Ashtavakra gita – passi selezionati da ZeRo


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  • Riconoscendo che in realtà nessuna azione è mai stata commessa, vivo come mi pare.

  • Solo se resterai stabilmente nella consapevolezza, vedendoti ben distinto dal corpo, fin da subito diventerai felice, pacificato e libero da tutti i legami.

    Tu non appartieni ai bramini o a qualsiasi altra casta, tu non sei in alcuno stadio di vita, non sei nulla di ciò che i tuoi occhi possono vedere. Sei privo di attaccamento e di forma, il testimone di tutto. Perciò sii beato.

  • Giusto e ingiusto, piacere e dolore appartengono soltanto alla mente e non ti riguardano. Tu non sei chi agisce o chi raccoglie le conseguenze dell’azione perciò tu sei sempre libero.

    Tu sei l’unico testimone di tutto e sei sempre completamente libero. La causa della sofferenza è nel ritenere il testimone qualcosa di diverso da questo.

    Giacché sei stato morso dal nero serpente: l’opinione di te stesso che “io sono colui che agisce”; bevi l’antidoto della fede ammettendo il fatto che “io non sono colui che agisce”, e sii felice.

    Brucia la foresta dell’illusione con il fuoco della comprensione che “io sono Pura Consapevolezza” e sii felice, libero dall’angoscia.

  • Medita su te stesso come consapevolezza immobile, libero da ogni dualismo, abbandonando l’idea erronea di essere solo una coscienza limitata o qualunque cosa interna o esterna

  • La causa del tuo sentirti legato è che ancora continui nel voler fermare la mente.

  • Così come sono solo io che dà luce a questo corpo, così io solo do luce a questo mondo. In conseguenza a ciò il mondo intero mi appartiene, ciò nonostante nulla mi appartiene.

  • Lo splendore è la mia natura essenziale, e io sono niente altro che quello. Quando il mondo risplende, sono solo io che risplendo.

  • Che meraviglia sono! Gloria a me, per il quale non c’è dissoluzione, che rimane sempre oltre la distruzione del mondo.

  • Il dualismo è invero la radice della sofferenza.

  • Il Senza-Forma è divenuto la mia casa.

  • L’illusione ha perduto le sue fondamenta.

  • Riconoscendo che tutto questo e il mio corpo stesso non sono nulla, mentre il mio vero Sé non è null’altro che pura consapevolezza, che cosa rimane da fare all’immaginazione?

  • Cosa rimane da fare a me la cui reale natura è consapevolezza?

  • Io non vedo dualismo nemmeno in una folla di persone, così che mi importa se è rimpiazzata da un deserto?

  • E’ nell’oceano infinito di me stesso che il vento dei pensieri si placa.

  • Che meraviglia è che nell’oceano illimitato di me stesso, le onde degli esseri viventi si alzino, si scontrino, giocano e scompaiono,

  • Dopo aver udito della pura consapevolezza e della suprema bellezza, come si può inseguire i sordidi oggetti sensuali?

  • Come può una persona dalla mente risoluta, che sa che quello che vede è per sua natura nulla, considerare un oggetto come desiderabile ed un altro come sgradevole?

  • Colui che conosce Quello non è toccato dalle buone o dalle cattive azioni, come il cielo non è toccato dal fumo, nonostante lo sembri.

  • Schiavitù è quando la mente è avviluppata da uno dei sensi,

  • Quando non c’è “io” c’è liberazione, e quando c’è “io” c’è schiavitù. Considerando questo scrupolosamente, non ho attaccamento per alcuna cosa e nulla rifiuto.

  • Tu sei l’Uno, consapevole e puro, mentre tutto questo è inerte non-essere. L’ignoranza stessa è nulla, quindi che bisogno hai di voler capire?

    Regni, figli, mogli, corpi, piaceri – li hai tutti perduti vita dopo vita, nonostante il tuo attaccamento ad essi.

    Hai avuto abbastanza ricchezze, sensualità e buone azioni. Nella foresta del samsara la mente non ha mai trovato soddisfazione in esse.

    Per quante vite hai dovuto compiere un duro e doloroso lavoro con il corpo, la mente e le parole. Ora alla fine, fermati!

  • Realizzando che piacere e dolore, vita e morte hanno origine dal destino, e che i propri desideri non possono essere esauditi, si resta inattivi, e anche quando si agisce non si ha attaccamento.

    Realizzando che le sofferenze sorgono nient’altro che dal pensiero, lasciando tutti i desideri ci si sbarazza della sofferenza, e si è ovunque felici ed in pace.

  • Prima di tutto, ero avverso all’attività fisica, poi ai lunghi discorsi, infine allo stesso pensiero, ed è per questo che ora sono stabile.

    In assenza di piacere nei suoni e negli altri sensi, e poiché io stesso non sono un oggetto dei sensi, la mia mente è centrata e priva di distrazioni – è per questo che ora sono stabile.

    A causa delle distrazioni di tali cose come false identificazioni, si è portati a lottare per ottenere l’immobilità mentale. Riconoscendo questo disegno, ora sono stabile.

  • Tentare di pensare l’impensabile, vuol dire fare qualcosa di innaturale al pensiero. Pertanto abbandonando questo tipo di pratica, ora sono stabile.

  • Nessun beneficio e nessuna perdita mi provengono dal restare fermo, dal camminare o dal distendermi, di conseguenza vivo come mi pare, sia che stia fermo, o che cammini o che dorma.

  • Non ho nulla da perdere dormendo, e non ho nulla da guadagnare sforzandomi, perciò vivo come mi pare, abbandonando successo e fallimento.

  • Osservando continuamente gli svantaggi degli oggetti piacevoli, vivo come mi pare, abbandonando ciò che è piacevole e ciò che è spiacevole.

  • Colui che naturalmente è dalla mente vuota, e chi pensa alle cose solo involontariamente, è libero dal ricordare deliberato come uno che si è risvegliato da un sogno.

  • I vari stati di uno che è libero dall’incertezza interiore, e chi esteriormente vaga come gli pare come se fosse un matto.

  • La Liberazione è avversione verso gli oggetti dei sensi. La schiavitù è amore dei sensi. Questa è la conoscenza. Ora fai ciò che vuoi.

  • Questa consapevolezza della verità fa sì che l’uomo loquace, intelligente ed energico diventi muto, stupido e pigro, perciò è evitata da coloro il cui obiettivo è il piacere.

    Tu non sei il corpo, né il corpo ti appartiene, tu non sei l’agente dell’azione, non sei il fruitore delle conseguenze. Tu sei eterna, pura consapevolezza, il testimone, non hai bisogno di niente – perciò vivi felice.

    Il desiderio e la rabbia sono oggetti della mente, ma la mente non è tua, non è mai stata tua. Tu sei di per sé consapevolezza senza scelta, immutabile – perciò vivi felice.

