Elisa. Perché, ricorda, come è stato già detto più volte, sei tu a decidere quanta importanza dare alle cose che ti succedono.

Ora, stila un elenco di situazioni che in passato ti hanno messo in difficoltà e che, forse, in futuro potrebbero ricapitarti. Quelle situazioni in cui non ti sei sentito felice o che ti hanno fatto paura oppure ti hanno fatto arrabbiare.

È importante tenere con te questo elenco, sempre pronto a essere perfezionato e arricchito con nuove frasi e nuove situazioni. Più situazioni riesci a elencare, più ti sarà facile gestirle bene in futuro.

Per ognuno dei casi elencati, prepara la tua risposta: “Sì… e quindi?”, “Sì, è vero, e…?”, “Ah ah! E allora?” e così via. Preparati in anticipo, così la prossima volta ne uscirai al meglio!

Per star male ci vuole un sacco di tempo libero. Cosa significa? Che più il cervello è libero di pensare a quello che gli pare, più è probabile che pensi a cose che ti faranno star male.

La soluzione? Evitare di dargli l’opportunità di pensare alle cose che ti fanno star male. Il cervello va distratto, così si concentrerà su tutt’altro.

Per farlo ti basta pianificare. Hai capito bene: pianificare. Quel che puoi fare è pianificare i tuoi pensieri, e quindi quello che il tuo cervello penserà.

Prendi carta e penna e preparati a rispondere a questa domanda: la prossima volta che ti sentirai un po’ giù, che cosa potrai fare?

Fai un elenco di almeno 7 cose belle che puoi fare ogni volta che ne avrai bisogno e che vorrai sentirti meglio. In questo modo sarai tu a decidere che cosa far pensare al tuo cervello e lui… non farà altro che eseguire gli ordini!

A volte, per calmarti, basta restare semplicemente fermo e respirare un po’.

Dentro era tutto come al solito, eppure, allo stesso tempo sentivo che era diverso in un modo che non so spiegare.

A volte le cose non sono come sembrano. Magari sei tu a vederle in un modo particolare e magari c’è sempre un altro modo per vederle.

 

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Quante cazzate vi siete bevuti? Quante storie avete accettato senza battere ciglio?

La quantità di informazioni che abbiamo accettato senza battere ciglio è allarmante, e ancora più allarmante è la quantità di pensieri insulsi da cui ci facciamo continuamente influenzare.

In questo preciso momento le cellule del vostro corpo sono influenzate da una caterva di condizionamenti che vi portate dietro da molti anni.

I vostri neuroni stanno automaticamente seguendo dei sentieri battuti molto tempo fa; li seguono in automatico come se fosse la scelta migliore, ma quei percorsi sinaptici non portano a nulla di buono. Oppure portano alle seguenti destinazioni: frustrazione, malessere, delusione, ansia, rabbia, etc.

Quelle destinazioni però non sono casuali.

Sono il risultato di ciò che il vostro cervello si è bevuto in tutti questi anni.

Sono frutto della vostra ingenuità, credulità, dabbenaggine, imprudenza, immaturità, avventatezza, imbecillità, ottusità, stoltezza, scemenza.

Quelle afflizioni sono il risultato del vostro ingenuo beneplacito (o del vostro pene flaccido).

In parole povere, vi siete bevuti (e continuate a bervi) troppe puttanate.

Quante cazzate volete bervi ancora?

Quante notizie state accettando senza battere ciglio?

Quanti presunti fatti considerate come dati di fatto?

Cosa state dando (stupidamente) per scontato?

Date un’occhiata al vostro inventario di credenze perché lì dentro c’è un mucchio di sofferenza.

Il vostro dolore, la frustrazione, il malessere che sentite sono direttamente collegati a quell’insieme di false conoscenze – che state ignorando o che accettate acriticamente.

Liberatevi di quel mucchio di convinzioni (descrizioni, idee, aspettative, conoscenze, libri, regole, tradizioni), e vi libererete di una gran quantità di sofferenza inutile.

Azzerate il vostro finto sapere e moltiplicherete il vostro autentico benessere.

(ZeRo)

LIBRI DEL RISVEGLIO

Se il vostro ego è ferito, state evolvendo – Ranjit Maharaj

La speranza tiene in vita l’ego.

L’ego scompare quando non ci sono più speranze.

