Se il vostro ego è ferito, state evolvendo – Ranjit Maharaj

La speranza tiene in vita l’ego.

L’ego scompare quando non ci sono più speranze.

Accogliete volentieri tutto ciò che mette a disagio l’ego.

L’ego non va messo a proprio agio.

L’ego va messo a disagio,

Ma l’ignorante non accetta mai che il disagio arrivi, mentre chi comprende dice: “che mi arrivino tutti i disagi”, così l’ego scomparirà più rapidamente.

L’ego è alla ricerca di ciò che è sempre positivo per lui: “Devo essere rispettato, amato, riconosciuto…”

Quando attraverso la comprensione viene ferito, non dovreste accusare questa ferita perché l’ego è un disagio per voi; allora lasciatelo morire; se muore è meglio, è l’illusione che muore.

Se l’ego si trova a disagio, siate felici, esprimete anche esteriormente la vostra gioia perché il nemico è sta scomparendo.

L’ego è ciò che vi rende piccoli, miserabili, avidi, timorosi, bugiardi.

Questa piccolezza si sente sempre a disagio.

Basta una parola per mettere a disagio l’ego.

Il suo disagio però non vi deve riguardare.

Se il vostro ego è ferito, sappiate che state avanzando sul cammino.

Se l’ego viene di traverso sul vostro cammino, schiacciatelo.

Così tutte le limitazioni e le alienazioni spariscono dalla nostra mente.

(R. Maharaj)

LIBRI DEL RISVEGLIO

Amore Incondizionato e Non Dualità (Naho Owada) – Ebook gratuito di ZeRo

Il seguente testo è un riassunto del libro di Naho Owada “Between the Lines”.

Si tratta di un libricino piuttosto breve (una cinquantina di pagine) e l’ho tradotto in un’oretta. Potete scaricare l’epub/pdf gratuito sul mio store oppure leggere la trascrizione qui sotto.

Epub/pdf: https://payhip.com/b/DfkPi

MESSAGGI

Ciò che stai cercando non è la conoscenza.
Forse non lo sai, ma quello che sai non è ciò che vuoi.
Quello che in realtà desideri non è il sapere.
Non vuoi sapere qualcosa. Non vuoi accumulare nozioni, parole, vocaboli.
Il sapere non ti può soddisfare e non ti ha mai soddisfatto.
Hai cercato di ripiegare nella pratica spirituale, nella meditazione, ma neppure quella ti ha soddisfatto davvero. Non è questione di diventare più consapevole, più cosciente, più presente o più attento al presente.
Il punto non è osservare se stessi: osservarsi meglio, osservarsi da vicino, osservarsi in profondità. Questa non è illuminazione spirituale.
L’illuminazione è la fine del presunto soggetto che vuole fare tutta quella roba.
L’autorealizzazione va ben oltre tutto quello che il tuo io può realizzare.

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Dire che “io non esisto” o “tu non esisti”, è un’espressione di amore incondizionato: significa che non c’è separazione tra me e te. Continua a leggere Amore Incondizionato e Non Dualità (Naho Owada) – Ebook gratuito di ZeRo

La Realtà Ultima, oltre ciò che sembra – Paolo Marrone – Spunti di riflessione

Riepilogo concetti chiave dal libro “La realtà ultima” di P. Marrone.