  • Tu non vai e non vieni, dunque perché preoccuparsi?

  • Lascia che il corpo duri fino alla fine del tempo, o lascia che giunga alla sua fine proprio ora. Che cosa hai guadagnato o perso, Tu che sei pura consapevolezza?

    Lascia che l’onda del mondo cresca e cali secondo la sua natura dentro di te, che sei il Grande Oceano. Per te non c’è guadagno o perdita.

    Figlio mio, tu sei fatto di pura consapevolezza, e il mondo non è separato da te. Dunque cosa c’è da accettare o da rifiutare, come e perché?

    Come possono esserci nascita, karma o responsabilità in quella immutabile, pacifica, immacolata e infinita consapevolezza, quale tu sei?

    Qualsiasi cosa tu vedi, sei solo tu manifestato in essa. Come potrebbero bracciali, gioielli e cavigliere essere differenti dall’oro di cui sono fatti?

    Lasciando da parte distinzioni quali “Quello è ciò che sono” e “Io non sono quello”, riconosci che “tutto è il me stesso”, e sii senza distinzioni e felice.

  • Una sola cosa è sempre esistita, esiste ed esisterà nell’oceano dell’essere. Tu non sei soggetto a schiavitù o a liberazione.

  • Essendo pura consapevolezza, non disturbare la mente con pensieri favorevoli o contrari. Sii in pace e resta felicemente in te stesso, l’essenza della gioia.

    Smetti completamente la meditazione e non attaccarti a niente con la mente. Tu sei per natura libero, dunque cosa realizzerai forzando la mente?

  • Puoi recitare ed ascoltare innumerevoli scritture, ma non sarai centrato finché non avrai

    dimenticato ogni cosa.

    Potresti, come un uomo colto, concederti alla ricchezza, all’attività o alla meditazione, ma la tua mente si rappacificherà solo con la cessazione del desiderio, al di là di tutti gli obiettivi.

    Tutti soffrono a causa dei loro sforzi per realizzare qualcosa, ma nessuno la realizza. Solo attraverso questa istruzione, l’uomo fortunato raggiunge la tranquillità.

    La felicità non appartiene ad altri che a quella persona supremamente pigra per la quale anche l’aprire e chiudere gli occhi sia un disturbo.

    Quando la mente è libera dalle coppie di opposti quali: “Ho fatto questo” e “Non ho fatto quello”, diventa indifferente al merito, alla ricchezza, alla sensualità ed alla liberazione.

  • In colui per il quale l’oceano del samsara si è prosciugato, non vi è attaccamento né avversione. Il suo sguardo è vuoto, i suoi comportamenti sono senza scopo, i suoi sensi inattivi.

    Certamente lo stato supremo è dovunque per la mente liberata.

  • Colui la cui mente pensante si è dissolta raggiunge uno stato indescrivibile ed è libero dalla esposizione mentale dell’illusione, del sogno e dell’ignoranza.

  • Come ci potrebbe essere felicità, per uno che è stato bruciato dentro dal sole ustionante del dolore di pensare che ci sono cose che ancora devono essere fatte, senza la pioggia mitigatrice del nettare della pace?

  • Che cosa imparerà, dirà o farà l’uomo libero dal desiderio?

  • Considerazioni del tipo “io sono questo” o “io non sono questo” sono finite per lo yogi che è diventato silenzioso, realizzando “Tutto è me stesso”.

  • Dominio del paradiso o l’accattonaggio, il guadagno o la perdita, la vita tra gli uomini o nella foresta, tutto questo non fa differenza per lo yogi la cui natura è libera dalle distinzioni.

  • Cosa deve pensare colui che è senza pensiero e che non vede nessuna dualità?

  • Quando non c’è nulla da ottenere, che cosa dovrà fare?

  • L’uomo saggio che fa solo ciò che gli si presenta da fare, non incontra difficoltà nell’azione né nell’inazione.

    Colui che è senza desideri, autonomo, indipendente e libero da legami è come una foglia morta, sospinta dal vento della causalità.

  • “Questa azione è stata compiuta dal corpo, non da me”: la persona di natura pura pensa a questo modo, non agendo anche quando agisce.

    Chi agisce senza essere capace di dire il perché, ma che non è un folle, è un liberato in vita, felice e

    Egli è felice anche nel samsara.

    Chi ne ha avuto abbastanza di considerazioni senza fine, e che ha raggiunto la pace, non pensa, non sa, non sente e non vede.

    Chi è oltre la quiete mentale e la distrazione non prova desiderio per la liberazione o per il suo opposto.

    Riconoscendo che tutte le cose sono costruzioni dell’immaginazione, la grande anima vive come Dio, qui e ora.

  • Colui che sente dentro la responsabilità, agisce anche quando non fa niente, mentre non c’è alcun senso di cose fatte o non fatte per il saggio che è libero dal senso di responsabilità.

  • L’ignorante compie grandi sforzi per praticare la concentrazione e fermare il pensiero, mentre il saggio vede che nulla è necessario e rimane in sé stesso come se dormisse.

  • Il saggio trova la pace interiore semplicemente comprendendo la verità.

  • Mentre il saggio gode del Supremo senza neppure volerlo.

  • Come può esserci conoscenza di sé per colui la cui conoscenza dipende da ciò che vede? Il saggio non vede questo e quello, ma vede tutto come infinito.

  • Il saggio si diletta in sé stesso.

    Alcuni pensano che qualcosa esista, altri che nulla esista. Rara è la persona che non pensi affatto, e che in tal modo sia libera dalla distrazione.

  • Vedendo il leone senza desideri, gli elefanti dei sensi silenziosamente fuggono via o, se non possono scappare, lo servono come cortigiani.

  • Usando le pinze della conoscenza della verità ho estratto la dolorosa spina delle opinioni senza fine.

  • Per me, che sono stabile nella mia gloria, non c’è passato, futuro o presente. Non vi è spazio o eternità. Nulla è lontano o vicino, nulla all’interno o all’esterno, nulla di

    grande o di piccolo.

  • Per colui che è sempre libero dalle caratteristiche individuali non ci sono azioni causali antecedenti, non c’è liberazione in vita, né realizzazione dopo la morte. .

    Per me, libero dall’individualità, non c’è chi agisce né chi beneficia delle conseguenze dell’azione, non c’è cessazione dell’azione, né manifestazione del pensiero, non c’è oggetto immediato, e né idea di risultato.

    Non c’è mondo, né alcun ricercatore della liberazione, nessun yogi, nessun veggente, nessuno è schiavo e nessuno è liberato. Rimango nella mia natura non-duale. .

    Non esiste emanazione o ritorno, nessun obiettivo, mezzi, cercatore o realizzazione. Rimango nella mia natura non-duale. .

