ADYASHANTI (Aforismi, riflessioni)

 

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Adyashanti

Il compito della Guida non è quello di fornire risposte alle tue questioni ma METTERE IN QUESTIONE TUTTE LE TUE RISPOSTE.

 

Cosa accade a ‘me’ quando non ci penso?

Dove si trova l’io e dove va a finire quando non viene pensato?

 

Cercate di capire una cosa: la traiettoria della nostra vita spirituale, qualunque sia il nostro cammino, progressivo o diretto, devozionale o no, passa per la resa.
Infine questo è il nome di tutto il gioco spirituale: resa.
Qualsiasi cosa facciate spiritualmente ci conduce a uno spontaneo stato di resa, un lasciar andare.
È qui che tutte le strade convergono, non importa quali siano.
Una volta che sapete questo, siete informati che ogni passo lungo la strada è sempre la vostra prossima opportunità di resa.
– Adyashanti, La vita dopo il risveglio

La mente ha paura di lasciar andare le proprie pretese, perché pensa che se molla la presa non otterrà ciò che vuole […]. Smettila di cercare d’essere una persona migliore, e sarai una persona migliore. Smettila di cercare di perdonare, e il perdono accadrà. Fermati e fa silenzio.
(Adyashanti)

Quando il vuoto danza:

Per esser completa, la realizzazione deve coinvolgere tre livelli – testa, cuore e pancia – perché potresti avere una mente molto luminosa e illuminata, e conoscerla in modo molto approfondito, senza però che il tuo essere danzi. È quando il cuore comincia ad aprirsi, proprio come la mente, che il tuo essere inizia a danzare. Allora tutto diventa vivo. Poi, quando anche la tua pancia si apre, appare quella profonda, profondissima e insondabile stabilità, nella quale l’apertura, che sei tu, muore per diventare trasparenza. Tu danzi, il vuoto danza.

(Adyashanti)

Da: “La danza del vuoto”, Piena realizzazione del Sé, di Adyashanti

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Onde della Mente:

Le onde della mente
Pretendono così tanto dal Silenzio.
Ma Lei (1) non replica,
non dà risposte, non fa discorsi.
Lei è l’artefice nascosta di ogni pensiero
Di ogni emozione
In ogni momento.

Silenzio.

Lei pronuncia una sola parola.
E questa parola è questa esistenza.
Nessun nome che puoi darLe
La sfiora
La cattura.
Nessuna comprensione
Può abbracciarLa.

La mente si getta tra le braccia del Silenzio
E pretende di essere accolta.
Ma nessuna mente può entrare
Nella Sua radiosa oscurità
Nel Suo puro e sorridente
Nulla.

La mente si lancia
In sacre interrogazioni.
Ma il Silenzio rimane
Imperturbato dinanzi ai capricci:
Chiede solo il niente.

Niente.

Ma tu non glielo darai
Perché è l’ultimo spicciolo
Che hai in tasca
E preferisci darLe
Le tue pretese
Piuttosto che le tue sacre mani vuote.

(1) L’autore ha scelto di rendere il sostantivo silence, silenzio, al femminile.

Adyashanti

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Che cos’è l’illuminazione?

«L’illuminazione è il risveglio dal sogno di essere un io separato dalla realtà universale. Non è un’esperienza o una percezione che accade a una persona per effetto di una pratica spirituale o di una consapevolezza coltivata. Non va e viene, né devi fare alcunché per mantenerla.

Non riguarda l’essere centrati, estatici, sereni o qualsiasi altra esperienza. In realtà, l’illuminazione è una nonesperienza permanente che non accade a nessuno. Il singolo individuo viene visto attraverso la realtà suprema e universale, e allora comprendi che esiste solo essa, e che tu sei quella.

La cosa divertente è che sei, e sei sempre stato, ciò che stai cercando. Tutti sono già la natura suprema, la natura del Buddha o la consapevolezza di Cristo, ma la maggior parte di noi non lo sa.»

(Adyashanti – che in sanscrito vuol dire “pace primordiale” – intervistato da Stephan Bodian)

 

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Quando sei aperto…

“Non è tanto il pensiero, ma sono i cinque sensi che ti danno l’accesso più veloce a quest’apertura verso la tua vera natura. Ad esempio, se ascolti questo istante per intero, in ogni suo aspetto, e non solo i suoni che giungono alle orecchie, se senti tutto l’attimo presente, con tutto te stesso, ti apri ben oltre i confini del tuo piccolo io. Appare una sensazione particolare nel tuo corpo, e la senti – si estende, si allarga. Senti la quiete assoluta. Senti gli uccellini. Senti com’è sentire un suono.

I cinque sensi ti danno accesso immediato, al di là della realtà virtuale mentale, a qualcosa che non è cercato dalla mente. È sbalorditivo ciò che accade, quando consenti ai tuoi cinque sensi di spalancarsi. Ti rendi conto che il novantanove per cento del tuo problema è dovuto al fatto di relegare, concentrare tutto in una sola direzione, mentre quando ti apri alla totalità tutto diventa chiarissimo. E se ricominci a soffrire, è perché i tuoi cinque sensi hanno rinunciato a rivolgersi alla totalità per concentrarsi su una cosa sola, che causa sofferenza.

[…] Hai focalizzato tutta la tua attenzione su un frammento dell’esperienza e hai così impedito al Non-nato di prendersi cura di sé. Non appena l’attenzione si espande, si percepisce chiaramente come il Non-nato si prende cura di sé e ogni cosa segue il suo giusto corso […]. In seguito, riesci a spingerti oltre al tuo punto di vista limitato e a vedere che non è esatto affermare che tu percepisci tutte queste esperienze, ma che invece è la totalità che percepisce se stessa” .

“Quando sei aperto, fai la tua esperienza senza filtri […]. Non cerchi di proteggerti […].
Quando doni a te stesso la meravigliosa possibilità di non affannarti a trovar te stesso in qualche concetto o emozione particolare, allora l’apertura si dilata a tal punto che la tua identità si trasforma sempre più in uno spazio aperto, cessando di essere solo un punto di riferimento mentale, sotto forma di convinzione o di sensazione fisica. Il punto principale non è sbarazzarsi dei pensieri o delle emozioni, ma non sentirsi confinati al loro interno. […]
Niente può disturbare l’apertura. Niente può disturbare la nostra vera natura. Restiamo turbati soltanto quando ci chiudiamo, identificandoci con un dato punto di vista, un concetto riguardo a chi siamo o a chi crediamo di essere; allora ci troviamo in conflitto con quello che accade. […]
Basta essere, rimanendo in questo luogo privo di parole“.

(Da: La danza del vuoto: Piena realizzazione del Sé – Adyashanti)

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Per la maggior parte l’investigazione di sè si arresta alla realizzazione che “Io sono la coscienza senza forma”. Ma quando parlo di incarnazione riporto l’investigazione di sé nel mondo, il mondo che ancora rimane, sia che lo percepisca come un sogno o no. E’ un indagine di ciò che è il mondo.

La realizzazione “Io sono la coscienza senza forma” è solo l’opposto di “Io sono un qualche individuo”. Anche con quella realizzazione rimarrà ancora l’apparenza di un qualcuno. Così l’incarnazione è semplicemente il riflesso della realizzazione che ogni cosa manifesta è il corpo unico della coscienza unica.

Questo è un ritorno all’interezza, alla completezza che include sia il manifesto che il non-manifesto. E’ percepire che la coscienza senza forma e il mondo delle forme sono entrambi solo due aspetti di un intero misterioso, innominabile.

Adyashanti

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La vita si muove, si propaga per onde, respira dentro e fuori, contraendosi ed espandendosi. La natura è questo, la natura è quello che è. Qualunque cosa sia, è in movimento. Nulla rimane mai lo stesso molto a lungo. La mente vuole che tutto si fermi così da poter trovare il suo appiglio, trovare la sua posizione, così da poter capire come controllare la vita. Con il perseguimento di cose materiali, di conoscenze, idee, credenze, opinioni, stati emotivi, stati spirituali e rapporti, la mente cerca di trovare una posizione sicura da cui operare.

La mente cerca di imbalsamare la vita e farla smettere di muoversi e cambiare. Quando questo non funziona la mente cerca il senza cambiamento, l’eterno, qualcosa che non si muova. Ma la mente del pensiero è essa stessa un’espressione del movimento della vita e quindi è in sé sempre in movimento. Quando c’è un pensiero quel pensiero sta sempre muovendosi e cambiando. In realtà non c’è una cosa come il pensiero. C’è solo il pensare, così il pensiero che si muove sempre (come pensare) non può comprendere l’immutabile.

Quando il pensiero entra nell’immutabile diventa silenzioso. Quando il pensiero diventa silenzioso il pensatore, il “me” psicologico, il sé immagine, scompare. Improvvisamente se n’è andato. Tu, come idea, sei scomparso. Rimane la coscienza, da sola. Non c’è nessuno che sia cosciente. La coscienza stessa è se stessa. Non sei più il pensiero, né il pensatore, né qualcuno che è consapevole. Rimane solo la coscienza in sé. Allora, dentro la coscienza si muove il pensiero. Dentro all’immutabile avviene il cambiamento.

Ora la coscienza esprime se stessa. La coscienza si sta sempre esprimendo: come vita, come cambiamento, come pensiero, sentimenti, corpi, umani, piante, alberi, macchine, etc… La coscienza cede a se stessa, alla sua inerente creatività, alla sua espressione nella forma, per fare esperienza di sé. L’immutabile sta cambiando. L’eterno sta vivendo e morendo. Il senza forma è forma. La forma è senza forma. Questo non è quello che la mente avrebbe mai immaginato.

Adyashanti

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Nessuno da proteggere:

“Mente aperta, cuore aperto. Renditi conto del fatto che non vi è nessuno da proteggere. Non c’è alcun bisogno di barriere emotive, né del senso di separazione e isolamento che deriva da queste barriere. L’unico motivo che ti ha spinto a credere di aver bisogno di protezione è frutto di un innocente malinteso. È accaduto perché insieme al concetto di un te separato, da bambino, hai anche ricevuto una scatola degli attrezzi per costruire le mura a protezione di questo concetto. In seguito, hai imparato ad ampliare il contenuto della scatola, all’occorrenza. Quando ti è sembrato utile aggiungere una bella dose di rabbia, l’hai messa dentro; forse hai anche aggiunto risentimento, vergogna, riprovazione o vittimismo. Poco importa che l’immagine alla quale ti aggrappi sia quella della persona brava o inadeguata, la scatola degli attrezzi dell’identità serve a proteggerla.

È del tutto innocente. Accade a tua insaputa. Continua ad accadere finché non ti rendi conto che il tuo aggrapparti a un «io», a un’immagine di te stesso nella mente e nel corpo, è inseparabile dalla tua convinzione di aver bisogno di protezione. L’uno non può essere senza l’altra. […]

Quando si rinuncia alla protezione, la verità affiora ed elimina l’immagine di sé. L’immagine di sé è fornita con un muro di difesa; senza il muro, il ricordo della tua vera natura può emergere velocemente e rimuovere l’immagine, buona o cattiva che sia. Non esiste nessuna immagine di sé senza muro, nessuna immagine di sé che non comporti sofferenza. Inoltre, non hai soltanto le tue mura, ma anche quelle che proietti sugli altri, le immagini che hai degli altri e che ti impediscono di vedere la loro vera natura. […]

Più capisci di essere l’apertura, più il tuo corpo fisico […] diventa un’estensione dell’apertura stessa. Il movimento della tua mano, o del tuo piede, diventa un’espressione dell’apertura; hai la sensazione che il contatto con gli oggetti sia un prolungamento dell’apertura. […]

Un altro aspetto dell’apertura è l’intimità. L’accesso più rapido alla Verità, e anche alla bellezza, avviene quando provi un senso di profonda intimità con l’esperienza nella sua interezza, interiormente ed esteriormente […], la consapevolezza non è relegata tra i confini del tuo corpo emotivo o fisico, non si limita a ciò che accade a livello percettivo o intellettivo. C’è soltanto un unico essere indiviso che percepisce, sente o pensa se stesso […]. Quando la totalità percepisce se stessa, è un’esperienza molto diversa da quella vissuta dall’io”.

(Da: La danza del vuoto: Piena realizzazione del Sé – Adyashanti)

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Il tuo vero corpo – Solo nell’adesso

L’incarnazione della verità comincia con la realizzazione che ogni cosa e non-cosa manifesta costituisce il tuo vero corpo. La tua umanità è semplicemente un riflesso della profondità della tua realizzazione. Così non è che devi fare qualcosa al corpo umano per renderlo un contenitore più grande, più vasto o più largo affinché la verità dell’essere possa manifestarsi.

Quello che più è importante è percepire il tuo intero corpo, che è ogni cosa.
Allora la tua umanità rifletterà la profondità di quella realizzazione. L’incarnazione non è qualcosa che tu fai; è il risultato di quanto lontano porti l’illuminazione e quanto di te le dai. L’intero cosmo è il tuo corpo. Lascia che la tua umanità rifletti e manifesti il tutto.

Prima ti risvegli dalla vita, poi ti risvegli come Vita stessa. Dopo il Risveglio improvviso al Sé, comincia un processo di graduale incarnazione del trascendente nella personalità umana. Per graduale intendo l’approfondimento della realizzazione dopo l’esperienza dell’illuminazione.

Più il Sé trascendente diventa incarnato nel nostro essere umani, più vasta diventa la nostra visione, e più esprimiamo e manifestiamo la realizzazione trascendente nel modo in cui viviamo la vita.

Tutta la ricerca è intesa a uno solo scopo: portarti esperienzialmente nell’Ignoto nel modo più efficiente possibile. Una volta che sei là rimani immobile perché hai raggiunto la tua destinazione. Il resto dipende solo dalla Grazia. Non attaccarti a nessuna conoscenza che tu possa incontrare sul cammino. Non devi aggrapparti neanche alle più grandi rivelazioni o finirai con una testa piena di memorie e un cuore vuoto di sostanza.