non esiste alcuna verità assoluta, ma solo quella in cui ognuno di noi crede, e credendola reale, la crea nella propria vita. La verità sei tu, caro lettore, questa è l’unica verità che sento di poter affermare con certezza. L’intero mondo è dentro di te, ma è solo un’enorme illusione, un sogno, nel quale sei caduto credendolo reale. I governanti malvagi, la crisi, piuttosto che gli illuminati o gli extraterrestri esistono solo come proiezione dei nostri demoni interni, che non sono altro che illusioni create dalla nostra cieca fiducia nel fatto di essere separati dal resto del mondo, e dall’aver quindi dimenticato la nostra vera natura divina. Ognuno può credere a ciò che vuole, naturalmente, ma se si desidera veramente fuggire dalla gabbia mentale all’interno della quale siamo rinchiusi, dobbiamo smettere di cedere il potere all’esterno, per il semplice motivo che non c’è nulla e nessuno là fuori che possa farci del male senza il nostro implicito consenso. Quel consenso lo diamo tutte le volte che ci preoccupiamo di qualcosa, dandole un potere che altrimenti non avrebbe. Riprendiamo in mano la nostra vera natura divina maturando la consapevolezza riguardo a Chi Siamo veramente. In un mondo in cui non esiste alcuna verità precostituita, allora, la ricerca non può che essere senza fine. Questo è il motivo per cui nessuno ‘arriva’ da qualche parte. L’unico scopo è quello di godere, giorno dopo giorno, di questo fantastico viaggio, alla scoperta di non si sa bene cosa, senza aspettarsi alcun risultato particolare che ci faccia credere di aver raggiunto una qualche meta prestabilita.

[…]

Il piano di fuga deve necessariamente partire da una considerazione basilare: si può fuggire dalla propria gabbia solo se si è coscienti di vivere in una gabbia. Quella gabbia è mentale, non ha pareti, e quindi è difficilissima da percepire. Il paradosso è che ci sentiamo a nostro agio al suo interno, perché ci viviamo da sempre, avendola iniziata a costruire fin dai primissimi anni di vita. Il fatto poi che siamo ancora vivi ci fa supporre che questa situazione abbia svolto bene il suo compito, avendoci salvaguardati con successo da ogni pericolo. Il piano di fuga prevede che prima di tutto si diventi coscienti delle limitazioni e dell’illusorietà del mondo che vediamo intorno a noi. Viviamo all’interno di una realtà fittizia, che viene creata costantemente, momento per momento, come unico riflesso di quelle che sono le nostre credenze ed aspettative più profonde riguardo a come quella realtà debba manifestarsi. Naturalmente non sono né il primo né l’unico ad affermare una cosa del genere, quindi l’avrete di sicuro già letta o sentita dire da altri. Niente di nuovo, quindi. Perché allora non riusciamo a trarre profitto da questa informazione? Il principale ostacolo è rappresentato dalla mente razionale, che è abituata a considerare il mondo come qualcosa di esterno e separato da noi. La considerazione che abbiamo della realtà deriva dal condizionamento ricevuto fin dalla prima infanzia, che ci ha indotto a credere ciecamente in una moltitudine di cose che hanno di fatto creato tutte le certezze che oggi caratterizzano il nostro modo di pensare, e quindi condizionano la nostra vita. Uscire fuori da quel modo di pensare è difficilissimo, perché modificare le abitudini mentali coltivate in svariati decenni di vita è un’impresa titanica. Ogni volta quindi che leggiamo o sentiamo affermare che il mondo in cui viviamo è solo un’illusione, la nostra mente razionale oppone una resistenza fortissima, e anche se a livello superficiale possiamo anche accettare un tale punto di vista, questo non riesce a penetrare le resistenze più interne, rimanendo solo una curiosità intellettuale da salotto, utile solo per far bella figura in qualche scambio di opinioni su Facebook o in pizzeria con gli amici. La vera svolta avviene solo quando si riesce a far propri questi concetti, rendendoli vere e proprie abitudini mentali che agiscono in modo automatico, senza che ci si debba sforzare per riportarli alla mente.

[…]

Il mondo esiste solo se lo osservi.

Questa idea sicuramente per molti di voi non è nuova. Sono diversi infatti gli autori che, rifacendosi ai concetti di fisica quantistica, ribadiscono l’idea che il mondo viene creato dall’osservatore, senza il quale non esisterebbe alcuna realtà materiale. Questo è sicuramente uno dei concetti cardine su cui baseremo la nostra nuova visione del mondo, e rappresenterà la prima chiave che useremo per scardinare la serratura che ci tiene prigionieri.