Accogliete volentieri tutto ciò che mette a disagio l’ego.

L’ego non va messo a proprio agio.

L’ego va messo a disagio,

Ma l’ignorante non accetta mai che il disagio arrivi, mentre chi comprende dice: “che mi arrivino tutti i disagi”, così l’ego scomparirà più rapidamente.

L’ego è alla ricerca di ciò che è sempre positivo per lui: “Devo essere rispettato, amato, riconosciuto…”

Quando attraverso la comprensione viene ferito, non dovreste accusare questa ferita perché l’ego è un disagio per voi; allora lasciatelo morire; se muore è meglio, è l’illusione che muore.

Se l’ego si trova a disagio, siate felici, esprimete anche esteriormente la vostra gioia perché il nemico è sta scomparendo.

L’ego è ciò che vi rende piccoli, miserabili, avidi, timorosi, bugiardi.

Questa piccolezza si sente sempre a disagio.

Basta una parola per mettere a disagio l’ego.

Il suo disagio però non vi deve riguardare.

Se il vostro ego è ferito, sappiate che state avanzando sul cammino.

Se l’ego viene di traverso sul vostro cammino, schiacciatelo.

Così tutte le limitazioni e le alienazioni spariscono dalla nostra mente.

(R. Maharaj)

LIBRI DEL RISVEGLIO

Esercizio di visualizzazione rilassante (Usa l’immaginazione per sentirti bene)

Impara a concentrare la tua attenzione su un’immagine interiore piacevole.

Per esempio, anche adesso, pensa a una cascata di acqua fresca in alta montagna.

L’hai immaginata?

Bene.

Come ti fa sentire?

È piacevole?

Continua a pensare a questa cascata e ora immagina di poterla muovere dove vuoi, nello spazio. Immagina questa cascata di acqua fresca dentro di te, in corrispondenza del tuo addome. Fresca, fluida, rigenerante.

Rilassati.

Senti la sensazione piacevole del flusso d’acqua. 

Nel frattempo regola il tuo respiro: respira lentamente. 

Ora l’acqua da fresca diventa un po’ più calda. Adesso è tiepida, e molto rilassante.

Ogni volta che ti senti un po’ agitato, puoi partire da qui, da questa cascata di acqua fresca o tiepida che ti rilassa e ti fa sentire meglio. Esercitati per qualche minuto, ogni giorno. Bastano davvero pochi minuti per evocare la sensazione rilassante. Non pensare troppo ai dettagli della visualizzazione. Una volta che la sensazione rilassante è stata percepita, hai raggiunto il tuo obiettivo.

Fai leva sul respiro lento e profondo in modo da rilassarti meglio.

All’inizio puoi prendere spunto da un filmato come il seguente.

L’ideale però sarebbe utilizzare solo la tua immaginazione, in modo da sfruttare al meglio il potere della tua mente. In tal modo fai leva sugli stimoli indotti da te e dipendi sempre meno dagli stimoli del mondo esterno. Appoggiandoti agli stimoli interni aumenti la tua autostima, la fiducia in te, la fiducia nella tua capacità di farti stare bene. Tu hai il potere di farti sentire bene o male. Perché non usare tale capacità per stare benissimo fin da subito?

Assieme o al posto dell’acqua puoi usare un altro elemento naturale. Pochi minuti di visualizzazione, dei respiri lenti e profondi, e poi continua pure la tua giornata.

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Meditare è lasciarsi in pace (e smetterla di farsi del male…)

Riflessioni sulla meditazione di Fabrice Midal

Ci torturiamo al fine di aderire a standard, imperativi, modelli che non ci appartengono. Ci torturiamo perché vogliamo “fare meglio” e riteniamo di non “far bene” mai. Ci torturiamo perché siamo convinti che gli altri, invece, sappiano “far bene”. E spesso lo facciamo senza che ce ne sia la necessità…

Siamo presi in un attivismo frenetico che ci rende completamente ciechi. Travolti dall’urgenza di “fare”, non ci accorgiamo che in realtà non “facciamo” nulla: ci affanniamo e dimentichiamo l’essenziale. Dimentichiamo di osare.

Lasciatevi in pace!