Adyashanti

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Nessun copione:

“Hai già vissuto dei momenti nella tua vita, che tu ne sia consapevole o meno, in cui hai momentaneamente dimenticato l’«io» col quale ti identifichi abitualmente. Può accadere in modo del tutto spontaneo davanti a un bel panorama, o in un attimo di dimenticanza di sé, di superamento del proprio ego. […] Dopo aver vissuto un «bel momento» come questo ricostruisci subito il tuo solito senso d’identità. In realtà, queste opportunità sono come dei piccoli spioncini attraverso i quali puoi sperimentare la realtà. […] Improvvisamente, la mente smette di pensare alla propria storia. Potresti accorgerti che la tua identità separata o il tuo senso dell’io si è preso una pausa, senza che scompaia ciò che sei veramente. […]

Quindi si può aprire un varco silenzioso tra un pensiero e l’altro: se sei molto presente in quello spiraglio, smetti di agire partendo dalla tua solita identità. […] Vivi questo varco, fai esperienza di quest’apertura, lasciala sbocciare dentro di te. […]
È l’unica cosa che la tua mente non crea. […]
C’è solo una cosa che può passare attraverso la cruna dell’ago più sottile: lo spazio. […]
Il paradiso è sperimentare, entrare a far parte della nostra nullità. […]

Andare in cerca del sé illuminato è un altro ruolo, un altro copione. Fa parte del copione del ricercatore spirituale. Se rinunci anche a questa sceneggiatura – cosa sei adesso? […]
Ecco perché è già stato affermato tante volte che soltanto chi non sa chi è, è risvegliato. Tutti gli altri sanno chi sono. Sono ognuno il proprio copione […]. Essere risvegliati significa non aver nessun copione, sapere che un copione è in definitiva solo un copione, che una storia è soltanto una storia. […]

Se vuoi vedere la Verità, non mettere niente sul tuo altare. Il migliore altare di tutti è quello senza nulla. […]
Maggiore è la sincerità con cui ti addentri nell’ignoto, tramite l’esperienza, maggiore sarà il disarmo. Ti sei accorto che la mente non sa cosa fare? Dà il benvenuto a questa sensazione di non sapere, e non farti turbare dal fatto di essere indifeso. Nota che proprio nel cuore di questa sensazione si schiude un’intensa e radiosa consapevolezza. Misteriosamente, se consenti a questa consapevolezza di entrare, se ne riconosci la presenza, ti puoi risvegliare […]

La mente potrebbe preoccuparsi all’idea di rimanere indifesa e dover rinunciare a tutti i propri concetti e copioni. Potrebbe dire: «Può darsi che non otterrò quello che voglio». […]
Lascia perdere! Non è che non ottieni quello che desideri, ma non t’importa più nulla di ottenerlo”.

(Da: La danza del vuoto: Piena realizzazione del Sé – Adyashanti)

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La vita, il vero Maestro

“Mi piacerebbe raccontare che il dissolversi del senso del sé è stato definitivo ed era tutto quello di cui avevo bisogno, ma (…) mi rendevo conto che stavo esercitandomi per rimettere insieme la mia personalità egoica. Ne ero molto consapevole. Ma, in qualche modo, non ero ancora pronto per lasciarla andare.

[ … ] E dopo un anno mi ritrovai ad ammalarmi di nuovo con un’altra malattia di sei mesi. E di nuovo il senso di essere fisicamente dominante, forte, venne spremuto fuori dal sistema, e dopo sei mesi ero debole come un bambino e sentivo un gran sollievo di non dover essere qualcuno. E questa secondo volta non sentii più il desiderio di resuscitare la vecchia persona. Conservavo la gioia e il piacere di usare il corpo,andare per una bella pedalata, ma quella seconda malattia eliminò proprio dal sistema il desiderio egoico di trovare un’identità centrata nel corpo.

Fu un gran sollievo e una gran gioia sentire questo. Sarebbe bello dire che raggiunsi quel risultato per mezzo di una pratica spirituale o l’investigazione del sé, ma come accade per molti fu invece la natura stessa dell’esistenza, della vita a portarmi attraverso questo.

Questo è un fatto che viene spesso ignorato negli insegnamenti spirituali, anzi molti di noi usano la pratica spirituale come un mezzo per evitare la vita. Come un mezzo per evitare di vedere cose che dobbiamo veramente vedere e di venire messi a confronto con certi aspetti della vita e di certi modi in cui ci comportiamo, il modo in cui ci relazioniamo alla vita stessa, che spesso sono basati su certe incomprensioni e illusioni.

E’ importante sapere che la vita stessa è, in molti modi, il più grande Maestro.

La vita stessa è piena di Grazia. Qualche volta bellissima, dolce, momenti di beatitudine, e talvolta è feroce: una malattia, la perdita di un lavoro, la perdita di qualcuno che amiamo, un’assuefazione a qualche sostanza… La vita stessa ha una capacità incredibile di mostrarci la Verità, di risvegliarci, ed è buffo come molti di noi cerchino di evitare la vita, come lottiamo intensamente contro le forze della vita che cercano di risvegliarci .

Il Divino stesso è la vita in movimento e usa la vita per arrivare a un completo risveglio di sé, usa le situazioni delle nostre vite e molte volte le situazioni più difficili. E’ ironico che la maggior parte degli essere umani evitino le situazioni dolorose, non che abbiano successo, ma ci provano.

Abbiamo questa credenza di riuscire a crescere spiritualmente di più attraverso i momenti belli ma in realtà la maggior parte delle persone fanno il salto più grande attraverso i momenti più difficili.

E questo è qualcosa che la maggior degli esseri umani non vuole riconoscere. Invece i momenti di grande sofferenza e difficoltà sono una forma feroce (fierce) di Grazia e sono una componente essenziale del nostro risveglio. Se siamo pronti per questo, se siamo pronti a volgerci verso questo ‘invito’ e vedere i doni che ci reca, anche se il dono talvolta ci viene imposto forzatamente, possiamo facilitare il nostro risveglio.

Adyashanti

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Innocenza:

“L’amore per l’esistenza, semplicemente […], l’amore per ciò che è – per tutto l’esistente. Il semplice fatto che qualcosa possa esistere sembra miracoloso, perché quando la coscienza risvegliata va in profondità, si rende conto di quanto l’esistenza sia fragile. […] Stiamo assistendo a un incredibile miracolo: potrebbe anche non esistere proprio niente, senza alcuna difficoltà. […] Che qualcosa possa esistere è percepito come un miracolo assoluto, e da questa percezione nasce un immenso amore, semplicemente, per tutto l’esistente. […] L’amore di cui sto parlando nasce semplicemente perché abbiamo i lacci alle scarpe o perché esistono le dita dei piedi. […]

Quando vediamo con chiarezza la nostra vera natura, sorge un paradosso: più realizziamo che non esiste un io, più siamo intimamente presenti. […]
Quando stabiliamo dei rapporti partendo dallo stato di coscienza egoico, ci muoviamo essenzialmente da un’idea, da un punto di vista, vale a dire da un conglomerato di convinzioni o ricordi. Quando invece ci muoviamo dall’innocenza, non partiamo da un’idea, un punto di vista o una convinzione. Procediamo partendo dall’innocenza stessa, che non è un concetto specifico. Non possiede un’ideologia, né una teologia, né una serie di credenze o idee. È l’unica cosa al mondo a esser sicura di non sapere cosa stia accadendo. Voglio dire che non si pone in relazione con l’esperienza attraverso il pensiero. Scavalca del tutto quest’ultimo, per rapportarsi direttamente all’esperienza, senza nessun filtro. Ed è per questo che è innocente. […]

L’innocenza […] si accosta alla percezione, guardandola molto da vicino. E scopre cos’è attraverso l’esperienza, non attraverso l’idea. È molto diverso vivere una sensazione di paura direttamente attraverso l’esperienza, invece che attraverso l’idea di paura. «Paura» è una parola che è stata tramandata per generazioni – c’è stata una trasmissione mentale da una generazione all’altra; di conseguenza, non appena sorge nella tua testa il pensiero «paura», non ha soltanto a che fare con il momento presente, ma con innumerevoli discendenze di paura.

L’innocenza non guarda attraverso il pensiero, e di conseguenza scavalca la storia. […] Non è una scelta della mente egoica. […]

È ovvio che possediamo sempre un cervello e che continuiamo a pensare, e, di conseguenza, a imparare e accumulare nuove esperienze. […] L’unica differenza è che non percepiamo attraverso questo accumulo, anche se possiamo attingervi, all’occorrenza. […]

Affinché il corpo si arrenda pienamente alla propria vera natura, dovrebbe vedere di essere il mistero in modo così profondo e totale, da spazzar via ogni immagine di sé. Se rimanesse anche soltanto un briciolo d’immagine di sé, si irrigidirebbe all’istante. Pertanto, affinché il corpo viva pienamente e consapevolmente il mistero, i suoi programmi personali devono esser cancellati. […]

La tendenza naturale di ogni cosa è giungere all’autoliberazione. […] Ma basta aggrapparsi a qualcosa, per impedire alla presa di coscienza di attuarsi. Quindi, se ti sembra di non liberarti, è perché ti stai aggrappando a qualcosa di statico, a concetti o ricordi. […] Se trattieni un’identità, un’idea, un’opinione, un giudizio, qualche riprovazione, autocommiserazione, senso di colpa, ecc., ti sarà d’intralcio”.

(Da: La danza del vuoto: Piena realizzazione del Sé – Adyashanti)

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Vera Meditazione:

Lascia che ogni cosa sia ciò che è. Ogni metodo di meditazione affronta necessariamente il rapporto tra l’ego e l’universo. Dal confronto tra noi stessi e gli oggetti e le persone che ci circondano nascono tutte le domande che muovono la nostra personale ricerca della consapevolezza.

Se ci fermiamo ad osservare il mondo senza farci domande su chi siamo noi osservatori, possiamo senz’altro approfondire la conoscenza di moltissimi aspetti che riguardano le realtà a noi esterne. Ma questo non significa ancora meditare veramente.

Cos’è quindi la Vera Meditazione? Per Adyashanti semplicemente non esiste. Esiste l’esperienza personale attraverso la quale ciascuno di noi può abbandonare il povero punto di vista dell’ego e prendere il largo, come una goccia d’acqua, nel mare dell’esistente.

Quel mare è la consapevolezza universale, altrimenti detta amore, spirito, intelligenza; un tutto che si riversa nel nostro ego e nel quale, al tempo stesso, siamo immersi.

Se avete intuito che vivere e meditare sono la stessa cosa, la Vera Meditazione è un raggio di luce che permetterà alla vostra serenità di sbocciare pienamente. Adyashanti, con la sobrietà e solarità che lo contraddistinguono, vi aiuterà a rimuovere i sassi che ostacolano il vostro cammino e a trovare la vostra piena, personale libertà.

Scopri la libertà della perfetta consapevolezza. Adyashanti, letteralmente” Pace Perfetta”, è un maestro spirituale atipico. La vera meditazione, uno dei suoi best seller, non impone un metodo per raggiungere la consapevolezza, e non propone uno sforzo per raggiungere l’equilibrio desiderato.

Il semplice e potentissimo stimolo che deriva da queste pagine è quello di abbandonare le manipolazioni e prendere il largo nel mare dell’esistente per come ci si presenta. Un tuffo nella nostra interiorità che ci rende capaci di una serena e gratificante introspezione.

La vera meditazione propone una via del tutto personale al raggiungimento della consapevolezza, e media tra la rigidità della riflessione e l’eccessiva leggerezza di pensiero che a volte sfuma nelle nebbie del sogno.

La proposta di Adyashanti è di non estraniarci da quel che viviamo, perché la sicurezza, il silenzio e la consapevolezza non sono stati dell’essere, e non riguardano la percezione. La vera meditazione e la condizione di libertà che ne derivano è una conseguenza del saper vivere come pensiamo, e di pensare nello stesso modo in cui viviamo perché, come ci rivela Adyashanti, vivere e meditare sono la stessa cosa.

Una splendida introduzione alla meditazione per coloro che pensano di non averne il tempo o le capacità, un illuminante approccio personale alla meditazione per coloro che non hanno trovato nei vari metodi una risposta valida alle proprie domande.

Adyashanti ha scelto di diventare maestro Zen nel 1996, dopo quattordici anni di studi approfonditi . Da allora ha aiutato tantissime persone nel loro cammino spirituale. Per il suo stile non formale e per la capacità di instaurare rapporti di crescita non duali, è stato paragonato ai primi maestri Zen e ai maestri di scuola Advaita Vedanta.

Adyashanti (il cui nome significa “pace primordiale”), ebbe la sua prima realizzazione all’età di venticinque anni, a cui seguirono altre profonde comprensioni e realizzazioni. Nel 1996 ha iniziato ad insegnare su richiesta della sua insegnante Zen con la quale ha studiato per quattordici anni.

I suoi insegnamenti sono condivisioni spontanee, paragonabili agli insegnamenti dei primi maestri Zen e a quelli dell’Advaita Vedanta. È originario della California del Nord, dove vive con la moglie Annie. Tiene seminari, satsangs, e ritiri silenti. Autore di molti libri di successo.

(Da: La Vera Meditazione – Adyashanti)

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RI-CONOSCERSI

Risvegliarsi alla realtà è una realizzazione profonda [ … ] Non è venire fuori con il nome giusto, quindi per ora non nominarlo. Semplicemente notalo, sperimentalo. Sentilo. Percepiscilo. Accoglilo.

Il risveglio spirituale è realizzare ciò che occupa lo spazio chiamato “me”. Quando ascolti con innocenza vedrai che in realtà c’è qualcosa di più di un me. Il tuo me sta sempre sperimentando questo momento in relazione a qualche altro momento. Questo momento è buono come quello di due settimane fa? Oggi sarà lo stesso di ieri?

Quando sei aperto e rilassato, ad un tratto puoi essere consapevole che c’è qualcos’altro che occupa il tuo corpo-mente. Qualcos’altro sta guardando dai tuoi occhi, ascoltando dalle tue orecchie, provando i tuoi sentimenti.

Quel qualcosa non ha nessuna qualità. Realizzare la tua natura vera è realizzare quello che è presente senza qualità. Possiamo chiamarlo la vacuità della coscienza, il Sé, o il Non-Sé. Fare esperienza diretta di questa vacuità, della sua vitalità vibrante, è il risveglio spirituale. E’ realizzare te stesso come un bellissimo nulla, o più accuratamente, una non-cosa.