    Per me che sono sempre senza macchia, non esiste valutatore, livello, niente da valutare e nessuna

  • Per me che sono sempre senza azione, non c’è distrazione o concentrazione mentale.

  • Per me che sono sempre libero dall’arbitrio, non ci sono verità convenzionali né verità assolute, né felicità né sofferenza.

  • Per me che sono beato e senza limitazioni, non vi sono iniziazioni o scritture, non ci sono discepoli o maestri, e non c’è uno scopo per la vita umana.

IL CANTO DEL NON-NATO di Pradeep Apte


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Cos’ero prima di nascere, prima che questa forma apparisse, prima che questo “io-sono” temporaneo sorgesse e sparisse?
Il Non-nato.

Quando è apparso l’”io-sono” illusorio, ho cominciato a “sapere” che io-sono(esisto), non prima. Comprendendo l’errore, ho realizzato che il Non-nato è sempre presente, senza “saperlo”.

Essendo il Non-nato, l’apparenza del nato è trascesa, ma disponibile: posso usarla o no.

Tutto ciò che avviene e si sperimenta, è un’illusione misurata nella forma del tempo.

Il mio vero stato di Non-nato è completo, indifferenziato, al di là dell’esperienza, della nascita e della morte: è sempre presente, non è arrivato o andato altrove: è la gioia di non sperimentare questo corpo, poiché sono al di là, libero dall’illusione.

Nulla mi è utile e una volta stabilizzato in questo non-stato, non sono più innamorato di questo senso di essere: il corpo può venire o andare, ma come Non-nato sono sempre là, senza spazio, senza tempo e senza attributi.

Non medito più poiché non posso più dimenticare che non sono mai nato. Rinuncio alle memorie che mi fissano a un “io” nato e apparente. Quando recito: – Sono il Non-nato -, non c’è né nome né forma.

Non saper nulla è la perfezione! Quello che so è apparente e non ho nulla di cui ricordarmi o da dimenticare.

La mia nascita è falsa, il mondo e la mente sono irreali, sono stati proiettati su di me senza saperlo.

Il Non-nato non sa se è vivo: al momento in cui mi appare il sapere che “io-sono”, la dualità si manifesta.

Non si tratta di entrare nello stato del Non-nato, sono sempre nel Supremo, MI TROVO SEMPRE PRIMA dell’apparizione del corpo-coscienza.

Per realizzare pienamente il Non-nato, l’apparente nato deve rimanere nella sorgente. Non so che sono il Non-nato, allora che conoscenza posso avere?
Non è un insegnamento, ma un’affermazione del mio essere veritiero: tutto questo non posso raccontarlo a tutti, che sono sempre il Non-nato, uno stato di non-conoscenza. Ogni conoscenza dev’essere liquidata.

Se la coscienza sparisce, il Non-nato prevale sempre.

Il Non-nato è prima della memoria, allora come può avere memoria? Non ha dimenticato, ma la memoria si è dimenticata di sé stessa. La storia non ha mai potuto aver luogo. Prima della coscienza, nello stato del Non-nato, con quale strumento si può essere coscienti?

L’apparente nato, con il suo sapere, è imperfetto. Il Non-nato senza il sapere è totale, completo, perfetto e la nostra vera identità: non lo si può descrivere, ma solo esserlo.

La nascita, la vita e la morte fanno solo parte del tempo, della durata. Come Non-nato non conosco nessuno di questi stati, poiché sono prima dell’apparire dell’”io-sono”, quindi prima del corpo-mente. Non mi concerne ciò che succede nella coscienza.

Mettete tutta l’attenzione nello stato PRIMA che qualunque esperienza sia cominciata e sparirete come Non-nato.

Chiudo gli occhi, mi dimentico di me ed eccomi come sono… sempre Non-nato.

Come Non-nato non appartengo a nessun culto o credo: sono stati creati piuttosto da me stesso. Tutto quello che succede non è il Non-nato, ciò che è e non si manifesta è il Non-nato. Tutte le credenze sono false: sono il Non-nato e non ciò che è percepito o visto. Tutti gli avvenimenti e le attività sono falsi.

Ciò che sembra darmi la possibilità della comprensione, diventa così sottile e fine, che scompare e resto il Non-nato. Sono realmente il Non-nato quando non lo so. L’ultima conoscenza è la non-conoscenza.

La sola schiavitù dell’apparente-nato è la memoria costante di essere un corpo.

“Sono nato e morirò” è pura immaginazione dell’apparente-nato.

Sono stato posseduto dal fantasma dei cinque elementi, ma stabilizzandomi nel Non-nato, non sono nessuno di essi e ne sono libero. Il sonno profondo, il sogno, il risveglio e la loro base il ”quarto stato(turiya)”, sono stati temporanei apparsi su di me, ma in quanto Non-nato non sono nessuno di essi. Il Non-nato non appartiene al conosciuto.

Tutto appare automaticamente e come apparentemente nato, ho abbandonato l’idea “io ho fatto” ed eccomi! …Non-nato.
Sono prima dei cosiddetti antenati. Non ho genitori. Ho realizzato l’irrealtà dell’io-sono, pieno di concetti.

Il mio mantra è: -Sono il Non-nato, senza far finta di esserlo.
Mai abbandonare questa pratica.
Il Non-nato non è mai toccato dal mondo: l’apparente-nato deve essere convinto della propria irrealtà, allora che esso sia buono o cattivo non ha importanza.

Poiché non sono nato, la nascita è falsa, quindi nessuna esperienza è vera: ho passato dunque la vita a raccontare menzogne!

Il Non-nato è indistruttibile, invisibile e sembra solo vedere ciò che è visibile e corruttibile.

Il Non-nato è prima del senso di presenza, prima del pensiero e prima dello spazio-tempo, non è un’esperienza, né un avvenimento.

Non è necessario raggiungere ciò che si è già: non lo si può mai dimenticare.

La meditazione non può generare il Non-nato, poiché esso è già presente.

Poiché non sei mai nato, non sei il corpo, allora perché preoccuparti di tutti quegli stati che sembrano durare migliaia di anni?
L’apparente-nato deve retrocedere prima dei pensieri (tornare a casa) e l’”io-sono” sparirà anch’esso e solo il Non-nato prevarrà: significa che ”sono sempre qui”. Il mondo non è mai veramente esistito, non è ma stato creato, è un sogno! Lo realizzo davvero, ecco tutto.

Colui che sembra comprendere che ciò che è nato è irreale, è l’eterno Non-nato. È il luogo ove tutte le speranze, attese e desideri dell’apparente-nato sono dissolti e annientati: perfino la spiritualità ti sembrerà irreale.