L’esperienza mi ha insegnato che non c’è altro modo per riscoprire in noi possibilità che avevamo completamente dimenticato. Fermatevi! È l’unico modo di agire. Liberatevi dei protocolli, delle procedure, delle pseudo-emergenze che non lo sono! Solo così sentirete rinascere in voi l’entusiasmo e la voglia di andare oltre.

Devo meditare?

È una domanda che mi capita di pormi quando vedo la valanga di libri e sento i tanti discorsi che ci invitano a praticare la meditazione, ci insegnano le tecniche per farlo e ce ne snocciolano i benefici.

Devo meditare? No, non in queste condizioni. Quando non ho voglia di meditare, non mi sforzo, mi limito a fare altre cose: non è né un bene né un male, e non è un dramma.

Pratico la meditazione da oltre venticinque anni, la insegno da quasi quindici, ma non ho né una tecnica da trasmettere né promesse da sbandierare. Peraltro, quando ho iniziato a insegnare, in molti mi hanno predetto un fallimento. Cosa potevo comunicare dal momento che iniziavo spiegando che la meditazione non rende più produttivi, né più efficienti, che non fa mettere giudizio e che, fondamentalmente, nel senso comune, non serve a niente? Ed è proprio perché ci libera dalla schiavitù di questa dittatura dell’utilità e del rendimento proprie del nostro tempo che essa rappresenta un’opportunità.

Nel corso degli anni, ho visto l’ossessione per la prestazione diventare un veleno. Il rendimento e l’utilità sono diventate le parole chiave del nostro mondo… anche in fatto di meditazione. Ho assistito al proliferare di manuali ed esercizi, addirittura qualcuno la consiglia quasi con una precisa “posologia” adatta a garantire risultati dopo dieci o venti sessioni.

Ho visto persone che approcciavano la disciplina prima titubanti, poi deluse: il loro “apprendimento” era fallito, non li aveva trasformati e neanche il loro stress era diminuito. Senza dubbio, mi dicevano, non si erano concentrate abbastanza, non erano riuscite a liberarsi dei loro pensieri, si erano lasciate distrarre, si erano sedute male, oppure poteva essere che quella tecnica prodigiosa, ma anche molto difficile, non facesse per loro. In realtà, avevano approcciato la disciplina come un esame: più si è tesi, più ci si concentra sull’obbligo di riuscire, più si rischia di avere un nodo in gola e le mani sudate, di provare paura e nessun piacere.

Questo tipo di meditazione, o ciò che chiamano tale, non mi appartiene. La meditazione, per come la intendo io, non è una tecnica, non è un esercizio, non ha nulla di misterioso: si tratta di uno stile di vita. L’arte di lasciarsi in pace. Non prescrivo nulla, non fornisco suggerimenti, non garantisco nulla e non assegno punteggi. Non suggerisco di osservare i propri pensieri mentre scorrono senza soffermarsi su di essi, come nuvole che alla fine si disperdono: questa tecnica non parte da una cattiva premessa, ma quando si pratica diventa rapidamente noiosa e si finisce per scoraggiarsi. E quando si è scoraggiati, si smette di essere vivi. Io però non ho alcuna voglia di torturarmi con il pretesto della meditazione. Preferisco puntare sull’intelligenza e l’umanità di ciascuno.

In sostanza, si medita solo quando si cessa di provare a meditare. Se ci liberiamo dell’imperativo di dover riuscire in qualcosa, di dover realizzare qualcosa, di dover raggiungere un obiettivo. Quindi, di aver paura del fallimento. Certo, a volte mi capita di essere teso, e in quelle occasioni obbligarmi a rilassarmi è il modo migliore per stressarmi ancora di più. Di torturarmi. Non aspetto neanche che mi venga ordinato: so torturarmi benissimo da solo. Come chiunque, ho la tendenza a voler “far bene”. Talmente bene che mi ritrovo in uno stato di tensione estrema. Mi pongo delle sfide e mi prende il panico di non riuscire a esserne all’altezza. Eppure, so per esperienza che quando mi rendo conto di essere teso e non faccio nulla per superare questo stato d’animo, lasciando in pace la mia tensione, il più delle volte finisco curiosamente per rilassarmi molto in fretta. È questo gesto, al tempo stesso così semplice e così complicato, il fatto di osare passività, l’audacia di lasciarsi in pace, che io definisco meditazione.