Quando la tua immagine del me fa una pausa scopri che tutto quello che stai facendo in questo momento è essere semplicemente aperto. Ti senti del tutto sollevato di non stare cercando un altro momento o un’esperienza migliore. Ti senti molto rilassato e a tuo agio, in pace. Non hai guadagnato nulla, non sei più intelligente, non sai necessariamente più di chiunque altro e non sei improvvisamente diventato santo. Se stai dimorando nella tua vera natura senti che non c’è dove altro andare.

In quel momento senti che il tuo cammino è terminato. Può essere dura terminarlo quando ci hai investito così tanto, ma se vuoi veramente essere libero devi volere la verità più di qualunque altra cosa. E quando lo fai trovi che la verità è così dannatamente vuota. C’è così tanto… nulla in essa. C’è così tanto nessuno in essa, solo una presenza risvegliata molto vivida.

Quando sta operando il tuo me è come un toro. Tende a fare un sacco di rumore perché è sempre un po’ in relazione avversa con questo momento. Produce pensieri, sentimenti, credenze, o opinioni rumorose. Gli piace anche cercare, muovere in giro la testa, cercando l’emozione giusta nel corpo, il concetto giusto nella mente. E’ sempre in movimento come un radar, cercando la cosa giusta che deve accadere.

Non appena muovi via l’attenzione dal radar cominci a notare qualcos’altro. Dentro c’è qualcosa che non crea così tanto rumore come il me. Puoi sentirlo adesso. Che cosa si prova ad essere semplicemente risvegliato? Come si percepisce questa apertura? Portando lì la tua attenzione, semplicemente notando senza sforzo, questo senso di essere senza forma o vuoto si accentua come per dire: “qualcuno finalmente sta prestando attenzione”.

Quando è presente questa apertura puoi riconoscere come fa esperienza del tuo corpo. Questa apertura come sente un sentimento, un’emozione o un pensiero? Che esperienza fa del movimento chiamato “me”? Lasciati sentire un vero assaggio di questo. Questa apertura sta in una relazione completamente diversa con tutto quello che esiste, a cominciare da te. E’ in un rapporto diverso con il momento; non va da nessuna parte. Non sta cercando di acquisire qualcos’altro. Non ti ha innalzato o diminuito. Comincia a sentire il profondo senso di innocenza di questa apertura. Non percepisce partendo dal passato, né dall’ultimo momento, ancora meno dall’accumulazione di un’intera vita. Percepisce solo in questo momento.

L’apertura non ha accumulato nulla, così è libera. Ha un rapporto profondamente innocente ma saggio con ogni cosa. E’ un qualcosa di primario, sveglio e vivo. Puoi sentire come sia incredibilmente preziosa. Permettiti di sperimentare questa apertura, questo nulla. Permettiti di vedere come fa esperienza del tuo corpo e della tua mente proprio adesso, in questo momento. E’ così diverso dall’esperienza del me. Questo nulla è la pace che supera ogni comprensione, ed è proprio qui sulla punta delle tue dita.

Essere risvegliato è inerente a ogni cosa e ogni essere dappertutto e in tutti i tempi. Solo in questo stato ti rendi conto di non aver mai veramente voluto quello che pensavi di volere. Realizzi che dietro a tutti i tuoi desideri c’è solo un singolo desiderio: sperimentare ogni momento dalla tua natura vera. Trovi che il solo camminare fuori e vedere una foglia nella brezza o vedere un mendicante all’angolo è un’esperienza squisita. Non hai bisogno di niente di grande; ogni momento ha una sua bellezza. Anche i momenti brutti hanno una bellezza quando vengono vissuti da questa innocenza, questo bellissimo e disarmante stato di risvegliatezza.

In qualunque momento puoi chiederti: “Com’è per questa vacuità vivere questo momento? Com’è per questa risvegliatezza?” Ascolta veramente, perché l’apertura è quieta e dolce. Non puoi insisterci su. Non puoi afferrarla. Semplicemente apriti. Cerca l’apertura, senti dall’apertura, relazionati dall’apertura. Può sconvolgerti se non sei abituato. Se ti trovi in un posto che non ti piace chiediti come l’apertura sta vivendo questo momento. Avviene uno spostamento (di prospettiva ) e ti ritrovi a dire: “Accidenti!, in realtà se la sta godendo!”

Questo relazionarti dal tuo cuore, dalla verità del tuo essere, dall’apertura, è qualcosa che non può venire insegnato. Ricordo com’era quando sono andato a prendere dei precetti buddisti. Li leggi, li studi e li prendi dentro. Fai con loro tutto quello che fa il piccolo me, tipo decidere di fare veramente un buon lavoro fino a che scopri diversamente. Pensi di sapere che cosa sono i precetti, poi ti risvegli veramente alla tua natura vera e realizzi che questo è come la tua vera natura vede naturalmente le cose. E’ molto semplice. E’ tutto. Ora non hai bisogno di nessun precetto perché la tua vera natura vede in quel modo tutto il tempo.

Così se vuoi trovare come l’apertura si relaziona ad ogni momento vai semplicemente dentro. Sii quell’apertura. Sii quella vacuità. Tutto quello che devi fare è interrogarti, investigare per conto tuo. Come si relaziona a questo pensiero nella mia mente? A questa persona? A questo momento? Lo puoi vedere. Vai direttamente alla sorgente, alla sola autorità che è definitivamente liberatoria: la tua risvegliatezza, il tuo vuoto che percepisce in questo momento. Ti insegnerà come vivere.

(Adyashanti, Berkeley, California, March 17, 2002)