Come Non-nato sei sempre stato prima delle parole: ogni percezione, ogni espressione, ogni azione appartiene all’apparente-nato e non è reale. Per colui che ha realizzato il Non-nato, l’”io-sono” appare ma gli dà poca importanza. Sembra servirsene quando è necessario, ma non è guidato da questo “io-sono”.

Sono senza sapere poiché non è più necessario.

Il canto del non-nato è un distruttore della comprensione spirituale, non si tratta solo di leggerlo, ma di applicarlo quotidianamente. Più si è convinti di quello, più tutto appare come illusorio. Non si cadrà più nel trabocchetto delle affermazioni spirituali o logiche esposte da altri: sono pesi che aumentano la nostra miseria, il Non-nato rifiuta tutto il bagaglio degli insegnamenti religiosi.

Il sentimento di aver capito: ”Sono il Non-nato” è altrettanto illusorio, perché l’apparente-nato che credo di essere ancora, ha trovato qualcosa che può essere divulgato ad altri, ma non ci sono ”altri”. Il Non-nato inghiotte l’universo intero. Senza coscienza non c’è mondo, anche se sembra così importante: come Non-nato ne sono distante. Se sei Non-nato, non è importante se il corpo resta o sparisce.

Il Non-nato, la mia vera natura non è un cammino e non ha direzione, è una dissoluzione istantanea di ogni illusione.

Non ho identità, sono il Non-nato.
Nessuna delle mie sedicenti identità sono rimaste: infanzia, adolescenza, maturità e vecchiaia non sono mai state autentiche, sono false e spariranno tutte.

I nomi e le forme sono tutte irreali.
Non tento di chiarire, sbrogliare con l’intelletto il Non-nato, ma lo accetto tale e quale. Sono senza nascita e senza morte. Questo diventa la mia costante meditazione.

Il Non-nato è prima della memoria e dell’immaginazione.

Il mondo oggettivo non è la mia vera dimora, ecco perché sento questa tristezza.

Sono Non-nato, allora non serve rinunciare al mondo, ma solo comprenderne l’irrealtà.
Tutto quello che sapevo ridiventa ignoranza.

Guardo il film nel teatro dell’”io-sono” considerandolo distruttibile e non permanente, così lo trascendo nel Non-nato, liberandomi dall’attaccamento all’irrealtà.

Anche dire che sono Non-nato è già inappropriato, appena lo pronuncio ho già corrotto Quello, poiché non si può dargli nessun nome e nessuna forma.

Immagino di provare sensazioni di bene o di male, che faccio questo o quello, ma non faccio nulla, tutto è illusione. Tutte le pratiche o le austerità si rivelano allora delle ricreazioni della mente.

Sono Non-nato e l’esistenza è immaginaria, come l’immaginario-nato che sembra leggere la Gita del Non-nato.

Nulla mi è mai accaduto.
Se dopo quanto è stato detto si cerca ancora un consiglio spirituale o un’istruzione, significa che non si è capito nulla.

VOCABOLARIO SCIAMANESIMO TOLTECO (Lignaggio Don Juan, Carlos Castaneda)


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TAFTI LA SACERDOTESSA (Vadim Zeland)- cap. 5, 6, 7


evidenziature e sottolineature di ZeRo.


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CAP. 1
CAP. 2
CAP.. 3
CAP. 4

CAP. 5, 6, 7

 

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TAFTI LA SACERDOTESSA – 4° CAP. dell’ultimo libro di V. Zeland


La prima uscita nella realtà

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La prima uscita nella realtà

Ebbene, miei cari, se avete già camminato in un sogno a occhi aperti, dovreste aver capito che confrontare la realtà con un film non è affatto un’allegoria. Siete stati per davvero lì, come un personaggio animato, mentre il resto dei partecipanti ha continuato a muoversi come nel sonno, sottomettendosi a una qualche sceneggiatura esterna. Potrebbe sembrare che non sia proprio così. Voi ed io comprendiamo bene che le persone dormono veramente solo di notte, nel loro letto, mentre durante il giorno agiscono più o meno consapevolmente. Del resto vi siete convinti da soli che questo “più o meno” è in realtà trascurabile, dopo aver constatato come la vostra stessa attenzione tenda a sprofondare costantemente ora nello schermo esterno ora in quello interno. Senza dubbio l’avete constatato e ora sapete come accade. D’ora innanzi, ogni volta che andrete a fare una passeggiata in un sogno, vi dovrete continuamente cogliere sul fatto di essere nuovamente caduti nello schermo e di esservi addormentati. Qualcosa vi ha distratto, ha distolto la vostra attenzione, oppure avete cominciato a pensare a qualcosa e … basta! Non esistete più come individui consapevoli, non appartenete più nemmeno a voi stessi.
Ma allora a chi appartenete, a chi obbedite?
A guidarvi è una certa sceneggiatura esterna, intessuta in un certo film, nel quale voi, come personaggi, vi trovate nel dato momento. Che cosa significhi tutto ciò, ve lo spiegherò un poco per volta. Non posso dirvi tutto subito. Ora dovete capire una cosa semplice. Sia nella realtà del sonno che in quella delle cose che succedono intorno a voi, vi trovate all’interno di un film, e siete trascinati dal flusso della sceneggiatura.
Non appartenete a voi stessi perché la vostra attenzione non vi appartiene. Ma non appena vi risvegliate e riprendete il controllo dell’attenzione, la sceneggiatura perde immediatamente il suo potere su di voi. Certo, come al solito dovrete andare a lavorare, a studiare, a svolgere i vostri doveri quotidiani. Ma lo farete in modo più flessibile, non come previsto dalla sceneggiatura. A differenza dei personaggi che stanno dormendo intorno a voi, voi vedete voi stessi, vedete la realtà e potete controllare consapevolmente la vostra volontà, cosa che non avete fatto fino ad ora. Questa è la vostra prima uscita a un nuovo livello di gestione di voi stessi e della realtà.
Dal sonno normale vi siete risvegliati già molte volte, ma non avete mai cercato di elevarvi a un livello superiore, vero?
In un sogno normale, se non capite che si tratta di un sogno, siete impotenti. Vi trovate all’interno del film e siete completamente in balia di quanto sta accadendo perché la vostra attenzione è immersa nello schermo. Ma voi, al contrario dei personaggi che vi circondano, siete in grado di portare la vostra attenzione ad un livello superiore, cioè di svegliarvi nel sogno stesso e addirittura di salire di due livelli: risvegliarvi nella realtà.
I personaggi dei sogni non lo possono fare.
In cosa differiscono dalle persone viventi?
Nel fatto che essi non hanno coscienza, non sono consapevoli di sé come individui. Essi sono privi di volontà, non sono liberi nelle loro azioni ma sono soggetti ad una sceneggiatura. Essi non hanno un’anima, sono solo dei modelli, dei manichini. Quando imparerete a svegliarvi in un sogno, provate a fare questo esperimento.
Provate a chiedere al manichino del sogno: “Chi sei?”.
Vedrete che esso cercherà di evitare di rispondervi oppure nominerà il suo ruolo nella sceneggiatura. Ma non potrà dire “io sono io” perché esso non ha un suo Io.
Allo stesso modo gli potrete chiedere: “Sai che io adesso dormo e tu mi appari in sogno?”
E anche questa domanda lo metterà in crisi perché esso non si è mai addormentato e non si è mai svegliato.
Il manichino del sogno vive nel suo film come un personaggio ripreso a suo tempo in una pellicola cinematografica.
L’unica differenza sta nel fatto che i film ordinari vengono girati da persone viventi, mentre le pellicole cinematografiche dei sogni vengono conservate nell’archivio dell’Eternità: lì sono sempre state e lì rimarranno per sempre, fintantoché esisterà questo Universo.