Mi ricordo i miei nonni che trascorrevano molto tempo in silenzio a osservare il fuoco scoppiettante nel camino. Comunisti, si erano allontanati dalla religione e dalla spiritualità. Erano tutt’altro che mistici e non avevano mai sentito parlare di meditazione, ma le loro serate davanti al fuoco, per quanto mi riguarda, erano la cosa più vicina alla meditazione.

Per loro era una forma di purificazione della mente. Un atto naturale, banale, ma indispensabile. Naturale e banale quanto camminare, muoversi, stancarsi e praticare ciò che oggi definiamo sport e a cui, ormai, ci sottoponiamo seguendo regole ben precise, ricorrendo ad attrezzi, istruzioni e dispositivi per misurare le nostre prestazioni – e confrontarle con quelle degli altri. I nostri bisnonni non avevano di certo bisogno di correre per tenersi in forma.

[…]

Un uomo molto affabile mi ha accolto all’ingresso e, con poche parole, mi ha introdotto alla meditazione: mi bastava, disse, sedermi bene sul cuscino ed essere presente, attento a ciò che succedeva. Mettere da parte le mie conoscenze e competenze, non sforzarmi di capire, perché non c’era niente da capire. Non ci potevo credere: davvero non dovevo fare niente di complicato.

Su quel cuscino, ho finalmente capito cosa fosse il sollievo, il reale. Non potete immaginare lo shock! Ero un pessimo studente, le mie pagelle in passato erano sempre state una lunga sfilza di “potrebbe fare di più”, “da punire severamente”, “sempre sulla luna”.

Lì, invece, per la prima volta non avevo niente in cui dover riuscire: mi bastava essere presente alla situazione, tornare ad avvertire la mia presenza corporea, il mio respiro, le mie sensazioni, le mie percezioni, ciò che mi circondava.

Mi rimaneva difficile da credere. In alcuni momenti mi sono preoccupato di essere giudicato, anche se nessuno era lì per giudicarmi, e allora mi sono sentito deluso, perso. Riuscivo a malapena a respirare, tanto mi concentravo nello sforzo di “far bene”. Ancora non sapevo che non c’è nulla da fare. Mi sarebbe piaciuto che qualcuno mi dicesse: «Lasciati in pace», ma non rientrava nel vocabolario dell’epoca.

Mio malgrado, tornavo a mettere in atto i soliti meccanismi che si utilizzano nella vita di tutti i giorni per portare a termine un compito, “facevo attenzione”. Attenzione a non commettere errori, a sedermi bene, a respirare bene. Poi, a un tratto, tutto è andato al suo posto: ho perso il senso della meditazione.

Ci sono voluti tempo, tentativi ed errori per ammettere, infine, che meditare è lasciarsi in pace.

E che lasciarsi in pace, questa regola d’oro della meditazione, dovrebbe essere il leitmotiv di tutta la nostra esistenza. Siamo sempre spinti a “fare”: cucinare, lavorare, amare, guardare un film, rispondere al telefono. Anche quando diciamo «non faccio niente», in realtà facciamo un sacco di cose: zapping tra i canali in TV, parliamo con noi stessi, passiamo da un’attività e da un pensiero all’altro in maniera discontinua, temendo i momenti di silenzio. La nostra attenzione è frammentaria e abbiamo davvero l’impressione di “infischiarcene”, di perdere tempo inutilmente, di non realizzare niente di essenziale o importante.

Meditare, in fondo, è semplicemente essere. Il fatto di fermarsi, di concedersi una pausa, di smettere di correre per rimanere presenti a se stessi, per ancorarsi al proprio corpo. Si tratta di una scuola di vita. Essere non comporta alcuna conoscenza particolare.

Meditare è restare un principiante. Aperto e curioso. Non facciamo nulla, eppure accadono un sacco di cose.

Siete sopraffatti dai pensieri? E sia. Io non m’impongo di creare il vuoto nella mia testa: sono certo che otterrei il risultato opposto e finirei con un flusso incontrollabile di pensieri. Cerco piuttosto di entrare in connessione con ciò che sta accadendo, di prendere questi pensieri come vengono. Non li analizzo, non voglio dichiarargli guerra, né costringerli ad andarsene. Mi predispongo a considerare tutti i miei pensieri, le mie percezioni, tra cui quelle sensoriali, come parte della meditazione. In sostanza, non ho intenzione di fare nulla. Solo essere.