non-dualità, Raphael Advaita Vedanta, Andreas Muller, shakti caterina maggi, Tony Parsons Lisa Cairns, Naho Owada, Ella May, Richard Sylvester, Jim Newman, bodhi Avasa, Karl Renz, Adyashanti, Brendan Paul Smith, David Carse, Sailor Bob Adamson, Jeff Foster, Rupert Spira, Bernadette Roberts, Alan Watts, D.T. Suzuki, Jean Klein, Nathan Gill, H.W.L. Poonja papaji Satya sai baba, , Ramesh Balsekar, Sri Nisargadatta Maharaj Ranjit, U.G. Krishnamurti, Robert Adams, Ramana Maharshi, shankara, upanishad, Wei Wu Wei, zen, Eric Baret, shivaismo, Abhinavagupta Padmasambhava, Nagarjuna, tilopa, naropa, milarepa, Gaudapada, Adi Da Samraj, Patanjali, Atman Brahman, liberazione, illuminazione, nirvana, samsara, Bhagavad Gita, Maya, Aurobindo Madre Mère, Siddhi, dzogchen (grande perfezione), Chogyal Namkhai Norbu.  Conversazioni con Dio Neale Donald Walsch, Kahlil Gibran, Tagore, Osho Rajneesh, Ram Dass, Adyashanti, Eckhart Meister Tolle, lao tzu tze, confucio, seneca, cicerone, Buddha, buddhismo, dharma, tao te ching taoismo, magia, alchimia, tantra, Mahayana, Jed McKenna, vajrayana, cristo, Gesù, vangeli apocrifi, cinque tibetani, George Gurdjieff, Salvatore Brizzi,  italo Pentimalli, J.L. Marshall, Andrea Magrin Zurlini Panatta. Sogni lucidi, viaggi proiezioni astrali, un corso in miracoli, ucim,  spirito santo, anima, coscienza, fisica quantistica, sciamanesimo, spirituale, Yogananda, chakra, vangeli esseni apocrifi, karma, kundalini, Il potere di adesso, Meditazione Trascendentale, dualismo, dualistica, sutra del cuore, Rumi, bruce lee, carlos castaneda, don juan, Bhakti, corpo causale, turiya, sat-cit-ananda, Gianfranco Bertagni, isabella soragna, sufismo, shambala.Conte di Saint Germain, Patrizia Terreno, Isabelle von Fallois, Thomas Torelli, Igor Sibaldi, Claudia Rainville, Claudio Trupiano, Maria Gabriella Bardelli, Giorgio Mambretti, Andrea Zurlini, Kryon, Angelo Picco Barilari,  Vadim Zeland, Davide Francesco Sada, Enrico Garzotto, Salvatore Brizzi, italo Pentimalli, J.L. Marshall, Ventuno Giorni per Rinascere -Il percorso che ringiovanisce corpo e mente, Il Potere del Cervello Quantico, Come far esplodere il potenziale nascosto del tuo cervello, Metamedicina 2.0, Smettila di incasinarti la vita, Roberto Re, tony robbins, Smettila di Reprimere tuo Figli, Roberta Cavallo. Gratitudine, transurfing, ego, illusione, esercizi, pratica, percezione.
-Gaming Channel: ...  Adyashanti (/ˌɑːdjəˈʃɑːnti/ AHD-yə-SHAHN-tee; Sanskrit word आद्य शान्तिः meaning "primordial peace"; born Steven Gray on October 26, 1962) is an American spiritual teacher and author from the San Francisco Bay Area who offers talks, online study courses, and retreats in the United States and abroad. He is the author of numerous books, CDs and DVDs and, together with his wife Mukti, is the founder of Open Gate Sangha, Inc., a nonprofit organization established in 1996 which supports and makes available his teachings. Contents 1	Life 2	Open Gate Sangha 3	Students invited to teach 4	Bibliography 5	References 6	Further reading 7	External links Life In his 20s, Gray studied Zen Buddhism under the guidance of his Zen teacher Arvis Joen Justi for fourteen years.[1] Justi was a student of Taizan Maezumi Roshi of the Zen Center of Los Angeles. Gray was regularly sent by Arvis to Zen sesshin retreats, where he also studied under Jakusho Kwong Roshi of the Sonoma Mountain Zen Center. At age 25 he began experiencing a series of transformative spiritual awakenings. While sitting alone on his cushion, Gray claims to have had a classic kensho, or awakening experience, in which he “penetrated to the emptiness of all things and realized that the Buddha I had been chasing was what I was.”[2] Besides his meditations and prayer, he also studied books about Christian mystics and the Gospels.[3] For the next few years he continued his meditation practice, while also working at his father’s machine shop. In addition to sitting, he spent many hours in coffee shops writing answers to questions that spontaneously came to him. Finally, at 31, Gray had an experience of awakening that put to rest all his questions and doubts. In 1996, he was invited to teach by Arvis Joen Justi.[1] He first started giving talks to small gatherings, in a room above his aunt's garage, which grew over years and he changed his name to “Adyashanti,” a Sanskrit term for “primordial peace”. Adyashanti’s talks focus on awakening and embodying awakening. He downplays affiliation with Zen. “The Truth I point to is not confined within any religious point of view, belief system, or doctrine, but is open to all and found within all.” [4] He has authored books, such as The Impact of Awakening, Emptiness Dancing, My Secret Is Silence, True Meditation, and The End of Your World, as well as producing audio and video recordings.[2][5] In April 2014, he appeared in an interview with Oprah Winfrey on a Super Soul Sunday episode.[3][6] Presently, he lives in the Bay Area, with his wife Mukti.[2] Open Gate Sangha Sangha is a term used in several Sanskrit–derived languages of India to refer to a spiritual "assembly" or community, traditionally a monastic one, but its usage varies. Adyashanti founded Open Gate Sangha, Inc. in 1996 when he began teaching. This sangha refers to both the organization itself and his student community as a whole. The organization runs on a small staff, as well as many volunteers, and helps coordinate Adya's (as he is called by his students) teaching and travel schedule. It also produces audio, visual and written material for publication. A few times a year, the organization also holds retreats, including a six-day silent meditation retreat.[7] Students invited to teach Adyashanti, like his teacher, has invited several of his students to "share the Dharma", which means independently teach to other students.[8] Students are considered suitable for teaching once they reach what Adyashanti considers adequate spiritual maturity. Bibliography Adyashanti (2002). The Impact of Awakening: Excerpts from the Teachings of Adyashanti. Open Gate Publishing. ISBN 978-0-9717036-0-5. Adyashanti (2003). My Secret is Silence: Poetry and Sayings of Adyashanti. Open Gates Publishing. ISBN 978-0-9717036-1-2. Adyashanti (2009). Emptiness Dancing. Sounds True. ISBN 978-1591794592. Adyashanti (2008). The End of Your World: Uncensored Straight Talk on the Nature of Enlightenment. Sounds True. ISBN 978-1-59179-963-4. Adyashanti (2010). True Meditation: Discover the Freedom of Pure Awareness. Sounds True. ISBN 978-1591794677. Adyashanti (2011). Falling Into Grace: Insights on the End of Suffering. Sounds True. ISBN 978-1-60407-087-3. Adyashanti (2012). The Way of Liberation. Open Gate Sangha. ISBN 978-1-937195-17-5. Archived from the original on 2017-05-03. Retrieved 2014-02-17. Adyashanti (2014). Resurrecting Jesus: Embodying the Spirit of a Revolutionary Mystic. Sounds True. ISBN 978-1-62203-094-1. Adyashanti (2019). The Most Important Thing: Discovering Truth at the Heart of Life. Sounds True. ISBN 978-1-68364-191-9. References Filaber, David (May 2013). Transform Your Life with Meditation: The Lives and Legacies of the Greatest Meditation Masters. AuthorHouse. p. 50. ISBN 978-1-4817-8789-5. Luc Saunders; Sy Safransky (December 2007). "Who Hears This Sound?". The Sun. Retrieved May 8, 2013. Capretto, Lisa. "Spiritual Author Adyashanti Shares His View Of Jesus, The Man". Huffington Post. Retrieved 2014-04-21. https://www.adyashanti.org/about-adya "Adyashanti". Omega Institute. Retrieved May 8, 2013. "First Look: Oprah and Author Adyashanti". Oprah. April 2014. Retrieved 2014-04-21. Claire Hoffman (April 21, 2008). "On Faith:A Week of Silence". Washington Post. Retrieved May 8, 2013. Open Gate Sangha - Resources adyashanti.org. Retrieved October 4, 2012. Further reading Ardagh, Arjuna (2005). The Translucent Revolution: How People Just Like You Are Waking Up and Changing the World. New World Library. pp. 102–105. ISBN 978-1-57731-468-4. Lumiere, Lynn Marie; Lumiere-Wins, John (2003). The Awakening West: Conversations with Today's New Western Spiritual Leaders. Fair Wind. pp. 190–208. ISBN 978-1-59233-010-2. Saunders, Luc; Safransky, Sy (December 2007). "Who Hears This Sound? Adyashanti On Waking Up From The Dream Of "Me"". The Sun (384). Retrieved December 7, 2011. Starr, Bernard (2007). Escape Your Own Prison: Why We Need Spirituality and Psychology to Be Truly Free. Rowman & Littlefield. pp. 201ff. ISBN 978-0-7425-5839-7. External links http://www.opengatesangha.org/ Quotations related to Adyashanti at Wikiquote Official website The second interview with Rick Archer « Il manuale delle costellazioni familiariLa libertà di essere se stessi » Il tabù dell’illuminazione, intervista con Adyashanti 15 Dic, 2012 di Adyashanti adyashanti.jpgCrediamo davvero di poterci risvegliare? Oggi, uno dei più famosi insegnanti buddisti di San Francisco non è un lama tibetano o un maestro zen tradizionale, ma un americano laico e anticonformista chiamato Adyashanti, intervistato da Stephan Bodian. I suoi discorsi pubblici (che egli chiama “satsang”, secondo la tradizione advaita o nonduale dell’India) attirano centinaia di ricercatori, buddisti e non buddisti. In un satsang cui ho recentemente partecipato, in una chiesa vicino Lake Merrit, al centro di Oakland, Adyashanti sedeva su una grande poltrona a un’estremità della sala, circondato dai seguaci. Dopo un periodo di silenzio e un discorso sul dharma in cui ha parlato della “futilità di cercare ciò che già siamo”, ha invitato il pubblico a porgli degli domande. Qualcuno ha chiesto di parlare del valore di una pratica regolare di meditazione, e Adyashanti ha risposto: “Ogni volta che non manipoli la tua esperienza, stai meditando. Non appena mediti perché pensi di doverlo fare, stai di nuovo controllando l’esperienza, e privi la tua meditazione di ogni valore”. Più di una volta egli ha invitato gli studenti a entrare in contatto diretto, nel momento, con la verità manifesta della loro natura intrinseca; per usare le sue parole, con colui che “in ogni momento sta guardando attraverso i tuoi occhi”. L’intensità e l’intimità di questi incontri mi hanno fatto pensare a una sorta di pubblico “dokusan”, il dialogo personale tra maestro e discepolo nello zen tradizionale. Anche se in questi giorni Adyashanti parla raramente dello zen o del buddismo, egli ha studiato e meditato per più di dodici anni sotto la guida di Arvis Justi, un’insegnante laica della scuola del maestro zen Taizan Maezumi, il fondatore dello Zen Center di Los Angeles. All’età di diciannove anni, Steve Gray (come allora si chiamava Adyashanti) abbandonò la passione giovanile per il ciclismo e il sacco a pelo per mettersi alla ricerca dell’illuminazione. Cominciò a frequentare gli incontri settimanali nella casa di Justi, i ritiri di sette giorni con Jakusho Kwong Roshi (un discepolo di Shunryi Suzuki Roshi) e a passare tre o quattro ore al giorno in una capanna per la meditazione che aveva costruito nel cortile della casa dei genitori. All’età di venticinque anni, mentre sedeva da solo sul cuscino, Gray ebbe un classico “kensho”, o esperienza di risveglio, che oggi descrive così: “Penetrai il vuoto di tutte le cose e compresi che il Buddha da me cercato era ciò che ero”. Ma per quanto questa esperienza fosse stata intensa, Gray sapeva di aver visto soltanto la punta dell’iceberg. “Ora che avevo scoperto di essere ciò che stavo cercando”, spiega egli, “il koan successivo sorse spontaneamente: cos’è questo che io sono?”. Anche se Gray continuò a meditare, assorto in questa nuova domanda, dice che ogni sensazione di sforzo o ansia era scomparsa. Durante tale periodo, si sposò e andò a lavorare nel negozio di macchinari del padre. “Ero felice”, ricorda, “ma sapevo che non era abbastanza”. Man mano la sua ricerca si faceva più profonda, egli perdeva interesse nella pratica tradizionale, con i suoi ritiri e insegnanti. Piuttosto, le sue energie si volsero verso l’interno ed egli divenne, per usare le sue parole, “concentrato esclusivamente sul realizzare la verità del mio essere”. Oltre a meditare, passava molte ore nei caffè a scrivere le risposte alle domande o ai koan esistenziali che gli arrivavano spontaneamente. Infine, all’età di trentuno anni, Gray ebbe un’esperienza di risveglio che immediatamente dissolse tutti i dubbi e gli interrogativi. Due anni dopo, Arvis Justi gli chiese di cominciare a insegnare, ed egli cambiò il nome in Adyashanti, che in sanscrito vuol dire pace primordiale. Ho intervistato Adyashanti (che è stato mio insegnante per molti anni) in un caldo pomeriggio dell’estate di S. Martino. Egli è un uomo basso, dall’aspetto gracile e con i capelli biondi tagliati quasi come un monaco. La nostra conversazione ha avuto un tono familiare (oltre che insegnante e studente, siamo amici), e spesso le risate hanno interrotto l’intervista. Stephan Bodian Stephan Bodian: Mi pare che negli ultimi anni della tua pratica, prima di quello che hai definito il tuo risveglio finale, hai perso interesse nelle forme tradizionali dello zen. Adyashanti: Sì. Stavo ancora praticando e frequentando la mia insegnante, ma l’intensa ricerca della verità mi aveva liberato da ogni illusione verso la tradizione, il buddismo e la cultura asiatica. Osservando la tradizione buddista, mi rendevo conto che le percentuali di successo erano bassissime. La gente vi entrava alla ricerca dell’illuminazione, ma di fatto pochissimi si illuminavano. Mi sembrava una situazione fallimentare. Non ho respinto nulla. Semplicemente, ho cessato di seguire ciecamente la tradizione, e l’energia che prima investivo nel seguire quest’ultima si è trasferita nella ricerca di ciò che è autentico. A quel punto, ho sentito che mi stavo reggendo sulle mie gambe. Stephan Bodian: In che modo questa ricerca solitaria alla fine ha portato frutti? Adyashanti: In realtà è stato abbastanza semplice. Una mattina, mentre stavo seduto in meditazione, ho udito il richiamo di un uccello fuori dalla finestra. Dentro di me ho sentito nascere una nuova domanda: chi sente questo suono? Immediatamente il mondo si è rovesciato: io ero l’uccello, il suono, l’ascolto di quest’ultimo, il cuscino, la stanza, tutto. Non che mi sia fuso con il tutto in quanto io separato; semplicemente, vedevo che tutto era uno, e che io ero quello. A differenza degli altri kensho, questo non è stato accompagnato da alcuna emozione. Poi, nel mezzo dell’esperienza, qualcosa (o meglio, nulla) è sorto da questa sensazione di unità. Sapevo di essere tutte le manifestazioni, dense o sottili, ma ero anche il vuoto totale, vuoto persino dell’esperienza del vuoto, e improvvisamente tutto è sembrato un sogno. C’era una profonda sensazione cinestetica di essere ogni cosa e allo stesso tempo nessuna di esse. Sapevo con tutto il mio essere che ciò che ero davvero non era nemmeno tale sensazione di unità, ma il vuoto antecedente a quest’ultima, per sempre risvegliato a se stesso. Tale consapevolezza non è mai mutata né diminuita. Stephan Bodian: Questa consapevolezza di cui parli viene tradizionalmente chiamata illuminazione. Come sai, in occidente quest’ultima è stata allo stesso tempo idealizzata e banalizzata. Tu come la definiresti? Adyashanti: L’illuminazione è il risveglio dal sogno di essere un io separato alla realtà universale. Non è un’esperienza o una percezione che accade a una persona per effetto di una pratica spirituale o di una consapevolezza coltivata. Non va e viene, né devi fare alcunché per mantenerla. Non riguarda l’essere centrati, estatici, sereni o qualsiasi altra esperienza. In realtà, l’illuminazione è una nonesperienza permanente che non accade a nessuno. Il singolo individuo viene visto attraverso la realtà suprema e universale, e allora comprendi che esiste solo essa, e che tu sei quella. La cosa divertente è che sei, e sei sempre stato, ciò che stai cercando. Tutti sono già la natura suprema, la natura del Buddha o la consapevolezza di Cristo, ma la maggior parte di noi non lo sa. Stephan Bodian: Qual è il rapporto, secondo te, tra tutti i tuoi anni di zazen e questa esperienza di kensho? Essi hanno innescato il risveglio? Sono stati gradini verso quest’ultimo? Oggi sembri non credere al concetto di “stadi lungo il cammino”, eppure tra la pratica di meditazione zen e il tuo risveglio pare esserci una relazione causale. Adyashanti: Sono profondamente grato alla mia pratica zen. Essa mi ha portato al fallimento completo. Ho fallito come buddista, ho fallito nel seguire i dieci precetti e certamente ho fallito nella meditazione. Tutti i miei sforzi per abbattere la “porta senza porta” verso il risveglio, di cui parla lo zen, sono falliti. Ma arrivare al fallimento totale e completo si è rivelato proficuo. Lo zen mi ha dato l’opportunità di fallire, e ne avevo bisogno. In realtà, direi che il mio processo non è consistito tanto nel lasciarmi andare, quanto nel fallire completamente. Lo zen è stato ottimo per farmi cadere a faccia in giù. Stephan Bodian: E un successo quale sarebbe stato… L’illuminazione? Adyashanti: Il fallimento è stato il successo. Il risveglio è avvenuto tramite il fallimento. In questo senso, ho un grande rispetto per la scuola. Ciò che è stato trasmesso va molto al di là delle persone, della scuola, dello zen e del buddismo stesso. Stephan Bodian: Di che si trattava? Adyashanti: Direi di una sorta di scintilla, di vitalità. Stephan Bodian: In che modo l’illuminazione ha cambiato il tuo rapporto con il mondo? In particolare, le tue relazioni, la tua vita familiare, il tuo comportamento quotidiano? Essere illuminato vuol dire che non ti arrabbi, non reagisci e non fai mai errori gravi? Adyashanti: Non è affatto vero che non ci si arrabbia mai. L’illuminazione usa tutte le emozioni disponibili. Altrimenti, dovremmo criticare Gesù per essersi adirato nel tempio e aver preso a calci i