Le persone viventi hanno un’anima, una volontà e un’autocoscienza. Possono dire “io sono io”, anche se questo è tutto ciò che possono dire di se stessi. Le persone viventi hanno consapevolezza di sé, ma, come avrete ormai capito, la loro autocoscienza dorme mentre la volontà viene utilizzata solo occasionalmente, quando bisogna mobilitarsi per un qualche tipo di azione. Non solo, ma la volontà viene utilizzata solo all’interno del fotogramma corrente, e questa è la cosa più sostanziale. Comunque ne parleremo un po’ più tardi. Già vi sto facendo un gran favore a spendere tutto questo mio tempo con voi, miei piccoli indegni. Su, forza, sfruttate l’occasione, veneratemi, elogiatemi, ossequiatemi, sono Tafti, la vostra sacerdotessa Suprema!

DIGIUNO MENTALE


Digiuno per la mente, di Gregory, Jason.

Il digiuno mentale esercita un impatto diretto sulla causa principale di tutte le nostre sofferenze. Far digiunare la mente aiuta a eliminare tutto il contenuto che stimola la nostra mente e ad astenersi dall’abitudine di provare a stimolarlo per paura della noia. La noia esiste solo perché siamo tanto abituati a distrarre la mente stimolandola. Un saggio direbbe che dobbiamo immergerci nella nostra noia senza ricadere nell’abitudine di cercare stimoli, perché a suo avviso la noia ha un segreto da rivelarci. La noia è una risposta cognitiva che iniziamo ad avere quando priviamo la mente del suo solito cibo di pensieri abituali. Il segreto del saggio è che se siamo in grado di affamare la mente, di farla digiunare, allora inizieremo a provare uno stato di equanimità che non dipende da una stimolazione eccessiva. Affrontando la noia attraverso il digiuno della mente, iniziamo a sentire quel senso di unità interiore, Atman e Purusha, che l’agitazione della noia eclissa. Far digiunare la mente significa non rispondere a sensazioni come la noia. Far digiunare la mente è la cura definitiva per la sofferenza perché, come per il digiuno del corpo, diamo alla mente il tempo di rilassarsi veramente da qualsiasi tipo di stimolazione, affinché possa ripararsi e tornare in equilibrio. Nel digiuno mentale torniamo alla nostra vera natura originaria, non come persone individuali, bensì come l’intero universo che esiste nel profondo di noi, Atman e Purusha, eclissato dall’attività mentale. Con questa natura profonda iniziamo ad agire in modo autentico e a svolgere le spontanee funzioni dell’universo che esistono nel nostro inconscio e che si manifestano come dharma. Questo è ciò che porterà alla vera pace nel mondo, perché l’individuo entra in risonanza con la realtà dell’universo. Nasce pertanto un’armonia individuale, sociale e culturale, e viene riconosciuta una vera spiritualità. L’unica cosa che impedisce a tutto questo di diventare la nostra realtà sei tu. Se non prendi seriamente il digiuno mentale, continuerai a distrarre la mente con qualsiasi frivola sciocchezza ti trovi davanti, seguitando a lamentarti della tua sofferenza e della sofferenza nel mondo. Non possiamo lamentarci, se non ci assumiamo la responsabilità di ciò che la nostra mente consuma. Proprio come, nella nostra alimentazione, se non ci assumiamo la responsabilità di ciò che mangiamo non possiamo lamentarci di essere grassi. Solo tu puoi aiutare te stesso e questo senza rendertene conto cambia il mondo. Allo stesso modo, questo libro ti darà la conoscenza, la saggezza e gli strumenti per guarire davvero attraverso l’antica arte e la scienza del digiuno mentale. Da parte tua è necessario un approfondito esame dei tuoi modelli e del tuo stile di vita abituali. Il tempo di astenersi da tutte le distrazioni e iniziare il grande digiuno è ora.

Capitolo 1

Il bisogno di velocità è un suicidio Interrompi tutto ciò che stai facendo in questo momento! Smetti di pensare, smetti di pianificare, smetti di competere, smetti di comparare e limitati a respirare profondamente per un minuto. Ora respira per un altro minuto. Ecco: ho la tua totale attenzione. Per gran parte della nostra vita la nostra attenzione è divisa, perché manca la consapevolezza di fermare la mente nella sua attività e nel suo movimento incessanti. Agiamo in maniera compulsiva, guidati dall’attività della mente senza riuscire a osservarla da lontano. Di conseguenza, rispondiamo costantemente solo alla nostra agitazione mentale inconscia. Sentiamo che se non stiamo facendo qualcosa, non abbiamo alcuno scopo e quindi diventiamo ansiosi e stressati. Cerchiamo di ottenere una cosa dopo l’altra e via di questo passo, senza nessuna conclusione in vista. Diventiamo dipendenti dal “fare” e non sappiamo veramente come rilassare in maniera profonda la mente. La mente si è abituata a essere ansiosa, stressata e agitata perché non sappiamo come fermare questa follia. Ah, e chiariamoci: ritrovarci incessantemente a pensare e agire in base a quei pensieri è pura follia. Il nostro mondo questa follia la riflette. Lo stress sociale è ansia individuale e viceversa È sempre più difficile per le persone affrontare le esigenze della società. La struttura sociale costruita attorno a noi in questo mondo richiede che l’individuo cerchi continuamente di conseguire innumerevoli obiettivi, nella vana speranza di raggiungere un giorno il “successo”. Eppure, il successo che alcuni di noi assaggiano è come l’oro delle fate: una volta ottenuta, qualsiasi cosa consideriamo successo si rivelerà senza valore, un oro che non possiamo toccare, assaggiare o sentire e che alla fin fine è effimero, ci lascia svuotati, sgonfi. Di conseguenza, ci sforziamo ancora di più a scalare altre montagne, convinti che sulla cima ci sarà oro vero. Ma continuiamo a trovare l’oro delle fate. È un approccio assurdo alla vita che tutti adottiamo. Il vero successo non è il raggiungimento degli obiettivi fini a se stessi. Il vero successo è essere a proprio agio nella vita di tutti i giorni, in cui il viaggio è più importante della meta.