Meditare non equivale a distaccarsi o disincarnarsi ma, al contrario, aprirsi al mondo attraverso i sensi, e quindi attraverso il corpo. È sentire il suolo sotto i piedi, le mani sulle cosce, i vestiti sulla pelle. È sentire un’auto che frena, un passante che parla, senza cercare di capire, senza giudicare, senza dargli una definizione. Prenderne atto, tutto qui: sento, vedo, ho fame, sono connesso, e ben presto il suono cresce, diventa infinito, diventa poesia…

[…]

La meditazione è come la respirazione senza regole né sanzioni. Ed è in questo che risiede il suo potere di guarigione. Respirare è risincronizzarsi con la vita. Meditare è lasciarsi in pace e autorizzarsi

Benefici della meditazione (Una motivazione in più per meditare)

Bisogna stare attenti quando si parla dei benefici della meditazione, perché i benefici maggiori sono quelli meno evidenti, quelli che meno ti aspetti.

Probabilmente ti aspetteresti che ti dicessi degli innumerevoli benefici a livello della salute fisica e magari anche mentale, che in effetti ci sono e sono tanti, ma sminuirei comunque il beneficio più importante e profondo.

Tuttavia vediamo di passarli in rassegna velocemente, solo per offrirtene una idea.

Ecco un breve elenco dei benefici fisici, mentali, emotivi indotti dalla meditazione:

I BENEFICI FISICI

Stabilizzazione dei disturbi del sonno (iposonnia – ipersonnia)

Riduzione delle malattie cardio-vascolari

Prevenzione dei disturbi all’apparato digerente

Maggiore produzione di endorfine, neurotrasmettitori che producono benessere attraverso un’azione anestetizzante del dolore

Maggiore produzione di serotonina, ormone che produce appagamento: stabilizza l’umore, si sprigiona spesso nei rapporti di amore profondo tra partner o tra madre e figlio

Maggiore produzione di GABA, sostanza (neurotrasmettitore) la cui carenza espone il soggetto alle dipendenze (alcol, droga, cibo e persino shopping, sesso compulsivo o altro)

Maggiore produzione di melatonina, ormone che stabilizza il sonno

Maggiore produzione di HGH, l’ormone della crescita che protegge i tessuti dall’invecchiamento

Maggiore produzione di DHEA, ormone la cui carenza ci espone a tumori, osteoporosi, diabete, obesità e altro. Da questo ormone dipendono molto le nostre difese immunitarie

Minore produzione di cortisolo, ormone nocivo per l’organismo. Abbassa le difese immunitarie e produce invecchiamento dei tessuti

Capacità di indurre coscientemente onde cerebrali vicine a uno stato di profondo rilassamento e concentrazione.

E molto altro…

I BENEFICI MENTALI

La mente è più serena e lucida

Sviluppa un senso di appagamento

Aumenta le facoltà mentali

Chiarisce le idee (persino nei momenti più critici)

Aiuta la concentrazione specie nel lavoro, negli studi e nell’attività sportiva agonistica

Sviluppa maggior consapevolezza

Riduce il chiacchiericcio mentale

Facilita l’accettazione non giudicante

Creatività, ricettività

I BENEFICI EMOTIVI

Stabilizza l’umore

Infonde fiducia, sicurezza, coraggio

Prevenzione e cura degli stati d’ansia, apatia, agitazione

Contribuisce a creare armonia nelle relazioni

Sviluppa un senso di serenità, affetto

Favorisce la compassione

Dona un senso di pace, benevolenza

Consente di riconoscere e riconciliarsi con le emozioni indesiderate

BENEFICI PROFONDI (Meditazione molto avanzata)

Porta un senso di beatitudine, estasi, unione mistica, amore incondizionato

Espansione di coscienza

Radicamento totale nell’eterno presente

Siddhi (poteri e abilità paranormali)

Consente un distacco dal mondo (dalle distrazioni, tentazioni, vizi)