tavoli. L’idea che l’illuminazione consista nello stare seduti con un sorriso beato è solo un’illusione. A livello umano, l’illuminazione vuol dire che non sei più diviso dentro di te, e che non sperimenti più divisioni tra te stesso e gli altri. Senza divisioni interiori, la maggior parte delle forme usuali di reattività non fanno più parte di te. Stephan Bodian: Puoi dire qualcosa di più su ciò che intendi con assenza di “divisioni interiori”? Adyashanti: La maggior parte degli esseri umani passa la vita in una lotta tra opposte forze interiori: cosa pensa che dovrebbe fare e cosa fa davvero; cosa pensa di sé e cosa è realmente; cosa ritiene bello e giusto, e cosa brutto e sbagliato. L’io separato è solo l’insieme di queste forze contrastanti. Quando l’io sparisce, anche la divisione interiore si dissolve. Ebbene, non posso dire di non fare mai errori, perché in questo mondo umano illuminarsi non vuol dire diventare esperti di tutto. Quello che accade davvero, tuttavia, è che le motivazioni personali spariscono. Solo quando accade l’illuminazione, comprendiamo che praticamente tutto ciò che abbiamo fatto (alzarci dal letto, andare al lavoro, avere una relazione per il nostro piacere ecc.) era dominato dall’interesse personale. In assenza di un io separato, non esiste motivazione personale a fare alcunché. È la vita a muoverci. Quando non sono più le motivazione personali a guidarci, ciò che resta è la nostra natura autentica, che spontaneamente si esprime nella dimensione umana come amore o compassione. Non una compassione che pratichiamo o coltiviamo perché dobbiamo seguire una regola, ma una compassione che sorge spontaneamente dal nostro stato indiviso. Se ci impegniamo ad assumere l’identità di una persona buona e compassionevole, questo si trasforma in un ostacolo al risveglio. Stephan Bodian: Nel buddismo tradizionale (almeno per come l’ho praticato io), parlare apertamente di illuminazione, come stiamo facendo adesso, è un tabù. Alla base di ciò sembra esserci la paura che l’ego si appropri dell’esperienza, ingrandendosi. Nei tuoi discorsi sul dharma parli molto del risveglio, incluso il tuo, e nei tuoi dialoghi pubblici incoraggi gli altri a fare altrettanto. Perché? Adyashanti: Quando sedevo con la mia insegnante, Arvis, dopo la meditazione e il discorso sul dharma andavamo tutti in cucina a prendere tè e frutta. Lì parlavamo apertamente della nostra vita. In genere i discorsi non riguardavano le nostre esperienze spirituali, anche se queste facevano parte dell’insieme. Poi queste stesse persone facevano ritiri allo Zen Center di Los Angeles e avevano grandi esperienze di risveglio, e la gente di L. A. ha cominciato a chiedersi cosa stesse accadendo nel salotto di questa piccola, anziana signora. L’idea di Arvis era semplice: l’unica cosa che io sto facendo e gli altri no, diceva, è che noi ci sediamo informalmente intorno a un tavolo e chiacchieriamo, e quello che sta succedendo dentro le persone non rimane segreto o nascosto. Così, nessuno può pensare di essere l’unico ad avere questa o quella esperienza. Tutti escono dal guscio, e ciò apre maggiormente la gente al processo spirituale. La tradizione di parlare di certe esperienze solo in privato con l’insegnante fa dell’illuminazione un’attività segreta, riservata a pochi iniziati. Ovviamente, so che esistono degli inconvenienti nell’essere più aperti. Qualcuno può cominciare a sproloquiare di quanto è illuminato, accrescendo il proprio ego. Ma quando tutto resta aperto all’indagine, persino la tendenza dell’ego a fingersi illuminato diventa evidente, alla luce penetrante del discorso pubblico. A lungo andare, entrambi i cammini hanno i loro lati positivi e negativi, ma ho scoperto che se gli studenti pongono in pubblico le domande, si spezza quell’isolamento avvertito da molte persone spirituali. Mi riferisco alla sensazione che nessuno possa capire ciò che ci sta accadendo, che siamo stufi della pratica o che nessuno si stia sforzando come noi. E quando la gente ha delle esperienze e ne parla in pubblico, il risveglio perde la sua aura sacrale. Tutti gli altri possono vedere che il risveglio non è per gente speciale, ma può riguardare anche chi ci sta accanto o il migliore amico. Stephan Bodian: Ti dichiareresti illuminato? Adyashanti: Beh, no. Non con la faccia seria. Direi che l’illuminazione è illuminata e il risveglio è risvegliato. Non è un’esperienza, ma un fatto. Stephan Bodian: Oggi la gente può essere molto scettica su chi si dichiara illuminato, e molti potrebbero avere la sensazione che ti stai esponendo a una spiacevole valanga di critiche. Adyashanti: E questo non è rivelatore? Penso che sia una disgrazia che una persona passi un’ora dopo l’altra, un giorno dopo l’altro, un anno dopo l’altro, una vita dopo l’altra, a cercare l’illuminazione, e poi l’idea stessa che qualcuno raggiunga quest’ultima è un tabù. Tutti la stiamo inseguendo, ma Dio ha vietato a chiunque di dire che l’ha conseguita. Non ci crediamo, siamo cinici, abbiamo dubbi, assumiamo subito un atteggiamento apertamente o velatamente aggressivo. Per me, ciò dimostra che le persone stanno cercando un’illuminazione che non credono di poter raggiungere. Questa è una barriera, e la più grande di tutte. Stephan Bodian: Come si può spiegare tale tendenza? Adyashanti: Le persone vogliono la liberazione, ma ne sono anche terrorizzate. Se si lasciano andare completamente, temono di ritrovarsi in uno stato di pericolosa illusione. Il senso del peccato originale è molto vivo in noi. Pensiamo che nella nostra natura ci sia qualcosa di fondamentalmente sbagliato, e che se ci lasciamo andare emergerà qualcosa di mostruoso. Camminiamo tutti i giorni in questa realtà virtuale, sperimentando fisicamente ciò che la mente ci sta dicendo. Se ci fermassimo, vedessimo cosa sta succedendo e lasciassimo andare ogni cosa, che diventeremmo? Questo fa paura. In ultima analisi, tutto è una difesa contro il nulla. Stephan Bodian: Sembra che ritieni i satsang in grado di accelerare il risveglio delle persone, e la maggior parte dei tuoi eventi pubblici consiste in tali dialoghi con il pubblico. Tuttavia, tu stesso passi molte ore a meditare davanti a un muro. Perché non includi più sessioni silenziose nei tuoi satsang e intensivi? Adyashanti: In realtà, oggi includo più sessioni silenziose nei miei intensivi, e i miei ritiri comprendono sei sessioni silenziose al giorno. La ragione principale per cui do tanta attenzione al dialogo pubblico è che la maggior parte delle persone che vengono a vedermi medita da anni, ma quello che manca loro è la capacità e la volontà di porre domande in modo inesorabile sulla loro psicologia, la fede, gli insegnamenti tradizionali e anche i presupposti della pratica. Osservare un insegnante lavorare a stretto contatto con gli studenti, mettendo in dubbio le loro convinzioni, può aprire possibilità completamente nuove. Qualsiasi convinzione o fede che riteniamo vera, anche se appartiene a religioni antichissime, non fa che nascondere la verità di ciò che siamo veramente. Stephan Bodian: Apparentemente, ti sei lasciato alle spalle la maggior parte delle forme tradizionali dello zen. Perché ti sei allontanato dalla tradizione buddista? Ti consideri ancora un buddista? Adyashanti: Non ho lasciato il buddismo; ho solo abbandonato la mia identità di buddista, come fa chiunque si risvegli. Avrei potuto insegnare nelle forme canoniche del buddismo, ma la cosa non faceva per me. Ho lasciato che l’insegnamento sorgesse in modo naturale e spontaneo, adattandosi al momento presente. Se l’insegnamento è buddista, bene; se non lo è, bene. Non sto insegnando per tenere in vita una tradizione o portare avanti una scuola, ma per risvegliare chi vuole risvegliarsi. Stephan Bodian: Perché hai smesso di offrire colloqui privati? Questo non è un limite al lavoro con gli studenti? Adyashanti: Sicuramente lo è. Non è stata una mia decisione, ma un’evoluzione naturale dovuta al fatto che oggi ci sono troppi studenti per poterli seguire uno a uno. Però ho chiesto a molte persone di cominciare a insegnare, e questi insegnanti in genere sono più disponibili di me a un colloquio privato. Stephan Bodian: Lavori ancora con un insegnante? La tua comprensione si sta tuttora approfondendo, evolvendo e mutando, o pensi di essere “arrivato alla fine”? Adyashanti: No, non pratico più con nessun insegnante. E per quanto riguarda la comprensione più profonda, una volta che sai di essere l’infinito, la realtà assoluta, non c’è più nulla da conoscere. Dal punto di vista dell’infinito, non esiste alcuna evoluzione o approfondimento, ma solo ulteriori manifestazioni e rivelazioni dell’assoluto in forme diverse. A un livello relativo, naturalmente, continuano ad arrivare nuove intuizioni, ma esse sono applicabili solo al momento e non hanno alcun significato assoluto. Riguardo “l’essere arrivato alla fine”… Questo non vuol dire essere perfetti. In realtà, più comprendiamo di essere “arrivati alla fine” (cioè, più sappiamo chi siamo e che non c’è più nulla da cercare), più ci rendiamo conto che è ridicolo affermare qualcosa su ciò che potrebbe accadere nel futuro. Se mai dovessi dire che non potrei più scivolare nell’illusione, questo sarebbe il primo segno che ho cominciato a riscivolare in essa. Quando comprendiamo totalmente la verità, l’unica cosa che sappiamo è che non possiamo sapere. Stephan Bodian: Il risveglio è un inizio o una fine, allora? Adyashanti: È un inizio, ma è la fine della ricerca. Non è che devi smettere di cercare; semplicemente, l’energia non va più in quella direzione. Da questo punto di vista è una fine; ma allo stesso tempo si spalanca un mondo completamente nuovo. A cosa assomiglia quest’ultimo? Di che si tratta? Cosa lo muove, cosa lo spinge? È l’inizio di qualcosa di completamente nuovo, come essere rinati. Quando usciamo dall’utero di nostra madre, siamo impotenti, non conosciamo molto. E il risveglio è la stessa cosa: nascere alla realtà non vuol dire saper fare tutto. Stephan Bodian: Nello zen esiste un antico dibattuto sulla natura dell’illuminazione. Alcune scuole sostengono che sia istantanea, altre che sia graduale. Tu cosa pensi? Adyashanti: Di solito è una combinazione delle due: una penetrazione improvvisa nella vera natura dell’essere, e poi una personificazione graduale di questa comprensione a livello del corpo, della mente e della personalità. Ci può volere del tempo per vivere completamente ciò che abbiamo compreso, per esprimere pienamente ciò che sappiamo di essere attraverso questa forma umana, nel mondo del tempo e dello spazio, nei modi propri delle emozioni, dell’energia e della mente. Questa gradualità differisce grandemente da individuo a individuo. In casi rari, il risveglio e la personificazione sembrano accadere simultaneamente: l’io inautentico cade in un istante e non ritorna mai più. Più spesso, il processo della personificazione richiede uno sguardo continuo sui restanti falsi livelli dell’io, delle convinzioni e dell’identità, così come un abbandono crescente di tutto ciò che ci mantiene separati. Che il processo sia graduale o improvviso, alla fine si giunge a un assoluto e incondizionato “sì” alla realtà così come è. Stephan Bodian: Quali sono alcuni degli ostacoli o sfide più grandi a questa personificazione completa? Adyashanti: Questa è una buona domanda. Da una parte, dobbiamo abbandonare tutte le idee e le convinzioni accumulate negli anni riguardo l’illuminazione. La mente tende a usare tali convinzioni per mettere in dubbio il risveglio, sostenendo che poiché abbiamo ancora paura, rabbia o problemi con il lavoro o le relazioni, non abbiamo avuto un bagliore autentico della verità. Alcune persone che vengono da me sono già abbastanza risvegliate, ma la mente provoca confusione, perché il risveglio non coincide con quello che pensavano. D’altra parte, la mente può impadronirsi del risveglio e trasformarlo in un possesso dell’ego. Un’altra sfida del processo di personificazione è capire il funzionamento stesso dello stato di illuminazione. Quando ti risvegli, nulla funziona come prima. I drammi in cui gli altri sono coinvolti non hanno più alcuna presa su di te. Stephan Bodian: È possibile avere un risveglio genuino e non esserne consapevoli? Adyashanti: Accade spesso che la gente abbia un profondo bagliore della verità, ma che lo rifiuti perché non corrisponde ai suoi pregiudizi. Nella cultura spirituale sviluppatasi qui in occidente, tendiamo a confondere l’illuminazione con le esperienze mistiche. Stephan Bodian: Puoi dire qualcos’altro sulla differenza tra le esperienze mistiche e il risveglio autentico? Adyashanti: Quando l’«io» personale si dissolve diventando una cosa sola con il tutto, è un’esperienza mistica. Oppure è la nostra consapevolezza che si espande all’infinito, la tua “kundalini” [l’energia spirituale innata] che si risveglia, una visione del Buddha o della Madonna, o una sensazione di estasi e serenità. Anche un’esperienza prolungata di unione con Dio o il Buddha è solo un’altra esperienza mistica. Tuttavia, benché siano gli stati più elevati e splendidi che un essere umano possa avere, le esperienze mistiche accadono a quella figura irreale che scambiamo per “io”, e questo “io” è quello dal quale ci risvegliamo. Il risveglio è comprendere di essere la coscienza o la lucidità che sta sperimentando tutti i momenti del sogno, inclusi quelli cosiddetti mistici o spirituali, senza farsene catturare. Come ho detto prima, il risveglio non è un’esperienza, ma un fatto, mentre un’esperienza mistica deve accadere a qualcuno in un particolare luogo e momento. Un’altra definizione che uso è questa: non sei la personalità o la maschera, ma colui che sta scrutando attraverso la maschera, senza mai identificarsi con essa. Allo stesso tempo, avverti un rapporto molto stretto con il sogno, perché quest’ultimo è un’espressione del risveglio stesso. All’inizio, naturalmente, il sogno può sembrare diverso dal risveglio. Ma quando il risveglio è completo, la coscienza vede tutto ciò che è percepibile, inclusi il corpo umano, la mente e la personalità, come un’espressione di sé. La realizzazione è completamente nonduale. Come dice il Sutra del cuore, la forma è il vuoto e il vuoto è la forma. Stephan Bodian è insegnante zen, scrittore e psicoterapeuta professionista. Ordinato monaco zen nel 1974, ha studiato con molti insegnanti, tra cui Shunryu Suzuki Roshi e Taizan Maezumi Roshi, prima di ricevere la trasmissione del dharma da Adyashanti. Originalmente pubblicato su Tricycle magazine, www.tricycle.com, per gentile concessione. Traduzione di Gagan Daniele Pietrini Copyright per l’edizione Italiana: Innernet. Adyashanti – Awakening Interview with Renate McNay Renate:  Hello and welcome to conscious.tv.  My name is Renate McNay and my guest today is Adyashanti.  Hello Adya. Adya:  Hi. Renate:  Nice to have you here. Adya:  Thank you. Renate:  And we’re going to talk about Adya’s awakening experience, his teaching and his life and Adya has a whole pile of books, which I'm going to show you at the end of the interview.  We’ll just start right away.  So Adya, when you were seven or eight years old, you had already a very profound realisation and this realisation was that people are suffering because they believe their thoughts. Adya:  Yes. Renate:  How did that impact you at that time? Adya:  Hmmm.  Well, it’s strange ‘cause I've told the story many times when I've taught, about being seven or eight and being very confused about the adult dimension – about adults and why they acted the way they did and it just seemed sort of odd and one day I just had the insight and the insight was “I get it – they’re crazy, they’re crazy, they believe what they think.”  And somehow that just kind of came to me and the interesting thing is when I had that insight, I felt a great relief because I didn’t have to think about it anymore, I kind of understood something.  It didn’t make me reject anything, or it didn’t cause me any anxiety or anything.  I just thought “Now I understand.  I can let go.” Renate:  So what did you understand? Adya:  That they believed their mind. Renate:  And this is…? Adya:  And this was why they were often acting – not just acting but what I saw more was just in human communication, ‘cause I was a real listener my whole life – real listener.  There was nothing that went on in our household that I didn’t know, ‘cause I would listen to everything that I could and I would see, in communication, where someone would start to try to manipulate the conversation, or they would start to deflect something, or they would go into avoidance and I could see all this at a very young age.  And when they would say something that wasn’t really real and because I could see all this, it’s confusing.   You know when adults – these are people who’re supposed to know more and be more wise and more insightful and I could see them that sometimes they were but sometimes they weren’t.   It’s confusing, “what’s going on there, why did they do that?”  I was lucky because when I've told this story in public before, I find lots of people have had their own version of this insight very young in their lives and the interesting thing is for most of them that have shared it with me, what it produced in them was great anxiety because they looked up to these adults who were their caretakers and their love providers, completely dependent and they suddenly saw a flaw and it really scared them and most people concluded “there must be something wrong with me,” when they had these insights.  For whatever reason I was very lucky, I didn’t have that. Renate:  Did it affect your own thinking? Adya:  Sure. Renate:  So you stopped believing your own thoughts? [both laugh] Adya:  That would be nice if I could completely claim that. Renate:  You had to go through the whole thing yourself? Adya:  I had to go through the whole thing.  