Essere in pace nella vita, ecco il successo, ma per capirlo è necessario apprezzare interamente il processo. Dobbiamo vedere la nostra vita come se fosse una danza: cos’è più importante, arrivare a finire il ballo o ballare? La risposta la conosciamo tutti, ma non applichiamo questa saggezza alla nostra vita quotidiana. Al contrario, ci impegniamo in quello che la società ritiene essere il successo, il che alla fine ci tiene legati. Pensiamo allora che per sciogliere i nodi abbiamo bisogno di premere il piede sull’acceleratore della vita. E il disastro è servito. Non è possibile portare pace nella vita diventando più indaffarati. Non svilupperemo mai il senso del successo in questo modo. Il vero successo lo riconosceremo solo quando allevieremo tutto lo stress e tutta l’ansia, per affrontare la vita con una mente serena, non turbata da ciò che crediamo essere le nostre battaglie quotidiane. Ma non ci è stato insegnato a essere così. Il nostro mondo ci impedisce involontariamente (o forse addirittura intenzionalmente) di trovare la pace, perché farlo richiede che ci asteniamo dal compiere tanti sforzi per raggiungere qualcosa di personale. Dobbiamo smettere di sforzarci, non importa quanto nobile o convincente riteniamo essere il cosiddetto obiettivo. Quando smettiamo di provarci così tanto, scopriamo il potere e il successo che vogliamo davvero, anche se ne ignoravamo l’esistenza. Questa saggezza sembra risalire ai tempi antichi in Oriente. Si tratta di un approccio illogico alla vita che non è accettato né favorito nel nostro mondo moderno. Dalla nascita, i nostri genitori, gli amici e la scuola ci insegnano che, se vogliamo avere successo, dobbiamo lavorare davvero sodo. In sostanza, dobbiamo darci da fare, darci da fare, darci da fare. Vivendo la vita in questo modo proviamo una sensazione simile a quella che ci viene quando ascoltiamo You Spin Me Round (Like a Record) del gruppo pop britannico Dead or Alive: come se fossimo così confusi da non sapere da che parte è l’alto. Psicologicamente stiamo girando in maniera vorticosa perché facciamo multitasking in ogni minuto della nostra vita. Il fardello mentale che portiamo diventa un peso così grande che ce lo possiamo scrollare di dosso solo quando fermiamo questa follia. Dobbiamo scoprire il modo di rallentare in questo frenetico caos nella nostra mente. Se non togliamo il piede dall’acceleratore, precipiteremo giù dalla scogliera, verso la pazzia sociale e individuale. Non è una minaccia o un modo poetico per descrivere la situazione attuale della nostra specie. È un pericolo vero e proprio che si sta già avverando. Un attacco di panico mondiale La guerra che combattiamo contro noi stessi è causata dal fatto che stiamo riempiendo troppo la nostra tazza. Nella vita infiliamo di tutto, senza lasciare il tempo alla mente di riposare davvero. La bombardiamo da ogni direzione. L’eccessiva frenesia del multitasking tutto il giorno, con dispositivi digitali ovunque, incessantemente attivi senza neanche pensarci, ci tiene in uno stato di ipnosi che imita il sonno. La mente conscia non ha nemmeno il tempo di prendere nota del nostro respiro. Il costante bombardamento di stimoli mentali ha intorpidito i sensi e ci ha fatto addormentare. Questo stato di sonno assomiglia alla psicosi di serial killer e demagoghi, ma affligge la maggior parte di noi. Nei libri e nei film tale stato viene rappresentato metaforicamente dagli zombie e dai non morti. Alcuni degli zombie nel mondo sono i nostri leader, i politici. Ci aspettiamo giudizi critici e decisioni efficaci da parte di persone che