CONSIGLI FINALI
La pratica è pratica se è praticata, ovvero se la ripeti. La meditazione è un esercizio tecnico, pratico, e come tutti gli esercizi va ripetuta nel tempo.
C’è chi dice almeno due volte al giorno, ben venga, ma va benissimo anche solo una volta, quindi cerca di meditare almeno una volta al giorno, tutti i giorni.
Evita di esagerare: Se 40 minuti sono troppi, fai 20 minuti. Se 20 minuti sono troppi, fai 10 minuti. Parti dal minimo, poi aumenta gradualmente.
Magari usa un timer.
Attento alle aspettative: Lo scopo della meditazione è essere consapevole di quello che c’è. Questa consapevolezza spesso conduce a uno stato di accettazione e calma anche se non è detto che questo accada sempre, mentre puoi essere consapevole di quanto la tua mente sia agitata – o di quanto tu non ne sia consapevole. Questo vuol dire che la meditazione ha funzionato lo stesso e ha svolto comunque la sua funzione, anche se lì per lì non ti ha calmato.
Sfrutta i momenti “morti”.
Ci sono molti momenti “morti” durante il nostro quotidiano, in cui non è richiesta in modo particolare la nostra attenzione, che spesso se ne va nell’inconsapevolezza o nel mondo delle fantasie. In questi momenti, invece, abbiamo la possibilità di “meditare”, ecco alcuni esempi:
in sala d’attesa: medita
in piedi aspettando l’autobus: medita
in autobus: medita
in fila alla posta: medita

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Amore Incondizionato e Non Dualità (Naho Owada) – Ebook gratuito di ZeRo

Il seguente testo è un riassunto del libro di Naho Owada “Between the Lines”.

Si tratta di un libricino piuttosto breve (una cinquantina di pagine) e l’ho tradotto in un’oretta. Potete scaricare l’epub/pdf gratuito sul mio store oppure leggere la trascrizione qui sotto.

Epub/pdf: https://payhip.com/b/DfkPi

MESSAGGI

Ciò che stai cercando non è la conoscenza.
Forse non lo sai, ma quello che sai non è ciò che vuoi.
Quello che in realtà desideri non è il sapere.
Non vuoi sapere qualcosa. Non vuoi accumulare nozioni, parole, vocaboli.
Il sapere non ti può soddisfare e non ti ha mai soddisfatto.
Hai cercato di ripiegare nella pratica spirituale, nella meditazione, ma neppure quella ti ha soddisfatto davvero. Non è questione di diventare più consapevole, più cosciente, più presente o più attento al presente.
Il punto non è osservare se stessi: osservarsi meglio, osservarsi da vicino, osservarsi in profondità. Questa non è illuminazione spirituale.
L’illuminazione è la fine del presunto soggetto che vuole fare tutta quella roba.
L’autorealizzazione va ben oltre tutto quello che il tuo io può realizzare.

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Dire che “io non esisto” o “tu non esisti”, è un’espressione di amore incondizionato: significa che non c’è separazione tra me e te. Continua a leggere Amore Incondizionato e Non Dualità (Naho Owada) – Ebook gratuito di ZeRo

Dieta povera di odio – Alimentazione spirituale (Ebook gratuito + Audiolibro)

Ebook gratuito: https://payhip.com/b/KaquT

Questo libro è un invito a cambiare (o capovolgere) il vostro punto di vista non solo sul benessere psicofisico, ma anche sul mondo, sugli altri e su voi stessi.
Oltre ai consigli pragmatici sull’alimentazione del corpo fisico (grossolano, visibile) troverete indicazioni spirituali sull’alimentazione del corpo sottile (invisibile, psichico, eterico).

Audiolibro: https://payhip.com/b/GOEkP

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La Realtà Ultima, oltre ciò che sembra – Paolo Marrone – Spunti di riflessione

Riepilogo concetti chiave dal libro “La realtà ultima” di P. Marrone.