Chiave n. 1: Qualsiasi oggetto materiale, vivente e non, non può esistere senza che prima venga formulata un’idea o un concetto che lo descrive.

[…]

Chiave n. 2: Il mondo materiale che ci appare così reale e solido è solo un riflesso, o proiezione, di una realtà immateriale fatta di forme pensiero.

[…]

Ma chi è davvero questo Osservatore?

Continua a leggere La Realtà Ultima, oltre ciò che sembra – Paolo Marrone – Spunti di riflessione

Selfing mentale – Dialogo con Paul Hedderman

Un uomo entra nella stanza in cui Paul deve tenere una conferenza e chiede: “Questo posto è disponibile?”

“Certo”, dice Paul.

“Mi chiamo Hans. Sono qui per un seminario. Non so di cosa si tratti, credo sia una specie di corso di auto-miglioramento e crescita personale”.

Paul sa che il seminario (che verrà condotto proprio da lui) è l’esatto contrario dell’automiglioramento, ma per non rovinargli la sorpresa lo stuzzica un po’:

“Miglioramento di sé? E perché mai? Vuoi farti del male?”

“Cosa intendi?”

“L’io è il problema, non la soluzione. Meglio lasciarlo perdere”.

“Non capisco.”

“Tu credi di andare ai seminari per diventare una migliore versione di te stesso, ma nei fatti quello che fai è alimentare il tuo stesso ego. L’intelletto ti spinge a ottenere un io migliorato, un ego più contento. Ma perché migliorare l’io se l’idea di essere un io è il vero problema?”

“Perché dici questo?”

“L’io (o l’ego) è un parassita”.

“È un parassita?”

“Certo. Ha già preso il sopravvento sulla tua mente. Ti ha posseduto. E tu stai guardando con i suoi occhi. Guardi sempre con gli occhi del parassita mentale.

“Io sarei un parassita?”

“No. Tu stai solo guardando (ragionando, percependo) attraverso gli occhi del parassita.”

Hans lo fissa.

Paul continua.

“Di solito diamo per scontato l’esistenza di parassiti nel regno animale, ma quando si tratta di noi stessi non prendiamo mai in considerazione questa possibilità: la possibilità che dentro di noi ci siano dei parassiti.  L’egocentrismo è una forma di Parassitismo, talmente sottile da essersi radicato in noi fino a farci identificare con le sue manifestazioni. Le rare volte che ce ne rendiamo conto, tentiamo di terapizzarlo, oppure cerchiamo di contenerlo, attenuare i suoi impulsi, in modo che non ci rovini il prossimo matrimonio, il prossimo picnic o il prossimo aperitivo con gli amici. Nella maggioranza dei casi, subiamo passivamente i suoi effetti deleteri.”

“E come mai non reagiamo diversamente?”

“Perché non riusciamo a riconoscerlo. Non riusciamo a vedere l’io come un parassita.”

In passato ho intrapreso molte iniziative per avere un io più prestante, una personalità meravigliosa, un intelletto super attivo. Ma erano tutti tentativi per soddisfare un “me” più grande, un io sempre più orgoglioso di sé. Il che ha reso inutili tutti i miei sforzi di autentico benessere.

La mente è ossessionata dall’idea di essere un sé. E non  lo riconosce: questo è il dilemma. La tua attenzione orbita attorno al pianeta Sé. Orbita tutto il giorno attorno al ritornello “io, me, mio”.

Se ti rendessi conto che i tuoi pensieri non sono tuoi, cioè non ti riguardano, non riguardavano ciò che sei veramente, allora potrebbero semplicemente andare e venire come se niente fosse. La tua attenzione sarebbe libera dall’attrazione gravitazionale verso il piccolo sé, e rimarrebbe in contatto cosciente con il flusso della vita. Viaggeresti più leggero, sorvolando gli alti e bassi del mondo.”