Sometimes we do have a wisdom when we’re really, really young, but yet we have to go through often the whole forgetting it, forgetting what we know and all that. Renate:  So you forgot this realisation? Adya:  The realisation was always there but it didn’t always have a great impact.  In other words I didn’t always apply it to myself, do you know? Renate:  Hm, hm, I understand, yeah.  It’s the most difficult thing. [laughs] Adya:  Yeah, it didn’t stop my mind from claiming its authority for quite a while. Renate:  So you had already as a child a lot of mystical experiences and when you were nineteen you went to your mother and you announced, “My life is over.” Adya:  Hm, hm.  Yeah, I’d just been experimenting with meditation and reading some spiritual books, most of them were on Zen Buddhism and I just got intrigued by this idea of enlightenment.  I didn’t know what it was, I hadn’t even formed a concept or an image of what it was, like something for me to chase, but I just read it and when I read it, it was almost like something in me just like exploded and I just knew… Renate:  Caught fire. Adya:  …this is it, I have to find out what this is.  And yeah, I woke up one morning and I just knew “that’s it,” life as I knew it, is over.  I don’t know what the life to come is gonna be, but I know that this pull towards finding out what this enlightenment thing is, it’s not something that I can take or leave.  It’s not something in my control.  It’s something that kind of grabbed me and it has hold and that was a real shift. Renate:  How did you feel about that? Adya:  A strange combination of emotion.  One of the emotions was a lot of excitement.  It was like the ultimate adventure, it was very, very exciting ‘cause I sensed intuitively great, great possibilities, almost infinite possibilities, without knowing what that even meant.  Simultaneously it was quite frightening… Renate:  I can imagine. Adya:  …to realise the way I've led life, my very idea that I am the director of my life and I have control over it, it’s gonna go where I want – to wake up and realise that that is not going to work for you anymore, was also frightening and scary. Renate:  Yeah and what happened then? Adya:  Well, as the journey began, you know … Renate:  You found your teacher… Adya:  Yeah, I found my teacher in the back of a book by Ram Dass and she was the closest Zen teacher that I could find and I expected to find a Zen teacher in traditional robes in a temple and all that stuff and she was a housewife in a town fifteen minutes from where I grew up and she taught out of her home – very unassuming, very hidden.  There was never more than twelve to fifteen people that were there when I was with her, the whole time I was with her. Renate:  So you were told to look at the wall, to sit and look at the wall.  Isn’t that what they do in Zen? [laughs] Adya:  That’s what they do in Zen, yeah. Renate:  So you meditated every day for two to four hours? Adya:  Yeah, yeah.  I meditated a lot. Renate:  And when you didn’t meditate, what did you do?  I was reading you were a bike racer and you trained… Adya:  Yeah, I hadn’t stopped my athletic life, which was very serious bike racing, so I would spend many, many hours a day, riding my bike, training.  And then I took that same sort of a male, very male, energy of real willpower that I used in athletics and it’s very useful in athletics. Renate:  So very driven… Adya:  Very driven. Renate:  Very disciplined… Adya:  Very, very driven.  And that capacity had really served me in life, not only in athletics but growing up as a child I had learning disabilities – dyslexia – and I learned if I just decided I was going to learn something and just put all my willpower behind it, I could do it.  So it was something that really worked for me and so I just transferred that willpower into my spiritual seeking. Renate:  And what did your teacher say to that?  She must have realised that.  Didn’t she say “Adya, you need to slow down?” Adya:  At a certain point she did.  At a certain point, yeah, when I would tell her how much I was meditating and sometimes on the weekends I would take a day and meditate like from four in the morning ‘til twelve at night.   You know Zen is very encouraging of meditation, so if your Zen teacher tells you you might be doing too much, you know you’re really driven [both laugh].  So she suggested that I maybe do a little less at times and the teaching that I remember more than anything else when I would see her, she would often hold her hand up in front of her [makes fist] and she would just squeeze it and go “too much like this (tightly closed fist), not enough like this [relaxes and opens fist].”  “Too much like this, not enough like this.”  [repeats gestures] Renate:  Did you understand? Adya:  Of course I understood what she was saying but I was so lost in my driven spiritual seeking mode, there was nowhere for that teaching to land in me.  Even in the moment, my thoughts that I went and shared with her but I would literally think I don’t have time, I don’t have time to relax, I don’t have time to let go.  I have to find out what enlightenment is tomorrow.  So that was… Renate:  I want to get it over with? Adya:  Immediately! Renate:  What was your fantasy?  What’s going to happen after enlightenment? Adya:  I didn’t have a fantasy, I had no idea what it was, really.  ‘Cause you know in Zen Buddhism when you read about it, especially at that time, I mean, this was going back, you know, close to thirty years.  There wasn’t like it is now, there weren’t all the teachings available and lots of Zen teachers and all kinds of spiritual teachers and teachings.  There wasn’t the web. All this wasn’t really happening, so it was a lot of traditional old stories of old Zen masters and they don’t make any attempt to explain anything about enlightenment, like we in the West would expect.  They actually explain it in a way that’s so direct, that it sounds like nonsense.  So I couldn’t even form an idea about it.  I think my sense of it was, which tied back into that insight as a little child, which was; something about enlightenment has to do with reality and reality has something to do with seeing things as they actually are, of not being trapped in your mind, not being lost but actually having a real intimate connection with the real.  ‘Cause what I saw as a child is it was real easy to lose connection with the real – that the world around me seemed to have lost it long ago. Renate:  So you saw this in your mystical experiences you had as a child? Adya:  Yeah. Renate:  And there was this yearning to find this again what you experienced? Adya:  I didn’t even link it back at the time to the childhood stuff.  Only many, many years later did I make these ties back to what I had seen in childhood and certain things that I’d realised, certain experiences I’d had but at the moment, at that time I made no link between the two.  There was a link… Renate:  Yeah, sure. Adya:  …but I was not conscious of it.  I was just driven. Renate:  So you were sitting all this time in front of the wall.  What was going on inside you? Adya:  Well a lot more than I would have liked [both laugh].  I had this very common idea that I needed to stop my mind.  Not that my teacher ever told me to stop my mind.  She didn’t, she never told me that, but somehow I got this idea that my mind was the problem and to stop it was at least part of the solution.  Well, if you want to make your mind really noisy, just go around trying to stop it for hours a day.  It just tends to increase the noise. Renate:  Sure. Adya:  A lot of those times in meditation were actually spent in a lot of frustration actually, of not being able to stop the mind.  There would be moments where, or times when I would sit down and everything would just sort of settle very naturally, mind would become very, very quiet and I could sort of sense a very… a depth.  I hadn’t had a real realisation at that point, but I could sense something very, very, very deep.  But whenever that would happen it would be quite spontaneous, it would just… in the midst of all the seeking and struggling and all of a sudden it would all just relax, do you know? Renate:  Yeah. Adya:  So a lot of it, it was a combination of both but since I was so driven I could be very prone to getting very frustrated. Renate:  So at the same time you must have also had a lot of patience because you did that for fifteen years. Adya:  Yeah.  Just drive.  I was just driven.  I wouldn’t say that I was patient at all, just driven. Renate:  But I mean to stay with this one teaching for such a long time? Adya:  Oh, yes. Renate:  And think you will get it eventually and stay with it, stay focussed with it, that’s… Adya:  It’s strange you know because again… Renate:  It is strange!  [laughs] Adya:  I didn’t know anybody did it any differently, until I started to teach.  I literally had not a single spiritual friend the whole time I was sort of seeking ‘cause I was usually the youngest kid in the room and to me it was a very intimate, very private affair.  I didn’t even feel like I really needed to talk, or wanted to talk to anybody about it.  So the strange thing was it never entered my mind to go seeking for other teachers.  It never entered my mind that a teacher could somehow give me what I was looking for.  It never entered my mind to do more spiritual window shopping was gonna be useful in any way.  They literally never entered my mind.  I never realised until I started teaching that some of these thoughts are actually common, you know.  A lot of people do go through a really wide range of different teachers, different teachings all that.  It never even occurred to me, not a single time. Renate:  And then there was this day when you were sitting, trying to calm your mind down and what happened? Adya:  Well the first time was when I was twenty five, was my first opening and strangely enough for the five or six years before that, I had this intuition – very clear intuition – that I was gonna die at twenty five years old and I thought it was gonna be physical death, I just… what else could you assume?  The strange thing is – again in retrospect – it never concerned me whatsoever.  It was like a piece of information that was given to me and my mind made nothing out of it.  It was just like a fact and I didn’t have any relationship other than it was a fact and somehow I knew it was gonna be true.  So fast forward, twenty five years old and I sit down to meditate and I was really, really intensely trying to have this breakthrough for a long time.  I would walk the sidewalk, the streets going to work and I would literally have this mantra in my head like “what is this, what is this, what is this?”  ‘Cause I felt like I had something inside of me, this intensity, this thing that wanted to be known.  And it was almost like I got invaded by it, as well, it felt like something came inside. Renate:  You were possessed.  [laughs] Adya:  That’s what it felt like and I would just literally, in my mind, “what is this, what is this, what is this?” all day long.  And I used to think, “I wonder what day I’ll actually have some sort of psychotic break, or psychological breakdown?” ‘cause I knew that I couldn’t sustain that intensity indefinitely.  So I used to think about that.  So, anyway, one day I had this real intensity and I sit down to meditate and I just have this feeling of “this is it.  I'm really going to somehow do it.”  And I sat down and it was like all my will just focussed, within a couple of minutes, I focussed like I’d never focussed and right at that moment I had an insight, which was, “I can’t do this.”  It wasn’t a great insight, it was like complete defeat, just utter, devastating defeat.  Like “not only can I not do this, this will never happen, this is… I’m defeated.”  And as soon as I had that sense, “I'm defeated, I can not do this.”  This immense sort of opening happened. Renate:  So when you said, “I cannot do that anymore” meaning the meditation… Adya:  The whole thing. Renate:  ...the whole thing, the search... Adya:  The spiritual search, the enlightenment, the whole project.  I just met like this wall that I’d been pushing and pushing and pushing on and I was defeated by it –intellectually, emotionally, physically even – energetically, I was just completely defeated. Renate:  So…? Adya:  And as soon as I was defeated, in the next instant… it started out as an energetic thing, I guess they would call it nowadays a Kundalini experience and I felt this immense rush of energy and started breathing quite heavily and my heart started to beat; boom, boom, boom. Renate:  Were you on your own? Adya:  I’m just sitting there meditating in my little meditation hut in my parents’ backyard.  And having been an athlete, I knew what my maximum heart rate felt like, I knew what a heart rate of around two hundred felt like and my heart was beating way faster than that and there was so much energy, the heart was beating, it felt like my heart was going to explode, I was breathing hard and yet, I'm sitting there meditating, you know.  I can’t move and I just had a thought “this is gonna kill me” and the next thought I had – when I knew it was gonna kill me – the next thought I had was “if that’s what it takes, let’s get it over with.”  And it wasn’t like a courageous thought, it wasn’t like a masculine, fearless, “okay I’ll do it,” it was just a very simple “okay, I’ll die.  I’ll die right here, right now, I’ll let my heart explode.  I won't move off this cushion, I won't go anywhere.”  And I really thought I was gonna die, one hundred per cent.  As soon as I thought ‘okay, I’ll die now” all of a sudden, I was instantly in a different – I don’t even know what to call it – instant different dimension.  I wasn’t aware of my body anymore, absolute darkness, total infinity of black and I wasn’t even there anymore.  It was just this infinite, open, sort of black space and after a while, what I could feel was there was like these insights coming, almost being downloaded through the top of my head into my body, like a computer program was being downloaded. Renate:  And what was the insights, could you differentiate the information? Adya:  I couldn’t, I couldn’t.  They were coming like a hundred a second, just way too many for me to have any conscious… but I knew they were insights.  Just like if you can imagine Ah-as! going off like a popcorn popper but so quickly you couldn’t stop to really recognise what you just realised and so there was this downloading of, almost like information and Ah-as!  And then, slowly after some time, I don’t know how long, I became more aware of my body and the energy had settled, everything settled and after a while I was just sitting there, totally normal, absolutely... no high, no low, no… it all just [makes noise like air expiring] and I’m just sitting there.  And I think “well, there’s nothing left to do, I guess I’ll get up.”  And I got up and I… Renate:  You didn’t have any after thoughts, what this blackness was? Adya:  Not at that instant, it was just so… looking back, it’s almost strange I didn’t have these…  I just thought “well, I guess I get up.”  I got up and I did the bows and I bowed to my Buddha statue figure that was always there with the incense lit and I bowed down and by the time I got my head back up I was just laughing hysterically and I just looked at that Buddha and I thought “I've been chasing you for years” and I could see that that which I’d been chasing, was this that was chasing it.  I didn’t have any more definition than that of what that was, what I was, what I’d been chasing but I knew that what I had been chasing, was what I am and that’s where the laughter came from – just laughed and laughed and laughed.  And then right in the middle of that, I turned and opened the door and this voice that I’d always had any time I had even the smallest insight, this voice would always say  “very good, now, keep going.”  It was like this voice that would not let me settle for anything less than what was really real, ultimately true and I used to get upset with it ‘cause I would think, “I had this nice insight, let me, let me…” Renate:  Enjoy!  [laughs] Adya:  “…let me enjoy.  Give me a day, give me a week.”  I've seen other people that have had insights and they get to, you know, think they’ve achieved everything you know, for at least a week, or a month or two.  Anyway, I turned around, I opened the door and that voice came in and it just said, “this isn’t it, keep going.” Renate:  How did you feel about that? Adya:  Again… Renate:  Here you knew, who you were… Adya:  I know, I know. Renate:  …and yet at the same time something says, “That’s not it.” Adya:  “That’s not it, keep going.”  First of all, as soon as I heard the voice, I knew it was true, but I also knew that it wasn’t discounting what had happened.  It wasn’t saying “what you experienced was completely false, and there’s no truth and get rid of it and move on.” Renate:  It was not a superego attack, or something? Adya:  No, not at all. Renate:  It was a guidance, was more like a guidance? Adya:  Yes.  It was always like a guidance.  It was and I knew that what it meant was “this isn’t it” just meant, “this isn’t the all of it.  Don’t grasp this, don’t stop, don’t think you’ve arrived.  Keep going.”  But yet I didn’t feel like what I experienced in any way was being discounted.  I knew that it was extraordinarily significant, you know, I knew it.  And I also knew when I heard the voice, that there was more, there’s more for me… there is a clarity... there was more to see.  I didn’t know what that meant. Renate:  But something big also happens – the seeker stopped. Adya:  That’s right, the seeker stopped.  