non esiste alcuna verità assoluta, ma solo quella in cui ognuno di noi crede, e credendola reale, la crea nella propria vita. La verità sei tu, caro lettore, questa è l’unica verità che sento di poter affermare con certezza. L’intero mondo è dentro di te, ma è solo un’enorme illusione, un sogno, nel quale sei caduto credendolo reale. I governanti malvagi, la crisi, piuttosto che gli illuminati o gli extraterrestri esistono solo come proiezione dei nostri demoni interni, che non sono altro che illusioni create dalla nostra cieca fiducia nel fatto di essere separati dal resto del mondo, e dall’aver quindi dimenticato la nostra vera natura divina. Ognuno può credere a ciò che vuole, naturalmente, ma se si desidera veramente fuggire dalla gabbia mentale all’interno della quale siamo rinchiusi, dobbiamo smettere di cedere il potere all’esterno, per il semplice motivo che non c’è nulla e nessuno là fuori che possa farci del male senza il nostro implicito consenso. Quel consenso lo diamo tutte le volte che ci preoccupiamo di qualcosa, dandole un potere che altrimenti non avrebbe. Riprendiamo in mano la nostra vera natura divina maturando la consapevolezza riguardo a Chi Siamo veramente. In un mondo in cui non esiste alcuna verità precostituita, allora, la ricerca non può che essere senza fine. Questo è il motivo per cui nessuno ‘arriva’ da qualche parte. L’unico scopo è quello di godere, giorno dopo giorno, di questo fantastico viaggio, alla scoperta di non si sa bene cosa, senza aspettarsi alcun risultato particolare che ci faccia credere di aver raggiunto una qualche meta prestabilita.

[…]

Il piano di fuga deve necessariamente partire da una considerazione basilare: si può fuggire dalla propria gabbia solo se si è coscienti di vivere in una gabbia. Quella gabbia è mentale, non ha pareti, e quindi è difficilissima da percepire. Il paradosso è che ci sentiamo a nostro agio al suo interno, perché ci viviamo da sempre, avendola iniziata a costruire fin dai primissimi anni di vita. Il fatto poi che siamo ancora vivi ci fa supporre che questa situazione abbia svolto bene il suo compito, avendoci salvaguardati con successo da ogni pericolo. Il piano di fuga prevede che prima di tutto si diventi coscienti delle limitazioni e dell’illusorietà del mondo che vediamo intorno a noi. Viviamo all’interno di una realtà fittizia, che viene creata costantemente, momento per momento, come unico riflesso di quelle che sono le nostre credenze ed aspettative più profonde riguardo a come quella realtà debba manifestarsi. Naturalmente non sono né il primo né l’unico ad affermare una cosa del genere, quindi l’avrete di sicuro già letta o sentita dire da altri. Niente di nuovo, quindi. Perché allora non riusciamo a trarre profitto da questa informazione? Il principale ostacolo è rappresentato dalla mente razionale, che è abituata a considerare il mondo come qualcosa di esterno e separato da noi. La considerazione che abbiamo della realtà deriva dal condizionamento ricevuto fin dalla prima infanzia, che ci ha indotto a credere ciecamente in una moltitudine di cose che hanno di fatto creato tutte le certezze che oggi caratterizzano il nostro modo di pensare, e quindi condizionano la nostra vita. Uscire fuori da quel modo di pensare è difficilissimo, perché modificare le abitudini mentali coltivate in svariati decenni di vita è un’impresa titanica. Ogni volta quindi che leggiamo o sentiamo affermare che il mondo in cui viviamo è solo un’illusione, la nostra mente razionale oppone una resistenza fortissima, e anche se a livello superficiale possiamo anche accettare un tale punto di vista, questo non riesce a penetrare le resistenze più interne, rimanendo solo una curiosità intellettuale da salotto, utile solo per far bella figura in qualche scambio di opinioni su Facebook o in pizzeria con gli amici. La vera svolta avviene solo quando si riesce a far propri questi concetti, rendendoli vere e proprie abitudini mentali che agiscono in modo automatico, senza che ci si debba sforzare per riportarli alla mente.

[…]

Il mondo esiste solo se lo osservi.

Questa idea sicuramente per molti di voi non è nuova. Sono diversi infatti gli autori che, rifacendosi ai concetti di fisica quantistica, ribadiscono l’idea che il mondo viene creato dall’osservatore, senza il quale non esisterebbe alcuna realtà materiale. Questo è sicuramente uno dei concetti cardine su cui baseremo la nostra nuova visione del mondo, e rappresenterà la prima chiave che useremo per scardinare la serratura che ci tiene prigionieri.

Chiave n. 1: Qualsiasi oggetto materiale, vivente e non, non può esistere senza che prima venga formulata un’idea o un concetto che lo descrive.

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Chiave n. 2: Il mondo materiale che ci appare così reale e solido è solo un riflesso, o proiezione, di una realtà immateriale fatta di forme pensiero.

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Ma chi è davvero questo Osservatore?

Continua a leggere La Realtà Ultima, oltre ciò che sembra – Paolo Marrone – Spunti di riflessione