“Dunque il problema è il pensare? Penso troppo a me stesso?”

“No, i pensieri non sono un problema. Un pensiero è solo un innocuo pensiero; ma esso cambia drasticamente quando diventa il MIO pensiero. L’interpretazione del pensiero come MIO è come un marchio che la tua mente dà a tutto ciò che vede, sente, percepisce. Questo marchio è il senso dell’io – o per semplicità il sé. Questo processo di marchiare tutto come “mio” – cioè come appartenente a sé stessi – lo chiamo “selfing”.

“Selfing?” – chiede Hans.

“Sì.  Il selfing mentale è l’attività di Parassitismo che aggancia, cattura, disperde e dissipa tutta la nostra attenzione. L’unico motivo per cui sono ossessionato dalla narrativa della testa è perché credo che riguardi me. E così’ diventiamo schiavi della storia personale, della narrazione che sentiamo dentro la nostra testa.

 

“Come si può svincolarsi?”

“Se riconosci di non essere ciò che credi o senti di essere, il te stesso che chiami “Hans”, allora perderai automaticamente interesse in tutte le sue attività. I pensieri potrebbero sorgere come prima, ma non penserai più a loro, non penserai ai pensieri. Ti scorderai di tute le vecchie idee che avevi su di te, anzi sul falso te.

La bugia è che tu fino ad oggi eri “te stesso”. Quel te stesso non è mai stato te stesso. Quell’io che chiami io non è mai stato te stesso. Non sei mai stato un io. Dunque non devi migliorarlo.

Non devi migliorare ciò che non sei.

Non hai bisogno di un corso di autostima. Soltanto l’io ha bisogno di aumentare la stima di sé.”

Paul, vedendo la sua perplessità, continua:

“Non hai bisogno di una mappa per arrivare alla verità. Tu sei la verità!

Ti basta prenderne coscienza. E la coscienza è intrinsecamente disponibile per chiunque. Questa è la via, la porta d’ingresso. E tu non devi neppure attraversare quella porta interiore. La verità è sempre disponibile, ma non è disponibile per ciò che tu non sei. Non è disponibile per il tuo io. Ciò che non sei non potrà mai accedervi, è impossibile.

“Devo sbarazzarmi del mio sé? dell’io?”

“Non serve. Non esiste alcun io, quindi nessun bisogno di sbarazzarsene. Questa è la soluzione.”

“La soluzione?”

“La soluzione è riconoscere la sua irrealtà.”

Alla fine realizzerai che non c’è niente che tu debba davvero raggiungere e nulla per cui tu debba davvero lottare.”

Hans distoglie lo sguardo lontano.

Riflette sulle ultime parole (“Nulla per cui lottare e niente da raggiungere?). Subito dopo gli viene in mente il seminario e dice: “Accidenti, dimenticavo che il mio seminario sta iniziando. Scusa Paul, devo scappare altrimenti arriverò in ritardo. ”

Paul, sorridendo: “Tranquillo, il seminario è finito. ti ho appena sintetizzato il contenuto di quello che andrai a riascoltare dal sottoscritto.”

(testo tradotto e riformulato da ZeRo)

 

David Carse – Non dualità – Perfect Brilliant Stillness (Aforismi, 1° parte)

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Coloro che vendono o promettono il ‘Risveglio’ ti diranno che al Risveglio succede qualcosa di meraviglioso.
Un vero Risvegliato ti dirà che al Risveglio non succede nulla.

Confrontare, selezionare, analizzare, ragionare, discutere, paragonare, giudicare, immaginare, ripensare, desiderare, fantasticare, sognare… è tutto un rincorrere il vento.
Eppure c’è anche lo stupendo, travolgente dono di sospendere il dialogo, di lasciar andare il treno dei desideri e di lasciar cadere il castello mentale.