That drive, the seeking of it, the strain, the struggle, the seeing it as separate, all... ‘cause I knew that I wasn’t separate from what I was seeking anymore, it all just disappeared.  I never had that seeking energy after that day, ever.  And yet I still would get up each morning and in the evening I would still do my meditation.  I would… everything looked… Renate:  …the same? Adya:  …the same.  And most people would look at it and they might go, “you were still seeking” but I wasn’t.  It was just, “this was what I was to do.”  I just knew it was the thing to do.  If someone said “why are you doing it?”  I couldn’t tell you why, ‘cause there wasn’t any seeking to it, but I just knew that this was the thing for me to do. Renate:  So what happened?  So the seeker was gone and yet you knew there is further to go for you? Adya:  Yes. Renate:  Did you feel you had to do something for that? Adya:  It never entered my mind that I either did, or didn’t, have to do anything. Renate:  So you knew you just had to relax? Adya:  Just like that voice told me – “keep going.”  And so then I would sit down in my meditation and I would… actually what start happening is what my teacher always told me, “Just sit.”  “Just sit, just sit.”  And I used to try to just sit, which you can’t, right?  And now, I could just sit, I would just sit and if someone would ask me “what are you doing?”  I would say, “I’m just sitting, I'm not doing anything.”  So meditation was a time when there could be total allowance to do nothing.  I would call it “the doing of nothing,” the practice of doing nothing and no seeking, no nothing.  But I just knew, this is what I am to do, there’s more…  and I was left with a question – I knew that that what I had been seeking was what I am but the question that came into my mind now was “what exactly, precisely is this that I realized.”  I know it is what I am, I know it’s not of time, I know therefore I can’t die, I was never born, I know all that, I know that but what exactly is this… that I am and I could not… I didn’t know that.  I knew that I was it, whatever it was, I was it.  Not me as an ego, but me as it – I knew that.  So that question, that was what I was left with “what exactly is this, that I am?”  And that took me another seven years – six or seven. Renate:  And then you started getting restless again with your athletic side?  Started working really hard and being driven to become the world champion.  [laughs] Adya:  You know the strange thing is, part of all that aftermath of that experience, was my competitive athletic endeavor stopped making sense to me.  So I would be like in a race and I would be thinking “what am I doing out here?”  As soon as an athlete asks “what am I doing out here?” your athletic career is over.  As soon as that thought arises, forget it.  That’s too much clarity.  It’s not gonna work, so over the next few years, I stopped competing, but strangely I kept training as if I was competing.  I knew what was happening.  I knew what I was doing was maintaining the identity of the athlete because the athletic identity, it has a lot of pluses to it.  It has a sort of physicality, of strength, even though I’m a little guy but you know I could ride a bike for seven hours really fast.  So there’s a whole very positive identity that goes with it, that’s who I had been for many, many years and even though I knew that what I was doing that I’m creating this thing, I'm maintaining this identity that’s not true.  I knew it wasn’t true, but it was like there was that conditioning and I couldn’t not do it.  I just couldn’t not do it and so I did it and a few years later, I got sick for like six months – all sorts of illnesses that were undiagnosed but serious.  In bed for a lot of six months and that crushed the identity.  You can’t be strong, super athlete man, when you’ve sat in bed for six months, you’re really weak.  And after those six months I felt wonderful; to be free of that athletic, physical identity was wonderful.  I went, “wow, this is great.”   Be nice if I could tell you that it never came back.  [Renate laughs]  Time went on, before I know it –like a drug addict or something, you know what I mean?  And I did it again. Renate:  Well, you said “I was addicted to the ‘me’.” Adya:  I was addicted to that particular identity, yeah, even though I knew it wasn’t me.  Strange. Renate:  Yeah and did you also know that this is the very thing that probably was in the way… Adya:  Yeah, I knew that too. Renate:  …to finish your path? Adya:  So it’s strange to have a lot of consciousness about something, but that not being able to stop you from doing it. Renate:  Did you find in your teaching, working with people, that’s the most difficult thing – to go beyond safe identification? Adya:  Yeah, it is – the identity.  I've seen that people can actually have great insight at moments beyond it and to see that that’s not who they are and often that insight, often it’s not really enough to really break down that identification.  It’s like one transcends it but it’s like still there lurking in the shadows. Renate:  Yes. Adya:  So that when you’re… I call it the honeymoon of your awakening you come back from it, there will be that old identity waiting for you and it often slips in like slowly and incrementally and it’s almost like you don’t even know that it’s happening until you kind of feel the lights go out a little bit again. Renate:  And it has so many different faces. Adya:  Doesn’t it? Renate:  You know, layers and layers and layers.  You know when your wife, Mukti, said to me ,she was in Vienna, I felt immediately “oh, Vienna” you know I felt my identification with… it’s all over, how can you ever get out of that? Adya:   Yeah.  It’s everywhere, there’s just so many layers, it’s so subtle, so sort of has its tentacles everywhere. Renate:  Yeah.  Okay, so where were we?  [laughing] Adya:  So, I'm still meditating and then after the six month illness I start, you know, start riding because I did… I've always had what I call a blue collar body.  My body likes to work and I had been very, very physical from the time I came out of the womb almost.  I was walking before I was a one years old but that was just a part of not, so much intrinsically not an identity, just a way that one’s hooked up and so that would start and I would start to ride my bike and it was really nice because I didn’t have the identity, you know.  And if someone passed me, I didn’t care and it was just lovely but incrementally, you know, it comes back and before I know it, you know, I'm training like I'm an Olympic athlete again and yet, I'm not competing, I don’t want to compete.  I knew again, I knew it was happening, I watched it, it was recreating this identity again and once again I was seemingly powerless to do anything about it and so it got created again.  Not as much as before, it was like a very wounded identity ‘cause there was a lot of knowing that it wasn’t really true, but nonetheless it came and well, I got another six month illness.  A mono and a lung infection and a sinus infection and all this nasty stuff all at the same time put me in bed and crushed it. Renate:  So you had a lot of time to think about the identity. Adya:  Yeah, yeah.  And when I started to regain my health then I had lost the taste for it.  I had no aversion to it, but I don’t think it’s so much that the identity goes away that’s important, as the taste for it.  Which is kind of a desire for it, but I think it’s…  desire’s such an abstract word, right? Renate:  Yes, yes. Adya:  But when we have the taste for something, that’s what inclines us back towards it. Renate:  Yeah, it’s almost a whole bodily feeling. Adya:  Yeah, it’s very physical isn’t it?  And emotional and everything, yeah.  I didn’t have it anymore. Renate:  Yeah, it’s a grabbing, kind of. Adya:  Yes, it’s a grabbing.  Even if you don’t want what you grab for.  So I didn’t want it anymore.  That second illness…  I look back on both of those as purification of that and after the second illness I’d somehow been purified of the taste, the wanting for, not only that identity but any identity.  There was just no wanting in it, there’s no draw, no pull, you know.  It wasn’t even that I pushed anything away, it was just gone. Renate:  It did it all itself? Adya:  Yeah – with two, six months bouts of illness and four or five years and yeah… Renate:  It took the time [laughs]. Adya:  It takes whatever time it takes.  We all live through… Our lives, I think, are tailor made for our own awakening, our own clarity, yeah. Renate:  And one morning you got up…? Adya:  That was a few years later after I’d met Mukti, my wife and we had been married, gosh, less than two months and it was really interesting.  When we got married, I had a great feeling that, “this is a wonderful relationship, I cannot ask for more than this.”  I cannot ask for someone more than she is, it just was from a relationship point of view, everything I’d ever wanted and yet, somewhere inside I realized one day, “it’s not enough.”  And what I meant that wasn’t enough, was I realized, that spiritual thing – whatever that was – it was unfinished, undone, that putting this fantastic relationship, even that wasn’t going to satisfy that spiritual movement.  Nothing was going to satisfy it and I just thought “Hmm, strange.  Nothing’s gonna satisfy it, nothing on the outside, nothing.  Nothing that anybody looks for, you know, soul mates and all this stuff.  It’s like, like I tell people “go find your soul mate and you’ll realize, it might be wonderful for your relationship life but it’s not gonna solve the deepest thing in you.”  And so that was just there, but of course now there was still the absence of seeking but I was still meditating.  One morning I just sat down to meditate and again, things – significant things for me in meditation happened immediately when I would sit down – almost immediately, not after I’d, you know, got into some wonderful state – and I just heard a bird outside and I heard the bird and a question arose from my gut, not from my head.  I literally felt it start in my gut and travel up my body and register in the brain and the question was “who hears this sound?”  And as soon as that question, came up, hit the brain, then there was just the bird, the hearing of it, the hearer of it, all of it was just one thing.  There was no separation at all between me, the hearing, the bird, the anything.  It was just one event and it was surprisingly simple, you know, surprisingly simple and yet extraordinary in its own way.  The thing was though there was, at that moment, there was no emotional content – none.  No ecstasy, no excitement, no nothing, it was completely devoid of any, what I would call, by-product.  It was just that pure knowing of One. Renate:  So, is this, would you say the witness collapsed? Adya:  Yes. Renate:  So you were the seer and the seen and the hearer and the heard – that was just all the same thing? Adya:  All the same, all the same. Renate:  So, you were gone? Adya:  You could put it that way, yeah.  I was gone and in a strange way I showed up as I’d never shown up before.  ‘I’ as a sort of a separate thing – separate from a bird or from you or from…  that was gone but somehow, wow, something was finally extraordinarily present. Renate:  And then something fascinating happened – it fascinated me when I read about it – you saw a string of pictures. Adya:  Oh, yeah. Renate:  And you saw where you were trapped – I guess you as awareness was trapped – and as you put your attention… Adya:  On each of one of those, yes.  So I got up.  Again I’m sitting there, there was just, sort of the next thing to do, was to get up.  I had strange questions like – I mean literally the way I'm hooked up is very practical, so the first thing I thought “let me see something really practical.”  I looked at the stove and I said, “see, is it the same as the bird.”  Sure enough it was.  And then the last thing, I mean it sounds silly to tell the story because it sounds so unspiritual you know, I thought, “what if I really push it, how about the toilet.  Let’s open the door to the bathroom” and I looked in there and “I’ll be damned – same.”  There’s no… the seer, the seen, the seeing. Renate:  So you were the toilet? Adya:  The same, yes.  So I went to the most practical things, you know.  ‘Cause of course, a bird – okay, a tree, a cloud, a sky – of course. Renate:  It’s [all] very spiritual, but a toilet… [laughs] Adya:  Yeah, something in me was testing it, right.  So, at one point I was literally walking across, what we called the living room, if you can call a four hundred and fifty square foot cottage a living room, it’s just a room which you could go through in ten steps, or less.  And I'm walking across it and then all of a sudden any experience of unity or oneness just disappeared and I don’t know what happened then ‘cause I wasn’t aware of anything around me and there was just absolute… an infinity of nothingness. Renate:  So that’s when you said consciousness completely woke up? Adya:  I suppose one could put it that way, I probably have at some point in time. Renate:  So when you say nothingness…? Adya:  It was like the knowing that was dawning then was that Oneness arises from this.  The knowing of Oneness arises from this – this infinity of… it’s like before something, or nothing.   So, I call it nothingness but if one would think of nothing, an infinity of nothingness and then just get rid of any idea of nothingness, which you know, one can’t imagine… Renate:  It’s beyond, beyond, beyond [laughs]. Adya:  Yes, right.  Sort of like the Buddha scripture would say, right, “beyond, going beyond, always going beyond.”  And so that occurred and then it was kind of like coming back in sequence from nothingness, from that nothingness and then into the awareness of unity, right and then, sort of almost like stepping down from the source, without losing it though, you see, without losing it.  And then to answer, or to talk about what you spoke about – and then very shortly after that, still I'm in the middle, standing in the middle of the living room, not even aware of the living room at that point and then these string of… this sort of vision – which I'm not mystically oriented, you know, I don’t have lots of visions, I don’t have lots of strange… that’s not necessarily how it was oriented, but I did have this, sort of string of, literally in this nothingness, I would see a string of what people would probably call ‘past lives.’ Renate:  Yeah, which is here, right now, at the same time. Adya:  Of course, yeah that’s how I like to always describe it, like you had a dream at night and you dreamed you had past lives – all those lives would be being created in the moment you were dreaming and there is not any…. it just feels like past.  So there was this feeling and what I could see, it was like, literally like little pictures out in front of me and I would just – I could go up to each one and it was like going up to a knot hole in the fence.   You know when you get right up to the knot hole then you can see everything on the other side of the fence and all of a sudden – boom!  All of a sudden I would be like in this other lifetime and I would notice myself as someone in particular in that lifetime, an event, something was going on and each of those events, each of those little lifetimes were moments of confusion.  Sort of real core spiritual confusion – lots of them had to do with death, like one of them not even knowing what happened, when I was drowned and it happened so fast I didn’t even know I was dying.  But I could see what had happened and I could just go in and the ‘me’ in that moment, I could just literally, just like whisper in its ear “you’re dying, that’s all.”  Whatever the point of confusion was, I could see what it was, I could go in, I could tell myself in that other life exactly what I needed to hear and I could feel almost like in that scene, it would just let go and it would just kind of let go and everything would disappear.  It was like that life was rectified and then I’d go to the next one and then there would be what I’d see in that past life and I’d see exactly what I needed to see to bring completion to it, or resolution and then that would just disappear and then I’d go to the next one and each time I did this, it was as if – and this is all metaphorical because we’re speaking about something that’s actually timeless, but I can only speak about it as if it’s in time – but each time there would be this resolution, I could feel this energy of resolution going backwards and forwards in time.  I could feel the resolution back at that moment, in this event that seemed to happen and I could feel a resolution in this moment, in this life stream.  Because whatever happened then was affecting now, it was still alive, right and it would just release and I just went through the ones I was shown. Renate:  So when you said you could feel it, it’s still connected to this life, where did you feel it? Adya:  That’s a good question. Renate:  If nobody was there… [was it] a sensation in the middle of nowhere? Adya:  Yeah, yeah.  The whole idea at that moment of, when I use these words like, “I could feel, then and now” and “I could go into this and I could go into that” there was no definition of what that ‘I’ was at all.  It wasn’t like ‘me’ as a particular person and ‘me’ doing… none of that at all.  It was really more of you know, just consciousness doing it and consciousness can go into its focal point, even like as we sit here, right? Renate:  Yes, yes. Adya:  And if it comes into this focal point enough then there can be the sense, what I call the perfume of self, which is what I think all self gets created around this sense, but it’s just a sense, and that sense gets created into something that seems solid.  