hanno gli occhi aperti, ma in realtà sono addormentate. Pensaci: alcune delle persone più indaffarate al mondo sono i politici, potenzialmente quelle più inconsapevoli e addormentate. Eppure ci affidiamo a loro per prendere grandi decisioni per il benessere dell’umanità. Questo spiega perché molti politici siano ancora ipnoticamente focalizzati su se stessi, senza alcuna preoccupazione per la comunità in generale: in realtà, le luci sono accese ma in casa non c’è nessuno. Non ho nulla contro il ruolo del politico; è solo un esempio per rimarcare ciò che accade quando riempiamo la tazza di cose da fare. Nell’antica filosofia cinese del taoismo, che ha avuto origine dal grande saggio Lao Tse e dal suo testo classico, il Tao Te Ching, ci si concentra sul vuotare la tazza. Nel Tao Te Ching Lao Tse spiega che quando la nostra tazza è piena, perdiamo la consapevolezza del Tao. Tao è una parola cinese che si riferisce alla Via o sentiero dell’irriducibile essenza dell’universo che percepiamo nella nostra esperienza, cosa che ci fa sentire completamente vivi e presenti nell’eterno presente. Lao Tse ritiene che le nostre lotte e sofferenze derivino dal fatto che la “mente-tazza” è troppo piena di distrazioni e di pensieri che brulicano. Sottolinea che dovremmo iniziare a vuotare la mente. Secondo lui, la vera saggezza nasce in una mente vuota. In realtà, fa un ulteriore passo avanti affermando che la mente vuota è la nostra vera natura ed è così che una persona sana di mente agisce. Nella filosofia taoista ci sono alcune analogie che spiegano il pensiero di Lao Tse. Per esempio, quando guardiamo una tazza cos’è più prezioso, la tazza o lo spazio all’interno della tazza? Allo stesso modo in una casa cos’è più prezioso, i muri della casa o lo spazio dentro? La risposta in entrambi i casi è sicuramente lo spazio, perché senza spazio per vivere la vita non ha senso avere una tazza o una casa. Non possiamo vivere senza spazio e questa è la saggezza di Lao Tse. Anche Gautama Buddha ha scoperto l’importanza di questo spazio mentale, poiché senza è impossibile essere veramente svegli. Ha spogliato la mente del contenuto e delle convinzioni per vedere la realtà com’è realmente. Questo stato illuminato del Buddha è qualcosa di raro nel nostro mondo moderno, perché l’illuminazione è erroneamente vista nel costruire una vita degna di essere vissuta, anziché nel fatto di decostruirla per rendere il processo di vivere fine a se stesso. Riempiendo la nostra tazza vuota cerchiamo di costruire una vita sempre orientata verso il futuro, senza mai essere presente nel qui e ora. Il risultato è la sofferenza, poiché non ci accontentiamo mai di come è la vita. Ignoriamo la saggezza dei saggi e continuiamo a seguire le convenzioni sociali, anche se sappiamo che ciò non conduce alla felicità eterna. Riempiendo sempre di più la nostra mente, stiamo distruggendo noi stessi, lentamente ma inesorabilmente. Nella nostra era moderna queste tendenze distruttive sono ancora più evidenti rispetto ai tempi antichi. A causa dell’eccesso di informazioni, contenuti e stimoli, i problemi di salute mentale sono in aumento e non abbiamo idea del perché. Uno dei motivi è che raramente teniamo conto del nostro stile di vita, ossia il fulcro dei sistemi medici orientali antichi come l’ayurveda in India e la medicina tradizionale cinese (MTC) in Cina. Se la nostra vita è fuori equilibrio, dal punto di vista della medicina orientale abbiamo bisogno di cambiare gli abituali modelli della nostra mente e iniziare a rallentare. Secondo la MTC la nostra incapacità di rallentare deriva da un sovraffaticamento dello yang (energia maschile, attiva, dinamica, calda) a spese dello yin (energia femminile, recettiva, passiva, fredda). Ciò si traduce in una cultura che è carente di yin e che si dirige verso calamità sia interne sia esterne. Sostanzialmente è un sistema surriscaldato da un moto eccessivo nella mente e nel corpo. Se non rallentiamo, i problemi di salute mentale sono inevitabili. La nostra moderna comprensione e l’approccio alla guarigione dei disturbi psicologici sono completamente sbagliati. I farmaci soggetti a prescrizione si limitano a mascherare il sintomo senza affrontare la causa alla radice. Lo stress e l’ansia sono malattie davvero legate allo stile di vita e nate da una mente instabile. Molti ne soffrono, ma a quanto pare non li curiamo mai dei loro disturbi psicologici. Lo stress e l’ansia non vengono trattati. Di conseguenza la nostra “mente-tazza” inizia a incrinarsi, dando luogo ad attacchi di panico, attacchi d’ansia, schizofrenia ecc. Basti pensare a quanto sono comuni gli attacchi di panico oggigiorno. In molti ne hanno avuto almeno uno nella vita, spesso senza alcuna consapevolezza del perché si è verificato. Gli attacchi di panico accadono perché non rallentiamo la nostra attività mentale. In un attacco di panico sostanzialmente il sistema nervoso preme sul freno, dal momento che coscientemente noi non ci pensiamo proprio, a frenare. Accettiamo un lavoro che ci tiene superimpegnati tutto il giorno e poi andiamo a casa, dove ci sono tutti i nostri dispositivi digitali che ci sovrastimolano i sensi, mentre noi ci illudiamo di rilassarci o divertirci. A ciò aggiungiamoci le ininterrotte chiacchiere e i pettegolezzi che la gente sforna ogni giorno. Gli attacchi di panico sono inevitabili se siamo sempre in ansia. La mente non ha tempo per riposare e rimanere in silenzio. Come spiega il maestro buddhista zen Thich Nhat Hanh, siamo essenzialmente come mucche che ruminano continuamente il cibo. Il cibo che ruminiamo è la nostra attività mentale e conduce a ogni sorta di problema psicologico. Nel suo libro Il dono del silenzio Thich Nhat Hanh afferma: Tutti i suoni intorno a noi e tutti i pensieri che ripetiamo costantemente nella nostra mente possono essere visti come una specie di cibo. Conosciamo il cibo commestibile, il tipo di cibo che mastichiamo e ingeriamo fisicamente. Ma non è l’unico tipo di cibo che noi umani consumiamo; è solo uno. Ciò che leggiamo, le nostre conversazioni, gli spettacoli che guardiamo, i giochi online, le nostre preoccupazioni, i pensieri e le ansie sono tutti cibo. Non c’è da meravigliarsi se spesso non abbiamo spazio nella nostra coscienza per la bellezza e il silenzio: ci stiamo costantemente riempiendo di tanti altri tipi di cibo. Anche se non stanno parlando con qualcuno, leggendo, ascoltando la radio, guardando la televisione o interagendo online, molti di noi non si sentono calmi o tranquilli.3 Siamo costantemente sotto attacco mentale e non lo sappiamo nemmeno. Crediamo che se intratteniamo costantemente noi stessi siamo felici. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Molti sono ridotti in schiavitù da ciò che considerano intrattenimento. Ad esempio, tanti non riescono a stare un giorno senza controllare il telefonino, l’e-mail o i social network. Se non riusciamo a stare senza neanche un giorno, siamo liberi oppure siamo più schiavi che mai? Quando sono stati creati i dispositivi mobili, gli smartphone, internet e i social network pensavamo che ci avrebbero reso più felici, perché saremmo stati più connessi. Invece, hanno avuto l’effetto opposto. Essere tanto connessi ci ha reso più ansiosi e stressati. Non vogliamo più fare una passeggiata tranquilla o sederci placidamente nel parco senza telefonino. Siamo drogati di distrazione. Non siamo affascinati dal telefonino o dal suo contenuto: semplicemente, non possiamo fare a meno di distogliere la mente dal vivere la realtà così com’è. Nessuno di noi ha un bisogno vitale di controllare telefonino, e-mail e social network ogni giorno. Nessuno di noi è così popolare. Ci sono molti esempi di persone famose e di successo che non hanno bisogno di queste cose per creare arte straordinaria. Per esempio Christopher Nolan, regista e scrittore anglo-americano di Hollywood, ha raggiunto un grande successo senza il cellulare né un indirizzo e-mail. Non essendo distratto da queste cose, può creare i grandi film per cui è famoso. Se seguissimo il suo esempio e lasciassimo entrare spazio nella nostra vita, anziché riempirla di distrazioni, immagina quanta creatività spontanea proromperebbe dalla mente.4 Possiamo raggiungere questo potenziale latente dentro di noi attraverso il digiuno per la mente. La vera, eterna libertà è la nostra natura originaria, ma possiamo riconoscerla solo quando la mente ha digiunato del tutto. La libertà che pensavamo di ottenere connettendoci di più ai nostri dispositivi digitali è solo altro oro delle fate. Essere più connessi ha un effetto opposto a quello che ci aspettavamo: ci rende più ansiosi, mentre ci condanniamo a stare sulle spine in attesa del prossimo messaggio di Facebook o del successivo tweet. Essere così ansiosi porta inevitabilmente ad attacchi di panico. Tutto questo panico, individualmente e globalmente, è causato da uno stile di vita psicologicamente malsano che si ripercuote fin nel centro del nostro essere. Ci stiamo dirigendo verso un frontale con il ritmo naturale dell’universo, perché non riusciamo a togliere il piede dall’acceleratore. La continuazione o l’annientamento della nostra specie dipendono dallo stato psicologico dell’individuo e quello stato sta attualmente subendo un arresto cardiaco. Crediamo che queste distrazioni e il costante rimuginare sulla nostra attività mentale siano un modo per l’umanità di evolversi. Eppure, ciò che la società offre fa molti più danni di quanti ne pensiamo. Le malattie mentali continueranno ad aumentare se non diventiamo più consapevoli di ciò che ci consuma la mente. Magari crediamo di poter riparare il danno cambiando solo alcune piccole abitudini, ma è molto più complicato di così. Stiamo effettivamente andando incontro a un decadimento del nostro sistema nervoso a causa dell’incessante consumo di stimoli esterni, che mantiene la nostra mente intorpidita e nevrotica. La cura per il nostro sistema nervoso è un digiuno mentale così intenso che il nostro intero organismo psicosomatico riuscirà a guarire se stesso e a tornare alla sua natura originaria.