****

Se sembra strano che così pochi debbano risvegliarsi dal sogno della vita di tutti i giorni così da vedere le cose come sono realmente, considera che è ancora più strano, dati i parametri del sogno, che uno qualsiasi riesca a risvegliarsi del tutto.
E di questi in cui si manifesta la Vera Comprensione di ciò che è, che cosa si può dire?
Essi sono l’inverso dell’uomo comune; svegli a ciò a cui il mondo è addormentato e addormentati a ciò a cui il mondo è sveglio. Poco o niente si potrà dire su di loro, sui risvegliati; e quel poco che si può dire non avrà senso per la persona normale, e neppure per coloro che sono esperti praticanti spirituali.

****

Qualsiasi domanda che possa sorgere qui viene risolta immediatamente, e tutte le questioni hanno la stessa risposta.
E quale sarebbe questa risposta?
Che quella domanda, quel quesito, quel dilemma, quel pensiero come tutti i pensieri, è vuoto, privo di significato, irrilevante.

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Prendere il sogno per realtà non è ciò che causa la sofferenza; è la sofferenza.

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Nessun pensiero che hai mai avuto è vero.
Nessuna opinione che hai mai assunto è giusta.
Nessuna idea che hai di te stesso o di chi o cosa sei corrisponde alla realtà. E mai lo farà.
Lasciali tutti andare.

****

Un momento, un istante, di radicale severo disorientamento, una discontinuità; e poi un entrare nella chiarezza perfetta, non dissimile dall’esperienza del risvegliarsi. Un sogno, apparentemente reale, che dura tutta la propria vita apparente. Un moto improvviso e il sonno se ne va senza sforzo. Un momento di disorientamento mentre il sogno viene riconosciuto come sogno e c’è il risvegliarsi al Reale.
[…]
Non c’è nessun ‘prima e dopo’, nessun momento in cui ‘ero David’ e ‘non ero più’ David.
Questa è ‘la porta senza porta’: solo il vedere che David non è mai stato”

****

“Questa non è stata un’esperienza ‘fuori dal corpo’. Ne ho avute di quelle in cui ‘me’, il mio ‘sé’, faceva esperienza di essere fuori da questo corpo invece che dentro e l’esperienza di guardare al corpo da fuori invece che attraverso gli occhi del corpo. Non è stata per niente un’esperienza del genere: quello che qui veniva osservato non era solo il corpo, ma l’intero apparato ‘David’; corpo, mente–sé, anima, personalità. Quello che sta osservando è Tutto quello che è. L’osservare, quello che poi ho imparato a conoscere come ‘testimoniare’, non è il corpo o mente o l’intera cosa ‘David’ né altro.
[…]
Come un ‘pop’ di una bolla che scoppia, un cambiamento nella comprensione. Non sono ‘David’: non c’è mai stato un ‘David’: l’idea di ‘David’ è parte di un pensiero, qualcosa come un sogno, che non è importante. Il sé individuale, quello che pensavo risiedesse nel corpo, che guardasse attraverso questi occhi, quello che pensavo alcune ore fa si fosse svegliato abbastanza per percepire la Presenza, non è qui, non esiste, non è mai esistito. Non c’è nessuno a casa”

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Audiolibri di ZeRo: https://risvegliodalsognoplanetario.wordpress.com/audiolibri/

Non dualità in pillole rosse – Vignette spirituali (estratto, 1° parte)

– tratto dall’ebook “Non dualità in pillole rosse” –

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–   – Altri prodotti di ZeRo: https://payhip.com/ZeRoVe

Zen Azzerato, micidiali Koan sparati da ZeRo (messaggi brutalmente illuminanti) – Ebook + Audiolibro

Lettura vietata ai minorati mentali.

Se ci tenete alla vostra salute mentale, non leggete questo libro.

Se invece siete disposti a perdere il vostro psicolabile equilibrio, allora proseguite la lettura.