Or it can be a sense and at times that sense just totally disappears.  But at the moment all this was happening, I was not even considering what that was because it was all like just this play.  I was on all sides.  On this side, on that side – everything. Renate:  I’m interested in what you said that you… Somehow we think the absolute is the end of the road, but you didn’t call it absolute.  You said you just cannot say it; does that mean we never know who we really are?  Is there a point when we go so deep into the mystery that we lose all…?  I don’t know… Adya:  Yes, that’s my experience, is all the definers, even the subtle definers, which I’ll use when I teach too – awareness, consciousness, sometimes I’ll say an awake space, all these things, one, they can be experienced, do you know and yet what I would call the ultimate is that which is inconceivable, inexperiencable – unexperiencable, it cannot come in any of these categories that we usually we put it in.  It’s almost like as soon as we open our mouths and talk about it, we’re lying in a certain sense – hopefully with good intentions. Renate:  You cannot hit the point. Adya:  You cannot hit the point.  Because like I say, if you take something and then you take absolute emptiness, nothingness and then you go really completely outside of duality, something and nothing, what’s there when there’s not even nothing? Imagination can’t go there, can it?  Mind can’t go, imagination, experience, nothing can go, but something, that which is even beyond nothingness, before it, prior to it – that, it’s there and it does know itself but it knows itself, as that which is completely, absolutely unknowable.  If there’s a defining characteristic, it’s the unknowability in the defining characteristic. Renate:  I went once to this place too and I asked my teacher and he gave a name for that and he said, “that’s the Divine Coma.” Adya:  I like that – the Divine Coma [both laugh].  That’s rather graphic isn’t it? Renate:  Yeah, we can have a picture and identification with it. Adya:  One could, I suppose, yes, yes, yeah.  But somehow there’s an intuitive way of understanding that immediately. Renate:  Yes.  It’s there, it’s always there, but you cannot see it, you cannot explain what it is. Adya:  Yes, right, that’s the amazing thing isn’t it?  It’s not explainable even with the words… we try these very transparent wording, I think, often when we talk about this, ‘cause we’re talking about something that’s so transparent, it’s almost not there and yet even a transparent wording feels heavy and it feels dense.  And it’s not even something you can really point to, you can’t really even teach about it.  If it happens for someone, then you can be a mirror for them, or you can be a companion or you can give word to it like that – what was that word your teacher…? Renate:  Divine Coma [both laugh]. Adya:  When someone’s experienced it, they know what you mean; you know that’s the humour of it, right?  You tell someone who hasn’t – Divine Coma – that’s gonna feel terrible. Renate:  Frightening. Adya:  Right, right. Renate:  Well, I’m aware of the time rushing ahead.  Do you think Adya, you’ve reached some kind of end, or... Adya:  No. Renate:  … is it still expanding, like the universe is expanding, we are expanding with it? Adya:  To me it’s sort of a paradox in description.  Because it’s sort of that ultimate ground which is outside of time, expanding, contracting, more, different, deeper, all of that.  It is what it is and yet it itself has an infinite capacity to reveal itself.  We can call that revealing of itself deepening, never-ending, or the Buddhists would say, “always being, always becoming.” Renate:  Right. Adya:  Always being, always becoming and that rings true for me, always being – it’s like this infinity is always… I always think of it almost like a jokester going, “look what I can become.  I can become the greatest insight you’ve seen.   Here, try me in that form.  That will not exhaust me.  Here, I’ll give you this, try this and try this and try this.”  So I think of it as an inexhaustible infinity.  In that sense what reveals itself is infinite.  But what is revealing itself is, there’s never more, nor less of it.  No more, no less, at any moment in time. Renate:  Well, it’s a beautiful mystery. Adya:  It is, yes. Renate:  I’m sorry we have to finish, Adya.  It was wonderful talking to you.  I just want to show some of your books: The End of Your World – I just love this book, it’s actually written for people who had an awakening experience, or are awakened.  A meditation book with a CD inside – True Meditation.  My Secret is Silence – poems, which are very beautiful and Emptiness Dancing – it’s a great title.  The last book Adya wrote is Falling into Grace.  If you go on Adya’s website, you’ll find lots and lots of wonderful CDs and teaching.  So thank you for being with us, Adya. Adya:  You’re very welcome.  I enjoyed you so much. Renate:  Thank you.  And thank you for watching conscious.tv and I’m sure I’ll see you again soon.  Bye, bye ^top To watch the original video interview click here. This programme has been transcribed on a voluntary basis. If you would like to offer to transcribe a video on the same basis, then please contact: info@conscious.tv All text copyright © Conscious TV Ltd. All rights reserved 2021 - any problems, contact 12testing (scripting Adyashanti Jump to navigationJump to search Suffering is caused by identification with egoic consciousness. When we identify with egoic consciousness, we go unconscious or become unaware of our true nature as conscious spirit. Adyashanti (born Steven Gray October 26, 1962) is an American spiritual teacher and writer. Contents 1	Quotes 1.1	The Undivided Self (2004) 1.2	Emptiness Dancing (2006) [1] 1.3	Interview for The Sun Magazine (2007) 1.4	The Basic Teachings - Part 1: Principles of the Teaching (2009)[3] 1.5	The Basic Teachings - Part 2: Application of the Teaching (2009)[3] 1.6	The Basic Teachings - Part 3: Orientation to the Teaching (2010)[3] 1.7	The Way of Liberation (2012)[4] 1.8	Wake Up San Francisco event (2015) 2	Quotes about Adyashanti 3	References 4	External links Quotes I often tell people to make no mistake about it—enlightenment is a destructive process. It has nothing to do with becoming better or being more or less happy. Enlightenment is the crumbling away of untruth. It's seeing through the facade of pretense. It's the complete eradication of everything we imagined to be true. The End of Your World:Uncensored Straight Talk on the Nature of Enlightenment (2008), p. 126 The Undivided Self (2004) “The main purpose of the illusion of me is to keep you at all costs from realizing your own nothingness.” Emptiness Dancing (2006) [1] "The unknown, our own true nature, has the capacity to wake itself up when you start to fall in love with letting go of all the mental structures you hold onto. Contemplate this: there is no such thing as a true belief." Interview for The Sun Magazine (2007) Sy Safransky: “Didn’t taking the name “Adyashanti” reinforce a certain sense that you are an enlightened holy man?” Adyashanti: “Oh, absolutely it did. It’s sort of a ridiculous-sounding Eastern name. (...) I always tell people to call me “Adya,” and leave the “shanti” part off.”[2] “True love is not all bliss. As my teacher said, true love is bittersweet, like dark chocolate. It almost hurts a little bit. Ultimately all emotions contain their opposite.”[2] Luc Saunders: “What do you think happens to individual consciousness after the death of a body?” Adyashanti: “The question presumes that there is such a thing as individual consciousness. Awakening shows you that there isn’t. The mind creates the illusion of individual consciousness to convince us that this awareness is ours, that it belongs to us. I imagine that, after the death of the body, it’s very difficult to maintain the illusion of individual consciousness. But who knows? We’ll see. I’ll give you a phone call if I can. [Laughs.]”[2] The Basic Teachings - Part 1: Principles of the Teaching (2009)[3] “Over time I found that one of the most important things in any spiritual teaching for anybody is to have a really basic and simple understanding of that teaching. And the reason for that is because as one gets involved in a spiritual teaching, it's really easy to lose sight of the basics, or the foundations.” “Suffering is caused by identification with egoic consciousness. When we identify with egoic consciousness, we go unconscious or become unaware of our true nature as conscious spirit.” “Egoic consciousness is something that the vast majority of people live in almost all the time. Humanity is by and large caught in this realm of egoic consciousness, and therefore manifests it in the way that we, human beings, live our lives - both individually and collectively.” “Ego itself is a fiction created in the mind by circular patterns of thinking based on separation. So, 'the ego is the fiction in the mind' - what does that mean? [It means] that ego is basically our sense of self, and the thoughts, ideas and beliefs that circle around that sense of self that go into deriving a bigger, more conceptualized version of ourself. In other words: who we think and imagine ourselves to be.” “Our egos are always trying to find happiness where [it] can't be found. One can't find true, lasting happiness outside of themselves. Whatever happiness you find outside of yourself, can be taken away. And in time, it will be taken away, because the nature of everything that exists, everything you can observe, everything that is around you, is that it is impermanent.” “Who you think you are is just that - it is who you think you are. It is who you have been taught to believe that you are. It's a conglomeration of beliefs about yourself, ideas, opinions, judgements, all the ways that mind keeps thinking about a self - thinking a separate self into existence.” “To have enough curiosity to start to question your deepest identity is absolutely vital and essential to spiritual awakening, and to the realization of peace and freedom.” “You can't get rid of thoughts, and you can't get rid of thinking. To battle your mind is one of the most deceptive ways that the mind keeps you in its own domain.” “The cause of suffering is not thinking, it's identification with thinking. This is very, very important to understand, because if you don't understand that it's identification with thinking that's really at the heart of the matter, and you assume that it's thinking itself that's the problem, then you can waste immense amounts of time and energy trying to stop your mind from thinking, trying to better your mind.” “The mind is something that happens within you. Thinking is something that happens within what you are. Thinking does not define what you are. Thinking doesn't define anything.” “Our true nature is something that is ineffable. In other words, it's not something you can grasp, it's not something you can really think about, it's not something you can touch, taste, or feel. (...) Because it has no shape, because it has no form, that is the reason that I call it spirit. Spirit is that which exists, but it doesn't have a particular shape or a particular form.” “When we come to the realization that we are not this identity that the mind has created, but we're actually spirit, at that moment spirit has become conscious of itself. It's become conscious of itself as spirit, as ineffable being, as a sort of conscious presence.” “Awakened values are not really based in morality. They're not based in should or shouldn'ts. Awakened values are values that are inherent within conscious spirit.” “Every human being... the way they move in live, how they act, is completely dictated by what they value.” “Unity is a truth. The truth is, there's only ultimately one. All this diversity we see - and there's great diversity and great uniqueness! But underlying it, the essence of all of it is conscious spirit. Conscious spirit is what everything is. Spirit is what everything is. Spirit is what's expressing itself. When you look around you, what you're really seeing is the expressions of ineffable spirit. That's what you're seeing. No matter what you see, no matter what you experience, it's really a manifestation of spirit.” “The good news is that at the essence of who and what we are there is a deep and fundamental goodness. Not the goodness that we've been taught, not like morally good, as opposed to morally bad, but something deeper - a goodness which is inherent in what we are.” “All the ideas we have about the awakening actually are distortions about what it really is. So we really need to let go of not only all of our ideas of ourself, but all of our ideas about spiritual realization, enlightenment, spiritual awakening. All of those need to be let go of as well, so that we can find out what's the truth, what's the reality of what we are.” The Basic Teachings - Part 2: Application of the Teaching (2009)[3] “It is the basics that are most important. Never leave this foundation. From this, an incredible depth is to be found - an ongoing revelation of the truth of existence.” The Basic Teachings - Part 3: Orientation to the Teaching (2010)[3] “Perhaps the most important element of any spiritual teaching is what we bring to it, because this dictates what the teaching will reveal within ourselves.” The Way of Liberation (2012)[4] “It is impossible to know what words like liberation or enlightenment mean until you realize them for yourself. This being so, it is of no use to speculate about what enlightenment is; in fact, doing so is a major hindrance to its unfolding. As a guiding principle, to progressively realize what is not absolutely True is of infinitely more value than speculating about what is.” “No spiritual teaching is a direct path to enlightenment. In fact, there is no such thing as a path to enlightenment, simply because enlightenment is ever present in all places and at all times. What you can do is to remove any and all illusions, especially the ones you value most and find the most security in, that cloud your perception of Reality. Let go of clinging to your illusions and resisting what is, and Reality will suddenly come into view.” Wake Up San Francisco event (2015) “I think one of the hallmarks of a spiritual maturity (or even a human maturity) is the ability to shift perspective. (...) We often use these words that give this... impression, which I think is a false impression ultimately, that there's some ultimate perspective that is the right and correct perspective, as if unity consciousness or something is the correct perspective. But, you know, if I'm a 3-year-old kid and someone's threatening my life, and my mother's next to me, I want her to be in a fierce perspective, right? I don't want her to kinda just go "it's all one, so it really doesn't matter if you're harmed". It does matter. And so... yeah, I think the ability to shift perspective is really vital to our functionality.”[5] “The beautiful thing is that anybody has the potential for a massive shift in perspective... even if they're a complete mess.”[6] “One of the exciting things about today is [that] people are not, for the most part (...) even in their spiritual domain, they're not satisfied necessarily with just an internal revelatory spiritual experience anymore. Most people that I meet are hooked up in such a way that it only is really deeply meaningful to them unless it actually starts to transform how they move and experience... their contribution to life.”[7] “Sometimes, you know, when we meet people, it seems to me (...) [that] it's hard to gain access to a real conversation. It's almost like it takes one of us to just be real, even if it's to say "you know, I don't really know what to say to you." Or to say no. Sometimes you have to say no, or to set a boundary.”[8] Quotes about Adyashanti “Every single word that you write resonates. (...) I was first exposed to your work with Spontaneous Awakening, and I was excited because you... I was struck by (and this is my projection onto you) how intergrated you were, you seemed (...) very psychologically aware, spiritually aware, energetically aware, intuitively aware, somatically aware (...). It just felt like home when I would read, so thank you.” Alanis Morissette at the Wake Up San Francisco event with Adyashanti and Tami Simon.[9] “Adyashanti’s talks are unscripted and draw largely from examples in his own life.” Luc Saunders in the introduction to the interview with Adyashanti.[10] “A sought-after gifted spiritual thinker, author and teacher. His message is simple: grace has the power to transform lives.” Oprah Winfrey in the intro to the episode of Super Soul Sunday in which Adyashanti was the guest. References Emptiness Dancing The Sun Magazine | Who Hears This Sound? (page 3) Cafe Dharma Video Page (the video needs to be selected manually) Adyashanti Way of Liberation Alanis Morissette - Wake Up San Francisco with Adyashanti & Tami Simon - YouTube (starts at 5:45) Alanis Morissette - Wake Up San Francisco with Adyashanti & Tami Simon - YouTube (starts at 10:27) Alanis Morissette - Wake Up San Francisco with Adyashanti & Tami Simon - YouTube (starts at 11:43) Alanis Morissette - Wake Up San Francisco with Adyashanti & Tami Simon - YouTube (starts at 18:20) Alanis Morissette - Wake Up San Francisco with Adyashanti & Tami Simon - YouTube (starts at 0:30) The Sun Magazine | Who Hears This Sound? External links Wikipedia Wikipedia has an article about: Adyashanti Adyashanti's official website

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