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VADIM ZELAND – TAFTI LA SACERDOTESSA – Camminando dal vivo in un film (Cap. 1)


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Primo incontro

Siete stati messi al mondo ma non vi hanno corredato “delle istruzioni  per l’uso di voi stessi”.

Oh sì, sicuramente vi hanno insegnato che  dovete lavarvi per bene le manine, cambiare il pannolino per tenere il  culetto pulito… Ma di più non sapete, né su voi stessi, né su questo  mondo.    Vi sembra, ad esempio, di avere una vostra propria opinione. Ma in  realtà quest’opinione vi è stata impiantata. Credete di essere in grado di  controllare le vostre azioni. Ma di fatto è molto più importante  controllare i propri pensieri.

Riuscite a farlo? No. Siete solo dei piccoli  idioti senza cervello. Per questo mi viene voglia di prendervi a  sculacciate!

So che siete soli e infelici, e nessuno vi vuole bene. Ma Io ve ne voglio. E  adesso vi racconterò una storia.

Vi parlerò di come funziona il mondo e di cosa succede in esso. Vi dirò  perché siete qui e cosa dovrete fare della vostra vita.

Perché infatti è vero  che non sapete cosa fare della vostra vita? Vedete che ho ragione?

Ebbene, sistematevi comodamente sui vostri vasini e ascoltatemi con  attenzione.    Per cominciare, sappiate che la realtà non è esattamente quella che voi vi immaginate che sia. È a più strati, è come una cipolla. Voi conoscete  solo due strati: la realtà materiale, quella in cui vivete, e lo spazio dei  sogni, quello che sognate ogni notte.

Lo spazio dei sogni non è una vostra fantasia: esso esiste realmente  sotto forma di archivio di pellicole, un archivio in cui è conservato tutto  ciò che è stato, sarà e potrebbe essere. 

Quando fate un sogno significa che state guardando uno di questi film.  In questo senso il vostro sogno è un’illusione e una realtà allo stesso  tempo. Il film che guardate è virtuale, mentre la pellicola cinematografica  è materiale.

La realtà effettiva è qualcosa che non è mai stato e mai sarà, ma solo è,  una volta e ora. La realtà effettiva esiste solo un istante, come un  fotogramma su una pellicola cinematografica che si sposta dal passato  al futuro.

Anche la vostra vita, o, per meglio dire, la vostra essenza, l’anima, si  muove, spostandosi da un’incarnazione all’altra. Un tempo eravate tutti  pesci, dinosauri e rettili striscianti di ogni genere. Ma anche adesso non  crediate di essere avanzati di molto! Ne avete ancora tanta di strada da  fare prima di arrivare alla perfezione, al mio livello, per esempio!

Non ricordate le vostre incarnazioni passate perché ogni incarnazione è  come una vita separata della vostra anima, o un sogno separato, se  preferite. Per l’anima la presenza di un corpo è facoltativa. L’anima nel  corpo è solo una delle forme della sua esistenza. In questo caso il corpo  figura come una sorta di bioscafandro.    Potreste chiedervi: perché sono necessarie tutte queste trasformazioni?

Perché questa è la proprietà originaria della realtà e della vita: movimento  e trasformazione. Il fotogramma si muove sulla pellicola. Il bruco si  trasforma in farfalla. La farfalla depone le larve, esse si trasformano in bruchi e poi di nuovo in farfalle.    In questa fase della vostra evoluzione siete come dei bruchi. Piccoli,  schifosetti, ma così è, così siete, che vi posso dire? Certo, con voi avrò il  mio bel da fare!    Ebbene, ascoltatemi. Il sogno e la realtà che vedete ad occhi aperti sono  quasi la stessa cosa. Nei primi anni di vita voi non facevate distinzione  tra sogno e realtà. Adesso non ve lo ricordate, ma allora vi sembrava che  non vi fossero confini e differenze tra quel mondo e questo. Poi però gli  adulti vi hanno spiegato che il mondo dei sogni è solo una vostra  fantasia, che non è vero.    È così che vi hanno instillato una falsa credenza. Perché invece quel  mondo è reale quanto questo: esso esiste, ma in un altro spazio.  Quando ci addormentiamo e ci risvegliamo, ci spostiamo da uno spazio  all’altro. La cosa non vi sorprende? Non vi spaventa?

Ormai ci siete abituati, ma sappiate che il sogno, e il risveglio che lo  segue, sono cose dello stesso piano della vita e della morte. La vita è un  sogno, la morte è un risveglio. È proprio così e non il contrario, capite?

Va bene, miei cari, non tutto in una volta, andiamo per ordine. Ci sono  tre somiglianze e una differenza tra il sogno e la realtà che si vede ad  occhi aperti. Della differenza vi parlerò un po’ più tardi, mentre le  somiglianze sono le seguenti:

Prima. Sia nel sonno, sia nella realtà delle cose che succedono intorno a  voi, voi dormite. E per questo sia lì che qui siete impotenti. Entrambe  queste realtà esistono indipendentemente dalla vostra volontà. Vi  insegnerò a risvegliarvi, sia nel sogno, sia nella realtà delle cose che  succedono intorno a voi.

Seconda. Sia lì che qui la realtà si muove come un fotogramma su una  pellicola cinematografica. Ma voi non ve ne rendete conto perché sapete  guardare solo per terra. La capacità di guardare avanti l’avete persa nel

momento in cui avete creduto agli adulti, quando vi dicevano che il  sogno era irreale.

Terza. Sia lì che qui il movimento del fotogramma si può gestire. Voi di  solito non lo fate perché la vostra attenzione è bloccata nel fotogramma  in corso. Cosa significhi ciò, lo scoprirete presto. Anche se scoprire  ancora non equivale a capire. Ma quando capirete, potrete muovere la  realtà.

 

 

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