Ebook: https://payhip.com/b/Nj5W9

Audiolibro: https://payhip.com/b/kPvyL

Questo libro contiene bombe atomiche destinate a frantumare il vostro intelletto, polverizzare il senso dell’io, annientare il presunto senso di realtà.

Alcuni koan potrebbero violare i filtri morali del vostro sistema cognitivo.

Altri potrebbero involontariamente violentare il ridicolo personaggio con cui siete identificati.

Occorre dunque procedere con prudenza, moderando la lettura e rallentando la riflessione analitica.

Evitare di soffermarsi superficialmente e frettolosamente su troppi messaggi allo stesso tempo.

Ogni messaggio è stato concepito per provocare un cortocircuito interno al vostro sistema cognitivo.

Non garantisco l’illuminazione (chi può garantirla?), ma posso garantire che la vostra testa verrà cotta a puntino, fulminata, saetta dopo saetta.

Ogni vostra certezza verrà rasa al suolo… Ritrovandovi improvvisamente senza mente!

Buon azzeramento!

PAUL HEDDERMAN (NON DUALITÀ) – CONCETTI CHIAVE – prima parte

Riformulazione dei messaggi più interessanti di Paul Hedderman.

 

 

La non dualità non è una filosofia, una teoria, una scuola di pensiero, una pratica spirituale.

La non dualità è un semplice fatto.

Non dualità significa semplicemente “non due” e quel non due sta per non separazione (tra due enti).

Non dualità non è necessariamente sinonimo di Uno, Oneness.

Più che una dichiarazione (del tipo “siamo tutti Uno”), è una negazione: la negazione dell’apparente senso di separazione.

La non dualità non fa altro che negare un’illusione, e il disincanto dall’illusione sensoriale dovrebbe indirettamente indurre la realizzazione di ciò che è atemporale, incondizionato.

Se è un fatto, come mai spesso non viene riconosciuto, intuito, compreso?

A causa dell’identificazione con un’entità inesistente, l’io.

La mente umana è stregata dal senso dell’io, dalla sensazione di essere un’entità separata, indipendente, permanente.

Se chiedete a qualcuno di descriversi, vedrete che la maggioranza inizia l’auto descrizione affermando di essere un essere autonomo, indipendente, separato dagli altri, separato dal mondo esterno, etc.

Ciò che in realtà stanno descrivendo non è ciò che loro sono, ma “ciò che non sono”.

Ciò con cui le persone si identificano è ciò che non sono.

Guardano con gli occhi di ciò che non sono.

Ragionano con i pensieri di ciò che non sono.

Molto probabilmente anche tu, di solito, sei totalmente identificato con ciò che non sei.

Vivi nei panni di ciò che non sei.

Vivi per difendere ciò che non sei.

Vivi per soddisfare i bisogni, i desideri, i progetti di ciò che non sei.

Vivi per dare energia, affetto, amore, passione a ciò che non sei.

Sei devoto a ciò che non sei.

Sei schiavo di ciò che non sei.

Vivere nei panni di ciò che non si è, vuol dire vivere nei panni di un’entità immaginaria.

Questa fissazione con ciò che non siamo è l’origine del 99% dei nostri problemi quotidiani.

La nostra testa tende a riprodurre un interminabile ritornello mentale incentrato su di sé, sull’io; questo atto ossessivo di riflettere su se stessi si può chiamare selfing.

 

Selfing = ossessiva attenzione su se stessi, enfasi sul senso dell’io, frenetica attività mentale, chiacchericcio incessante, dialogo interno

L’attività mentale trasforma ogni movimento (della vita) in una storia.

La vita accade, e la testa traduce l’accadimento come “la vita accade a ME, per me, contro di me”.

Non si capacita che la vita semplicemente accade per il gusto di accadere.

Non accade a me, a te, a lei o a loro.

Il selfing mentale interpreta ogni evento non come un evento impersonale, indipendente da me, ma come un “mio” evento (un evento che dipende esclusivamente da me).

L’unico punto di riferimento dell’attività mentale ordinaria è l’io.

Il suo punto di riferimento non è la vita nel suo complesso, ma la vita in riferimento a un io immaginario. Peccato che non ci sia alcuna relazione tra la vita e l’io immaginato dall’uomo comune.

La maggior parte delle persone vive una relazione immaginaria.

Loro credono di relazionarsi alla vita ma invece si relazionano all’io proiettato nella loro vita.

Quel che non comprendono è che la vita non si relaziona al loro io

La realtà non snobba l’io per cattiveria, ma perché l’io – dal punto di vista della realtà – è assolutamente e letteralmente irrilevante: l’io non viene rilevato!

Non viene rilevato perché in realtà non c’è.

Eppure la vita dell’uomo comune è incentrata su ciò che non c’è.

la vita dell’uomo comune è incentrata su ciò che non accade mai.

la vita dell’uomo comune è incentrata sull’irrealtà.

È ovvio che tale esistenza diventa insoddisfacente, tragica, dolorosa, frustrante.

Come ti sentiresti se la vita non ti considerasse nemmeno di striscio?

Se le tue preghiere, le tue richieste, le invocazioni, i tuoi piagnistei, le tue suppliche non venissero udite da niente e nessuno?

Ebbene, questa è la condizione di chi si identifica e vive nei panni dell’io.

L’uomo comune la prende sul personale, ma non capisce che ciò che viene snobbato dall’esistenza è solo l’io, l’io immaginato dalla sua mente.

L’io immaginato dall’uomo è il risultato del selfing mentale, della frenetica attività mentale che si svolge nella testa di quasi tutti gli individui.

Questa frenetica attività mentale produce l’impressione di un io al centro della propria vita.

Quel centro mentale chiamato senso dell’io, in realtà è inesistente.

Ciò che definiamo “io” è una vaga sensazione indotta dalle frenetiche attività interne (frenetici pensieri, giudizi, ricordi, interpretazioni, valutazioni).

È importante capire che l’io viene dopo i processi vitali interni, e non prima.

Di solito invece si crede che sia l’io a produrre le sensazioni, i pensieri, i ricordi, etc.

L’uomo comune crede che l’io sia l’artefice dei pensieri, delle sensazioni, delle emozioni… invece l’io non ha tutta quell’importanza.

L’io non è prioritario.

Il senso dell’io è secondario rispetto alla percezione diretta, e per questo andrebbe ricollocato al suo posto: dopo la pura percezione dei movimenti della vita.

Anziché fluire con i movimenti (della vita), le persone tendono ad ascoltare solo le storie (i giudizi o i pensieri) sui movimenti (della vita).

I movimenti (della vita) vengono prima analizzati, etichettati, schedati e poi accolti, visti, percepiti per quello che sono davvero. Le persone cosiddette normali fanno il contrario di ciò che dovrebbe fare un normale essere senziente.

Ignorano il contatto diretto con la vita e rimangono assorti esclusivamente nelle rappresentazioni mentali.

Il contatto dell’uomo comune con la vita è un contatto non-conscio, un contatto mediato solo dalla ragione, dall’intelletto, dai pensieri, dalle fantasie.

Occorre riportare l’attenzione al contatto conscio con la vita. Si può partire mantenendo in maniera intensa il contatto con (almeno) uno dei 5 sensi. Più intenso è il contatto sensoriale, più debole sarà l’attrazione percepita verso le storie dell’io, minore saranno i dialoghi dell’intelletto, minori saranno i desideri e le paure di ciò che non siamo.

Al momento vi basta sapere che voi non siete ciò che siete là fuori e non siete neppure ciò che sembrate lì dentro (nella vostra testa).

Raggiunta la pace imperitura, saldo nei pericoli e intrepido di fronte alla morte procedo libero e sereno per la via del Cielo

Aforismi dal Sutta Nipata:

Avendo compreso la natura di tutti i legami
e non bramandone più alcuno

Spogliato dall’ego
libero dal desiderio smodato , dagli affanni e dall’agitazione del corpo

Dotato di autodominio
saldo nel carattere
superata ogni confusione mentale
avendo la chiara visione dei fenomeni
astenendomi dagli ornamenti della concupiscenza dei sensi

Non abbracciando alcuna opinione
osservando il retto comportamento
immune da cupidigia, ira e gelosia
risoluto e intento al sommo bene
avendo sperimentato la vanità delle varie forme di esistenza

Non vi è più alcun astio nel mio cuore

A nulla aspiro
poiché ho raggiunto l’opposta riva (… quella dell’imperturbabilità e del non-attaccamento)

Ho raggiunto la pace imperitura
saldo nei pericoli e intrepido di fronte alla morte
procedo libero e sereno per la via del cielo

Se tutti fossero illuminati, allora il mondo intero sarebbe visto come un’illusione – Ramesh Balsekar

 dialogo estratto da “RAMESH BALSEKAR – Brani scelti da ZeRo

 

Ramesh: Si dice che questa manifestazione sia un’illusione perché la manifestazione non esiste mentre si è nel sonno profondo. Solo ciò che esiste sempre è reale. Ma mentre dormi, la manifestazione esiste per coloro che sono svegli. Quindi, se avessimo la situazione in cui tutti dormiamo profondamente nello stesso momento…

 –

Louisa: Allora non esisterebbe nulla.

 –

Ramesh: Esatto.

Allora non esisterebbe nulla. Perfino lo scienziato afferma che un oggetto della manifestazione sorge solo quando viene osservato. Quando l’oggetto non viene osservato non esiste.

Se tutti dormissero profondamente, chi vedrebbe quale oggetto?

Quindi non esisterebbe alcun oggetto. Ma il fatto è che non tutti dormono allo stesso tempo. Se tutti fossero illuminati, allora il mondo intero sarebbe visto come un’illusione.

 –

 

Louisa: Il fatto è che non voglio raggiungere l’illuminazione solo per diventare un vegetale… (risata)

 –

Ramesh: Se così fosse, dovresti subito fermare la tua ricerca.

Ma non puoi.

La ricerca inizia con il bambino che cerca intuitivamente il seno della madre. E da quel momento in poi la ricerca continua, diventando parte dell’organismo. L’energia all’interno dell’organismo cercherà sempre qualcosa.

E quel qualcosa – che sia Dio o la Verità o altro – sarà ricercato rigorosamente secondo la propria programmazione. E anche se quella ricerca significa infelicità, non puoi fermarla.

 

 ———

 

 

[Nota di ZeRo]

  1. Balsekar citava spesso il messaggio di Ramana Maharshi – “la tua testa è già nella bocca della tigre”:

“Sei già sulla buona strada per l’illuminazione. La tigre (dell’illuminazione) potrebbe impiegare un po’ di tempo prima di sbranarti. E allora? La tigre sicuramente ti ingoierà tra le sue fauci. Non è necessario preoccuparsi o affrettarsi.”

 

Infatti, aggiungeva Balsekar:

“Il più grande segno di “progresso” è la mancanza di preoccupazione per il progresso e l’assenza di ansia o frenesia per l’illuminazione.

Quando il ricercatore, nel suo intimo, ha intuitivamente capito che non esiste come entità separata e che, secondo il destino o la Volontà Superiore, l’illuminazione può o meno accadere a quel particolare apparato-corpo-mente, in tale stato interiore di pacifico disinteresse per l’illuminazione, l’illuminazione può effettivamente verificarsi in qualsiasi momento.

L’atteggiamento del ricercatore in questo caso è:

“Non mi importa se l’illuminazione accade o no. E davvero non mi interessa nemmeno se mi interessa!”

 

 

 

 

 


 

 

 

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